fbpx
  • RISPOSTA BIOMETANO ZERO CO2 SENZA ELETTRICO USANDO ACQUE REFLUE

    Chi ce l’ha con l’auto elettrica sostiene che si può fare lo stesso, se non addirittura meglio, senza bisogno di batterie e colonnine di ricarica.

    Quasi sempre non è vero, chiariamolo subito.

    Ma quello che è certamente corretto è guardare alla questione partendo dalle fonti di approvvigionamento e non soltanto cercando di sbirciare dal foro del tubo di scappamento.

    L’esempio della Fiat Panda alimentata a biometano da un anno, grazie a un progetto del Gruppo FCA, del Gruppo CAP – che gestisce il servizio idrico integrato nell’area metropolitana di Milano – e di Lifegate, rappresenta la dimostrazione di come si possano raggiungere risultati incredibili che senza ricorrere alla mobilità elettrica.

    Il biometano del progetto #BioMetaNow è prodotto grazie alla depurazione delle acque reflue dei Comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo, complessivamente quasi 300 mila persone. Il depuratore di Bresso-Niguarda, che le raccoglie e le tratta, produce coi suoi digestori un gas composto per il 65% di metano, che viene estratto e pulito fino a ottenere gradi di purezza dell’ordine del 99%, idonei all’utilizzo per la trazione auto. Il depuratore di Bresso-Niguarda, secondo i dati del gruppo CAP, potrebbe produrre 340 tonnellate di biometano l’anno e alimentare 416 Fiat Panda a gas per un totale di 20.000 chilometri l’anno ognuna.

    L’opportunità biometano è estremamente interessante e garantisce due fattori entrambi di grande valore: l’aggiunta di un interesse economico-industriale al corretto trattamento delle acque reflue, con il risultato di costituire uno stimolo di mercato alla depurazione corretta e controllata. E la realizzazione di un ciclo completamente chiuso per la CO2, che viene rilasciata esattamente in quantità pari a quella fissata precedentemente dal materiale biologico alla base del processo.

    Questo con l’ulteriore ricaduta per il Sistema Italia di una valorizzazione completa della filiera industriale delle tecnologie per gli impianti a gas, nelle quali il nostro paese è leader mondiale.

  • Finalmente Ford elettriche in Europa

    La Ford nell’auto elettrica ed elettrificata vuole starci, e vuole farlo anche in Europa, finalmente in modo serio.

    Ha infatti creato una nuova posizione assegnando a Steve Hood la carica di Director of Electrified Vehicle di Ford Europa incaricandolo di sviluppare una strategia di business che abbia al centro i veicoli elettrificati e i relativi servizi. Mai prima d’ora Ford aveva riposto così tanta attenzione al nostro Continente per qualcosa di così innovativo preferendo dargli prodotti decisamente “mainstream”. E anche quando uno slancio c’era stato, presto ne era seguito un deciso passo indietro, come quando nel 2010 la casa americana annunciò che avrebbe prodotto a Valencia le C-Max Hybrid e Energi (ibrida plug-in) dal 2013, salvo poi ripensarci. Invece, dall’altra parte dell’Oceano le cose si erano mosse, eccome.

    La Ford infatti nel 2004 aveva acquistato da Toyota oltre 100 brevetti relativi al primo sistema ibrido, quello della Prius del 1997, dandole in cambio altri che riguardavamo i sistemi di purificazione dei gas di scarico, i motori a miscela magra e l’iniezione diretta di benzina.

    Il primo modello “toyotificato” fu il Suv Escape, che presto divenne il preferito dai tassisti newyorkesi. Ne seguirono altri portando la Ford ad essere il marchio numero 2 per l’elettrificazione tanto da spingersi, in modo sicuramente più convinto del marchio giapponese, sul terreno del plug-in hybrid e delle batterie agli ioni di litio, assemblate tra l’altro internamente, nell’impianto dedicato di Rawsonville. La strategia One Ford dell’allora Alan Mullally insomma valeva per tutto (o quasi) tranne che per l’elettrificazione. La svolta ci fu nel 2017 con l’arrivo di James Hackett al timone e la formazione del cosiddetto Team Edison ricordando il sodalizio umano, tecnologico ed industriale che vi fu tra Bill Ford e Thomas Alva Edison.

    Per l’auto elettrificata c’è ora un piano di 11 miliardi di dollari per 16 modelli a batteria entro il 2022 e almeno 2 piattaforme dedicate.

    E l’accento va su quell’“almeno” perché tra i tanti argomenti di colloquio con Volkswagen ci sarebbe anche la condivisione della MEB, la piattaforma modulare che sarà la madre di molti dei veicoli ad emissioni zero del gruppo tedesco.

    Ci sanno poi 24 ibridi tra cui sono due monumenti di Ford, come la Mustang e l’F-150, e la prima auto a guida autonoma prevista per il 2021. Intanto all’ultimo Salone di Hannover, la casa dell’Ovale Blu ha presentato il Transit con il diesel 2 litri EcoBlue provvisto di sistema microibrido da 48 Volt – che vedremo presto anche sulla nuova Focus – e il Transit Custom PHEV, ibrido plug-in basato sul 3 cilindri mille mantenendo volume e capacità di carico: 50 km a zero emissioni e zero compromessi.

    Ford ha anche un accordo con Deutsche Post DHL Gorup e Otosan per produrre lo StreetScooter Work XL, commerciale elettrico derivato dal Transit con volume di carico di 20 metri cubi e capacità di 1.275 kg, motore da 90 kW e batteria agli ioni di litio da 76 kWh per un’autonomia di 200 km. Ognuno di essi permetterà di risparmiare 5 tonnellate di CO2 e 1.900 litri di carburante all’anno.

  • Immobilità Insostenibile

    Tutti dicono “auto” quando c’è da dare la colpa dell’assoluta e insostenibile immobilità nella quale ci troviamo a vivere nelle nostre città

    L’auto ha le sue colpe e le individueremo tutte. Ma sono in molti a nascondersi dietro questo alibi, ci vuole poco per scovarli. Basta un giro in città.

    Quel cartello è sul vetro del “gabbiotto” della fermata Barberini della Metro A di Roma. Volete biglietti, monete o anche soltanto informazioni? Beh, qui non ve le diamo.

    OK, ma allora dove? Che faccio? A chi mi rivolgo?… Boh!… affari tuoi. Ti vuoi muovere? NO. Rimani Immobile.

    Ecco dov’è quel cartello.

    Sì, proprio dove non dovrebbe essere. Almeno dal punto di vista dell’aspirante viaggiatore.