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  • Salone dell’auto di New York l’elettrico sfida il (poco) caro benzina

    Anche al Salone dell’auto di New York l’elettrico è protagonista e sfida il (poco) caro benzina di questo periodo negli Usa.

    La grande mela e il suo salone dell’automobile

    Forse ci sono troppe cose a New York perché la città si ricordi che è anche sede della più antica manifestazione del genere in Nordamerica.

    Si è tenuta infatti per la prima volta nel 1900 e vi hanno fatto il loro debutto anche modelli fondamentali per la storia dell’automobile come la Ford Mustang che compie 55 anni e, da quando è diventata un modello globale, sta facendo sfracelli tanto che nel 2018 è stata, per il quarto anno consecutivo, l’auto sportiva più venduta al mondo.

    Fino al 1987 si è tenuto al New York Coliseum, sul Columbus Circle, ai margini di Central Park, mentre dal 1987 si svolge annualmente al Jacob Javits Center, un moderno complesso in acciaio e vetro che si trova a due passi dal fiume Hudson sull’11ma strada, tra le 34ma e 40ma. In strada si vedono sfrecciare taxi Ford Excape ibridi e Nissan NV200.

    I saloni americani, tradizionalmente, non sono ad alto tenore ambientalista: siamo nella terra in cui il 60% del mercato è dei truck e dove la benzina costa 2,54 dollari al gallone ovvero 60 centesimi di euro al litro.

    Ciononostante, la percentuale della auto ibride, ibride plug-in ed elettriche è in ascesa dopo un calo dal 2013 al 2016. Nel 2017 il mercato delle auto elettrificate è risalito oltre il 3% (3,2%) e nel 2018 c’è stato il raddoppio delle elettriche dallo 0,6% all’1,2%. Su un totale elettrificato del quale il 2,1% è ibrido e lo 0,7% è ibrido plug-in.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su auto plug-in e ibrida quale scegliere)

    Per il 2019 si prevede, per la prima volta, che le auto ad emissioni zero raggiungeranno l’1,8% (ovvero circa 300mila unità) pareggiando le ibride e le plug-in si assottiglieranno allo 0,6%.

    Incentivi e credito d’imposta per auto elettrifiche

    Sull’elettrico e sull’ibrido plug-in c’è un credito di imposta federale fino a 7.500 dollari. Nello stato di New York (dove ci sono già oltre 2mila colonnine), si può sommare un ulteriore incentivo di 2.000 dollari sul prezzo di acquisto.

    Il credito è variabile in base alla percorrenza ad emissioni zero e al prezzo. Si va dunque dai 500 dollari di una Porsche Cayenne o Panamera ibrida plug-in o di una Tesla S fino ai 2.000 dollari di una Nissan Leaf o una Volkswagen e-Golf passando per i 1.100 dollari di una Prius PHEV.

    Assai meno sensibili gli incentivi sull’utilizzo. Entrare a New York City con un’auto elettrica o ibrida plug-in costa solo il 10% in meno rispetto ai 9,62 dollari giornalieri previsti, ma non per i pendolari che già godono di sconti sugli abbonamenti.

    Novità elettrificate al salone di New York 2019

    Le novità elettrificate non mancano.

    Auto ibrida

    La Toyota crede nell’ibrido e lo ribadisce con l’Highlander, un SUV più grande del RAV4 che ne condivide la piattaforma e il sistema ibrido con motore a benzina 2,5 litri, ma potenziato fino a circa 250 cv.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su Auto ibrida come funziona)

    Auto ibrida plug-in

    I grandi Suv, come la Ford Explorer e la Lincoln Aviator, optano per l’ibrido plug-in mentre tutti gli altri puntano all’elettrico.

    Auto elettrica

    La Mercedes EQC si presenta in Nordamerica con una versione speciale di lancio denominata 1886, l’anno di fondazione della Daimler-Benz. La Nissan Leaf sfoggia la nuova versione dotata di batteria da 62 kWh e motore da 160 kW.

    Molto interessante la Rivian, che punta ad essere la Tesla dei truck. La R1T è un pick-up, la R1S un Suv e tutte e due condividono la stessa architettura che prevede una trazione a 4 motori, uno per ogni ruota da 147 kW. Con batterie la cui capacità varia da 105 a 180 kWh con un’autonomia che arriva ad oltre 650 km. Oppure, come recita il pannello messo sull’espositore sistemato sullo stand al Javit Center, da San Francisco allo Yosemite Park e ritorno.

    Molto interessanti anche i concept coreani.

    La Kia HabaNiro concept è una ECEV, una Everything Car Electric Vehicle, dunque elettrica e con carrozzeria crossover lunga 4,43 metri, ma uno spettro di utilizzo più ampio, grazie al sistema di guida completamente autonoma di livello 5. Facile ipotizzare, visto il nome, che sarà la base della Kia Niro di prossima generazione.

    La Genesis Mint concept è invece edonismo urbano: una piccola coupé 2 posti ad emissioni zero. Si carica a 350 kW e ha un’autonomia di 320 km, ma non sarà lei la prima elettrica proposta con il marchio di lusso di Hyundai bensì il Suv GV80, presentato in forma di prototipo proprio a New York nel 2017.

  • Frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix 2019

    Ho raccolto in questo breve articolo i miei frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix 2019.

    La festa per famiglie attorno all’auto a zero emissioni

    Il primo riguarda la festa, che come spiego nel mio video A cosa serve la Formula E (clicca qui e guarda il VIDEO), è un elemento chiave del campionato per monoposto elettriche. Quest’anno prima della partenza hanno sottolineato l’importanza dell’evento le Frecce Tricolori.

    Un passaggio della nostra Pattuglia Acrobatica che ci ricorda anche come ci siano molti aspetti della vita attuale da portare alle Zero Emissioni ai quali non credo che dobbiamo rinunciare – come il volo aereo, appunto – ma che sono molto lontani dal poter trovare una soluzione. Oggi la sola soluzione possibile a breve termine per il trasporto aereo riguarda l’introduzione di biocombustibili, perlomeno in miscela e in percentuale crescente rispetto al combustibile fossile.

    Questo mentre inizia a svilupparsi anche un volo di corto raggio che guarda con interesse alla propulsione elettrica con batterie al litio (clicca qui LEGGI articolo su Boeing che sperimenta il volo elettrico).

    Passato e futuro a confronto

    Il secondo dei frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix nella mia esperienza all’Eur riguarda un confronto impietoso tra passato (che è anche presente) e futuro. Il confronto è riassunto nelle monoposto elettriche che sfrecciano sibilanti davanti a un benzinaio che in quel momento appare come un elemento di archeologia, nonostante sia parte del nostro quotidiano.

    La velocità senza rombo mantiene il suo fascino

    Passando sul ponte che scavalca il circuito e porta alla zona podio, ecco che ai miei sensi arriva il brivido della velocità.

    Sotto i miei piedi passano le auto da corsa elettriche. Quelle che secondo molti non danno brividi perchè hanno perso il rombo e l’odore del vecchio fumo allo scarico. Viste da sopra per una frazione di secondo non sembrano per niente anonime. Anzi.

    Così non resisto e mi metto a filmare per quel poco consentito, perchè sul ponte non ci si può fermare per ragioni di sicurezza.

  • Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar

    Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar e l’Eur consegna a Mitch Evans la sua prima vittoria.

    Sette vincitori in sette gare

    Il campionato ha così il 7° vincitore in 7 gare che hanno visto altrettanti nomi diversi partire in pole position. Numeri che dimostrano all’istante il livello di competitività di questa stagione 5 di Formula E che nella Città Eterna non è riuscita ancora a trovare un dominatore, ma ha confermato la consistenza e la costanza dell’unico pilota che in questa stagione è riuscito ad andare sempre a punti.

    Mitch Evans prende la vittoria sfuggita l’anno scorso e scaccia la crisi

    Eppure Mitch Evans aveva rischiato di vincere già lo scorso anno proprio a Roma, ma la sua batteria è entrata in riserva proprio sul più bello rimandando di un anno l’appuntamento che stavolta non è stato mancato. Questa vittoria tuttavia è arrivata nel momento più difficile del team Panasonic Jaguar Racing dal debutto in Formula E nel 2016.

    Una crisi acuita anche da tensioni all’interno. Dopo l’E-Prix di Hong Kong, Nelson Piquet jr si era scagliato contro la vettura definendola più lenta di un secondo al giro rispetto alle migliori. Dopo Sanya era arrivata la risoluzione del contratto tra la squadra britannica e il primo pilota a vincere il campionato di Formula E – nonché figlio di quel Nelson Piquet capace di vincere 3 titoli di Formula 1 (1981, 1983 e 1987) – ma che nei 6 primi appuntamenti della stagione in corso aveva racimolato un solo punto, con 2 corse fuori dalla zona punti e 3 finite con un ritiro.

    Come nell’Auto dell’anno con la Jaguar I-Pace anche nel Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar

    La vittoria è dunque un grande atto di orgoglio da parte di Jaguar, il costruttore che ha appena vinto il titolo di Auto dell’Anno 2019 proprio con il Suv elettrico Jaguar I-Pace (clicca qui LEGGI fotonotizia Jaguar I-Pace Auto dell’Anno) intorno al quale è stato costruito un campionato monomarca che si corre in parallelo con il calendario della Formula E.

    La gara

    La vittoria di Evans e della Jaguar non fanno una grinza perché il neozelandese è stato sempre tra i più veloci in qualifica, anzi aveva conquistato la Superpole quando negli ultimi minuti della sessione è arrivato Andrè Lotterer a strappargli la gioia della sua prima partenza al palo.

    Sono stati proprio Evans e il tedesco (3 volte vincitore alla 24 Ore di Le Mans) a contendersi la vittoria, ma è stato il pilota Jaguar ad avere la meglio grazie ad un sorpasso davvero ardito, ad una gestione strategica dell’energia e ad una scelta perfetta dei tempi di attivazione dell’attack mode.

    Tre buone notizie per l’auto elettrica dal Formula E Roma e-Prix 2019

    Tecnicamente ci sono tre elementi decisamente interessanti che segnalano il grande salto rispetto al passato.

    Il primo è cronometrico. Il miglior tempo realizzato durante le prove è stato di 1’29”370 contro l’1’35”467 delle scorso anno, un progresso enorme e molto più ampio di quello registrato su altri circuiti. I motivi di questa differenza sono due: il primo sono i miglioramenti nella messa punto della vetture a questo punto del campionato.

    Il secondo è la conformazione del tracciato capitolino con tratti particolarmente veloci che esaltano la maggiore potenza delle nuove monoposto.

    Il terzo dato è l’efficienza delle monoposto. I 45 minuti di gara sono scaduti un secondo prima che Evans passi il traguardo obbligando dunque tutti i concorrenti a compiere un giro in più, eppure nessuno si è ritirato per mancanza di energia.

    Le nuove monoposto insomma, dopo sole 7 gare, sono maturate parecchio e sembrano già andare oltre il semplice completamento della gara. Questo potrebbe permettere ai team e ai piloti di spingere di più sul piano delle prestazioni, per la gioia dei sempre più numerosi appassionati della Formula E.

    Ecco il VIDEO che spiega a cosa serva la Formula E e quali tecnologie possano arrivare sull’auto di serie grazie all’esasperazione agonistica delle gare.

     

  • Bernie Ecclestone sceglie la Formula E

    Se oggi avesse 50 anni in meno e potesse scegliere tra Formula 1 e Formula E, Bernie Ecclestone sceglierebbe la Formula E.

    Il dilemma e la sua soluzione sarebbero irrilevanti se a parlare non fosse Bernie Ecclestone, ovvero l’uomo che ha trasformato i motori in un grande spettacolo mediatico creando un impero che ha ceduto nel 2017 alla Liberty Media per la modica cifra di 8 miliardi di dollari.

    All’età di 88 anni, quello che la stampa inglese chiama “F1 Supremo” dice chiaramente che, se tornasse a 50 anni fa, prima che iniziasse a diventare l’uomo di affari che è diventato, con il cuore sceglierebbe la Formula 1, ma con la mente direbbe Formula E.

    bernie Ecclestone, Oggi sceglierei la Formula E

    È una forma diversa di intrattenimento, ma la Formula E inizierà a diventare molto, molto più grande e a migliorare, cose che tra l’altro stanno facendo comunque gradualmente.

    Ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters aggiungendo

    La Formula 1 soffrirà per questo motivo, per la Formula E c’è maggiore di possibilità di una grande, grande espansione commerciale e più possibilità di cambiare le cose rispetto alla Formula 1

    Insomma, in tempi di malcontento diffuso verso l’establishment, l’uomo stesso che lo ha creato nel massimo sport motoristico, parla da “contestatore” dicendo che la Formula 1 è una realtà troppo statica e sempre meno attraente.

    formula Uno a Shanghai e Formula E a Roma

    L’intervista arriva alla vigilia di un fine settimana che vede disputare a Shanghai il Gran Premio di Formula Uno numero 1000 e in Italia l’E-Prix di Roma di Formula E.

    Per la Formula E si tratta del 52° e-Prix dal 2014, anno zero delle monoposto elettriche.

    Storicamente, il primo Grand Prix della storia del campionato mondiale di Formula 1 si tenne in Inghilterra, a Silverstone il 13 maggio del 1950. Di fronte a re Giorgio IV, alla regina Elisabetta e alla principessa Margaret.

    Allora furono tre Alfa Romeo 158 a tagliare per prime il traguardo con Andrea Farina, partito in pole position, a condurre il trenino completato da Luigi Fagioli e dal britannico Reg Parnell. E le Alfa Romeo in tasta sarebbero state 4 se Juan Manuel Fangio non si fosse ritirato per perdita d’olio, un guasto del quale le Formula E non possono soffrire.

    Anche in quell’occasione Ecclestone, che oggi sceglierebbe la Formula E, c’era. Il circuito di Silverstone era poco più che una strada ricavata intorno ad un aeroporto, il 19enne Bernie era un pilota e guidava una Formula 3 con motore da 500 cc di cilindrata.

    Oggi ha qualche dubbio che quello di Shanghai sia davvero la millesima gara di Formula 1 visto che nel computo sono comprese 11 edizioni della 500 Miglia di Indianapolis e corse effettuate con i regolamenti della Formula 2.

    A cosa serve la Formula E

    Clicca qui e leggi l’articolo

    La carriera di Ecclestone

    Bernie Ecclestone è stato iscritto a 2 Gran Premi di Formula 1 nel 1958 (Monaco e Gran Bretagna), ma senza mai partire.

    Molto più fruttuosa è stata la sua carriera come possessore del team Brabham e come manager grazie ai 2 titoli mondiali vinti da Nelson Piquet (1981 e 1983) durante la sua gestione.

    Il primo campione di Formula E è stato proprio Nelson Piquet jr., figlio omonimo del pilota del grande pilota di Formula 1.

    Oggi però, uno degli uomini più ricchi del Regno Unito, crede che il futuro delle corse sia elettrico. Ma non certo per ragioni tecniche o di mercato, ma di puro business perché – scontato a dirsi – sarà anche questo uno dei motori che spingeranno verso la mobilità ad emissioni zero.

  • Toyota pronta a condividere 24mila brevetti sull’elettrificazione dell’auto

    Quando si dice “24mila” viene subito in mente Adriano Celentano e la sua celebre canzone, ma in realtà non si parla di baci bensì dei brevetti relativi all’elettrificazione delle automobili che Toyota è pronta condividere a titolo gratuito per promuovere la mobilità sostenibile.

    Sono 23.740 per l’esattezza, e non sono certo fondi di magazzino visto che alcuni di essi sono ancora in attesa di registrazione e sono il frutto di quasi 30 anni di ricerca: il più grande bagaglio di conoscenza riguardo l’elettrificazione dei veicoli, da parte di un costruttore che ha messo su strada 13 milioni di auto ibride. Toyota è pronta a condividerlo gratuitamente da qui al 2030 offrendo a pagamento invece il supporto tecnico e di consulenza che riguarda l’applicazione di queste tecnologie.

    Toyota non è nuova a queste operazioni. Già nel 2015 si era detta pronta a condividere 5.680 brevetti riguardanti la trazione a idrogeno, sia per le celle a combustibile sia per i sistemi di rifornimento. Nel frattempo la casa di Nagoya ne ha depositati su questo stesso argomento altri 2.380 che saranno evidentemente impiegati sulle auto ad idrogeno di prossima generazione, prima fra tutte l’erede della Toyota Mirai che sarà presentata in occasione del prossimo Salone di Tokyo alla vigilia delle XXIV Olimpiadi che si terranno nel 2020 presso la capitale giapponese.

    Una logica open source che nel campo dell’automotive è stata portata da Tesla. Fu infatti Elon Musk nel giugno del 2014 il primo a dire Tutti i nostri brevetti appartengono a voi.

    E Toyota che, più volte si era già beccata con il tycoon di Palo Alto, rispose il gennaio successivo con una mossa analoga annunciando al Salone di Detroit del 2015 di voler condividere tutte le proprie tecnologie registrate sull’idrogeno nell’interesse della mobilità del futuro e della conservazione dell’ambiente.

    La controrisposta di Musk fu definire bullshit l’idrogeno. In inglese, il significato lato di questa parola, edulcorandolo, è “fesserie”, mentre quello letterale è “cacca di toro”.

    Toyota prese alla lettera la provocazione dimostrando che dagli escrementi dei bovini si poteva ricavare proprio idrogeno per le proprie Mirai. Anche stavolta la mossa di Toyota arriva dopo che, all’inizio dello scorso febbraio, Elon Musk ha riaffermato la disponibilità dei brevetti di Tesla, anzi ha esortato chiunque a copiare Tesla per promuovere la diffusione dell’auto elettrica. Volendo immaginare una sorta di partita a tennis industriale sull’auto del futuro, si può pensare che la casa giapponese abbia voluto mandare un’altra cartolina al suo ex amico – Toyota è stata azionista di Tesla dal 2010 al 2016 vedendo moltiplicare per 6 i propri investimenti – stavolta rincarando la dose e avvicinando il tiro, come per dire: attento Elon, che qualcosa sull’auto elettrica sappiamo anche noi… (24mila) baci da Nagoya!

  • Chicago solo rinnovabili dal 2035 e solo bus elettrici dal 2040

    Chicago ha idee molto chiare per il suo futuro e tra queste, c’è l’approvvigionamento di energia verde al 100% entro il 2035 e una flotta di bus totalmente elettrica per il 2040.

    Sono due delle iniziative contenute nel piano Resilient Chicago deliberato dalla municipalità della città americana, governata dal sindaco Rahm Emanuel, la cui popolazione sfiora i 3 milioni, ma che è posizionata al centro della terza area metropolitana statunitense con quasi 10 milioni di abitanti dislocati su una superficie di 28.160 kmq, ovvero quanto Lazio e Abruzzo messi insieme.

    Il varo del piano mette Chicago tra le 100ResilientCities, il programma messo in moto nel 2013 dalla Rockfeller Foundation e che ha come obiettivo di rendere le città di tutto il mondo più resilienti alle sfide fisiche, sociali ed economiche del 21° secolo. Di questo programma – unica città italiana – fa parte anche Milano che dal 2017 ha in Piero Pelizzaro il suo Chief Resilience Officer.

    Il piano di Chicago è il 50° tra quelli del gruppo dei 100 ed è stato elaborato in 2 anni e mezzo, in collaborazione anche con i residenti, i vari leader e uno steering commitee composto da oltre 40 persone provenienti dal settore pubblico, privato, del no profit e della filantropia.

    Tre sono i pilastri: quartieri forti, infrastrutture robuste e comunità pronte declinati in 50 iniziative – sia immediate sia di lungo respiro – che mirano a ridurre le disparità tra i diversi quartieri e le periferie, agire direttamente alle radici della criminalità e della violenza, assicurare lo sviluppo delle infrastrutture fondamentali e infine favorire la costruzioni di comunità unite, flessibili e inclusive.

    In questo piano c’è la netta consapevolezza che la creazione di un sistema energetico più efficiente possa essere un bene sia per l’economia sia per la società e, per questo punto specifico, è stato già istituito un apposito comitato che dovrà elaborare entro dicembre 2020 il piano per raggiungere l’obiettivo di approvvigionare tutti gli edifici di Chicago con energie rinnovabili al 100% entro il 2035 e darle un sistema di trasporto completamente elettrico entro il 2040. Con questi passi, Chicago conferma di essere all’avanguardia negli USA e nel mondo per la promozione di iniziative a favore dell’ambiente.

    Il sindaco Rahm Emanuel ha ratificato gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, anzi si è fatto promotore nel dicembre 2017 del North American Climate Summit che ha elaborato il Chicago Climate Charter, un documento che va contro la decisione da parte del presidente Donald Trump di ritirare l’adesione degli USA alla risoluzione e crea una rete di municipalità, anche con il Canada e il Messico, che mira all’implementazione degli obiettivi fissati dal documento elaborato dal COP21 nel dicembre del 2015 nella capitale francese.

  • Nissan a Parigi presenta City Hub la concessionaria del futuro

    Sono andato a Parigi, nel grande e nuovissimo Centro commerciale Velizy 2, a scoprire come sia fatta secondo la Nissan la concessionaria auto del futuro.

    La concessionaria del futuro che ha aperto da quattro settimane nel centro commerciale Velizy 2 è chiamata Nissan City Hub e non è un semplice negozio-vetrina per la marca e per i modelli. Si tratta di un vero e proprio allargamento di una delle più grandi concessionarie Nissan, il Gruppo Altair della Regione di Parigi che vende oltre 20.000 auto l’anno, all’interno di un nuovo enorme centro commerciale che promette addirittura cinquanta milioni di presenze l’anno con modalità di contatto innovative con i valori e il futuro del marchio, riassunti nella denominazione Nissan Intelligent Mobility (guarda la video opinione: https://www.fabioorecchini.it/video-opinione-luisa-di-vita-nissan-intelligent-mobility/, spiegati da nuovi addetti, appositamente assunti e formati.

    I Nissan Ambassador sono capaci di gestire il processo di selezione e acquisto digitale (cioè online su Internet) e poi di trasformarlo in occasioni di test drive gestite direttamente sul posto – cioè con partenza dal parcheggio del centro commerciale a pochi metri dallo spazio espositivo e di primo contatto – e soprattutto di rispondere su argomenti molto tecnici riguardanti elettrificazione della trazione (il nuovo ibrido Nissan e-power in arrivo nei prossimi due-tre anni su più modelli, oltre alla proposta full-electric leggi l’articolo: https://www.fabioorecchini.it/leaf-3-zero-nuova-generazione-100-elettrica-dossier/) ed elementi di guida autonoma del sistema Nissan Pro Pilot destinati a diventare sempre più presenti e importanti per la sicurezza dei modelli dei prossimi anni.

    La concessionaria Nissan City Hub a Velizy 2 presenta quindi l’esordio del Nissan Ambassador, questa è la denominazione scelta per questa figura figura totalmente nuova nel sistema di vendita della casa. Il Nisan Ambassador sa gestire tutto il processo di vendita ma non è un venditore nel senso tradizionale del termine (la figura del venditore di auto tradizionale rimane, ma e può avvalere di questa nuova professionalità se ritiene di averne bisogno nel contatto col cliente)  e non è pagato a provvigione in base alle vendite. Si tratta di un esperto e appassionato delle nuove tecnologie che la Nissan offre e proporrà sempre più numerose e importanti ai clienti.

    “Secondo noi – mi dice Gianluca De Ficchy, Presidente della Nissan Europa – i concessionari continueranno ad avere un ruolo importantissimo nel rapporto coi clienti. Pensiamo che le case e le concessionarie debbano dimostrarsi capaci ci rispondere al meglio alle fasi online e offline della selezione. Ormai oltre il 50% dei clienti inizia e approfondisce la sua ricerca su Internet prima di entrare in concessionaria, questo è un elemento certo e che andrà sicuramente aumentando in percentuale e in qualità dell’informazioni reperibile”.

    Il rompicapo di tutti è riuscire a rispondere a un cliente sempre più informato, che su Internet e grazie ai Social media ha già fatto gran parte del suo percorso di selezione e scelta, in maniera adeguata e sfruttando al meglio le possibilità del contatto personale con gli esperti in concessionaria e con i modelli da guidare nei test drive.

    L’integrazione del percorso online con quello offline che necessariamente si deve ancora compiere recandosi in concessionaria ad acquistare la propria auto è la vera scommessa. Con l’online che cresce nei numeri e nell’importanza e le concessionarie che hanno grandi investimenti in infrastrutture a volte utilizzati soltanto parzialmente in maniera efficace per i clienti.

    Il Nissan City Hub di Parigi Velizy 2 è un progetto pilota che dovrà dare informazioni sul numero di clienti che entrano e poi acquistano, la tipologia di auto che saranno portati a scegliere con la nuova esperienza d’acquisto, l’utilità e il ruolo del Nissan Ambassador nel processo di scelta. Presto l’esperienza sarà allargata ad altre grandi metropoli come Shanghai in Cina e Tokyo in Giappone. E anche in Europa, con il prossimo City Hub molto probabilmente in esordio a Berlino in Germania.

    Presto la proposta potrebbe arrivare anche in Italia, a Milano o a Roma, e negli altri grandi mercati europei.

  • Riciclo batterie al litio per auto Volkswagen inizia la corsa industriale

    Lo smaltimento delle batterie al litio a fine vita e il possibile recupero dei materiali esauribili, rari e preziosi presenti al loro interno rappresenta un elemento di preoccupazione per molti.

    Dopo anni di poca chiarezza sulle reali possibilità o intenzioni da parte delle case auto e dei costruttori di batterie di mettere a punto processi efficaci, sta finalmente iniziando una vera e propria corsa industriale. La materia prima, cioè le batterie da riciclare, non sarà abbondante per almeno dieci-quindici anni, vista l’attuale scarsa diffusione dei veicoli elettrici e l’allettante possibilità di far vivere una seconda vita alle batterie dopo la loro utilizzazione a bordo delle auto.

    Le batterie al litio per automobili, quindi, hanno davanti 8-10 anni di onorata carriera all’interno del veicolo e ulteriori 5-8 anni in utilizzi stazionari, per i quali la capacità residua disponibile dopo l’utilizzo in auto rimane più che interessante ed economicamente vantaggiosa.

    A scattare in avanti, nella corsa al riciclaggio delle batterie al litio, è il Gruppo Volkswagen che nel sito industriale nel quale sta costruendo un impianto pilota per la produzione delle celle di cui sono composte le batterie, nel 2020 avvierà le attività di una struttura pilota per il riciclo.

    Nell’impianto della Volkswagen Salzgitter si potranno riciclare 1.200 tonnellate di batterie ogni anno, che corrispondono a circa 3.000 veicoli elettrici. La capacità crescerà costantemente, anche se – per motivi di mercato e legati al riutilizzo in seconda vita degli accumulatori –  non si prevedono quantità considerevoli di batterie da riciclare per i prossimi 10-15 anni.

    Tra le possibilità di riutilizzo in seconda vita delle batterie dismesse dalle auto elettriche, la Volkswagen prevede quello all’interno delle stazioni di ricarica mobili, che funzionano come grandi power bank e che la stessa Volkswagen sta mettendo a punto. (leggi l’articolo).

    Se le batterie non sono utilizzabili per una seconda vita, oppure al termine del loro secondo utilizzo,  i componenti vengono smontati e i materiali essiccati e setacciati. Viane così prodotta una prima graniglia in forma di polvere dalla quale sono estratte materie prime preziose come nichel, manganese, cobalto e litio. A questo punto gli elementi vengono separati e ritornano disponibili per la produzione di nuove batterie.

    L’obiettivo del Gruppo Volkswagen è arrivare a riciclare fino al 97% delle materie prime, partendo dal 53% attuale. Un dato che, proprio grazie all’apporto dello stabilimento di Salzgitter, salirà secondo i valori forniti dalla casa fino al 72%.

  • Audi investe in una nuova stazione ferroviaria per la città di Ingolstadt in Germania

    Entro alcuni mesi Ingolstadt avrà la sua terza stazione ferroviaria. Abbiamo pianificato e finanziato questo progetto insieme con le Ferrovie Tedesche, lo Stato della Baviera e la Città di Ingolstadt.

    A parlare così non è un capo di governo, un ministro o un politico totale, tantomeno il responsabile di un azienda di trasporto. A pronunciare queste parole è stato Peter Kössler, membro del consiglio di amministrazione di Audi con delibera per Produzione e Logistica, pronunciandole lo scorso 14 marzo in occasione della presentazione annuale del bilancio.

    Peter Kessler membro del Board of Management della AUDI AG Responsabile Produzione e Logistica

    Può sembrare strano – almeno alle orecchie di chi è abituato a vedere l’auto come alternativa agli altri mezzi di trasporto – che uno dei massimi esponenti dell’industria automobilistica parli di ferrovie promuovendone direttamente lo sviluppo fino a metterci soldi di tasca propria.

    È ben strano che un sistema di trasporto che non sia quello su gomma sia considerato amico e necessario piuttosto che nemico potenziale per la vita stessa di un’azienda automobilistica che occupa circa 45mila persone, un terzo dell’intera popolazione di Ingolstadt. È ben strano infine che la ferrovia sia considerata una questione strategica, soprattutto se vista da questa parte delle Alpi in questo momento, visto che contemporaneamente si sviluppa un dibattito che giudica poco conveniente lo sviluppo di un sistema di trasporto su rotaia.

    Le questioni sono diverse tra loro ma il grande tema è lo stesso e riguarda il ripensamento, la progettazione e la pianificazione di un diverso modo di muovere persone e merci.

    In Germania, a all’Audi in particolare, sembra abbiano le idee chiare: sviluppare una logistica a basso impatto ambientale, mettendola anche a disposizione della collettività in modo da ridurre l’utilizzo proprio dell’automobile, migliora le performance ecologiche ed economiche dell’industria che la produce, anche se ha un costo immediato e anche se l’offerta non manca.

    Stiamo infatti parlando della terza stazione in una città da 132mila abitanti. Un concetto che Kössler ha riassunto in una frase: «Molte delle nostre attività non trovano riflesso nei bilanci economici». È un modo diverso di produrre e di essere presenti sul territorio chiedendo la collaborazione di tutti gli attori, sia politici sia economici. Un modo che pare oggi interpretare questa presenza in modo responsabile e propositivo e non come la ragione per godere di sconti o eccezioni.

    L’Audi – è proprio il caso di dirlo – crede nella rotaia: nel 2017 è stata la prima azienda ad avere una logistica ferroviaria carbon neutral e dal 2018 è a bilancio zero di CO2 anche lo stabilimento di Bruxelles dove viene prodotta la Audi E-Tron elettrica – e presto la Audi E-tron Sportback – e che viene letteralmente lambito dalla ferrovia.

    La logistica, insieme all’ottimale utilizzo dell’energia, delle materie prime e dell’acqua rappresentano la base per abbattere le emissioni e l’impatto well to wheel ovvero l’impatto globale delle automobili, misurato non solo attraverso quello che emettono mentre marciano durante le loro vita, ma anche prima e dopo.

    Audi ha l’obiettivo ridurre questo indice del 35% nel 2025 rispetto al 2010. Sono già al 23,7%, anche grazie alla ferrovia.

     

  • Toyota veicolo lunare a idrogeno con celle a combustibile

    La Toyota e la JAXA, agenzia spaziale giapponese, dopo aver lavorato insieme allo sviluppo di un concept di veicolo lunare pressurizzato – in grado cioè di trasportate passeggeri all’interno – hanno annunciato di voler continuare nello sviluppo del progetto.

    Il veicolo allo studio è un lunar rover alimentato a idrogeno e dotato di celle a combustibile, una tecnologia nella quale la Toyota crede molto per la prospettiva energetica e di mobilità mondiale, che in condizioni lunari sarà in grado di garantire 10.000 chilometri di autonomia di marcia.

    Si conferma così il grande potenziale che alcune grandi economie mondiali vedono nel nuovo vettore energetico idrogeno, che proprio alle missioni spaziali deve il suo sviluppo della seconda metà del Novecento.

    Il veicolo lunare della Toyota è lungo 6 metri, largo 5,2 e alto 3,8 metri per un volume abitabile di 13 metri cubi ed è progettato per due passeggeri, con la capacità di ospitarne fino a quattro in caso di necessità.