fbpx
  • L’Italia entra nell’era dell’idrogeno a 700 bar

    Anche in Italia l’idrogeno può accelerare. La pressione massima consentita per il rifornimento delle auto aumenta da 350 a 700 Bar, raggiungendo così la pressione richieste dalle più moderne vetture fuel cell che possono rifornirsi di un pieno in soli 3 minuti, ovvero un tempo analogo a quello necessario per le attuali auto a benzina o gasolio.

    Lo stabilisce il decreto del 23 ottobre scorso, pubblicato il 5 novembre 2018 sul numero 257 della Gazzetta Ufficiale, nel quale si recepiscono finalmente le direttive e i regolamenti europei che regolano la distribuzione dell’idrogeno per autotrazione.

    Il decreto disciplina l’ubicazione, la costruzione e le norme di esercizio degli impianti che potranno sorgere anche in corrispondenza di distributori per carburanti tradizionali preesistenti. Finora erano state la burocrazia e le precedenti norme sulla sicurezza a impedire che l’Italia si adeguasse al resto dell’Unione Europea e del mondo.

    L’unica stazione ad idrogeno a 700 bar presente sul suolo italiano si trova oggi a Bolzano, grazie a una specifica deroga ottenuta dalla provincia autonoma altoatesina nel 2014.

    Con l’arrivo della nuova legislazione, la Toyota ha già annunciato che la Toyota Mirai a idrogeno sarà commercializzata anche in Italia.

    Arriveranno poi le nuove Hyundai Nexo e forse anche la Mercedes GLC F-Cell. Nulla si sa al momento della Clarity di Honda, altro grande costruttore che punta con decisione all’idrogeno come carburante del futuro. Altri marchi, come Audi (che ha un accordo proprio con il gruppo Hyundai), BMW (che ha invece un accordo con Toyota), Ford, General Motors (che collabora con Honda) e Nissan hanno premuto il tasto “pausa” in relazione ai loro programmi sull’idrogeno.

    Fatta la legge, c’è ora bisogno di costruire le prime stazioni di rifornimento.

    A tale proposito, la Toyota ha firmato nel 2017 un protocollo con il Comune di Venezia mentre storicamente la prima stazione di distribuzione è quella di Milano, alla Bicocca, inaugurata nel 2004 e poi dismessa.

  • FORMULA E ZERO EMISSIONI TANTE LEZIONI

    La Formula E, partita dal nulla nel 2014, oggi è la categoria dello sport motoristico che raccoglie il maggior numero di costruttori, desiderosi di mettere in mostra la propria tecnologia e di farlo direttamente a contatto con il pubblico dei grandi centri urbani a Zero Emissioni e in modo sostenibile.

    Gli E-Prix si svolgono su percorsi cittadini utilizzando energia verde e il calendario della stagione 5 prevede 13 round in quattro Continenti.

    Alcuni toccano posti davvero insoliti per una gara di automobili come Ad Diriyah (Arabia Saudita), che ha aperto il campionato domenica 15 dicembre, Marrakech, l’isola cinese di Sanya, Manhattan, l’ex aeroporto Tempelhof di Berlino, Roma (13 aprile la data da segnare in rosso sul calendario) o Berna, dove lo scorso anno grazie alla Formula E è tornata una competizione motoristica in Svizzera dopo 64 anni.

    Ma è il numero di costruttori coinvolti a fare invidia: Audi, BMW, DS, Jaguar, Mahindra, Nissan più altri nomi illustri come la Virgin o la Dragon di Roger Penske o la cinese Nio, produttrice dell’auto stradale elettrica più veloce al Nürburgring (6’45”9), la EP9 da 1.000 kW con 4 motori. A questi vanno aggiunti la HWA e la Venturi: la prima utilizza il powertrain della seconda e ha tra i suoi proprietari Susie Wolff, nata Stoddart, ex pilota e moglie di Toto, team principal del team Mercedes-AMG di Formula 1 e – si dice – azionista della HWA che altro non è se non il braccio sportivo della AMG nel DTM (il campionato di turismo tedesco).

    È il primo segno tangibile dell’arrivo già annunciato della Mercedes nella stagione 6 insieme all’altra “regina” di Stoccarda, la Porsche. Mentre Hyundai, Maserati e – si dice – Toyota sono alla finestra.

    C’è molta Italia nelle monoposto uguali per tutti, fornite dalla francese Spark ma con telaio realizzato in Italia da Dallara, freni Brembo, elettronica Marelli. La batteria è fornita dalla McLaren Technologies e ha una capacità da 54 kWh

    I nuovi accumulatori consentiranno, proprio da quest’anno, di terminare una gara di 45 minuti senza cambiare monoposto (come invece avveniva nelle prime 4 stagioni).

    La Formula E è nuova anche nell’approccio, proprio come lo deve essere ogni auto che voglia pensare al successo per i prossimi decenni. Hanno un ruolo anche i social, con il Fanboost e l’Attack mode.

    I team infatti devono farsi da soli motore, trasmissione ed inverter, mentre la potenza è uguale per tutti: 250 kW in qualifica e 200 in gara.

    Ma devono anche essere seguiti e amati dal pubblico, perché hanno la possibilità di ricevere, attraverso il voto su Internet, di 100 MJ per 5 secondi con il Fanboost e, da quest’anno, dell’Attack Mode che permetterà di avere 25 kW in più per un tempo limitato.

    Gli pneumatici Michelin sono montati su cerchi da 18 pollici e sono tassellati, simili dunque a quelli di una normale auto anche per l’utilizzo: l’ideale per accelerare il trasferimento tecnologico verso i prodotti di serie.

    E i piloti? Tutti di primissimo piano: da Felipe Massa a vincitori di Le Mans come Lotterer e Buemi (campione della Formula E stagione 2), passando per figli d’arte come Nelson Piquet Jr, Sam Bird (pilota Ferrari nel WEC e vincitore lo scorso anno a Roma) e Jean-Éric Vergne, il campione in carica.

    La copertura mediatica, tra dirette TV, Facebook e YouTube, arriva in 202 paesi e per l’Italia sarà Mediaset ad assicurarla in tivvù.

    Dopo un avvio stentato, segnato addirittura da ironia e diffidenza da parte di amanti del rumore e dell’odore dei gas di scarico che hanno storicamente caratterizzato ogni corsa in auto, la Formula E ha raggiunto una dimensione globale, nonostante non abbia ancora status di “mondiale” dalla FIA.

    Rappresenta un caso sportivo e di comunicazione da manuale, soprattutto verso il pubblico più giovane, e dimostra, ancora una volta, che le competizioni e il divertimento sono lo strumento più efficace per veicolare nuove tecnologie e nuovi messaggi.

    Quello della Formula E è chiaro: emissioni zero non vuol dire emozioni zero.

  • Auto elettriche tedesche, fatele sexy almeno la metà di una Tesla

    “Non fatela semplicemente elettrica, fatela sexy almeno la metà di una Tesla”.

    L’esortazione – apparentemente fuori luogo  –  l’ha pronunciata Peter Altmaier, il ministro tedesco dell’Economia e dell’Energia in occasione di un incontro con un gruppo di esperti di intelligenza artificiale dove erano presenti anche Dieter Zetsche e Herbert Diess, a capo rispettivamente dei gruppi Daimler e Volkswagen. E’ sicuro che anche ad Harald Krüger, loro omologo di BMW, saranno fischiate le orecchie. Nessuno dei presenti ha risposto.

    Si è trattato di una battuta. Ma Altmaier è un politico rispettato ed è certamente convinto di spingere l’auto tedesca nella direzione giusta.

    Pater Altmaier ha rivestito diversi compiti governativi e parlamentari tra cui quelli di capo della Cancelleria e di ministro degli Affari Speciali, ruolo che assegna al tuo titolare anche il coordinamento dei servizi di sicurezza. Il settimanale Economist lo ha definito come “L’uomo più potente a Berlino”. Insomma, non un personaggio da copertina, ma sicuramente uno tosto e che non parla mai a vanvera.

    Nella battuta di Altmaier c’è la richiesta di un’accelerazione all’industria automobilistica più potente del pianeta. Non è una critica ma uno stimolo.

    E la tempistica è rivelatrice. Audi ha mostrato da poco la E-tron e Mercedes la EQC e anche Altmaier avrà visto che due dei marchi premium tedeschi ci sono andati con i piedi di piombo sullo stile, vestendole in maniera molto simile rispetto gli altri Suv in gamma. All’Audi va dato atto di aver mostrato la strada giusta, visti gli specchietti virtuali e l’aria altamente hi-tech che si respira al volante, ma la Mercedes  e la BMW con la iX3, probabilmente niente di più che una X3 a batteria, sono ben al di qua della frontiera della prudenza.

    Troppo poco per rendere intrigante un nuovo modo di vivere, anche perché i tedeschi devono tenere il passo dal punto di vista tecnico e industriale sull’auto elettrica, non solo di fronte a Tesla, ma anche rispetto a Cina, Corea e Giappone.

    Altmaier conosce molto bene lo scenario tanto da aver messo sul tavolo un miliardo di euro per la creazione di un polo tedesco per la costruzione delle batterie e dare alla Germania un’occasione fondamentale per il futuro alla sua industria automobilistica.

    Mostrandosi deluso, stimola i costruttori nazionali a rilanciare rispetto alla Tesla, che da zero è riuscita a conquistarsi il posto più in vista nel mercato del lusso elettrico sia quadro ruote. Questo voleva dire Altmaier alla preziosa triade industriale. Che certamente ha capito molto bene . E sa di doversi dimostrare in grado di schiacciare l’acceleratore dell’innovazione.

  • Audi cartoon a zero emissioni

    Le emissioni zero stanno arrivando anche al cinema e lo faranno presto nel film di animazione “Spies in disguise” (spie in incognito) che vedrà protagonista la RSQ E-tron, una supersportiva elettrica che anticipa in qualche modo la GT stradale al quale il marchio di Ingolstadt sta lavorando per il 2020.

    Con tempismo perfetto, “Spies in disguise” sarà nelle sale americane a settembre del prossimo anno, quando il Suv E-tron avrà qualche mese di mercato sulle spalle e sarà arrivata già la E-tron Sportback, un’altra elettrica ruote alte, ma dallo stile più sportivo.

    A quel punto la GT potrà puntare dritta alle emozioni facendosi notare immediatamente anche dai più piccoli. E così l’Audi potrà continuare a costruire quella brand awareness che sta tentando di crearsi presso i più giovani anche attraverso la Formula E, categoria che i Quattro Anelli frequenta in pianta stabile da una stagione e che ha sfondato nella fascia che va da 15 a 18 anni. Il futuro proposto dunque al futuro, nel modo più emozionale possibile. Una strada che le case hanno già intrapreso da tempo con l’aiuto della virtualità e dei giochi da consolle, teatro di debutti eclatanti.

    Non è neppure la prima volta che Audi frequenta il grande schermo. Lo aveva già fatto nel 2004 nel film I Robot, tratto dall’omonimo romanzo di Isaac Asimov. Anche in quel caso la vettura si chiamava RSQ, ma aveva caratteristiche più futuribili, visto che era a levitazione magnetica, ed era guidata da Will Smith che – per pura coincidenza – è la voce di Lance Sterling, l’agente segreto protagonista di Spies in Disguise e che guida la RSQ e-tron. Un cerchio che si chiude, come quello di certi cartoni animati che vede animali antropomorfi salutare “È tutto gente!”, ma su obiettivi meno lontani nel tempo e meno fantasiosi, anzi strettamente legati a obiettivi di business.

    RS è la sigla dei modelli Audi più sportivi ed E-tron è quella che identifica sia i modelli elettrificati, sia le auto da corsa. La monoposto FE05 di Formula E come la R18 E-Tron che nel 2012 è stata la prima ibrida a vincere la 24 Ore di Le Mans facendo sue anche le due edizioni successive.

    L’elettrificazione attraverso l’emozione non viene dunque dal nulla in casa Audi e i piani per il 2025 prevedono un investimento di 40 miliardi di euro per il lancio di 12 modelli ad emissioni zero basati essenzialmente su 4 piattaforme: dalla MLB Evo modificata per la E-Tron e dall’architettura comune con Porsche per la GT, fino alla MEB e alla PPE, nate specificatamente per auto elettrica e che saranno in comune con altri marchi del gruppo Volkswagen. La RSQ E-Tron è frutto invece del lavoro, tecnico e di fantasia, dello Studio 3 Exterior Design di Audi e della Blue Sky Studios e ha tutto quello che vedremo sulle auto del prossimo futuro: trazione elettrica, guida autonoma, intelligenza artificiale e strumentazione olografica condita però di alcuni dispositivi speciali che non possono mancare sull’automobile di un agente segreto. Per chi agisca, è presto detto: per sua maestà Audi.