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  • Volvo con Epic Games, la tecnologia di Fortnite a bordo dell’auto

    Volvo con Epic Games per fare un salto in avanti epocale nell’esperienza di vita a bordo di un’automobile. Il primo obiettivo è di rendere disponibile la tecnologia di visualizzazione fotorealistica nella prossima generazione dei modelli elettrici del marchio svedese.

    Le due aziende hanno deciso di collaborare per introdurre il motore per videogiochi Unreal Engine di Epic a bordo delle Volvo di prossima produzione, garantendo una grafica di alta qualità ineguagliata dentro l’abitacolo.

    Sulla prossima generazione di Volvo, tali display offriranno agli automobilisti una grafica eccezionale e di alta qualità. Rendering molto più nitidi, colori più ricchi e nuovissime animazioni 3D rappresentano solo una prima tappa, dal momento che gli sviluppatori di Volvo Cars continueranno a migliorare le prestazioni grafiche.

    Volvo Epic Games tecnologia Fortnite

    Debutto entro l’anno sull’erede elettrica della Volvo XC90

    La prima auto dotata della grafica rinnovata è la nuova ammiraglia a trazione completamente elettrica che Volvo Cars presenterà nel corso di quest’anno.

    Questo modello è il primo di una nuova generazione di vetture al 100% elettriche prodotte da Volvo, che si propone di vendere solo auto a propulsione elettrica entro il 2030.

    Informazioni e intrattenimento

    Volvo Cars è la prima Casa automobilistica europea a utilizzare Unreal Engine per lo sviluppo dell’interfaccia uomo-macchina (HMI).

    In particolare, si concentrerà inizialmente sul Driver Information Module (DIM), uno dei display all’interno dell’abitacolo che fornisce al conducente informazioni importanti e funzioni di infotainment.

    Volvo Unreal Engine immagini interattive in tempo reale

    Unreal Engine da Fortnite all’auto

    Epic Games è una società leader nel settore dell’intrattenimento interattivo e della produzione di software, conosciuta soprattutto per Fortnite, uno dei videogiochi più famosi al mondo.

    Epic Games ha sviluppato Unreal Engine, considerato da molti il più avanzato tool di creazione 3D in tempo reale utilizzato in vari settori oltre a quello del gaming, che sarà ora impiegato da Volvo Cars per lo sviluppo di interfacce digitali a bordo delle sue auto e per il rendering grafico in tempo reale nel veicolo.

    Visione Volvo

    “Per offrire ai nostri clienti la migliore esperienza d’uso possibile e contribuire a una guida sicura e personalizzata, è necessario che le nostre auto siano dotate di una rappresentazione grafica ricca, immersiva e reattiva”, ha dichiarato Henrik Green, responsabile di Prodotto di Volvo Cars.

    L’utilizzo di Unreal Engine a bordo dei nostri veicoli consente una rappresentazione grafica ricca, immersiva e reattiva e rende ancora più piacevole il tempo trascorso all’interno di una Volvo.

    Abbinamento con Snapdragon

    L’abbinamento di Unreal Engine con la potenza di calcolo ad alte prestazioni delle piattaforme per il cockpit Snapdragon di terza generazione consentirà alle auto Volvo di definire un nuovo standard in termini di grafica e prestazioni del sistema di infotainment.

    Volvo Unreal Engine per immagini di bordo

    Generazione immagini dieci volte più veloce

    Di conseguenza, il sistema di infotainment di nuova generazione di Volvo Cars sarà oltre due volte più veloce della versione precedente, mentre la velocità della generazione e dell’elaborazione delle immagini all’interno dell’abitacolo sarà fino a dieci volte superiore.

    Grafica interattiva in auto

    “Quando si porta a bordo dell’auto una grafica interattiva, ad alta risoluzione e in tempo reale, si apre la porta a un’ampia gamma di nuove modalità di informazione e intrattenimento per tutti gli occupanti”, ha dichiarato Heiko Wenczel, responsabile Automotive e HMI di Epic Games per Unreal Engine.

    I team di progettazione e sviluppo prodotto di Volvo hanno colto questa opportunità per realizzare qualcosa di nuovo, che continuerà a evolversi aggiungendo nuove ed entusiasmanti funzionalità in grado di sfruttare al meglio le potenzialità di Unreal Engine. 

    Applicazioni future

    Per il futuro, la Casa automobilistica ritiene che Unreal Engine possa offrire ulteriori opportunità di evoluzione in altre aree tecnologiche a bordo delle nuove Volvo, dal momento che gli sviluppatori di VolvoCars continuano a esaminare nuove applicazioni per questa e altre piattaforme tecnologiche basate su software, mantenendo sempre in primo piano la sicurezza.

  • Volvo investe nell’israeliana StoreDot, pioniera della ricarica ultrarapida

    Volvo investe in StoreDot, società israeliana che sta lavorando ad una tecnologia pionieristica che potrebbe portare alla realizzazione di batterie in grado di aggiungere una ricarica per 160 km di autonomia in soli cinque minuti.

    L’investimento consente a Volvo Cars di collaborare strettamente con StoreDot su una nuova tecnologia per le batterie, appositamente sviluppata per consentire cicli di ricarica rapida attualmente non raggiungibili. L’investimento risulta particolarmente importante visto che la Casa svedese punta a diventare un produttore di auto esclusivamente elettriche entro il 2030.

    Volvo StoreDot

    StoreDot

    La StoreDot punta a rivoluzionare la batteria agli ioni di litio progettando e sintetizzando composti organici e inorganici proprietari che rendono possibile la ricarica di un veicolo elettrico in soli cinque minuti, ossia il tempo necessario per rifornire un veicolo convenzionale con motore termico. 

    Grazie alla roadmap strategica denominata “100inX”, la tecnologia della batteria di StoreDot risulta ottimizzata per garantire la migliore esperienza di guida utilizzando la tecnologia XFC nelle batterie agli ioni di litio, nonché le future tecnologie per ottenere un’estrema densità di energia (XED). Tra gli investitori strategici di StoreDot ci sono VinFast, BP, Daimler, Ola Electric, Samsung Ventures e TDK. 

    Volvo StoreDot fully charged in minutes

    Nel 2019, la società ha realizzato un primato mondiale con la dimostrazione di una ricarica completa in diretta di un veicolo elettrico a due ruote effettuata in soli cinque minuti. Nel 2020, l’azienda ha dimostrato la scalabilità delle sue batterie XFC e ora sta lavorando per raggiungere l’obiettivo di una produzione su larga scala di batterie per veicoli elettrici entro il 2024.

    Sul mercato dal 2024

    Grazie alla collaborazione di Volvo Cars, StoreDot si propone di accelerare i tempi di commercializzazione della sua tecnologia, arrivando alla produzione di serie entro il 2024. Volvo Cars è il primo produttore di auto di lusso a investire in StoreDot.

    oadmap StoreDot

    Le due società collaboreranno principalmente nell’ambito della joint venture per la tecnologia delle batterie che Volvo Cars ha costituito l’anno scorso con Northvolt, il principale produttore svedese di batterie.

    Obiettivi Volvo

    Puntiamo ad essere il trasformatore più veloce nel nostro settore e il Tech Fund svolge un ruolo fondamentale per stabilire partnership con i futuri leader tecnologici.

    Ha dichiarato Alexander Petrofski, responsabile del Volvo Cars Tech Fund. “Il nostro investimento in StoreDot si inserisce perfettamente in questa logica e il loro impegno per l’elettrificazione e la mobilità a zero emissioni coincide con il nostro. Siamo impazienti di fare di questa collaborazione un successo per entrambe le parti e felici di adoperarci per portare questa tecnologia innovativa sul mercato”.

    Tempi ricarica attuali e StoreDot

    Anodo al silicio

    Il pionieristico progetto di sviluppo di batterie di StoreDot è incentrato su un’esclusiva tecnologia anodica a dominanza di silicio e sulla correlata integrazione di software.

    Batteria StoreDot

    Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo di una tecnologia di batterie a ricarica ultra-rapida, che si allinea con l’ambizione di Volvo Cars di produrre vetture elettriche con un’autonomia maggiore, tempi di ricarica più brevi e costi inferiori.

    Clicca qui e leggi Volvo e Northvolt,per l’auto elettrica la priorità è creare posti di lavoro.

  • Studio CARe-Fondazione Caracciolo agli Electric Days, le vere emissioni di CO2 dell’auto elettrica

    L’auto a zero emissioni per tutto il suo ciclo di vita è una questione sistema e quella elettrica può più o meno basse di 29 volte rispetto a se stessa, a seconda delle fonti energetiche e del tipo di utilizzo. Sono queste le conclusioni dello studio “Le variabili emissive dell’auto elettrica: ricarica, utilizzo e stili di guida” realizzato dalla Fondazione Caracciolo (centro studi dell’ACI) e dal CARe – Center for Automotive Research and Evolution dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi e illustrato dal professor Fabio Orecchini agli Electric Days, organizzati da Motor1.com e InsideEVs.it al MAXXI a Roma.

    Domande e risposte

    Lo studio risponde ad alcune domande fondamentali: quanto inquina realmente un’auto elettrica? Quanto CO2 emette effettivamente nell’intero ciclo di vita, dalla fabbricazione fino alla fine vita e al recupero? Quali fattori influenzano davvero le emissioni delle auto elettriche? E quali sono le differenze con le auto endotermiche? Lo studio CARe-ACI cerca di fornire risposta spiegando effettivamente se e quanto l’auto elettrica riduca il suo impatto sull’ambiente valutandolo dalla culla alla tomba.

    La questione e lo standard

    La questione non è nuova. Esistono già standard internazionale per misurare il life cycle assessment (ISO 14040-1-2-3-4) e alcuni costruttori hanno già compiuto studi in tal senso, come Polar e Volkswagen. La ricerca ne elenca molti altri. Le conclusioni puntano ad individuare il punto di pareggio ambientale, le condizioni e il momento in base ai quali l’auto elettrica comincia a produrre benefici ambientali rispetto a quelle dotate di motori tradizionali. Anche Il GreenNCAP ha fornito un suo studio.

    Leggi l’articolo sullo studio di Volkswagen

    Leggi l’articolo sullo studio di Polar

    La differenza e il tipo

    Ciò che però distingue lo studio CARe-ACI è il mettere l’auto elettrica allo specchio, senza compararla con altri tipi di propulsione e di individuare “elettrotipi” ovvero profili di utilizzo legando tipologia e categoria del veicolo a situazioni e abitudini dell’utilizzatore. Dunque, oltre ad uno strumento di analisi e scelta per i decisori, è anche una bussola per gli acquirenti. Non solo nel momento dell’acquisto, ma nell’individuare quali sono i fattori sui quali agire per migliorare le proprie prestazioni ambientali nel corso del tempo.

    Guarda il mio video sulle emissioni delle auto e il ciclo di vita

    Consuma di più prima

    Andando per ordine, i fattori che influiscono prima e di più sull’impronta dell’auto elettrica sono i materiali e il mix energetico. I primi sono più impattanti che su un’auto tradizionale mentre il secondo è ben diverso a seconda delle fonti energetiche impiegate. Ragion per cui, un’auto elettrica prodotta in Cina ha un’impronta superiore del 35% rispetto ad una prodotta in Europa dove si utilizza più energia verde. L’auto elettrica consuma più energia e risorse di una tradizionale prima di arrivare in strada.

    Farla sporca, usarla pulita

    La costruzione di un’auto con energia “sporca” ha una carbon fooprint che è 9 volte rispetto ad una prodotta al 100% da fonti fotovoltaiche. Ma conta anche la massa del veicolo (voce glider), strettamente dipendente dalla capacità della batteria. Una Smart EQ con batteria da 17,6 kWh ha un’impronta inferiore del 40% rispetto ad una Tesla Model 3 che l’ha di 79,5 kWh. Decisamente importante anche la natura dell’energia per la ricarica.

    Attenzione all’energia

    La ricerca prende in considerazione anche la Peugeot e-208 e la Nissan Leaf e ribadisce due concetti fondamentali. Il primo è che occorre agire sulla batteria: bisogna produrla con energia pulita, con materiali che siano sempre più efficienti e sostenibili scegliendo il giusto dimensionamento. La sua massa infatti influenza poi l’impronta di CO2 nell’utilizzo. Il secondo è che l’energia utilizzata per la ricarica deve provenire anch’essa da fonti rinnovabili.

    Ne guida una o 29

    I numeri non mentono. Se si acquista una Model 3 che viene da uno stabilimento con impronta zero e la si ricarica con energia verde, l’impronta è di 10,1 g/km di CO2 che salgono a 252,1 nello scenario peggiore. Dunque la scala è di 1 a 25 che addirittura arriva a 29 per la Smart. In soldoni: si può fare male all’ambiente fino a 29 volte di più o in meno con la stessa automobile. Tutto dipende dal sistema che precede e accompagna la vettura.

    Sinonimi apparenti

    Questo vuol dire che la decarbonizzazione non è sinonimo di auto elettrica ed è un processo più complesso che deve essere studiato ed integrato per risultare davvero efficace. L’auto elettrica rimane centrale, ma la transizione ha bisogno dello sviluppo delle fonti rinnovabili e di un ventaglio di soluzioni. Solo in questo modo si mettono le basi per la vera sostenibilità. Per le zero emissioni vere ci vuole ben altro rispetto alle zero emissioni allo scarico e questo pone due angolazioni diverse.

    Guardare dentro, guardare oltre

    La prima riguarda la questione energetica. L’automobile (non solo quella elettrica) va analizzata non solo per la tipologia del motore, ma per il tipo di materie e di energia all’interno di un processo molto ampio e i cui segmenti più importanti non sono in mano a chi acquista. La seconda è appunto quella del mercato e dell’acquirente: prima di chiedere sacrifici economici e nello stile di vita, ci sono molte cose da fare. E sarebbe il caso di farle tutte insieme, un passo alla volta senza imputarle tutte ai costruttori e agli automobilisti.

  • Lexus Rz 450e, nata elettrica e piena di innovazioni

    L’anteprima della Lexus Rz 450e regala sensazioni che non tutte le presentazioni di nuovi prodotti sono in grado di dare.

    Il nuovo modello esclusivamente elettrico della Lexus, in arrivo sul nostro mercato all’inizio del prossimo anno, non è il primo a zero emissioni nella storia del marchio, visto che è già sul mercato la Lexus UX 300e, versione a batterie di un’auto disponibile anche ibrida.

    La Lexus Rz 450e è però la prima progettata su una piattaforma dedicata esclusivamente alla trazione elettrica.

    Video

    Clicca qui oppure qui sotto per vedere il VIDEO con la mia spiegazione delle tecnologie che debuttano sulla Lexus Rz 450e, compresa la spiegazione dettagliata del sistema steer-by-wire di sterzata via cavo.

    Nata elettrica

    Si tratta quindi della prima Lexus nata elettrica.

    Il sistema di trazione Drive4, al debutto in casa Lexus, è destinato a firmare la guidabilità di tutte le prossime Lexus elettriche. Che non saranno poche, visto che il marchio entro il 2030 arriverà ad avere in Europa una gamma composta soltanto da modelli a batterie.

    Lexus Rz 450e posteriore

    Il Drive4 della Lexus Rz 450e gestisce due motori elettrici montati sui due assi. Il motore più potente da 150 kW è sull’asse anteriore, mentre quello da 80 kW è sul posteriore.

    Il controllo elettronico del Drive4 consente di passare da trazione anteriore al 100%, a trazione 100% posteriore in pochi millisecondi, gestendo tutte le condizioni intermedie di ripartizione richieste dalle diverse condizioni di guida.

    Lexus Rz 450e laterale presentazione con scritta

    La progettazione della Lexus Rz 450e ha avuto un occhio di particolare attenzione per la guida su strada e i viaggi autostradali, tanto da rendere selezionabili dai comandi di guida una specifica funzione “Range mode”, finalizzata a massimizzare l’autonomia di marcia, sfruttando al meglio il livello di carica presente nella batteria.

    Sterzo via cavo

    Fin dal lancio sul mercato, sarà disponibile una versione con steer-by-wire, quindi con sistema di sterzata completamente via cavo.

    Steer by wire

    Nella Lexus Rz 450e con sterzo via cavo, il volante è sostituito da una cloche di derivazione aeronautica, chiamato volante “butterfly” per la sua forma ad ali di farfalla.

    Lo sterzo via cavo comanda le ruote senza alcuna connessione meccanica e l’assenza di collegamenti tradizionali consente funzionalità inedite rispetto ai tradizionali sistemi meccanici.

    Sterzo a farfalla step by wire

    Il massimo raggio di sterzata si raggiunge con soli 150 gradi di rotazione del volante, quindi senza alcun bisogno di incrociare le mani in manovra. E le piccole sollecitazioni sulle ruote, dovute ad asperità del terreno, che solitamente richiedono l’intervento sul volante del guidatore per mantenere la traiettoria impostata, sono corretti automaticamente dal sistema

    Batteria, autonomia e ricarica

    La batteria agli ioni di litio ha una capacità energetica di 71,4 kWh ed è costituita da 96 celle. Si trova al di sotto dell’abitacolo, in posizione ottimale per l’abbassamento del baricentro, e promette un’autonomia di marcia con una ricarica completa superiore ai 400 chilometri.

    Consumo batteria Lexus Rz 450e

    La percorrenza annunciata appare particolarmente estesa se rapportata alla capacità energetica, ma secondo i tecnici Lexus può raggiunta grazie al consumo annunciato di soli 18 kWh ogni cento chilometri, valutato secondo il ciclo di omologazione Wltp.

    La Lexus prevede inoltre una durata nel tempo degli accumulatori molto lunga e accompagnata dal mantenimento di ottime capacità di accumulo.

    Il marchio garantisce infatti una capacità residua record del 90% dopo 10 anni di utilizzo.

    Durata batteria Lexus

    Il sistema di ricarica funziona con potenze fino ai 150 kW e consente, in condizioni di ricarica veloce, il ripristino dell’80% di energia nelle batterie in soli 30 minuti.

    Dimensioni e prezzo

    L’auto ha dimensioni importanti e con i suoi 4,80 metri di lunghezza va a posizionarsi tra Lexus Rx ed Nx in termini di ingombro. Il passo tra i due assi è di ben 2,85 metri e si riflette in un’abitabilità molto generosa per i passeggeri posteriori.

    Lexus Rz 450e ruota anteriore

    Il prezzo non è stato annunciato, sarà comunicato in occasione della presentazione ufficiale prevista nel mese di giugno 2022.

  • Jaguar, il futuro inizia a Roma con due vittorie in Formula E

    La Jaguar del futuro la immaginano proprio così: esclusivamente elettrica, veloce e vincente.

    Per questo il fine settimana dell’E-Prix della Formula E a Roma, nel fascinoso quartiere dell’Eur, diventa una sorta di manifesto per la Jaguar del prossimo decennio. Due gare, sabato e domenica, due vittorie per Mitch Evans sulla Jaguar numero nove.

    Jaguar numero 9 Mitch Evans Formula e

    Non era mai successo, il marchio del giaguaro è il primo a vincere entrambe le gare di Roma.

    Anna Gallagher, futuro entusiasmante

    Ciò rende particolarmente convincente quello che Anna Gallagher, numero uno mondiale della Jaguar da aprile 2021, mi dice nel pre-gara del sabato.

    Anna Gallagher Jaguar

    Dal 2025 la Jaguar vivrà una nuova era, completamente nuova visto che avrà soltanto modelli elettrici, ma anche totalmente coerente con la sua natura, perchè stupirà di nuovo tutti con auto entusiasmanti, da rimanere a bocca aperta.

    Un futuro entusiasmante, quindi. E anche molto prossimo, visto che la rivoluzione annunciata è fissata per il 2025.

    Jaguar Formula E box

    Soltanto tre anni e tutto sarà nuovo e diverso. Anche il prezzo, visto che Anna Gallagher parla esplicitamente di Lusso moderno, da raggiungere con contenuti mozzafiato ed esclusività.

    Non si tratta di un riposizionamento verso l’alto. Direi che riportiamo il marchio Jaguar al suo posto, in termini di desiderabilità e contenuti capaci di esaltare l’individualità di ogni cliente.

    Aspettare per credere

    Non si sa molto dei futuri modelli, se non che saranno completamente diversi da quelli attuali.

    Jaguar i-pace formula e roma

    Compresa la Jaguar I-Pace, prima auto elettrica di un marchio tradizionale a sfidare la Tesla e attualmente unico modelli esclusivamente elettrico della gamma Jaguar.

    L’esperienza della Jaguar I-Pace, progettata fin dall’inizio per essere soltanto elettrica, consegna al team Jaguar un’eccellente livello di conoscenza su quello che bisogna fare per avere un’auto di successo nell’era delle zero emissioni.

    Jaguar del futuro

    Non basta avere un buon prodotto per vincere un un mondo fatto di apparenza, oltre che di sostanza.

    Jaguar TCS Racing

    Tre anni di attesa, accompagnati dalla promessa di uno stupore senza precedenti, sono il tempo della rincorsa verso il salto decisivo. Possono essere tanti, se nel frattempo il marchio non li riempie di contenuto e credibilità.

    Ma possono essere l’asso nella manica se il tenore degli avvenimenti sarà quello vissuto a Roma con la doppia vittoria in Formula E.

  • Venti fake news sull’auto elettrica, ecco le risposte ai No-Watt di Jaguar Land Rover

    La Jaguar Land Rover contro le fake news sull’auto elettrica, ecco tutte le risposte della pubblicazione “Come combattere i No-Watt dell’auto”.

    Un libricino illustrato di cinquanta pagine per smascherare venti false notizie sui veicoli a batteria.

    Scorrendo la panoramica delle venti false notizie e delle relative spiegazioni ragionate, si trova risposta a gran parte dei punti più discussi del nuovo scenario energetico.  

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  • Sony entra nell’automobile con Honda. L’elettronica finalmente ci mette la faccia per la mobilità

    Tanto tuonò che alla fine piovve. I tuoni erano stati due apparizioni al Ces con due prototipi di vetture. La pioggia è che la Sony entra nel mondo automotive e lo fa con una joint-venture insieme ad Honda in vista del debutto su mercato per il 2025.

    Chi attende e chi osa

    L’evento è ancora più rilevante perché da tempo i tuoni si sentono anche dal versante dell’elettronica di consumo e della telefonia, ma è la Sony a compiere il grande salto come costruttore. Prima della società di Minato ci aveva provato in proprio la Dyson, e vi ha rinunciato. Apple continua a meditare, ma non c’è ancora alcun segno tangibile.

    Foxconn chi?!

    Vero è che già Foxconn ha annunciato una mossa analoga nei mesi scorsi. Si vocifera anche che sarà la società di Taiwan (che già produce i suoi smartphone) a dare una mano ad Apple. Ma la differenza è proprio nel brand: Sony è un marchio globale spendibile commercialmente mentre Foxconn è un attore industriale.

    L’automobile fa paura

    Nel frattempo gli altri giganti (Panasonic, LG, Samsung, Google…) nicchiano o si accontentano di essere fornitori di tecnologia. È la logica conseguenza del fatto che l’auto è sempre più batteria, elettronica e software. Eppure la complessità del mondo automotive spaventa anche le aziende più ricche e forti.

    A Honda le auto, a Sony i servizi

    La lettera di intenti firmata lo scorso 4 marzo da Honda Motor Co. e Sony Group Corporation prevede un’alleanza strategica per la mobilità, i servizi di mobilità dunque sviluppo e commercializzazione di auto elettriche e dei relativi servizi. La joint-venture avrà un nome ed un assetto definitivi entro la fine del 2022.

    Le affinità complementari

    L’obiettivo è mettere insieme le capacità di sviluppo e applicazione di Sony per l’immagine, la sensoristica, telecomunicazioni, reti e intrattenimento insieme a quelle di Honda. Parliamo di sviluppo dei prodotti e della loro industrializzazione e di attività post-vendita che rimangono gli aspetti più specifici dei produttori di automobili. E non solo.

    L’abitudine alla complessità

    Honda può mettere in campo capacità davvero uniche. Oltre ad essere il più grande produttore di motori al mondo, il costruttore giapponese sviluppa, vende e assiste a livello globale una varietà incredibile di prodotti: dal minigeneratore domestico agli aerei jet business, passando per i motocicli e le automobili.

    Due esperienze per una nuova esperienza

    Trattasi dunque di un connubio che appare pronto ad affrontare tutte le complessità del caso mescolando il meglio dei due mondi. La convergenza riguarda non solo i processi industriali, ma anche le modalità di fruizione, i canali di distribuzione e di contatto con i clienti. In definitiva: vuole creare una nuova esperienza.

    Un nuovo pubblico

    Del resto, tale convergenza è stata avviata da tempo. E non riguarda solo la tecnologia di bordo e i contenuti, ma anche la forma, il tipo di pubblico a cui ci si rivolge e, ancor prima per i luoghi. Non è infatti un mistero che le manifestazioni come il CES di Las Vegas siano diventate saloni dell’automobile.

    Leggi l’articolo su al Ces c’è la Vision S. S come Sony

    Alla ricerca di un business model

    E non si tratta solo di una questione di immagine legata alle tecnologie, ma anche di clientela. Intercettare la nuove generazioni, sempre meno sensibili al fascino dell’automobile, ma sempre bisognose di muoversi attraverso nuove modalità, è un’esigenza imprescindibile per adattare il modello di business ai tempi.

    Le Vision non erano un gioco

    La Sony ha fatto l’inverso: al CES, accanto ai suoi televisori e alle sue famose consolle da gioco, ha presentato nel 2020 la berlina Vision-S e nel 2022 il Suv Vision-S 02. Circostanza che ha automaticamente ribattezzato la prima come Vision S-01. Nel 2021 Sony aveva invece fatto circolare le prime foto del prototipo marciante.

    Sony Mobility, software per l’elettrico

    Con la Vision-S 01 Sony aveva annunciato di aver lavorato insieme a Bosch, ZF e Magna ovvero tra i più grandi fornitori del settore automotive. Svelando la S 02 nel 2022 era stata annunciata la costituzione della Sony Mobility, con l’intento di entrare nel settore automotive nel campo del software per l’auto elettrica.

    Non solo competenze

    Tutto sembrava terribilmente simile a quello che era spesso successo. Le Vision S erano dunque semplici dimostratori e la Sony si sarebbe ritagliata un ruolo come fornitrice di competenze che conosce molto bene: la batteria agli ioni di litio e suo il software di gestione. Nessuno poteva pensare ad Honda.

    Leggi l’articolo su ioni di litio, la batteria da Premio Nobel per la Chimica

    Tutte cose della Rete

    D’altro canto, già le idee presenti all’interno della Honda e avvicinano molto l’automobile ad uno spazio mobile di intrattenimento. Con un design minimale quanto sofisticato. Al centro, l’idea che l’automobile, come qualsiasi device contemporaneo, debba essere elettrico, ricaricabile, connesso e definito a partire dal software.

    Honda E
    Il design della tecnologia

    Da questo punto di vista, un’automobile e una Playstation hanno già molto da spartire. Non a caso, per presentare i concetti di base della Vision S, la Sony mandò in avanscoperta un designer e uno dei massimi vertici dell’azienda, responsabile per uno dei settori più promettenti per l’interfaccia uomo-macchina.

    Intelligenza ed autonomia

    Nel primo caso parliamo del direttore creativo Daisuke Ishii, a capo di un team i cui unici membri non giapponesi sono Henrik Erbeus e l’italiana Linda Lissola. Nel secondo di Izumi Kawanishi, vice presidente nonché responsabile per l’intelligenza artificiale. Per l’auto questo vuol dire guida autonoma e servizi in cloud.

    L’imbarazzo della scelta

    Alla luce di questo accordo, le Vision S assumono un fascino ancora maggiore, per molti aspetti. Il primo è che sono coinvolti due giganti. Il secondo è che la loro compenetrazione potenziale è enorme. Il terzo è che ci sono campi nei quali Honda e Sony potrebbero persino essere concorrenti tecnologiche.

    Inaspettatamente concorrenti

    Per i motori elettrici e le batterie non è detto che Honda abbia la meglio sulla Sony. E chi dice che non possa accadere viceversa per la sensoristica e l’intelligenza artificiale? Honda vi lavora da molto tempo, come dimostra Asimo. Il robot ha fatto da palestra a diverse tecnologie che sono state poi applicate ad auto e moto.

    Partire dal seminato

    C’è infine da chiedersi quali e quante saranno le Sony-Honda. Probabile che si parta dalle Vision in termini di concetti e design. Entrambe le Vision S sono lunghe 4.895 mm e hanno un passo di ben 3.030 mm. Dunque condividono la stessa piattaforma. Hanno due motori da 200 kW, uno anteriore e uno posteriore, e sospensioni pneumatiche.

    L’ovale come forma di incontro

    La 01 è larga 1,90 metri, alta 1,45 e monta ruote su cerchi da 21”. La 02 è larga 1,93, alta 1,65 e ha un abitacolo configurabile fino a 7 posti. Il design per entrambe è ispirato all’ovale, simbolo di apertura alle varie tecnologie. Plancia a tutto schermo e retrovisori sostituiti da telecamere ricordano quelli della Honda e.

    Ci vorrebbe un logo, anzi no

    Rimangono molte altre domande alle quali nei prossimi mesi saranno date risposte. Ma la fantasia porta a chiedersi come si chiamerà questo nuovo brand congiunto e quale sarà il suo logo. Le Vision S lo hanno già: due linee che partono da lontano e, prima di incontrarsi deviano diventando parallele.

    A chiare lettere

    Sony ha creato altri brand e lettering di grandi successo. Anche Honda utilizza il marchio dell’ala d’oro per le moto e il nome per esteso per le automobili. Dunque sarebbe più naturale che così avvenisse con le nuove Honda-Sony. Per il nome, potrebbe essere suggestiva la crasi Sonda, un nome che evoca esplorazione e scoperta e che fa pari e patta: due lettere per uno e quella centrale in comune.

    Il brand che sa creare brand

    Una cosa è sicura. Sony è un brand di una tale potenza da poter supportare altri brand rendendoli, allo stesso tempo, riconoscibili come tali e riconducibili a chi li ha creati. Anche Honda ha tutto l’interesse a creare un’entità terza per un motivo molto semplice: se fosse bastata a se stessa, non avrebbe fatto un accordo con Sony.

  • Toyota bZ4X nata elettrica, prova in anteprima su strada e fuoristrada

    La Toyota bZ4X è la prima auto del gruppo giapponese nata per essere elettrica. Ecco la mia prova di guida in anteprima tra Barcellona e Sitges completa di un VIDEO che contiene impressioni e opinioni a caldo discusse insieme a Nicola Desiderio.

    Programma di prova

    La prova non si limita al tracciato stradale tra le colline della Catalogna, ma arriva a testare anche situazioni da fuoristrada duro e puro.

    La Toyota, facendoci fare questa prova, ha preso un grosso rischio. La piattaforma è completamente nuova ed ha funzioni di controllo della trazione inedite, sviluppate insieme alla Subaru.

    Toyota bZ4X ruota alzata fuoristrada

    La scuola automobilistica giapponese mette così subito in chiaro le sue intenzioni: anche nell’era elettrica ha velleità da prima della classe.

    Clicca qui per vedere il VIDEO della prova.

    Strada asfaltata

    La guida della Toyota bZ4X su strada asfaltata, specialmente nei tratti tortuosi, nonostante il passo tra asse anteriore e posteriore misuri ben 2,85 metri, evidenzia una risposta ai cambi di direzione precisa e immediata. Vissute dal sedile del passeggero anteriore, le traiettorie decise ricordano molto da vicino quelle ottenibili con veicoli a quattro ruote sterzanti.

    Orecchini Desiderio prova bZ4X guida

    Quando si è al volante, a impressionare è la fluidità con cui il sistema di controllo riesce a ripartire la coppia tra il motore anteriore e quello posteriore. L’auto in prova è infatti la Toyota bZ4X Awd, dotata di due motori elettrici, entrambi da 80 kW (336 Nm di coppia massima complessiva), montati sui due assi.

    La versione con trazione anteriore ha invece un motore da 150 kW (265 Nm di coppia massima).

    Fuoristrada duro e puro

    Messe le ruote nel fango, sul circuito di prova privato di Nasser Al-Attiyah – fresco vincitore della Dakar proprio a bordo di una Toyota – il comportamento della bZ4X riesce realmente a impressionare. L’auto in prova è dotata di pneumatici da strada e inevitabilmente, in modalità di guida standard, rimane impantanata.

    Toyota bZ4X fuoristrada fango

    Basta selezionare la specifica modalità X Mode, però, e le ruote che giravano a vuoto riescono a trovare una presa sufficiente ad uscire da una sorta di limbo melmoso. Con la stessa facilità si riesce a gestire una discesa sconnessa, sterrata e in estrema pendenza impostando la velocità massima alla quale si vuole procedere.

    Così come la successiva ripidissima salita sterrata, anche qui con velocità selezionabile fino a 12 km/h, mantenuta automaticamente dal sistema.

    Toyota bZ4X fuoristrada guado acqua

    La tenuta stagna della parte elettrica è dimostrata poi dal guado di un vascone riempito con acqua profonda non meno di trenta centimetri (secondo i dati Toyota l’auto attraversa senza problemi corsi d’acqua alti fino a 50 centimetri).

    Toyota bZ – beyond Zero

    Una vera e propria prova no-limits, insomma, per accompagnare all’esordio la prima auto della nuova famiglia identificata dal marchio Toyota bZ, che arriverà entro il 2025 a una gamma di sette modelli esclusivamente elettrici.

    Toyota bZ4X sfondo villa Nasser Al-Attiyah

    Strategia tecnologica

    La Toyota bZ4X evidenzia la strategia tecnologica scelta dal colosso giapponese per l’espansione della trazione elettrica: batterie non troppo grandi, massa totale contenuta e ottima efficienza.

    Nel caso della Toyota bZ4X le batterie sono da 71,4 kWh (con garanzia che dopo 10 anni, oppure un milione di chilometri, mantengano almeno il 70% di capacità), la massa del veicolo è di 2005 chili per la trazione integrale e 1920 chili per la due ruote motrici, con un consumo dichiarato di circa 15 kWh/100 km.

    Toyota bZ4X pale eoliche

    L’autonomia prevista con una ricarica completa è così nell’ordine dei 450 chilometri. L’auto può essere ricaricata con potenze fino a 150 kW e la ricarica della batteria fino all’80% si fa in meno di mezz’ora.

    Prima della storia con steer-by-wire

    La Toyota bZ4X arriverà sul mercato in Italia dal prossimo giugno ed entro la fine del 2022 è previsto l’arrivo di una versione equipaggiata con sterzo steer-by-wire.

    Sarà così la prima auto della storia ad avere un sistema sterzante esclusivamente via cavo, senza nessun collegamento meccanico tra volante e ruote.

  • Volvo Powerstop, stazioni di ricarica ultraveloce a Bologna e Perugia

    Volvo Powerstop, questo è il nome scelto dalla casa svedese per gli ultracharger della sua rete di infrastrutture per la ricarica di auto elettriche.

    Il progetto che prevede la nascita in tutta Europa di punti di ricarica marchiati Volvo, dopo l’attivazione della stazione di Milano Porta Nuova, inizia a espandersi velocemente nel resto d’Italia.

    Clicca qui e leggi Volvo Recharge, la prima ricarica ultraveloce in centro a Milano.

    Volvo C60 Recharge Powerstop

    Bologna, Perugia e altre città

    Alla presenza del Sindaco Matteo Lepore è stata inaugurata la stazione di ricarica Volvo ultrafast Powerstop di Volvo Car Italia a Bologna.

    Quasi in contemporanea, la concessionaria Volvo Ambrosi di Perugia ha aperto la serie di attivazioni delle Volvo Powerstop nell’ambito del progetto nazionale Volvo Recharge Highways.

    Volvo Powerstop Perugia

    Saranno quindi le concessionarie Volvo di Ferrara, Verona, Civitanova Marche, Frosinone e Trento le prossime a fare altrettanto.

    Il calendario delle inaugurazioni punta ad avere un significativo numero di stazioni operative entro la metà del 2022.

    Stazioni su 15 assi autostradali

    Il progetto nazionale Volvo Recharge Highways, promosso dalla filiale italiana di Volvo in collaborazione con la rete delle concessionarie ufficiali Volvo in Italia, prevede l’installazione di stazioni di ricarica ultrafast da 150 kW presso le concessionarie Volvo in prossimità delle uscite delle principali autostrade italiane e in altri punti strategici del territorio italiano, con oltre 15 assi autostradali interessati.

    La dislocazione dei punti di ricarica renderà possibili spostamenti a lungo raggio qualsiasi sia la direttrice di viaggio.

    Volvo ricarica elettrica

    Powerstop nella sede aperto a tutti

    Anche il punto di ricarica ultrafast presso Volvo Car Italia, al pari degli altri che comporranno la rete delle Volvo Recharge Highways, sarà aperto agli utenti di veicoli elettrici di tutti i marchi e non solo Volvo.

    Un messaggio forte per tutti coloro che auspicano un passaggio effettivo alla mobilità elettrica. In tal senso, le stazioni di ricarica installate da Volvo sono da considerarsi un vero e proprio servizio di mobilità a disposizione degli automobilisti che scelgono di guidare elettrico.

    Michele CrisciPresidente Volvo Car Italia:

    Con l’inaugurazione della stazione di ricarica presso la sede storica della Volvo a Bologna facciamo un passo verso il futuro della mobilità e l’ammodernamento del Paese.

    Crisci Lepore Stazione ricarica inaugurazione Bologna

    Il Sindaco di Bologna Matteo Lepore svela le ambizioni della città:

    Bologna ha posto la propria candidatura per rientrare nel novero delle cento città Europee che saranno carbon-free per il 2030.

    Energia rinnovabile

    La stazione di ricarica Volvo ultrafast Powerstop di Bologna è dotata di due prese di ricarica DC e può ricaricare contemporaneamente due veicoli elettrici con una potenza di 150 kW.

    L’energia erogata è prodotta integralmente da fonti rinnovabile e quindi sostenibili.

    Ricarica elettrica ultra fast

    Volvo, Duferco e Plugsurfing

    Il proprietario dell’infrastruttura di ricarica è Volvo Car Italia mentre il gestore dell’infrastruttura e del sistema operativo (Charging Point Operator – CPO) è Duferco Energia.

    Plugsurfing (partner di Volvo in Europa) è invece il fornitore di servizi di ricarica (E-Mobility Service Provider – EMP).

    L’utilizzo di un account Plugsurfing permette la ricarica al prezzo assai vantaggioso di 0,35 €/kWh sia per i clienti Volvo sia per gli utenti di altri marchi.

  • Addio alla Bmw i3, finisce l’era del pionierismo elettrico

    La Bmw i3 non è un’auto qualsiasi. La sua uscita di produzione, decisa dalla Bmw per il mese di luglio di quest’anno, ha un significato che va ben oltre la semplice constatazione della fine del un ciclo di vita di un modello.

    La piccola e originalissima Bmw, infatti, è stato il primo modello esclusivamente elettrico della casa di Monaco, lanciato nel 2013 insieme all’inedito marchio “i” per aprire la strada della mobilità a zero emissioni. Uscirà di scena la prossima estate dopo essere stata prodotta in 250.000 esemplari.

    Termina un’era

    Mettendo fine alla sua produzione, il gruppo tedesco chiude il capitolo pionieristico nell’auto a batterie ed entra simbolicamente nella fase dell’espansione verso i grandi numeri e la diffusione di massa.

    Bmw i3

    Design e fibra di carbonio

    Il design fuori dagli schemi con interni caratterizzati da ampio utilizzo di materiali naturali e stile minimalista, e la grande innovazione in tutti i campi, resa evidente dall’impiego intensivo della fibra di carbonio, erano la caratteristica identitaria di auto nate per sprizzare futuro.

    Bmw i3 interni

    Questi elementi si sono tradotti fin dal lancio in un prezzo piuttosto elevato, che oggi per le diverse versioni disponibili è a cavallo dei 40.000 euro.

    La Bmw i3 ha quindi caratteristiche forti, che vengono però evidentemente ritenute non adatte alla nuova fase di normalizzazione della mobilità elettrica.

    Non ci sarà un’erede

    La voglia di voltare pagina è così evidente, che non è previsto l’arrivo di un’erede. Si dovrà quindi attendere il lancio della futura Bmw iX1, tra almeno un anno e mezzo, per avere di nuovo un modello elettrico compatto per il marchio Bmw.

    Eppure, la Bmw i3 ha dimostrato di sapersi aggiornare continuamente con il passare del tempo. La batteria di bordo è cresciuta negli anni dalla capacità di 22 kWh al momento del lancio, nel 2013, fino agli attuali 42 kWh.

    Bmw i3 posteriore

    Anche con Range-extender

    Ed è stata disponibile a lungo in gamma una versione con Range-extender, cioè dotata anche di un serbatoio di benzina e di un piccolo motore a combustione interna per ricaricare le batterie in caso di bisogno, capace di aggiungere durante la marcia un’autonomia supplementare rispetto a quella garantita dalla carica iniziale degli accumulatori.

    Nuova generazione

    L’addio alla Bmw i3 fa seguito a quello di oltre un anno fa alla Bmw i8, chiude quindi completamente la storia della prima generazione di Bmw elettriche, progettate per essere iconiche, e lascia spazio alla nuova generazione, votata alla similitudine con le auto tradizionali.

    Bmw i3 polizia

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