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  • Idrogeno, Elon Musk ha ragione o si sbaglia?

    di Giuliano Daniele – giornalista di Motor1.com
    La frase “checché ne dica Elon Musk, i camion elettrici a batteria non hanno senso” è stata al centro di uno dei dibattiti più interessanti fra quelli a cui abbiamo partecipato in questi giorni a Londra, in occasione dell’evento Hydrogen Society promosso da organi governativi da un lato e dall’altro da aziende che lavorano sul tema dell’idrogeno da anni.
    Hydrogen Society a Londra

    E noi, come rappresentanti italiani, siamo stati chiamati da Toyota per discutere di questi argomenti partendo dalla mobilità, che sarà al centro del cambiamento. Ecco in che modo, secondo quanto emerso da questo convegno.

    Auto scritta Hydrogen Powered

    Focus sui mezzi pesanti

    In particolare, è proprio sui cosiddetti mezzi pesanti (autobus, autoarticolati, veicoli commerciali) e non sulle automobili che gli esperti britannici chiamati in causa hanno voluto focalizzare l’attenzione. Parliamo di esponenti di brand molto conosciuti nel settore automotive – come appunto ​Toyota, oppure Shell, Arval – e di aziende con una conoscenza radicata nel tempo nel campo di tutto ciò che riguarda celle a combustibile, elettrolizzatori o reti di produzione e distribuzione dell’idrogeno: Johnson Matthey, ITM Power, Intelligent Energy, Fuel Cell Systems, Arcola Energy, Riversimple, Tayler Construction Plant, JC Easycabin Ecosmart, Element Energy.

    Aziende ed Enti pubblici

    Sono proprio la collaborazione fra le aziende e il coinvolgimento degli enti pubblici i due punti chiave per rendere sostenibile il progresso futuro dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo, mettendo in atto più soluzioni e ragionando su un lasso temporale di decenni, anziché di anni. Un altro esempio di questo tipo di joint venture, oltre al caso britannico, è quello di H​2 M​obility in Germania, un’iniziativa pensata per spalmare il rischio d’impresa nella fase iniziale della diffusione dell’idrogeno, in cui prima di fare profitti bisogna investire per creare le basi di un nuovo mercato energetico. Fra le aziende coinvolte ci sono BMW, Daimler, Toyota, Volkswagen, Shell, Total, Air Liquide e il Gruppo Linde.

    Industria, riscaldamento, trasporti

    Il fatto che il cambiamento non solo possa, ma debba iniziare dalla mobilità si basa sul ragionamento per cui le attività produttive umane che oggi si reggono sugli idrocarburi siano classificabili in 3 grandi categorie: industria, riscaldamento, trasporti. I primi due sono i settori più difficili da decarbonizzare nel passare dall’energia fornita tipicamente dal gas naturale a quella dell’idrogeno.

    Ed è una questione di scala: le dimensioni e dunque i costi di conversione anche solo di un singolo stabilimento siderurgico o chimico, oppure di un metanodotto, impediscono di partire da qui, con investimenti nell’ordine del miliardo di euro per impianto.

    Auto scritta Shell Hydrogen

    Strategia degli investimenti

    La strategia dunque è quella di investire cifre minori (di cui parleremo fra poco) nei trasporti, in modo che possano far da volano per stimolare l’utilizzo della nuova fonte di energia in altri settori. È proprio quello in cui credono i player che abbiamo incontrato nel Regno Unito, iniziando a sostituire progressivamente i veicoli pesanti alimentati a gasolio con dei nuovi mezzi Fuel Cell.

    Il meccanismo immaginato è quello in cui le amministrazioni pubbliche e le flotte aziendali private dovrebbero effettuare ordini di centinaia di veicoli a celle a combustibile.

    Costo dei Bus a idrogeno con celle a combustibile

    A titolo di esempio, oggi un autobus Fuel Cell costa in media 500.000 euro, cosa che per flotte di decine di mezzi porterebbe a blocchi di investimento di 100-200 milioni di euro e dunque alla creazione di nuclei iniziali di domanda di idrogeno capaci di innescare la collaborazione fra istituzioni e società energetiche per la realizzazione delle prime stazioni di rifornimento.

    Costo delle stazioni di rifornimento di idrogeno

    Che, a loro volta, hanno un costo medio unitario di circa 1 milione di euro e quindi – di nuovo – si tratta di investimenti inferiori a quelli dello scenario immaginato per i settori dell’industria e del riscaldamento

    Pompa combustibile clean fuel

    Checchè ne dica Elon Musk

    Ecco perché l’elettrificazione dei mezzi pesanti attraverso le fuel cell sembra essere la chiave per la conversione all’idrogeno, al di là di ciò che Elon Musk sostiene con il suo progetto di motrice per autoarticolati a batteria, il Tesla Semi.

    L’idea inglese

    La convinzione dell’alleanza industria-governo in Gran Bretagna è che elettrificare questo tipo di veicoli non abbia senso. Il punto di partenza del discorso è la superiore densità di energia che l’idrogeno garantisce rispetto alle batterie.

    Allo stato attuale delle cose, infatti, il pacco di accumulatori necessario a far muovere un classico “camion” peserebbe 8.000 kg – 9.000 kg, che andrebbero aggiunti ai circa 18.000 kg di peso medio di un autoarticolato in condizioni di lavoro.

    Anche se, nella categoria di mezzi a cui appartiene il Tesla Semi si può arrivare anche fino a 36.000 kg, tenendo conto sia della massa del veicolo che del carico trasportabile. E siccome un camion senza motore pesa circa 7.000 kg, per differenza rimarrebbero 29.000 kg residui da spartire fra il peso delle batterie di un veicolo elettrico e quello della merce da trasportare. Ed ecco come si arriva a fare queste stime.

    Facciamo un po’ di conti

    Si tenga presente che un camion a gasolio attuale è in grado di spostare 20.000 kg garantendo percorrenze tra un rifornimento e l’altro anche di 1.500 km, mentre le promesse di autonomia del Tesla Semi durante la presentazione sono state al massimo di 800 km.

    Elon Musk non ha dichiarato il peso del camion a vuoto, da cui si dedurrebbe il peso del carico, e il probabile motivo della mancanza di questa informazione è attendere che nei prossimi 2-3 anni la densità di energia delle batterie (cioè quanto può dare un carburante o un batteria in relazione al suo peso) migliori.

    Seminario Hydrogen society londra 2019

    Densità energetica

    Consideriamo ottimisticamente che le batterie al litio abbiano una densità di energia di 250 Wh / kg, contro i 13.000 Wh / kg della benzina e i 40.000 Wh / kg dell’idrogeno.

    Per cui, per stimare quanto dovrebbero pesare le batterie di un Tesla Semi per essere competitivo, si può fare riferimento all’energia richiesta per spostarlo, basata sulla formula Energia = Potenza x Tempo.

    Ed essendo Potenza = Forza x Velocità e Tempo = Distanza, espressa in autonomia / velocità media del camion, si può arrivare all’equazione secondo cui

    Energia = [ (Resistenza aerodinamica + Resistenza al rotolamento + Forza di gravità) / (rendimento “dalla batteria alle ruote”) + (Inerzia) ] x ( Distanza / Velocità ).

    EQUAZIONE

    E = [(1⁄2 ρ⋅C​d⋅​ A⋅v3​ ​rms+​ C​rr⋅​ W​t⋅​ g⋅v+T​f⋅​ W​t⋅​ g⋅v⋅Z) / η​bw+​ 1⁄2 W​t⋅​ v⋅a (1/ η​bw−​ η​bw⋅​ η​brk)​ ] ⋅ (D/v)

    Fonte: S Sripad, V Viswanathan – ACS Energy Letters, 2017 – ACS Publications – Formula per calcolo capacità e costo batterie di un veicolo elettrico – https://battery.real.engineering/

    Più in dettaglio, le resistenze al moto sono quella aerodinamica, quella dovuta agli attriti di rotolamento e la forza peso contraria al moto quando si affrontano strade in salita che, se le stime dell’autonomia fossero fatte in pianura, sarebbe una componente nulla.

    Nel calcolo della forza richiesta a superare l’inerzia del veicolo, invece, intervengono i rendimenti dei motori elettrici, dei freni e l’energia recuperata nella frenata rigenerativa.

    Tesla Semi

    Il camion Tesla Semi

    Tenendo conto che il coefficiente di penetrazione aerodinamica del Tesla Semi è di 0,36 e assumendo una velocità media di 70 km/h e dei valori realistici per altri parametri (come la sezione frontale, il coefficiente di attrito volvente o l’efficienza nella rigenerazione di energia in frenata) si può stimare che un mezzo come il Tesla Semi possa aver bisogno di un pacco batterie da 900 – 1.000 kWh per coprire 800 km di autonomia.

    Apparentemente pesante e costoso

    Tradotto: con le attuali densità di energia, ci vorrebbero circa 8.000 kg di batterie per un costo di oltre 160.000 euro. E un camion a gasolio tradizionale costa meno di questa cifra considerando tutto il veicolo, non solo le batterie di un omologo elettrico che, in più, avrebbe meno autonomia e meno capacità di carico di un mezzo pesante.

    Inoltre, se nell’equazione si tiene conto di pendenze medie diverse da 0 ecco che la capacità della batteria richiesta – e dunque il peso – aumenta.

    Esempio: tenendo conto di una pendenza del 5% il Tesla Semi nella versione da 800 km necessiterebbe di altri 200 kWh di capacità richiesta oltre al pacco batterie da 900 – 1.000 kWh e per ulteriori 2.000 kg peso, mentre il costo salirebbe di altri 40.000 euro.

    Costi

    Insomma, siccome peso e costo delle batterie sono i 2 parametri principali che le aziende di trasporto considererebbero al momento dell’acquisto di un camion elettrico, i tempi per arrivare al punto di pareggio dell’investimento si allungherebbero, pur tenendo in considerazione che il costo chilometrico del camion elettrico sarebbe del 20% inferiore.

    C’è però anche da considerare che un camion elettrico userebbe il 25% di energia in meno di un camion a gasolio, tenendo conto dell’efficienza dei suoi motori elettrici, oltre che il fatto che gran parte di questa energia si potrebbe ottenere da fonti rinnovabili.

    Seminario Idrogeno Hydrogen Society Londra 2019

    Emissioni di CO2

    Al di là del ragionamento economico di cui sopra, ci sono dunque i presupposti per cui un mezzo del genere riduca effettivamente le emissioni di gas serra. In aggiunta, c’è da valutare la questione del rifornimento.

    Il gioco dei kW

    Per un veicolo elettrico, una colonnina fast charge ad oggi è in grado di erogare valori tipici di 150 kW, salendo a 350 kW nei casi migliori. I sostenitori dell’idrogeno parlano invece di 3.000 kW, riferendosi nel caso specifico alla potenza contenuta in un pieno di gas per un mezzo pesante, realizzabile in un tempo inferiore anche ai 5 minuti.

    Analisi di efficienza

    E infine c’è l’argomento efficienza, che a grandi linee per l’idrogeno è di circa il 60%, in riferimento a tutto il ciclo di utilizzo di questo gas e quindi ai rendimenti – e dunque alle perdite – nei vari processi di elettrolisi, immagazzinamento e distribuzione, fino alla riconversione nelle celle a combustibile per far muovere i veicoli.

    Sempre riportando le analisi di chi sostiene la validità dell’idrogeno, per paragone questo rendimento sarebbe sì inferiore a quello di un veicolo elettrico alimentato a batterie, ma la tempo stesso superiore a quello di un buon motore a combustione interna di un veicolo leggero (intorno al 30%) e a quello di un tradizionale mezzo pesante a gasolio (circa il 50%).

    Anche se, va detto, questi ultimi valori si riferiscono alla “bontà” del singolo motore e non all’efficienza di tutta la catena di produzione e utilizzo dell’energia, come nel caso dell’idrogeno.

    Catamarano idrogeno torre di londra

    Il caso del Regno Unito

    In ogni caso, sempre prendendo come caso studio il Regno Unito, si stima che nel 2030 circoleranno 1,5 milioni di veicoli Fuel Cell e che nel 2040 il governo impedirà la commercializzazione di nuovi mezzi con motore a combustione interna. Pertanto, l’idrogeno è un argomento strategico anche a livello politico: ​la Gran Bretagna – così come il Giappone, ad esempio – ritiene infatti che sposando l’idea di un’elettrificazione della società basata solo sulle batterie non sia possibile mantenere l’indipendenza. Al contrario dell’idrogeno, che essendo producibile internamente non costringerebbe alcune nazioni a dipendere da altre su un tema così delicato come l’approvvigionamento energetico.

    La soluzione

    La soluzione non esiste. Almeno, non se intesa come unica.

    Clicca qui LEGGI l’articolo e guida il VIDEO: Idrogeno, attenti al grande ritorno.

    Già, la via da percorrere nel passare da una società basata sui combustibili fossili al prossimo modello di sviluppo dovrà reggersi non più su un’unica fonte energetica, per quanto molti possano pensare che a risolvere tutto sarà l’elettrificazione, ma senza specificare di che tipo.

    Quella dei trasporti, in particolare, non potrà essere solo alimentata dalle batterie: nel processo di decarbonizzazione del pianeta, infatti, c’è da tenere a mente anche il ruolo dell’idrogeno.

     

  • Honda e, l’auto elettrica è una questione di stile – Dossier

    La presentazione

    La Honda e in versione definitiva è stata svelata al grande pubblico durante il salone di Francoforte a settembre 2019.

    Poi sono arrivati i prezzi della nuova elettrica che ha raccolto più di 40.000 manifestazioni di interesse un anno prima del suo reale arrivo sul mercato, visto che le prime consegne sono previste per l’estate 2020.

    Honda e badge posteriore

    Due versioni e due prezzi
    Versione 100 kW

    La Honda e sarà in vendita da 35.500 euro (escluso eventuale incentivo statale) nella versione da 136 CV (100 kW).

    Per la versione 113 kW il prezzo passa a 38.500 euro per l’allestimento Advance, che prevede ulteriori dotazioni.

    Prima Honda soltanto elettrica in Europa

    Si tratta della prima vettura introdotta da Honda nel mercato europeo ad essere alimentata esclusivamente con motore elettrico.

    Entro il 2025 in Europa soltanto Honda elettrificate

    Rappresenta un ulteriore passo della Casa Giapponese verso l’obiettivo di commercializzare in Europa solo vetture con tecnologia elettrificata entro il 2025.

    IL PROGETTO

    Sviluppata con l’attenzione rivolta alla pulizia del design ed alla praticità, la Honda e rappresenta una chiara espressione del moderno stile di vita urbano.

    Fin dal lancio del prototipo in Europa abbiamo vissuto grandi emozioni, raggiungendo oltre 40.000 manifestazioni di interesse. Questo modello esprime il massimo impegno profuso da Honda per lo sviluppo della tecnologia elettrificata

    Ha precisato Jean-Marc Streng, General Manager della Divisione Auto di Honda Motor Europe.

    Videocamere al posto degli specchietti

    Le linee essenziali sono esaltate dal sistema di retrovisori laterali digitali che, sostituendo i tradizionali specchietti laterali, utilizza videocamere compatte per proiettare immagini “live” sui due schermi posti ai lati dell’abitacolo.

    Tale tecnologia, una novità assoluta nel segmento delle auto compatte, offre importanti vantaggi in termini di stile, sicurezza, aerodinamica e qualità.

    LO STILE

    La Honda e si contraddistingue per linee morbide e pulite, impreziosite dalle maniglie a scomparsa delle portiere.

    All’interno la plancia digitale a tutta ampiezza, composta dai cinque display HD del sistema di Infotainment connesso di nuova generazione, si integra alla perfezione nell’abitacolo moderno e confortevole, rifinito con materiali sofisticati e morbidi al tatto.

    HOnda e bianca muso

    Honda e

    Doppio schermo touch

    L’elemento centrale della plancia a tutta ampiezza e’ il doppio schermo touch LCD da 12.3″ da cui accedere al sistema di Infotainment.

    Honda e e’ dotata di un motore elettrico – disponibile nella versione da 100 kW (136 CV) oppure in quella da 113 kW (154 CV) – e sviluppa una straordinaria coppia di 315 Nm.

    Batteria compatta

    La batteria da 35.5 kWh, tra le più compatte della sua categoria, permette un’autonomia fino a 220 km con una singola ricarica

    La funzione di ricarica veloce permette di raggiungere fino all’80% della capacita’ in soli 30 minuti.

    Honda e dinamica birilli

    Trazione posteriore

    Su strada, la potente trazione posteriore regala una guida sportiva e divertente, garantendo una scattante accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 8 secondi.

    I SERVIZI E LA TECNOLOGIA

    I servizi connessi e le App accessibili dalla plancia digitale touch possono essere attivati anche con i comandi vocali.

    Assistente personale

    Protagonista del sistema è all’Assistente Personale Honda, un sistema di intelligenza artificiale (AI) di ultima generazione che sfrutta capacita’ esclusive di comprensione del contesto per creare conversazioni naturali.

    Doppia Honda e gialla e bianca

    Basta dire “Ok Honda”

    L’accesso a una serie di servizi online e si attiva pronunciando “Ok Honda” seguito dalla domanda o dal comando richiesti.

    L’apprendimento automatico permette alla tecnologia di sviluppare, nel tempo, una migliore comprensione della voce delle persone e fornire risposte sempre più accurate.

    Anche a distanza, i clienti della Honda e possono godere della massima tranquillità offerta dalla connessione remota con l’auto attraverso la App per smartphone MyHonda+.

    Una app al posto della chiave

    La Honda e può essere aperta anche utilizzando una chiave digitale, che consente di bloccare e sbloccare l’auto utilizzando solo l’applicazione per smartphone.

    HOnda e su strada luci accese

    Pre-ordini aperti online

    I clienti possono effettuare online un pre-ordine in Germania, Francia, Norvegia e nel Regno Unito oppure, negli altri mercati europei, registrare il proprio interesse sul sito Honda.

  • Dyson, quando l’auto elettrica fa mangiare la polvere

    Fare un’auto elettrica? Facile quanto fare un aspirapolvere. E invece James Dyson ha dovuto gettare la spugna annunciando ufficialmente che il progetto iniziato nel 2017 per sviluppare e costruire un’auto elettrica con il proprio marchio è stato ufficialmente cancellato.

    Dyson auto elettrica

    Una ritirata in buon ordine

    La notizia è del 10 ottobre ed è condensata in una lettera aperta del fondatore alla sezione “automotive” del sito Internet della Dyson. Il brutale riassunto è: la macchina è pronta ed è fantastica, ma non possiamo renderla commercialmente fattibile.

    Con ogni probabilità, perché costa troppo, talmente tanto da rendere conveniente un’ordinata ritirata dopo un investimento di 2,5 miliardi di sterline. Il dicembre scorso era stato persino annunciata la costruzione dello stabilimento da dove sarebbero dovuti uscire i tre prodotti previsti dal piano industriale.

    Dyson aveva impegnato 500 persone nel suo progetto automotive, di stanza presso l’ex aeroporto militare di Hullavington dove era stato costruito un centro prove dotato di 17 km di pista.

    Un osso duro, un inguaribile ottimista

    Dyson ha anche detto di avere provato a vendere il progetto, ma senza successo. Uno che ha realizzato 5.127 prototipi del suo famoso aspirapolvere ciclonico senza sacco, prima di diventare il terzo contribuente del Regno Unito, non può però che vedere il bicchiere mezzo pieno.

    Non è la prima volta che un progetto cambia direzione – ha detto l’inventore britannico – e non sarà certo l’ultima.

    Di certo, molti dei risultati ottenuti durante il processo di sviluppo saranno sfruttati in altri campi. Sensoristica, sistemi di visione, robotica, autoapprendimento e intelligenza artificiale sono alcuni di questi, senza contare la batteria allo stato solido, dove l’azienda di Wiltshire ha già investito almeno un miliardo di sterline.

    Dall’aspirapolvere all’auto e ritorno

    Doveva essere quest’ultima la vera novità delle Dyson a 4 ruote, ma è proprio in questo ambito che si sono sentiti i primi scricchiolii riguardo al progetto. La Dyson infatti, dopo aver acquisito nel 2015 la Sakti3 per 90 milioni di dollari, nel bilancio del primo semestre del 2018 ne aveva declassato il valore di un terzo.

    Segno evidente che la tecnologia allo stato solido sviluppata dalla start-up americana non aveva dato i risultati sperati. È uno dei rischi tipici quando si fa ricerca pura.

    Lo sa bene Dyson che vi spende l’11-12% del proprio fatturato (4,4 miliardi di sterline nel 2018) e ha registrato oltre 7.500 brevetti. E lo sanno tutti coloro che, in un momento di passaggio così importante, sono alla ricerca delle tecnologie più promettenti.

    Dyson robot

    L’automobile, un mistero alquanto complesso

    Dyson entra dunque ufficialmente nel club di coloro che hanno provato a diventare costruttori di automobili e che annovera nomi del calibro di Apple e Google.

    La prospettiva che l’auto del futuro (elettrica, autonoma e connessa) contenga molte delle tecnologie mutuate dal mondo dell’elettronica di consumo e della information technology ha sedotto e deluso i manager più lungimiranti del pianeta.

    La realtà è che l’automobile è un prodotto talmente complesso, sia dal punto di vista tecnico sia da quello commerciale, che anche chi ha creato colossi da centinaia di miliardi di dollari all’anno trova molteplici difficoltà, difficile da immaginare fino a quando non se ne fa esperienza diretta.

    James Dyson

    La vecchia industria tiene duro

    La cara vecchia industria dunque, ancora una volta, resiste alla carica della new economy. Più avveduto è stato Jeff Bezos che, piuttosto che creare una Amazon car, ha investito 700 milioni di dollari nella Rivian facendo compagnia alla Ford che ha messo nella start-up di Livonia 500 milioni.

    Qualcosa di simile era già avvenuto con Tesla che, nella sua storia, ha avuto come investitori Daimler e Toyota e, per iniziare, è sempre partita da asset preesistenti.

    L’esempio della tesla

    La Roadster era sul telaio Lotus, il primo camion elettrico è su base Freightliner e la prima vera grande fabbrica di Fremont apparteneva a Toyota.

    Apple Car

    Anche i vincitori perdono

    Ma probabilmente è nell’equazione di marketing che Dyson ha compiuto gli errori principali. Un prodotto ardito e costoso è difficile da promuovere e comunicare, una rete commerciale e di assistenza che vada ben oltre i demo store necessita di forti investimenti.

    Per quanto la chiamino “mobilità” e si smaterializzi sempre di più, l’automobile ha ancora aspetti tangibili straordinariamente forti, generatori di sogni e ambizioni che non smettono mai di stimolare la fantasia dei clienti e degli imprenditori. E in questa corsa, qualcuno deve mangiare la polvere.

  • Volkswagen ID.3 l’elettrica per tutti – Dossier

    Democratizzare la mobilità a Emissioni Zero

    L’elettrico per tutti, la Volkswagen Id.3 mira a una democratizzazione di quella che sarà la mobilità a zero emissioni per i prossimi anni. L’obiettivo del Gruppo Volkswagen fin da subito è stato estremamente chiaro: produrre vetture elettriche su una piattaforma assolutamente flessibile a dei costi di mercato accessibili a qualsiasi fascia di clientela.

    Nasce da questi presupposti la prima vettura progettata per essere fin dall’inizio full electric della casa di Wolfsburg alla quale seguiranno, nei prossimi mesi, le novità degli altri brand del gruppo. 

    Presentazione statica Id.3 celeste elettrico

    Regina del Salone di Francoforte 2019

    Al salone di Francoforte dove di elettrico si è parlato tanto, la reginetta non poteva che essere lei: la nuovissima ID.3. Il primo modello nato dalla piattaforma MEB  completamente a emissioni zero di CO2, che sorprende per l’elevata dinamica di marcia caratteristica delle auto elettriche.

    Edizione speciale Id.3 First

    La sua edizione speciale, la ID.3 1ST (prenotabile in tre varianti di equipaggiamento), consente autonomie in modalità elettrica fino a 420 chilometri (WLTP). Tutti i modelli ID.3 1ST montano la batteria più richiesta, con capacità effettiva di 58 kWh. In futuro, nella versione di serie verranno montate una batteria più piccola con una capacità effettiva di 45 kWh e un’autonomia fino a 330 chilometri, nonché una batteria più grande con capacità effettiva di 77 kWh e un’autonomia fino a 550 chilometri. Grazie alla capacità di ricarica rapida dell’ID.3 1ST, con una potenza di ricarica di 100 kW, in 30 minuti è possibile ricaricare circa  290 chilometri di autonomia (WLTP) o circa 200 chilometri per un viaggio in autostrada – molto più di quanto sinora visto nel segmento delle compatte.

    Presentazione Id.3 statica cruscotto quadro strumenti

    Progettata per durare

    Il veicolo è progettato per durare, perché la Volkswagen offre una garanzia di otto anni o 160.000 chilometri per la batteria della ID.3. Anche esteticamente è chiaro che la ID.3 è molto più di un nuovo modello. Il suo design lascia intravedere una nuova era – sulla scia di quelle che sono state per il marchio la bestseller Golf e lo storico Maggiolino – , quella della mobilità elettrica, e allo stesso tempo mette a disposizione un ampio spazio, reso possibile dai vantaggi del minore ingombro tipico della trazione elettrica. Le dimensioni esterne sono comparabili a quelle della Golf, mentre l’abitacolo della ID.3 offre lo spazio di una vettura di classe superiore.

    Prezzo base inferiore ai 30.000 euro

    Dato che il prezzo base del modello di serie sarà inferiore a 30.000 Euro, detratti i previsti incentivi statali sarà comparabile a quello delle tipiche vetture compatte; un’auto elettrica per molte persone. Da evidenziare è soprattutto l’incomparabile rapporto prezzo-autonomia, reso possibile solamente grazie all’orientamento strategico della Volkswagen verso le auto elettriche e ai conseguenti effetti di scala che lo accompagnano. Il lancio della ID.3 avverrà a metà del 2020: la versione di accesso costerà sotto i 30mila euro. 

    Primo veicolo elettrico della nuova piattaforma MEB

    La ID.3 è il primo veicolo Volkswagen che si basa sulla piattaforma elettrica modulare di nuovo sviluppo: la MEB. Anche tutti i futuri modelli ID. saranno veicoli interamente a trazione elettrica.

    Clicca qui e Leggi il Dossier sulla famiglia modelli ID3. in arrivo con Video.

    Questo sistema di trazione è stato ottimizzato partendo dalla batteria per raggiungere autonomie molto elevate a costi vantaggiosi. Attraverso questo principio costruttivo, vi sono diversi vantaggi per quanto riguarda il packaging, cioè la disposizione dei componenti della trasmissione e dei gruppi supplementari, nonché la disposizione degli spazi nell’abitacolo.

    La propulsione elettrica della ID.3 è costituita dal motore sincrono a erogazione costante integrato nell’assale posteriore con elettronica di potenza e cambio, da una batteria piatta ad alta tensione disposta nel sottoscocca per un minore ingombro possibile e dai gruppi supplementari integrati nella parte anteriore del veicolo, come il compressore del climatizzatore e lo sterzo.

    Presentazione statica Id.3 celeste vista laterale

    L’elettronica di potenza regola il flusso di energia ad alta tensione tra il motore e la batteria e converte la corrente continua (DC) accumulata nella batteria in corrente alternata (AC) per il motore. Contemporaneamente la batteria di bordo a 12 V in corrente continua viene alimentata con bassa tensione da un convertitore DC/DC. La forza del motore viene trasmessa all’asse posteriore attraverso un cambio monomarcia. Motore, elettronica di potenza e cambio formano un’unità compatta. La posizione della batteria nel sottoscocca agisce positivamente sulle caratteristiche di handling neutro della ID.3, poiché in questo modo viene abbassato il baricentro, come su un’auto da corsa. La ID.3 vanta inoltre una distribuzione ottimale dei pesi tra assale anteriore e posteriore.

    Col Servizio di ricarica We Charge un anno gratis

    Grazie alla combinazione con la trazione posteriore di serie si ottengono ottime prestazioni. Attraverso il servizio di ricarica We Charge di Volkswagen gli acquirenti della ID.3 1ST possono prelevare gratuitamente per un anno dal giorno dell’immatricolazione (e comunque fino a massimo 2.000 kWh), energia elettrica per ricaricare i propri veicoli. Questo è possibile presso tutte le colonnine di ricarica We Charge, inclusa la rete di Ionity. In Europa si tratta di oltre 100.000 punti di ricarica. 

    Design innovativo

    La ID.3 si fa riconoscere subito come un veicolo a emissioni zero e ha il potenziale per diventare una nuova icona dell’automobilismo. Unendo insieme concetto innovativo, design e tecnica, la ID.3 si pone in linea di successione ad auto iconiche come il Maggiolino e la Golf. Mette in mostra il design di una nuova era e combina forme naturali e comandi intuitivi. Progettata per un futuro elettrico, con la sua forma perfetta introduce una nuova qualità di design nella classe delle compatte.

    Un esempio: seguendo lo slogan “Light is the new chrome” (la luce è il nuovo cromo), viene fatto ampio ricorso a luci a LED nell’allestimento del design della ID.3. Un segnale importante: la ID.3 interagisce con le persone.

    A questo corrispondono un linguaggio delle forme chiaro e minimalista, la massima precisione di tutti i componenti, una parte anteriore ricca di carisma, iconici montanti posteriori, superfici fluide e ruote fortemente espressive con cerchi sportivi in lega leggera da 18″, 19″ o 20″ che fin dal primo sguardo suggeriscono un’esperienza di guida completamente nuova.

    Presentazione Id.3 cerchio ruota

    Con la ID.3 la Volkswagen è in viaggio verso il futuro – ha affermato Klaus Bischoff, responsabile del Design del marchio Volkswagen – Il linguaggio naturale delle forme e l’esperienza totalmente intuitiva dell’utente indicano un nuovo modo di pensare all’elettrico.

    A un’auto elettrica non servono ampie aperture di raffreddamento, di conseguenza dal punto di vista del design della parte anteriore cambia quasi tutto. Con il Maggiolino e il Bulli, la Volkswagen è stato il primo costruttore di automobili a creare un design originale senza aperture di raffreddamento anteriori. Dettagli come i proiettori acquisiscono così un’importanza primaria.

    Proiettori interattivi

    Nella ID.3 i proiettori statici vengono sostituiti dai futuristici proiettori interattivi a matrice di LED con una potenza di illuminazione di 750 lumen e la regolazione dei fari abbaglianti (Dynamic Light Assist): una telecamera sul parabrezza analizza il traffico che precede o proviene dal senso opposto. In base a questi dati gli abbaglianti si accendono automaticamente a velocità superiori a
    60 km/h e rimangono attivati, senza accecare il traffico proveniente in senso opposto.

    L’illuminazione della sede stradale e del bordo della carreggiata al crepuscolo e di notte è di conseguenza notevolmente migliorata. Un’altra novità dei proiettori a matrice di LED: se il guidatore si avvicina alla propria ID.3 1ST parcheggiata, i proiettori lo accolgono con una rappresentazione luminosa di benvenuto molto scenografica e ispirata allo sguardo umano. Dalle fiancate è evidente che la ID.3 è caratterizzata da nuove proporzioni e da un nuovo linguaggio delle forme.

    Grafica a rombi posteriore

    Elemento di design sul montante posteriore è la pellicola con disegno a rombi “ID. Honeycomb“, ispirata alla forma del favo, una delle forme più caratteristiche della natura. Il portellone posteriore in vetro è in contrasto in colore scuro. Si estende per l’intera larghezza del veicolo. Il lunotto di grandi dimensioni è limitato lateralmente da elementi aerodinamici verticali e verso il basso dai fanali posteriori a LED estremamente sottili posizionati orizzontalmente. Il tetto panoramico nero lucido è il più grande tra tutti quelli della gamma Volkswagen.

    Dimensioni compatte

    La ID.3 sfrutta senza compromessi tutto lo spazio libero messo a disposizione da un veicolo elettrico: ha all’incirca la lunghezza di una Golf, tuttavia grazie al suo sbalzo ridotto ha il passo di una classe superiore.

    In numeri: la ID.3, che ha quattro porte, è lunga 4.261 mm, larga 1.809 mm e alta 1.552 mm, con un passo di 2.765 mm. Il peso a vuoto minimo è di 1.719 kg, a norma DIN, il carico utile massimo è compreso tra 416 e 541 kg a seconda dell’equipaggiamento.

    La superficie frontale è di soli 2,36 metri quadrati, permettendo un Cx di 0,267. Inoltre, con un diametro di sterzata di soli 10,2 m la ID.3 è comparabile a un’utilitaria ed è quindi ideale per muoversi anche in città. Chi desidera trasportare la bicicletta con la ID.3 può utilizzare un apposito gancio che sostiene fino a 75 chilogrammi, adatto per il montaggio sia di un portabici, sia di altri dispositivi portapacchi.

    Presentazione statica Id.3 frontale

    Comandi intuitivi

    La ID.3 interagisce con il guidatore e l’ambiente. Nel suo cockpit ogni guidatore si orienta immediatamente in modo intuitivo. Oltre al display nel cockpit, il conducente riceve tutte le informazioni importanti anche sul nuovissimo display touch posizionato centralmente con schermo da dieci pollici.

    Il sistema ID. Light con linea di LED offre aiuto nella navigazione e in caso di pericolo può, ad esempio, esortare il conducente a frenare. Su richiesta, tutte le informazioni più importanti possono essere proiettate direttamente sul parabrezza tramite il display head-up Augmented Reality (AR); otticamente queste informazioni si trovano a una distanza di tre – dieci metri davanti alla vettura.

    Funzioni touch

    Tutti gli elementi di comando, anche quelli sul volante multifunzione regolabile elettricamente, vengono azionati tramite funzioni touch attivate da tasti sensibili al tatto; solo gli alzacristalli e il lampeggio di emergenza sono ancora azionati con interruttori tradizionali. A ciò si aggiunge un comando vocale intelligente Natural Voice.

    Comando vocale “Hallo ID”

    Pronunciando il comando “Hello ID.”, il conducente o il passeggero possono interagire con l’ID.3. Il sistema ID. Light segnala otticamente a chi la ID.3 sta rispondendo. Tramite App Connect la ID.3 viene anche collegata allo smartphone in pochi secondi.

    Presentazione statica Id.3 interno

    Assistenza completa

    Le funzionalità di assistenza vengono supportate da una telecamera multifunzione sul parabrezza, che riconosce anche i segnali stradali.

    Protezione e confort

    Tra le funzioni di comfort e sicurezza della ID.3 vi sono Front Assist con funzione di frenata di emergenza City e riconoscimento pedoni, il sistema anti collisione multipla e gli assistenti di mantenimento corsia Lane Assist, Side Assist, Park Assist con retrocamera e un sistema di accesso keyless (Kessy Advanced) con maniglie porte illuminate.

    Grazie al sistema di ausilio al parcheggio di serie con funzione di frenata si potrà evitare gran parte delle collisioni durante le manovre: questa funzione consente di evitare le collisioni incombenti o di ridurre la gravità di una collisione attivando una frenata di emergenza all’ultimo momento possibile.

    Viene eseguita una frenata fino all’arresto, in retromarcia a velocità comprese tra 1,5 e 10 km/h, nella marcia in avanti a velocità comprese tra 2,5 e 10 km/h. Il sistema multimediale è dotato di sistema di navigazione con capacità di aggiornamento.

    Ricarica induttiva smartphone sistema audio Beats

    La funzione di telefonia comfort comprende anche la carica induttiva degli smartphone. Il sistema audio può essere ampliato con un pacchetto Beats e grazie agli otto altoparlanti con subwoofer offre un ascolto davvero unico.

    Batterie di tre capacità diverse

    All’avvio della produzione in serie la ID.3 verrà offerta con batterie di tre capacità diverse. Il modello speciale ID.3 1ST si basa sul tipo di batteria intermedio.

    Id.3 Base 45 kWh per 330 chilometri autonomia

    A questa si aggiungerà in seguito una versione base. Qui la batteria ha una capacità effettiva di 45 kWh e consente un’autonomia fino a  330 chilometri nel ciclo WLTP. La batteria può essere ricaricata con una potenza di ricarica massima di 7,2 kW (corrente alternata) e di 50 kW (corrente continua), su richiesta è disponibile anche una ricarica con corrente continua di 100 kW. Anche il modello base raggiunge una velocità massima di 160 km/h. 

    Id3 Intermedia 58 kWh per 420 chilometri autonomia

    Di questo tipo è la Id.3 1ST (già prenotabile in tre varianti di equipaggiamento), che consente autonomie in modalità elettrica fino a 420 chilometri (WLTP). Tutti i modelli ID.3 1ST montano la batteria più richiesta, con capacità effettiva di 58 kWh.

    Id.3 Alta capacità 77 kWh per 550 chilometri autonomia

    La capacità effettiva della variante di batteria più grande è di 77 kWh e l’autonomia elettrica arriva fino a 550 chilometri nel ciclo WLTP. La batteria può essere ricaricata con una potenza massima di 11 kW, se collegata alla corrente alternata, e con una potenza fino a 125 kW se collegata alla corrente continua. 

    Id.Charger per il pieno a casa

    Per il lancio della ID.3, la Volkswagen offre inoltre una stazione di ricarica per fare il pieno di corrente a casa.

    L’ID. Charger sarà disponibile in due varianti con potenza di ricarica diversa. Su richiesta la stazione di ricarica è disponibile anche con collegamento dati e accesso da remoto; se necessario, è disponibile anche un contatore elettrico integrato.

    Proiettata alla sharing economy

    La Id.3 è progettata per entrare a far parte di sistemi di condivisione già in corso di sperimentazione da parte del gruppo Volkswagen.

    Clicca qui e leggi l’articolo Volkswagen, elettrica e condivisa la mobilità del futuro.

  • Auto elettrica, non perdiamo il lume della ragione – il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 ore

    Un salone elettrico ma non elettrizzante.

    La ragione e l’emozione

    A Francoforte ha prevalso la ragione sull’emozione e cosi al salone ha  vinto l’auto elettrica a batteria nell’interpretazione tedesca. E qui si sono viste cose mirabili ma dal limitato effetto wow come l’attesa Volkswagen Id.3, prima elettrica del gruppo costruita sulla piafforma Meb.

    La vettura è gradevole, ma molto “normale”. Magari questa sarà la chiave del successo in quanto rassicurante. A bordo tante plastiche dure dall’aspetto cheap e un po’ di hi-tech digitale. Stupiscono i cerchi da 20″. Di sicuro saranno opzionali ma che senso hanno su una elettrica.

    Più acciaio che carbonio

    A guardarla viene subito in mente una riflessione: ma quanto era (ed è) avanti l’auto elettrica Bmw i3 con la sua struttura in carbonio? Anni luce. Ha vinto l’acciaio e la massificazione perché l’auto elettrica deve e vuole diventare di massa altrimenti arrivano le multe, ma i costi sono ingenti e allora addio all’innovazione e alle soluzioni sofisticate.

    Le case automobilistiche sono giustamente terrorizzate dall’erosione dei margini e cercano di correre ai ripari. E lo fanno anche i brand premium e qui bisognerà vedere se il decontening in materiali finiture e materiali non allontanerà clienti.

    Honda e sceglie la città

    Tra gli stand del Salone IAA una reginetta: la Honda e. Auto elettrica bella da vedere con una plancia hi-tech costerà almeno 35mila euro. Non pochi per una compatta da circa 220 km di autonomia e dunque idonea solo per la città.

    il dubbio

    Insomma, cresce l’offerta di auto elettriche e il dubbio resta il solito: le venderanno?

  • Sulle Dolomiti con la Range Rover Sport ibrida Plug-in – La mia prova faccia a faccia

    Le Dolomiti sono il posto giusto per godere al massimo i vantaggi della Range Rover Ibrida plug-in.

    Tanta strada a Zero Emissioni

    I suoi 50 chilometri di autonomia in sola modalità elettrica permettono di spostarsi tranquillamente a Zero Emissioni tra le città e i paesini delle valli dell’Alto Adige. Riuscire a viaggiare senza emettere inquinanti allo scarico mi dà sempre una bella soddisfazione quando sono alla guida.

    Alla guida della Range Rover sulle Dolomiti

    Poterlo fare tra i paesaggi meravigliosi delle Dolomiti, con tanto verde attorno, la roccia delle vette che si affaccia dal tetto panoramico e il cielo che sembra proprio lì a portata di mano mi fa sfiorare addirittura l’entusiasmo.

    Range Rover e la montagna

    Il mondo che dobbiamo costruire deve essere rispettoso dell’ambiente e capace di creare sviluppo tecnologico ed economico. Questo è il mio pensiero fin da quando ho iniziato ad occuparmi di tecnologia e questo è lo scenario che mi si prospetta quando mi trovo in Val Gardena tra le curve che si arrampicano a Passo Sella, oppure verso Passo Gardena proprio sotto il massiccio dolomitico del Sella.

    Range Rover ibrida plug-in dolomiti con zaino

    La Range Rover Sport è a suo agio in questi luoghi. Sembra progettata appositamente per muoversi da queste parti ed arrivare in posti dai quali partire a piedi per escursioni o arrampicate zaino in spalla. Infatti se ne vedono molte di Land Rover in giro.

    Chi ama la montagna cerca probabilmente di portarsela un po’ a casa, anche se abita in città o in pianure industrializzate. E guidando un’auto così può di tenere vivi tutto l’anno i ricordi delle avventure vissute all’aria aperta.

    Massiccio del sella Dolomiti

    Se il lato delle emozioni è certamente appagato dai panorami, quello delle sensazioni ha bisogno di fatti concreti. Non basta avere la possibilità di circolare col motore a combustione interna spento. Bisogna riuscire a farlo utilizzando l’infrastruttura di ricarica e verificando che le autonomie garantite siano realmente appropriate agli spostamenti.

    Ricarica Alperia a Ortisei

    Il mio punto di ricarica più frequente è quello di Piazza Fever a Ortisei. Due postazioni ben segnalate, quasi sempre rispettate dagli automobilisti “non elettrici” che non le invadono, nonostante il parcheggio sia quasi sempre pieno e regolato dalla sosta con disco orario a causa di un supermercato e del centro di Ortisei proprio lì vicino.

    La colonnina funziona perfettamente in tutte le occasioni in cui me ne servo. Sia con il portachiavi-card della EVWay che ho attaccato alla chiave della Range Rover Sport, sia utilizzando dallo smartphone la app EVWay. Attacco l’auto con il cavo fornito in dotazione dalla Land Rover, chiudo l’auto e in tre ore la batteria è completamente carica.

    Range Rover ricarica Ortisei

    Ricarica sotto la pioggia

    Anche in caso di temporale o di pioggia battente, il sistema non mostra alcun problema. In montagna, si sa, le condizioni meteo possono variare repentinamente anche d’estate. Ho colto l’occasione di un temporale estivo per realizzare un video che non avevo mai trovato in Rete, capace di mostrare cosa succeda realmente all’auto in ricarica sotto la pioggia battente.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo con VIDEO Ricarica elettrica della Range Rover Sport ibrida Plug-in sotto la pioggia battente.

    Range Rover ricarica sotto la pioggia

    Postazione di ricarica veloce Alperia a Selva di valgardena

    A Selva di Valgardena, proprio di fianco all’ufficio postale e a un passo dal centro della cittadina, c’è l’unico punto di ricarica veloce della Alperia in Valgardena. La colonnina è in grado di erogare fino a 50 kW di potenza sia con connettore Chademo, sia con connettore CCS.

    A me non serve la ricarica veloce, la range Rover Sport plug-in ha un sistema di ricarica a 7 kW e il vantaggio di ricaricare qui è quindi soltanto quello di poter utilizzare il cavo integrato nella stazione, invece di dover estrarre quella della Land Rover dal portabagagli.

    Ricarica selva Gardena Fabio Orecchini

    In questo caso, vista la presenza dell’erogatore direttamente sulla colonnina (come se si trattasse dell’erogatore di una pompa di benzina/gasolio self-service) ricaricare è ancora più semplice.

    Anche se bisogna fare attenzione a un passaggio in più da fare rispetto alla carica presso una colonnina standard. Dopo aver connesso l’auto, si deve tornare al display del punto di ricarica e avviare l’erogazione toccando il riquadro “Start” sullo schermo.

    Range Rover ricarica Selva Gardena

    Tutto più complicato a Bolzano

    Se la vita a Zero Emissioni a bordo della Range Rover nelle valli e sulle montagne si rivela molto semplice e gratificante, quando si entra nella città principale dell’Alto Adige le cose si complicano.

    Ci sono numerosi punti di ricarica segnalati dalla app EVWay, uno dei quali è molto comodo anche per chi deve recarsi alla stazione ferroviaria di Bolzano. Quindi scelgo di servirmi proprio di quello, situato in Piazza Verdi e indicato come punto di ricarica veloce.

    L’accesso alle postazioni di ricarica è a dir poco complesso, visto che si deve entrare praticamente “al contrario” rispetto al flusso di marcia del traffico. Forse si tratta di una situazione provvisoria e la viabilità sarà rivista in futuro… non so. Fatto sta che è complicato raggiungere la colonnina e non si ha nemmeno la completa certezza di aver fatto tutto rispettando il codice della strada per riuscire a portare l’auto nella corretta posizione.

    Una volta completata la manovra, tutto si svolge comunque nel migliore dei modi e dal punto di vista della ricarica nulla da eccepire.

    Range Rover ibrida ricarica a Bolzano

    Esperienza shock nella ricarica alla sede dell’Alperia

    Il bello, anzi… il brutto, arriva quando voglio provare la ricarica apparentemente più affidabile, cioè quella in Via Dodiciville proprio presso la sede centrale dell’Alperia a Bolzano. Qui rischio addirittura di rimanere appiedato… visto che al mio ritorno l’auto in ricarica è stata chiusa dentro il parcheggio e non c’è apparentemente modo di venirne fuori…

    Per conoscere i particolari clicca qui e LEGGI l’articolo Ahi Ahi Ahi Alperia. La Range Rover in ricarica viene chiusa dentro la sede a Bolzano!

    Rabe River in ricarica nella sede Alperia

    La colonnina incartata nella busta di plastica

    L’auto imprigionata non è unico problema che incontro ne cercare punti di ricarica a Bolzano, anche la colonnina di Via Perathoner – secondo la mia app EVWay funzionante e disponibile – non solo non funziona ma è addirittura incartata in un sacco di plastica nero.

    Colonnina Alperia incartata non funzionante Via Perathoner Bolzano

    Tutto OK a Bressanone

    Volendo mettere alla prova l’infrastruttura, fondamentale per permettere alla tecnologia ibrida plug-in di garantire buone percorrenze totali in modalità elettrica nel corso delle diverse giornate, dopo Bolzano vado a vedere la situazione  a Bressanone. Si tratta di una cittadina dalla posizione strategica per muoversi in Alto Adige.

    La stazione di ricarica migliore per visitare il centro ed essere poi in ottima posizione per raggiungere altre località, secondo le mie considerazioni è quella di Via Roma. La trovo facilmente e parcheggio. Qui un problemino ce l’ho con il portachiavi-card che non viene riconosciuto dalla colonnina.

    Provo però con la seconda possibilità a mia disposizione, cioè lo sblocco e l’avvio della ricarica dalla app EVWay, e tutto funziona benissimo. Auto riconosciuta, ricarica avviata correttamente.

    Ricarica Range Rover Bressanone

     

    Dopo poco più di tre ore e una piacevole passeggiata per le vie di Bressanone torno alla colonnina. Ha iniziato a piovere copiosamente ed è quindi il caso di muoversi.

    La ricarica è completa, l’indicatore segna di nuovo 50 chilometri di autonomia elettrica possibili e posso tornare verso le valli, i passi e la montagna così piacevoli a bordo della Range Rover Sport in modalità di marcia a Zero Emissioni.

    Ricarica Range Rover Bressanone

    ricarica presso l’Hotel

    Per provare un’ulteriore possibilità di ricarica offerta dal network EVWay, arrivo a Passo Pinei. Sono sulla strada per Castelrotto, subito sotto il famosissimo altopiano (d’inverno ampia stazione sciistica) dell’Alpe di Siusi.

    Nel parcheggio dell’Hotel Passo Pinei c’è una colonnina del Travel Network di EVWay. Funziona tutto ed è comodissima per ricaricare a metà strada tra diverse mete, oppure anche per cogliere l’occasione per un’escursione che parta direttamente dal Passo.

    Ricarica EVWay a Passo Pinei

    Range RoVer e Dolomiti matrimonio riuscito

    Viaggiare a Zero Emissioni sulle Dolomiti a bordo di una Range Rover è un’esperienza fantastica. Per chi ama la montagna, l’ambiente, le auto e la tecnologia. Mi hanno guardato in tanti mentre mi muovevo silenziosamente a pochi passi dalle rocce considerate tra le più belle del mondo.

    FO con range Rover Dolomiti paesaggio

    Molti si sono anche fermati, hanno aspettato che parcheggiassi ed hanno chiesto:

    Ma è elettrica? Ibrida ed elettrica? E’ l’auto giusta per venire in montagna.

    Beh, sono d’accordo con loro. Il viaggio da Roma l’ho fatto in modalità ibrida, facendo rifornimento di benzina nella normale rete autostradale. Poi ho iniziato a ricaricare regolarmente ed ho usato tantissimo la modalità elettrica. Ho rispettato l’ambiente, le Dolomiti e messo alla prova un’infrastruttura che ha bisogno di crescere e dimostrarsi più affidabile – come insegna l’esperienza di Bolzano – ma tra Bressanone, Ortisei, Selva di Valgardena, Passo Pinei verso Castelrotto ha dimostrato di funzionare molto bene.

    Il mio consiglio finale

    Le Dolomiti in Range Rover a Zero Emissioni rappresentano un’esperienza che consiglio a tutti. E che mi auguro possa diventare presto la normalità.

  • Ahi Ahi Ahi, Alperia. La Range Rover in ricarica viene chiusa dentro la sede a Bolzano!

    Viaggiare con la Range Rover Sport ibrida Plug-in nella provincia di Bolzano significa entrare in contatto quotidianamente con l’infrastruttura di ricarica elettrica dell’Alperia.

    Elettricità da rinnovabili

    L’Aperia genera elettricità principalmente da fonti rinnovabili, grazie ai numerosi e affidabili impianti idroelettrici che producono da decenni sfruttando dislivelli, bacini e corsi d’acqua che scorrono tra le montagne dell’Alto Adige.

    Per chi vuole muoversi a bordo di un’auto ibrida ricaricabile in modalità elettrica a Zero Emissioni, qui ci sono le migliori condizioni possibili. Tanta elettricità prodotta da fonti rinnovabili, centri abitati che distano tra loro poche decine di chilometri e sono spesso dotati di un’infrastruttura per le auto elettriche.

    Il punto di ricarica veloce presso la sede Alperia a Bolzano

    Quando leggo dalla app EVWay – con la quale mi muovo a bordo della Range Rover ibrida Plug-in per cercare i punti di ricarica e accedere al servizio – che è disponibile la stazione di ricarica posizionata proprio all’interno della sede di Bolzano della Alperia in Via Dodiciville, mi sembra subito una soluzione eccellente!

    Arrivo all’indirizzo seguendo le indicazioni del navigatore, trovo un cancello aperto, una sbarra che si apre immediatamente e due ottime posizioni di ricarica che offrono ricarica anche per auto con sistema Chademo e CCS fino a 50 kW di potenza (secondo le informazioni della app EVWay).

    A me interessa la Type 2 che è dotata di connettore proprio, quindi non devo nemmeno tirar fuori il cavo della Range Rover dal bagagliaio. Attacco l’auto, confermo l’avvio della ricarica dal display della colonnina e posso dirmi soddisfatto.

    Sono le 13,10 quando collego l’auto.

    Rabe River in ricarica nella sede Alperia

    La verifica dell’orario di operatività

    L’auto è parcheggiata nel modo indicato dagli spazi verdi a terra, la ricarica è avviata e l’informazione che ho è di una operatività 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Per scrupolo, visto che la mia esperienza mi porta a diffidare sempre di tutto, chiedo anche al ragazzo (che si vede nella foto qui sotto), che sta prendendo la sua bici dal parcheggio di fianco alla ricarica, se ha notizia di una chiusura degli spazi in orario successivo. Anche secondo lui non è possibile che chiudano, c’è dentro una colonnina di ricarica… e c’è la mia auto attaccata!!!… quindi… l’auto in ricarica non sarà chiusa dentro…

    Range Rover in ricarica elettrica nella sede Alperia a Bolzano

    Ecco le informazioni presenti nella app EVWay relative al punto di ricarica veloce in Via Dodiciville a Bolzano fornite dalla Alperia. E’ chiara l’operatività sette giorni su sette, ventiquattr’ore al giorno.

    Dettaglio 7/24 punto di ricarica sede Alperia Bolzano

    La sorpresa: auto in ricarica chiusa dentro e cancello serrato. Come faccio???

    Al ritorno dopo un giro per Bolzano, quando l’auto deve essere ormai carica visto che sono passate circa 4 ore dal momento in cui ho lasciato la Range Rover plug-in alla colonnina, trovo lo scenario che avevo temuto. Ma che – sinceramente – non mi sarei aspettato dalla ricarica secondo me più affidabile di Bolzano, quella direttamente nel parcheggio della sede Alperia!!

    L’auto in ricarica è chiusa dentro, il pesante cancello di metallo è chiuso e al citofono non risponde nessuno!

    Cancello chiuso sede alzerai con Range Rover in ricarica dentro

    Sono le 17,15 cerco qualcuno che posso “liberarmi” e non lo trovo.

     Ahi Ahi Ahi Alperia, ma che mi combini!?

    Anche andando a suonare al citofono dell’entrata principale del palazzo non succede nulla. Nessuno nella hall, tutto chiuso e nessuno che risponda al citofono. E l’auto in ricarica è chiusa dentro.

    Sede Alperia a Bolzano entrata principale

    La soluzione

    La soluzione arriva dopo circa mezz’ora, grazie a un addetto alle pulizie che passa per caso nella Hall del palazzo. Lo vedo e mi faccio vedere.

    Quel ragazzo fa qualcosa che va oltre le sue responsabilità, venendo a sentire le mie ragioni e poi aprendomi il cancello. E mi salva.

    Si tratta di un ragazzo africano che fa anche la battuta: Mi piacerebbe portarla in Africa a casa mia, quell’auto lì. Sarebbe proprio perfetta.

    La colonnina Alperia incartata in Via Perathoner

    L’auto imprigionata non è unico problema che incontro ne cercare punti di ricarica a Bolzano, anche la colonnina di Via Perathoner – secondo la mia app EVWay funzionante e disponibile – non solo non funziona ma è addirittura incartata in un sacco di plastica nero.

    Colonnina Alperia incartata non funzionante Via Perathoner Bolzano

     

    Colonnina imbustata a Bolzano Via Perathoner

    La nuova società Neogy insieme a Dolomiti energia

    L’Alperia ha dato vita da poco in un’alleanza al 50% con Dolomiti Energia, l’altro grande attore dell’energia del Trentino Alto Adige, alla nuova società Neogy completamente dedicata alla mobilità elettrica. L’obiettivo dichiarato è di dotare la regione mediamente di un punto di ricarica elettrica ogni 20 chilometri.

    Staremo a vedere. Le premesse dal punto di vista energetico ed economico locale sono ottime.

    Tornerò nei prossimi mesi a vedere. Sperando di non trovare più l’auto prigioniera mentre è in ricarica.

  • Porsche Taycan lancia la sfida ad alta tensione – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Porsche Taycan, la prima elettrica della casa di Zuffenhausen ha debuttato dopo 48 mesi di attesa.

    Quattro anni esatti visto che il primo concept, battezzato Mission E è apparso a settembre 2015, proprio mentre scoppiava il dieselgate, lo scandalo sulle emissioni truccate di Volkswagen che ha innescato un’onda d’urto su tutta l’industria dell’auto.

    Porsche Taycan Board Porsche al completo

    Due versioni

    La nuova Porsche 100% elettrica, disponibile in due versioni: Turbo da 500 kW (680 cv) e Turbo S da 560 KW (761 cv) e autonomia che supera i 400 km rischia di essere una vera spina nel fianco per Elon Musk e la sua Tesla Model S, che di primavere ormai ne ha troppe per essere davvero competitiva.

    Ecco la vera anti-Tesla

    Anzi Taycan rischia di essere la vera anti-Tesla. E questo ci fa capire una volta di più che le auto elettriche sono al momento un bel giocattolo per i pochi che possono spendere da 150 a 200 mila euro. La tecnologia di ricarica a 800 Volt è strepitosa ma conferma che per essere veloci nel fare il pieno le auto alla spina devono essere elitarie.

    Ma sì sa le tecnologie iniziano a diffondersi da prodotti fascia altissima e poi l’innovazione viene demineralizzata. Ma servono anni e peccato  che nel frattempo la politica europea spinge su auto elettriche di massa poco usabili e con enormi limiti.

    Elettrica ma “Turbo”

    Ritornando a Taycan è singolare la scelta del nome “termico” Turbo.

    Fa sorridere, ma in fondo da l’idea di potenza e prestazioni ed è difficile trovare nel lessico elettrico termini di analogo impatto emotivo. Già perché le auto elettriche pur super prestazionali rischiano di essere un po’ tutte uguale, noiose e insipide. Porsche riuscirà in questa sfida? 30mila ordini dicono di si, ma sentire il sound di una 911 è tutta un’altra emozionante musica.

  • Ferrari SF90 Stradale ibrida Plug-in mille cavalli grazie all’elettrico

    Amore Ferrari

    Finalmente è successo.

    Anche io, che sono innamorato delle Ferrari da quando ero piccolo, come moltissimi altri in tutto il mondo, ma che da un paio di decenni le vedevo scollate da quella che secondo me era l’innovazione decisiva in campo automobistico, con il singolo motore che andava trasformato in un vero e proprio sistema energetico multi-tecnologico, adesso posso tornare a dirmi Ferrarista. La serie speciale LaFerrari mi aveva già dato una piccola soddisfazione, dimostrando che se vuoi fare oggi una supercar, non puoi prescindere dall’elettrificarla.

    Però la Ferrari SF90 stradale è un’altra cosa. Non è una fuori serie, ma una Ferrari normale. Se questo si può dire per auto che costano come appartamenti in centro a Milano o a Roma. Ma si sa, il mito non è tale se non è inarrivabile. Inoltre non soltanto è ibrida-elettrica, cioè ha un motore a benzina e altri elettrici.

    Ma ha motori elettrici accostati alle due ruote anteriori e il modulo ibrido costituito dal V8 e dal terzo motore elettrico dedicato alla trazione posteriore. Quindi scompone il powertrain iniziando a metterne ogni pezzo dove i progettisti e i tester ritengono sia più opportuno. Dico iniziando perché questa è una strada senza ritorno. Se inizi a realizzare sistemi energetici invece che singoli motori, com’è successo a me, non torni più indietro. Il futuro è nei sistemi, non nelle singole macchine.

    Gli elementi del sistema

    Alla presentazione della Ferrari SF90 Stradale ibrida Plug-in a trazione integrale, chi ha il mio numero di telefono ne può essere testimone, ho inserito sul mio stato Whattsapp la foto della macchina e la scritta “The most fascinating energy system on Earth”, il più affascinante sistema energetico che ci sia oggi sul pianeta Terra. E lo confermo. Quella cuspide rossa è un sistema energetico, come una centrale termoelettrica a ciclo combinato cogenerativo, ma è anche passione, bellezza, storia, tradizione, qualità, prestazione, velocità. In una parola: Fascino. Nella SF90 Stradale ci sono alcuni elementi chiave.

    Motore V8

    Qui c’è poco da dire che non sia già noto. Il V8 Ferrari ha vinto per il quarto anno consecutivo il titolo di Engine of the Year a livello mondiale. Io sono nella giuria, lo conosco bene e ho visto come viene prodotto. Eccellenza pura.

    Batteria

    La batteria non è grandissima, non si può aggiungere troppa massa e allo stato attuale l’autonomia in sola modalità elettrica di 15 chilometri è data più per stupire col silenzio chi si aspetta il sound e creare suspence fuori e dentro l’auto su quando partirà il motore tradizionale, col suo inconfondibile rombo, che per reale convinzione. Molti a Maranello giurano che la Ferrari elettrica non ci sarà mai. E molti dicono di non volerla. Quei pochi chilometri servono forse resettare il pensiero pre-confezionato di queste persone. Vedremo se il silenzio pre-sound servirà a far cadere questi tabù. Oppure li rafforzerà.

    Motori elettrici

    Prima della presentazione dell’auto, in una puntata di Emissione Impossibile che realizzo con Alessandro Lago, direttore di Motor1.it, non si sapeva nulla della nuova Ferrari. Soltanto che sarebbe stata ibrida e che avrebbe raggiunto i 1000 cavalli di potenza. Quei due elementi secondo me significavano che doveva avere 3 o 4 motori elettrici, oltre al motore a pistoni. Per sfruttare la trasformazione da auto a motore a sistema energetico e per mettere a terra efficacemente una tale potenza. I motori sono 3, ma l’appetito viene mangiando e in prossimi modelli aspettiamocene 4 o 5, uno per ruota, più uno accoppiato al motore a combustione interna.

    Che futuro fa

    Il futuro della Ferrari è nella coerenza col suo passato. Ma l’interpretazione di questo concetto sarà oggetto di disputa tra chi crede che significhi conservazione totale della tradizione motoristica fatta di bielle e pistoni, e chi invece ritiene che il marchio debba essere capace di trasformare le sue abitudini. Con la SF90 hanno vinto questi ultimi, ma la partita è solo all’inizio.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino

    La mia opinione è che la strada appena iniziata non debba essere assolutamente lasciata.

    Anzi. L’auto di ieri era composta da un motore, un telaio e quattro ruote. Ed era di una complessità incredibile per la sua epoca, riuscire a farla funzionare senza intoppi era vera conquista. Oggi la complessità è nell’integrazione di elementi storicamente diversi e incompatibili.

    Elettronica, informatica, telecomunicazioni, trazione elettrica, materiali avanzati, sicurezza, prestazioni, riciclabilità e zero emissioni.

    passione Ferrari

    Se avrà tutto questo, insieme alla storia, sarà una Ferrari. E sarà passione per sempre.

    Clicca qui e LEGGI anche il RUGGITO di Mario Cianflone sulla Ferrati SF90 Stradale.

  • Kia e-Soul elettrica convince anche l’Hotel di Lusso a Milano – Dossier

    La mobilità sostenibile è uno dei punti di forza della strategia Kia e l’elettrica e-Soul ne è l’emblema dal punto di vista del design.

    E’ proprio la Kia e-Soul a portare la mobilità a zero emissioni nell’offerta di uno degli Hotel di lusso più noti di Milano.

    Accordo tra Kia Italia e l’hotel 5 stelle lusso ME Milan Il DUca

    La divisione italiana del marchio sudcoreano e l’hotel 5 stelle lusso ME Milan Il Duca hanno siglato un accordo proprio per promuovere la mobilità a zero emissioni nel cuore di Milano. Grazie a questa intesa, la struttura alberghiera in piazza della Repubblica 13 a Milano, sarà una Kia e-Soul.

    Grazie ai suoi 452 km di autonomia, Kia e-Soul si colloca ai vertici di categoria dell’offerta di veicoli   elettrici presenti oggi sul mercato, aggiungendo un design d’avanguardia a prestazioni da vera prima della classe.

    Un’auto che rispecchia lo spirito di Meliá Hotels International e di ME Milan Il Duca attenti ad offrire ai propri clienti le migliori soluzioni che coniugano design ed ecosostenibilità, per vivere la città metropolitana con il massimo comfort senza alcun impatto sull’ambiente.

    Le dichiarazioni

    ‘’Siamo molto lieti di poter celebrare questo accordo che contribuisce alla crescita della percezione del nostro brand. – spiega Giuseppe Mazzara, Marketing Communication & PR Director di Kia Motors Company Italy – Avvicinare una vettura come e-Soul a una struttura di prestigio indiscusso come ME Milan Il Duca è una grande occasione per far conoscere la qualità e l’avanguardia tecnologica dei prodotti Kia a un pubblico di alto livello.

    L’offerta di Kia per la mobilità elettrica si colloca ai vertici di categoria e come tale deve essere celebrata con collaborazioni prestigiose’’.

    ‘’Siamo felici di espandere la nostra ospitalità lifestyle alla mobilità con un partner come Kia che ci garantisce un approccio sostenibile, innovativo e soprattutto 100% elettrico per i nostri ospiti’’ ha concluso Alessandro Misani, ME Brand Ambassador.

    Kia e-Soul

    Kia e-Soul

    Kia e-Soul in due versioni

    Kia e-Soul è offerta in due versioni completamente elettriche, long-range equipaggiata con batterie da 64 kWh e mid-range da 39.2 kWh. Grazie alle batterie di nuova generazione, e-Soul offre fino al 30% in più di efficienza energetica rispetto maggiori competitor di mercato.

    All’esterno Kia e-Soul ripropone i moderni gruppi ottici a LED: i paraurti, sia quelli anteriori che posteriori sono stati completamente rinnovati e hanno il duplice ruolo di essere non solo gradevoli allo sguardo, ma che grazie alla superficie liscia e levigata migliorano l’efficienza e l’aerodinamica.

    Le dimensioni risultano essere compatte: stiamo parlando di una lunghezza di 419 cm (più 5,5 cm rispetto al modello precedente); mentre il passo cresce di 3 cm e si porta a 260 cm. Disponibili i nuovi cerchi in lega da 17 pollici a cinque razze e, sempre in materia di personalizzazione, si sottolinea la possibilità di creare varianti bi-color destinate a “far staccare” non solo il tetto, ma anche le calotte degli specchietti esterni. La stessa vivacità si riproduce anche all’interno con la possibilità di ricreare la tonalità bicolore.

    Mid-Range Batteria 39,2 kWh

    Due le versioni differenti per quanto riguarda le batterie per l’alimentazione elettrica. Si parte dal mid range da 39,2 kWh con motore elettrico da 100 kW, l’equivalente di 136 CV per i nostalgici del termico – e una coppia massima di ben 395 Nn. Di fatto abbiamo a che fare con un incremento di potenza, rispetto ad una Kia Soul elettrica usata, di addirittura il 23%.

    Long Range Batteria 64 kWh

    Migliora così anche l’autonomia che con una singola ricarica ci consente di viaggiare per non meno di 277 km. La versione long range da 64 kWh ha un motore da 150 kW (204 CV) e la medesima coppia della versione più compatta con l’autonomia che supera la soglia dei 400 km.

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    Il momento chiave è la ricarica, ecco il video