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  • Microchip, ecco i dieci punti dell’auto dove ce ne sono di più

    Dove sono i microchip in un’auto moderna? Ecco dieci applicazioni dove sono più numerosi.

    1. Powertrain

    Il powertrain, cioè il sistema energetico di bordo, quello che fa muovere ogni auto, senza microchip rimane fermo come una pietra. In base alla tecnologia di trazione dell’auto, dai microprocessori dipendono il motore, le batterie, i motori elettrici, l’elettronica di potenza e anche il cambio.

    Microchip e motore

    2. Motore a benzina o diesel

    Se a bordo c’è un motore a combustione interna, sia a benzina che diesel, il sistema di iniezione del combustibile, il controllo della combustione e l’irrinunciabile trattamento gas di scarico, che comprende sistema di ricircolo, catalizzatore, alimentazione e dosaggio dell’urea nei motori a gasolio, senza chip non funzionano.

    3. Controllo trazione e stabilità

    Ma anche il comportamento su strada, ottenuto grazie al controllo elettronico della trazione e della stabilità di marcia, è ormai progettato dando per scontata la presenza nel sistema di microcircuiti.

    4. Impianto frenante

    L’impianto frenante dipende da microchip per l’azionamento controllato e differenziato sulle quattro ruote, il controllo di ogni singolo freno, il monitoraggio dello stato del sistema e della temperatura. Quasi tutto, insomma.

    Abitacolo e microchip

    5. Abitacolo

    Entrando nell’abitacolo, il navigatore ha microchip che permettono il funzionamento dello schermo, del processore, dove presente anche del cd, oltre che naturalmente dell’essenziale sistema di posizionamento Gps.

    6. Strumentazione conducente

    L’intera strumentazione a disposizione del conducente poi, dal pannello di controllo, al display, al computer di bordo e fino ai singoli indicatori, non può nemmeno accendersi senza l’attivazione di piccolissimi ed essenziali chip.

    7. Infotainment

    Quello che oggi viene chiamato infotainment e tutte le nuove funzioni collegate alla connettività dei veicoli (radio, riproduzione audio, telefono, scambio dati) sono un vero e proprio feudo dei microchip all’interno di ogni vettura.

    Infotainment e microchip

    8. Sicurezza e assistenza alla guida

    Le sempre più numerose tecnologie per la sicurezza e l’assistenza alla guida, dagli airbag, alle cinture di sicurezza con pretensionatore, fino ai sensori parcheggio, al radar, alle videocamere, al cruise control e alla modalità di mantenimento corsia, come anche la frenata d’emergenza, hanno bisogno di microchip addirittura su più livelli dell’architettura elettronica che le fa funzionare.

    9. Climatizzatore

    Il climatizzatore senza chip non sa nemmeno misurare la temperatura. Per riuscire a regolarla in accordo alle volontà di chi è a bordo ha bisogno di ulteriori microcircuiti, inseriti in più complessi sistemi elettronici miniaturizzati.

    Microchip

    10. Luci e tergicristalli

    A semiconduttori e circuiti stampati è affidato anche il funzionamento di due elementi apparentemente semplici, come le luci e i tergicristalli. Il fascio luminoso, la sequenza di attivazione dei led, gli stessi indicatori di direzione, così come il sensore di pioggia o la regolazione della velocità delle spazzole sul parabrezza dipendono tutti da quel piccolo, poco costoso, ma oggi a volte introvabile componente.

    Clicca qui e leggi l’articolo sulla nuova fabbrica di semiconduttori in Germania: Intelligenza artificiale e gemello virtuale, quella della Bosch a Dresda è veramente la fabbrica del futuro.

  • La rivoluzione non si fa da soli – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Ci sono due lezioni che scaturiscono dall’affaire Renault Fca. La prima è che l’industria dell’auto è e resta strategica dal punto di vista economico come si è visto dall’intervento del governo francese che di fatto ha fatto saltare l’accordo. Giochi di potere e posti di lavoro in ballo testimoniano che l‘automotive è un cardine industriale sul quale ruotano interessi enormi, il benessere di un Paese e di famiglie.

    Questo ci deve far ricordare che l’Auto non deve essere massacrata dalla politica o da normative di decarbonizzazione fortemente viziate da ecoideologie tecnologiche. Ci vuole buon senso, non crociate che poi fanno danni come nel drammatico caso della fabbrica di Bridgend nel Galles che Ford ha deciso di chiudere lasciando a casa 1.700 persone perché a causa delle normative “CO2 2020” prevede un crollo della domanda di motori tre cilindri da 1.5 litri costruiti in quell’impianto. Al posto di un piccolo 1.500 cc Ford userà il mille prodotto in altre strutture. Poi vedremo quanta C02 farà risparmiare un motore cosi piccolo su auto di grossa taglia.

    La seconda lezione che arriva da questi tumultuosi giorni automobilistici è più semplice: senza investimenti rilevanti, senza tecnologie di nuova generazione la trasformazione elettrica e digitale dell’automotive diventa impossibile. Molti costruttori, e in questo Volkswagen è un caso di scuola, hanno investito miliardi in piattafome modulari predisposte per ibride ed elettriche, hanno scommesso cifre enormi per aprire una porta sul futuro (anche quello dei modelli con powertrain tradizionali) e ci stanno entrando. E nascono anche nuove alleanze come quella tra Bmw e Jaguar Land Rover per lo sviluppo di tecnologie per le auto alla spina. Questo avviene perché l’unione fa la forza per ridurre gli ingenti costi di sviluppo.

    Da soli non si può stare, l’industria dell’automobile è ormai un network di attori che condividono e competono. E Fca da sola, senza una partnership di peso, rischia di stare fuori dalla rivoluzione in corso nel mondo dell’automotive e della mobilità futura.