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  • L’automobile è dimenticata

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    L’automobile è dimenticata da tutti.

    Cosa è l’automobile? La risposta è difficile, dovrebbe essere molto articolata perché l’auto è tante cose. E sono tutte importanti.

    Tuttavia, per limitarci all’ambito dei difficili tempi che stiamo vivendo a causa del Coronavirus, la macchina è principalmente due cose: il più versatile e sicuro (dal punto di vista virale) strumento di mobilità ed è anche uno dei principlali motori dell’economia italiana ed europea.

    Nessuna difesa

    L’industria dell’auto con tutta la sua filiera e i consumi ad essa connessi (con tanto di belle accise che alimentano il gettito fiscale degli stati) è strategica e fondamentale per rilevanza sul Pil (con percentuali a due cifre), numero di occupati e rilevanza sociale visto che è e resta il secondo acquisito più importante dopo la casa.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Eppure l’auto nell’era Covid-19 non è difesa, protetta e agevolata.

    Anzi è ostacolata, osteggiata e danneggiata da antiche idelologie anti-auto reicarnate in ambintalismo modaiolo e gretino, quello propagandato da politici  aristo-green, con la casa in centro e la bici a scatto fisso nel cortile.

    Del resto anche negli interventi del premier si citano strategie e inziative per il settori importanti come il turismo e lo sport, ma l’auto no.

    Inspiegabile imbarazzo

    La macchina viene nascosta, l’automobile è dimenticata. Si parla di trasporti, di mobilità alternativa ma mai una parola, una strategia, neppure da parte delle tante, forse troppe, task force di supermanager su come sostenere la mobilità a quattro ruote che è quella di chi lavora, quella delle famiglie, dei pendolari che non trovano più posto in treno.

    Si fa finta di nulla: troppo difficile ammetere il valore dell’auto dopo averla usata per decenni come capro espiatorio per l’inquinamento e vacca da mungere per fare cassa.

    Basta leggere il piano “Milano 2020 Strategia di adattamento”, per mettersi le mani nei capelli. La bicicletta e il modaiolo monopattino (oggetto che pare avere potenzialià magiche) sono al centro del programma.

    Esiste solo la bici

    Giusto, l’uso della bici e delle due ruote (ma non con il motore a scoppio perché gli scooter sono brutti e cattivi) va consigliato, perché il traffico in una città come Milano diventerà un inferno (con i mezzi pubblici a capacità ridotta e la paura delle persone).

    Parcheggio bici auto dimenticata

    Chi può (e ha voglia ed energie) pedali, magari perché abita a 3 km dall’ufficio, ha una vita regolare tutta casa famiglia, non deve fare la spesa tornando dall’ufficio, gestire bambini, genitori anziani e non deve muoversi durante la giornata.

    Non è ammissibile approfittare di questa situazione drammatica causata dal coronavrus per realizzare decine di km di ciclabili per tutta la città che hanno un solo scopo. Ancora una volta si attuano politiche di becero traffic calming (compresi gli spazi per i locali da aperitivo sottratti ai posteggi).

    Non si pensa alla condivisone delle strade ma a ridurre carreggiate con ciclabili inutili e le macchine a 30 km/h (i grandi assessori di Milano lo sanno che inquinano di più?).

    Milano, è bene chiarirlo, non è Copenhagen.

    Un piano di mobilità emergenziale non può essere realizzato in funzione degli interessi permanenti di ciclomaniaci (un bel bacino di voti) o su misura per le esigenze di millennials in gran forma fisica, senza famiglia e con uno stile di vita basato su spostamenti limitati.

    Solo traffico e inquinamento

    Se l’automobile è dimenticata in fase di pianificazione, il risultato sarà ancora più traffico e più inquinamento.

    Automobile dimenticata solo traffico e inquinamento

    Insomma creano il problema per dare la cura: nuovi blocchi del traffico, magari spacciando ancora la correlazione smog = veicolo di contagio facendo pure confusione con le emissioni di CO2.

    Insomma, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a politici che stanno strumentalizzando una situazione per istaurare il regime del gretismo.

    Putroppo il mondo reale non è quello dei salotti intellettuali di Milano frequentati dagli aristogreen e servirebbero politiche per la mobilità serie e pragmatiche, ma è chiedere troppo. E il sospetto della malafede si fa sempre più forte.

  • Mobilità cafona – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Mobilità dolce? Ecologica e condivisa? Anche no.

    Benvenuti nella giungla

    No grazie se trasforma le città in una giungla senza regole. Non si può tollerare di muoversi con qualsiasi mezzo e trovare bici contromano, biker che fanno consegne sfrecciando sui marciapiedi incuranti di regole e del normale buon senso. Per non parlare di quelli che credono di salvare il mondo dal petrolio muovendosi come api impazzite con monopattini e segway senza aver la minima idea del pericolo.

    I maleducati del Carsharing

    E poi ci sono gli automobilisti che usano il carsharing.

    Fra di loro si annida il peggio del peggio. Favoriti da politiche di mobilità che vedono nella condivisione delle auto una sorta di simbolico valore technomarxista assoluto, credono di poter parcheggiare ovunque. Tanto la macchina mica è loro.

    E come guidano? Spesso in modo demenziale. Tanto, come sopra, l’automobile non è di loro pertinenza. E allora chissenefrega.

    Car2Go

    Ci sono quelli con le Smart di Car2Go che fanno a gara con gli scooter e zigzagano senza senso con il cellulare in mano. Se li incontri e sei in scooter rischi di avere davvero paura.

    Enjoy

    Poi ci sono i piloti delle 500 di Enjoy che tengono il cellulare in mano perché la società di noleggio (lo sharing è noleggio!) ha montato un supporto che è demenziale (ci sta forse un vecchio iPhone o un Galaxy obsoleto) e il navigatore non c’è. E anche loro guidano nel totale disprezzo del codice della strada.

    DriveNow

    E poi magari di sera arrivano loro; i gran piloti di Mini e Bmw firmate DriveNow che conducono auto premium senza rispetto per gli altri utenti della strada e anche per le macchine stesse.

    Maltrattamenti urbani

    E su questo si apre un capitolo; possibile che gli utentI di veicoli in sharing (bici e scooter compresi) devono maltrattare questi oggetti? E infatti spesso sono in condizioni pietose e non per colpa delle società di noleggio.

    Tutt’altro. Ma solo per una assoluta manca di senso civico e di rispetto degli altri. E ci saranno problemi se nessuno pone un freno, a questi comportamenti magari perché l’obiettivo è quello di non creare ostacoli alle nuove forme di mobilità ammantate di valori ecogreen. 

  • IL RUGGITO – AIUTO LA STRADA E’ PIENA DI “STRANE COSE”

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE
    Micromobilità.
    Bel parolone di moda che nasconde l’ultima hype eco green super cool del momentO.
    i monopattini elettrici e i loro, più o meno sofisticati, simili che spaziano dagli overboard (gli skate a batteria con le ruote ai lati) ai vari Segway.

    Sono oggetti divertenti ma il dramma è cercare di trasformarli in veri veicoli, in mezzi di trasporto per i microspostamenti sostenibili.

    Al momento questi “cosi” non sono omologati, sono in un limbo del codice e non è possibile usarli in strada o sul marciapiede. Si attendono provvedimenti normativi e set di regole e nel frattempo i buoi sono scappati dalla stalla con il placet di amministrazioni comunali come quella di Milano che ha addirittura dato le autorizzazioni a una società che fa sharing di monopattini a batteria.

    Mancano le regole in un mondo dove le regole quasi mai si rispettano. E in città impestate da ciclisti contromano e sui marciapiedi sono arrivati anche i monopattinatori che sfrecciano con le ali sotto in piedi.

    Sono mezzi pericolosi, usati spesso senza perizia e in un Europa che vuole fare della sicurezza stradale un punto fermo, permettere la circolazione di questi veicoli sembra essere una follia quando anche gli scooter hanno l’Abs.

    E lo è a maggior ragione senza regole: qualcuno ha idea di cosa succede se uno di questi investe una persona e la ferisce o la uccide? E trovarsene uno contromano mentre si guida un’auto o si è in sella a una moto, a uno scooter o una bici? E che dire di passeggiare sereni e farsi buttare in terra da uno genio a ruote sul marciapiede?

    A parte il fatto che un trauma spinale fa forse più male dell’NOx (provate a cadere di schiena con un overboard) in molti casi si tratta di prodotti di qualità infima: mal costruiti e poco sicuri.

    Certo ce ne sono di belli e ben fatti come lo Xiami che meriterebbe una vera omologazione, mentre altri sono giocattoli spacciati per veicoli al servizio della mobilità green rigorosamente “no oil”.

    Se la mobilità è micro allora meglio andare a piedi.