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  • Volkswagen elettrica vs Diesel chi emette più CO2

    Volkswagen confronta auto elettrica vs diesel e calcola chi emetta più CO2 su tutto il ciclo di vita.

    Il calcolo della Volkswagen mette a confronto una Volkswagen Golf elettrica e-Golf con una Volkswagen Golf TDI Diesel valutando il loro impatto ambientale nell’intero ciclo di vita (LCA – life cycle assessment), quello che in gergo viene definito “cradle-to-grave” ovvero dalla culla alla tomba.

    Com’è fatto il calcolo

    L’analisi certificata comunicata dalla Volkswagen prende in esame tutto il ciclo di vita dei due modelli.

    Partendo da prima che l’auto arrivi su strada e il vettore energetico dentro il serbatoio o la batteria. Passando per l’utilizzo su strada, quello che io definisco il durante nel mio schema di valutazione. Arrivando a dopo che l’auto abbia concluso la sua funzione utile alla mobilità e venga rottamata. (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su Emissioni auto e Ciclo di vita).

    Vince l’elettrico, emette meno CO2

    Secondo le valutazioni di Volkswagen, considerando tutto il ciclo di vita una Golf TDI Diesel produce in media 140 g/km di CO2 mentre una Golf elettrica e-Golf si ferma a 119 g/km.

    Risultati neppure troppo distanti, ma con una composizione nettamente diversa.

    Volkswagen Golf TDI Diesel vs e-Golf elettrica

    Per la versione Diesel ben 111 g/km del totale sono generati dal carburante, ovvero dalla sua combustione e dalle emissioni generate durante tutta la catena che va dall’estrazione del petrolio fino all’emissione del gasolio alla pompa.

    Nella fase di vita attiva la e-Golf emette 62 g/km, derivanti dalla generazione di energia elettrica e dalla sua distribuzione considerando il mix medio attuale in Europa.

    I rapporti si ribaltano per la complessa e articolata fase di costruzione dell’automobile: la TDI causa l’emissione di 29 g/km di CO2 contro i 56 g/km della elettrica. La colpa è della quantità di energia necessaria a produrre la batteria e ad estrarre i minerali che la compongono.

    L’ammortamento ambientale

    Questa struttura porta anche ad un diverso ammortamento ambientale: da questo punto di vista, la Volkswagen e-Golf comincia a produrre benefici rispetto alla TDI dopo 125mila km.

    I margini di miglioramento

    L’elettrica però ha maggiori potenzialità di miglioramento. Se infatti tutta l’energia elettrica utilizzata per marciare provenisse da fonti rinnovabili, i 62 g/km di CO2 si ridurrebbero a soli 2 g/km.

    L’impronta totale sul ciclo di vita di una e-Golf può arrivare così a 59 g/km (contro i 140 g/km della Diesel).

    La situazione per la Volkswagen ID del 2020

    La futura auto elettrica Volkswagen ID. prevista nel 2020, secondo le informazioni fornite dalla VW, avrà una batteria che potrà vantare un’impronta di CO2 inferiore del 25%. Vantaggio che, in caso di utilizzo di energia da fonti rinnovabili, può arrivare fino al 50%.

    Considerando che la batteria pesa per il il 43% sul bilancio totale, si può ipotizzare che un ID. alimentata solo ad energia verde possa far fermare il conteggio delle sue emissioni su tutto il ciclo ben sotto i 45 g/km.

    L’approccio della Volkswagen

    Lo studio è interessante perché offre una quantificazione precisa dell’impronta ambientale, scomponendone la struttura e permettendo di identificare il ruolo di ciascun segmento di cui è composta. Questo è ciò che si deve correttamente fare in un’analisi LCA, ma segna un vero cambio di passo nell’approccio di un grande costruttore rispetto all’analisi delle emissioni.

    Nel caso specifico, tale strumento è stato utilizzato per confrontare lo stesso prodotto dotato di due sistemi di propulsione diversi sulla base di una percorrenza di 200.000 km.

    Il riciclo delle batterie al litio

    Da questa quantificazione non è ovviamente esclusa quella, altrettanto problematica, del riciclo delle batterie, per il quale l’Italia è in prima fila per arrivare per prima con la tecnologia migliore (Clicca qui e LEGGI articolo Riciclo Made in Italy per le batterie al litio)

    A questo proposito, anche la Volkswagen ha avviato sin dal 2009 un progetto denominato LithoRec. E sta sperimentando nel suo impianto pilota di Salzgitter un processo di fine vita che permetta il riciclo della preziosa polvere nera (chiamato anche black mass) contenente proprio il Litio, il Cobalto, il Manganese e il Nichel che possono essere riutilizzati per nuove batterie. (Clicca qui e LEGGI l’articolo Riciclo batterie al litio Volkswagen inizia la corsa industriale)

    Tale tema preoccupa molto le case automobilistiche visto che, per la normativa europea, i costi di riciclo dei veicoli prodotti sono a loro carico e le batterie contengono diversi elementi chimici il cui recupero è essenziale anche per mettere in sicurezza tutta la filiera di approvvigionamento e, se possibile, internalizzarla almeno in percentuale per prenderne il controllo.

    In ogni caso, vista la durata degli accumulatori e la possibilità che abbiano una seconda vita dopo quella vissuta a bordo delle auto,  la Volkswagen prevede che il riciclaggio delle batterie non rappresenterà un problema rilevante fino alla fine del prossimo decennio.

    L’indice di decarbonizzazione

    La casa tedesca ha infine creato un indice di decarbonizzazione denominato DKI che misura le tonnellate di CO2 equivalente prodotta in totale da un veicolo nel suo intero ciclo di vita. Nel 2015 Volkswagen era a 43,6 e per il 2025 l’obiettivo è di tagliarlo del 30% per l’intero gruppo.

    Segno che la lotta alle emissioni, quella condotta a tutto campo, sarà molto più lunga e difficile di quella considerata solo al tubo di scarico.

  • Zero Emissioni allo scarico le strade possibili

    Per arrivare alle Zero Emissioni allo scarico le strade possibili sono diverse.

    Ciclo di vita

    La cosa da avere bene in mente è che l’auto a zero emissioni è veramente tale soltanto se si eliminano gli inquinanti prodotti durante tutto il ciclo di vita (clicca qui e LEGGI l’articolo con VIDEO su Emissioni auto e ciclo di vita) del veicolo e del vettore energetico utilizzato, non soltanto quelli allo scarico.

    Quanto vale l’utilizzo su strada

    La parte più consistente delle emissioni, però, per le automobili benzina o diesel di oggi, viene rilasciata proprio durante la marcia su strada, e non in fase di produzione o di dismissione del veicolo, né in quelle di estrazione, trasporto e distribuzione del combustibile.

    Per auto che vengono utilizzate fino a 100-150.000 chilometri di percorrenza prima di essere rottamate, parliamo del 70-80% delle emissioni rilasciate su strada rispetto al totale.

    Gli inquinanti sbuffati fuori dall’auto, inoltre, sono spesso immessi nell’ambiente in luoghi abitati, quindi la loro pericolosità per un’azione diretta sulla salute umana è molto critica. E questo lo percepiamo tutti anche direttamente nella nostra esperienza quotidiana, quando transitiamo a piedi in una strada altamente trafficata.

    Quindi azzerare la presenza di inquinanti nei fumi di scarico è una priorità.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze

    Per raggiungere le zero emissioni inquinanti al tubo di scappamento, ci sono due grandi famiglie di possibili azioni. La prima prevede che l’auto non cambi, o cambi poco, e si adotti invece un combustibile diverso rispetto a quelli attuali. L’altra possibilità invece, è che cambi anche l’auto, oltre al combustibile, che in questo caso è meglio definire in modo più ampio come vettore energetico.

    Prima possibilità

    La prima via, quella che cambia ben poco la tecnologia energetica dell’auto, che continua ad avere un motore a combustione interna come oggi, e piace ovviamente molto ai costruttori. In pratica è la stressa soluzione che vediamo applicata con i combustibili gassosi come Gpl e Metano. Che non azzerano le emissioni ma le abbassano notevolmente allo scarico. E che arriva ai biocombustibili come il biodiesel per le auto alimentate oggi a gasolio, il bioetanolo per quelle a benzina, il biometano per quelle a gas naturale.

    O anche l’idrogeno, utilizzato però in motori termici (come era per le Bmw a idrogeno dei primi anni Duemila). A ben guardare le emissioni di inquinanti non arrivano ad essere nulle, ma quelle di CO2 possono arrivarci.

    Perché il carbonio immesso in atmosfera dalla combustione di un biocombustibile è esattamente quello che l’organismo biologico con cui è prodotto aveva sottratto all’atmosfera durante la sua crescita. Ci sono emissioni allo scarico, quindi, ma a bilancio totale nullo per l’ambiente. Ed è questo che conta per gli equilibri climatici.

    Per le Zero Emissioni allo scarico le strade possibili sono due.

    Seconda possibilità

    La seconda via, invece, prevedendo che cambi tutto apre la strada all’auto elettrica a batterie e all’auto a idrogeno con celle a combustibile.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su Auto elettrica la rivoluzione senza istruzioni per l’uso)

    In questo caso le emissioni inquinanti allo scarico sono certamente nulle, tanto che nel caso dell’auto a batterie lo scarico nemmeno esiste. Mentre in quella a idrogeno c’è ma fa uscire soltanto vapore acqueo puro e totalmente innocuo.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su Idrogeno attenti al grande ritorno)

    E’ la strada più ambiziosa ma ha bisogno di nuove infrastrutture, investimenti, praticamente di un nuovo sistema economico-industriale che le si formi addosso. E prevede tecnologie non così mature da costare quanto quelle attuali, né garantisce tutte le comodità di utilizzo alle quali siamo abituati.

    Con l’auto elettrica non si fa il pieno in due minuti e con un pieno non si fanno 800 chilometri, come avviene invece frequentemente con auto diesel di oggi. Per l’idrogeno l’intero sistema è da mettre in piedi. E in entrambi i casi l’auto diventa a trazione elettrica, quindi cambiano anche le sensazioni di guida. Elemento che molti appassionati vedono come piuttosto indigesto.

    Che futuro fa.

    Il futuro, viste soprattutto le normative che impongono in Europa di abbassare nettamente le emissioni di CO2 per le auto al 2020-21 e poi al 2025 e al 2030, quando si dovrebbe arrivare a poco più di 60 grammi al chilometro di CO2 in media e con i nuovi cicli di omologazione pienamente a regime, è dell’elettrificazione.

    L’auto elettrica a batterie è destinata a diffondersi significativamente nel corso di questo decennio, tutti i grandi gruppi mondiali hanno già programmato investimenti, impianti industriali e lanci di prodotto.

    L’idrogeno al momento è al palo, ma non è detto che ci rimanga a lungo.Perché se l’auto cambia decisamente e con essa anche il sistema energetico, può trovare un suo ruolo strategico.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    La mia opinione è che per arrivare a Zero Emissioni allo scarico le strade possibili vadano percorse velocemente. Penso che non vadano abbandonati i biocombustibili, utilizzati convenientemente in miscela con i combustibili tradizionali: avviene già oggi per il biodiesel nel gasolio, si diffonderà anche per il biometano nel gas naturale e probabilmente per il bioetanolo di prossima generazione, anche se oggi questa strada è poco trattata dalla discussione pubblica.

    Per quanto riguarda l’auto elettrica, un’elettrificazione efficace – mentre l’infrastruttura cresce e la tecnologia diventa competitiva – passa secondo me per l’ibrido Full-Hybrid e l’ibrido Plug-in.

    I costi sono maggiormente gestibili e l’infrastruttura non è strettamente necessaria per conservare la libertà di muoversi che è una prerogativa dell’automobile.

  • Emissioni delle auto e Ciclo di vita

    Si fa presto a dire emissioni. Emissioni delle auto e ciclo di vita sono strettamente correlati.

    Per capire di cosa stiamo realmente parlando e quali siano le opzioni per ridurre l’impatto ambientale di ogni prodotto, auto compresa, si deve analizzare infatti analizzare l’intero ciclo industriale, se non addirittura socio-economico-ambientale, che lo riguarda.

    L’automobile, infatti, è fatta di un prima, un durante e un dopo. Ha cioè, un intero ciclo di vita – questa è la definizione corretta – che va attentamente valutato per arrivare a risultati significativi in termini di emissioni e impatto ambientale.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    Parlando di emissioni auto e ciclo di vita la sfida è tra tre tempi della stessa partita, o tra tre atti della stessa rappresentazione.

    Prima

    Cioè quello che avviene prima che l’auto inizi a svolgere la sua funzione, quella per cui viene acquistata e messa su strada. Il prima ha a che fare con l’estrazione, il trasporto, la prima lavorazione dei materiali grezzi, la produzione e l’assemblaggio dei componenti e poi dell’auto completa. Poi c’è la distribuzione, fino alla concessionaria di consegna al cliente finale.

    Questa è la frazione più complessa dell’intero ciclo, perché vede arrivare materiali e pezzi da diverse aree del mondo. Operazioni realizzate utilizzando l’energia e la logistica disponibile ed economicamente conveniente in ogni situazione specifica.

    E’ difficilissimo capire e ricostruire esattamente cosa succeda nel “prima” e con la delocalizzazione e la globalizzazione del sistema industriale il rischio di avere pezzi di processo che finiscano fuori controllo è molto elevato.

    Durante

    Quello che succede durante l’utilizzo è sotto gli occhi di tutti ed è l’elemento più osservato, normato e discusso tra i tre effettivamente responsabili delle emissioni. Stiamo parlando delle emissioni inquinanti, regolate su tutti i principali mercati e limitate in Europa dalle normative di omologazione arrivate oggi ad Euro 6, anzi Euro 6 D-Temp per essere precisi, che diventerà Euro 6 pieno a partire dal 2020 e 2021 per auto di nuova omologazione e immatricolazione.

    E delle emissioni di CO2, quindi del consumo chilometrico di combustibile fossile. Anch’esse limitate da normative europee e destinate ad arrivare a circa 95 g/km nel 2020-2021 e poi a scendere ancora fino a poco più di 60 g/km nel 2030 secondo gli orientamenti attuali. (Clicca qui e LEGGI articolo e VIDEO Emissioni e cambiamenti climatici, l’incredibile bugia).

    Dopo

    Il fine vita delle automobili rappresenta la fase di rottamazione. E’ ben normato per quanto riguarda il recupero dei materiali ma anche questo si presta a situazioni di poca chiarezza e va assumendo nuova importanza man mano che nelle auto aumenta la percentuale di componenti informatici, elettronici, elettrici con il conseguente aumento di materiali una volta assenti, come metalli preziosi, terre rare, silicio, cobalto e fino al litio delle nuove batterie di trazione.

    Che futuro fa.

    L’attenzione di tutti è soprattutto sulle emissioni generate nel corso della vita utile, cioè su strada.

    E’ giusto che si dia la massima attenzione a questa fase, perché in funzione della durata della vita di un’auto e della tecnologia di trazione rappresentano oggi nella maggior parte dei casi per auto diesel e benzina il 70-80% del totale delle emissioni dell’intero ciclo di vita.

    Sono in’arrivo però auto sempre più complesse e progressivamente elettrificate. Capaci proprio per questo di emettere meno in fase di utilizzo. Ma che spesso causano più emissioni in fase di produzione e dismissione.

    L’attenzione sulle due fasi finora abbastanza nascoste del ciclo di vita di un’auto, cioè il prima e il dopo, andrà giustamente aumentando.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    Secondo me non si può prescindere dalla valutazione globale di ogni tecnologia.

    Non servono partiti del pro o del contro per l’elettrico, l’ibrido, l’idrogeno o il gas naturale, o per continuare ad andare a gasolio o a benzina.

    Serve un metro preciso e univoco per misurare e un obiettivo condiviso. L’obiettivo a mio parere, credo sia chiaro, sono le Zero Emissioni.

    Il metodo è evidente: progettare per recuperare i materiali e riutilizzare i componenti.

    Risorse rinnovabili nell’energia, insomma, materiali recuperati e recuperabili nell’industria (clicca qui e LEGGI articolo Riciclo Made in Italy per le Batterie al litio). Solo così il prima e il dopo seguiranno la tendenza ormai avviata per il durante. E l’auto, ma non solo l’auto, arriverà ad essere veramente a zero emissioni.

  • VOLKSWAGEN ID. PIONIERE DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE – DOSSIER

    La nuova generazione di auto elettriche Volkswagen ID. ridurrà le emissioni per oltre un milione di tonnellate di CO2 l’anno.

    La Volkswagen rispetta l’Accordo di Parigi sul clima e pone le basi per una mobilità sostenibile con la sua gamma elettrica.

    L’inedita ID. che andrà in produzione a Zwickau alla fine dell’anno avrà un ruolo pionieristico: sarà la prima auto del Gruppo a bilancio neutro di CO2 se il suo proprietario la ricaricherà regolarmente con energia “verde”. Solo per quel che riguarda la fase di produzione, l’impronta di carbonio della ID. sarà inferiore di oltre un milione di tonnellate di CO2 l’anno.

    Guarda il video: la compatta ID.

    Un valore pari all’impatto di una centrale elettrica a carbone che fornisce corrente a 300.000 abitazioni. Inoltre, la Volkswagen sta lavorando a un programma di decarbonizzazione complessiva che include misure per altri modelli.

    La Marca offrirà più di 20 modelli totalmente elettrici entro il 2025.

    “Il cambiamento climatico è la più grande sfida della nostra epoca”, ha detto Thomas Ulbrich, Membro del Consiglio d’Amministrazione della marca Volkswagen responsabile della mobilità elettrica. “La Volkswagen si sta assumendo le sue responsabilità dal punto di vista ambientale: la nuova ID. sarà la prima auto elettrica del Gruppo con produzione a impatto climatico neutro. Per assicurare che rimanga senza emissioni per l’intero ciclo di vita, stiamo lavorando a tanti livelli perché sia possibile usare energia verde per la sua ricarica”.

    “Una mobilità davvero sostenibile è possibile se la vogliamo tutti e tutti ci lavoriamo” – aggiunge Thomas Ulbrich.

    Georg Kell, il direttore fondatore del Global Compact delle Nazioni Unite e portavoce del Consiglio di Sostenibilità del Gruppo Volkswagen, dice:

    “Le emissioni di CO2 prodotte dalle attività umane devono essere ridotte il più rapidamente possibile. Sin dalla fondazione, il Consiglio di Sostenibilità della Volkswagen ha lavorato sodo per assicurare che la salvaguardia del clima fosse una delle priorità strategiche del Gruppo. La Volkswagen sta perseguendo l’approccio giusto con la ID. e la gamma elettrica. È arrivato il tempo di mettere in pratica questo piano”.

    Energia verde dalla produzione delle celle per la batteria alla ricarica. Per la ID., la Volkswagen ha focalizzato l’intera catena del valore verso l’obiettivo di evitare e ridurre emissioni di CO2. Le celle delle batterie al litio saranno prodotte in Europa e l’energia per il processo arriverà da fonti rinnovabili. Ulteriori potenziali riduzioni di emissioni nella catena di fornitura fin dall’approvvigionamento di materie prime sono in fase di analisi con l’aiuto di fornitori diretti e indiretti.

    La fabbrica di Zwickau sta già utilizzando energia prodotta da fonti rinnovabili. Le emissioni inevitabili nel processo produttivo vengono compensate da investimenti in progetti ambientali certificati. Grazie a tutto ciò, la ID. sarà prodotta con impatto neutro di CO2 sin dall’inizio.

    Per ricaricare, la Volkswagen raccomanda l’uso di energia da fonti rinnovabili come eolico e idroelettrico. Elli, la nuova controllata Volkswagen, ha cominciato di recente a offrire elettricità verde sotto il nome di Volkswagen Naturstrom.

    La rete di ricarica rapida IONITY creata dalla Volkswagen e da altri Costruttori offrirà energia verde in circa 400 stazioni di ricarica sulle autostrade Europee, dove possibile.

    La Volkswagen dà il suo supporto alla trasformazione energetica tedesca, tenendo in considerazione il fatto che le auto elettriche sono pulite solo se l’energia utilizzata per produrle e ricaricarle è di origine rinnovabile. La Volkswagen ha affermato in più occasioni di sostenere espressamente la transizione programmata della Germania verso l’energia sostenibile. La svolta della mobilità elettrica si dimostra così possibile solo grazie a un’alleanza tra industria, società e politica.

    Dalle norme sulle abitazioni all’espansione dell’infrastruttura pubblica di ricarica, l’obiettivo deve essere di rimuovere rapidamente le barriere sulla strada della piena sostenibilità.

    La compatta ID. inizierà a uscire dalla catena di montaggio di Zwickau verso la fine del 2019.

    Il SUV ID. CROZZ, il bus ID. BUZZ e la berlina tre volumi ID. VIZZION seguiranno in poco tempo.

    La marca Volkswagen ha un programma di investimento di circa 9 miliardi di Euro in mobilità elettrica entro il 2023.

    Nel 2020, si inizierà con l’arrivo sul mercato della versione di serie della compatta ID., una cinque porte con ampio portellone posteriore, che richiama nelle sue geometrie l’iconica Golf, proiettandola verso il del futuro.

    La compatta ID., da 125 kW, sarà un’auto elettrica altamente automatizzata, basata su un’architettura elettrica completamente nuova di Volkswagen.

    La versione di serie sarà lanciata al livello di prezzo di una Golf Turbodiesel, con potenza e equipaggiamenti comparabili.

    Guardando ancora più lontano nel futuro, grazie alla modalità Pilot ID., l’auto consentirà una guida completamente automatizzata. Questa tecnologia dovrebbe essere pronta per la produzione di serie dal 2025.

     

    È stata inoltre confermata anche la finestra temporale per il lancio del successivo modello ID.: la ID. CROZZ, un SUV a trazione integrale a emissioni zero, previsto anch’esso per il 2020.

    Guarda il video: il SUV ID.CROZZ

    La Volkswagen e la Volkswagen Veicoli Commerciali hanno confermato che il van a zero emissioni ID. BUZZ – la nuova interpretazione del leggendario Volkswagen Bulli – sarà in commercio nel 2022 come parte integrante della famiglia ID.

    Guarda il video: il bus ID.BUZZ

    La ID. VIZZION è una limousine di classe superiore di prossima generazione. Manovrabile tramite comandi vocali e gestuali. Per la prima volta capace di apprendere grazie all’Intelligenza Artificiale.

    Guarda il video: la limousine ID.VIZZION

    Ad accomunare tutti i prototipi ID. la base costruttiva specifica e un DNA stilistico dedicato alla elettromobilità. Ulteriori caratteristiche comuni: autonomia a emissioni zero da 330 a oltre 550 km, configurazione degli interni in stile lounge (Open Space), digitalizzazione di tutti gli elementi di visualizzazione e di comando e integrazione di una modalità di marcia completamente automatizzata, disponibile a richiesta (ID. Pilot).

    Mondo reale e virtuale si fondono. L’interazione con la ID. VIZZION avviene virtualmente con l’ausilio della realtà aumentata (AR). La connettività a 360° regala un interessante viaggio in un ipotetico anno 2030 con un mondo in cui quasi tutto sarà concepibile e possibile in termini di mobilità.

    La tecnologia di comunicazione dell’auto si evolve dunque in un’assistente virtuale in grado di apprendere e reagire in modo empatico. Ma la ID. VIZZION offre soprattutto un altro importante vantaggio: più spazio e tempo per i passeggeri.

    Perché può trasformarsi in uno Smart Device su ruote che non necessita di guidatore ed è collegato in rete in modo così completo da diventare parte integrante del mondo digitale. Perché mette a disposizione di tutti gli ospiti (la figura del guidatore può venire meno) uno spazio libero in cui rilassarsi, comunicare, lavorare e definire la destinazione mentre si è in viaggio.

    Grazie all’interazione intuitiva tra uomo e macchina mediante realtà aumentata e occhiali Mixed-Reality di nuova concezione – basati sull’HoloLens sviluppato da Microsoft – oltre ai comandi vocali che riconoscono la voce in modo naturale, i comandi della ID. VIZZION risultano totalmente intuitivi. Grazie alla lounge interattiva, l’Open Space, il più grande tra tutti i modelli ID. finora presentati dalla Volkswagen si evolve così in uno spazio tutto da vivere, mobile e personalizzabile.

    Per i comandi tramite realtà aumentata occorrerà presumibilmente attendere fino al 2030, mentre la guida autonoma di livello 5 è ipotizzabile già a partire dal 2025 in base alle normative e alle richieste dei clienti.

    Il design della ID. VIZZION, la trazione integrale elettrica affidata a due motori elettrici con potenza di sistema pari a 225 kW, una batteria ad alta tensione con 111 kWh di capacità e circa 600 chilometri di autonomia indicano chiaramente la strada da seguire verso un futuro ormai alle porte.