• Nuova intelligenza artificiale lavoro di gruppo per Robot

    L’intelligenza artificiale è uno dei grandi canali di sviluppo individuati da tutte le grandi aziende del mondo in tutti i settori. Fondamentale per il futuro dell’automobile, dell’energia e dell’ambiente.

    Perché oggi abbiamo grandi moli di dati e di informazioni che è possibile raccogliere e catalogare. Ma la cosa difficile è passare dalla raccolta e dalla catalogazione all’utilizzo mirato, ragionato e utile delle informazioni raccolte.

    E’ come se avessimo sviluppato una grande memoria, capace di imparare alla perfezione tutti i libri che le facciamo leggere. Poi però, quei libri noi non vogliamo sentirceli soltanto ripetere, vogliamo che dallo studio emerga un ragionamento, capace di offrirci nuove soluzioni, nuove opportunità.

    Ecco, in mezzo tra ampiezza della memoria e capacità di ragionamento c’è l’intelligenza artificiale.

     

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    La sfida è tra diversi approcci allo sviluppo del ragionamento automatico. E’ tra il singolo e il gruppo, anche nel mondo dei robot.

    Il singolo. L’intelligenza artificiale applicata al singolo robot (che nel nostro immaginario è spesso anche un umanoide, ha cioè fattezze o addirittura sembianze umane, ma può essere un’auto, un impianto energetico o il sistema di monitoraggio di un sito ambientale) si basa su concetti radicati nella ricerca di settore, come quelli di intelligenza artificiale debole (weak AI) e intelligenza artificiale forte (strong AI), che hanno riempito negli anni interi volumi di pubblicazioni specializzate. Questo insieme ai più recenti concetti di Machine learning e Deep learning, che differenziano una capacità meramente allenante da una che emula la mente biologica con sofisticate strutture di reti neurali.

    Il gruppo. Si tratta di macchine-robot capaci di aiutarsi vicendevolmente nel ragionamento. Robot che, come gli uomini, imparano il lavoro di gruppo. Così più AI deboli riescono ad essere molto più potenti ed efficaci di un’AI forte. Proprio come nella società umana.

    La nuova intelligenza artificiale mette in contatto un elevato numero di singoli elaboratori, ne raccoglie i risultati e ne supporta la capacità di elaborazione da una nuvola, oppure distribuisce compiti – anche di ragionamento – alle singole macchine e arriva a un risultato impensabile anche per un’AI di grandissima forza tenuta però indipendente dalla connessione in rete.

     

    Che futuro fa.

    Il futuro sta prendendo forma nella rete. Un cambio di scala capace di produrre effetti incredibili, reso possibile da una diversa strategia nella ricerca sull’intelligenza artificiale.

    Per semplificare, si può dire che dall’inseguimento della singola intelligenza molto raffinata da sviluppare in una macchina o in un impianto, simile a quella che ogni essere umano può esercitare grazie al proprio cervello, si passa allo sviluppo di un’intelligenza diffusa, composta dalle capacità di calcolo ed elaborazione di moltissimi computer, funzionanti in altrettanti potenziali robot.

     

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    Io credo che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale diffusa, in campo energetico, automobilistico, ambientale sia una grande occasione. La ritengo un’opportunità da non perdere per realizzare un futuro fatto di mobilità ed energia a zero emissioni e di un ambiente riconosciuto come risorsa e non come problema.

  • Intelligenza Artificiale i robot imparano il lavoro di gruppo

    La rivoluzione in corso è più grande di quanto si pensi. La tecnologia unificante, che sta rendendo possibile un mondo che pochi anni fa soltanto i visionari osavano immaginare, è l’intelligenza artificiale.

    Il ragionamento automatizzato come meccanismo di base per il funzionamento di macchine, impianti industriali e sistemi di ogni tipo è una soluzione con cui stiamo iniziando ad avere a che fare soltanto adesso. Prima l’automatismo era limitato a delle singole concatenazioni causa-effetto.

    Ora dall’elemento singolo stiamo passando all’analisi d’insieme. Un cambio di scala, capace di produrre effetti incredibili, reso possibile dal cambio di strategia nella ricerca sull’intelligenza artificiale.

    Per semplificare, si può dire che dall’inseguimento della singola intelligenza molto raffinata da sviluppare in un robot, simile a quella che ogni essere mano può esercitare grazie al proprio cervello, si è passati allo sviluppo di un’intelligenza diffusa, composta dalle capacità di calcolo ed elaborazione di moltissimi computer, funzionanti in altrettanti potenziali robot. Ed è entrata in gioco un’entità ulteriore precedentemente assente dal panorama, decentrata e diffusa anch’essa, chiamata “cloud” o – in Italiano – nuvola. La nuvola è in contatto con un elevato numero di singoli elaboratori, ne raccoglie i risultati e ne supporta la capacità di elaborazione.

    Dal lavoro individuale, anche nel mondo dei robot, si è così passati al lavoro di gruppo.

    E proprio in questo modo stanno prendendo forma le soluzioni più interessanti per l’auto e la mobilità del futuro. Le auto elettriche nascono per non essere sole, ma collegate a un sistema che ne garantisca la sicurezza di ricarica e l’accesso all’energia più efficiente, meno costosa e generata da fonti rinnovabili. Lo stesso vale per le auto a guida autonoma, che non a caso sono quasi sempre già immaginate per essere elettriche. Anch’esse fanno della connessione e della capacità di elaborazione delle informazioni, con strategie di intelligenza artificiale, la vera tecnologia chiave di funzionamento.

    Un’ulteriore mano al già evidente sviluppo dell’automazione globale arriva dalla tecnologia blockchain, diventata famosa per essere alla base della criptovaluta Bitcoin, vero fenomeno finanziario degli ultimi anni.

    Anche la blockchain fa del calcolo diffuso gestito come una catena di blocchi – da qui il nome – la sua base progettuale e ad essa deve buona parte della sua garanzia di affidabilità. Nata in modo misterioso dieci anni fa, seppur anticipata in parte da articoli scientifici che fin dagli anni Novanta ne teorizzavano i tratti essenziali, la tecnologia blockchain è figlia di un creatore sconosciuto nascosto tutt’ora dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. Anche l’impossibilità di identificarne l’ideatore ha fatto della blockchain e della sua prima eclatante applicazione, la criptovaluta Bitcoin, dei veri miti della Rete.

    La blockchain consente di scambiare e custodire un enorme numero di dati tenendo una traccia estremamente affidabile della loro origine e del loro percorso. Costituisce perciò una soluzione preziosa per la prospettiva di Big Data che abbiamo davanti ed è un supporto incredibilmente utile per lo sviluppo di architetture di intelligenza artificiale che crescano con la logica della diffusione come loro caratteristica.

    Tutti i grandi costruttori automobilistici hanno individuato nell’intelligenza artificiale e nella blockchain due loro canali di sviluppo per i prossimi anni.

    Dalla Toyota che ha fatto nascere proprio su questi temi il suo Toyota research institute negli Usa, alla Nissan che parla ormai diffusamente di Intelligent mobility quando descrive le sue ricette per il futuro, alla Mercedes che definisce Electric intelligence il suo nuovo marchio EQ, fino all’Audi che ha direttamente chiamato AI – che in lingua inglese sta proprio per Artificial intelligence – la famiglia di soluzioni, applicazioni e modelli che nei prossimi anni porteranno l’avanguardia dell’intelligenza artificiale e del machine learning, cioè delle capacità di apprendimento da parte delle macchine, nelle proposte del marchio.