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  • METTIAMOCELO NELLA ZUCCA

    Il nostro sistema energetico deve cambiare, non abbiamo altra scelta. Non esiste un’opzione di riserva e non c’è tempo da perdere.

    C’è un equivoco di fondo che emerge ogni volta che sento parlare di energia, mobilità, ambiente. Si confonde un obbligo con una possibilità. Non possiamo continuare ad avere il nostro comodo e sperimentato mondo alimentato dai combustibili fossili. Dobbiamo per forza cambiarlo.

    La cosa incredibile è che abbiamo la soluzione, anche se in troppi – perfino tra gli addetti ai lavori – continuano a far finta di non vederla.

    Il pianeta Terra è in grado di darci energia in abbondanza per continuare a sviluppare le nostre tecnologie, il nostro sistema economico, il nostro benessere. E non soltanto nei luoghi dove la qualità della vita è più alta, ma anche nelle aree nelle quali oggi non c’è cibo, non c’è lavoro, non c’è accesso all’energia e i bambini non sono istruiti adeguatamente.

    La politica ha capito che la questione energetica va affrontata. Ed ha anche capito che non si può dipendere da una sola fonte di energia, sia essa il petrolio, il gas naturale, il nucleare, perfino il solare o l’eolico.

    Quello che la politica non vuole capire è che le fonti di energia non sono tutte uguali.

    Differenziare gli approvvigionamenti, rimanendo comunque nell’ambito dei combustibili fossili, non è la soluzione. Certo, è una formula che svincola da legami rischiosissimi con singoli paesi fornitori, e mette maggiormente al riparo da speculazioni sul prezzo delle forniture. Ed è un modello molto amato dalle grandi compagnie petrolifere, dalle agenzie economiche internazionali, che ben si presta all’applicazione degli algoritmi oggi esistenti e basati pressoché esclusivamente su un gioco di pedine tutte comunque appartenenti alla stessa famiglia energetica.

    La soluzione sono nuove fonti energetiche, distribuite su tutto il pianeta e potenzialmente inesauribili.

    Le fonti che possono generare un genuino nuovo sviluppo economico e sociale, senza compromettere la qualità dell’ambiente, sono quelle legate l’energia solare nelle sue varie forme, sfruttata grazie alle diverse tecnologie a nostra disposizione già oggi. Che sicuramente saremo in grado di evolvere in modo ancora più veloce ed efficiente nel prossimo futuro.

    Mettiamocelo nella zucca. Dobbiamo accelerare sulla strada delle energie rinnovabili e sviluppare tecnologie, sistemi, industria che siano in grado di sfruttarle per crescere.

    Scopriremo piacevolmente che non c’è bisogno del petrolio, del carbone o del gas per dare lavoro alle persone. E non ce n’è bisogno per far girare le lavatrici, per muovere le auto, non ce ne sarà bisogno addirittura per far volare gli aerei.

  • VIDEO SFIDA – ENERGIA IL PIU’ GRANDE BUSINESS DEL MONDO

    Per l’energia si combattono guerre, si formano alleanze internazionali. L’energia è alla base della nostra stessa esistenza e certamente l’accesso all’energia è il primo risultato di ogni progresso.

    L’energia secondo me rappresenta l’argomento di lavoro, di ricerca e di studio più affascinante che esista. Per capire perché la penso così, bisogna avere idea della sfida economica che si sta giocando.

    GLI SFIDANTI

    Per individuarli basta guardare alla lista delle aziende più grandi del mondo per fatturato secondo la classifica di Fortune. Dieci su dodici hanno a che fare con l’energia.

    Compagnie petrolifere. Delle prime aziende del mondo per fatturato, cinque sono oil&gas company. BP, ExxonMobil, Royal Dutch Shell e le cinesi Sinopec e China National Petroleum. Tutte con fatturati che vanno dai 220 ai 300 miliardi di dollari l’anno.

    Compagnie elettriche. C’è la State Grid cinese, con fatturato oltre i 300 miliardi di dollari. E se guardiamo poco più giù ne troviamo altre (come l’Enel e la francese Edf).

    Produttori di auto. Ci sono Gruppo Volkswagen e Gruppo Toyota con fatturati vicini ai 250 milioni di dollari l’anno ciascuna. Producono auto e le auto per muoversi hanno bisogno di energia.

    Produttori di elettronica di consumo. Apple e Samsung rappresentano il nuovo che avanza. I loro smartphone, computer, televisori hanno bisogno di energia o sono piccole inutili scatole.

    Forze e debolezze

    Le Oil&Gas companysono forti di una ricchezza che non ha eguali. Hanno impianti di estrazione e un sistema distributivo che arriva fino alla nostra auto e fino a casa nostra. Hanno dalla loro la potenza di un meccanismo che è alla base del nostro sviluppo industriale, che ha funzionato per tutto il secolo scorso e funziona ancora oggi molto bene. Ma soltanto per un pezzo di mondo, non per tutto il pianeta che in ampie aree non ha ancora accesso all’energia. E ha innegabili problemi ambientali. Di inquinamento locale e di impatto sul clima. Oltre a dover fare i conti con la concentrazione delle risorse, tutte in poche aree del pianeta, Medio Oriente innanzitutto. Con gli squilibri geo-politici che tutti conosciamo da decenni. Il loro problema, che è anche un nostro problema, è che non sembrano avere un piano B. Si occupano di petrolio e gas e vogliono continuare a occuparsi di petrolio e gas. Presentano in giro per il mondo interessanti progetti sullo sfruttamento di risorse rinnovabili ma se si guarda a quanto investano si scopre che si tratta di decine di milioni di dollari. Per chi ha un fatturato di centinaia di miliardi di dollari equivale all’investimento di poche decine di centesimi su un guadagno di due o tremila euro.

    Le compagnie elettriche hanno certamente maggiori spazi di manovra. L’elettricità si produce anche con altre tecnologie, dal nucleare alle rinnovabili. Per loro è possibile cambiare modello e alcune lo stanno facendo, con obiettivi al 2030 e al 2050 per l’uscita completa dai combustibili fossili.

    I produttori di auto hanno una flessibilità potenziale ancora maggiore. In pochi anni possono sviluppare nuovi modelli basati su diverse tecnologie di trazione. Ma hanno il problema di doverli appoggiare a un’infrastruttura e a un’economia che li rendano interessanti e abbordabili per un numero molto elevato di clienti.

    I produttori di apparecchiature elettroniche non usano petrolio ma elettricità. E hanno grosse competenze, quando non addirittura le tecnologie, nella gestione delle batterie, tecnologia chiave di un sistema energetico basato su fonti non prevedibili, come le rinnovabili.

    CHE FUTURO FA

    Il futuro dell’energia somiglia sempre di più a un presente allungato fino all’inverosimile. Una specie di elastico che sembra arrivare da qualche parte ma ha grandi tensioni che in realtà lo vogliono riportare indietro. Gli affari del petrolio, del carbone e del gas sono duri a morire e pensano anzi di poter continuare a vincere. Per altri cento anni. Un po’ di fonti rinnovabili che crescono nel mondo sviluppato e tanti combustibili fossili che continuano ad essere necessari per tenere in piedi la baracca.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    La mia opinione è che non andrà così a lungo. Non possiamo permettercelo e ormai ce ne siamo accorti in tanti.

    La scienza ha già detto la sua, dobbiamo abbassare le emissioni di gas effetto serra e di inquinanti dannosi all’uomo e all’ambiente.

    Nonostante le resistenze, le tecnologie per lo sfruttamento diffuso e preponderante delle fonti di energia rinnovabili esistono e stanno dimostrando la loro capacità di rispondere alle esigenze dello sviluppo. Una nuova industria inizia ad avere interessi discordi da quelli dei protagonisti del petrolio del secolo scorso.

    Il nostro futuro è fatto di tecnologie capaci di nutrirsi di risorse che non si esauriscono nel giro di pochi decenni, non inquinano e sono rese utilizzabili dalla nuova realtà sempre connessa.

    Il futuro del business energetico è nelle zero emissioni. La svolta tecnologica c’è già stata ed è quella dei sistemi intelligenti e connessi.

    Se cinque delle dieci più grandi aziende mondiali non la pensano così, oggi non è più un ostacolo insormontabile e farebbero bene ad accorgersene. Nell’interesse dei loro impiegati, che sono centinaia di migliaia nel mondo e meritano anch’essi un futuro per il loro lavoro.