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  • La Ferrari riprende la produzione, parte il traino per l’Italia migliore

    La Ferrari riprende la produzione e volta pagina rispetto alla chiusura più lunga della sua storia.

    La pandemia del Covid-19 ha bloccato gli impianti di tutta Italia e anche quelli del luogo simbolo della capacità automobilistica del nostro paese.

    Ferrari riprende produzione

    La produzione della Ferrarti ha ripreso a partire da oggi e aumenterà gradualmente arrivare a pieno regime da venerdì 8 maggio.

    Back on track

    Il programma “Back on Track” riflette l’impegno della Ferrari nel dare priorità alle sue persone.

    Ferrari Back on track

    I documenti ufficiali della comunicazione Ferrari confermano che la Ferrari ha ripreso la produzione dopo aver avviato nuove pratiche a tutela della salute e del benessere di tutti i suoi dipendenti.

    Test sierologici Ferrari produzione

    Test sierologici e formazione

    Sono ovviamente operative nuove regole per la condivisione delle aree comuni e la riorganizzazione degli ambienti.

    Oltre a questo, però, nelle ultime settimane ai lavoratori sono stati offerti test sierologici su base volontaria.

    Ferrari produzione

    L’arrivo della Ferrari alla ripresa della produzione è stato preparato anche con delle sessioni di formazione per i lavoratori sulla sicurezza, organizzate la scorsa settimana.

  • Coronavirus e futuro dell’auto, ecco le innovazioni dopo le grandi crisi

    Coronavirus e futuro dell’auto, chi deve decidere si trova davanti a un bivio.

    Si può continuare a investire, pensando a un mercato ad elettrificazione dell’auto crescente, oppure fermarsi. E puntare sulle tecnologie tradizionali.

    Guardare davanti, oppure indietro

    Non ci sono vie di mezzo, visto che certamente le risorse economiche a disposizione saranno limitate. Si può guardare avanti, oppure rivolgere la propria attenzione all’indietro.

    Cosa insegna la storia

    Chi ha voglia di guardare al passato, farebbe bene a riflettere su ciò che ci insegna la storia.

    L’uscita dalle grandi crisi del passato è sempre stata accompagnata dalla diffusione di nuove tecnologie.

    Il passato, dal punto di vista tecnologico, non ha mai vinto. Anzi, chi ha deciso di rimanere legato alla tradizione ha ben presto dovuto salutare il mercato, che dopo possibili e comunque limitate soddisfazioni iniziali, gli ha definitivamente voltato le spalle.

    Clicca qui e leggi anche Coronavirus, ecco perchè la crisi economica, non fermerà l’elettrificazione dell’auto.

    Ecco i grandi episodi di crisi che hanno caratterizzato la nostra storia recente e i salti tecnologici che li hanno seguiti, con particolare attenzione all’automobile.

    Per capire cosa ci riservi per il futuro il rapporto tra Coronavirus e futuro dell’auto è molto utile analizzarli uno ad uno.

    1929 – Grande depressione USA

    La crisi americana del 1929 è ricordata ancora oggi come una delle più terribili, soprattutto per gli effetti devastanti in termini di disoccupazione.

    Crisi economica 1929 USA

    L’uscita da quella crisi è accompagnata dalla diffusione di tre grandi innovazioni basate su tecnologie esistenti anche prima, ma che devono proprio alla rinascita economica la loro crescita decisiva.

    Il primo grande salto tecnologico degli anni Trenta riguarda il cinema, con l’arrivo del cinema sonoro e riflessi decisivi nell’evoluzione sociale ed economica.

    Coronavirus e futuro dell'auto Cinema anni 30

    L’altra innovazione la cui diffusione è importantissima e veloce è quella della radio.

    Il salto tecnologico che riguarda l’automobile in questo periodo è a dir poco incredibile e riguarda praticamente tutti i componenti. La carrozzeria viene sviluppata come elemento progettuale e arriva ad essere integrata al telaio, il sistema di avviamento del motore diventa automatico.

    L’auto, nelle sue migliori realizzazioni sulle due sponde dell’Oceano Atlantico, assume sembianze e contenuti simili a quelli attuali.

    1946 – Seconda Guerra Mondiale

    La seconda guerra mondiale è certamente la più grande tragedia nella storia dell’uomo. Quello che rimane in Europa, larghe parti dell’Asia, Africa e anche economicamente negli Stati Uniti – provati dallo sforzo speso per sostenere il conflitto – è poco più che distruzione.

    Eppure la velocità di crescita e diffusione delle innovazioni nel dopoguerra è impressionante. Non c’è settore nel quale la ripresa economica si sia poggiata su tecnologie pre-esistenti.

    Coronavirus e futuro dell'auto aviazione civile alitalia 1947

    La grande diffusione dell’aviazione civile nel dopoguerra è inarrestabile e sovrasta economicamente, fino a travolgerla in pochi anni la navigazione transatlantica.

    L’altra grande innovazione del dopoguerra è senz’altro la televisione. In questo caso la radio non viene travolta ma affiancata, con un ruolo però ben diverso (anche dal punto di vista economico) rispetto al periodo precedente rispetto all’arrivo della nuova scatola che porta le immagini in tutte le case.

    mario Riva Musichiere

    Anche in questo periodo, l’automobile è protagonista dell’evoluzione tecnologica. La novità del dopoguerra per l’auto riguarda tutti i componenti principali, dalle sospensioni, al cambio, alla carrozzeria integrata al telaio, all’utilizzo dell’acciaio che rimpiazza definitivamente il legno.

    Aumenta enormemente la capacità produttive e la diffusione di mercato. L’auto non è più uno strumento di trasporto d’élite ma diventa un prodotto di massa.

    Fiat 600 Coronavirus e futuro dell'auto
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    1973 – Crisi petrolifera

    La crisi petrolifera porta agli occhi del mondo il fatto che il petrolio sia una risorsa con riserve limitate e concentrazione della produzione in poche aree geografiche. L’impatto sulle famiglie, soprattutto in Europa, è significativo.

    I principali effetti tecnologici in ambito energetico e industriale riguardano l’evoluzione degli impianti e l’inizio della diffusione del gas naturale, destinato a guadagnare nei successivi decenni grandi spazi di mercato.

    Volkswagen Golf I

    L’automobile diventa attenta ai consumi e si evolve notevolmente nelle motorizzazioni. Nascono i modelli che introducono l’auto compatta come la intendiamo oggi e nuovi motori maggiormente efficienti. Vede la luce il concetto di “downsizing” – anche se non è ancora chiamato così.

    Nel giro di qualche anno sono introdotte innovazioni poi lasciate per qualche anno da parte ma oggi ampiamente adottate, come il sistema stop-and-start per arrestare il motore nelle soste.

    Autoradio estraibile

    Nascono nuove linee estetiche figlie dell’aerodinamica, arrivano a bordo autoradio estraibili, impianti stereo con mangiacassette, alzacristalli elettrici, chiusura centralizzata e sistemi di climatizzazione.

    2008 – Crisi finanziaria Lehman Brothers

    La grande crisi finanziaria mette in ginocchio interi comparti ed è particolarmente feroce con le piccole e medie aziende poco schermate rispetto alla difficoltà di reperire finanziamenti.

    Coronavirus e futuro dell'auto crisi lehman brothers

    L’innovazione che con la sua diffusione, nel periodo di uscita dalla crisi, cambia profondamente costumi e abitudini è lo smartphone.

    Esplode il fenomeno iPhone, muore il vecchio concetto di telefonia cellulare. Le vittime illustri e imprevedibili della diffusione di un’innovazione sotto-considerata (lo schermo tattile, detto anche touch screen) sono addirittura l’apparentemente inarrivabile Nokia e la Motorola.

    Apple iPhone I prima generazione

    Il grande fenomeno è l’accesso globale a Internet attraverso i motori di ricerca e i social media, nonché l’esplosione della fruizione di contenuti e degli acquisti online.

    Google, Facebook, Amazon, Netflix, Alibaba sono i grandi vincitori, esistevano già prima della crisi ma è dopo il 2008 che arrivano ad essere dei veri dominatori.

    Loghi Google Facebook Amazon Apple

    L’automobile acquista nuove funzionalità, arrivando ad avere una sempre maggiore connettività e una capacità di assistenza alla guida molto vicina alla guida autonoma in determinate condizioni di marcia.

    Si diffonde in tutte le principali città del mondo il car-sharing e, soprattutto negli Usa, la vendita di corse a pagamento da parte di normali automobilisti attraverso Uber apre un inedito settore di attività.

    Si diffondono le batterie al litio che aprono nuove prospettive al mercato dell’elettronica di consumo e arrivano fino all’automobile.

    Crescono in tutto il mondo le energie rinnovabili, mentre prende forza la convinzione che è reale l’esigenza di ridurre le emissioni di CO2 per contrastare l’emergenza climatica.

    Auto elettrica batterie stato solido

    L’auto Diesel, tecnologia dominante in Europa fino al 2015, perde quote di mercato nonostante le basse emissioni di CO2. Il processo di elettrificazione coinvolge tutti i marchi.

    2020 – Pandemia di Coronavirus

    Non è ancora chiara la reale dimensione della crisi economica dopo la pandemia, che sarà però purtroppo sicuramente enorme e molto profonda.

    Coronavirus e futuro dell'auto

    L’emergenza da Covid-19 è in ancora nel vivo e non ci sono certezze sulla sua durata, né sugli effetti che sarà in grado di provocare praticamente in tutto il mondo. La particolarità della crisi, comunque, è sicuramente la sua globalità, visto che non c’è angolo produttivo del pianeta che ne risulti immune.

    Una caratteristica prevedibile, e per molti versi auspicabile, dello scenario socio-economico-ambientale del dopo emergenza è l’attenzione alle realtà locali.

    Clicca qui e leggi l’articolo Coronavirus, l’irreversibile passaggio dalla globalizzazione alla Globalità.

    Tra le tecnologie più adatte a una diffusione nella condizione di crisi e al successivo ruolo da protagonista nel rilancio economico, c’è la produzione diffusa di energia. Le fonti rinnovabili di energia con impianti di piccola e media taglia gestiti localmente possono essere il polmone della ripresa.

    Questa soluzione garantisce impatto ambientale molto limitato, creazione di posti di lavoro con necessità di investimento contenute, riparo dai rischi della globalizzazione ma accesso alle opportunità offerte da un mondo che rimarrà comunque globale.

    Coronavirus e futuro chimica verde

    L’altro grande filone, già in decollo negli ultimi anni e che probabilmente sarà ancora più appropriato allo scenario futuro, è quello del Biologico. Dal cibo bio, alla cosmesi, alla nuova chimica che può sostituire in lungo e largo i tradizionali prodotti di derivazione petrolifera.

    È destinata a prendere forma anche la Personal smart technology, la tecnologia di intelligenza artificiale applicata all’individuo che va dagli organi artificiali di prossima generazione, alle nanotecnologie, alla robotica personale (domestica e in ambiente di lavoro). Qualcosa si è già visto ma il grosso deve ancora arrivare ed è probabilmente oggi addirittura al di fuori della nostra immaginazione.

    Coronavirus e futuro dell'auto robot

    Per quanto riguarda il rapporto tra Coronavirus e futuro dell’auto, la prima cosa da dire è che l’automobile è candidata a rimanere saldamente protagonista dei processi di innovazione dei prossimi decenni.

    Si integra perfettamente nel mondo ancora più connesso che ci accompagnerà nella futura Globalità e in numerosi servizi che potranno essere offerti attraverso di lei oppure al suo interno. Tutto questo mentre diventa sempre più robotica nelle funzioni e biologica nei materiali, adattandosi quindi anche alle altre tendenze del futuro.

    Coronavirus futuro dell'auto

    L’elettrificazione dell’auto è destinata a proseguire, a breve termine con la sempre maggiore presenza a bordo di motori elettrici e batterie, quindi con la crescita e la diffusione della trazione puramente elettrica a batterie.

    Con un ruolo per l’idrogeno ancora da costruire ma molto probabile, vista la prevedibile diffusione della produzione diffusa di energia da fonti rinnovabili che potrebbe aiutarne la crescita in campo stazionario. E della diffusione della trazione a zero emissioni anche nel campo dei camion.

    Clicca qui e leggi Coronavirus, ecco perchè la crisi economica non fermerà l’elettrificazione dell’auto.

  • Mobilità della Fase 2, prepariamoci al caos

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    La mobilità della Fase 2, quella del post lockdown sarà caotica.  E questo è facilmente prevedibile.

    Per alcuni mesi  i mezzi pubblici non potranno offrire la massima capienza possibile perché sarà fondamentale garantire  il distanzamento sociale antivirale. E questo significa code per prendere la metro o salire su un treno per pendolari.

    Molte auto su strada

    Una situazione che, inevitabilmente, spingerà molti a usare l’auto propria in massa. Facile immaginare che il sistema viario di una città come Milano o Roma andrà totalmente in tilt.

    E con tale prospettiva sarebbe logico attuare iniziative per fluidifucare il traffico, anche tramite strumenti tecnologici come semafori intelligenti e incroci smart.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Emissioni e smog

    Più traffico vuol dire più emissioni e smog. E non è più il momento di giocare alla “mobilità nuova”, di restingere carreggiate, fare imbuti per creare intoppi alle auto e costruire ciclabili larghe come autostrade.

    Con l’emergenza traffico che si verrà a creare non si può immaginare di vedere nuove iniziative di traffic calming o, come si è sentito in questi giorni, di avviare lavori per nuove ciclabili al fine di favorire e sostenere la bicicletta come veicolo primario della fase 2.

    La soluzione non è la bici

    Diciamolo una volta per tutte. La bici è un bellissimo modo per muoversi ma ha grandi limiti: non si possono percorre grandi distanze, fare la spesa, portare i figli a scuola. Inoltre, il fattore meteo la penalizza e di certo non è una soluzione per i pendolari o per attraversare un’intera città come Milano.

    Chi è allenato e ha voglia di farlo si accomodi pure in sella, ma non è il momento di sostenere azioni lobbistiche di ciclofanatici per i quali le due ruote a pedali sono un feticio totemico.

    Nel post covid-19 ci dovremo muovere tutti al meglio, sarà difficile ed è il momento per le amministrazioni locali di fare scelte intelletualmente oneste e intelligenti.

    Ztl e guerra al Diesel

    Sarebbe anche il caso di eliminare Ztl, come la famigerata Area B di Milano, un giochetto che serve a rimpiguare le casse comunali, ma che non migliora sostanzialmente la qualità dell’aria.

    Sono in molti che avranno bisogno di usare l’auto, non si può pensare più di fermare le diesel Euro 4 e procedere nella roadmap della insensata guerra all’automibile e della  lotta al diesel.

    Serve una moratoria, anche perché la crisi economica difficilmente potrà agevolare acquisti di auto nuove.

    Un occhio di riguardo per il buon usato

    Meglio dunque favorire l’usato più fresco in modo da far demolire magari le vecchie euro 3 diesel e far circolare le ben più pulite euro 5.

    Tuttavia dagli amminstratori locali, come quelli romani, che riuscirono a bloccare la circolazione delle Euro 6, anche di quelle appena immatricolate, non ci aspettiamo nulla di buono. 

  • Coronavirus, il Cavallino Ferrari sulle valvole dei respiratori è vero orgoglio italiano

    Dai mitici impianti della Ferrari a Maranello escono valvole per respiratori. Un componente apparentemente semplice e mai realizzato in un reparto dove si costruiscono di solito prototipi di auto da sogno.

    Proprio la nobiltà dei prodotti che solitamente abitano quei padiglioni, conosciuti e desiderati in tutto il mondo, ben rappresenta l’unità di intenti con cui l’Italia affronta l’emergenza.

    Missione compiuta

    La Ferrari ha portato a compimento in tempi record la sua missione a sostegno dell’assistenza sanitaria ai malati di Covid-19.

    Dallo stabilimento di Maranello escono valvole per respiratori polmonari e raccordi per maschere di protezione.

    I grandi produttori confermano così l’impegno preso in vari posti del mondo di mettere a disposizione la loro capacità progettuale e di fabbricazione nella battaglia contro il terribile virus.

    Clicca qui e leggi Coronavirus, l’industria dell’auto riconverte la sua produzione.

    Valvola respiratori Ferrari

    C’è il marchio del Cavallino

    I componenti sono rigorosamente e orgogliosamente marchiati col Cavallino rampante.

    Si tratta di componenti termoplastici prodotti con la tecnologia della manifattura additiva in un luogo simbolico per qualsiasi appassionato di auto.

    Le valvole vengono prodotte a partire da disegni tridimensionali nel reparto dove abitualmente si costruiscono i prototipi delle vetture.

    Maschere da sub

    Alcune delle valvole prodotte sono state sviluppate dalla Mares, noto marchio di attrezzatura subacquea, per poter essere accoppiate alle maschere e creare così dispositivi d’emergenza utili per la respirazione assistita.

    La Nuovamacut Gruppo TeamSystem segue la logistica e ha facilitato la ricerca delle ulteriori aziende che hanno contribuito al successo del progetto.

    Specifici raccordi termoplastici sono destinati alla Solid Energy, che li impiega per la trasformazione delle maschere da snorkeling della Decathlon in attrezzature di protezione per il personale sanitario esposto al contagio.

    Ferrari valvole respiratori

    Centinaia di pezzi per gli ospedali italiani

    La Ferrari grazie alle valvole per respiratori prodotte, ha pianificato di realizzare diverse centinaia di dispositivi per la distribuzione ad aziende ospedaliere italiane con il coordinamento della Protezione Civile.

    Tra gli ospedali coinvolti ci sono quelli di Bergamo, Genova, Modena e Sassuolo, oltre agli operatori sanitari della città di Medicina.

  • Coronavirus e 5G, ecco le due verità

    Coronavirus e 5G, nel Regno Unito è allarme rosso a causa di interpretazioni e teorie – alcune nuove, altre già note – che legano la terribile pandemia di Covid-19 alla rete di trasmissione dei dati per la telefonia mobile del prossimo decennio.

    Da noi se ne parla ma con troppa superficialità. Mentre un’analisi puntuale dei fatti secondo me è opportuna.

    Il primo argomento, che attira grande attenzione e un elevato allarme, riguarda una precisa azione negativa sulla salute umana: le onde elettromagnetiche emesse dai trasmettitori 5G danneggerebbero infatti direttamente il sistema immunitario.

    Il 5G causerebbe quindi un indebolimento sostanziale delle nostre difese nei confronti del Coronavirus.

    Il secondo argomento riguarda in fatto che l’elettromagnetismo causato dall’infrastruttura 5G possa favorire in modo decisivo la diffusione dei virus, quindi in particolare la veloce avanzata del Coronavirus.

    Questo sulla base del fatto che l’elettromagnetismo può permettere o stimolare una forma di comunicazione tra microrganismi.

    5G

    Partire dai fatti

    Anche nel caso del legame tra Coronavirus e 5G, come riguardo al rapporto tra Coronavirus e inquinamento, è bene non cedere alla tentazione del sensazionalismo.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    La regola fissa, per capirci qualcosa, è partire dai fatti. Quindi da ciò che è stato realmente osservato e analizzato dagli esperti.

    Le abituali due semplici domande

    Chi ha studiato cosa?

    Cosa emerge realmente dagli studi di settore?

    Azione del 5G sulla salute e sull’indebolimento delle difese immunitarie contro il Coronavirus.

    Le onde elettromagnetiche possono essere pericolose e dannose per l’uomo e per l’ambiente. Questa è una verità di base, dalla quale è bene partire.

    Tanto che precise normative ne regolano il livello di esposizione. E tutti ben conosciamo il pericolo di un’esposizione elevata ai raggi solari o ai raggi X, ai quali ci sottoponiamo per accertamenti medici soltanto quando è veramente necessario.

    Decenni di esposizione alle onde elettromagnetiche, emesse da tutte le tecnologie elettriche ed elettroniche che ci circondano, dimostrano però che con la dovuta attenzione alla sicurezza e al controllo dei livelli di esposizione, il pericolo può essere evitato.

    Le due particolarità della tecnologia 5G sono di:

    • lavorare su frequenze decisamente più elevate e vicine alle cosiddette millimetriche,
    • richiedere un numero elevato di infrastrutture di trasmissione del segnale, proprio per la caratteristica di questo tipo di onde di non avere un’elevata capacità di attraversamento degli ostacoli.
    Coronavirus Hello 5G Cina

    Gli studi reperibili in letteratura scientifica non dimostrano però la pericolosità delle onde da 5G.

    Al contrario, l’opinione pressoché unanime degli scienziati appartenenti ai settori interessati, nonché delle istituzioni responsabili della tutela e dello studio sella salute pubblica è che i livelli di esposizione – nel rispetto delle normative esistenti – siano più che sicuri.

    Andando a vedere le cose con estremo ma doveroso spirito critico, quello che emerge è però che di spazio per ulteriori ricerche ce ne sia in abbondanza.

    Articolo sull’International Journal of Environmental Research and Public Health

    La principale review (cioè la ricerca che prende in esame i risultati di ricerche precedenti e li organizza per estrarne le conclusioni prevalenti) è stata pubblicata dai due ricercatori svedesi Myrtill Simkò e Mats-Olof Mattsson sull’International Journal of Environmental Research and Public Health lo scorso mese di settembre.

    L’IJERPH è della MDPI, che conosco molto bene visto che edita anche la rivista Energies; tra le case editrici Open Access (cioè che mettono a disposizione gratuitamente in Rete i contenuti pubblicati) è una delle più serie.

    Le conclusioni parlano chiaro, non c’è evidenza di pericolosità specifica del 5G ma c’è evidente bisogno di un maggior numero di ricerche (in vitro e in vivo) e di modalità maggiormente comparabili nella redazione dei risultati.

    Clicca qui per andare alla pubblicazione originale 5G ed effetti sulla salute di settembre 2019 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health

    Rapporto dell’ISDE – International Society of Doctors for Environment

    L’ISDE – International Society of Doctors for Environment (Società internazionale dei medici per l’ambiente) ha dedicato lo scorso settembre un rapporto (che cita e indica riferimenti bibliografici ma non è di per sé una pubblicazione scientifica) all’argomento campi magnetici e in particolare al 5G.

    Anche in questo caso – che rappresenta uno dei capisaldi di riferimento di più di un critico nei confronti del 5G, leggendo con attenzione quello che si invoca è il principio di precauzione. Non c’è l’evidenza di dati a riscontro della pericolosità.

    Clicca qui per leggere il rapporto originale dell’ISDE (International Society of Doctors for Environment) sui campi elettromagnetici e la diffusione del 5G.

    La prima verità

    La prima verità è che le onde elettromagnetiche possono essere pericolose – come già ben sappiamo – ma non c’è nessuna evidenza della pericolosità dell’infrastruttura 5G sulla salute umana. Né, tantomeno, della capacità di indebolire direttamente il sistema immunitario favorendo l’aggressione da parte del Coronavirus.

    Per quanto riguarda in particolare gli effetti sull’uomo, le evidenze scientifiche sono relative all’aumento della temperatura superficiale, quindi dell’epidermide ed eventualmente degli occhi. Non ad azioni dirette sul sistema immunitario – come indicato in alcune ipotesi che vengono riportate.

    Le onde radio con elevate frequenze possono quindi riscaldare il nostro corpo e, in modo indiretto, arrivare anche a indebolire il sistema immunitario. Secondo la maggior parte degli studi effettuati finora, però, potenze e frequenze utilizzate non riescono a danneggiare le cellule.

    Emerge comunque chiaramente la necessità di ampliare la conoscenza. Le voci critiche che si muovono con strumenti scientificamente corretti hanno ragione su questo.

    L’affascinante prospettiva dell’Internet delle cose e delle innumerevoli potenzialità della velocità di risposta del 5G in molti campi, compresi quelli dell’energia, dell’ambiente e della mobilità, unita a un nuovo settore d’affari capace di muovere migliaia di miliardi nel mondo devono essere uno stimolo alla maggiore attività di ricerca, non un freno.

    Relazione tra 5G e capacità di diffusione del Coronavirus

    Relativamente alla relazione Coronavirus e 5G, o meglio tra inquinamento elettromagnetico e capacità del virus di diffondersi, la situazione è apparentemente complicata ma mettendo in fila gli elementi a disposizione si arriva chiaramente a una conclusione.

    Tecnologia 5G

    Ci sono poche pubblicazioni relative alla capacità dei batteri di comunicare grazie a segnali elettromagnetici e sono anche molto controverse.

    Non c’è traccia di pubblicazioni relative ai virus e alla loro presunta capacità di maggiore diffusione causata dalle onde elettromagnetiche. Ci sono delle ricostruzioni di parallelismi pseudo-storici che circolano soprattutto grazie a messaggi Whatsapp, forse all’origine addirittura costruiti con finalità umoristiche, ma nulla di più.

    La questione dell’emissione di onde elettromagnetiche dal DNA dei batteri è invece rintracciabile in letteratura scientifica e ha una paternità molto importante.

    Il primo a parlarne nel 2009 è il Premio Nobel per la medicina Luc Montagnier – virologo francese di fama mondiale, scopritore del virus HIV.

    Clicca qui per leggere la pubblicazione originale del 2009 di Luc Montagnier sulla capacità del DNA dei batteri di emettere segnali elettromagnetici.

    Un’altra pubblicazione che riguarda l’argomento ha autori, all’epoca appartenenti a strutture della Northeastern University di Boston e dell’Università di Perugia, che però non risulta abbiano più pubblicato nulla al riguardo.

    Clicca qui per andare alla pubblicazione originale del 2012 di ricercatori della Northeastern University e dell’Università di Perugia relativa ai segnali elettromagnetici tra batteri.

    Lo scienziato Montagnier ha iniziato però proprio con quella pubblicazione – che se confermata avrebbe avuto effetti incredibili sul mondo scientifico – un vero e proprio declino nella considerazione della sua comunità scientifica di appartenenza.

    La seconda verità

    La seconda verità è che la relazione tra onde magnetiche 5G e diffusione del Coronavirus non solo non è scientificamente provata, ma non è proprio mai stata nemmeno ipotizzata in lavori scientifici rintracciabili nelle principali banche dati.

    I pochi e controversi lavori esistenti, oltre a non essere mai stati confermati da successive evidenze, sono relativi ai batteri e non ai virus.

    Se il virus ha altre forme di diffusione rispetto a quelle aeree fin qui evidenziate e confermate, pertanto, queste sono tutte da rintracciare.

  • Coronavirus, la soluzione è l’automobile

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Mezzi pubblici affollatati all’inverosimile con treni, bus e tram che sfidano la legge fisica dell’incompentetrabilità dei corpi.

    Aria irrespirabile, caldo asfissiante in ogni stagione e virus diffusi in un aerosol concentrato.

    Trasporti e distanziamento sociale

    Questa è la fotografia del mondo dei trasporti collettivi dell’era pre-coronavirus. Un mondo che probabilmente non esisterà più, almeno per un bel po’ di tempo.

    Metro affollata Coronavirus soluzione automobile

    Infatti, con la crisi del Covid-19 sta emergendo una nuova sfida per la mobilità: come mantenere il necessario social distancing su un treno di pendolari o su un metrò ed evitare nuove ondate della pandemia? Un’impresa difficile, forse impossibile.

    La soluzione è l’automobile

    Ed è per questo che la soluzione, una volta avviata la ripresa della vita normale, si chiama automobile.

    Sì, la vituperata quattro ruote individuale, osteggiata da politici ecoradicalchic e intellettuali della mobilità nuova, sostenibile (per chi?) e collettiva.

    In questa fase drammatica di pandemia il mezzo più sicuro per sé e per gli altri è l’auto.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Altro che mascherine improvvisate e foulard, nelle nostre macchine abbiamo filtri efficienti e nessuno può starnutirci addosso infettandoci. Occorre, dunque, un atto di coraggio da parte della politica per sostenere e favorire il trasporto automobilistico privato.

    Combattere il traffico, non l’automobile

    Per fare questo è necessario finalmente intraprendere misure per snellire i flussi di traffico.

    E la tecnologia, anche a livello di soluzioni per Smart city, esiste e permette di fluidificare i flussi ed eliminare quei colli di bottiglia spesso messi ad arte per ostacolare l’uso dei mezzi privati.

    Traffico e smart city

    Ora come ora, favorire il trasporto pubblico equivale a creare una bomba virologica e costituirebbe un attentato alla salute delle persone.

    Quando usciremo dalla fase del lockdown l’auto privata deve tornare a essere la regina delle strade

    Incentivare auto a basse emissioni

    Ovviamente questo non vuol dire andare in giro con macchine fumanti e dunque quale migliore occasione per spingere e incentivare anche in chiave di ripresa economica le vendite di autovetture nuove.

    Ma non solo quelle elettriche o ibride, tutte quante. Comprese le vituperate diesel.

  • Coronavirus, Toyota Italia aiuta la Croce Rossa insieme alla rete dei concessionari

    Per dare un contributo concreto alla popolazione italiana nell’emergenza Coronavirus, Toyota sceglie la Croce Rossa.

    La Toyota Italia, insieme alla rete di concessionari, adotta un approccio locale e offre il suo contributo direttamente sul territorio.

    Vetture da Toyota e Lexus

    Per supportare le attività della Croce Rossa nei giorni dell’isolamento da Coronavirus, Toyota mette a disposizione della Croce Rossa Italiana una flotta di veicoli da utilizzare fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

    Auto per la CRI sede Toyota

    Si tratta di automobili Toyota e Lexus consegnate direttamente ai Comitati della Croce Rossa Italiana dislocati sul territorio.

    Utilizzo quotidiano sul territorio

    Le auto saranno utilizzate dai volontari per i servizi di sostegno alla popolazione come l’assistenza sanitaria domiciliare e la consegna di medicinali e beni di prima necessità a chi non è nelle condizioni di potersi approvvigionare in maniera indipendente.

    Coronavirus auto Toyota alla CRI

    La Croce Rossa Italiana è attiva nell’emergenza Coronavirus per garantire soccorso, supporto logistico, sanitario, psicologico e il trasporto in sicurezza dei casi che necessitano ospedalizzazione o assistenza domiciliare.

    Voglio ringraziare il gruppo Toyota per questo generoso contributo – ha commentato Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana – essere vicini ai più vulnerabili, alle persone fragili è da sempre la nostra missione e in questo momento sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo.

    La Croce Rossa Italiana ha deciso di trasformare questo momento di emergenza del Paese nel Tempo Della Gentilezza, intensificando tuti i servizi sul territorio nazionale dedicati a sostenere le persone più vulnerabili.

    Lo slogan scelto dalla CRI è Per le persone – vicini, ogni volta che vuoi.

    Slogan CRI sul cofano

    Attenzione al valore di comunità

    In tempo di Coronavirus Toyota mette così l’accento sul valore della comunità, sia quella sociale che rappresenta il beneficiario finale dell’iniziativa, sia quella interna all’organizzazione.

    Particolarmente significativa, da questo punto di vista, è la decisione di agire in maniera diffusa sule territorio insieme ai concessionari, che ne sono rappresentanti e protagonisti.

    Toyota CHR Croce Rossa

    Clicca qui per leggere l’articolo sulle iniziative delle diverse case nella riconversione degli impianti produttivi.

    Clicca qui per leggere come la Seat abbia riconvertito parte dell’impianto spagnolo di Martorell alla produzione di ventilatori polmonari utilizzando come tecnologia chiave dei componenti automobilistici.

  • Coronavirus, Seat produce ventilatori polmonari in Spagna usando componenti auto

    Coronavirus, Seat riconverte in tempo record una parte delle strutture e del personale dell’impianto di Martorell in Spagna, che in tempi normali produce la Seat Leon, per produrre ventilatori polmonari.

    Ventilatore Seat Coronavirus
    La macchina per la respirazione assistita sviluppata e prodotta dalla Seat

    Il motore viene dal tergicristallo

    Il motorino del tergicristallo è il cuore della macchina messa a punto dal reparto ricerca e sviluppo della Seat.

    Motorino tergicristallo per ventilatore

    Motorino, ingranaggi stampati e albero del cambio sono i tre ingredienti principali di una ricerca tecnologica destinata a salvare vite umane.

    Il risultato è OxyGEN

    Il risultato della dell’attivazione Coronavirus Seat, nato in collaborazione con la Protofy.XYZ, è una macchina pre la respirazione assistita che è stata chiamata OxyGEN e che promette un livello di qualità estremamente elevato.

    OxyGEN respiratore della Seat

    Linea di produzione

    I sistemi per la respirazione assistita vengono prodotti proprio sulla linea da dove esce usualmente la Seat Leon.

    Coronavirus Seat produzione

    La task force Coronavirus Seat è formata da 150 dipendenti di diverse aree che hanno cambiato mansione, sono stati velocemente formati e sono adesso dedicati alla produzione dei nuovi respiratori.

    La modifica di una linea di assemblaggio che produce un sottotelaio, un componente di un’automobile, e la possibilità di trasformarla per produrre i respiratori, è stata un duro lavoro in cui sono state coinvolte molte aree dell’azienda e l’abbiamo fatto in tempi record, una settimana.

    Dice Sergio Arreciado, dell’area Ingegneria dei Processi della SEAT.

    Ogni respiratore ha oltre 80 componenti elettronici e meccanici e viene sottoposto a un controllo di qualità con sterilizzazione realizzata con luce ultravioletta.

    Omologazione

    Il respiratore messo a punto dalla task force Coronavirus Seat è attualmente in fase di test per ottenere l’omologazione.

    Assemblaggio OxyGEN

    Intanto, la linea di produzione continua a funzionare e sono prodotte le prime unità da inviare – appena omologate – ai reparti di terapia intensiva degli ospedali.

    Solo il pensiero che abbiamo cercato di aiutare a salvare una vita e tutto questo lavoro sarà valso la pena.

    Conclude Francesc Sabaté del reparto Ricerca e Sviluppo SEAT.

    Clicca qui e leggi quali case si stanno attivando nel mondo: Coronavirus, l’auto riconverte la sua produzione.

  • Sistema CURA, l’ingegno italiano per curare i malati dove arriva il Coronavirus

    Il sistema CURA (Connected Units for Respiratory Ailments, cioè Unità connesse per malattie respiratorie) sta nascendo a Milano grazie all’ingegno e al lavoro di un gruppo internazionale a matrice italiana.

    L’idea

    L’idea è semplice quanto efficace. Il Coronavirus si diffonde e l’emergenza si muove attraverso le diverse aree del mondo e non è certamente economico realizzare nuovi ospedali inseguendo l’espansione e lo spostamento del contagio, come successo in Cina e – in parte – anche in Italia.

    Molte aree del mondo non hanno le risorse, né le competenze per realizzare strutture nuove all’arrivo dell’emergenza. Né ci sono tantomeno ospedali esistenti, ai quali aggiungere in modo più o meno provvisorio nuovi posti di terapia intensiva.

    Elementi CURA in serie
    Elementi modulari del sistema CURA

    Il sistema CURA non è l’elemento di base per un ospedale da campo. Si tratta di un vero e proprio modulo ospedaliero per la rianimazione completamente attrezzato, concepito per essere spostato e messo in piena operatività velocemente dove ce n’è bisogno.

    Tutto in un container

    Si tratta di container, quindi elementi standard altamente trasportabili, completamente attrezzati all’interno come unità di terapia intensiva pronte all’uso nella lotta contro COVID-19.

    Container CURA
    Singolo modulo realizzato in un container

    Gli ideatori

    L’idea iniziale del sistema CURA è del professor Carlo Ratti e dell’architetto milanese Italo Rota.

    Carlo Ratti e Italo Rota
    Carlo Ratti e Italo Rota

    Conosco e stimo molto Carlo Ratti, ingegnere e architetto di formazione, è direttore al MIT – Massachusetts Institute of Technology di Boston del laboratorio Senseable City, ed è molto attivo in progetti ad alto tasso tecnologico in tutto il mondo.

    Italo Rota non lo conosco personalmente ma è uno degli architetti italiani più attenti all’evoluzione sociale in tutti i suoi aspetti, con particolare riferimento alla sostenibilità dello sviluppo.

    Interno container sistema CURA
    Vista interna dell’elemento realizzato in un container

    Il progetto del sistema CURA è condotto senza scopo di lucro in modalità open-source. Tutti gli attori lavorano a distanza e hanno accesso a tutte le informazioni, che sono sviluppate per essere messe a disposizione della comunità internazionale.

    Professionisti e aziende coinvolte

    L’elenco dei professionisti e delle organizzazioni che hanno contribuito fino ad oggi è già ricco, ma lo spirito stesso dell’iniziativa pinta a renderlo via via più ricco.

    I promotori lo rendono pubblico in ordine cronologico di adesione al progetto: CRA-Carlo Ratti Associati con Italo Rota (Design e innovazione), Istituto Clinico Humanitas (Ingegneria medica), Policlinico di Milano (Consulenza medica), Jacobs (Alberto Riva – Master Planning, design, costruzione e servizi di supporto logistico), studio FM milano (Identità visiva & graphic design), Squint/opera (Digital media), Alex Neame – Team Rubicon UK (Logistica), Ivan Pavanello per Projema (Ingegneria MEP), Dr. Maurizio Lanfranco – Ospedale Cottolengo (Consulenza medica).

    Logo del progetto CURA

    Gli elementi modulari del sistema CURA sono di rapida installazione ma non hanno i limiti di una tenda per ospedale da campo.

    Come funziona

    Le attività mediche molto delicate, tipiche di un reparto di isolamento, sono garantite grazie a dispositivi di biocontenimento con pressione negativa. All’interno, cioè, viene mantenuta una pressione inferiore rispetto all’esterno – esattamente com’è possibile fare in un’unità realizzata in muratura – quindi le condizioni di sicurezza nell’area esterna sono al massimo livello.

    Dettaglio interni CURA
    Dettaglio delle attrezzature interne

    La prima unità del sistema CURA è attualmente in fase di realizzazione a Milano ed è realizzata grazie al sostegno economico della UniCredit.

    Clicca qui per andare al sito del progetto Open Source.

  • Olimpiadi di Tokyo 2020 rinviate, appuntamento al 2021

    Il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è la decisione più logica e sensata.

    L’accensione della fiaccola olimpica lo scorso 12 marzo a Olimpia in Grecia è avvenuta senza spettatori e già in piena atmosfera da distanziamento sociale anti-Covid-19.

    Accensione fiamma olimpica Tokyo 2020
    Cerimonia di accensione a Olimpia in Grecia

    Una cosa a dir poco triste, che nulla ha a che fare con lo spirito delle Olimpiadi.

    L’accensione della fiamma con quelle inadatte modalità ha segnato ai miei occhi lo spegnimento dell’appuntamento per il prossimo mese di luglio con le Olimpiadi di Tokyo 2020.

    Il Cio ha resistito per motivi poco olimpici

    Il Governo del Giappone ha tentennato in un primo momento, ma poi ha capito ed ha velocemente iniziato a studiare un’ipotesi alternativa allo svolgimento nei mesi di luglio e agosto 2020.

    Anche gli sponsor e gli investitori di varia natura hanno inteso ben presto che non era il caso di insistere.

    Da quelli immobiliari, che hanno realizzato un intero nuovo quartiere su un terreno che non esisteva, rubato all’acqua della baia di Tokyo per essere prima villaggio olimpico, poi area residenziale e di business, fino ai partner delle Olimpiadi.

    Eppure le case del quartiere del villaggio olimpico hanno già dei proprietari che hanno pagato per riceverle dopo l’estate 2020. Il ritardo di un anno nella consegna è un bel grattacapo.

    Fiamma olimpica
    La fiamma olimpica

    Avevano capito tutti da settimane che quest’anno le Olimpiadi di Tokyo non avrebbero potuto svolgersi.

    Chi non voleva proprio sentire ragioni è l’organizzatore dei Giochi, cioè il CIO – Comitato Olimpico Internazionale presieduto da Thomas Bach. Il rischio economico di un rinvio, secondo il Cio, era troppo grande.

    La validità stessa di un’Olimpiade svolta cinque anni dopo la precedente, invece di quattro, secondo alcuni puristi della giurisprudenza olimpica, addirittura non sarebbe garantita.

    L’annuncio

    Oggi però il Cio ha ceduto alla pressione dei molti Comitati olimpici nazionali che hanno deciso di non far partecipare le loro rappresentative quest’anno, vista la rincorsa mondiale alla pandemia di Covid-19, e di un’opinione che – sebbene distratta da ben altre priorità – ha iniziato a dimostrare insofferenza nei riguardi di un’organizzazione che si stava dimostrando fuori dalla realtà.

    Al termine di una teleconferenza tra il Cio e il Governo del Giappone, con la partecipazione del Primo Ministro Shinzo Abe e del presidente del Cio Thomas Bach, è arrivato l’annuncio.

    Rinvio Olimpiadi Tokyo 2020
    Annuncio rinvio
    L’annuncio ufficiale del rinvio

    Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno nello stesso periodo previsto quest’anno, ma nel 2021.

    Il nome non cambia

    I Giochi del 2021 in Giappone si chiameranno comunque Olimpiadi di Tokyo 2020. Questo per mantenere il nome il logo e anche tutto il merchandising già prodotto, distribuito e in gran perte non ancora venduto.

    L’Olimpiade del 2021, sperando che il mondo tra un anno sia veramente in grado di potersela godere a pieno, sarà così un evento ancora più speciale.