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  • Coronavirus, Toyota Italia aiuta la Croce Rossa insieme alla rete dei concessionari

    Per dare un contributo concreto alla popolazione italiana nell’emergenza Coronavirus, Toyota sceglie la Croce Rossa.

    La Toyota Italia, insieme alla rete di concessionari, adotta un approccio locale e offre il suo contributo direttamente sul territorio.

    Vetture da Toyota e Lexus

    Per supportare le attività della Croce Rossa nei giorni dell’isolamento da Coronavirus, Toyota mette a disposizione della Croce Rossa Italiana una flotta di veicoli da utilizzare fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

    Auto per la CRI sede Toyota

    Si tratta di automobili Toyota e Lexus consegnate direttamente ai Comitati della Croce Rossa Italiana dislocati sul territorio.

    Utilizzo quotidiano sul territorio

    Le auto saranno utilizzate dai volontari per i servizi di sostegno alla popolazione come l’assistenza sanitaria domiciliare e la consegna di medicinali e beni di prima necessità a chi non è nelle condizioni di potersi approvvigionare in maniera indipendente.

    Coronavirus auto Toyota alla CRI

    La Croce Rossa Italiana è attiva nell’emergenza Coronavirus per garantire soccorso, supporto logistico, sanitario, psicologico e il trasporto in sicurezza dei casi che necessitano ospedalizzazione o assistenza domiciliare.

    Voglio ringraziare il gruppo Toyota per questo generoso contributo – ha commentato Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana – essere vicini ai più vulnerabili, alle persone fragili è da sempre la nostra missione e in questo momento sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo.

    La Croce Rossa Italiana ha deciso di trasformare questo momento di emergenza del Paese nel Tempo Della Gentilezza, intensificando tuti i servizi sul territorio nazionale dedicati a sostenere le persone più vulnerabili.

    Lo slogan scelto dalla CRI è Per le persone – vicini, ogni volta che vuoi.

    Slogan CRI sul cofano

    Attenzione al valore di comunità

    In tempo di Coronavirus Toyota mette così l’accento sul valore della comunità, sia quella sociale che rappresenta il beneficiario finale dell’iniziativa, sia quella interna all’organizzazione.

    Particolarmente significativa, da questo punto di vista, è la decisione di agire in maniera diffusa sule territorio insieme ai concessionari, che ne sono rappresentanti e protagonisti.

    Toyota CHR Croce Rossa

    Clicca qui per leggere l’articolo sulle iniziative delle diverse case nella riconversione degli impianti produttivi.

    Clicca qui per leggere come la Seat abbia riconvertito parte dell’impianto spagnolo di Martorell alla produzione di ventilatori polmonari utilizzando come tecnologia chiave dei componenti automobilistici.

  • Coronavirus, Seat produce ventilatori polmonari in Spagna usando componenti auto

    Coronavirus, Seat riconverte in tempo record una parte delle strutture e del personale dell’impianto di Martorell in Spagna, che in tempi normali produce la Seat Leon, per produrre ventilatori polmonari.

    Ventilatore Seat Coronavirus
    La macchina per la respirazione assistita sviluppata e prodotta dalla Seat

    Il motore viene dal tergicristallo

    Il motorino del tergicristallo è il cuore della macchina messa a punto dal reparto ricerca e sviluppo della Seat.

    Motorino tergicristallo per ventilatore

    Motorino, ingranaggi stampati e albero del cambio sono i tre ingredienti principali di una ricerca tecnologica destinata a salvare vite umane.

    Il risultato è OxyGEN

    Il risultato della dell’attivazione Coronavirus Seat, nato in collaborazione con la Protofy.XYZ, è una macchina pre la respirazione assistita che è stata chiamata OxyGEN e che promette un livello di qualità estremamente elevato.

    OxyGEN respiratore della Seat

    Linea di produzione

    I sistemi per la respirazione assistita vengono prodotti proprio sulla linea da dove esce usualmente la Seat Leon.

    Coronavirus Seat produzione

    La task force Coronavirus Seat è formata da 150 dipendenti di diverse aree che hanno cambiato mansione, sono stati velocemente formati e sono adesso dedicati alla produzione dei nuovi respiratori.

    La modifica di una linea di assemblaggio che produce un sottotelaio, un componente di un’automobile, e la possibilità di trasformarla per produrre i respiratori, è stata un duro lavoro in cui sono state coinvolte molte aree dell’azienda e l’abbiamo fatto in tempi record, una settimana.

    Dice Sergio Arreciado, dell’area Ingegneria dei Processi della SEAT.

    Ogni respiratore ha oltre 80 componenti elettronici e meccanici e viene sottoposto a un controllo di qualità con sterilizzazione realizzata con luce ultravioletta.

    Omologazione

    Il respiratore messo a punto dalla task force Coronavirus Seat è attualmente in fase di test per ottenere l’omologazione.

    Assemblaggio OxyGEN

    Intanto, la linea di produzione continua a funzionare e sono prodotte le prime unità da inviare – appena omologate – ai reparti di terapia intensiva degli ospedali.

    Solo il pensiero che abbiamo cercato di aiutare a salvare una vita e tutto questo lavoro sarà valso la pena.

    Conclude Francesc Sabaté del reparto Ricerca e Sviluppo SEAT.

    Clicca qui e leggi quali case si stanno attivando nel mondo: Coronavirus, l’auto riconverte la sua produzione.

  • Sistema CURA, l’ingegno italiano per curare i malati dove arriva il Coronavirus

    Il sistema CURA (Connected Units for Respiratory Ailments, cioè Unità connesse per malattie respiratorie) sta nascendo a Milano grazie all’ingegno e al lavoro di un gruppo internazionale a matrice italiana.

    L’idea

    L’idea è semplice quanto efficace. Il Coronavirus si diffonde e l’emergenza si muove attraverso le diverse aree del mondo e non è certamente economico realizzare nuovi ospedali inseguendo l’espansione e lo spostamento del contagio, come successo in Cina e – in parte – anche in Italia.

    Molte aree del mondo non hanno le risorse, né le competenze per realizzare strutture nuove all’arrivo dell’emergenza. Né ci sono tantomeno ospedali esistenti, ai quali aggiungere in modo più o meno provvisorio nuovi posti di terapia intensiva.

    Elementi CURA in serie
    Elementi modulari del sistema CURA

    Il sistema CURA non è l’elemento di base per un ospedale da campo. Si tratta di un vero e proprio modulo ospedaliero per la rianimazione completamente attrezzato, concepito per essere spostato e messo in piena operatività velocemente dove ce n’è bisogno.

    Tutto in un container

    Si tratta di container, quindi elementi standard altamente trasportabili, completamente attrezzati all’interno come unità di terapia intensiva pronte all’uso nella lotta contro COVID-19.

    Container CURA
    Singolo modulo realizzato in un container

    Gli ideatori

    L’idea iniziale del sistema CURA è del professor Carlo Ratti e dell’architetto milanese Italo Rota.

    Carlo Ratti e Italo Rota
    Carlo Ratti e Italo Rota

    Conosco e stimo molto Carlo Ratti, ingegnere e architetto di formazione, è direttore al MIT – Massachusetts Institute of Technology di Boston del laboratorio Senseable City, ed è molto attivo in progetti ad alto tasso tecnologico in tutto il mondo.

    Italo Rota non lo conosco personalmente ma è uno degli architetti italiani più attenti all’evoluzione sociale in tutti i suoi aspetti, con particolare riferimento alla sostenibilità dello sviluppo.

    Interno container sistema CURA
    Vista interna dell’elemento realizzato in un container

    Il progetto del sistema CURA è condotto senza scopo di lucro in modalità open-source. Tutti gli attori lavorano a distanza e hanno accesso a tutte le informazioni, che sono sviluppate per essere messe a disposizione della comunità internazionale.

    Professionisti e aziende coinvolte

    L’elenco dei professionisti e delle organizzazioni che hanno contribuito fino ad oggi è già ricco, ma lo spirito stesso dell’iniziativa pinta a renderlo via via più ricco.

    I promotori lo rendono pubblico in ordine cronologico di adesione al progetto: CRA-Carlo Ratti Associati con Italo Rota (Design e innovazione), Istituto Clinico Humanitas (Ingegneria medica), Policlinico di Milano (Consulenza medica), Jacobs (Alberto Riva – Master Planning, design, costruzione e servizi di supporto logistico), studio FM milano (Identità visiva & graphic design), Squint/opera (Digital media), Alex Neame – Team Rubicon UK (Logistica), Ivan Pavanello per Projema (Ingegneria MEP), Dr. Maurizio Lanfranco – Ospedale Cottolengo (Consulenza medica).

    Logo del progetto CURA

    Gli elementi modulari del sistema CURA sono di rapida installazione ma non hanno i limiti di una tenda per ospedale da campo.

    Come funziona

    Le attività mediche molto delicate, tipiche di un reparto di isolamento, sono garantite grazie a dispositivi di biocontenimento con pressione negativa. All’interno, cioè, viene mantenuta una pressione inferiore rispetto all’esterno – esattamente com’è possibile fare in un’unità realizzata in muratura – quindi le condizioni di sicurezza nell’area esterna sono al massimo livello.

    Dettaglio interni CURA
    Dettaglio delle attrezzature interne

    La prima unità del sistema CURA è attualmente in fase di realizzazione a Milano ed è realizzata grazie al sostegno economico della UniCredit.

    Clicca qui per andare al sito del progetto Open Source.

  • Olimpiadi di Tokyo 2020 rinviate, appuntamento al 2021

    Il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è la decisione più logica e sensata.

    L’accensione della fiaccola olimpica lo scorso 12 marzo a Olimpia in Grecia è avvenuta senza spettatori e già in piena atmosfera da distanziamento sociale anti-Covid-19.

    Accensione fiamma olimpica Tokyo 2020
    Cerimonia di accensione a Olimpia in Grecia

    Una cosa a dir poco triste, che nulla ha a che fare con lo spirito delle Olimpiadi.

    L’accensione della fiamma con quelle inadatte modalità ha segnato ai miei occhi lo spegnimento dell’appuntamento per il prossimo mese di luglio con le Olimpiadi di Tokyo 2020.

    Il Cio ha resistito per motivi poco olimpici

    Il Governo del Giappone ha tentennato in un primo momento, ma poi ha capito ed ha velocemente iniziato a studiare un’ipotesi alternativa allo svolgimento nei mesi di luglio e agosto 2020.

    Anche gli sponsor e gli investitori di varia natura hanno inteso ben presto che non era il caso di insistere.

    Da quelli immobiliari, che hanno realizzato un intero nuovo quartiere su un terreno che non esisteva, rubato all’acqua della baia di Tokyo per essere prima villaggio olimpico, poi area residenziale e di business, fino ai partner delle Olimpiadi.

    Eppure le case del quartiere del villaggio olimpico hanno già dei proprietari che hanno pagato per riceverle dopo l’estate 2020. Il ritardo di un anno nella consegna è un bel grattacapo.

    Fiamma olimpica
    La fiamma olimpica

    Avevano capito tutti da settimane che quest’anno le Olimpiadi di Tokyo non avrebbero potuto svolgersi.

    Chi non voleva proprio sentire ragioni è l’organizzatore dei Giochi, cioè il CIO – Comitato Olimpico Internazionale presieduto da Thomas Bach. Il rischio economico di un rinvio, secondo il Cio, era troppo grande.

    La validità stessa di un’Olimpiade svolta cinque anni dopo la precedente, invece di quattro, secondo alcuni puristi della giurisprudenza olimpica, addirittura non sarebbe garantita.

    L’annuncio

    Oggi però il Cio ha ceduto alla pressione dei molti Comitati olimpici nazionali che hanno deciso di non far partecipare le loro rappresentative quest’anno, vista la rincorsa mondiale alla pandemia di Covid-19, e di un’opinione che – sebbene distratta da ben altre priorità – ha iniziato a dimostrare insofferenza nei riguardi di un’organizzazione che si stava dimostrando fuori dalla realtà.

    Al termine di una teleconferenza tra il Cio e il Governo del Giappone, con la partecipazione del Primo Ministro Shinzo Abe e del presidente del Cio Thomas Bach, è arrivato l’annuncio.

    Rinvio Olimpiadi Tokyo 2020
    Annuncio rinvio
    L’annuncio ufficiale del rinvio

    Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno nello stesso periodo previsto quest’anno, ma nel 2021.

    Il nome non cambia

    I Giochi del 2021 in Giappone si chiameranno comunque Olimpiadi di Tokyo 2020. Questo per mantenere il nome il logo e anche tutto il merchandising già prodotto, distribuito e in gran perte non ancora venduto.

    L’Olimpiade del 2021, sperando che il mondo tra un anno sia veramente in grado di potersela godere a pieno, sarà così un evento ancora più speciale.

  • Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità

    Coronavirus e inquinamento, l’argomento sta stimolando considerazioni da parte di molti. Non tutte corrette. Molte, a mio parere, anche inopportune.

    Il primo argomento, che attira numerosi commenti, riguarda l’introduzione delle restrizioni alla circolazione e il loro effetto sull’inquinamento. Secondo alcuni, la concentrazione di inquinanti nell’aria si abbassa. Secondo altri, assolutamente no. Oppure forse, soltanto in parte.

    Il secondo argomento riguarda il particolato, la cui concentrazione in atmosfera giocherebbe un ruolo decisivo e diretto nella terribile diffusione del Covid-19 proprio in aree altamente inquinate d’Italia.

    Partire dai fatti

    Quando sono in tanti a parlare, spesso partendo da posizioni di inadeguata preparazione scientifica sull’argomento, è bene non cadere nella trappola del sensazionalismo.

    La prima regola, per capirci qualcosa, è partire dai fatti. Quindi da ciò che hanno realmente osservato e analizzato gli esperti.

    Due semplici domande

    Chi ha studiato cosa?

    Cosa emerge realmente dagli studi di settore?

    Relazione tra restrizioni per Coronavirus e inquinamento

    I dati parlano chiaro e dicono che con le restrizioni alla circolazione introdotte per combattere la diffusione del Covid-19 l’inquinamento in atmosfera si è decisamente ridotto.

    Questo è particolarmente evidente per l’NO2 – Diossido di azoto, come mostrato chiaramente da immagini satellitari, la cui comprensione non necessita di alcuna conoscenza specifica, che riporto qui di seguito con dati ed elaborazioni dell’ESA – European Space Agency.

    Report ESA Cornavirus e restrizioni Italia
    Schermata con titolo eloquente dal sito dell’ESA – Agenzia Spaziale Europea
    ESA immagine inquinamento Italia
    Immagine dal satellite prima delle restrizioni da Covid-19
    ESA immagine inquinamento Italia restrizioni Coronavirus
    Immagine dal satellite dopo giorni di restrizioni alla circolazione da Covid-19
    Scala colori e valori NO2
    Come leggere le immagini, il colore rosso indica alte concentrazioni di NO2

    La riduzione riguarda anche il particolato, la cui concentrazione è però molto influenzata dalle condizioni atmosferiche.

    Una riduzione della circolazione, in presenza di condizioni di stallo atmosferico, ha effetti marginali.

    Questo è chiaramente indicato nei documenti dell’ARPA Lombardia e dell’ARPA Veneto.

    Coronavirus restrizioni e inquinamento Arpa Lombardia
    Interpretazione dell’Arpa Lombardia dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione
    Comunicato Coronavirus restrizioni e inquinamento ARPA Veneto
    Interpretazione dell’Arpa Veneto dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione con particolare attenzione al particolato

    La prima e la seconda verità

    La prima verità è che bloccando la circolazione diminuiscono immediatamente le emissioni e le concentrazioni di NO2 – Diossido d’azoto.

    Allo stesso modo diminuiscono le emissioni di particolato da traffico automobilistico, anche se va ben considerato il contemporaneo possibile incremento delle emissioni dovute all’utilizzo di riscaldamento domestico e in particolare all’utilizzo di pellet come combustibile, vista la maggiore presenza di persone in casa.

    La seconda verità è che per quanto riguarda la concentrazione in atmosfera di particolato, l’influenza delle condizioni atmosferiche si dimostra decisiva. Se permangono condizioni di stallo atmosferico, il particolato può non diminuire nemmeno in presenza di un abbassamento deciso delle emissioni.

    Questo perchè il particolato sospeso in aria non precipita al suolo e rimane in sospensione, conservando la situazione di criticità.

    Relazione tra inquinamento e diffusione di Covid-19

    Relativamente alla diffusione dei virus nella popolazione, la SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale in un suo documento di posizione condiviso con strutture dell’Università di Bologna e dell’Università di Bari, indica delle pubblicazioni scientifiche che correlano l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico.

    SIMA relazione diffusione 
coronavirus e inquinamento
    Intestazione e titolo del documento della Società Italiana di Medicina Ambientale

    Il particolato atmosferico, secondo le considerazioni degli esperti, funziona da vettore di trasporto per i virus.

    I virus sarebbero cioè in grado di attaccarsi con un processo di coagulazione al particolato, riuscendo così a rimanere in atmosfera per lungo tempo (ore, giorni, settimane). E a viaggiare anche per distanze relativamente lunghe.

    Il particolato atmosferico, oltre a trasportare i virus, potrebbe inoltre costituire un substrato capace di permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.

    Un aumento delle temperature e della radiazione solare sarebbe in grado di accelerare l’inattivazione del virus, mentre un’umidità relativa elevata favorirebbe un più elevato tasso di contagio virale.

    Partendo da queste considerazioni, la SIMA evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo. Questo considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 Febbraio di 14 giorni, tempo medio di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta.

    Tale analisi sembra quindi indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto riportato per altre infezioni virali.

    Sulle considerazioni riportate dalla SIMA, va detto che il documento di posizione non è una pubblicazione scientifica. Non dimostra, cioè, con metodo scientifico le correlazioni di cui parla ma esprime l’analisi – basata su letteratura scientifica relativa ad altri virus – svolta da un gruppo di esperti e non sottoposta a revisione tra pari (condizione, questa, necessaria per una pubblicazione scientifica).

    La terza verità

    La terza verità è che la relazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione del Coronavirus non è al momento scientificamente provata.

    Come non è provato l’effetto vettore, fisicamente possibile ma non dimostrato dalla sola incidenza della malattia, perchè – come per il fumo – il particolato potrebbe essere una concausa per il suo impatto sulle patologie respiratorie pregresse e non perchè ha una funzione di trasporto aereo del virus.

    Le ipotesi avanzate dal gruppo di esperti che ha redatto il documento della SIMA rappresentano un punto di partenza, suggestivo e apparentemente plausibile, per condurre delle analisi specifiche in merito.

    Non si tratta di conclusioni basate su un apposito studio condotto sul Coronavirus con metodo scientifico, né di un articolo pubblicato seguendo i canoni delle pubblicazioni scientifiche.

    Le fonti

    Ecco le fonti dei dati utilizzati per la mia analisi.

    L’ESA – Agenzia Spaziale Europea, che ha pubblicato una specifica animazione all’effetto dell’introduzione delle restrizioni alla circolazione in Italia sulle concentrazioni di inquinanti in atmosfera.

    Logo ESA European Space Agency

    Clicca qui per leggere il documento originale in lingua italiana dell’ESA, con la video-animazione relativa alle concentrazioni osservate da satellite.

    L’Arpa Lombardia, che ha reso note le concentrazioni di particolato e NO2 – Biossido di azoto e dedicato un documento all’interpretazione delle evidenze numeriche.

    Logo Arpa Lombardia

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Lombardia relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    L’Arpa Veneto, che ha fatto lo stesso relativamente alla regione Veneto.

    Logo Arpa Veneto

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Veneto relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    La SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, che ha dedicato un documento di analisi alla correlazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione dei virus.

    Logo SIMA medicina ambientale

    Clicca qui per leggere il documento originale della Società Italiana di Medicina Ambientale.

  • Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente

    Il pericolo nuovo e con caratteristiche incredibilmente adatte all’innesco di un vero e proprio panico sociale è certamente il Coronavirus.

    Il Covid-19 prima non c’era, adesso c’è.

    E mette in pericolo – seppur con una pericolosità reale che gli esperti di sanità pubblica indicano come piuttosto limitata – direttamente la salute delle persone. Cioè ciò che tutti noi consideriamo la cosa più importante.

    Medico mascherina e inquinamento

    L’arrivo del nuovo Coronavirus, però, non azzera i rischi ambientali.

    Il cambiamento climatico non si ferma al segnale di pericolo issato dagli uomini per l’emergenza Covid-19.

    I nemici globali oggi sono due. La questione ambientale e il Coronavirus.

    Per quanto riguarda l’ambiente probabilmente in questo periodo stanno diminuendo un po’ le emissioni a causa del rallentamento dovuto al Covid-19 in campo economico, industriale e nella vivacità sociale, ma è una pericolosissima constatazione.

    La diminuzione delle emissioni da regressione non è quello che vogliamo, né quello che serve, né ciò che funziona realmente sul lungo periodo.

    I contorni dell’emergenza

    L’attenzione mondiale è tutta per l’epidemia di Covid-19, il rischio di pandemia che incombe e la situazione sanitaria di difficilissima gestione.

    In un numero crescente di aree in Europa e nel mondo si deve ricorrere a soluzioni drastiche di isolamento di interi territori e all’annullamento di grandi eventi per evitare l’incontro nello stesso luogo di un grande numero di persone.

    Le borse più importanti vanno giù, i beni rifugio sono in veloce rivalutazione ed industrie cruciali per il benessere economico del pianeta rischiano di dover affrontare tempi molto duri.

    Partita doppia

    L’attenzione sul Coronavirus si presta per offrire l’occasione giusta ai già riluttanti attori economici – che pongono non poche resistenze al cambiamento verso un sistema sostenibile – per chiedere e ottenere un rallentamento in campo ambientale.

    Nulla di più sbagliato.

    La sostenibilità è nella capacità di gestire le nuove globalità.

    Non una per volta. Ieri i cambiamenti climatici, oggi il Covid-19. Ma tutte insieme.

    Oltre ai cambiamenti climatici, adesso c’è da affrontare anche il rischio di pandemia da Coronavirus 2019.

    Attenti alla truffa del secolo

    La truffa del secolo è all’orizzonte. Con argomentazioni da trattoria è facile dire che conta più la salute che l’ambiente. Come se fossero cose distinte…

    E rischia di diventare facile chiedere di allentare le maglie della normativa e degli obiettivi alla già zoppicante e piuttosto sgangherata alleanza globale per l’ambiente.

    Dangerous rosso

    La trappola

    Se accettiamo di permettere di emettere e inquinare in difesa dell’economia di oggi, cadiamo nella trappola e affondiamo per davvero.

    La soluzione

    Il Coronavirus, i cambiamenti climatici e l’inquinamento urbano insegnano la stessa cosa.

    Ricerca, scienza e tecnologia sono le nostre uniche armi.

    Non innalziamo i limiti alle emissioni mentre combattiamo il Covid-19.

    La vittoria, allora, sarà totale.

    Avremo un mondo senza il nuovo virus, che certamente sapremo sconfiggere. E avremo un’industria e un’economia capaci di condurci verso un futuro desiderabile.

  • Salone di Ginevra annullato per Coronavirus.

    La notizia che il Salone di Ginevra 2020 potesse essere annullato, a causa delle incertezze legate alla diffusione del Coronavirus – Covid19, era nell’aria ma fa comunque male.

    Vado al salone svizzero tutti gli anni ed è da decenni un appuntamento fisso e imperdibile per il mondo dell’auto.

    Molte assenze previste

    Quest’anno sarebbero mancati molti protagonisti, non per il virus ma perchè i saloni espositivi soffrono in un mondo che privilegia ormai in modo esasperato la comunicazione digitale. I social media hanno un meccanismo capace di raggiungere le singole persone e legarle, secondo gli esperti di marketing, al singolo marchio.

    Quindi sono sempre più ritenute spese poco remunerative quelle per gli eventi di massa e multi-marca. Anche il Salone di Ginevra soffre di questo fenomeno.

    Ci ha pensato il Consiglio Federale svizzero

    A soli tre giorni dall’apertura agli addetti ai lavori, prevista per lunedì prossimo nel pomeriggio, con la proclamazione del modello vincitore del premio Auto dell’Anno 2020 in Europa, il Consiglio Federale svizzero ha vietato lo svolgimento di manifestazioni che coinvolgano contemporaneamente nello stesso luogo oltre mille persone.

    Il Salone di Ginevra avrebbe contato certamente centinaia di migliaia di presenze (oltre 500.000 secondo le previsioni), quindi ricade nel divieto.

    Pass Ginevra strappato su tastiera
    Il mio pass del Salone di Ginevra già pronto, tristemente strappato sulla tastiera

    Cosa succede adesso

    Gli spazi espositivi sono in corso di allestimento, gli hotel confermati e nella maggior parte dei casi anche saldati, i voli aerei idem.

    Gli addetti ai lavori hanno già iniziato lo smantellamento, gli hotel saranno insolitamente vuoti e lo stesso vale per gli aerei.

    Per quanto riguarda i modelli, avremo modo certamente di vederli e provarli molto presto ma non sarà la stessa cosa.

    Il bello dei saloni è nel confronto tra molti contenuti, molte opinioni e molte reazioni (da parte degli appassionati) raccolte nello stesso luogo.

    Le singole presentazioni non avranno lo stesso sapore, né potranno dare le stesse informazioni.

    Malvolentieri devo cestinare il mio Pass

    Non rimane che prendere atto della situazione, buttare il Pass nel cestino della carta e guardare avanti, verso un mondo che deve imparare a gestire delle nuove e inedite globalità.

    La sostenibilità è anche questo, saper armonizzare le nostre esistenze, ovunque siamo posizionati a bordo della grande astronave chiamata Pianeta Terra.