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  • #8 Emissione Impossibile in collaborazione con Motor1.com

    Insieme a Motor1 Italia realizziamo la prima webserie italiana che affronta gli argomenti più caldi nel percorso verso la mobilità a Zero Emissioni.

    La collaborazione con Motor1 Italia rappresenta un’occasione imperdibile di confronto con una delle più grandi community di appassionati di auto su YouTube.

    Sono oltre 340.000 gli iscritti al canale YouTube di Motor1 Italia, una platea incredibilmente estesa e interessante per portare i temi del progetto Obiettivo Zero Emissioni all’attenzione di chi ama l’automobile e desidera muoversi liberamente. E deve continuare a poterlo fare con costi ragionevoli e senza troppi problemi anche quando dal veicolo scompaiono le emissioni inquinanti.

    Il titolo fa capire subito che la questione è di enorme complessità.

    Le emissioni devono sparire dalla scheda tecnica delle auto. Questo è chiaro a tutti. Come riuscire a centrare l’obiettivo traghettando verso il cambiamento tecnologico un intero settore che garantisce centinaia di migliaia di posti di lavoro e percentuali significative del PIL nazionale in tutte le più grandi economie mondiali è tutt’altro che definito.

    Emissione Impossibile approfondisce le caratteristiche tecnologiche delle soluzioni in campo, gli scenari energetici ai quali devono essere associate, le dinamiche socio-economiche e gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana da tenere in considerazione.

    Ogni giovedì Fabio Orecchini, fondatore di Obiettivo Zero Emissioni, e Alessandro Lago, Direttore di Motor1 Italia, analizzano – anche grazie allo stimolo dei commenti inviati dal pubblico – gli aspetti più importanti e a volte controversi della questione ambientale applicata all’auto e alla mobilità.

  • LA FORD PROVA A STERILIZZARE IL MALUS

    L’ecotassa sull’automobile, secondo gli operatori del settore, avrà un impatto negativo in termini di numeri sul mercato dell’auto, tutto da dimostrare per il miglioramento del livello delle emissioni effettive nell’atmosfera e della sicurezza sulle strade.

    Ma il sistema Bonus/Malus, che fa pagare un “Malus” ai modelli che consumano di più in termini di combustibili fossili (e quindi emettono più CO2) e premia con un “Bonus” quelli che invece consumano meno (ed emettono conseguentemente meno CO2) ha prodotto come primo effetto una reazione da parte delle case auto che va incontro al cliente.

    La prima a muoversi in questo senso è la Ford con la campagna “Ecotassa NO, Ecoincentivi SÌ!” che offre un contributo diretto della casa fino a 6.000 euro per la Fiesta, 5.650 euro per la Ecosport, 6.700 euro per la Focus e arriva a 7.500 euro per la Kuga. Per accedervi, bisogna dare in rottamazione un’auto che abbia almeno 10 anni di vita con clientela potenziale di circa 25 milioni di auto.

    L’emblema del “duello” è la Ford Kuga 2.0 TDCI 4WD da 150 cv con cambio automatico che dichiara 161 g/km di CO2 (soltanto un grammo oltre il limite). Varrà più un malus di 1.100 euro per il cliente o un bonus di 7.500 euro offerto dalla Ford?

    Ulteriore incentivo sarà la formula IdeaFord offerta senza anticipo e con la prima rata ad aprile 2019.

    La legge di bilancio per il 2019, prevede che le nuove vetture acquistate nel periodo primo marzo 2019-31 dicembre 2021 con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km (ciclo di omologazione NEDC) debbano pagare una Ecotassa articolata in 4 scaglioni.

    l’Ecotassa è di 1.100 euro (per emissioni di CO2 di 161-175 g/km), 1.600 euro (176-200 g/km), 2.000 euro (201-250 g/km) e 2.500 euro (oltre 250 g/km).

    Al contempo è previsto un bonus di 6.000 euro per l’acquisto di auto con emissioni al di sotto dei 20 g/km (in pratica solo le elettriche) e di 2.500 euro per quelle nella fascia 21-70 g/km di CO2, limite attualmente raggiungibile solo dalle ibride plug-in.

    Tali incentivi valgono se si rottamano contestualmente auto con omologazione da Euro1 a Euro4 e prezzo di listino (IVA esclusa) non superiore a 50.000 euro mentre senza rottamazione scendono rispettivamente a 4.000 e 1.500 euro.

    L’obiettivo è aumentare le vendite delle auto ricaricabili e disincentivare quelle più inquinanti e potenti che in, qualche caso, cumuleranno l’Ecotassa al Superbollo.

    Tra gli effetti possibili ci sono il calo dei Suv (naturalmente più inquinanti) e addirittura un eventuale ritorno al diesel che, vessato da limitazioni e al centro di una discussione mediatica intensa, ha visto scendere la propria incidenza a 51,5% con un calo di 5 punti, ma con un incremento delle emissioni di CO2 medie per ogni veicolo nuovo dell’1,8% (114,4 contro 112,4 g/km) con punte del 7,1% in dicembre (120,6 g/km). Solo tra il 2008 e il 2017 il calo era stato del 22%.

    Tutta da verificare l’efficacia del bonus-malus con un circolante che, su 37,2 milioni di vetture (al 31 dicembre 2017), è composto ancora per il 4% di Euro0, il 6% Euro1 e 11% Euro2. Considerando che un’auto Euro6 rispetto ad una Euro1 emette almeno il 63% in meno di monossido di carbonio (CO), il 92% in meno di ossidi di azoto (NOx) e il 96% in meno di particolato, secondo le case auto un’azione di incentivazione incisiva nella fascia di veicoli a più elevata anzianità avrebbe dato risultati effettivi ben maggiori per la massa totale di emissioni, sia inquinanti sia di CO2.

    Quattro gli elementi di riflessione.

    Il primo è che le case hanno offerto, non da oggi, sconti ben maggiori degli incentivi messi adesso in campo, senza riuscire ad abbattere significativamente la parte “cattiva” del circolante: c’è dunque una barriera prevalentemente reddituale che ha anche un impatto sui costi sociali, non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza.

    Il secondo è che nel testo di legge non si fa menzione degli Euro0 (ante 1992), ovvero 1,5 milioni di autovetture che non hanno valore commerciale e non godranno di alcun incentivo.

    Il terzo è che il malus colpisce l’acquisto e non il possesso di autoveicoli inquinanti, dunque un disincentivo indiretto all’acquisto di un’auto più pulita per chi ne ha già una vecchia, che consuma tanto ed è inquinante.

    Quarto è che nel provvedimento non vi è alcun intervento sistemico che intervenga sulla voce “mobilità” ad ampio spettro, salva la detrazione del 50% (su massimo 3.000 euro) per gli impianti di ricarica.