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  • Vehicle-to-Grid l’auto scambia energia con la rete elettrica e la casa

    Il Vehicle-to-grid come l’acqua a tavola

    Se qualcuno mi versa un bicchiere d’acqua da una caraffa, la cosa più ovvia è che io lo beva.

    A pensarci meglio, però, ho anche altre possibilità. Posso versarne un po’ in un altro bicchiere, se qualcun altro ha sete e nel frattempo l’acqua della caraffa è finita.

    Oppure posso riversare il contenuto del mio bicchiere in parte o totalmente nella caraffa. Questo se io non ho sete e non voglio sprecare l’acqua che mi è stata versata in precedenza. Bene, questo è il vehicle to grid, o anche il vehicle to home, o meglio il vehicle to X come viene anche detto l’intero sistema.

    L’auto è il bicchiere

    Fa il pieno di energia nel suo sistema di accumulo di bordo, poi la può consumare percorrendo dei chilometri. E questa è la cosa più comune e più ovvia. Però la può anche restituire, questo oggi non avviene più per le auto diesel e benzina. Ma una volta col tubicino troppa ne hanno restituita di energia che con una tanica veniva portata altrove, in altri bicchieri… diciamo così. Quello che non è mai avvenuto è che l’energia potesse essere addirittura restituita a chi aveva fornito il pieno, cioè al distributore dell’Agip o di qualunque altra compagnia.

    V2G Vehicle-to-grid può diventare la regola

    Con l’auto elettrica, il vehicle to X può diventare la regola. Non l’eccezione del tubicino, quindi. Proprio la quotidianità. Con la batteria che può essere caricata attingendo corrente dalla rete elettrica, ma può anche restituire elettricità alla casa, se questo è conveniente rispetto all’acquisto dalla rete in quel momento.

    Oppure se quell’energia è stata prodotta da un impianto fotovoltaico di giorno e si decide invece di utilizzarla per alimentare il forno, il climatizzatore, l’impianto d’illuminazione dopo il tramonto. In questo caso è come se l’acqua del bicchiere fosse versata in altri bicchieri, quindi. Ma l’auto elettrica può anche restituire l’energia proprio alla rete dalla quale l’ha presa, come se si riversasse il contenuto del bicchiere nella caraffa, in questo caso.

    Vantaggi economici ed energetici

    Il tutto con vantaggi economici per il proprietario del veicolo, che viene pagato per far entrare il suo mezzo elettrico in questo sistema di scambio. Per la rete elettrica del distributore, che può accedere a potenze immediatamente disponibili quando ne ha bisogno. E per la possibilità di crescita di fonti rinnovabili non prevedibili all’interno del sistema di generazione.

    Gli sfidanti

    I protagonisti della vicenda Vehicle to X sono le case auto, gli automobilisti, i distributori di elettricità e la nuova figura dell’aggregatore, che andremo a capire meglio.

    Case auto

    Per rendere le auto elettriche economicamente sostenibili per i clienti, se non addirittura vantaggiose, la prospettiva del V2G – Vehicle to grid è ottima per i costruttori. Che però devono adeguare i loro modelli. Oggi soltanto i modelli giapponesi o di derivazione giapponese sono pronti.

    Automobilisti

    Per chi compra o utilizza un’auto elettrica, si tratta di una grande opportunità. Il punto da capire bene è che se nello scambio con la propria abitazione si può fare ciò che si vuole e si ha il pieno controllo, anche quando si mette a disposizione la propria ricarica per la rete ci sono dei paletti precisi. Chi fornisce l’auto ha di regola la garanzia che la propria batteria venga fatta trovare completamente carica all’ora stabilita. Da parte sua, però, deve garantire degli orari di allacciamento alla rete predefiniti. Più facile per le flotte aziendali, meno per i privati. Ma a guardare bene anche quasi tutti i privati hanno orari nei quali la loro auto è sempre in garage.

    Distributori di elettricità

    La rete elettrica storica non ama i flussi bidirezionali. Nasce per produrre in una grande centrale e distribuire a senso unico nelle case e nelle aziende. Il mondo però fortunatamente è cambiato, nonostante le persistenti resistenze, la produzione distribuita da fonti rinnovabili cresce e crescerà sempre di più. E grosse domande di potenza per la ricarica delle auto elettriche stanno per arrivare. Servono degli stabilizzatori, e le stesse auto elettriche col V2G possono esserlo. I distributori pagheranno più che volentieri questo servizio. Altre soluzioni esistono ma sono più costose.

    Aggregatori

    Anche cambiando le norme e permettendo a potenze più piccole di entrare nel gioco, non sarà il singolo proprietario di auto elettrica a parlare col distributore di energia. Nasce la figura di un intermediario, che aggrega appunto più automobili, fa il contratto col distributore elettrico da una parte e con gli automobilisti dall’altra.

    Che futuro fa

    Il futuro è nelle reti energetiche intelligenti. Non soltanto in campo elettrico, ma per tutti i vettori energetici la chiave per l’efficienza e anche per la rinnovabilità e le Zero Emissioni è nell’integrazione. Anche economicamente il conto torna.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino

    L’automobile integrata nella rete elettrica, con la possibilità di accumulare l’energia dell’impianto da fonti rinnovabili più vicino, ma anche l’auto a idrogeno che può fare più o meno la stessa cosa se l’idrogeno è prodotto localmente sono la chiave di volta dell’architettura si un sistema energetico sostenibile.

    Non è tutto fatto e non è tutto semplice, ma ci possiamo arrivare.

  • VIDEO SFIDA – ENERGIA IL PIU’ GRANDE BUSINESS DEL MONDO

    Per l’energia si combattono guerre, si formano alleanze internazionali. L’energia è alla base della nostra stessa esistenza e certamente l’accesso all’energia è il primo risultato di ogni progresso.

    L’energia secondo me rappresenta l’argomento di lavoro, di ricerca e di studio più affascinante che esista. Per capire perché la penso così, bisogna avere idea della sfida economica che si sta giocando.

    GLI SFIDANTI

    Per individuarli basta guardare alla lista delle aziende più grandi del mondo per fatturato secondo la classifica di Fortune. Dieci su dodici hanno a che fare con l’energia.

    Compagnie petrolifere. Delle prime aziende del mondo per fatturato, cinque sono oil&gas company. BP, ExxonMobil, Royal Dutch Shell e le cinesi Sinopec e China National Petroleum. Tutte con fatturati che vanno dai 220 ai 300 miliardi di dollari l’anno.

    Compagnie elettriche. C’è la State Grid cinese, con fatturato oltre i 300 miliardi di dollari. E se guardiamo poco più giù ne troviamo altre (come l’Enel e la francese Edf).

    Produttori di auto. Ci sono Gruppo Volkswagen e Gruppo Toyota con fatturati vicini ai 250 milioni di dollari l’anno ciascuna. Producono auto e le auto per muoversi hanno bisogno di energia.

    Produttori di elettronica di consumo. Apple e Samsung rappresentano il nuovo che avanza. I loro smartphone, computer, televisori hanno bisogno di energia o sono piccole inutili scatole.

    Forze e debolezze

    Le Oil&Gas companysono forti di una ricchezza che non ha eguali. Hanno impianti di estrazione e un sistema distributivo che arriva fino alla nostra auto e fino a casa nostra. Hanno dalla loro la potenza di un meccanismo che è alla base del nostro sviluppo industriale, che ha funzionato per tutto il secolo scorso e funziona ancora oggi molto bene. Ma soltanto per un pezzo di mondo, non per tutto il pianeta che in ampie aree non ha ancora accesso all’energia. E ha innegabili problemi ambientali. Di inquinamento locale e di impatto sul clima. Oltre a dover fare i conti con la concentrazione delle risorse, tutte in poche aree del pianeta, Medio Oriente innanzitutto. Con gli squilibri geo-politici che tutti conosciamo da decenni. Il loro problema, che è anche un nostro problema, è che non sembrano avere un piano B. Si occupano di petrolio e gas e vogliono continuare a occuparsi di petrolio e gas. Presentano in giro per il mondo interessanti progetti sullo sfruttamento di risorse rinnovabili ma se si guarda a quanto investano si scopre che si tratta di decine di milioni di dollari. Per chi ha un fatturato di centinaia di miliardi di dollari equivale all’investimento di poche decine di centesimi su un guadagno di due o tremila euro.

    Le compagnie elettriche hanno certamente maggiori spazi di manovra. L’elettricità si produce anche con altre tecnologie, dal nucleare alle rinnovabili. Per loro è possibile cambiare modello e alcune lo stanno facendo, con obiettivi al 2030 e al 2050 per l’uscita completa dai combustibili fossili.

    I produttori di auto hanno una flessibilità potenziale ancora maggiore. In pochi anni possono sviluppare nuovi modelli basati su diverse tecnologie di trazione. Ma hanno il problema di doverli appoggiare a un’infrastruttura e a un’economia che li rendano interessanti e abbordabili per un numero molto elevato di clienti.

    I produttori di apparecchiature elettroniche non usano petrolio ma elettricità. E hanno grosse competenze, quando non addirittura le tecnologie, nella gestione delle batterie, tecnologia chiave di un sistema energetico basato su fonti non prevedibili, come le rinnovabili.

    CHE FUTURO FA

    Il futuro dell’energia somiglia sempre di più a un presente allungato fino all’inverosimile. Una specie di elastico che sembra arrivare da qualche parte ma ha grandi tensioni che in realtà lo vogliono riportare indietro. Gli affari del petrolio, del carbone e del gas sono duri a morire e pensano anzi di poter continuare a vincere. Per altri cento anni. Un po’ di fonti rinnovabili che crescono nel mondo sviluppato e tanti combustibili fossili che continuano ad essere necessari per tenere in piedi la baracca.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    La mia opinione è che non andrà così a lungo. Non possiamo permettercelo e ormai ce ne siamo accorti in tanti.

    La scienza ha già detto la sua, dobbiamo abbassare le emissioni di gas effetto serra e di inquinanti dannosi all’uomo e all’ambiente.

    Nonostante le resistenze, le tecnologie per lo sfruttamento diffuso e preponderante delle fonti di energia rinnovabili esistono e stanno dimostrando la loro capacità di rispondere alle esigenze dello sviluppo. Una nuova industria inizia ad avere interessi discordi da quelli dei protagonisti del petrolio del secolo scorso.

    Il nostro futuro è fatto di tecnologie capaci di nutrirsi di risorse che non si esauriscono nel giro di pochi decenni, non inquinano e sono rese utilizzabili dalla nuova realtà sempre connessa.

    Il futuro del business energetico è nelle zero emissioni. La svolta tecnologica c’è già stata ed è quella dei sistemi intelligenti e connessi.

    Se cinque delle dieci più grandi aziende mondiali non la pensano così, oggi non è più un ostacolo insormontabile e farebbero bene ad accorgersene. Nell’interesse dei loro impiegati, che sono centinaia di migliaia nel mondo e meritano anch’essi un futuro per il loro lavoro.