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  • Toyota in Europa da un anno va ad energia rinnovabile

    Toyota in Europa va al 100% di energia rinnovabile sin dall’inizio del 2019. Il traguardo è stato annunciato in occasione di “Kenshiki” ed è stato raggiunto con un anno di anticipo rispetto al previsto per tutte le attività.

    Tra queste ci sono 9 stabilimenti produttivi, 29 distributori nazionali, 4 filiali dirette, il centro di ricerca e sviluppo e 21 centri logistici che hanno una domanda totale di energia pari a 500 GWh annui.

    Stabilimento Toyota
    Le sei sfida per il 2050

    In questo modo la casa giapponese aggiunge un altro tassello al suo piano Environmental Challenge 2050 che, tra le sue 6 sfide, ha quella di azzerare l’impronta di CO2 legata alla produzione. Le altre riguardano la riduzione del 90% della CO2 prodotte dalle vetture rispetto ai livelli del 2010, azzerare il loro impatto nell’intero ciclo di vita, minimizzare l’utilizzo di acqua e realizzare una società in armonia con la natura.

    Fratello sole e fratello vento

    Toyota ha raggiunto il risultato applicando energia solare al centro logistico ricambi europeo e a quello di Madrid, allo stabilimento nel Regno Unito (Burnaston, dove si produce la Corolla) e a Valenciennes (Francia, dove si produce la Yaris) mentre il centro logistico veicoli di Zeebrugge (Belgio) ha propri generatori eolici. A livello produttivo, l’energia necessaria per ogni veicolo si è ridotta del 18% ed del 48% inferiore alla media dei 28 paesi europei.

    L’Italia fa la sua parte

    Anche il nostro paese ha dato il suo contributo. Dall’inizio del 2019 Toyota Motor Italia utilizza energia da fonti rinnovabili al 100% e ha migliorato del 16% i consumi di energia dal 2017, grazie all’implementazione dell’illuminazione a Led al 100% e al miglioramento del sistema di climatizzazione della sede che include uffici, distribuzione ricambi e centro di formazione tecnica. Il 96% della rete ha inoltre un sistema di certificazione ambientale.

    Chiamata alle armi

    L’approccio dunque è a 360 gradi e non riguarda solo i prodotti, ma tutte le attività e i processi: dagli impianti di produzione fino alle attività di vendita sul territorio. Un lavoro minuzioso, che accompagna quello compiuto sui prodotti e sulle loro forme di propulsione e incoraggia tutta la filiera abbracciando anche i produttori e i distributori d’energia. Quest’ultimi ora hanno l’impegno di mettere a disposizione prodotti e servizi che, così come le automobili e chi le costruisce, puntano a diminuire le emissioni fino ad azzerarle.

    fuel cell badge
  • SFIDA AMBIENTALE E CONFRONTO TRA GENERAZIONI

    La più famosa di tutti è Greta Thunberg, la ragazza sedicenne che per prima ha scioperato non andando a scuola per mettersi davanti al parlamento di Stoccolma a protestare per l’inerzia degli adulti, primi tra tutti i politici, nella lotta contro i cambiamenti climatici.

    Ma negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative di gruppi di ragazzini, anche di dieci-dodici anni, che protestano perché i grandi stanno lasciando loro un pianeta malato, deturpato e inquinato.

    Gli scioperi generali per l’ambiente vedono coinvolti i ragazzi di decine di nazioni raccolti attorno a una semplice richiesta: fate di più.

    GLI SFIDANTI. FORZE E DEBOLEZZE.

    La sfida è generazionale, più che ideologica. Vi invito a guardare in rete quante siano le proteste e ne rimarrete impressionati.

    I giovani vogliono ricevere un pianeta sano dai loro genitori. Stanno crescendo con un’educazione ambientale che le precedenti generazioni non avevano. Ma stanno per ricevere in eredità un pianeta estremamente più inquinato di quello nel quale i loro padri, madri, nonni hanno vissuto. Sono perciò più sensibili, e si trovano in una condizione peggiore. Quindi l’effetto disgusto è amplificato.

    Gli adulti si sono divisi per decenni tra scetticismo e pressapochismo, non facendo in effetti molto per cambiare le cose. Hanno dalla loro però delle motivazioni economiche molto valide: se i loro figli oggi possono pensare all’ambiente è perché il benessere generato dall’inquinamento che contestano è indiscutibile. Più o meno diffuso, ma certamente da ritenere un patrimonio da difendere.

    Da una parte sembra quindi esserci l’idealismo della gioventù, dall’altra il pragmatismo dell’esperienza. Peccato che tutto questo sedicente pragmatismo non abbia via d’uscita.

    CHE FUTURO FA.

    Il futuro che sta prendendo forma può riservare delle sorprese. Perché proprio la tecnologia gioca a favore delle nuove generazioni, capaci di comunicare, incontrarsi e capirsi come nessuna generazione ha mai potuto fare prima. Non c’è la barriera della comprensione, perché molti sanno parlare più lingue – prima tra tutte l’inglese. Non c’è il problema dei costi di comunicazione, perché la rete permette di parlarsi, vedersi, scambiarsi tutto in tempo reale.

    Non li chiamerei ragazzini, con queste premesse. Possono farcela. E speriamo che ce la facciano.

    DICO LA MIA PERCHE’ LE COSE POSSONO CAMBIARE. E SPESSO E’ MEGLIO CHE CAMBINO.

    La mia opinione è che l’energia, l’industria, la mobilità come le abbiamo conosciute fino a oggi siano visibilmente senza futuro. Scambiare la semplicità di ripetere schemi noti e familiari con il progresso è un errore clamoroso.

    Sappiamo sfruttare l’energia del sole, del vento, dell’acqua, della terra, stiamo sviluppando sistemi in grado di gestire tutto questo con il ragionamento artificiale e ancora pensiamo di dover accendere dei fuochi bruciando olio combustibile, carbone e gas per produrre elettricità, far muovere le nostre auto e per riscaldarci?

    Non mi sembra all’altezza della nostra intelligenza.

    Voi cosa dite di fare?