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  • Ford Kuga ibrida tre volte la Ford elettrifica la gamma

    Elettrificazione, ora la Ford fa sul serio.

    Ma in modo equilibrato e con un’ampia gamma di scelta come dimostra la nuova Ford Kuga di terza generazione che offrirà l’ibrido ben 3 declinazioni: mild hybrid a 48 volt, full hybrid e ibrido plug-in. Il debutto è avvenuto al Go Further di Amsterdam, l’ormai abituale evento annuale europeo con il quale il marchio dell’Ovale Blu dispiega tutta la sua potenza di fuoco in termini di strategie e prodotti.

    Sono ben 16 le novità elettrificate annunciate entro il 2021, la metà già nel corso di quest’anno.

    La Nuova Ford Kuga

    La Ford Kuga avrà il mild hybrid sul diesel 2 litri da 150 cv e seguirà lo schema di un motogeneratore collegato al motore tramite cinghie che gestisce i riavvii, recupera l’energia in frenata e offre coppia aggiuntiva allo spunto. Gli altri due ibridi per la Kuga full hybrid e plug-in hybrid sfruttano invece lo stesso sistema adottato per la Ford Mondeo Hybrid e basato sul cosiddetto power split device con un rotismo epicicloidale che unisce motore a scoppio, motore elettrico e generatore realizzando anche la trasmissione senza bisogno di un cambio tradizionale.

    È il sistema che utilizza lo stesso schema meccanico-energetico della Toyota i cui brevetti furono ottenuti dalla Ford nel 2004 scambiandoli con altri che riguardavano l’iniezione diretta di benzina e i sistemi di post trattamento dei gas di scarico.

    Sulla Ford Kuga l’unità termica è un 2,5 litri a ciclo Atkinson, ma per ora sono noti solo i dati dell’ibrida plug-in: avrà 225 cv, con un consumo di 1,2 litri/100 km pari a 29 g/km di CO2 e la possibilità di marciare in elettrico per oltre 50 km grazie alla batteria agli ioni di litio da 14,4 kWh ricaricabile in 4 ore dalla presa domestica.

    La Kuga avrà anche un diesel da 190 cv con trazione integrale e 1.5 da 120 cv e saranno gli unici disponibili con il cambio automatico a 8 rapporti. Ci sarà anche un sofisticato 3 cilindri 1.5 che disattiva un cilindro per ridurre i consumi, con potenze di 120 o 150 cv. La nuova Kuga è costruita sulla stessa piattaforma C2 che ha debuttato sulla Focus con la quale condivide tutta la dotazione tecnologica che le permette di avere la guida autonoma di livello 2, ma sarà costruita a Valencia per arrivare sul mercato entro la fine dell’anno. Sugli altri mercati continuerà a chiamarsi Ford Escape, che fu anche la prima Ford ad accogliere l’ibrido negli USA

    Gli altri ibridi in arrivo

    Accanto alla nuova Kuga c’è davvero di tutto: dall’ibrido leggero all’elettrico puro, il tutto declinato anche con qualche sorpresa.

    Per l’ibrido a 48 Volt, ad aprire la breccia saranno la Ford Fiesta e la Ford Focus con il motore 3 cilindri mille EcoBoost potenziato a 155 cv che sarà anche il cuore della nuova Ford Puma, destinata a riapparire dopo quasi 20 anni e trasformarsi da sportiva a crossover.

    il plug-in Ford ne ha sviluppati altri due tipi. Uno per la Ford Explorer, un Suv 7 posti da oltre 5 metri e 20 e 450 cv, 350 dei quali da un V6 3 litri turbo e il resto da un elettrico inserito nel cambio a 10 rapporti e che innalza la coppia fino a 840 Nm. L’altro per il Ford Transit Custom: il mille a benzina in questo caso estende a 500 km l’autonomia (dai 50 km in elettrico permessi dalla batteria da 13,6 kWh) per un consumo di 3,3 litri/100 km pari a 75 g/km di emissioni di CO2.

    Il Ford Transit elettrico arriverà invece nel 2021 mentre l’unica auto totalmente elettrica menzionata dagli uomini Ford è l’ormai famigerato crossover ispirato nello stile alla Mustang: si sa che avrà un’autonomia da 600 km (WLTP) e sarà basato su una piattaforma dedicata.

    Silenzio invece sui modelli di volume, ma non è un mistero che, dopo la guida autonomia e i mezzi commerciali, l’argomento dei colloqui con Volkswagen sia la piattaforma MEB (dedicata all’elettrico) che la casa tedesca è pronta a condividere. Se anche questo punto della nuova alleanza andasse in porto, le Ford elettriche avranno la stessa base tecnica delle Volkswagen ID.

    La Ford decide quindi di accelerare in Europa sull’ibrido dopo essere stata ad osservare negli ultimi anni. Nel 2011 aveva infatti annunciato il lancio delle C-Max ibrida e ibrida plug-in che per l’Europa sarebbero state prodotte dal 2013 a Valencia, ma poi non se ne fece nulla. L’unica ibrida arrivata in Europa è la Ford Mondeo Hybrid che rimane l’unica della sua classe ad offrirsi anche con carrozzeria station wagon.

    Ford prevede che la metà delle proprie vendite in Europa per il 2025 saranno elettrificate.

  • Elettrificazione forzata – Il Ruggito

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Elettrificazione. È questa la password che decodifica il presente (e il futuro) dell’auto.

    Ed è un codice che non prevede solo auto 100% a batteria, ma soprattutto ibride, ibride plug-in e anche le criticabili mild hybrid. Insomma, un sacco di complicazioni meccaniche introdotte per far fronte a normative dettate da una politica europea che nei confronti dell’industria dell’auto sembra aver perso il senso della misura e delle proporzioni.

    L’auto è il capro espiatorio nella lotta alle emissioni di CO2, considerata a torto la massima produttrice di una gas che non è un un’inquinante ma un climalterante. Peccato che l’auto pesi per una parte minore sulle emissioni antropiche di anidride carbonica ma paga per tutti: è un bersaglio facile, da colpire. E da affondare. Purtroppo danneggiare l’automotive, un settore che solo in Italia produce l’11% del pil, non è una idea intelligente e ne pagheremo presto le conseguenze sia occupazionali sia in termini di maggiore spese per gli automobilisti.

    Le case per far fronte alle normative anti CO2 decisamente non neutrali dal punto di vista tecnologico sono infatti costrette a “elettrificare” la gamma. Peccato che le elettriche pure resteranno a lungo regalate a una nicchia per pochi alto spendenti mentre gli altri dovranno acquistare ibride dai ridotti vantaggi pratici in fatto di consumo o le mild hybrid, che di ibrido hanno solo il nome insieme a un’efficacia scarsa se non addirittura nulla in termini di riduzione dei consumi e delle emissioni.

    Molte case (compresa recentemente Ford) hanno a abbracciato il verbo dell’elettrificazione. E se da una parte l’ibrido plug-in può forse aver senso in città (al netto dei costi maggiori) il mild hybrid invece è quasi un bel “barbatrucco”: un passo obbligato per abbassare la media delle emissioni e mettere un bel badge Hybrid su una macchina convenzionale.

    Ed è una mossa che serve al marketing delle case per vendere autovetture in un momento di mercato drogato dalle campagne di amministratori locali contro i motori a combustione e diesel in particolare. E cosi un motorino a 48 volt (in alcuni casi a 12) senza alcun effettivo compito di trazione permette di conquistare una patente green, e fintanto che sarà possibile omologarle come ibride, queste vetture potranno pure varcare le tante Ztl delle città.

    Insomma, sembra di assistere al classico sonno della ragione che crea mostri.

  • La Polizia americana sceglie l’auto ibrida

    La polizia americana farà presto pulizia.
    Non parliamo di igiene o di corruzione, ma di emissioni visto che Ford – che fornisce due terzi dell’intera flotta delle forze dell’ordine negli Stati Uniti – ha preparato due nuovi veicoli ibridi che promettono considerevoli tagli nei consumi e dunque nei costi per la collettività migliorando, allo stesso tempo, il parametro fondamentale per le auto di pattuglia, ovvero le prestazioni.

    L’ultima Police Interceptor Utility, che da solo costituisce il 52% di tutta la flotta della polizia statunitense. ora può contare su un sistema ibrido composto da un V6 3.3 e da un motore elettrico, collegati ad un cambio automatico a 10 rapporti e alla trazione integrale.

    Obiettivo della Ford è offrire in futuro, per ognuno dei suoi Suv in gamma, una versione ibrida e ibrida plug-in.

    La nuova Police Interceptor Utility 2020 con sistema di trazione ibrido-elettrico a trazione integrale.

    Quello che è sicuro è che la nuova Police Interceptor Utility permette un consumo di carburante inferiore del 41% rispetto all’attuale modello in dotazione alla polizia statunitense, dotato di un V6 3.7, con un risparmio per il contribuente che arriva fino a 5.700 dollari all’anno e, calcolando l’intera flotta, può raggiungere i 193 milioni.

    Il risparmio viene conquistato anche nella fasi di attesa, quando tutto l’equipaggiamento di bordo, invece che dal motore a scoppio, può essere alimentato dalla batteria agli ioni di litio del sistema ibrido.

    Ma quando occorre dare fondo alle prestazioni, la nuova Police Interceptor Utility può vantare un accelerazione migliore (-1,1 s. nello 0-60 miglia orarie e 4,7 s. nello 0-100 miglia orarie), una velocità massima più elevata (137 miglia orarie pari a 220 km/h) e prestazioni globalmente superiori anche sul circuito di prova della Polizia dello stato del Michigan con un tempo inferiore di 2,4 s.

    Freni, sospensioni e pneumatici sono ovviamente stati adeguati e c’è la possibilità di disinserire i sistemi di assistenza di guida per permettere le manovre al limite.

    Il Police Interceptor Utility non è la prima Ford elettrificata per la polizia, da poco più di un anno ci sono infatti la Police Responder Hybrid Sedan e la Special Service Plug-in Hybrid Sedan basate rispettivamente sulla Fusion ibrida e ibrida plug-in.

    La prima è la gemella della Mondeo Hybrid venduta anche in Europa ed entrambe non sono auto ad alte prestazioni.

    La Ford può contare su una lunga tradizione del campo delle auto per la polizia. La prima risale infatti al 1950 e già nel 1961 il 58% della flotta in servizio nei 50 stati era Ford.

    La più classica di tutte è la Police Interceptor, rimasta in servizio dal 1983 al 2011 e derivata dalla Crown Vittoria dotato di un ben più assetato V8 da 5,8 litri.

    Anche il futuro delle auto della polizia dunque è elettrificato, in nome non solo degli interessi collettivi, ma anche di quelli dell’ordine pubblico: il caso Ford dimostra che l’elettrificazione può soddisfare entrambe queste esigenze.

  • LA FORD PROVA A STERILIZZARE IL MALUS

    L’ecotassa sull’automobile, secondo gli operatori del settore, avrà un impatto negativo in termini di numeri sul mercato dell’auto, tutto da dimostrare per il miglioramento del livello delle emissioni effettive nell’atmosfera e della sicurezza sulle strade.

    Ma il sistema Bonus/Malus, che fa pagare un “Malus” ai modelli che consumano di più in termini di combustibili fossili (e quindi emettono più CO2) e premia con un “Bonus” quelli che invece consumano meno (ed emettono conseguentemente meno CO2) ha prodotto come primo effetto una reazione da parte delle case auto che va incontro al cliente.

    La prima a muoversi in questo senso è la Ford con la campagna “Ecotassa NO, Ecoincentivi SÌ!” che offre un contributo diretto della casa fino a 6.000 euro per la Fiesta, 5.650 euro per la Ecosport, 6.700 euro per la Focus e arriva a 7.500 euro per la Kuga. Per accedervi, bisogna dare in rottamazione un’auto che abbia almeno 10 anni di vita con clientela potenziale di circa 25 milioni di auto.

    L’emblema del “duello” è la Ford Kuga 2.0 TDCI 4WD da 150 cv con cambio automatico che dichiara 161 g/km di CO2 (soltanto un grammo oltre il limite). Varrà più un malus di 1.100 euro per il cliente o un bonus di 7.500 euro offerto dalla Ford?

    Ulteriore incentivo sarà la formula IdeaFord offerta senza anticipo e con la prima rata ad aprile 2019.

    La legge di bilancio per il 2019, prevede che le nuove vetture acquistate nel periodo primo marzo 2019-31 dicembre 2021 con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km (ciclo di omologazione NEDC) debbano pagare una Ecotassa articolata in 4 scaglioni.

    l’Ecotassa è di 1.100 euro (per emissioni di CO2 di 161-175 g/km), 1.600 euro (176-200 g/km), 2.000 euro (201-250 g/km) e 2.500 euro (oltre 250 g/km).

    Al contempo è previsto un bonus di 6.000 euro per l’acquisto di auto con emissioni al di sotto dei 20 g/km (in pratica solo le elettriche) e di 2.500 euro per quelle nella fascia 21-70 g/km di CO2, limite attualmente raggiungibile solo dalle ibride plug-in.

    Tali incentivi valgono se si rottamano contestualmente auto con omologazione da Euro1 a Euro4 e prezzo di listino (IVA esclusa) non superiore a 50.000 euro mentre senza rottamazione scendono rispettivamente a 4.000 e 1.500 euro.

    L’obiettivo è aumentare le vendite delle auto ricaricabili e disincentivare quelle più inquinanti e potenti che in, qualche caso, cumuleranno l’Ecotassa al Superbollo.

    Tra gli effetti possibili ci sono il calo dei Suv (naturalmente più inquinanti) e addirittura un eventuale ritorno al diesel che, vessato da limitazioni e al centro di una discussione mediatica intensa, ha visto scendere la propria incidenza a 51,5% con un calo di 5 punti, ma con un incremento delle emissioni di CO2 medie per ogni veicolo nuovo dell’1,8% (114,4 contro 112,4 g/km) con punte del 7,1% in dicembre (120,6 g/km). Solo tra il 2008 e il 2017 il calo era stato del 22%.

    Tutta da verificare l’efficacia del bonus-malus con un circolante che, su 37,2 milioni di vetture (al 31 dicembre 2017), è composto ancora per il 4% di Euro0, il 6% Euro1 e 11% Euro2. Considerando che un’auto Euro6 rispetto ad una Euro1 emette almeno il 63% in meno di monossido di carbonio (CO), il 92% in meno di ossidi di azoto (NOx) e il 96% in meno di particolato, secondo le case auto un’azione di incentivazione incisiva nella fascia di veicoli a più elevata anzianità avrebbe dato risultati effettivi ben maggiori per la massa totale di emissioni, sia inquinanti sia di CO2.

    Quattro gli elementi di riflessione.

    Il primo è che le case hanno offerto, non da oggi, sconti ben maggiori degli incentivi messi adesso in campo, senza riuscire ad abbattere significativamente la parte “cattiva” del circolante: c’è dunque una barriera prevalentemente reddituale che ha anche un impatto sui costi sociali, non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza.

    Il secondo è che nel testo di legge non si fa menzione degli Euro0 (ante 1992), ovvero 1,5 milioni di autovetture che non hanno valore commerciale e non godranno di alcun incentivo.

    Il terzo è che il malus colpisce l’acquisto e non il possesso di autoveicoli inquinanti, dunque un disincentivo indiretto all’acquisto di un’auto più pulita per chi ne ha già una vecchia, che consuma tanto ed è inquinante.

    Quarto è che nel provvedimento non vi è alcun intervento sistemico che intervenga sulla voce “mobilità” ad ampio spettro, salva la detrazione del 50% (su massimo 3.000 euro) per gli impianti di ricarica.

  • L’Italia entra nell’era dell’idrogeno a 700 bar

    Anche in Italia l’idrogeno può accelerare. La pressione massima consentita per il rifornimento delle auto aumenta da 350 a 700 Bar, raggiungendo così la pressione richieste dalle più moderne vetture fuel cell che possono rifornirsi di un pieno in soli 3 minuti, ovvero un tempo analogo a quello necessario per le attuali auto a benzina o gasolio.

    Lo stabilisce il decreto del 23 ottobre scorso, pubblicato il 5 novembre 2018 sul numero 257 della Gazzetta Ufficiale, nel quale si recepiscono finalmente le direttive e i regolamenti europei che regolano la distribuzione dell’idrogeno per autotrazione.

    Il decreto disciplina l’ubicazione, la costruzione e le norme di esercizio degli impianti che potranno sorgere anche in corrispondenza di distributori per carburanti tradizionali preesistenti. Finora erano state la burocrazia e le precedenti norme sulla sicurezza a impedire che l’Italia si adeguasse al resto dell’Unione Europea e del mondo.

    L’unica stazione ad idrogeno a 700 bar presente sul suolo italiano si trova oggi a Bolzano, grazie a una specifica deroga ottenuta dalla provincia autonoma altoatesina nel 2014.

    Con l’arrivo della nuova legislazione, la Toyota ha già annunciato che la Toyota Mirai a idrogeno sarà commercializzata anche in Italia.

    Arriveranno poi le nuove Hyundai Nexo e forse anche la Mercedes GLC F-Cell. Nulla si sa al momento della Clarity di Honda, altro grande costruttore che punta con decisione all’idrogeno come carburante del futuro. Altri marchi, come Audi (che ha un accordo proprio con il gruppo Hyundai), BMW (che ha invece un accordo con Toyota), Ford, General Motors (che collabora con Honda) e Nissan hanno premuto il tasto “pausa” in relazione ai loro programmi sull’idrogeno.

    Fatta la legge, c’è ora bisogno di costruire le prime stazioni di rifornimento.

    A tale proposito, la Toyota ha firmato nel 2017 un protocollo con il Comune di Venezia mentre storicamente la prima stazione di distribuzione è quella di Milano, alla Bicocca, inaugurata nel 2004 e poi dismessa.

  • Finalmente Ford elettriche in Europa

    La Ford nell’auto elettrica ed elettrificata vuole starci, e vuole farlo anche in Europa, finalmente in modo serio.

    Ha infatti creato una nuova posizione assegnando a Steve Hood la carica di Director of Electrified Vehicle di Ford Europa incaricandolo di sviluppare una strategia di business che abbia al centro i veicoli elettrificati e i relativi servizi. Mai prima d’ora Ford aveva riposto così tanta attenzione al nostro Continente per qualcosa di così innovativo preferendo dargli prodotti decisamente “mainstream”. E anche quando uno slancio c’era stato, presto ne era seguito un deciso passo indietro, come quando nel 2010 la casa americana annunciò che avrebbe prodotto a Valencia le C-Max Hybrid e Energi (ibrida plug-in) dal 2013, salvo poi ripensarci. Invece, dall’altra parte dell’Oceano le cose si erano mosse, eccome.

    La Ford infatti nel 2004 aveva acquistato da Toyota oltre 100 brevetti relativi al primo sistema ibrido, quello della Prius del 1997, dandole in cambio altri che riguardavamo i sistemi di purificazione dei gas di scarico, i motori a miscela magra e l’iniezione diretta di benzina.

    Il primo modello “toyotificato” fu il Suv Escape, che presto divenne il preferito dai tassisti newyorkesi. Ne seguirono altri portando la Ford ad essere il marchio numero 2 per l’elettrificazione tanto da spingersi, in modo sicuramente più convinto del marchio giapponese, sul terreno del plug-in hybrid e delle batterie agli ioni di litio, assemblate tra l’altro internamente, nell’impianto dedicato di Rawsonville. La strategia One Ford dell’allora Alan Mullally insomma valeva per tutto (o quasi) tranne che per l’elettrificazione. La svolta ci fu nel 2017 con l’arrivo di James Hackett al timone e la formazione del cosiddetto Team Edison ricordando il sodalizio umano, tecnologico ed industriale che vi fu tra Bill Ford e Thomas Alva Edison.

    Per l’auto elettrificata c’è ora un piano di 11 miliardi di dollari per 16 modelli a batteria entro il 2022 e almeno 2 piattaforme dedicate.

    E l’accento va su quell’“almeno” perché tra i tanti argomenti di colloquio con Volkswagen ci sarebbe anche la condivisione della MEB, la piattaforma modulare che sarà la madre di molti dei veicoli ad emissioni zero del gruppo tedesco.

    Ci sanno poi 24 ibridi tra cui sono due monumenti di Ford, come la Mustang e l’F-150, e la prima auto a guida autonoma prevista per il 2021. Intanto all’ultimo Salone di Hannover, la casa dell’Ovale Blu ha presentato il Transit con il diesel 2 litri EcoBlue provvisto di sistema microibrido da 48 Volt – che vedremo presto anche sulla nuova Focus – e il Transit Custom PHEV, ibrido plug-in basato sul 3 cilindri mille mantenendo volume e capacità di carico: 50 km a zero emissioni e zero compromessi.

    Ford ha anche un accordo con Deutsche Post DHL Gorup e Otosan per produrre lo StreetScooter Work XL, commerciale elettrico derivato dal Transit con volume di carico di 20 metri cubi e capacità di 1.275 kg, motore da 90 kW e batteria agli ioni di litio da 76 kWh per un’autonomia di 200 km. Ognuno di essi permetterà di risparmiare 5 tonnellate di CO2 e 1.900 litri di carburante all’anno.