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  • In Giappone nasce Woven City, città laboratorio per le tecnologie del futuro

    La città laboratorio di Woven City in Giappone potrà realizzare un sogno ricorrente dei ricercatori di tutto il mondo.

    Chi cerca ogni giorno di mettere a punto nuove soluzioni tecnologiche per la mobilità, l’energia, la vita personale e sociale delle persone, si scontra puntualmente con l’impossibilità di testarle in condizioni reali. Questo soprattuto per il costo proibitivo rappresentato dall’adattamento delle infrastrutture esistenti alle condizioni richieste.

    Perchè una città laboratorio

    Finisce così che ogni soluzione realmente rivoluzionaria viene sperimentata soltanto in parte prima di arrivare all’applicazione reale. E soltanto in condizioni parziali di laboratorio, ben distanti da quelle esistenti al di fuori dell’ambiente di ricerca.

    Woven City Monte Fuji

    L’esigenza di poter disporre di condizioni reali per la sperimentazioni delle nuove tecnologie è comune a tutti i centri di ricerca del pianeta.

    Nessuno ha realmente a disposizione una città che funga da laboratorio. Si cerca così di applicare le innovazioni in nuovi quartieri, campus universitari, aree residenziali riservate e aree naturali protette.

    Evoluzione continua

    In Giappone, proprio sotto il monte Fuji, inizia a prendere forma nella realtà il concetto di città laboratorio.

    Voluta dalla Toyota, la nuova città di Woven City è destinata a rappresentare il contesto reale, nato da zero e con le giuste premesse in termini di continua evolvibilità delle soluzioni, dove sperimentare e sviluppare le tecnologie per il mondo di domani.

    Piazza Woven City

    Un’intera città, quindi, fondata su un’area di 70 ettari precedentemente occupata da un impianto di produzione della Toyota, capace di accogliere tutte le innovazioni possibili in tema di connettività, mobilità, robotica, intelligenza artificiale.

    Un passo avanti

    La novità più affascinante, rispetto ad altri esempi esistenti al mondo di città orientate ad ospitare le migliori soluzioni in termini di compatibilità ambientale, efficienza energetica o qualità della vita, è che si tratta di una vera e propria piattaforma di sviluppo tecnologico.

    e-Palette negozi mobili Woven City

    Una città reale, quindi, abitata inizialmente da circa 360 residenti che diventeranno presto oltre duemila, che non nasce per avere le migliori soluzioni possibili, ma per permetterne lo sviluppo.

    Un passo avanti rispetto ad ogni quartiere o urbanizzazione futuristica e futuribile finora progettata.

    Realmente abitata

    La persone che vivranno Woven City dovranno poter lavorare, muoversi, vivere il loro tempo libero.

    Proprio gli abitanti saranno cruciali per guidare questo gigantesco esperimento senza precedenti. Tra di loro ci saranno dipendenti della Toyota, ma anche scienziati e ricercatori messi nelle condizioni di vedere applicate le loro innovazioni in un ambiente nato per accoglierle.

    Woven City vita notturna

    La realizzazione urbanistica dovrà costantemente trasformarsi e integrare le più avanzate infrastrutture dal punto di vista dell’accesso all’energia, alle telecomunicazioni, alla mobilità.

    Progettata da Bjarke Ingels

    La città è progettata dalla Toyota in collaborazione con l’archistar danese Bjarke Ingels, che ha firmato alcuni dei progetti più interessanti degli ultimi anni come il Two World Trade Center di New York, la Lego House in Danimarca e il complesso che ospita la sede centrale di Google a Mountain View, in California.

    Palazzi Woven City

    Sostenibilità totale

    La completa sostenibilità dell’abitato e delle attività che vi si svolgono è ottenuta con un largo utilizzo di materiali da costruzione naturali come il legno, con processi di fabbricazione che uniscono tecniche tradizionali a futuristici metodi robotizzati.

    I tetti sono provvisti di pannelli fotovoltaici per la produzione di elettricità e il sistema energetico integra l’utilizzo di idrogeno e celle a combustibile.

    Toyota e-Palette Woven Citu

    La mobilità, che rappresenta ovviamente uno dei temi di principale importanza del progetto, prevede un intreccio di percorsi rigorosamente pedonali con una viabilità dedicata a mezzi a guida autonoma e una per i micro-veicoli di mobilità personale.

    La distribuzione delle merci avviene attraverso una rete di collegamento sotterranea.

    Il tutto ad emissioni zero e con ampie zone verdi che si intersecano con le strade e circondano le abitazioni.

    Aree verdi Woven City

    Collaborazioni internazionali

    Il progetto della città del futuro che nasce da zero, completamente contemporanea rispetto agli studi che ne sviluppano le tecnologie e le soluzioni, apre il campo a collaborazioni internazionali che potranno fare di Toyota Woven City una vera piattaforma globale di sviluppo e dimostrazione.

    Tre punti fermi

    Il progetto ha tre punti fermi, ribaditi da Akio Toyoda, presidente della Toyota, alla posa della prima pietra:

    Woven City deve essere incentrata sull’uomo, rappresentare un laboratorio vivente e mantenersi in continua evoluzione.

    Akio Toyota posa prima pietra Woven City

    Clicca qui e leggi il mio articolo su Woven City scritto per Repubblica.

  • Nissan Ariya elettrica debutta su strada in Giappone

    Arriverà anche in Italia il crossover Nissan Ariya, modello della casa giapponese che apre un nuovo capitolo nell’avventura elettrica del marchio.

    Nissan Ariya logo posteriore

    Se la Nissan Leaf ha aperto in giochi, infatti, diventando l’auto elettrica più venduta e tracciando il percorso verso l’automobile a batterie per tutta la famiglia, l’arrivo della Nissan Ariya vuole segnare un vero e proprio salto di livello.

    Clicca qui e leggi l’articolo Nissan Leaf, raggiunto il traguardo del mezzo milione di unità vendute.

    Crossover elettrico

    Ecco per la prima volta delle immagini che vedono la Nissan Ariya impegnata in test su strada ad Atsugi, in Giappone.

    Nissan Ariya frontale

    Con il crossover Ariya 100% elettrico la Nissan introduce una nuova piattaforma progettata appositamente per veicoli elettrici e orientata a una guida “fluida e silenziosa”, secondo le definizioni fatte filtrare dalla casa. 

    La versione con quattro ruote motrici introduce la nuova tecnologia di trazione integrale detta e-4ORCE, che prevede due motori elettrici, uno per ogni asse, per inviare potenza alle quattro ruote migliorando stabilità e prestazioni con una trazione 4×4 maggiormente e finemente controllabile dai sistemi di bordo nelle fasi più critiche su ogni superficie.

    Nissan Ariya posteriore

    Clicca qui e leggi l’articolo Nissan Ariya, la prima “reale” è per l’Italia.

    La Nissan Ariya promette funzioni di guida autonoma molto avanzate, un’innovativa funzione di assistenza vocale personalizzata sul conducente e avanzati sistemi di connettività.

    L’aspettativa dal punto di vista della sicurezza e e del confort di guida e di bordo per guidatore e passeggeri è molto alta e su strada nei test di guida reali la Nissan Ariya deve dimostrare di poterla soddisfare. 

    Nissan Ariya interni avanti

    L’autonomia stimata con una ricarica completa è di 500 chilometri, secondo i dati annunciati dalla Nissan.

    Un livello di percorrenza adeguato anche ai viaggi, oltre che agli spostamento urbani o metropolitani senza preoccupazioni..

  • L’idrogeno perfetto, in Giappone ci siamo quasi

    Dall’acqua all’idrogeno e viceversa. Usando la fotolisi, quindi soltanto la luce solare.

    Basta lasciare che il sole illumini dell’acqua per ricavarne idrogeno e ossigeno purissimi, pronti per essere utilizzati nel settore dell’energia (l’idrogeno) e nel settore dell’industria e della sanità (l’ossigeno).

    Un ciclo teoricamente perfetto e possibile, che sconta però di norma naturali inefficienze, a partire dalla fase in cui si divide la molecola di H2O in idrogeno e ossigeno.

    Dalla luce all’idrogeno

    Un team di ricerca giapponese ha pubblicato sull’autorevole rivista Nature un articolo in cui dimostra di essere riuscito a trovare il modo per far avvenire la fotolisi, cioè la reazione che utilizzando la luce solare arriva a dividere, partendo da acqua, l’idrogeno dall’ossigeno, in modo estremamente efficiente e industrialmente replicabile.

    Nature

    Quasi 100% di efficienza quantica

    Il gruppo di lavoro comprende l’università di Shinsu, l’università di Yamaguchi e l’università di Tokyo insieme all’AIST (National Institute Science and Technology, una specie di CNR giapponese) condotto da Takashi Hisatomi e Kazunari Domen.

    Il team afferma di aver trovato la struttura appropriata per scindere l’acqua con un’efficenza quantica altissima, pari quasi al 100%.

    Shinshu

    I risultati su Nature

    I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. La struttura del fotocatalizzatore, l’elemento chive che permette di arrivare a una fotolisi dell’acqua così avanzata, comprende un semiconduttore al SrTiO3 drogato con alluminio e caricato con un co-catalizzatore di evoluzione dell’idrogeno Rh/Cr2O3 e co-catalizzatore di evoluzione dell’ossigeno CoOOH.

    Una sorta di cella solare che produce idrogeno e ossigeno a partire dall’acqua. E lo fa con il rendimento quantico “quasi uno” anche nell’esperienza di laboratorio.

    Shinsu

    Tecnologia scalabile

    I ricercatori, oltre ad aver provato la sostenibilità chimico-fisica della reazione, sostengono che questo tipo di struttura può essere riprodotto su diversa scala.

    Dunque può essere applicato anche su larga scala contribuendo a rendere il ciclo del vettore idrogeno più efficiente e a ridurre i costi di produzione dell’idrogeno verde, cioè ricavato utilizzando energia solare e senza emissioni.

    Takashi Hisatomi

    Nedo e il Giappone

    Lo studio è stato finanziato dal NEDO (New Energy and Industrial Technology Development Organization), agenzia giapponese di ricerca a sviluppo fondata nel 1974 come Sunshine Project.

    I suoi campi di azione sono molto ampi e vanno dall’energia, ia sistemi meccanici, fino ai nuovi materiali e alle nanotecnologie.

    Tsuyoshi Takata

    Idrogeno strategico

    Il NEDO ha uffici in tutto il mondo, anche in Europa, a Parigi. Il suo motto è “Contribuire alla società accelerando l’innovazione e acquisendo risultati in modo puntuale”.

    Il Giappone punta a ridurre il costo dell’idrogeno dagli attuali a 10 dollari/kg fino circa a 3 dollari/kg pentroer il 2030 e 2 dollari/kg entro il 2050.

    Nel 2020 sono stati prodotte 4mila tonnellate d’ idrogeno e si punta alle 300mila nel 2030 e a 5-10 milioni di tonnellate nel 2050.

  • Intrigo cinese in Europa, auto elettrica a batterie e non a idrogeno

    C’è un vero e proprio intrigo cinese dietro le grandi manovre che stanno interessando l’auto elettrica a batterie nel confronto, soprattuto in Europa, con l’auto a idrogeno.

    Anzi, contro l’auto a idrogeno. Perchè se in un futuro fatto di fonti rinnovabili e vettori energetici utilizzabili a zero emissioni c’è chiaramente spazio per entrambe le soluzioni, nell’auto c’è chi non la pensa così.

    Clicca qui e leggi Oltre il petrolio, siamo nell’era dei vettori energetici.

    Cina leader dell’elettrico a batterie

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno parte dal dato di fatto che la Cina è leader mondiale nel settore delle batterie al litio. Non soltanto nella produzione ma ormai anche nello sviluppo, nonché nell’approvvigionamento dei materiali chiave. Dal litio, al cobalto, al nichel e al manganese.

    Una filiera ben costruita e difesa con decisione e abilità dal governo di Pechino.

    Xi Jinping parata cinese

    Corea e Giappone avanti sull’idrogeno

    La Cina adesso passa però dalla difesa all’attacco.

    In prima linea nell’auto elettrica mondiale ci sono anche i Coreani e i Giapponesi. Entrambi – come la Cina – vantano un’industria di primo piano per lo sviluppo e la produzione delle batterie e delle auto.

    La coreana Hyundai e la giapponese Toyota sono però leader anche nel campo dell’auto a idrogeno, con la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai che rappresentano i riferimenti mondiali dell’avanzamento tecnologico nella trazione con fuel cell.

    Clicca qui e leggi Hyundai Nexo a idrogeno, la mia prova su strada in centro a Milano.

    Clicca qui e leggi Toyota Mirai a idrogeno, un’auto del futuro – la mia prova faccia a faccia.

    La stessa cosa non vale, al momento, per le case auto cinesi. Ma proprio nel 2019 è partito un programma nazionale di sviluppo nel settore che mira a un milione di vetture a idrogeno in Cina entro il 2030.

    L’intrigo cinese parte dall’Europa

    In Europa le case auto cinesi hanno acquisito importanti quote di proprietà in marchi di primissimo piano.

    Intrigo cinese auto l'elettrica e idrogeno

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno, quindi, trova proprio qui da noi il suo terreno ideale. Apparentemente neutrale rispetto ai mercati interni di Cina, Corea e Giappone ma in realtà molto sbilanciato.

    La Volvo è controllata dalla cinese Geely, che ha una partecipazione molto forte anche nella Daimler e ha portato direttamente in Cina la sede della Smart.

    La cinese Dongfeng è azionista di primo piano della PSA (Peugeot, Citroen, Opel, DS) e anche la gloriosa Lotus appartiene da qualche anno al gruppo Geely.

    Daimler abbandona le auto a idrogeno

    La notizia di questi giorni per quanto riguarda l’idrogeno è nell’alleanza tra Volvo e Daimler per produrre camion fuel cell. Nel settore del trasporto su gomma a lunga percorrenza l’idrogeno è in effetti candidato al successo nel prossimo decennio.

    In Europa lanceranno veicoli pesanti a idrogeno proprio la Toyota e la Hyundai. E anche la Iveco sarà sul mercato nei prossimi anni grazie all’accordo con l’americana Nikola in un’operazione nella quale è presente anche la Bosch.

    Camion elettrico a idrogeno Nikola Bosch

    Se si accelera sul camion, però, in Europa si frena sull’auto a idrogeno. La Daimler infatti, ha annunciato l’abbandono delle auto con celle a combustibile, di cui è stata pioniera fin dalla prima generazione delle celle con tecnologia PEM alla fine degli anni Novanta.

    La regia della cinese Geely in tutto questo appare determinante. Il gruppo cinese, possiede il 7,9% di Volvo Group (con il 15,7% di diritto di voto) e il 9,7% di Daimler attraverso la Tenaciou3 Prospect Investment Ltd.

    Clicca qui e leggi Daimler con Volvo per i camion a idrogeno, ma abbandona le auto fuel cell.

    Il disegno cinese, imporre l’auto elettrica e imparare sull’idrogeno

    La strategia è presto detta. La Cina utilizza al massimo delle sue possibilità l’influenza sull’auto europea per far avanzare l’auto con batterie ricaricabili.

    Garantisce così un grande mercato alle sue potenzialità sulle batterie al litio e permea profondamente l’industria europea anche dal punto di vista tecnologico, oltre che finanziario.

    Intrigo cinese auto elettrica e idrogeno

    Al tempo stesso fa rallentare l’Europa sull’auto a idrogeno, togliendo possibili sbocchi a Coreani e Giapponesi. E limitando anche l’ulteriore avanzamento tecnologico dell’industria europea nel settore, quando invece le conoscenze da noi in quest’area sono tradizionalmente di primo livello.

    Per l’idrogeno in Europa rimane così soltanto la nicchia dei camion, dove è più facile essere competitivi visti i diversi spazi a bordo e il minor peso economico dell’infrastruttura di rifornimento. Dove quindi anche i marchi cinesi potranno presto trovare spazio.

    Mentre l’auto a idrogeno può crescere indisturbata e in modo controllato sul mercato interno, quello cinese. Accompagnando l’industria nazionale in una crescita tecnologica che, quando sarà il momento, la renderà protagonista anche in questo…

  • Per scoprire il futuro dell’energia e dell’auto il mondo guarda al Giappone

    Il nuovo Imperatore

    Il 22 ottobre 2019 è una giornata storica per il Giappone, viene incoronato il nuovo imperatore Naruhito in una cerimonia dalle origini antiche e dalla forma minuziosamente impostata.

    Forse sarà proprio il nuovo imperatore Naruhito a decidere di modificarne le modalità, visto che il suo rapporto con la consorte Masako è descritto da chi è vicino alla famiglia imperiale come decisamente più moderno rispetto ai canoni che la stessa cerimonia descrive.

    La tradizione vuole infatti soltanto la presenza di ospiti di genere maschile e la stessa prima donna dell’impero ha una posizione secondaria e simbolicamente sottomessa rispetto all’autorità imperiale.

    Il futuro dell’energia e dell’auto

    Il 23 ottobre 2019 apre i battenti il Salone dell’auto di Tokyo, dove il nuovo sistema energetico basato sulle fonti rinnovabili ha un ruolo di assoluto protagonista.

    Nuovi modelli, presentazioni e interviste. Ma soprattutto futuro.

    Fonti rinnovabili, Idrogeno, elettricità e batterie al litio

    Il sistema che il Giappone sta costruendo per un futuro che lo liberi dalla grande dipendenza dall’energia nucleare (per la produzione elettrica) e dai combustibili fossili (per la mobilità di auto e bus) è basato sui quattro pilastri fonti rinnovabili, idrogeno, elettricità e batterie al litio.

    Fonti rinnovabili, innanzitutto il solare, l’eolico e il geotermico, diffusione del nuovo combustibile idrogeno e sviluppo della sua promettentissima filiera industriale, utilizzo di elettricità e batterie al litio – che sono valse al Giapponese Yoshino il premio Nobel per la Chimica 2019 LEGGI articolo Ioni di litio, la batteria da Premio Nobel per la Chimica – per un panorama che sia in grado di rispettare l’ambiente ed alimentare una delle più grandi economie del mondo anche per i prossimi decenni.

    Toyoya, Mitsubishi, Honda e Nissan

    Debutta la nuova Toyota Mirai a idrogeno, che sarà su strada entro la fine del 2020. Ma arriva anche la nuova inedita piattaforma dedicata all’auto elettrica a batterie della stessa Toyota.

    La Mitsubishi sviluppa la sua già consolidata presenza tecnologica nella trazione elettrica a batterie e la congiunge in maniera emblematica all’intero sistema energetico, mostrando il suo sistema Dendo Drive House che mostra le grandi potenzialità di un’auto finalmente in rete anche da un punto di vista energetico.

    Mitsubishi Dando Drive House V2H

    Clicca qui e LEGGI l’articolo e guarda il VIDEO Vehicle-to-grid, L’auto scambia energia con la rete elettrica e la casa.

    La Honda sviluppa la sua strategia su tutti i tre fronti, con nuovi modelli elettrici LEGGI Dossier – Honda e L’auto elettrica è una questione di stile.

    La Nissan evolve il suo sistema già leader di vendite nel mondo per le auto elettriche a batterei con la Nissan Leaf e prepara lo sbarco su tutti i principali mercati, Europa ed Italia compresi, della nuova tecnologia ibrida serie E-Power., LEGGI articolo con Video-Opinione Bruno Mattucci Nissan Italia, arriva l’ibrido E-Power.

     

  • Auto ibrida Full Hybrid e Plug-in tecnologia vincente a Ginevra

    Le mezze misure non è detto che siano la cosa peggiore.

    Si potrebbe dire anzi che l’unico messaggio chiaro nel mercato dell’auto attuale si proprio l’ibrido. Perché ormai se ne parla da tanto, da 20 anni è in circolazione e non comporta cambi sostanziali di abitudini, permette di avere consumi eccellenti in città e offre notevoli vantaggi nei centri urbani.

    Inoltre, costa relativamente poco e, nella confusione generale, rappresenta perlomeno una certezza o – come minimo – la risposta che lascia meno dubbi perché fa parte di un’esperienza consolidata.

    Una cosa secondo me è certa: tutte le auto saranno ibride, magari in diverse sfumature, ma tutte avranno un motore elettrico incaricato di recuperare l’energia, immagazzinarla in una batteria e utilizzarla a sua volta per spingere, in compagnia o anche da solo, la vettura.

    Il Salone di Ginevra ha confermato l’allungamento di questo ideale spettro cromatico: dall’ibrido mild hybrid della Mazda CX-30 fino a quello leggermente più intenso delle Subaru e che arriva fino al full hybrid e al plug-in. In questi due ultimi campi Ginevra ha fatto registrare due messaggi chiari. Il primo è una vera e propria cascata di novità ricaricabili da parte di Audi e BMW: ben 4 a testa. In alcuni casi si tratta di evoluzioni di modelli già visti, ma dotati di un’autonomia superiore. E anche la Jeep con la Renegade e la Compass Plug-in, va nella stessa direzione. Come anche la novità Alfa Romeo Tonale, già annunciata anche in versione ibrida ricaricabile.

    C’è dunque la consapevolezza che l’ibrido plug-in, per essere effettivamente allettante, deve essere un po’ più “elettrico” (con batteria più grande) altrimenti meglio passare direttamente a quello in purezza. Anche la nuova Passat GTE segue questa tendenza.

    Anche la Kia, presentando la Kia Soul elettrica, affianca la versione rinnovata nello stile della Kia Niro ibrida e plug-in, oltre che elettrica.

    Con la Peugeot 3008 e la Peugeot 508 si butta nel plug-in anche il marchio del leone che è pronta a fare di questa tecnologia il cuore della sua linea di prodotti sportivi. Del resto, anche la Cupra Formentor concept esprime lo stesso concetto: marchio sportivo con il mix benzina-elettrico ricaricabile per assicurare il connubio prestazioni-basse emissioni. Il secondo è che per l’ibrido “vero” la monocrazia Toyota è messa in discussione da due soluzioni.

    Una è il sistema e-Power che la Nissan definisce “propulsione 100% elettrica”, e che è chiaramente un ibrido in serie dove il motore a scoppio serve solo a ricaricare la batteria che alimenta il motore elettrico di trazione. Dal punto di vista delle sensazioni di guida, può lasciare qualche perplessità a chi non vuole rinunciare alle sensazioni classiche di un’auto a benzina o Diesel, ma in Giappone sta facendo furore su Nissan Note e Nissan Serena e a Ginevra ha debuttato sul concept IMQ, un crossover la cui ultima lettera ricorda qualcosa come “Qashqai”, che la Nissan presto dovrà rinnovare radicalmente.

    L’altra è il nuovo sistema ibrido E-Tech che la Renault applicherà dal 2020 su Renault Clio. In città secondo i dati di presentazione va in elettrico per l’80% del tempo facendo risparmiare il 40% dal punto di vista dei consumi. Il cuore è una trasmissione robotizzata a 4 rapporti senza frizioni che regola tempi e modi di intervento tra il motore 1.6 a benzina e quello elettrico.

    E sulle nuove Renault Megane e Renault Captur sarà anche plug-in. Èun sistema decisamente interessante ed è come se i francesi avessero svolto lo stesso tema di Toyota scrivendo un’altra storia che li porta a conclusioni identiche perché, come quello giapponese, può funzionare in serie o in parallelo. E anche l’idea di applicarlo dal basso della gamma è molto pragmatica: se devo erodere il monte di CO2 emessa, meglio farlo sul grosso di quello che vendo.

    La cosa più interessante è che questi due ibridi vengono dai due versanti di un’alleanza – Nissan e Renault fanno parte dello stesso gruppo – che finora aveva professato una fede assoluta verso l’elettrico. Forse con le famose “mezze misure” anche i puristi quindi potrebbero riuscire ad andare dritti allo scopo.

     

  • VIDEO SFIDA – ROBOTAXI BUSINESS DELL’AUTO A GUIDA AUTONOMA

    La guida autonoma sta arrivando a bordo di ogni auto ma c’è un segreto nel suo sviluppo che sta sfuggendo a tutti.

    Ci sono cinque livelli della SAE (Society of Automotive Engineers) che la descrivono, fino al quarto livello SAE possiamo dire che la vettura sia un’automobile.

    Col quinto livello SAE di automazione non c’è dubbio, l’auto diventa un robot. Ed è qui che inizia l’affare.

    L’auto automatizzata non nasce per far riposare il guidatore, ma per renderlo superfluo.

    Aprendo incredibili opportunità di mercato, di affari, di fatturazione. Il cosiddetto robotaxi, dalle nostre parti poco trattato, è oggetto di enormi investimenti e sviluppo in America e in Asia. Stati Uniti, Giappone, Cina su tutti.

     

    GLI SFIDANTI. FORZE E DEBOLEZZE

    Gli automobilisti. Non sono al centro dello sviluppo ma con l’automazione possono avere i loro benefici. Anzi, ne hanno già avuti molti con l’arrivo di tutte le componenti che man mano stanno salendo a bordo: dall’Abs in poi non è più chi è al posto di guida ad avere il controllo completo dell’auto. Sono forti perché rappresentano il mercato di oggi, ma sono deboli perché potrebbero diventale marginali nel mercato di domani.

    I costruttori di auto. Sono loro a introdurre oggi le innovazioni più importanti e visibili. Ma non sono stati loro a iniziare il processo, che è stato spinto da Google, forse da Apple, poi da Uber e altri operatori che non sono ancora nel mondo dell’auto, oppure guadagnano sulla corsa in auto – non sulla vendita del singolo veicolo. I marchi auto tradizionali sono combattuti tra il coccolare il loro cliente attuale, che vuole guidare ed emozionarsi facendolo, oppure inseguire quello che forse sarà il cliente futuro. Come tutti i leader hanno paura di perdere la leadership e questo può essere un loro limite.

    Le società presenti e future che offrono servizi di mobilità. Uber, Waymo di Google, molte start-up cinesi e americane, forse MyTaxi e Car2go della Daimler. Per loro l’auto completamente automatica è certamente fonte di guadagno. Hanno il mercato attuale delle corse a pagamento, sono candidati ad avere anche quello futuro con margini ancora più elevati. Però hanno bisogno dei costruttori se vogliono auto fatte bene, perché costruire un veicolo per la strada non è affatto banale. Waymo-Google fa scuola, avendo iniziato da sola ed essendo poi passata a prendere le auto da Fiat Chrysler e Jaguar Land Rover. Poi c’è la Tesla. Che sembra aver previsto già tutto. Oggi auto elettriche per clienti, domani vendita di corse in auto col Tesla Network. La flotta? Quella dei clienti di oggi, che domani potranno riguadagnare il denaro speso per l’acquisto mettendo i loro veicoli a sistema.

     

    CHE FUTURO FA

    L’auto completamente automatica sta nascendo. A Phoenix in Arizona la Waymo sta iniziando a offrire corse di utilità quotidiana a utilizzatori qualunque, preregistrati online in una campagna di arruolamento che è già iniziata. Tutti i costruttori cercano di attrezzarsi ma hanno il problema di sempre. Il loro settore storico è un altro, la loro cultura è un’altra. Per cambiare dovrebbero forse rinnegarla e non lo faranno mai.

     

    dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    La mia opinione è che l’automazione della guida vada bene, se nasce nel modo giusto.

    Auto autonoma e auto a emissioni zero, anche se potrebbero essere due cose diverse, devono diventare sinonimi.

    Dobbiamo fare attenzione, però. Perché l’auto senza emissioni può e deve nascere prima, a prescindere dal fatto che si sviluppi o meno l’automazione. E deve essere per tutti.

    L’Italia deve accorgersi dell’enorme occasione che c’è all’orizzonte, ogni rivoluzione tecnologica porta con sé la possibilità di creare posti di lavoro e benessere. Non va mai sottovalutata.