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  • Hybrid, basta la parola. Oppure no?

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    La corsa all’ibrido. Eh già, ormai basta abbinare un motore elettrico a uno termico e voilà: l’elettrificazione è servita.

    Basta questo per dare una bella patente green, entrare nelle ztl e “gonfiare” grazie alla diversa omologazione i dati di vendita delle auto ibride.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    C’è ibrido e ibrido

    Ma c’è ibrido e ibrido. E, a prescindere dall’efficacia reale della soluzione, va detto che un conto è il Full Hybrid (bel termine di marketing) di Toyota o i powertrain Phev (plug-in), un altro sono i mild hybrid.

    Infatti gli ibridi leggeri sembrano in molti casi veramente dei cheating device, dei sistemi ideati per abbattare solo sulla carta consumi ed emissioni.

    E anche tra questi ibridi leggeri occorre fare distinzione tra quelli a 48 Volt e quelli a 12, ma in ogni caso il contributo del motorino elettrico spazia dallo scarso al nullo passando per l’irrilevante.

    Sale il costo d’acquisto

    Intanto aumentano costi e complessità costruttiva e questa non è una buona cosa per la manutenzione di utilitarie che rischia di diventare onerosa a fronte di una riduzione trascurabile delle emissioni.

    A dire il vero, le case automobilistiche non hanno molte colpe: non stanno barando, cercano solo di fronteggiare normative europee troppo restrittive, tecnologicamente non neutrali e idelogicamente viziate verso l’elettrico e la messa al bando del termico.

    Ed ecco che arrivano anche auto supercomplesse come le ibride plug-in che si portano dietro una zavorra di batterie ed elettromotore con effetti nefasti sui consumi reali.

    Il dubbio

    Il dubbio ancora una volta è se tutto questo ha senso, se si vuole proteggere davvero l’ambiente o se invece la politica e le nuove lobby del green new deal non stiano perseguendo invece obiettivi diversi e meno nobili.

  • Los Angeles lancia il suo Green New Deal

    A Los Angeles lo hanno chiamato Green New Deal ed è il piano che il sindaco della metropoli californiana, Eric Garcetti, ha presentato con un documento di 77 pagine.

    LOs Angeles Green New Deal plan

    Il Los Angeles Green New Deal Plan racchiude la visione per governare le risorse del territorio, le infrastrutture, l’urbanistica, i servizi e la mobilità. Tutto questo contemperando le esigenze dell’ambiente e della salute degli “angelenos” creando nuove occupazione.

    Los Angeles è stata sempre una città di sognatori e piena di intraprendenza, un luogo che accoglie il domani a braccia aperte e vede ogni nuova sfida come una possibilità per assicurarsi un futuro più luminoso per i nostri figli

    Ha scritto Garcetti sul documento che elenca tutti gli obiettivi di medio, lungo e lunghissimo termine per la Città degli Angeli. Nello spirito di uno stato come la California che ha sempre fatto dell’innovazione e dell’attenzione all’ambiente due veri e propri fiori all’occhiello.

    Investimenti e obiettivi

    Per avere un’idea della portata di questo piano basti sapere che entro il 2022 saranno spesi ben 8 miliardi di dollari solo per ammodernare la rete elettrica, per renderla più efficiente e soprattutto intelligente.

    Pronta così a supportare un piano di sviluppo per la ricarica delle auto elettriche (10 mila nuovi punti di ricarica pubblici entro il 2022 e 25 mila entro il 2028). La produzione domestica di energia verde creerà 45mila posti di lavoro sui 400mila in totale previsti da qui fino al 2050.

    Questo grazie alle tecnologie “verdi” e investimenti di 2 miliardi di dollari entro il 2035. Los Angeles sarà alimentata al 100% da energie rinnovabili entro il 2045, per le acque si approvvigionerà per il 70% in loco e sarà in grado di raccogliere le acqua piovane che cadono su una superficie di oltre 600 km quadrati. Nel 2050 tutti gli edifici saranno ad impatto zero, nel 2025 per la produzione di energia sarà eliminato il carbone e nel 2029 saranno dismesse 3 centrali a gas.

    Il sistema di trasporto

    Il sistema di trasporto, pubblico e privato, sarà capace di creare nel suo complesso fino a 788mila posti di lavoro e saranno spesi 860 milioni di dollari per il trasporto pubblico che sarà strutturato in modo che sia disponibile per ciascun abitante a non più di 10 minuti a piedi.

    Altri obiettivi sono la riduzione della percorrenza media per persona del 45% entro il 2050 e di avere sulle strade 5 milioni di veicoli in meno accorciando del 15% i tempi di spostamento.

    Nel 2028 tutti i taxi e la flotta pubblica saranno elettrici mentre nel 2050 lei prevede che lo siano tutte le auto in circolazione passando per il 25% del 2025 e l’80% del 2035.

    Nel 2050 solo l’8,5% delle Emissioni del 2015

    Il tutto per avere nel 2050 emissioni di CO2 pari all’8,5% di quelle del 2015 con benefici enormi sulla salute dei cittadini valutabile, in termini di spesa per la comunità, in un risparmio di 16 miliardi di dollari.

    Il piano va controcorrente rispetto alla linea federale impostata dal presidente Donald Trump. Ma la California si è sempre sentita forte e orgogliosa delle proprie idee, precorrendo i tempi e alimentando il mito tutto americano della frontiera.

    Ma sono molte le grandi città americane che cominciano a fare degli obiettivi ambientali la loro strategia di sviluppo (Clicca qui e LEGGI articolo Chicago solo rinnovabili dal 2035 e solo bus elettrici dal 2040).

    E da noi?

    Numeri e cifre impressionanti, che appaiono purtroppo anche prospettive impensabili per i nostri governanti, tantomeno per le nostre municipalità.

    Certo, forse ad esse mancano gli strumenti legislativi e di governo per progettare certi scenari.

    Ma ciò che appare è che alla base ci sia anche un rifiuto da parte della politica di appropriarsi di tematiche a lungo termine. Che sono invece fondamentali per le comunità.