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  • Coronavirus e inquinamento, confermato che il virus viaggia con le polveri sottili PM10

    Coronavirus e inquinamento, arrivano i primi risultati sperimentali relativi al legame tra Coronavirus e particolato atmosferico PM10.

    Virus sul particolato

    Il presidente della SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, Alessandro Miani (ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna Prevenzione ambientale), conferma il ritrovamento di tracce di RNA di SARS-Cov2 su particolato atmosferico.

    Alessandro Miani SIMA Coronavirus e inquinamento

    La presenza del Coronavirus sul particolato è stata riscontrata da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambientale di siti industriali della provincia di Bergamo.

    Campioni d’aria raccolti tra febbraio e marzo

    Spiega Leonardo Setti (ricercatore della Facoltà di Chimica Industriale dell’Università di Bologna, dove insegna Biochimica industriale): “I campioni sono stati raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo 2020”.

    I campioni, analizzati dall’Università di Trieste in collaborazione con l’azienda ospedaliera Giuliano Isontina, dimostrano la presenza del virus in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame.

    I risultati positivi sono confermati da 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari: gene E, gene N e gene RdRP. Il gene RdRP è ritenuto altamente specifico per la presenza dell’RNA virale SARS-CoV2.

    Coronavirus e inquinamento RNA
    Struttura del SARS-CoV2 – credit: https://www.scientificanimations.com/wiki-images/

    Il gruppo di ricerca ritiene quindi di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico. Questo perchè è stata rilevata la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele.

    Gruppo di ricerca

    Il gruppo di ricerca comprende, oltre ad Alessandro Miani e Leonardo Setti, anche Gianluigi De Gennaro (professore associato dell’Università di Bari, dove insegna Chimica dell’ambiente).

    I risultati anticipati sulle nuove evidenze del rapporto tra Coronavirus e inquinamento non risultano ancora pubblicati su una rivista scientifica, quindi metodi e conclusioni non sono verificate dalla necessaria revisione tra pari che – una volta effettuata – permetterà di ritenerli scientificamente validi e sottoposti all’attenzione e alla validazione, nella successiva attività, da parte della comunità scientifica.

    Non è provato che possa infettare

    I risultati ottenuti dimostrano quindi la presenza di tracce di RNA del virus, non del Coronavirus intatto e certamente in grado di penetrare e svilupparsi nell’organismo umano.

    Il virus, quindi, viene trasportato dal particolato ma non è ancora dimostrato che in queste condizioni si mantenga attivo o abbia una carica virale sufficiente per infettare delle persone e diffondere la malattia.

    Marcatore ambientale

    Il particolato potrebbe – secondo il gruppo di ricerca della SIMA – diventare un indicatore per approfondire la ricerca di casi della malattia nella zona dove ne vengono rilevate tracce. Questo in parallelo con l’analisi delle acque di scarico, altro elemento nel quale sono state trovate tracce del virus in diverse località interessate dalla pandemia.

    L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marcatore ambientale per verificarne la diffusione negli ambienti interni di ospedali, uffici e altri locali frequentati da un numero elevato di persone.

    Coronavirus e inquinamento particelle al microscopio

    Attenti alle emissioni

    Dagli autori della ricerca, arriva un invito che suona come un monito anti-inquinamento.

    Occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus.

    Il presidente della SIMA, Alessandro Miani, conferma che la ricerca va avanti e c’è la volontà di arrivare a capire se tra Coronavirus e inquinamento ci sia un rapporto anche relativamente alla diffusione della malattia.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, esso le tre verità.

    “Siamo in stretto contatto con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con la Commissione Europea – afferma Miani – e sono in corso ulteriori studi di conferma di queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come vettore di nuclei contenenti goccioline virali. Le ricerche dovranno arrivare a valutare la vitalità e soprattutto la virulenza del SARS-CoV-2 trasportato dal particolato”.

    Clicca qui per ascoltare l’audio originale del Podcast “Virosfera” di YouTrend e Agenzia AGI relativo ai risultati sperimentali – Agenzia AGI

  • Coronavirus, cambiamenti climatici e inquinamento sarà la natura a cambiare l’automobile

    Quello composto da Coronavirus e automobile è un binomio che caratterizzerà il nostro futuro.

    Cercavamo tutti la tecnologia dirompente, quella che avrebbe cambiato l’auto per sempre.

    Guida autonoma, capacità di volo, zero emissioni

    La guida autonoma, capace di far arrivare l’auto sotto casa da sola.

    Oppure la capacità di volo a bassa quota da terrazzo a terrazzo, sogno già dei nostri nonni.

    O anche la trazione elettrica, con batterie al litio sotto l’abitacolo oppure idrogeno nel serbatoio, ma comunque senza cilindri, né pistoni.

    Mercedes vision avtr

    Nulla di tutto questo

    Invece sarà il Coronavirus, quindi la natura, a cambiare l’automobile. Non la tecnologia.

    Il mondo dopo la pandemia di Coronavirus non sarà più lo stesso, questo è sicuro.

    Ma l’emergenza ambientale non sarà stata superata soltanto perchè, a causa di un inedito blocco praticamente globale delle attività, le emissioni si sono momentaneamente ridotte. Il cambiamento climatico rimarrà nelle nostre agende, non può essere altrimenti visto che i suoi effetti sono già sotto gli occhi di chi ha voglia di vederli.

    Posteriore auto avtr coronavirus

    Anche l’inquinamento, mitigato in certi suoi aspetti dagli stessi motivi di stasi socio-economica che hanno limitato le emissioni di CO2 durante l’emergenza, sarà ancora lì ad aspettarci appena rimetteremo il naso fuori di casa.

    Un diverso peso della scienza

    Ciò che cambierà, dopo la pandemia, sarà la voglia dei popoli e dei governi di ascoltare la scienza.

    L’esperienza Coronavirus ci sta insegnando molto, mentre ci toglie la libertà di muoverci, incontrarci e ci fa contare un numero di morti che non avremmo mai immaginato di dover vedere.

    Peso scienza Coronavirus e auto

    Ci insegna soprattutto che in futuro sarà saggio ascoltare di più il parere, prima che diventi grido d’allarme, degli scienziati.

    Coronavirus e automobile del futuro

    L’auto cambierà più di quanto avevamo previsto noi innovatori.

    A cambiarla sarà il potentissimo cocktail dato dalla fusione del tragico ciclone socio-economico-psicologico chiamato Covid-19, con l’avanzata galoppante dei cambiamenti climatici e con le nuove consapevolezze, relative alla pericolosità dell’inquinamento locale, che usciranno proprio dall’esperienza Coronavirus.

    Non sarà un’auto retrograda

    Chi pensa a un’auto retrograda, a basso tenore tecnologico e alte emissioni tollerate a causa delle difficoltà economiche che andranno affrontate , si sbaglia di grosso.

    Ruota Mercedes vision avtr

    Nessuna grande crisi mondiale ha mai prodotto un ritorno al passato. Anzi.

    Più è scioccante e tragica la crisi, più si salta in avanti all’uscita dal tunnel.

    Tecnologia e industria post-global

    L’auto disegnata dalla natura sarà in grado di evitare gli incidenti ed avrà zero emissioni allo scarico.

    Fin qui nulla di nuovo rispetto alle attese precedenti rispetto alla grande crisi del Coronavirus.

    Posteriore avtr auto e coronavirus

    Ma sarà prodotta da un’industria post-globale, che non darà per scontato il flusso di materiali, componenti e uomini tra i diversi continenti a prescindere dal costo energetico, ambientale e anche socio-economico che ciò comporta.

    E questo cambierà tutto. Perchè appena l’automobile ridiventerà un prodotto ad elevato contenuto locale allora la ricerca, l’impresa, il lavoro e la passione potranno ripartire attorno a questo oggetto meraviglioso.

    L’auto che guida da sola deve interagire con nuove infrastrutture, inevitabilmente locali.

    L’auto che non emette nulla e rispetta la natura – che l’ha disegnata – utilizza prodotti ed energie rinnovabili frutto del territorio nel quale si muove.

    L’ingegno e le fabbriche, da cui usciranno queste nuove armonie, avranno portata globale ma riflessi culturali ed economici saldamente locali.

    L’auto dopo il Coronavirus sarà migliore.

    Leggi l’articolo Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

  • Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità

    Coronavirus e inquinamento, l’argomento sta stimolando considerazioni da parte di molti. Non tutte corrette. Molte, a mio parere, anche inopportune.

    Il primo argomento, che attira numerosi commenti, riguarda l’introduzione delle restrizioni alla circolazione e il loro effetto sull’inquinamento. Secondo alcuni, la concentrazione di inquinanti nell’aria si abbassa. Secondo altri, assolutamente no. Oppure forse, soltanto in parte.

    Il secondo argomento riguarda il particolato, la cui concentrazione in atmosfera giocherebbe un ruolo decisivo e diretto nella terribile diffusione del Covid-19 proprio in aree altamente inquinate d’Italia.

    Partire dai fatti

    Quando sono in tanti a parlare, spesso partendo da posizioni di inadeguata preparazione scientifica sull’argomento, è bene non cadere nella trappola del sensazionalismo.

    La prima regola, per capirci qualcosa, è partire dai fatti. Quindi da ciò che hanno realmente osservato e analizzato gli esperti.

    Due semplici domande

    Chi ha studiato cosa?

    Cosa emerge realmente dagli studi di settore?

    Relazione tra restrizioni per Coronavirus e inquinamento

    I dati parlano chiaro e dicono che con le restrizioni alla circolazione introdotte per combattere la diffusione del Covid-19 l’inquinamento in atmosfera si è decisamente ridotto.

    Questo è particolarmente evidente per l’NO2 – Diossido di azoto, come mostrato chiaramente da immagini satellitari, la cui comprensione non necessita di alcuna conoscenza specifica, che riporto qui di seguito con dati ed elaborazioni dell’ESA – European Space Agency.

    Report ESA Cornavirus e restrizioni Italia
    Schermata con titolo eloquente dal sito dell’ESA – Agenzia Spaziale Europea
    ESA immagine inquinamento Italia
    Immagine dal satellite prima delle restrizioni da Covid-19
    ESA immagine inquinamento Italia restrizioni Coronavirus
    Immagine dal satellite dopo giorni di restrizioni alla circolazione da Covid-19
    Scala colori e valori NO2
    Come leggere le immagini, il colore rosso indica alte concentrazioni di NO2

    La riduzione riguarda anche il particolato, la cui concentrazione è però molto influenzata dalle condizioni atmosferiche.

    Una riduzione della circolazione, in presenza di condizioni di stallo atmosferico, ha effetti marginali.

    Questo è chiaramente indicato nei documenti dell’ARPA Lombardia e dell’ARPA Veneto.

    Coronavirus restrizioni e inquinamento Arpa Lombardia
    Interpretazione dell’Arpa Lombardia dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione
    Comunicato Coronavirus restrizioni e inquinamento ARPA Veneto
    Interpretazione dell’Arpa Veneto dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione con particolare attenzione al particolato

    La prima e la seconda verità

    La prima verità è che bloccando la circolazione diminuiscono immediatamente le emissioni e le concentrazioni di NO2 – Diossido d’azoto.

    Allo stesso modo diminuiscono le emissioni di particolato da traffico automobilistico, anche se va ben considerato il contemporaneo possibile incremento delle emissioni dovute all’utilizzo di riscaldamento domestico e in particolare all’utilizzo di pellet come combustibile, vista la maggiore presenza di persone in casa.

    La seconda verità è che per quanto riguarda la concentrazione in atmosfera di particolato, l’influenza delle condizioni atmosferiche si dimostra decisiva. Se permangono condizioni di stallo atmosferico, il particolato può non diminuire nemmeno in presenza di un abbassamento deciso delle emissioni.

    Questo perchè il particolato sospeso in aria non precipita al suolo e rimane in sospensione, conservando la situazione di criticità.

    Relazione tra inquinamento e diffusione di Covid-19

    Relativamente alla diffusione dei virus nella popolazione, la SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale in un suo documento di posizione condiviso con strutture dell’Università di Bologna e dell’Università di Bari, indica delle pubblicazioni scientifiche che correlano l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico.

    SIMA relazione diffusione 
coronavirus e inquinamento
    Intestazione e titolo del documento della Società Italiana di Medicina Ambientale

    Il particolato atmosferico, secondo le considerazioni degli esperti, funziona da vettore di trasporto per i virus.

    I virus sarebbero cioè in grado di attaccarsi con un processo di coagulazione al particolato, riuscendo così a rimanere in atmosfera per lungo tempo (ore, giorni, settimane). E a viaggiare anche per distanze relativamente lunghe.

    Il particolato atmosferico, oltre a trasportare i virus, potrebbe inoltre costituire un substrato capace di permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.

    Un aumento delle temperature e della radiazione solare sarebbe in grado di accelerare l’inattivazione del virus, mentre un’umidità relativa elevata favorirebbe un più elevato tasso di contagio virale.

    Partendo da queste considerazioni, la SIMA evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo. Questo considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 Febbraio di 14 giorni, tempo medio di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta.

    Tale analisi sembra quindi indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto riportato per altre infezioni virali.

    Sulle considerazioni riportate dalla SIMA, va detto che il documento di posizione non è una pubblicazione scientifica. Non dimostra, cioè, con metodo scientifico le correlazioni di cui parla ma esprime l’analisi – basata su letteratura scientifica relativa ad altri virus – svolta da un gruppo di esperti e non sottoposta a revisione tra pari (condizione, questa, necessaria per una pubblicazione scientifica).

    La terza verità

    La terza verità è che la relazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione del Coronavirus non è al momento scientificamente provata.

    Come non è provato l’effetto vettore, fisicamente possibile ma non dimostrato dalla sola incidenza della malattia, perchè – come per il fumo – il particolato potrebbe essere una concausa per il suo impatto sulle patologie respiratorie pregresse e non perchè ha una funzione di trasporto aereo del virus.

    Le ipotesi avanzate dal gruppo di esperti che ha redatto il documento della SIMA rappresentano un punto di partenza, suggestivo e apparentemente plausibile, per condurre delle analisi specifiche in merito.

    Non si tratta di conclusioni basate su un apposito studio condotto sul Coronavirus con metodo scientifico, né di un articolo pubblicato seguendo i canoni delle pubblicazioni scientifiche.

    Le fonti

    Ecco le fonti dei dati utilizzati per la mia analisi.

    L’ESA – Agenzia Spaziale Europea, che ha pubblicato una specifica animazione all’effetto dell’introduzione delle restrizioni alla circolazione in Italia sulle concentrazioni di inquinanti in atmosfera.

    Logo ESA European Space Agency

    Clicca qui per leggere il documento originale in lingua italiana dell’ESA, con la video-animazione relativa alle concentrazioni osservate da satellite.

    L’Arpa Lombardia, che ha reso note le concentrazioni di particolato e NO2 – Biossido di azoto e dedicato un documento all’interpretazione delle evidenze numeriche.

    Logo Arpa Lombardia

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Lombardia relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    L’Arpa Veneto, che ha fatto lo stesso relativamente alla regione Veneto.

    Logo Arpa Veneto

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Veneto relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    La SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, che ha dedicato un documento di analisi alla correlazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione dei virus.

    Logo SIMA medicina ambientale

    Clicca qui per leggere il documento originale della Società Italiana di Medicina Ambientale.

  • Blocco delle auto e blocco ideologico

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Dopo il blocco indiscriminato delle auto private  di Roma, anche Milano ha deciso di bloccare la circolazione domenica scorsa.

    Motivazione? L’emergenza smog. Ma gli stessi vertici del Comune hanno confermato a denti più o meno stretti che il blocco non serve a diminuire il livello di inquinanti.

    Il mostro automobile

    Ha infatti palesemente una spaventosa motivazione liberticida: quella di educare i cittadini, spingerli a liberarsi del “mostro auto”.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Un oggetto brutto, sporco e cattivo.

    Siamo al trionfo dello stato etico, della quasi-dittatura, delle ordinanze ingiuste e giustificate per fini “culturali”.

    E in questa assurdità, abbiamo assistito a un’altra aberrazione: il permesso di circolazione dato alle auto elettriche, alle costose auto green per gli happy few di Milano.

    Su Instagram il trionfo degli Happy few

    In un post su Instagram abbiamo visto selfie  di famosi influencer su scooter elettrici ai semafori e dietro di loro un plotone di Tesla e di altre vetture elettriche super lusso.

    Gli elettro-automobilisti buoni e fedeli al verbo del nuovo regime green hanno conquistato la città.

    Forse costoro non sanno che freni e pneumatici delle loro auto emettono polveri sottili e che anche la produzione e lo smaltimento delle loro auto non è così green. E neppure il pieno di energia elettrica.

    Un blocco ideologico

    Il blocco di Milano è avvenuto a prescindere da ogni logica. E a conferma della sua inutilità pratica, inoltre, l’amministrazione milanese ha anche detto che una delle maggiori cause dell’inquinamento sono le caldaie ed entro il 2023 verranno abolite quelle a gasolio. 

    Si è invece evidentemente voluto dare un messaggio chiaro e tecnologicamente non neutrale per spingere a comprare auto elettriche. E in questo vediamo interessi economici sostenuti da ideologie e preconcetti.

    E per accorgersi di questo basta fare un giro su Facebook dove il popolo degli ecotalebani ha dato sfoggio di disprezzo per la democrazia con post verbalmente violenti (spesso scritti da profili sospetti, probabilmente dei troll al servizio di aree politiche ben definite) contro le voci di dissenso.

    Lo smog in città come Milano è certo un problema grave (meno di anni fa a dire il vero) e invece di cercare di migliorare la qualità dell’aria con inziative serie si preferiscono azioni contrarie al buon senso.

    Cori digitali

    E sempre dal popolo dei social (quello dei pedalatori radical chic che abitano in centro) si levano cori digitali:

    Vogliamo lo stop tutte le domeniche.

    E leggere questi post su Facebook non fa che confermare quelli che diceva Umberto Eco: “I social network hanno dato voce a legioni di imbecilli”.

  • SFIDA AMBIENTALE E CONFRONTO TRA GENERAZIONI

    La più famosa di tutti è Greta Thunberg, la ragazza sedicenne che per prima ha scioperato non andando a scuola per mettersi davanti al parlamento di Stoccolma a protestare per l’inerzia degli adulti, primi tra tutti i politici, nella lotta contro i cambiamenti climatici.

    Ma negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative di gruppi di ragazzini, anche di dieci-dodici anni, che protestano perché i grandi stanno lasciando loro un pianeta malato, deturpato e inquinato.

    Gli scioperi generali per l’ambiente vedono coinvolti i ragazzi di decine di nazioni raccolti attorno a una semplice richiesta: fate di più.

    GLI SFIDANTI. FORZE E DEBOLEZZE.

    La sfida è generazionale, più che ideologica. Vi invito a guardare in rete quante siano le proteste e ne rimarrete impressionati.

    I giovani vogliono ricevere un pianeta sano dai loro genitori. Stanno crescendo con un’educazione ambientale che le precedenti generazioni non avevano. Ma stanno per ricevere in eredità un pianeta estremamente più inquinato di quello nel quale i loro padri, madri, nonni hanno vissuto. Sono perciò più sensibili, e si trovano in una condizione peggiore. Quindi l’effetto disgusto è amplificato.

    Gli adulti si sono divisi per decenni tra scetticismo e pressapochismo, non facendo in effetti molto per cambiare le cose. Hanno dalla loro però delle motivazioni economiche molto valide: se i loro figli oggi possono pensare all’ambiente è perché il benessere generato dall’inquinamento che contestano è indiscutibile. Più o meno diffuso, ma certamente da ritenere un patrimonio da difendere.

    Da una parte sembra quindi esserci l’idealismo della gioventù, dall’altra il pragmatismo dell’esperienza. Peccato che tutto questo sedicente pragmatismo non abbia via d’uscita.

    CHE FUTURO FA.

    Il futuro che sta prendendo forma può riservare delle sorprese. Perché proprio la tecnologia gioca a favore delle nuove generazioni, capaci di comunicare, incontrarsi e capirsi come nessuna generazione ha mai potuto fare prima. Non c’è la barriera della comprensione, perché molti sanno parlare più lingue – prima tra tutte l’inglese. Non c’è il problema dei costi di comunicazione, perché la rete permette di parlarsi, vedersi, scambiarsi tutto in tempo reale.

    Non li chiamerei ragazzini, con queste premesse. Possono farcela. E speriamo che ce la facciano.

    DICO LA MIA PERCHE’ LE COSE POSSONO CAMBIARE. E SPESSO E’ MEGLIO CHE CAMBINO.

    La mia opinione è che l’energia, l’industria, la mobilità come le abbiamo conosciute fino a oggi siano visibilmente senza futuro. Scambiare la semplicità di ripetere schemi noti e familiari con il progresso è un errore clamoroso.

    Sappiamo sfruttare l’energia del sole, del vento, dell’acqua, della terra, stiamo sviluppando sistemi in grado di gestire tutto questo con il ragionamento artificiale e ancora pensiamo di dover accendere dei fuochi bruciando olio combustibile, carbone e gas per produrre elettricità, far muovere le nostre auto e per riscaldarci?

    Non mi sembra all’altezza della nostra intelligenza.

    Voi cosa dite di fare?

  • #8 Emissione Impossibile in collaborazione con Motor1.com

    Insieme a Motor1 Italia realizziamo la prima webserie italiana che affronta gli argomenti più caldi nel percorso verso la mobilità a Zero Emissioni.

    La collaborazione con Motor1 Italia rappresenta un’occasione imperdibile di confronto con una delle più grandi community di appassionati di auto su YouTube.

    Sono oltre 340.000 gli iscritti al canale YouTube di Motor1 Italia, una platea incredibilmente estesa e interessante per portare i temi del progetto Obiettivo Zero Emissioni all’attenzione di chi ama l’automobile e desidera muoversi liberamente. E deve continuare a poterlo fare con costi ragionevoli e senza troppi problemi anche quando dal veicolo scompaiono le emissioni inquinanti.

    Il titolo fa capire subito che la questione è di enorme complessità.

    Le emissioni devono sparire dalla scheda tecnica delle auto. Questo è chiaro a tutti. Come riuscire a centrare l’obiettivo traghettando verso il cambiamento tecnologico un intero settore che garantisce centinaia di migliaia di posti di lavoro e percentuali significative del PIL nazionale in tutte le più grandi economie mondiali è tutt’altro che definito.

    Emissione Impossibile approfondisce le caratteristiche tecnologiche delle soluzioni in campo, gli scenari energetici ai quali devono essere associate, le dinamiche socio-economiche e gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana da tenere in considerazione.

    Ogni giovedì Fabio Orecchini, fondatore di Obiettivo Zero Emissioni, e Alessandro Lago, Direttore di Motor1 Italia, analizzano – anche grazie allo stimolo dei commenti inviati dal pubblico – gli aspetti più importanti e a volte controversi della questione ambientale applicata all’auto e alla mobilità.

  • VIDEO SFIDA – SIAMO HOMO SAPIENS O HOMO PETROLEUM?

     

    Sua maestà il petrolio.
    Se parliamo di vettori energetici, nessuno è come lui. La sua densità energetica, cioè l’energia che riesce a contenere nell’unità di massa e di volume, la sua forma fisica – in condizioni ambientali che si riscontrano praticamente ovunque sul nostro pianeta – è liquida.

     

    Tanta energia in poco spazio e in poca massa, quindi con poco peso. Per di più trasportabile senza vincoli di forma per il contenitore.

    Perché un liquido si adatta ad entrare perfettamente in qualsiasi forma.

    Ecco perché il petrolio è difficilissimo da sostituire, perché ha la caratteristica più importante nella nostra era: permette di trasportare la sua energia in modo sicuro ed efficace. Nello spazio, cioè da un capo all’altro del mondo. E nel tempo, quindi permette uno stoccaggio praticamente indefinito dal punto di vista dell’orizzonte temporale, senza perdere le sue qualità energetiche.

    Un mostro. Ma proprio il suo habitat, cioè l’ambiente nel quale questa risorsa si è formata ed è conservata, lo ucciderà.

    Perché dove c’è petrolio, c’è inquinamento. E dove c’è energia da petrolio, c’è emissione di CO2, quindi un pericolo incalcolabile per l’intero pianeta. Da Homo Sapiens ci siamo trasformati in Homo Petroleum.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    Vincere contro il petrolio giocando sul suo terreno è attualmente impossibile.

    Nessun vettore energetico raggiunge le sue caratteristiche.

    Non ci riesce il carbone, che difatti è stato sostituito dal petrolio nello sviluppo energetico del XIX secolo. E non ci riesce il gas naturale, che in quanto gassoso in condizioni ambiente pone non pochi problemi di trasporto e stoccaggio.

    Non ci riescono nemmeno i nuovi vettori, che sono quelli su cui ci concentriamo.

    • Biocombustibili e combustibili sintetici. Possono essere liquidi, proprio come il petrolio, ed avere buone caratteristiche energetiche. E da un punto di vista ambientale c’è un guadagno netto in termini di CO2, potenzialmente nulla nel bilancio globale. Ma si continuano ad emettere gli inquinanti prodotti dalla combustione.
    • Elettricità. E’ la sfidante più forte. E’ un “vettore puro”, nel senso che non è disponibile in natura, come invece accade per il petrolio. Ha bisogno di essere prodotta ma questo si può fare da molte fonti, comprese le energie rinnovabili rintracciabili quasi ad ogni latitudine e longitudine. Si utilizza senza produrre emissioni e al giorno d’oggi ce l’abbiamo addirittura in tasca, con i nostri smartphone. Però se il trasporto per distanze medio-lunghe non è un problema, in tema stoccaggio richiede soluzioni specifiche, dagli accumulatori al pompaggio idroelettrico, ai volani, fino alla produzione di idrogeno.
    • Idrogeno. Ha gli stessi pregi dell’elettricità, perché si può produrre da molte fonti, comprese quelle rinnovabili, e non emette né inquinanti, né CO2, quando lo si utilizza in celle a combustibile. Però imprigionarlo per il trasporto e lo stoccaggio – gassoso ad alta pressione, oppure liquido in forma criogenica, cioè molto al di sotto di zero gradi centigradi, a ben -253 gradi – è un problema grosso.
    Che futuro fa.

    Il petrolio sembra avere ancora una lunga vita davanti.

    Soprattutto le automobili, le navi e gli aerei paiono non poterne fare a meno.

    Le emissioni che producono, quindi, sia in termini di inquinanti che di CO2 dannosa per la stabilità climatica, sono destinate ad avvelenare ancora a lungo la nostra atmosfera, l’ambiente e noi stessi.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    Io penso però che noi siamo Homo Sapiens, non Homo Petroleum.

    Il petrolio non ci è necessario per vivere.

    L’elettricità e un nuovo vettore, l’idrogeno, ci possono dar tutto ciò che vogliamo realizzare tecnologicamente. Dove proprio non possiamo fare a meno di un combustibile liquido e di un processo di combustione, i biocombustibili e i combustibili sintetici ci possono dare la soluzione. Ma basta petrolio.