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  • Toyota ed ENI, accordo per una stazione ad idrogeno

     

    L’idrogeno batte un colpo anche in Italia. Toyota ed ENI hanno infatti annunciato un accordo che prevede la costruzione di una nuova stazione di rifornimento e la fornitura di 10 Mirai. La stazione sarà integrata nel nuovo centro direzionale che ENI sta costruendo a San Donato Milanese (MI) e servirà carburanti avanzati come metano, elettricità, Diesel+ – il gasolio ricavato da oli vegetali esausti e di frittura e grassi animali trasformati in cabiocarburante presso gli impianti ENI di Venezia e Gela – ma anche biometano e idrogeno, quest’ultimo prodotto sul posto da elettrolisi dell’acqua utilizzando energia rinnovabile.

    Acqua sei ed acqua ritornerai

    La nuova stazione di San Donato sarà dunque simile a quella H2 Sud Tirol di Bolzano, l’unica funzionante in Italia e la prima abilitata, grazie ad un legge della Provincia autonoma di Bolzano del 2014, ad erogare idrogeno a 700 bar. Tale tecnologia permette di rifornire la Mirai e le più moderne auto fuel cell in soli 3 minuti ed è stata finalmente normata su tutto il territorio italiano grazie al decreto del 23 ottobre 2018 pubblicato sul numero 257 della Gazzetta Ufficiale. L’impianto altoatesino è inoltre inserito in HyFIVE, il progetto cofinanziato dall’Unione Europea per la costruzione di un network composto 185 stazioni di rifornimento. Vi partecipano 15 aziende, tra cui 5 case automobilistiche: BMW, Daimler, Honda, Hyundai e Toyota. Al momento, l’ENI è ancora in attesa delle concessioni per la costruzione della nuova stazione di San Donato e conta di ultimarla entro il 2020. Qualora il progetto avrà successo, saranno costruite altre stazioni sul territorio italiano. Ancora da stabilire il prezzo dell’idrogeno alla clientela, così come l’elenco degli assegnatari delle 10 Mirai destinate al progetto. Toyota ha inoltre firmato nel 2016 un accordo con la municipalità di Venezia che comprende la sperimentazione dell’idrogeno, ma non ancora attuato su questo punto.

    Leggi qui l’articolo riguardo al decreto che autorizza il rifornimento a 700 bar dell’idrogeno per autotrazione 

    Leggi qui il decreto sulla Gazzetta Ufficiale

    Il ritorno a Milano

    L’area metropolitana milanese sarà dunque il primo grande centro nel nostro paese ad essere dotato di una stazione di rifornimento di idrogeno per autotrazione avverando un altro progetto mai portato a termine. Nel 2004 infatti era stata annunciata la costruzione di un impianto presso l’area della Bicocca, ma non è mai andato in porto. L’iniziativa di ENI e Toyota arriva 15 anni dopo e può contare su uno scenario più maturo. Sono infatti più numerosi i modelli, contraddistinti da una tecnologia più evoluta che ha permesso di avere tempi di rifornimento inferiori con autonomie superiori. I prezzi di acquisto sono inoltre notevolmente calati e, pur essendo ancora alti in assoluto, sono destinati a scendere già nel futuro immediato. Sarebbe invece auspicabile l’inserimento dell’idrogeno all’interno di un piano di sostegno strutturale alle nuove forme di mobilità. L’idrogeno è infatti l’elemento più presente in natura e permette di realizzare un ciclo energetico perfetto, nel quale il prodotto finale di scarto è quello iniziale, ovvero l’acqua.

  • INCONTRO CON L’ING. TANAKA CHIEF ENGINEER TOYOTA MIRAI A IDROGENO

    I numeri della Toyota Mirai a idrogeno sono quelli giusti per le quattro ruote del prossimo decennio. Zero emissioni inquinanti allo scarico, tre minuti per fare rifornimento, cinquecento chilometri di autonomia con un pieno.

    Il futuro è servito, quindi. Grazie all’idrogeno nel serbatoio al posto della benzina o del gasolio, alla trazione esclusivamente elettrica e alle celle a combustibile, capaci di produrre a bordo l’elettricità necessaria al funzionamento dell’auto facendo reagire idrogeno e ossigeno con la sola produzione di innocuo vapore acqueo, al posto degli indesiderati fumi di scarico dei “vecchi” motori a combustione interna. Ma non è tutto, perché oltre alle Mirai, introdotte in Giappone alla fine dello scorso anno e poi negli Stati Uniti e in Europa, in paesi dotati di una prima infrastruttura di rifornimento come Danimarca, Germania e Regno Unito, sulle strade di Tokyo dal 2018 viaggiano nel normale servizio di linea anche i primi autobus a idrogeno della Toyota. Dopo oltre quindici anni di sviluppo e sperimentazione, gli esemplari di serie sono prodotti dal costruttore giapponese attraverso la consociata Hino Bus, marchio del gruppo specializzato in veicoli da trasporto per persone e merci, ma messi su strada direttamente col marchio Toyota.

    Per le Olimpiadi di Tokyo 2020 è prevista nella capitale giapponese una flotta composta di ben seimila auto e cento autobus alimentati a idrogeno. La netta riduzione dei costi per la realizzazione degli impianti e delle infrastrutture in vista dei Giochi Olimpici decisa da Yuriko Koike, governatrice della città metropolitana di Tokyo, non ha infatti intaccato il programma di introduzione di tecnologie energetiche a idrogeno.

    Come l’Olimpiade di Tokyo del 1960 è stata l’occasione per il debutto in Giappone del primo treno ad alta velocità del mondo, l’avanzatissimo “Shinkanzen”, così i Giochi Olimpici 2020 promettono di essere la rampa di lancio verso il mercato globale dell’idrogeno e delle celle a combustibile.

    L’ingegner Yoshikazu Tanaka della Toyota da più di tre anni vede la sua creatura, la Toyota Mirai a idrogeno, riscuotere un crescente successo in Giappone. Tanto che la fabbrica non riesce a star dietro agli ordini e per il 2020 è stato fissato l’obiettivo di arrivare a produrre 30.000 unità l’anno. Fuori del Giappone, però, lo scenario cambia. L’America, l’Europa e soprattutto la Cina si sono innamorate dell’auto elettrica a batterie e paiono tutte puntare su questa tecnologia, e non sull’idrogeno, per raggiungere il livello zero di emissioni nel settore auto.

    Ingegner Tanaka, perché la Toyota punta sull’auto a idrogeno? 

    “Noi sviluppiamo l’auto a idrogeno perché crediamo che la possibilità di produrre questo combustibile da diverse fonti e l’efficacia con cui riusciamo ad utilizzarlo per le auto, i bus e anche i camion rappresenti un’opportunità estremamente interessante da offrire al mercato e a chi i occupa di trovare una soluzione ai grandi problemi ambientali e di disponibilità di fonti energia per il futuro.

    E l’auto elettrica a batterie? Siete rimasti indietro in questa tecnologia che si va affermando in molti mercati, primo tra tutti quello cinese?

    “Stiamo sviluppando batterie dotate di una nuova tecnologia che sarà disponibile sulle nostre auto elettriche tra il 2020 e il 2025. Non siamo affatto indietro sull’auto elettrica a batterie, direi più propriamente che ne conosciamo bene i limiti”.

    Quali limiti?

    “I tempi di ricarica lunghi e le autonomie limitate. Per auto compatte e utilizzo urbano è una soluzione interessante, però per utilizzi a lungo raggio e veicoli più grandi o per il trasporto merci l’idrogeno e le celle a combustibile secondo noi sono decisamente più appropriati”.

    Il Giappone, da questo punto di vista, sembra voler indicare una strada. I giochi di Tokyo 2020 saranno le Olimpiadi dell’idrogeno?

    “Le Olimpiadi saranno un’occasione importante per mostrare come l’idrogeno possa diventare il nuovo combustibile chiave per la mobilità. Sulle strade di Tokyo ci saranno ben 100 autobus Toyota alimentati a idrogeno e molte auto, soprattutto Toyota Mirai”.