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  • PERCHE’ LA NORVEGIA E’ IL PARADISO DELLE AUTO ELETTRICHE

    Il paradiso dell’elettrico è a Nord, ha profonde insenature e tanto petrolio che si guarda bene dall’usare.

    Nel 2018 in Norvegia, su un totale di 147.929 auto immatricolate, le auto elettriche sono state ben il 31,2% del totale, in pratica una su 3. E se si contano anche le auto ibride plug-in, si arriva al 49,1% con il picco ad ottobre 2018 del 60% del mercato.

    L’inizio del 2019 vede un ulteriore aumento: il 37,8% è elettrico e sta cominciando ad erodere le plug-in, scese al 17,1%. In un anno le emissioni medie di CO2 delle auto immatricolate sono passate da 71 a 55 g/km, un dato evidentemente destinato a subire un’ulteriore sforbiciata su un mercato che nel 2018 ha registrato 147.929 targhe (-6,8%) e nel 2019 è previsto a quota 146mila unità.

    L’auto più venduta è la Nissan Leaf (12.303), ben 5 modelli sui primi 10 (tutti dotati di almeno una versione elettrificata) sono esclusivamente elettrici e anche le vendite di un’auto come la Golf, seconda in classifica, sono elettriche per l’81% (7.238 su 8.959). I norvegesi sono così affamati di auto ad emissioni zero che ne importano usate anche da altri paesi: nel 2018 nei primi 11 mesi ne sono state vendute ben 10.975 e 114 provenivano dall’Italia. Ma i numeri più impressionanti vengono dai preordini per il nuovo: a ottobre i clienti avevano già depositato 400 milioni di corone (poco più di 40 milioni di euro) per prenotare le novità del momento ovvero Tesla 3, Jaguar I-Pace, Mercedes EQC e l’Audi E-Tron che ha già 6.300 caparre. Persino per un modello non ancora presentato, come la Porsche Taycan, si parla di 3mila preordini.

    Ma perché un paese di poco più di 5 milioni di anime e che è il 15mo produttore di petrolio del mondo ha scelto di diventare il paradiso dell’elettrico bandendo le auto con motore a combustione interna dal 2025? Proprio grazie al petrolio le cui vendite alimentano il terzo Pil procapite al mondo e un fondo sovrano da mille miliardi di euro, più grande persino di quello cinese: un enorme “credito pubblico” grazie al quale il governo norvegese ha già assicurato ai suoi cittadini la pensione per diverse generazioni.

    Ma ci sono anche un sistema di tassazione pesantissimo e un meccanismo bonus/malus basato sulle emissioni di CO2 a dir poco feroce.

    Un’auto che emette 70 g/km di CO2 non paga nulla, al di sotto di questa soglia ha un bonus di 952,2 corone a g/km che diventano 1.120,29 corone per g/km al di sotto dei 40 g/km. Al di sopra dei 70 g/km ci sono 4 fasce progressive.

    Le auto meno virtuose possono arrivare a triplicare il loro prezzo mentre quelle ad emissioni zero (fuel cell comprese) hanno un bonus di quasi 7mila euro, non pagano l’IVA al 25% e le varie tasse su possesso, peso, rottamazione, emissioni di NOx dimezzando di fatto il prezzo di una Tesla Model S e rendendo una e-Golf più economica di almeno il 15% rispetto ad una “normale”, inoltre possono circolare sulle corsie preferenziali, non pagano i pedaggi, i parcheggi e neppure i traghetti che portano da una parte all’altre dei fiordi.

    E con oltre 11.500 punti di ricarica e il 70% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, spesso disponibile gratuitamente nei luoghi pubblici e nei punti ad alta frequentazione come i centri commerciali e i fast food, le emissioni zero in Norvegia ti portano davvero in paradiso.

  • VIDEO SFIDA – SIAMO HOMO SAPIENS O HOMO PETROLEUM?

     

    Sua maestà il petrolio.
    Se parliamo di vettori energetici, nessuno è come lui. La sua densità energetica, cioè l’energia che riesce a contenere nell’unità di massa e di volume, la sua forma fisica – in condizioni ambientali che si riscontrano praticamente ovunque sul nostro pianeta – è liquida.

     

    Tanta energia in poco spazio e in poca massa, quindi con poco peso. Per di più trasportabile senza vincoli di forma per il contenitore.

    Perché un liquido si adatta ad entrare perfettamente in qualsiasi forma.

    Ecco perché il petrolio è difficilissimo da sostituire, perché ha la caratteristica più importante nella nostra era: permette di trasportare la sua energia in modo sicuro ed efficace. Nello spazio, cioè da un capo all’altro del mondo. E nel tempo, quindi permette uno stoccaggio praticamente indefinito dal punto di vista dell’orizzonte temporale, senza perdere le sue qualità energetiche.

    Un mostro. Ma proprio il suo habitat, cioè l’ambiente nel quale questa risorsa si è formata ed è conservata, lo ucciderà.

    Perché dove c’è petrolio, c’è inquinamento. E dove c’è energia da petrolio, c’è emissione di CO2, quindi un pericolo incalcolabile per l’intero pianeta. Da Homo Sapiens ci siamo trasformati in Homo Petroleum.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    Vincere contro il petrolio giocando sul suo terreno è attualmente impossibile.

    Nessun vettore energetico raggiunge le sue caratteristiche.

    Non ci riesce il carbone, che difatti è stato sostituito dal petrolio nello sviluppo energetico del XIX secolo. E non ci riesce il gas naturale, che in quanto gassoso in condizioni ambiente pone non pochi problemi di trasporto e stoccaggio.

    Non ci riescono nemmeno i nuovi vettori, che sono quelli su cui ci concentriamo.

    • Biocombustibili e combustibili sintetici. Possono essere liquidi, proprio come il petrolio, ed avere buone caratteristiche energetiche. E da un punto di vista ambientale c’è un guadagno netto in termini di CO2, potenzialmente nulla nel bilancio globale. Ma si continuano ad emettere gli inquinanti prodotti dalla combustione.
    • Elettricità. E’ la sfidante più forte. E’ un “vettore puro”, nel senso che non è disponibile in natura, come invece accade per il petrolio. Ha bisogno di essere prodotta ma questo si può fare da molte fonti, comprese le energie rinnovabili rintracciabili quasi ad ogni latitudine e longitudine. Si utilizza senza produrre emissioni e al giorno d’oggi ce l’abbiamo addirittura in tasca, con i nostri smartphone. Però se il trasporto per distanze medio-lunghe non è un problema, in tema stoccaggio richiede soluzioni specifiche, dagli accumulatori al pompaggio idroelettrico, ai volani, fino alla produzione di idrogeno.
    • Idrogeno. Ha gli stessi pregi dell’elettricità, perché si può produrre da molte fonti, comprese quelle rinnovabili, e non emette né inquinanti, né CO2, quando lo si utilizza in celle a combustibile. Però imprigionarlo per il trasporto e lo stoccaggio – gassoso ad alta pressione, oppure liquido in forma criogenica, cioè molto al di sotto di zero gradi centigradi, a ben -253 gradi – è un problema grosso.
    Che futuro fa.

    Il petrolio sembra avere ancora una lunga vita davanti.

    Soprattutto le automobili, le navi e gli aerei paiono non poterne fare a meno.

    Le emissioni che producono, quindi, sia in termini di inquinanti che di CO2 dannosa per la stabilità climatica, sono destinate ad avvelenare ancora a lungo la nostra atmosfera, l’ambiente e noi stessi.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    Io penso però che noi siamo Homo Sapiens, non Homo Petroleum.

    Il petrolio non ci è necessario per vivere.

    L’elettricità e un nuovo vettore, l’idrogeno, ci possono dar tutto ciò che vogliamo realizzare tecnologicamente. Dove proprio non possiamo fare a meno di un combustibile liquido e di un processo di combustione, i biocombustibili e i combustibili sintetici ci possono dare la soluzione. Ma basta petrolio.

  • METTIAMOCELO NELLA ZUCCA

    Il nostro sistema energetico deve cambiare, non abbiamo altra scelta. Non esiste un’opzione di riserva e non c’è tempo da perdere.

    C’è un equivoco di fondo che emerge ogni volta che sento parlare di energia, mobilità, ambiente. Si confonde un obbligo con una possibilità. Non possiamo continuare ad avere il nostro comodo e sperimentato mondo alimentato dai combustibili fossili. Dobbiamo per forza cambiarlo.

    La cosa incredibile è che abbiamo la soluzione, anche se in troppi – perfino tra gli addetti ai lavori – continuano a far finta di non vederla.

    Il pianeta Terra è in grado di darci energia in abbondanza per continuare a sviluppare le nostre tecnologie, il nostro sistema economico, il nostro benessere. E non soltanto nei luoghi dove la qualità della vita è più alta, ma anche nelle aree nelle quali oggi non c’è cibo, non c’è lavoro, non c’è accesso all’energia e i bambini non sono istruiti adeguatamente.

    La politica ha capito che la questione energetica va affrontata. Ed ha anche capito che non si può dipendere da una sola fonte di energia, sia essa il petrolio, il gas naturale, il nucleare, perfino il solare o l’eolico.

    Quello che la politica non vuole capire è che le fonti di energia non sono tutte uguali.

    Differenziare gli approvvigionamenti, rimanendo comunque nell’ambito dei combustibili fossili, non è la soluzione. Certo, è una formula che svincola da legami rischiosissimi con singoli paesi fornitori, e mette maggiormente al riparo da speculazioni sul prezzo delle forniture. Ed è un modello molto amato dalle grandi compagnie petrolifere, dalle agenzie economiche internazionali, che ben si presta all’applicazione degli algoritmi oggi esistenti e basati pressoché esclusivamente su un gioco di pedine tutte comunque appartenenti alla stessa famiglia energetica.

    La soluzione sono nuove fonti energetiche, distribuite su tutto il pianeta e potenzialmente inesauribili.

    Le fonti che possono generare un genuino nuovo sviluppo economico e sociale, senza compromettere la qualità dell’ambiente, sono quelle legate l’energia solare nelle sue varie forme, sfruttata grazie alle diverse tecnologie a nostra disposizione già oggi. Che sicuramente saremo in grado di evolvere in modo ancora più veloce ed efficiente nel prossimo futuro.

    Mettiamocelo nella zucca. Dobbiamo accelerare sulla strada delle energie rinnovabili e sviluppare tecnologie, sistemi, industria che siano in grado di sfruttarle per crescere.

    Scopriremo piacevolmente che non c’è bisogno del petrolio, del carbone o del gas per dare lavoro alle persone. E non ce n’è bisogno per far girare le lavatrici, per muovere le auto, non ce ne sarà bisogno addirittura per far volare gli aerei.

  • OLTRE IL PETROLIO SIAMO NELL’ERA DEI VETTORI ENERGETICI

    Il libro nasce per dare risposta alla domanda chiave che chi si occupa di sistemi energetici si sente fare continuamente. Cosa c’è oltre il petrolio? Gas naturale, nucleare, rinnovabili o altro ancora?

    Nulla di tutto questo. E tutto questo insieme.

    Si cambia modo di ragionare, non siamo più nell’epoca in cui erano le fonti energetiche a dettare le soluzioni tecnologiche, le politiche e le strategie.

    Siamo entrati nell’era dei vettori di energia, su di essi vanno tarati l’innovazione, l’economia, le politiche energetiche. Elettricità, derivati del petrolio come benzina e gasolio, metano, biomasse, carbone e idrogeno si confrontano sulla loro capacità di essere producibili, reperibili, trasportabili e utilizzabili. Sono le capacità di una soluzione di essere competitiva come vettore a decretarne il successo.

    Proprio come è avvenuto per il carbone e il petrolio in passato. Hanno vinto perché sono stati in grado di garantire reperibilità, capacità di trasporto e conservazione dell’energia.

    Le fonti rinnovabili si affermano grazie a vettori in grado di permetterne lo sfruttamento che ne possa trasferire nello spazio e nel tempo la disponibilità energetica messa a disposizione dalla natura e convertita grazie a tecnologie sempre più efficienti.

    Un vettore energetico permette di trasferire nello spazio e nel tempo la disponibilità di una determinata quantità di energia.

    Il tutto con l’ormai assodata caratteristica fondamentale che ogni sistema energetico deve dimostrare per affermarsi, la possibilità di produrre, trasportare, conservare e utilizzare l’energia a zero emissioni.