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  • La rivoluzione non si fa da soli – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Ci sono due lezioni che scaturiscono dall’affaire Renault Fca. La prima è che l’industria dell’auto è e resta strategica dal punto di vista economico come si è visto dall’intervento del governo francese che di fatto ha fatto saltare l’accordo. Giochi di potere e posti di lavoro in ballo testimoniano che l‘automotive è un cardine industriale sul quale ruotano interessi enormi, il benessere di un Paese e di famiglie.

    Questo ci deve far ricordare che l’Auto non deve essere massacrata dalla politica o da normative di decarbonizzazione fortemente viziate da ecoideologie tecnologiche. Ci vuole buon senso, non crociate che poi fanno danni come nel drammatico caso della fabbrica di Bridgend nel Galles che Ford ha deciso di chiudere lasciando a casa 1.700 persone perché a causa delle normative “CO2 2020” prevede un crollo della domanda di motori tre cilindri da 1.5 litri costruiti in quell’impianto. Al posto di un piccolo 1.500 cc Ford userà il mille prodotto in altre strutture. Poi vedremo quanta C02 farà risparmiare un motore cosi piccolo su auto di grossa taglia.

    La seconda lezione che arriva da questi tumultuosi giorni automobilistici è più semplice: senza investimenti rilevanti, senza tecnologie di nuova generazione la trasformazione elettrica e digitale dell’automotive diventa impossibile. Molti costruttori, e in questo Volkswagen è un caso di scuola, hanno investito miliardi in piattafome modulari predisposte per ibride ed elettriche, hanno scommesso cifre enormi per aprire una porta sul futuro (anche quello dei modelli con powertrain tradizionali) e ci stanno entrando. E nascono anche nuove alleanze come quella tra Bmw e Jaguar Land Rover per lo sviluppo di tecnologie per le auto alla spina. Questo avviene perché l’unione fa la forza per ridurre gli ingenti costi di sviluppo.

    Da soli non si può stare, l’industria dell’automobile è ormai un network di attori che condividono e competono. E Fca da sola, senza una partnership di peso, rischia di stare fuori dalla rivoluzione in corso nel mondo dell’automotive e della mobilità futura.