fbpx
  • Coronavirus Fase 2, il rimbalzo di traffico ed emissioni non ce lo possiamo permettere

    Coronavirus Fase 2, la prova di maturità è arrivata e noi non abbiamo studiato. Con le auto, infatti, tornano in città il traffico e le emissioni.

    Probabilmente, man mano che il lockdown verrà auspicabilmente e progressivamente allentato per un numero crescente di attività, i problemi saranno ancora più gravi di prima.

    Più veicoli in strada

    Con il trasporto pubblico fortemente ridotto e le possibilità di contagio che faranno sentire tutti decisamente più sicuri all’interno di un abitacolo, il numero di veicoli in strada sarà maggiore rispetto alla situazione pre-Coronavirus.

    Quella del Coronavirus Fase 2 è roba da piani e investimenti straordinari in nuove tecnologie di gestione dei flussi di traffico, coinvolgimento pieno e pressante dei cittadini chiamati a confrontarsi con una prova ancora una volta inedita e dai rischi esplosivi. Invece niente.

    Coronavirus Fase 2 traffico ed emissioni

    Il mondo migliore

    Eppure traffico in tilt e inquinamento alle stelle non sono certo caratteristiche di quel mondo diverso e migliore che in tanti hanno prefigurato per il dopo crisi mentre eravamo tutti chiusi in casa.

    Il rischio va compreso e affrontato adesso, all’inizio della ripresa delle attività, quando è già tardi ma forse ancora non troppo.

    Perché se la città è stata silenziosa e pulita mentre era deserta, un effetto rimbalzo – che cioè porti con il Coronavirus Fase 2 i valori di ingorghi e inquinanti ben al di sopra di quelli precedenti rispetto allo stop – secondo gli esperti è praticamente certo.

    Attenti al rimbalzo

    L’esperimento involontario al quale ci siamo sottoposti nelle ultime settimane suggerisce che le polveri sottili sospese in aria dipendano più dal meteo che dal traffico del momento, questo è vero e non era poi così ignoto.

    Coronavirus fase 2 inquinamento emissioni

    Ma tutti gli inquinanti sono scesi nel lockdown e con essi le emissioni di CO2 micidiali per il clima.

    Visto che la situazione era già grave prima, un rimbalzo non ce lo possiamo permettere.

    Clicca qui e leggi Mobilità Fase 2, prepariamoci al caos.

    Clicca qui e leggi L’automobile è dimenticata.

  • Coronavirus e inquinamento, confermato che il virus viaggia con le polveri sottili PM10

    Coronavirus e inquinamento, arrivano i primi risultati sperimentali relativi al legame tra Coronavirus e particolato atmosferico PM10.

    Virus sul particolato

    Il presidente della SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, Alessandro Miani (ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano, dove insegna Prevenzione ambientale), conferma il ritrovamento di tracce di RNA di SARS-Cov2 su particolato atmosferico.

    Alessandro Miani SIMA Coronavirus e inquinamento

    La presenza del Coronavirus sul particolato è stata riscontrata da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambientale di siti industriali della provincia di Bergamo.

    Campioni d’aria raccolti tra febbraio e marzo

    Spiega Leonardo Setti (ricercatore della Facoltà di Chimica Industriale dell’Università di Bologna, dove insegna Biochimica industriale): “I campioni sono stati raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo 2020”.

    I campioni, analizzati dall’Università di Trieste in collaborazione con l’azienda ospedaliera Giuliano Isontina, dimostrano la presenza del virus in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame.

    I risultati positivi sono confermati da 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari: gene E, gene N e gene RdRP. Il gene RdRP è ritenuto altamente specifico per la presenza dell’RNA virale SARS-CoV2.

    Coronavirus e inquinamento RNA
    Struttura del SARS-CoV2 – credit: https://www.scientificanimations.com/wiki-images/

    Il gruppo di ricerca ritiene quindi di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico. Questo perchè è stata rilevata la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele.

    Gruppo di ricerca

    Il gruppo di ricerca comprende, oltre ad Alessandro Miani e Leonardo Setti, anche Gianluigi De Gennaro (professore associato dell’Università di Bari, dove insegna Chimica dell’ambiente).

    I risultati anticipati sulle nuove evidenze del rapporto tra Coronavirus e inquinamento non risultano ancora pubblicati su una rivista scientifica, quindi metodi e conclusioni non sono verificate dalla necessaria revisione tra pari che – una volta effettuata – permetterà di ritenerli scientificamente validi e sottoposti all’attenzione e alla validazione, nella successiva attività, da parte della comunità scientifica.

    Non è provato che possa infettare

    I risultati ottenuti dimostrano quindi la presenza di tracce di RNA del virus, non del Coronavirus intatto e certamente in grado di penetrare e svilupparsi nell’organismo umano.

    Il virus, quindi, viene trasportato dal particolato ma non è ancora dimostrato che in queste condizioni si mantenga attivo o abbia una carica virale sufficiente per infettare delle persone e diffondere la malattia.

    Marcatore ambientale

    Il particolato potrebbe – secondo il gruppo di ricerca della SIMA – diventare un indicatore per approfondire la ricerca di casi della malattia nella zona dove ne vengono rilevate tracce. Questo in parallelo con l’analisi delle acque di scarico, altro elemento nel quale sono state trovate tracce del virus in diverse località interessate dalla pandemia.

    L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marcatore ambientale per verificarne la diffusione negli ambienti interni di ospedali, uffici e altri locali frequentati da un numero elevato di persone.

    Coronavirus e inquinamento particelle al microscopio

    Attenti alle emissioni

    Dagli autori della ricerca, arriva un invito che suona come un monito anti-inquinamento.

    Occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus.

    Il presidente della SIMA, Alessandro Miani, conferma che la ricerca va avanti e c’è la volontà di arrivare a capire se tra Coronavirus e inquinamento ci sia un rapporto anche relativamente alla diffusione della malattia.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, esso le tre verità.

    “Siamo in stretto contatto con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e con la Commissione Europea – afferma Miani – e sono in corso ulteriori studi di conferma di queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come vettore di nuclei contenenti goccioline virali. Le ricerche dovranno arrivare a valutare la vitalità e soprattutto la virulenza del SARS-CoV-2 trasportato dal particolato”.

    Clicca qui per ascoltare l’audio originale del Podcast “Virosfera” di YouTrend e Agenzia AGI relativo ai risultati sperimentali – Agenzia AGI

  • Blocco delle auto e blocco ideologico

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Dopo il blocco indiscriminato delle auto private  di Roma, anche Milano ha deciso di bloccare la circolazione domenica scorsa.

    Motivazione? L’emergenza smog. Ma gli stessi vertici del Comune hanno confermato a denti più o meno stretti che il blocco non serve a diminuire il livello di inquinanti.

    Il mostro automobile

    Ha infatti palesemente una spaventosa motivazione liberticida: quella di educare i cittadini, spingerli a liberarsi del “mostro auto”.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Un oggetto brutto, sporco e cattivo.

    Siamo al trionfo dello stato etico, della quasi-dittatura, delle ordinanze ingiuste e giustificate per fini “culturali”.

    E in questa assurdità, abbiamo assistito a un’altra aberrazione: il permesso di circolazione dato alle auto elettriche, alle costose auto green per gli happy few di Milano.

    Su Instagram il trionfo degli Happy few

    In un post su Instagram abbiamo visto selfie  di famosi influencer su scooter elettrici ai semafori e dietro di loro un plotone di Tesla e di altre vetture elettriche super lusso.

    Gli elettro-automobilisti buoni e fedeli al verbo del nuovo regime green hanno conquistato la città.

    Forse costoro non sanno che freni e pneumatici delle loro auto emettono polveri sottili e che anche la produzione e lo smaltimento delle loro auto non è così green. E neppure il pieno di energia elettrica.

    Un blocco ideologico

    Il blocco di Milano è avvenuto a prescindere da ogni logica. E a conferma della sua inutilità pratica, inoltre, l’amministrazione milanese ha anche detto che una delle maggiori cause dell’inquinamento sono le caldaie ed entro il 2023 verranno abolite quelle a gasolio. 

    Si è invece evidentemente voluto dare un messaggio chiaro e tecnologicamente non neutrale per spingere a comprare auto elettriche. E in questo vediamo interessi economici sostenuti da ideologie e preconcetti.

    E per accorgersi di questo basta fare un giro su Facebook dove il popolo degli ecotalebani ha dato sfoggio di disprezzo per la democrazia con post verbalmente violenti (spesso scritti da profili sospetti, probabilmente dei troll al servizio di aree politiche ben definite) contro le voci di dissenso.

    Lo smog in città come Milano è certo un problema grave (meno di anni fa a dire il vero) e invece di cercare di migliorare la qualità dell’aria con inziative serie si preferiscono azioni contrarie al buon senso.

    Cori digitali

    E sempre dal popolo dei social (quello dei pedalatori radical chic che abitano in centro) si levano cori digitali:

    Vogliamo lo stop tutte le domeniche.

    E leggere questi post su Facebook non fa che confermare quelli che diceva Umberto Eco: “I social network hanno dato voce a legioni di imbecilli”.