• IL MITO CADILLAC SFIDA LA TESLA

    Anche LA Cadillac diventerà elettrica.
    Così il “vecchio” lusso americano sfiderà il nuovo lusso a stelle e strisce targato Tesla cominciando da un Suv il cui antipasto è stato presentato al Salone di Detroit edizione 2019.

    Il concept non ha neppure un nome, diventerà un prodotto di serie del 2021 e sarà basato sulla nuova piattaforma modulare BEV3.

    Il presidente di GM, Mark Reuss ha definito la BEV3 «la tela sulla quale potremo dipingere un programma profittevole per l’elettrico» e ha descritto il suo sistema di batteria come «cubetti da infilare in una vaschetta per il ghiaccio».

    La BEV3 garantirà percorrenze fino a 300 miglia (482 km), potrà supportare differenti tipi di carrozzeria (berline, Suv e anche mezzi commerciali), avere uno o due motori e trazione anteriore, posteriore o integrale.

    La GM ha anche la BEV2 sulla quale è basata la Chevrolet Bolt, ma che certo non assicura la modularità (e dunque le economie di scala e i profitti) della BEV3.

    La General Motors ha in programma il lancio di oltre 20 nuovi veicoli elettrici entro il 2023 e ha affidato questa operazione a Pamela Fletcher che risponderà a Doug Parks, vice presidente per i Veicoli Elettrici e la Guida Autonoma.

    La Fletcher ha curato il progetto della Bolt, della Spark EV e anche della Cadillac ELR, l’elettrica ad autonomia estesa prodotta dal 2014 al 2016 sulla base della prima Chevrolet Volt (alias Opel Ampera).

    L’unico modello elettrificato in gamma è la berlina CT6 Plug-in Hybrid, ma è stato già deciso di dismetterla per concentrare le proprie energia sui SUV e sull’elettrico del quale Cadillac sarà l’apripista per GM. Il gruppo di Detroit sembra così aver ripensato il ruolo di un marchio che, dopo gli anni d’oro, ha faticato a ridefinirsi.

    Cadillac non è solo il mito del lusso americano, dell’opulenza, delle pinne e dei motori V16, ma anche la prima auto al mondo a introdurre il cambio sincronizzato, le sospensioni indipendenti, l’avviamento elettrico, il parabrezza curvo, l’head-up display o il sistema di visione notturna.

    Dopo decenni di gloria, Cadillac negli anni ‘80 ha sofferto prima i concorrenti europei e poi quelli giapponesi. Poi ci fu il tentativo di rilanciarne l’immagine sportiva e farne un marchio globale, con operazioni anche discutibili come la BLS, berlina media prodotta in Svezia dal 2005 al 2010 sulle linee della Saab.

    Nel 2014 si è provato a farne un moderno marchio di lusso, separato dal resto della galassia GM tanto che il suo quartier generale è stato spostato a New York, nel quartiere di Soho. L’idea era del manager sudafricano Johan de Nysschen (ex Audi e Nissan) che però è stato messo alla porta lo scorso aprile con il conseguente ritrasferimento delle masserizie a Detroit.

    Ora arriva la nuova sfida verso Tesla e le elettriche tedesche, seguendo la ricetta stilistica di queste ultime.

    Il concept infatti ha linee e proporzioni convenzionali, forse troppo rispetto alla tradizione di Cadillac. Evidentemente anche a Detroit credono che l’innovazione sia meglio farla sulla sostanza, non sulla forma.

  • INFINITI ELETTRICA DAL 2021

    Il marchio di auto alto di gamma Infiniti abbraccerà l’elettrico dal 2021.

    Sarà un crossover, le cui fattezze saranno anticipate da un concept al Salone di Detroit 2019 che aprirà tra pochi giorni, a far esordire la tecnologie a Zero Emissioni nella gamma.

    Del resto, se Nissan (che possiede il marchio Infiniti) è il maggior costruttore di auto elettriche e la fascia premium è la più promettente per le auto a batteria, non si capisce perché il marchio di lusso giapponese debba rimanere fuori da questa corsa tecnologica e di immagine dove ognuno cerca di ritagliarsi una fetta.

    Il piano Infiniti prevede entro il 2025 l’elettrificazione del 50% delle vendite, che nel 2017 hanno superato le 246mila unità con un incremento del 7% e l’ottavo anno-record di fila.

    Non è stato ancora annunciato il programma di dettaglio per i prodotti, ma si sa che i modelli entro il 2022 saranno due ed è facile che il primo sia proprio il crossover derivato dal concept di Detroit. È stato inoltre annunciato che Infiniti avrà una piattaforma dedicata per l’auto elettrificata, adatta sia per l’elettrico puro sia per l’E-Power, un sistema ibrido in serie che Nissan offre con successo in Giappone sui modelli Note e Serena. Potrebbe essere applicato su modelli venduti in altri mercati e che ebbe il suo antipasto sulla Zeod RC schierata alla 24 Ore di Le Mans del 2014.

    Dunque, oltre alla riduzione dei consumi e delle emissioni, ha anche un potenziale in termini di prestazioni che potrebbe fare al caso di Infiniti, marchio che ha sempre puntato sull’emozionalità del suo stile, senza ancora riuscire a trovare la giusta chiave proprio sul terreno dei cavalli e del divertimento di guida.

    Non è un caso se i due concept presentati da Infiniti nel corso delle ultime due edizioni del Concorso di Eleganza di Pebble Beach siano stati proprio due auto sportive elettriche, anzi due auto da pista.

    La Protoype 9 del 2017 si ispira alla Prince R380 – Prince era un marchio inglobato nel 1966 dalla Nissan – una monoposto degli anni ’40, ma ha un motore elettrico da 120 kW e una batteria da 30 kWh; la Prototype 10 del 2018 è invece una barchetta con tanto di pinna dietro l’abitacolo del guidatore e spinta da un motore elettrico.

    Il primo concept elettrico di Infiniti risale al 2012 quando al Salone di New York fu presentata la LE.

    Le due lettere stavano per Luxury ed Electric e si trattava, in pratica, di una Leaf vestita con il tipico stile Infiniti, carrozzeria a 3 volumi, motore da 100 kW e batteria da 24 kWh ricaricabile anche ad induzione. Si disse allora che sarebbe stata prodotta dal 2017, ma poi i piani cambiarono e non se ne fece nulla. Se dunque allora l’elettrificazione poteva essere rinviabile, ora non lo è più, neppure per Infiniti.