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  • IAA di Monaco, per il salone dell’auto in Germania c’è un prima ed un dopo

    Un Salone nuovo in un tempo nuovo. Perché nella storia dell’umanità e del modo di muoversi c’è stato un prima e ci sarà un dopo. O forse c’è già e siamo già nel dopo. A Monaco il dopo è un salone nuovo che, come in altri casi, sostituisce la parola “automobile” con “mobilità”.

    IAA Monaco 2021
    Dall’Assia alla Baviera

    La IAA (Internationale Automobil-Ausstellung) dopo 70 anni cambia casa e lascia Francoforte. Dall’Assia e dall’incrocio del Reno con il Meno, alla Baviera. Dalla capitale europea della finanza, alla capitale più vicina all’industria tedesca visto che qui ha sede la BMW e Ingolstadt (Audi) è a 80 km.

    IAA Monaco 2021

    Spostandosi nel land confinante del Baden-Württemberg, Stoccarda è a 2 ore e mezza di macchina e qui ci sono Mercedes, Porsche e Bosch (77,7 miliardi di fatturato). A Friedrichshafen c’è la ZF (36,6 miliardi). E tornando in Baviera, la Schaeffler (14,4 miliardi) è a Herzogenaurach, cittadina di 23mila abitanti che è anche la sede di Puma e Adidas.

    IAA Monaco 2021
    Il baricentro è basso

    Solo la Volkswagen e la Continental (37,7 miliardi) gravitano molto più a Nord, nella Bassa Sassonia. E per non dimenticare nessuno, la MAN (13,6 miliardi) che costruisce camion ha sede anche lei a Monaco di Baviera. Nel 1898 la fondò un certo Rudolph Diesel. Ma questo sembra oramai un nome consegnato alla storia.

    IAA Monaco 2021 Angela Merkel

    La storia dice anche che il primo salone dell’auto tedesco si tenne a Berlino nel 1897. La capitale tedesca era, insieme ad Amburgo, tra le candidate per il nuovo corso. Francoforte perdeva colpi, come tutti i saloni. Poi è arrivata la pandemia e l’associazione dei costruttori (VDA – Verband der Automobilindustrie) ha deciso per Monaco. Lo IAA cambia dunque indirizzo. Vi ha suonato anche Angela Merkel. Il cancelliere ha infatti fatto visita facendo sentire la vicinanza della politica ad un’industria fondamentale.

    Un salone non solo fiera

    Salone dunque ancora, ma con una nuova formula: una parte alla fiera, un’altra nel centro città. Dunque stand nei padiglioni e nelle piazze di Monaco, persino negozi temporanei. Più per il business nella fiera, più per il pubblico tra le strade e nelle piazze, anche la centralissima Odeonsplatz.

    IAA Monaco 2021

    Ma senza divisioni nette. Del resto in nessun paese come la Germania il tessuto urbano delle città è intrecciato con quello dell’industria. Non è il caso di Monaco, piena di verde, impianti sportivi e piste ciclabili, ma è un elemento culturale tipicamente tedesco che nella capitale bavarese si collega alla nuova idea di mobilità.

    La mobilità con altre ruote

    Non a caso, nei giardini all’italiana dell’Hofgarten, un intero viale è occupato dai costruttori di bici a pedalata assistita. Si lascia un documento e si può fare un giro. Magari infilandosi in Theatinerstrasse dopo essere passati di fronte alla chiesa di San Gaetano, oppure andare al parco olimpico o all’Englischer Garten, uno dei vanti di Monaco.

    IAA Monaco 2021

    La padrona di casa dovrebbe essere BMW, invece è Mercedes che ha fatto le cose più in grande. Senso di sfida? Forse. E non solo nelle installazioni. La Stella porta a Monaco ben 5 novità elettriche (EQE, EQB, EQT, EQS Maybach Suv ed EQG), la prima vera AMG ibrida, la GT 63 S E Performance da 843 cv e 1.400 Nm e la Concept#1 che anticipa il primo suv di Smart.

    Uno sguardo anche verso l’idrogeno

    Audi risponde con la Grandsphere, concept che anticipa la nuova A8 elettrica. È lunga 5 metri e 35, ha due motori per 500 kW e 960 Nm. La piattaforma è la nuova PPE con architettura a 800 Volt e il passo di 3 metri e 19 permette di alloggiare una batteria da 120 kWh. Si ricarica fino a 270 kW e l’autonomia è di 750 km.

    Audi Grandsphere concept

    La BMW fa debuttare al pubblico le i4 e la iX, ma anche la iX5 Hydrogen. Frutto della collaborazione con Toyota, ha un sistema elettrico da 275 kW supportato da uno stack da 125 kW. I serbatoi contengono 6 kg di idrogeno a 700 bar per 500 km di autonomia. Gli pneumatici Pirelli sono realizzati con gomma naturale certificata e rayon a base di legno, le modanature stampate in 3D con materiali di riciclo.

    Leggi l’articolo sulla BMW i Next Hydrogen che anticipa la iX5 Hydrogen

    Marchio e prodotti circolari

    Ma l’esempio più compiuto di impronta zero è la i Vision Circular, concept di city car realizzato interamente con materiali riciclati o riciclabili. Nome evocativo anche per la i AMBY: bici in città e quasi moto fuori. Ha la pedalata assistita, è capace di raggiungere 60 km/h e con una batteria da 2 kWh percorre oltre 300 km. Ha anche il radar per segnalare i pericoli, l’ABS, lo smartphone fa da chiave e i fari adattano il fascio alla velocità.

    BMW Vision i Circular

    Cupra va di corsa verso l’elettrificazione con la Tavascan Xtreme concept e la UrbanRebel. La prima è l’auto che corre nel campionato Xtreme per suv elettrici, ma con nome che si riferisce alla prima elettrica di Cupra, e pannelli della carrozzeria stampati in 3D con fibre di lino. La seconda evoca di nuovo il modo delle corse, ma è molto di più.

    Le piccole elettriche in Spagna

    Sotto luci, parafanghi e alettoni si nasconde infatti la seconda Cupra elettrica che vedremo nel 2024. Sarà una city car lunga poco più di 4 metri. Il motore da 320 kW di potenza massima è tutta scena. Il fatto che a Martorell si produrranno 500mila piccole elettriche invece è questione industriale serissima che riguarderà tutto il gruppo Volkswagen.

    Cupra UrbanRebel

    I derivati per i vari marchi saranno tutti basati su una variante accorciata del pianale MEB. È la stessa del concept ID.Life di Volkswagen. Lo stile è minimale, il motore anteriore è da 172 kWh, e la carrozzeria è in trucioli di legno tinti con un colorante naturale. Dunque senza vernice. PET riciclato, olio biologico, lolla di riso, tessuti naturali e altri materiali certificati FSC sono presenti. La batteria da 57 kWh basta per 400 km.

    Autonomia e serenità

    Volkswagen punta anche sulla guida autonoma con un prototipo basato sulla ID.Buzz e lo stesso fa la Hyundai con una Ioniq5 trasformata in robotaxi. Ford a Monaco punta sulla serenità in auto con la Mindfulness Concept, una Kuga dotata di una serie di accorgimenti per ridurre lo stress di guida. Oppure, in futuro, godersi il viaggio in modo diverso mentre la vettura guida per noi.

    Leggi il dossier su Volkswagen e la mobilità sostenibile

    Volkswagen ID.Life

    La Porsche Mission R è un laboratorio di stile e tecnologia. Le forme anticipano la 718 di prossima generazione sotto un allestimento da corsa. L’architettura è a 900 volt come sulle Formula E e la batteria da 82 kWh si ricarica fino a 350 kW: dal 5 all’80% bastano 15 minuti. I motori elettrici sincroni hanno lo statore raffreddato ad olio e una potenza massima di 800 kW in totale.

    La voce dello straniero

    Per Kia è la prima apparizione ufficiale in Europa della EV6, la prima elettrica del marchio su pianale E-GMP. Tanta sostanza con uno stile davvero innovativo e prestazioni sportive. Solo motori ibridi invece per la Sportage di quinta generazione: dal mild hybrid per i motori a benzina e a gasolio al full hybrid per arrivare all’ibrido plug-in con 265 cv, batteria da 13,8 kWh di capacità e 60 km ad emissioni zero.

    La vera sfida per ai tedesci a Monaco la porta in realtà Renault. Ford infatti ha in Germania centri di sviluppo e fabbriche, Kia e Hyundai vi hanno il loro quartier generale Europea. Stellantis, pur avendo Opel, ha dato forfait. Tutti i grandi gruppo giapponesi (Nissan, Honda, Toyota) hanno gentilmente declinato.

    Renault tra Mégane e la nuova R5

    La grande novità di Renault è la Mégane che diventa solo elettrica. Lunga 4,21 metri, è basata sulla piattaforma GMP-EV, ha un motore EESM da 96 kW o 160 kW e una batteria da 40 kWh (300 km) o 60 kWh (470 km). Si ricarica fino a 130 kW. Molto interessante la parte telematica basata su sistema operativo Google così che si portano direttamente in vettura tutte le funzioni e impostazioni che abbiamo sul telefono Android.

    Promette bene anche la Renault 5 Prototype mentre si lavora anche alla riedizione elettrica della R4 con il progetto Forever. A tutto elettrico è anche il nuovo marchio Mobilize, dedicato interamente alla mobilità con una gamma di 4 prodotti specifici. Il primo è la Limo, una berlina lunga 4,67 metri che sembra fatta apposta per taxi, NCC e soprattutto per il ride hailing. In realtà è un’auto che Renault già produce in Cina con la Jialing Motors.

    Leggi l’articolo sulla Renault 4 elettrica

    Mobilize non vende automobili

    Ha un motore da 110 kW e una batteria da 60 kWh per 450 km di autonomia. Più avanti arriveranno la EZ-1 (quadriciclo per 2 persone), la Bento (variante da trasporto) e la Hippo, un veicolo dotato di piattaforma flessibile adattabile a molti utilizzi in ambito urbano. Nessuno di questi si può acquistare, ma solo affittare o prendere in abbonamento insieme a tutti i servizi tra cui quello di ricarica con pagamento.

    Mobilize Limo

    Le emissioni zero non si comprano anche perché costano. Ma anche un marchio come Dacia si prepara. Non si parla più di low cost e anche il marchio è cambiato con un lettering nuovo. Il marchio di Renault può dire di avere nella Sandero l’auto più venduta e nella in Europa ai clienti privati. Dal 2023 potrà dire di avere metà della gamma elettrificata con l’elettrica Spring e la versione ibrida della nuova Jogger.

    Leggi l’articolo su Dacia Spring, l’elettrica low cost a meno di 20mila euro

    Jogger, l’altra elettrificazione di Dacia

    Trattasi di una monovolume lunga 4,55 metri che può avere 5 posti con 708 litri di bagagliaio e o 7 posti. E si fa bastare un 3 cilindri mille da 110 cv perché il peso è di soli 1.200 kg. Ovviamente ci sarà l’immancabile versione bi-fuel GPL con oltre 1.000 km di autonomia. Il prezzo? Si partirà da circa 14mila euro. Per l’ibrida il sistema è lo stesso della Renault Clio e della Captur. Sarà la full-hybrid con il miglior value for money.

    Leggi l’articolo di prova sulla Renault Clio E-tech

    Dacia Jogger
  • I saloni dell’auto sono morti, ma sono pronti a rinascere

    Saloni dell’auto di Ginevra, Francoforte e New York. Sono bastati una manciata di giorni e un virus per cambiare luoghi e calendari di tre importanti saloni dell’automobile. E chissà che non siano i soli, visti il protrarsi e l’allargarsi dell’emergenza sanitaria.

    La resa (condizionata) di Ginevra

    Il primo tra i grandi saloni dell’auto ad alzare bandiera bianca è stato il Geneva International Auto Show (GIMS). Più che motu proprio, è stato il governo di Berna a mettere i sigilli alle porte prima che si aprissero, Con un decreto del 28 febbraio ha vietato le manifestazioni con oltre mille partecipanti su tutto il territorio della Confederazione Svizzera fino al 15 marzo.

    Ad hoc, anche se non sembra

    Visto che le giornate dedicate alla stampa iniziavano il 3 marzo e l’Expo ginevrino avrebbe chiuso proprio il 15, è apparso chiaro che Berna ha parlato a nuora perché la suocera non aveva inteso. Portare persone di tutto il mondo in una città che ospita 20 organismi internazionali avrebbe comportato troppi rischi.

    GIMS 2020 poster
    O la va… ma non è andata

    La Svizzera è un paese che ama la tranquillità e, da neutrale fino al midollo, evita la creazione di casi che implicano imbarazzi con altri paesi. Non conosciamo i termini contrattuali tra l’ente organizzatore e i costruttori, ma è verosimile pensare che se l’Expo avesse annullato l’evento, sarebbe stato costretto a restituire le quote di partecipazione.

    Autorevolezza appannata

    Proprio questo aspetto potrebbe portare strascichi per il futuro di quello che, fino a 15 giorni fa, tra i saloni dell’auto appariva il più solido e autorevole del pianeta. La centralità geografica, il carattere internazionale della città e l’assenza in Svizzera di costruttori nazionali offre a Ginevra ancora molte carte.

    Clicca qui e leggi Salone di Ginevra annullato per Coronavirus.

    Da Francoforte a Monaco

    La concorrenza tuttavia si avvicina e sarà presto a Monaco. Il Verband der Automobilindustrie (VDA), ovvero l’associazione dei costruttori tedeschi, ha infatti scelto la capitale della Baviera come sede dello Internationale Automobile-Austellung (IAA). Dopo 70 anni dunque, nel 2021 il salone tedesco lascerà Francoforte per scendere più a Sud.

    La meglio su Amburgo e Berlino

    La crisi di del salone di Francoforte è apparsa lampante nel 2019: tante defezioni, enormi padiglioni vuoti e il 30% di presenze in meno. La VDA allora ha preso al volo la scadenza del contratto con la Messe Frankfurt e ha raccolto le candidature di Berlino, Amburgo e Monaco.

    La competizione è stata serrata, ma proprio il 3 marzo c’è stato l’annuncio.

    IAA logo
    Il salone diffuso della mobilità

    La città di Monaco di Baviera offre eccellenti infrastrutture per il traffico, expertise per l’organizzazione di grandi manifestazioni, ma soprattutto molti luoghi nei quali creare un evento dal format completamente diverso. Francoforte era un complesso di cattedrali chiuso in se stesso dove venerare i singoli marchi (soprattutto tedeschi) dopo aver percorso lunghe navate.

    Avvenimento ancora più tedesco

    Monaco sarà invece una specie di “salone diffuso della mobilità”, dai costi inferiori e calato in una città che è già una vetrina per la mobilità. Certo il carattere di salone “tedesco” sarebbe piuttosto rafforzato visto che a Monaco ha sede la BMW, a Ingolstadt c’è l’Audi e nel vicino land del Baden Württemberg ci sono la Mercedes e la Porsche oltre alla Bosch.

    La capitale dei nemici

    Francoforte, da questo punto di vista, è diventata una sorta di avamposto nemico. Nella vicina Rüsselsheim la Opel dal 2017 è passata nelle mani della francese PSA, Hyundai e Kia vi hanno le loro roccaforti in Europa. Il Salone di Monaco si terrà nel settembre 2021 mantenendo la cadenza biennale e alternandosi con il Salone di Parigi.

    L’americano e Parigi

    Guardando ai grandi saloni dell’auto, anche Il “Mondiale” – cioè il salone di Parigi – ha annunciato cambiamenti radicali e punta sulla mobilità. Per rinnovarsi, ha incaricato la Hopscotch e l’appuntamento è per il I ottobre.

    Ma anche qui si profila una concorrenza inaspettata. Due giorni fa infatti il New York Auto Show (NYAS) ha comunicato che l’evento sarà spostato dal 10-17 aprile al 28 agosto-6 settembre.

    NYAS logo
    La lezione del Coronavirus

    L’ente organizzatore della Grande Mela ha fatto tesoro di quanto accaduto a Ginevra e ha procrastinato tutto di 5 mesi. La speranza è che il Coronavirus allenti la morsa mentre le distanze geografiche e temporali sembrano sufficienti per non impensierire Parigi. Del resto Europa e America si allontanano sempre di più, non solo in termini automobilistici.

    Dal gelo al rischio congelamento

    Chi invece rischia è il North American International Auto Show (NAIAS) di Detroit.

    Qualcuno nel Michigan sta probabilmente pensando chi glielo ha fatto fare di abbandonare i gelidi gennai del Midwest per spostare il salone tra il 7 e il 20 giugno.

    L’obiettivo era evitare l’ingombrante concomitanza del CES di Las Vegas, ma ora il pericolo è un altro.

    Spaghetti, pollo e insalatina

    In un comunicato, l’ente organizzatore si è detto ottimista, ma nessuno può assicurare che l’emergenza Coronavirus si plachi a tal punto da permettere di aprire i battenti del Cobo Center e celebrare ancora l’automobile in una delle sue capitali mondiali. Dove il compianto Fred Bongusto, in una sua famosa canzone, aveva immaginato follie con la sua Lola.

    I saloni salveranno l’automobile

    Sta di fatto che i saloni erano malati e una nuova e inaspettata malattia rischia di farli morire, almeno per come li conoscevamo, ma forse anche di farli resuscitare. L’aspetto positivo di questo dramma è che i saloni sono vivi e combattono per trovare una nuova identità. Potrebbero essere loro le vetrine per far ripartire l’automobile dopo la pandemia. E rimettere in moto la speranza.

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