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  • L’Era del vetro e dell’acciaio – Il ruggito

    Di Mario Cianflone- Giornalista del Sole 24 Ore

    Quella dell’auto elettrica nel quotidiano racconto dei media pare essere una storia di alta tecnologia e di innovazione formidabile.

    Sembra che costruire una macchina con un motore elettrico richieda sforzi hi-tech immani, stile missioni spaziali Apollo di 50 anni fa.

    Niente di tutto questo. Tralasciando la ricerca e lo sviluppo per le batterie di nuova generazione (allo stato solido o con altre tecnologie, perché con gli ioni di litio attuali siamo “a tampone”), l’auto elettrica è un oggetto semplice: tecnologicamente non trascendentale. Anzi è tanto minimalista dal punto di vista costruttivo che in futuro potrebbe anche far aumentare i margini delle case in virtù del minor numero di componenti e del processo di assemblaggio che richiede meno addetti.

    Questo è un ragionamento valido in base al paradigma elettro-automobilistico attuale il quale altro non è che un mero cambio di propulsore e di “serbatoio”.

    Mentre la macchina grosso modo rimane la stessa di sempre.

    Ed è qui che serve un salto tecnologico e culturale.

    Il problema è l’autonomia? Bene si trovi il modo di ridurre i pesi. Certo con la tecnologia li-ion attuale ci servono batterie enormi che pesano 700 e passa kg e ci dobbimamo mettere intorno un mega suv.

    Ma a quel punto si potrebbe fare uno sforzo smart: semplificare evitando peso inutile. E magari fare questo solo pensando fuori dagli schemi e togliere di mezzo, per esempio, display enormi e stereo da concert hall con altoparnti e amplificatori che pesano come una portiera.

    Basterebbe forse una soundbar o due speaker tipo quelli bluetooth  che “suonano tanto” e pesano poco.

    È solo un esempio, ma indicativo di come occorra un ripensamento integrale dell’automobile che può riguardare molti componenti e idee consolidate. E questo non significa fare auto povere bensì vetture smart, magari utilizzando materiali più leggeri (Bmw con le i3 in carbonio era un passo avanti), strutture dei sedili immaginate per essere comode e al tempo stesso lightweight.

    Servono davvero cerchi da 20 pollici? Non è che il marketing e il design stanno ponendosi su lunghezze d’onda in opposizione di fase rispetto al futuro dell’oggetto-auto?

    Forse a tramontare dovrebbe essere l’era del vetro e dell’acciaio, prima di quella del petrolio.

    Perché i carrarmati a pile non si possono mica fare.

  • Jaguar I-Pace elettrica vince Auto dell’Anno 2019 – Foto Notizia

    Auto dell’anno 2019, vince il Suv elettrico Jaguar I-Pace.

    Per la prima volta un’auto del Giaguaro si aggiudica il premio. Ci voleva l’elettrica per riuscirci!!

    Le Zero Emissioni sul tetto d’Europa per la seconda volta, dopo la Nissan Leaf nel 2011.

  • L’AUTOMOBILE E’ LIBERTA’ – IL RUGGITO

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Demonizzare una tecnologia e esaltarne un’altra è sempre stato un errore.

    E se c’è un mondo industriale dove ci sono le guerre di religione quello è l’hi-tech, dai tempi della battaglia tra personal computer Windows e Apple Macintosh, fino alla lotta più recente tra Android e iOS. Ma in fondo qui si tratta di smartphone, di giocattoli digitali.

    Ben più grave è quando la guerra di religione riguarda l’automobile e i suoi motori. E qui stiamo assistendo, anche sui social network, alla creazione di opposti schieramenti: da una parte i pasdaran dei motori termici, quelli che senza sound wroom wroom si sentono menomati, dall’altra i talebani dell’elettrico che credono di salvare il pianeta e guardano gli altri con un insopportabile ecosnobbismo.

    Ci sono fan boy dell’ibrido senza se e senza ma, per non parlare poi degli estremisti del “car free” che magari abitano in centro città, hanno un lavoro che gli permette di vivere slow e muoversi contando le margherite.

    Per loro nessun altro ha il diritto di spostarsi come desidera e come ha bisogno

    E ci sono anche i Teslari, maniaci del brand californiano che non accettano altro verbo che non sia quello pronunciato dal divino Elon.

    Stiamo ovviamente calcando la mano, anche perché da fuori queste liti tra fazioni fanno sorridere nella loro drammaticità perché fanno perdere di vista il punto chiave: muoversi liberamente cercando di inquinare e spendere minori risorse ambientali ed economiche.

    Al momento non si vedono ricette magiche buone per tutti e ogni tipo di powertrain ha un suo senso in funzione dell’uso che si intende fare dell’automobile.

    Il diesel è e resta la scelta migliore se si fanno tanti chilometri: sorride il portafogli e nel frattempo si emette poca CO2.

    I benzina sono perfetti per le auto piccole ma i grossi Suv con motori di piccola cubatura e supercavallati ci fanno storcere il naso perché poi i consumi reali sono alti. E allora il diesel ritorna a essere la scelta più sensata.

    Il full hybrid è valido in città ma se si fanno le extraurbane non ha molto senso, mentre il plug-in hybrid sembra essere l’uovo di colombo ma costa caro.

    E le elettriche? Beh quelle belle e performanti sono auto da ricchi veri, mentre le altre sono vetturette che viaggiano in riserva. Ma le cose stanno cambiando con reti più capillari e con auto come la nuova Peugeot 208 prima auto di segmento B tecnologicamente neutrale: può essere scelta con motore a benzina, diesel o elettrica.

    Insomma una macchina che non appartiene a uno schieramento ma punta sulla libertà di scelta.

    È la libertà è uno dei valori indiscussi dell’automobile.

  • IL RUGGITO – L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELLE GOMME

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Ruote da supercar su utilitarie, cerchi giganti su SUV compatti cittadini. Tanto peso e tanto attrito. Certo, anche sicurezza.

    Ma non esageriamo.

    Viviamo un’epoca dove l’auto a torto è il nemico pubblico ambientale numero uno e si spendono cifre enormi per trovare soluzioni al fine di abbassare i consumi e le emissioni. Magari con idee discutibili come il mild hybrid o altri complessi trucchi che in realtà non migliorano l’efficienza nell’uso reale ma incrementano a dismisura la complessità e i pesi.

    E in tutto questo delirio green basterebbe ridurre le dimensioni dei pneumatici che belli grandi sono appaganti da vedere ma poco razionali.

    E per la sicurezza abbiamo a disposizione anche tanta elettronica che può sopperire alla mancanza di tanta gomma a terra.
    Per non parlare poi dell’esigenza di fare una cura dimagrante abilitata dalla tecnologia dei materiali perché se l’obiettivo è essere efficienti e sostenibili, allora auto medie e SUV compatti che pesano come una corazzata non hanno senso.

    Così si spreca energia e magari bisogna inventare stratagemmi per cercare di ridurre i consumi.

    È un circolo vizioso, una spirale che non porta a nulla. Non è il motore a combustione a essere il problema ma lo è il “carro armato” che si deve portare dietro.