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  • Papa Francesco riceve in dono dalla Toyota la Papamobile a idrogeno

    La Papamobile a idrogeno, utilizzata da Papa Francesco nel viaggio apostolico del novembre 2019 in Giappone, è arrivata a Roma sotto la sua residenza di Santa Marta in Vaticano.

    L’Osservatore Romano riferisce del dono fatto al Papa dalla Toyota, che ha realizzato la Papamobile a idrogeno sulla base tecnologica della Toyota Mirai a idrogeno con Fuel Cell, con la quale mantiene molte somiglianze stilistiche.

    Papamobile a idrogeno in Giappone

    L’attenzione all’ambiente di Papa Francesco

    Insieme al tema della povertà della chiesa e della semplicità dei mezzi che essa deve dimostrare di saper usare nel rapporto coi fedeli, quello del rispetto per l’ambiente è certamente un argomento caratterizzante del papato di Francesco.

    Normalmente, come tutti hanno ormai imparato a vedere, Papa Bergoglio si muove a bordo di un’auto modesta e di dimensioni compatte. Un’auto che ogni famiglia può riconoscere come familiare rispetto alla normalità delle strade urbane che frequenta quotidianamente.

    Il senso dell’idrogeno

    L’auto a idrogeno donata dalla Toyota al Papa non segna una scelta di campo verso l’una o l’altra tecnologia da parte del Pontefice.

    Papamobile a idrogeno nel palazzetto

    Dimostra semplicemente che le strade a nostra disposizione sono molte per arrivare sempre e comunque alle emissioni zero e all’utilizzo di fonti rinnovabili e innocue per la salute del pianeta.

    Se non centreremo l’obiettivo delle Zero Emissioni a breve, non sarà certo perchè non abbiamo a disposizione le soluzioni e le tecnologie.

    Al contrario, ne abbiamo da scegliere per la migliore applicazione, nella giusta situazione e in ogni posizione geografica.

    Clicca qui e leggi Papa Francesco a Nagasaki su una Toyota a idrogeno.

  • Intrigo cinese in Europa, auto elettrica a batterie e non a idrogeno

    C’è un vero e proprio intrigo cinese dietro le grandi manovre che stanno interessando l’auto elettrica a batterie nel confronto, soprattuto in Europa, con l’auto a idrogeno.

    Anzi, contro l’auto a idrogeno. Perchè se in un futuro fatto di fonti rinnovabili e vettori energetici utilizzabili a zero emissioni c’è chiaramente spazio per entrambe le soluzioni, nell’auto c’è chi non la pensa così.

    Clicca qui e leggi Oltre il petrolio, siamo nell’era dei vettori energetici.

    Cina leader dell’elettrico a batterie

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno parte dal dato di fatto che la Cina è leader mondiale nel settore delle batterie al litio. Non soltanto nella produzione ma ormai anche nello sviluppo, nonché nell’approvvigionamento dei materiali chiave. Dal litio, al cobalto, al nichel e al manganese.

    Una filiera ben costruita e difesa con decisione e abilità dal governo di Pechino.

    Xi Jinping parata cinese

    Corea e Giappone avanti sull’idrogeno

    La Cina adesso passa però dalla difesa all’attacco.

    In prima linea nell’auto elettrica mondiale ci sono anche i Coreani e i Giapponesi. Entrambi – come la Cina – vantano un’industria di primo piano per lo sviluppo e la produzione delle batterie e delle auto.

    La coreana Hyundai e la giapponese Toyota sono però leader anche nel campo dell’auto a idrogeno, con la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai che rappresentano i riferimenti mondiali dell’avanzamento tecnologico nella trazione con fuel cell.

    Clicca qui e leggi Hyundai Nexo a idrogeno, la mia prova su strada in centro a Milano.

    Clicca qui e leggi Toyota Mirai a idrogeno, un’auto del futuro – la mia prova faccia a faccia.

    La stessa cosa non vale, al momento, per le case auto cinesi. Ma proprio nel 2019 è partito un programma nazionale di sviluppo nel settore che mira a un milione di vetture a idrogeno in Cina entro il 2030.

    L’intrigo cinese parte dall’Europa

    In Europa le case auto cinesi hanno acquisito importanti quote di proprietà in marchi di primissimo piano.

    Intrigo cinese auto l'elettrica e idrogeno

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno, quindi, trova proprio qui da noi il suo terreno ideale. Apparentemente neutrale rispetto ai mercati interni di Cina, Corea e Giappone ma in realtà molto sbilanciato.

    La Volvo è controllata dalla cinese Geely, che ha una partecipazione molto forte anche nella Daimler e ha portato direttamente in Cina la sede della Smart.

    La cinese Dongfeng è azionista di primo piano della PSA (Peugeot, Citroen, Opel, DS) e anche la gloriosa Lotus appartiene da qualche anno al gruppo Geely.

    Daimler abbandona le auto a idrogeno

    La notizia di questi giorni per quanto riguarda l’idrogeno è nell’alleanza tra Volvo e Daimler per produrre camion fuel cell. Nel settore del trasporto su gomma a lunga percorrenza l’idrogeno è in effetti candidato al successo nel prossimo decennio.

    In Europa lanceranno veicoli pesanti a idrogeno proprio la Toyota e la Hyundai. E anche la Iveco sarà sul mercato nei prossimi anni grazie all’accordo con l’americana Nikola in un’operazione nella quale è presente anche la Bosch.

    Camion elettrico a idrogeno Nikola Bosch

    Se si accelera sul camion, però, in Europa si frena sull’auto a idrogeno. La Daimler infatti, ha annunciato l’abbandono delle auto con celle a combustibile, di cui è stata pioniera fin dalla prima generazione delle celle con tecnologia PEM alla fine degli anni Novanta.

    La regia della cinese Geely in tutto questo appare determinante. Il gruppo cinese, possiede il 7,9% di Volvo Group (con il 15,7% di diritto di voto) e il 9,7% di Daimler attraverso la Tenaciou3 Prospect Investment Ltd.

    Clicca qui e leggi Daimler con Volvo per i camion a idrogeno, ma abbandona le auto fuel cell.

    Il disegno cinese, imporre l’auto elettrica e imparare sull’idrogeno

    La strategia è presto detta. La Cina utilizza al massimo delle sue possibilità l’influenza sull’auto europea per far avanzare l’auto con batterie ricaricabili.

    Garantisce così un grande mercato alle sue potenzialità sulle batterie al litio e permea profondamente l’industria europea anche dal punto di vista tecnologico, oltre che finanziario.

    Intrigo cinese auto elettrica e idrogeno

    Al tempo stesso fa rallentare l’Europa sull’auto a idrogeno, togliendo possibili sbocchi a Coreani e Giapponesi. E limitando anche l’ulteriore avanzamento tecnologico dell’industria europea nel settore, quando invece le conoscenze da noi in quest’area sono tradizionalmente di primo livello.

    Per l’idrogeno in Europa rimane così soltanto la nicchia dei camion, dove è più facile essere competitivi visti i diversi spazi a bordo e il minor peso economico dell’infrastruttura di rifornimento. Dove quindi anche i marchi cinesi potranno presto trovare spazio.

    Mentre l’auto a idrogeno può crescere indisturbata e in modo controllato sul mercato interno, quello cinese. Accompagnando l’industria nazionale in una crescita tecnologica che, quando sarà il momento, la renderà protagonista anche in questo…

  • Papa Francesco, il pontefice ad emissioni zero a Nagasaki su una Toyota Mirai a idrogeno

    Papa Francesco va ad emissioni zero durante il suo viaggio apostolico in Giappone. Il santo padre infatti ha utilizzato una Toyota Mirai a idrogeno appositamente allestita per passare in rassegna i fedeli che riempivano lo stadio di baseball di Nagasaki. Un’auto identica sarà utilizzata da Tokyo da Francesco che è sicuramente il pontefice più attento all’ambiente che la storia ricordi.

    Nissan Leaf papamobile

    L’inquinamento è peccato

    A lui infatti si deve l’enciclica “Laudato si’” del 2015, ispirata al patrono d’Italia. Il documento mette al centro la cura della casa comune, ovvero il creato, il pianeta e la natura chiamando ad «una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità» e definendo il poverello di Assisi come «il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia». Per la prima volta l’inquinamento è definito «un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio» e si parla di sviluppo sostenibile. Il Vaticano inoltre ha iniziato un percorso per diventare carbon neutral entro il 2020, almeno in alcuni settori.

    Renault Kangoo ZE papamobile

    Ad emissioni zero dal 2012

    Non è la prima volta che il papa e lo Stato del Vaticano hanno a che fare con le auto ad emissioni zero. Sono infatti in servizio dal 2012 presso la gendarmeria dello stato pontificio due Renault Kangoo ZE a passo lungo, consegnati nella mani di Benedetto XIV dall’ex presidente dell’Alleanza Renault Nissan, Carlos Ghosn. Nel 2017 lo stesso papa Francesco ha ricevuto, per il suo 80mo compleanno, una Nissan Leaf provvista di celle fotovoltaiche in dono dal gruppo tedesco Wermuth Asset Management GmbH e da DriWe, una piattaforma integrata per la mobilità elettrica. Lo stesso anno, la Opel ha donato, per mano dell’allora amministratore delegato Karl-Thomas Neumann, una Ampera-e.

    Toyota Land Cruiser BJ40 papamobile

    Tutto cominciò con una Land Cruiser

    La Mirai è invece la prima auto ad idrogeno utilizzata da un pontefice. In produzione dal 2014, sarà presto sostituito da un modello di nuova generazione presentato in forma di concept all’ultimo Salone di Tokyo. Non è invece la prima Toyota utilizzata da un Vescovo di Roma. Storicamente infatti la prima papamobile è stata proprio una Toyota: un Land Cruiser BJ40 del 1976. Lo stesso Bergoglio aveva inoltre benedetto una monoposto di Formula E ricevendo la visita di Alejandro Agag alla vigilia del primo E-Prix di Roma, nell’aprile del 2017.

    Papa Francesco Formula E

  • Toyota Mirai, il futuro a idrogeno è posteriore secondo Yoshikazu Tanaka

    Mirai significa futuro in giapponese ed è una parola che sta anche nel nome di Miraitowa che vuol dire “il futuro per sempre” ed è insieme a Someity, una delle due mascotte dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020.

    Miratowa e Someity mascotte Olimpiadi Tokyo 2020

    Mirai è anche il nome della prima auto ad idrogeno prodotta in serie da Toyota dal 2015 e lo sarà anche per la seconda generazione attesa per il 2020. Sorprendente per lo stile, ha debuttato in occasione della 46ma edizione del Salone di Tokyo in forma di concept, ma con un grado di compiutezza assolutamente degno di un’auto di serie.

    Ad accompagnarla come un’ombra c’era l’ingegnere capo in persona, Yoshikazu Tanaka (foto sotto) che aveva firmato già la prima generazione, prodotta in circa 10mila esemplari.

    Toyota Mirai concept

    Quali sono gli elementi di novità essenziali sulla nuova Mirai?

    «Un design attraente ed emozionale, un concetto totalmente nuovo grazie alla trazione posteriore, ad un posizione di guida più coinvolgente e ad un abitacolo più lussuoso per 5 persone. E poi c’è l’autonomia aumentata del 30%».

    Mi dice qualcosa di più sulla disposizione di tutti gli elementi del sistema di propulsione della nuova Mirai?

    «Al momento non posso dire nulla. Diremo di più quando organizzeremo le prime prove su strada. Posso dire solo che anche il motore è posizionato posteriormente».

    Toyota Mirai muso da sopra

    Allora perché la vettura ha questo cofano così lungo visto che non contiene il motore?

    «C’è qualcosa di molto interessante! In questo momento non possono ancora svelare cosa, ma c’è roba buona, glielo posso assicurare!»

    Questa nuova Mirai è la sua auto ad idrogeno ideale o è solo il secondo passo di un percorso appena iniziato?

    «È sicuramente un’automobile diversa, più evoluta. Abbiamo chiesto ai clienti della prima generazione e loro sono stati molto chiari: aumentare l’autonomia, lo spazio all’interno dell’abitacolo e avere un look più attraente. Partendo da questi presupposti, abbiamo creato una nuova combinazione e crediamo che sia la migliore».

    Toyota Mirai concept

    Può dirci di quanto è aumentata la densità di energia dello stack e quanto invece ne è diminuito il costo?

    «Abbiamo aumentato tutti i parametri fondamentali diminuendo i costi, ma non posso dire ancora quanto».

    La nuova Mirai nasce su una piattaforma completamente nuova o già esistente?

    «È basata su una piattaforma della famiglia modulare TNGA, la GA-L (quella delle Lexus LS e LC, ndr). La scocca è in acciaio e alluminio. Ma anche per questo, ne saprete di più tra un po’ di tempo… »

    Mentre ci dice questo, si vede benissimo che mister Tanaka brucia dalla voglia di dirci qualcosa.

    La discussione allora va alla precedente Mirai, a quando intervenne a Venezia per un convegno mentre la Laguna era ricoperta di neve e a tutti i punti caldi di una tecnologia più volte rimandata, più volte riproposta e forse ultimamente non compresa in tutte le sue potenzialità.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo sull’incontro a Venezia con Tanaka, Chef Engineer della Toyota Mirai a Idrogeno.

    Che non sia il riflesso di chi vuole l’accettazione incondizionata dell’auto elettrica a batterie, senza discussioni o concorrenti?

    L’atteggiamento di Toyota in questo senso sembra molto aperto: deciderà il cliente, sta a noi costruttori offrire la soluzione migliore per lui.

    Toyota Mirai concept

  • Toyota Mirai a idrogeno, un’auto del futuro – La mia prova faccia a faccia

    Negli ultimi vent’anni ho guidato molte auto a idrogeno, quasi tutte quelle che sono state messe a punto da grandi centri di ricerca o dalle case automobilistiche in forma di prototipi, modelli pre-serie, modelli prodotti in serie più o meno limitata.

    Questa volta, però, la prova della Toyota Mirai a idrogeno con celle a combustibile non è soltanto tecnica e non è finalizzata alla sola valutazione del funzionamento del sistema.

    Con la Toyota Italia ho concordato una vera e propria prova nella vita di tutti i giorni. Che l’auto a idrogeno vada ormai ottimamente su strada, infatti, non è più una novità.

    Adesso il punto più importante da capire è se – come sta cercando di dimostrare la sua cugina auto elettrica a batterie – c’è spazio nel mercato e nell’utilizzo quotidiano per modelli alimentati dal nuovo combustibile.

    Il mondo deve scegliere le sue strategie energetiche per il secolo appena iniziato, che secondo me ci deve condurre fin dai primi decenni a tecnologie caratterizzate dall’utilizzo di risorse rinnovabili e dalle emissioni zero.

    In questo scenario sono cruciali i vettori energetici che sapremo integrare nel sistema.

    L’idrogeno, l’elettricità e i biocombustibili sono candidati ad essere protagonisti.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo Oltre il petrolio, siamo nell’era dei vettori energetici.

    L’auto a idrogeno nel garage di casa

    Il primo segno di normalità nella mia prova della Toyota Mirai è nel fatto di poterla comodamente portare a casa e parcheggiare nel mio garage.

    Ovvio e normale, appunto, con ogni altra automobile che mi trovi a testare, per niente scontato per un’auto a idrogeno fino ad oggi. Il tabù cade, la Toyota Mirai entra silenziosamente nel box auto e l’unica peculiarità è nelle poche gocce d’acqua che fa cadere a terra dallo scarico se la lascio accesa per un po’ di tempo.

    Al supermercato e all’Ikea

    Altra tappa obbligatoria per ogni auto nella vita normale di ogni persona, single o con famiglia, è quella al supermercato per la spesa settimanale.

    Ho dedicato un articolo specifico alla mia esperienza (clicca qui e LEGGI Al supermercato con l’auto a idrogeno) andando a fare la spesa. Come approfondimento devo dire che, nonostante il serbatoio che ruba volume nella sagomatura del bagagliaio, lo spazio di carico è più che sufficiente.

    Dopo il supermarket, però, non ho saputo resistere e sono andato all’Ikea.

    Qui il parcheggio è sotto il centro commerciale e di nuovo i passanti si girano a guardare. Mentre all’aperto, però, è il silenzio ad attirare l’attenzione, qui si sente anche il sibilo del compressore che asseconda le richieste di potenza che faccio premendo l’acceleratore.

    Il bambino nel parcheggio: “è un’auto del futuro”

    Mi ferma un automobilista e chiede: “E’ elettrica? Non ho mai sentito questo suono”. E il bambino che lo accompagna: “Secondo me è un’auto del futuro”.

    Beh… ci voleva un bambino sconosciuto all’Ikea per mettermi nelle orecchie quello che sarà il pensiero-tormentone per tutto il resto del test. Se n’è accorto anche lui, questa non è un’auto normale.

    Siamo nel futuro e ci piacerebbe rimanerci.

    In autostrada

    Guidando a velocità più elevate in autostrada, la risposta del sistema fuel cell – batterie inserito nell’architettura ibrida della Toyota rimane immediata.

    Le prima auto a idrogeno con celle a combustibile non avevano le batterie, la risposta alle richieste di potenza era affidata soltanto alle celle. Questo però causa un’usura troppo veloce dovuta ai continui stress nei transitori e – in alcune condizioni, tra le quali proprio la guida in autostrada con accelerazioni partendo da velocità sostenute – non è gradevole per il conducente perché è percepibile un piccolo ritardo nella risposta.

    La Toyota Mirai non presenta minimamente questo problema. Quando chiedo potenza, me la dà immediatamente.

    Toyota Mirai interni di notte

    In città

    L’altro banco di prova decisivo per ogni auto che si candidi alla diffusione di massa è la guida in città.

    La mia prova di guida si svolge nel traffico intenso di Roma, arricchito come difficoltà dalla presenza frequente di tratti con pavimentazione non asfaltata ma costituita dai micidiali sampietrini.

    La Toyota Mirai è una grande berlina, la maggiore difficoltà riguarda perciò la ricerca di spazi utili al parcheggio in strada. Ne trovo sulle strisce blu e la parcheggio senza problemi.

    Il dubbio: l’auto a idrogeno paga sulle strisce blu?

    Me ne vado tranquillo senza pagare, l’elettrico non paga sulle strisce blu a Roma e la Mirai ha trazione completamente elettrica.

    Poi però mi viene un dubbio: al Comune di Roma (e negli altri comuni d’Italia) hanno tenuto conto del fatto che un’auto a idrogeno sia elettrica e non abbia emissioni inquinanti (proprio come un’auto a batterie) nel fare la delibera?

    Quando torno la multa non c’è e gli addetti al controllo sono passati. A Roma tutto ok (almeno nella mia esperienza), quindi. Sarà così anche altrove?

    Venendo al comportamento su strada, è interessante notare che il test si svolge in condizioni di caldo forte e con parcheggio che nel tempo si è andato scoprendo completamente all’irraggimento diretto del sole.

    Per la Toyota Mirai, nonostante le temperature, va benissimo anche la prova-città.

    Il sistema risponde adeguatamente nel traffico stop-and-go, ripartendo con temperature dell’abitacolo e della carrozzeria estremamente elevate l’insieme non dà nessun segno di irregolarità. Sui sampietrini l’auto si comporta da grande berlina qual è, con ondeggiamenti comunque limitati anche nei rari casi a velocità più elevata.

    il tassello mancante

    C’è una mancanza grave nella mia prova della Toyota Mirai fatta a misura di normalità.

    L’ho portata a casa, l’ho guidata in autostrada e in città. Ci sono andato al supermercato, nel traffico e ho parcheggiato sulle strisce blu.

    Non ho potuto però fare rifornimento, perchè a Roma c’è il palazzo dell’Eni sul laghetto dell’Eur ma non c’è un distributore di idrogeno. Conosco bene l’esperienza, perchè ho fatto il pieno di idrogeno a 700 bar in numerose altre occasioni. Posso descriverla, quindi. E dire che si tratta di un’ulteriore dimostrazione di normalità.

    Però non è la stessa cosa. Una prova è una prova e conta ciò che si vive facendola, nient’altro.

    La Toyota ha concluso un accordo con l’Eni per Milano (clicca qui e LEGGI l’articolo Toyota ed Eni accordo per una stazione a idrogeno) ma ho una richiesta.

    Sbrigatevi a realizzare almeno una stazione di rifornimento che possa erogare a idrogeno Roma.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo per capire come funzioni un’auto a idrogeno con celle a combustibile e per vedere il VIDEO con la goccia che esce dallo scarico.

  • Auto a idrogeno con celle a combustibile – Come funziona

    L’auto a idrogeno con celle a combustibile è un’auto elettrica che produce direttamente a bordo l’elettricità per alimentare il motore di trazione.

    La tecnologia delle Celle a combustibile

    Le celle a combustibile rappresentano la tecnologia chiave di un’auto a idrogeno con trazione elettrica.

    Reazione elettrochimica

    Le celle a combustibile producono elettricità grazie alla reazione elettrochimica basata sul congiungimento di idrogeno e ossigeno.

    L’idrogeno è contenuto nelle auto attuali in forma gassosa alla pressione di 700 bar nel serbatoio.

    L’ossigeno arriva direttamente dall’aria e arriva nello stack di celle grazie a un compressore.

    Flussi e funzionamento Auto a idrogeno con celle a combustibile

    Cosa si ottiene

    La reazione che avviene nelle celle a combustibile tra idrogeno e ossigeno permette di ottenere:

    • elettricità, che viene inviata al motore elettrico e a delle batterie che compongono il sistema. Per questo possiamo definire la Toyota Mirai, la Honda Clarity, la Hyundai Nexo “ad architettura ibrida” in analogia ai simili schemi di funzionamento delle auto ibride con batterie e motore a combustione interna;
    • calore, che può essere utilizzato per la climatizzazione dell’abitacolo o smaltito,;
    • vapore acqueo che viene inviato allo scarico.
    il pieno come un’auto di oggi

    Il risultato è così un’auto che fa il pieno in pochi minuti presso un distributore simile a quelli ai quali siamo abituati per gli attuali combustibili..

    In Italia però attualmente l’unico distributore di idrogeno per auto è a Bolzano, ma presto ne sarà realizzato uno anche a Milano presso l’Eni di san Donato Milanese e – auspicabilmente – un altro a Roma.

    Clicca qui e LEGGI Toyota ed Eni, accordo per una stazione a idrogeno.

    Zero emissioni inquinanti

    Allo scarico di un’auto a idrogeno con celle a combustibile non ci sono sostanze inquinanti.

    L’unico composto emesso è acqua pura in forma di vapore. Ecco il video della Toyota Mirai nel mio garage.

    Bilancio ambientale

    Producendo l’idrogeno con elettrolisi alimentata da fonti energetiche rinnovabili, il ciclo può essere completamente a bilancio nullo per l’ambiente.

    Per saperne di più di un possibile futuro a idrogeno, vedi il video qui sotto.

  • Al supermercato con l’auto a idrogeno

    Non c’è utilizzo più “normale” per un’auto che andarci al supermercato.

    La Toyota mi ha fatto provare per una settimana la Mirai a idrogeno e non ho resistito, ho preso la lista della spesa e ci sono andato al super!

    La Toyota Mirai a idrogeno nel mio garage

    L’emozione, per chi come me lavora da anni allo sviluppo di sistemi di trazione che permettano di utilizzare vettori energetici producibili da risorse rinnovabili e capaci di garantire zero emissioni inquinanti allo scarico, inizia direttamente a casa.

    Per la prima volta posso parcheggiare un’auto a idrogeno con celle a combustibile regolarmente targata, immatricolata e apparentemente “normale” nel mio garage di casa.

    Di auto a idrogeno ne ho ideate, progettate e sviluppate da zero, partendo dal foglio di carta bianco quando ancora si usavano i fogli di carta. E ne ho guidate molte, quasi tutte.

    Ma è la prima volta che ne parcheggio una nel garage di casa.

    Il silenzio si fa notare

    Arrivato nel parcheggio del supermercato, attiro subito l’attenzione degli altri clienti vicini alle loro auto. La Toyota Mirai ha linee scolpite che si fanno notare ma non è questo l’elemento che suscita curiosità.

    MI guardano perché non faccio rumore. Capiscono tutti che si tratta di un’auto elettrica e la cosa attira attenzione e e commenti. Positivi, perchè pare ormai chiaro a tutti che: “Questo è il futuro”, come sento dire proprio mentre posiziono l’auto nel posto che ho scelto.

    Il silenzio con cui si muove questa grande berlina, vera e propria ammiraglia della tecnologia Toyota, è l’elemento di maggiore interesse.

    La spesa nel bagagliaio

    Non devo comprare moltissime cose, ma non si tratta nemmeno di una spesa minima. Apro il bagagliaio e metto dentro, c’è una sottile emozione che mi accompagna.

    Toyota Mirai bagagliaio con spesa supermercato

    Lì dietro, proprio dove sto posizionando le sacche con la spesa da portare a casa, c’è il serbatoio dell’idrogeno.

    Cioè il combustibile che l’auto utilizza per generare elettricità e muoversi grazie alla trazione esclusivamente elettrica.

    La tecnologia delle Celle a combustibile

    La Toyota Mirai è un’auto a idrogeno con celle a combustibile.

    Si tratta quindi di un’auto con trazione elettrica che produce direttamente a bordo l’elettricità per alimentare il motore elettrico di trazione.

    Reazione elettrochimica

    Le celle a combustibile permettono di produrre elettricità grazie alla reazione elettrochimica basata sul congiungimento di idrogeno e ossigeno.

    L’idrogeno è contenuto in forma gassosa alla pressione di 700 bar nel serbatoio. L’ossigeno viene preso direttamente dall’aria e spinto nello stack di celle da un compressore.

    Cosa si ottiene

    La reazione permette di ottenere l’elettricità che viene inviata al motore elettrico e a delle batterie che compongono il sistema. Che per questo viene definito dalla Toyota “ad architettura ibrida” in analogia ai simili schemi di funzionamento dei Full-Hybrid Toyota.

    Altri prodotti della reazione sono calore, che può essere utilizzato per la climatizzazione dell’abitacolo o smaltito, e vapore acqueo che viene inviato allo scarico.

    il pieno come un’auto di oggi e Zero emissioni inquinanti

    Il risultato è un’auto che fa il pieno in un distributore simile a quelli del metano (in Italia attualmente presente soltanto a Bolzano, ma che presto sarà anche a Milano e – auspicabilmente – a Roma).

    Clicca qui e LEGGI Toyota ed Eni, accordo per una stazione a idrogeno.

    Allo scarico, però, non ci sono sostanze inquinanti. Soltanto acqua, che se l’idrogeno è stato prodotto con fonti energetiche rinnovabili ed elettrolisi, può andare a chiudere un ciclo completamente a bilancio nullo per l’ambiente.

    Clicca qui e guarda il VIDEO con la goccia che esce dallo scarico della Toyota Mirai nel mio garage.

     

    Spesa nel bagagliaio Toyota Mirai
    Esperienza gratificante, anche se quella plastica…

    Vado via soddisfatto.

    La mia prima spesa al supermercato con l’auto a idrogeno è fatta.

    Quello che non mi va ancora bene è che per esigenze del momento ho acquistato delle bottiglie d’acqua e bibite in PET.

    Le smaltirò con attenzione nella raccolta differenziata ma quanto sarebbe stato meglio se fossero state in bioplastica…

    Tartaruga sabbia no plastic

     

  • Toyota ed ENI, accordo per una stazione ad idrogeno

     

    L’idrogeno batte un colpo anche in Italia. Toyota ed ENI hanno infatti annunciato un accordo che prevede la costruzione di una nuova stazione di rifornimento e la fornitura di 10 Mirai. La stazione sarà integrata nel nuovo centro direzionale che ENI sta costruendo a San Donato Milanese (MI) e servirà carburanti avanzati come metano, elettricità, Diesel+ – il gasolio ricavato da oli vegetali esausti e di frittura e grassi animali trasformati in cabiocarburante presso gli impianti ENI di Venezia e Gela – ma anche biometano e idrogeno, quest’ultimo prodotto sul posto da elettrolisi dell’acqua utilizzando energia rinnovabile.

    Acqua sei ed acqua ritornerai

    La nuova stazione di San Donato sarà dunque simile a quella H2 Sud Tirol di Bolzano, l’unica funzionante in Italia e la prima abilitata, grazie ad un legge della Provincia autonoma di Bolzano del 2014, ad erogare idrogeno a 700 bar. Tale tecnologia permette di rifornire la Mirai e le più moderne auto fuel cell in soli 3 minuti ed è stata finalmente normata su tutto il territorio italiano grazie al decreto del 23 ottobre 2018 pubblicato sul numero 257 della Gazzetta Ufficiale. L’impianto altoatesino è inoltre inserito in HyFIVE, il progetto cofinanziato dall’Unione Europea per la costruzione di un network composto 185 stazioni di rifornimento. Vi partecipano 15 aziende, tra cui 5 case automobilistiche: BMW, Daimler, Honda, Hyundai e Toyota. Al momento, l’ENI è ancora in attesa delle concessioni per la costruzione della nuova stazione di San Donato e conta di ultimarla entro il 2020. Qualora il progetto avrà successo, saranno costruite altre stazioni sul territorio italiano. Ancora da stabilire il prezzo dell’idrogeno alla clientela, così come l’elenco degli assegnatari delle 10 Mirai destinate al progetto. Toyota ha inoltre firmato nel 2016 un accordo con la municipalità di Venezia che comprende la sperimentazione dell’idrogeno, ma non ancora attuato su questo punto.

    Leggi qui l’articolo riguardo al decreto che autorizza il rifornimento a 700 bar dell’idrogeno per autotrazione 

    Leggi qui il decreto sulla Gazzetta Ufficiale

    Il ritorno a Milano

    L’area metropolitana milanese sarà dunque il primo grande centro nel nostro paese ad essere dotato di una stazione di rifornimento di idrogeno per autotrazione avverando un altro progetto mai portato a termine. Nel 2004 infatti era stata annunciata la costruzione di un impianto presso l’area della Bicocca, ma non è mai andato in porto. L’iniziativa di ENI e Toyota arriva 15 anni dopo e può contare su uno scenario più maturo. Sono infatti più numerosi i modelli, contraddistinti da una tecnologia più evoluta che ha permesso di avere tempi di rifornimento inferiori con autonomie superiori. I prezzi di acquisto sono inoltre notevolmente calati e, pur essendo ancora alti in assoluto, sono destinati a scendere già nel futuro immediato. Sarebbe invece auspicabile l’inserimento dell’idrogeno all’interno di un piano di sostegno strutturale alle nuove forme di mobilità. L’idrogeno è infatti l’elemento più presente in natura e permette di realizzare un ciclo energetico perfetto, nel quale il prodotto finale di scarto è quello iniziale, ovvero l’acqua.

  • #24 EMISSIONE IMPOSSIBILE IN COLLABORAZIONE CON MOTOR1.COM

    Insieme a Motor1 Italia realizziamo la prima webserie italiana che affronta gli argomenti più caldi nel percorso verso la mobilità a Zero Emissioni.

    La collaborazione con Motor1 Italia rappresenta un’occasione imperdibile di confronto con una delle più grandi community di appassionati di auto su YouTube.

    Sono oltre 360.000 gli iscritti al canale YouTube di Motor1 Italia, una platea incredibilmente estesa e interessante per portare i temi del progetto Obiettivo Zero Emissioni all’attenzione di chi ama l’automobile e desidera muoversi liberamente. E deve continuare a poterlo fare con costi ragionevoli e senza troppi problemi anche quando dal veicolo scompaiono le emissioni inquinanti.

    Il titolo fa capire subito che la questione è di enorme complessità.

    Le emissioni devono sparire dalla scheda tecnica delle auto. Questo è chiaro a tutti. Come riuscire a centrare l’obiettivo traghettando verso il cambiamento tecnologico un intero settore che garantisce centinaia di migliaia di posti di lavoro e percentuali significative del PIL nazionale in tutte le più grandi economie mondiali è tutt’altro che definito.

    Emissione Impossibile approfondisce le caratteristiche tecnologiche delle soluzioni in campo, gli scenari energetici ai quali devono essere associate, le dinamiche socio-economiche e gli effetti sull’ambiente e sulla salute umana da tenere in considerazione.

  • E se fossimo all’alba dell’era dell’idrogeno? – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 ore

    Siamo davvero sicuri che l’opzione idrogeno sia svanita?

    Dopo tante promesse a inizio anni duemila in effetti idrogeno e celle a combustibile non sono più in cima dall’agenda tecnologica delle case automobilistiche. Venti anni fa infatti, si pensava, che l’auto elettrica sarebbe passata dalle celle a combustibile. Ma in realtà era una scelta tecnologica complicata e per l’epoca pressoché impraticabile dal punto di vista economico e pratico.

    L’idrogeno non è una fonte di energia ma un vettore

    Questo gas non esiste libero in natura e va prodotto con grande dispendio di energia e poi va compresso ad altissime pressioni (700 bar) per essere immagazzinato in bombole e questo comporta un’ulteriore spesa energetica. E poi le fuel cell, generatori chimici di energia elettrica che sfruttano il principio (scoperto nel 1839, da William Grove) inverso a quello dell’elettrolisi. Dove la corrente elettrica scinde le molecole di acqua in idrogeno e ossigeno, sono sempre costate tanto e così l’auto elettrica sembra essere proiettata verso un futuro a ioni di litio.

    Hyundai e Toyota ci credono

    Tuttavia case come Hyundai continuano a investire e realizzare modelli a idrogeno (la Nexo per esempio). Anche perché i tempi di rifornimento sono bassi  e ci sono oggettivi vantaggi rispetto alle auto elettriche a batteria, le cosiddette Bev. Stiamo infatti assistendo a un sorta di lento ritorno dell’idrogeno.

    La stessa Toyota leader dell’ibrido continua a puntarci e non solo con la sua Mirai (il modello con celle a combustibile) ma con un ampio piano di sviluppo. E recentemente i suoi vertici tecnologici si sono sbilanciati fino a sostenere che le fuel cell costeranno nel prossimo futuro quanto le batterie a ioni di litio.

    E questo potrebbe essere un fattore decisivo. Anzi un elemento disruptive. Forse l’era dell’idrogeno è davvero all’alba e non ce ne siamo ancora resi conto.