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  • Mattia Barbarossa, il ragazzo che vuole lanciare satelliti grazie alla propulsione elettrica.

    Mattia Barbarossa è uno studente universitario di Fisica con la passione per lo spazio e l’esplorazione. CEO, CTO e Fondatore della startup aerospaziale Sidereus Space Dynamics è il più giovane imprenditore del settore aerospaziale nel mondo.

    Toyota Unbreakable

    Ho scoperto la sua storia bellissima grazie al progetto Unbreakable della Toyota.

    Logo Unbreakable

    Tra le storie impossibili che si possono ammirare sul sito The Unbreakable della Toyota c’è quella di questo ragazzo napoletano.

    Mattia Barbarossa non ha soltanto un sogno, come ne hanno tanti tutti i ragazzi. Mattia ha la voglia e la capacità di lavorare per avverarlo ed è questo che trovo entusiasmante.

    Mattia Barbarossa video Toyota

    Talento precoce

    A 13 anni tiene la sua prima conferenza, a 15 anni partecipa a una competizione organizzata dalla NASA.

    A soli 18 anni fonda la start-up innovativa nel settore aerospaziale Sidereus Space Dynamics. Mattia Barbarossa è il più giovane imprenditore del mondo a puntare sullo spazio. Lo fa credendo fortemente nella crescita della Space Economy.

    Con la sua azienda punta a sviluppare sistemi di trasporto e tecnologie spaziali per lo spazio profondo, quello che va dalla Luna in sù.

    Lanciatore Sidereus e capsula

    Lo spazio per Mattia non è soltanto un’area di ricerca ma il mezzo per far nascere un’economia che sfrutti per usi terrestri le conquiste e le tecnologie astronautiche.

    Premi internazionali

    Con il suo team ha vinto nel 2017 la competizione internazionale Lab2Moon, sviluppando un esperimento per misurare le capacità radio schermanti delle biomasse sulla Luna.

    Nel 2018 ha vinto la competizione internazionale ESA Space Exploration Masters Astrosat Huntsville dell’agenzia spaziale Europea, aggiudicandosi un’esperienza presso l’Università dell’Alabama e finanziamenti per la sua azienda.

    Mattia Barbarossa medaglia Nasa

    Il suo obiettivo è quello di contribuire all’esplorazione dello spazio profondo e spera di poterlo fare con le sue iniziative, è un fan di David Bowie e – ovviamente – di Star Trek.

    Concept elettrico

    Luce solare, corrente elettrica e acqua come propellente: basta questo secondo Mattia Barbarossa per rivoluzionare il lancio dei satelliti e rendere lo spazio parte della vita quotidiana.

    Il concept dell’ ELSE (Electric Launching System Explorer) ha l’obiettivo dichiarato di dar vita a un veicolo di lancio riutilizzabile.

    Il veicolo deve essere capace di inserire un carico utile di piccola taglia in vLEO, LEO e GTO sulla scia di quelle che sono indicate come parole chiave della sua azienda: green, sicuro ed economico.

    ELSE Concept lanciatore elettrico

    A tale scopo è stato progettato un velivolo capace di sopperire a tutta l’energia necessaria per la messa in orbita attraverso un sistema propulsivo interamente elettrico a energia solare.

    Diluizione dell’energia erogata

    Questo è possibile grazie a un’oculata diluizione dell’energia erogata dal motore durante l’ascensione su intervalli di tempo dell’ordine di settimane e da un efficiente sistema di energy storage.

    Il concept, in base alle informazioni rese disponibili dal team della Sidereus, è caratterizzato da una geometria innovativa sperimentale che potrebbe permettere un viaggio interorbitale in sicurezza in diversi regimi di volo – supersonico compreso – e prevede un atterraggio in planata.

    Mattia Barbarossa e team Sidereus
  • Fiat 500 elettrica 3+1, la versione con porta posteriore completa la gamma

    Con la Fiat 500 3+1 la gamma dell’elettrica più attesa in Italia acquista la terza versione e arriva alla sua formazione completa.

    Gamma Fiat 500 elettrica

    La terza 500 elettrica

    Dopo berlina e cabriolet, l’inedita Fiat 500 3+1 arriva ad osare ciò che in molti speravano.

    Arriva infatti la terza portiera laterale, che permette l’accesso diretto al divano posteriore sul lato destro.

    Fiat 500 elettrica 3+ e gamma

    Non si tratta di un varco enorme, ma l’apertura della piccola portiera posteriore in verso contrario rispetto alla porta anteriore fa sì che si apra uno spazio estremamente fruibile e di grande effetto.

    Apertura ad abbraccio

    A porte aperte, la Fiat 500 elettrica 3+1 si presenta a chi la osserva in una sorta di abbraccio che la rende veramente simpatica.

    Fiat 500 elettrica 3+1 notte dinamica

    La sicurezza è preservata, anche in presenza di un’apertura contraria rispetto alla direzione principale di marcia dell’auto.

    L’azionamento della porta di dietro è definito “condizionato”. La portiera posteriore, infatti, si apre soltanto dopo aver aperto l’accesso anteriore.

    Fiat 500 elettrica 3+ ricarica

    Scompare il montante laterale

    Il montante laterale scompare – per rendere il tutto più scenografico – e viene integrato nella portiera.

  • Hummer EV, a volte ritornano. Mostruosamente elettrici

    L’attesa è finita. Ecco l’Hummer EV che rende reale l’impossibile: trasformare il simbolo dell’arroganza e dell’assenza di sensibilità ambientale in un mezzo ad emissioni zero. L’Hummer torna solo con carrozzeria pick-up e spiazza anche le concorrenti. È infatti il primo a mettere il piede nel nuovo segmento dei supertruck elettrici dove stanno per accomodarsi Tesla Hypertruck, Rivian R1-T e Ford F-150 elettrico.

    Leggi l’articolo sull’auto americana elettrica ed iconica

    Hummer EV, a volte ritornano. Mostruosamente elettrici
    Factory ZERO e piattaforma Ultium

    L’Hummer EV porta al debutto la piattaforma Ultium, sviluppata insieme a LG Chem, con batterie a struttura biplana (due file di celle) ed è la prima auto che uscirà dallo storico stabilimento di Hamtramck. General Motors vi ha investito 2,2 miliardi di dollari facendone il simbolo della sua metamorfosi tecnologica e denominandolo “Factory ZERO”.

    Leggi l’articolo sulla strategia di General Motors sull’elettricicazione

    Leggi l’articolo dell’accordo tra GM e Honda per l’auto elettrica in Nordamerica

    Factory ZERO Hamtramck
    Un palazzo con lo scatto da supersportiva

    Da record i dati tecnici. L’Hummer EV ha 3 motori capaci di erogare oltre 1.000 cv e la stratosferica coppia di 15.592 Nm per uno 0-100 km/h in circa 3 secondi. L’impianto elettrico di bordo è a 800 Volt e accoglie la ricarica da 350 kW, nuovo limite di potenza per il rifornimento di auto elettriche, in grado di sfruttare al massimo le colonnine ultrafast di pari potenza.

    Hummer EV
    Ricarica fino a 350 kW e 800 Volt

    Le sospensioni pneumatiche a controllo elettronico hanno un’escursione di 325 mm e permettono di sollevare l’assetto di 150 mm con una profondità di guado di oltre 800 mm e di superare uno scalino di 472 mm. Novità assoluta è il cosiddetto CrabWalk (letteralmente: passo del granchio), un sistema che permette di girare tutte e 4 le ruote di 10 gradi nella stessa direzione.

    Hummer EV
    Sotto ha la corazza e 18 telecamere

    Il fondo vettura è letteralmente corazzato con una barriera in acciaio che ripara la batteria, le parti meccaniche e le sospensioni. Per avere un perfetto controllo della situazione, c’è anche un sistema di visione sotto vettura dotato di ben 18 telecamere che trasmettono le immagini sul grande schermo da 14,3 pollici al centro della plancia.

    Hummer EV
    Guida e sorpassa senza mani

    Il sistema a 4 ruote sterzanti migliora la manovrabilità, l’assetto si abbassa in velocità di 50 mm per diminuire la resistenza aerodinamica. All’avanguardia i sistemi di assistenza alla guida che permettono la guida senza mani in autostrada e di compiere automaticamente le manovre di sorpasso. Il tetto in plexiglass è scomponibile e riponibile sotto il cofano anteriore.

    Hummer EV
    La carica dei 100mila (dollari)

    L’Hummer EV parte da 99.995 dollari e arriva a 112.595 dollari per la Edition 1 caratterizzata dal design massiccio e squadrato e dalle tinte rame per gli interni. Gli ordini sono aperti e arriverà nei concessionari tra un anno, ma non si sa se sarà disponibile anche in Europa. Nel 2024 ci sarà anche la versione a 2 motori e trazione posteriore da 79.995 dollari.

    Hummer EV
    Dal fallimento alla rinascita

    L’Hummer EV sarà commercializzato con il marchio GMC, attivo solo in Nordamerica e specializzato in suv e truck. Era stato fermato nel 2009 con il fallimento pilotato di General Motors e messo in vendita. Per l’acquisto del marchio si era fatta avanti la Sichuan Tengzhong Heavy Industrial Machinery Company, ma il ministero dell’industria cinese mise il veto.

    Hummer H1
    Un martello nel deserto del Golfo

    Hummer in inglese vuol dire martello e deve il suo nome a HMMV (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle), denominazione di un veicolo sviluppato per l’esercito americano dalla AM General all’inizio degli anni ‘80 e deformato nel linguaggio colloquiale in “Humvee” e poi in Hummer. Il primo derivato “civile” fu l’H1 ai i quali seguirono l’H2 e H3, sviluppati da GM che aveva acquisito la AM American nel 1999.

    Hummer EV
    Da anatroccolo a cigno con il bacio dell’elettrico

    L’Hummer deve il suo successo alla sua indubitabile americanità, alla visibilità che ebbe durante la Guerra del Golf nel 1991 e nel fatto che divenne uno status symbol presso molte star dello spettacolo. Il primo fu Arnold Schwarzenegger e il sui H1 era un pick-up, proprio come il nuovo Hummer EV. Il brutto anatroccolo, quello brutto, sporco e cattivo è diventato il candido cigno di General Motors.

    Hummer EV
  • Smog in città, cercasi pretesto per fermare le auto – il ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Smog in città. Facciamo una scommessa? Tra qualche giorno, al limite tra qualche settimana, non appena le temperature saranno meno miti e il freddo si farà sentire, ritornerà l’allarme smog nelle grandi città.

    Imputato automobile

    E la responsabilità sarà, come sempre, delle auto. È un copione già scritto, una facile profezia.

    inquinamento divieto auto diesel

    Ma quest’anno le cose si complicano non poco: gli interventi di “urbanistica” tattica in mentropoli come Milano stanno paralizzando la mobilità autoveicolare, come era voluto e cercato.

    Totem bicicletta

    L’obiettivo era sempre il solito: fermare le odiate auto, ostacolare pure gli scooter e favorire la totemica ciclabilità e l’uso dell’eco-feticcio del momento: il monopattino elettrico.

    Totem bicicletta

    Peccato che in tempi di pandemia, l’automobile privata sia il mezzo più viralmente sicuro per sé e per gli altri.

    Clicca qui e leggi l’articolo Ruggito Coronavirus, la soluzione è l’automobile.

    Sogno tecnologico

    E invece no! Anziché prevedere, anche con soluzioni tecnologiche di facile implementazione, uno snellimento dei flussi di traffico, si è deciso di stravolgere la viabilità.

    E neppure sono stati adeguati i mezzi pubblici, che sono, senza se e senza, ma un veicolo di contagio in virtù degli assembramenti che si producono a bordo e nelle stazioni.

    Smog per tutti

    E questo prossimamente, con le giornate più fredde e uggiose, non potrà che peggiorare anche perché la minoranza che si muove a pedali, diventerà ancora più ristretta.

    blocco circolazione

    Più auto bloccate (anche nelle zone a 30 km/h) e più smog e polveri che si aggiungeranno a quello prodotti dai riscaldamenti.

    Clicca qui e leggi l’articolo Ruggito Dalla mobilità all’immobilità, tutti contro l’auto e basta.

    E a questo punto, probabilmente qualcuno ritirerà fuori la “correlazione” tra polveri sottili e diffusione del Coronavirus e scatterà un blocco della circolazione, anzi un coprifuoco giustificato dall’emergenza sanitaria e che qualcuno definirà anche come “inziativa simbolica”.

    Si accettano scommesse.

  • Volvo, dall’invenzione delle cinture ad oggi la sicurezza al primo posto

    Dici Volvo e subito ti viene in mente la parola sicurezza. Il marchio svedese lega infatti in maniera inscindibile il suo nome ad una serie di tecnologie volte a potenziare il livello di protezione non soltanto dei passeggeri ma anche degli altri utenti della strada, dai pedoni, a motociclisti e ciclisti. 

    Le ultime innovazioni degli esperti Volvo Cars, in termini di sicurezza, sono orientate allo sviluppo della tecnologia usata per assistere chi guida, riducendo così il livello di distrazione che è al primo posto tra le cause di incidenti stradali. 

    Smartphone e touch screen

    L’aumento dell’uso degli smartphone e dei touch screen a bordo delle auto ha dato avvio a un dibattito sempre più ampio sui pericoli della distrazione quando si è al volante. 

    La ricerca sulla sicurezza e nell’ambito delle scienze comportamentali condotta dalla stessa Casa automobilistica suggerisce che la tecnologia moderna a bordo dell’auto, se utilizzata correttamente, può ridurre attivamente la distrazione, aumentare la sicurezza stradale e aiutare le persone a migliorare lo stile di guida e il livello di concentrazione quando al volante. 

    ‘È facile pensare che i telefoni e gli schermi siano l’unica piaga che affligge i guidatori moderni, quando è la vita nel suo complesso a distrarre le persone – ha dichiarato Malin Ekholm, responsabile del Centro Sicurezza di Volvo Cars.

    Sappiamo che le persone non si distraggono di proposito, eppure succede. Può capitare di essere in ritardo a prendere i figli all’asilo e di essere quindi un po’ in tensione. Oppure di mettersi al volante dopo una brutta giornata di lavoro. Tutto questo si ripercuote sul modo in cui si guida’.

    Controllo vocale

    Volvo Cars utilizza la tecnologia attivamente per contrastare i pericoli legati alla distrazione e costruire automobili che possono definirsi fra le più sicure in circolazione. Ad esempio, i suoi sistemi di sicurezza attiva con frenata automatica e assistenza allo controllo dello sterzo sono progettati per essere pronti a intervenire nel caso in cui il conducente perda la concentrazione o si distragga per una frazione di secondo.

    Plancia touch screen

    All’interno dell’abitacolo della nuova XC40 Recharge, un controllo vocale avanzato, disponibile sul nuovo sistema di infotainment Android di Volvo Cars, permette al conducente di regolare la temperatura, impostare una destinazione, riprodurre la musica e i podcast preferiti o telefonare alla mamma il giorno del suo compleanno, il tutto tenendo le mani sul volante.

     ‘’Poter impostare a voce le funzionalità principali della propria Volvo consente di tenere le mani sul volante e gli occhi sulla strada –  ha aggiunto Malin Ekholm – . I sistemi di sicurezza attiva, come le funzioni City Safety, Run-off Road Mitigation e Oncoming Lane Mitigation con assistenza al controllo dello sterzo, possono essere paragonati a un paio di occhi in più che vegliano su chi è a bordo’’. 

    Monitoraggio del conducente

    Volvo Cars ritiene che la distrazione possa essere ridotta anche attraverso telecamere a bordo vettura e altri sensori che monitorano il conducente. Queste tecnologie consentono infatti all’auto di intervenire autonomamente nel caso in cui un conducente chiaramente distratto (o in stato di ebbrezza) non risponda ai segnali di avvertimento e rischi un grave incidente potenzialmente mortale. Tale intervento potrebbe comportare la limitazione della velocità dell’auto, una segnalazione al servizio di assistenza Volvo on Call e, in ultima istanza, il rallentamento attivo e il parcheggio in sicurezza dell’auto. Volvo Cars ha in programma di avviare l’introduzione di queste telecamere sulla prossima generazione della sua piattaforma scalabile per veicoli SPA2.

    Sessant’anni fa l’invenzione delle cinture di sicurezza

    Lo scorso anno, in materia di sicurezza, Volvo ha ricevuto un riconoscimento da Dekra per il proprio contributo alla Sicurezza stradale in virtù dell’invenzione delle cinture di sicurezza, che  proprio nel 2019 hanno compiuto 60 anni di vita

    Crisci Volvo premio sicurezza

    ‘’Non posso che essere orgoglioso di ricevere questo premio e di lavorare per un brand come Volvo – ha commentato Michele Crisci, Presidente Volvo Car Italia ricevendo il premio -. Non solo Volvo ha inventato un dispositivo decisivo ai fini della salvaguardia della vita di chi viaggia in auto; lo ha anche reso disponibile a tutti i costruttori, contribuendo così di fatto a salvare tantissime vite umane sulle strade di tutto il mondo, a bordo di auto di ogni marca. Questa è Volvo e questo è il modo in cui noi intendiamo la sicurezza: condivisa, per il bene di tutti’’.

    Realizzata da Volvo Cars nel 1959 grazie al lavoro dell’ingegnere Nils Bohlin, si stima che la cintura di sicurezza a tre punti abbia salvato oltre un milione di vite umane in tutto il mondo grazie alla decisione della Casa di condividere l’invenzione nell’interesse di un miglioramento delle condizioni di sicurezza del traffico. Da allora, Volvo Cars ha continuato a dare la precedenza al progresso sociale rispetto al semplice vantaggio finanziario mettendo in evidenza la questione fondamentale dell’ineguaglianza nello sviluppo dei sistemi di sicurezza per le auto.

    La rivoluzione dei tre punti di ancoraggio

    Era il 13 agosto 1959 quando veniva consegnata la prima automobile al mondo dotata di serie delle cinture di sicurezza a tre punti di ancoraggio – una Volvo PV544 – presso il concessionario Volvo nella cittadina svedese di Kristianstad. Nei successivi 60 anni, la cintura di sicurezza a tre punti di ancoraggio si è dimostrata il principale equipaggiamento singolo di sicurezza di un’automobile e appresenta l’innovazione più significativa in tema di sicurezza dei 130 anni di storia dell’auto.

    Ha salvato ben più di un milione di vite umane, anche in virtù di un’attivazione efficace, con un semplice movimento della mano. Fu verso la fine degli anni ’50 grazie all’ingegnere Volvo Nils Bohlin, che la cintura di sicurezza si è evoluta approdando al suo design attuale. Prima di quel modello esistevano diversi tipi di cintura di sicurezza e fin dagli anni ’30 i medici statunitensi hanno cominciato a fare pressione affinché le automobili fossero dotate di cinture di sicurezza.

    La cintura addominale a due punti di ancoraggio

    La cintura addominale a due punti era la soluzione più comune, ma esistevano anche diverse varianti della cintura di sicurezza a tre punti.

    Il problema era che non proteggevano a sufficienza i viaggiatori, specialmente alle alte velocità.

    L’ex ingegnere aeronautico Nils Bohlin – che prima di essere assunto presso Volvo aveva lavorato, tra l’altro, allo sviluppo di sedili eiettabili – comprese ben presto le forze generate durante una collisione. 

    La cintura ideale doveva assorbire le forze nella zona giusta, attraverso il bacino e il torace, dove il corpo umano è più robusto. Allo stesso tempo, doveva essere facile da utilizzare e regolare.

    Volvo sicurezza

    Disegno a V con la punta in basso

    Le particolarità del design di Nils Bohlin erano date dal fatto che il sistema era composto da una cintura addominale e da una cintura toracica diagonale, che le fasce erano ancorate in un punto situato in basso accanto al sedile, che la geometria della cintura assomigliava ad una “V” con la punta rivolta verso il pavimento e che la cintura restava in posizione e non si muoveva anche sotto carico. Gli stessi identici principi valgono ancora oggi.

    I primi modelli

    Sul mercato del Nord Europa, la Volvo PV544 e la Volvo Amazon furono le prime automobili a presentare questa innovazione.

    Brevetto aperto e la sicurezza è per tutti

    Volvo è stato quindi il primo costruttore automobilistico ad equipaggiare le sue vetture con le cinture di sicurezza a tre punti come dispositivo di serie. L’invenzione venne brevettata con quello che è noto come brevetto aperto, ossia chiunque volesse poteva ottenere la concessione del libero utilizzo del design.

    A quel punto era stato compiuto un passo da giganti verso una maggiore sicurezza, ma ci sarebbero voluti ancora alcuni anni prima che i consumatori e l’industria automobilistica comprendessero la validità della soluzione.

    Oggi è uno standard mondiale

    Oggi le auto in tutto il mondo sono equipaggiate con la cintura di sicurezza a tre punti.

    La moderna cintura di sicurezza è la colonna portante del sistema di sicurezza interno dell’automobile, integrata da altri dispositivi come gli airbag, i pretensionatori e i limitatori di forza.

    La cintura si posiziona correttamente durante un impatto – il pretensionatore tende la fascia che poggia sul torace, quindi si allenta proprio al momento giusto, così che il corpo venga trattenuto il più delicatamente possibile. Tutto ciò in pochi millesimi di secondo.

  • Honda Jazz, l’ibrido è di serie

    Tutta un’altra musica. Facile fare dell’ironia su un’auto che si chiama Jazz. Una volta si faceva sul nome Honda. Ma è tale la reputazione conquistata dalla casa giapponese in tutti i campi che da tempo nessuno osa canzonare un nome che fa quasi 20 milioni di moto e 5 milioni di automobili all’anno. A questi vanno aggiunti 5,7 milioni dei cosiddetti “power product” (gruppi elettrogeni, tosaerba e altro ancora).

    Honda Jazz Hybrid
    Una potenza da 30 milioni di motori

    Honda è il numero 1 al mondo per il numero di motori prodotti (quasi 30 milioni), compresi i jet da aereo. Una potenza tecnologica che adotta tutti i sistemi di elettrificazione, anche ibrido plug-in e idrogeno (anche se non in Italia). E di tanto in tanto, riesce persino a spezzare il dominio Mercedes in Formula 1, senza contare gli innumerevoli successi nelle competizioni motociclistiche.

    Honda Jazz Hybrid
    Una world car, nel resto del mondo

    E poi ci sono i numeri della Jazz. Una vera world car da 8 milioni di esemplari venduti dal 2001, ma che in Europa non ha mai trovato un successo adeguato. La quarta generazione diventa ibrida al 100%. E ibrida “full”, dunque senza i compromessi di tante concorrenti e a confronto diretto con Toyota Yaris e Renault Clio.

    Leggi l’articolo di presentazione della Honda Jazz

    Leggi l’articolo con il confronto tra Toyota Yaris Hybrid, Renault Clio E-Tech e Honda Jazz

    Honda Jazz Hybrid
    È stata già ibrida e anche elettrica

    Da rimarcare che, in realtà, una Jazz ibrida è già esistita con la seconda generazione nel 2011 anche per la terza. Nel primo caso il sistema era l’IMA (Integrated Motor Assist) della Insight con un 1,3 litri a benzina e un motore elettrico da 10 kW inserito nel cambio CVT. Nel secondo aveva un 1.5 da 122 cv e un elettrico da 22 kW inserito in cambio DCT a doppia frizione a 7 rapporti per 137 cv in totale. È esistita anche una Jazz elettrica, ma venduta tra il 2013 e il 2015 solo con il nome Fit con cui è presente in Giappone e USA. Aveva un motore da 92 kW, batteria da 20 kWh e autonomia di 122 km.  Tutte queste versioni elettrificate non sono mai arrivate in Italia.

    La nuova Jazz Hybrid è disponibile anche in variante Crosstar, con look offroad e assetto rialzato di 30 mm. È un’auto prevalentemente cittadina che, viste le sue caratteristiche va analizzata principalmente per questi aspetti:

    Stile

    Abitabilità e capacità di carico

    Plancia e materiali

    Connettività

    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    Visibilità e maneggevolezza

    Il sistema ibrido

    La guida

    Consumi ed autonomia

    Le prestazioni

    I prezzi

    Honda Jazz Hybrid
    Stile

    La Jazz conferma la sua impostazione a metà tra la berlina 2 volumi e la monovolume. Gli elementi fondamentali sono l’altezza di 1,53 metri, a fronte di una lunghezza di 4 metri e 4 centimetri, e la parte anteriore. Il muso infatti è corto, molto raccordato con il parabrezza inclinato e ci sono anche i deflettori con doppio montante. L’insieme è molto pulito, banale per alcuni, minimale e tecnologico per altri.

    Honda Jazz Hybrid
    Abitabilità e capacità di carico

    Sono da sempre i punti forti della Jazz. Nessuna auto di questa classe offre di più. C’è quantità, ma anche qualità. Grazie alle portiere, molto leggere, e che si aprono quasi ad angolo retto, si entra e si esce in modo molto agevole. E poi ci sono i famosi “magic seats”. Il divanetto posteriore ha al di sotto spazio utile vuoto e può essere sollevato così da poter infilare anche oggetti alti e sottili. Lo schienale del passeggero anteriore è abbattibile così che si possono trasportare anche oggetti molto lunghi.

    Honda Jazz Hybrid

    Magico anche il sistema di abbattimento che, simultaneamente, abbassa anche le sedute per ricavare una superficie di carico continua. Rispetto alla precedente, la nuova Jazz ha perso qualcosa in capacità (da 354-1.317 a 304-1.216 litri) e c’è un gradino, dall’andamento graduale. È il prezzo da pagare per far posto alla batteria agli ioni di litio mentre il serbatoio della benzina da 40 litri è al centro della vettura, sotto i sedili anteriori, una caratteristica unica di Honda, anche per altri modelli.

    Honda Jazz Hybrid
    Plancia e materiali

    I materiali sono raffinati e la plancia, interamente digitale, ha uno stile molto hi-tech. Tutti i comandi sono a portata di mano e retroilluminati, compresi quelli sul volante. Manca però un pulsante per rispondere al telefono e chiudere. Ci sono molti vani e cassetti e persino i portabicchieri ai lati. Raffinata la combinazione bicolore chiaro-scuro e funzionale quella tra tessuto (seduta) e pelle per i sedili.

    Honda Jazz Hybrid
    Connettività

    Il sistema è veloce ed intuitivo. Lo schermo da 9” è ben illuminato, ma a volte soffre di qualche riflesso. Ha Android Auto e Carplay, quest’ultimo wireless, una caratteristica che facilita le cose anche se la ricarica è a cavo. Si aggiorna over-the air, la però procedura necessita di un’unità di memoria USB da inserire in una delle quattro prese presenti. Due sono per i sedili posteriori. L’assistente vocale è ad intelligenza artificiale e c’è l’hotspot per il wi-fi. L’app permette di impostare da remoto la destinazione e di rilevare gli eventuali spostamenti della vettura con il geofencing.

    Honda Jazz Hybrid
    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    La Jazz è la prima auto della sua classe con airbag centrale, sistemato sul fianco interno del sedile del guidatore per proteggere meglio in caso di urto laterale. In tutto si sono ben 10 airbag, compresi quello per le ginocchia e i due laterali posteriori. I dispositivi di assistenza permettono una guida autonoma di livello 2 e, nonostante abbiano come occhio solo una telecamera e nessun radar, funzionano in modo davvero egregio. Ci sono anche l’ACC con stop&go che si legge automaticamente il limite. I sistemi si possono attivare e regolare singolarmente su display o disinserire con solo tasto.

    Honda Jazz Hybrid
    Visibilità e maneggevolezza

    La forma della carrozzeria e la posizione di guida creano le premesse migliori per avere una visibilità davvero encomiabile. I montanti anteriori sono spessi solo 55 mm e il parabrezza è praticamente piatto. Questo migliora la percezione della strada e facilità il lavoro dei tergicristalli in caso di pioggia. Molto contenuto il raggio di sterzata e funzionale la combinazione acustico-visiva fornita dai sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Per legge, c’è il sound artificiale esterno stile “navicella spaziale” fino a 30 km/h.

    Honda Jazz Hybrid
    Il sistema ibrido

    Il sistema di propulsione segue lo stesso schema di quello della CR-V ed è un ibrido serie-parallelo, ma molto più il primo del secondo. Per stessa amissione degli uomini Honda, è ispirato a quello della Mitsubishi Outlander. Fino a 30 km/h il solo motore di trazione è quello elettrico da 80 kW e 253 Nm, collegato alle ruote attraverso un rapporto fisso ed è coassiale al generatore da 70 kW all’interno della trasmissione.

    Honda Jazz Hybrid

    In questa fase, il 4 cilindri 1.5 a ciclo Atkinson da 98 cv entra in azione solo per ricaricare o per supportare una richiesta di potenza superiore ai 35 kW erogata dalla batteria. L’accumulatore agli ioni di litio da 0,86 kWh è posizionato tra lo schienale posteriore e il vano bagagli ed è raffreddato ad aria attraverso una presa d’aria interna all’abitacolo. Tra 30 e 80 km/h una frizione miscela la forza del motore termico con l’elettrico.

    Honda Jazz Hybrid

    In questa fascia, la Jazz marcia a volte con il solo motore ad elettroni come ibrido in serie, a volte come parallelo. Sopra i 90 km/h il 4 cilindri diventa l’unica unità motrice a velocità costante. Il motore elettrico interviene se serve ulteriore spinta in accelerazione, ripresa oppure in salita o a pieno carico. Tale apporto bilancia la mancanza di un cambio di velocità vero e proprio. L’1,5 litri ha un’efficienza del 40,5%.

    Honda Jazz Hybrid
    La guida

    La natura del sistema di propulsione dà alla Jazz una guida molto elettrica. Dunque fluidità estrema e ottima spinta allo spunto. Il 4 cilindri è molto silenzioso nella fascia di funzionamento misto e nella guida normale, diventa un po’ ruvido quando si chiedono le massime prestazioni. A velocità costante, si può marciare in solo elettrico anche oltre i 100 km/h e veleggiare.

    Honda Jazz Hybrid

    Non essendoci normalmente alcun collegamento meccanico diretto tra acceleratore e i motori, non è possibile innescare il veleggiamento come su altri sistemi. Bisogna dunque affidarsi in toto alla centralina che gestisce il funzionamento del sistema ibrido. L’unica modalità di guida alternativa a quella normale è la Econ. Con la leva della trasmissione in B, il recupero dell’energia si intensifica.

    Honda Jazz Hybrid

    La strumentazione indica come si muovono i flussi, ma non fa capire quanta energia si sta recuperando per rallentare la vettura con il pedale e quanta invece si sta disperdendo attraverso i dischi dei freni. Gli alberini fanno capire quanto si è stati virtuosi con il piede destro. Preciso e piacevole lo sterzo a rapporto variabile, buono il comfort sospensivo e anche la tenuta di strada nonostante il leggero rollio.

    Honda Jazz Hybrid
    Consumi

    I dati ufficiali parlano di 3,8 litri/100 km e 82 g/km di CO2 nel ciclo NEDC, di 4,5 litri/100 km e 102 g/km in quello WLT. Nei fatti si va dai 4 ai 6 litri/100 km, a seconda delle situazione di guida. La condizione migliore è ovviamente quella cittadina, poi l’extraurbano e infine l’autostrada che non rappresenta la destinazione per elezione della Jazz. L’autonomia media indicata dal computer di bordo si attesta intorno agli 850 km.

    Honda Jazz Hybrid
    Le prestazioni

    La giapponese raggiunge 175 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 9,4 secondi. Affondando l’acceleratore, il sistema simula i passaggi di marcia, in realtà è tutta finzione perché solo è il motore elettrico a spingere le ruote. Appoggiando invece il piede con garbo, si parte morbidamente e si guadagna velocità in modo costante. È così che si ottiene il meglio dalla Jazz, in tutti i sensi.

    Honda Jazz Hybrid
    I prezzi

    Si parte da 22.500 euro con tre allestimenti: dal Comfort all’Executive passando per il mediano Elegance. Quest’ultimo la soglia per la variante Crosstar che, a parità di dotazione, costa 1.500 euro in più. Ci sono 1.750 euro di incentivo con rottamazione e 1.000 senza a cui si sommano gli sconti dal concessionario.

    Honda Jazz Hybrid
  • Bici elettrica, Arval lancia il noleggio a lungo termine

    La bici elettrica piace ma secondo gli Italiani costa troppo, nelle città non ha abbastanza percorsi dedicati e il rischio di furto è troppo alto.

    Così la Arval – società leader a livello mondiale nel noleggio a lungo termine delle automobili – decide di scendere in campo e lancia la sua prima formula di noleggio a lungo termine di e-bike.

    Un Italiano su due sceglierebbe la bici

    Secondo i risultati di un’indagine svolta dall’Arval Mobility Observatory insieme alla Nielsen su un campione rappresentativo della popolazione italiana, più di un intervistato su due dice che sceglierebbe la bici elettrica come suo mezzo di trasporto abituale.

    L’e-bike ha tutte le caratteristiche per diventare il nuovo oggetto dei desideri.

    Bici elettrica

    L’indagine rivela che la bicicletta elettrica attira attenzione principalmente per gli spostamenti casa-lavoro che, nel 75% dei casi, prevedono un tragitto di circa 15 chilometri. Un percorso che le bici con pedalata assistita permettono di affrontare in modo economico e confortevole.

    Fascino e-bike

    La bici elettrica assistita piace perchè:

    • rispetta l’ambiente (61% dei rispondenti);
    • permette di muoversi agilmente nel traffico (40%);
    • non richiede fatica (33%). 

    La formula di noleggio di biciclette elettriche lanciata dalla Arval prevede un canone mensile fisso per le e-bike e una serie di servizi inclusi.

    Manutenzione, assicurazione, cambio gomme

    Nel canone di noleggio previsto dalla Arval – come per la maggior parte delle offerte di noleggio a lungo termine di automobili – sono compresi la manutenzione ordinaria e straordinaria (da effettuare in una rete capillare di circa 400 centri distribuiti su tutto il territorio italiano), la copertura assicurativa furto e danni e il cambio pneumatici ogni 5.000 chilometri. 

    Mobilità e immobilità Milano

    Costo mensile del noleggio

    Sono previsti un contratto della durata di 24 mesi con un costo di 87 euro al mese e uno della durata di 12 mesi con un costo 113 euro

    Le bici elettriche

    L’offerta Arval precede due modelli di bici elettrica disponibili, che secondo l’azienda possiedono tutte le caratteristiche tecniche in grado di garantire la sicurezza degli utenti e l’efficacia del servizio:

    • Kalkhoff Endeavour 1.B Move Wasabigreen glossy TR;
    • Kalkhoff Endeavour 1.B Move Wasabigreen glossy WA
    Bici elettrica Bosch

    La strategia

    Alessia Pedersini, Marketing, Communications & CSR Director di Arval Italia afferma:

    Il noleggio delle biciclette elettriche rappresenta un’ulteriore trasformazione del nostro modello di business.

    il nuovo piano strategico Arval Beyond mira infatti a posizionare l’azienda da specialista del noleggio a lungo termine a leader nelle soluzioni di mobilità sostenibile.

  • Engie e Ariane, l’idrogeno liquido dei missili per i trasporti del futuro

    Engie e Ariane insieme per lanciare l’idrogeno nell’orbita delle soluzioni possibili per la mobilità del futuro. I due giganti francesi hanno infatti firmato un accordo per sviluppare soluzioni che riguardano il trasporto pesante e a lunga distanza utilizzando l’idrogeno liquido.

    Engie Ariane
    Energia da e per lo spazio

    La prima è un colosso dell’energia con oltre 170mila dipendenti e un fatturato di 60 miliardi di euro. La seconda è un’azienda aerospaziale europea a maggioranza francese. Il 64,1% delle azioni sta oltre le Alpi, il 19,85% in Germania. Poi vengono Belgio (3,36% dal Belgio), Svizzera (2,67%), Svezia (2,45%), Spagna (2,14%), Olanda (1,94%), Norvegia e l’italiana Avio (3,38%).

    Idrogeno asset strategico europeo

    Quasi tutte queste quote sono riconducili ai rispettivi stati visto il carattere strategico delle attività di Ariane. E questo è un indice chiaro di quanta considerazione goda l’idrogeno nei piani più alti della politica, sia europea sia delle singole nazioni. E di quale peso avrà nel cosiddetto Green Deal che punta a far diventare la UE carbon neutral entro il 2050.

    Quasi tutte queste quote sono riconducili ai rispettivi stati visto il carattere strategico delle attività di Ariane. E questo è un indice chiaro di quanta considerazione goda l’idrogeno nei piani più alti della politica, sia europea sia delle singole nazioni

    Per aria, per acqua e per terra

    L’accordo tra Engie e Ariane riguarda lo sviluppo della tecnologia della liquefazione dell’idrogeno e di una gamma di prodotti e servizi che riguardano il trasporto su acqua, sia marittimo sia per i corsi interni. Ariane utilizza l’idrogeno liquido per i suoi razzi, ha dunque un’esperienza ultra quarantennale nel campo e ha a Vernon, il più grande centro di prova in Europa per il vettore energetico.

    Mirafiori V2G
    Per la mobilità in Italia

    L’idrogeno dunque per Ariane rappresenta la quotidianità da oltre 40 anni e ha oltre mille persone che lavorano solo su questo campo specifico. Engie sta rendendo sempre più verde l’energia da lei prodotta ed è sempre più vicina al mondo dei trasporti. Ha infatti anche un accordo per FCA per la fornitura di servizi alla propria gamma elettrificata e per la creazione della più grande stazione V2G al mondo.

    Leggi l’articolo sulla stazione V2G di FCA più grande al mondo

    Leggi l’articolo sulla nuova Fiat 500 elettrica

    Idrogeno cantiere aperto

    Tra i programmi sperimentali già in atto ci sono quello con la Alstom per il trasporto ferroviario regionale in Olanda e quello con la compagnia mineraria Anglo American per il primo camion da cantiere alimentato ad idrogeno. Lo sviluppo di una rete di produzione e distribuzione dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili rientra nella strategia del più grande produttore indipendente di elettricità verso la neutralità CO2.

    Francia, ex grande potenza atomica

    L’iniziativa di Engie e Ariane ribadisce l’interesse della UE e della Francia che nel suo recovery plan ha indicato un investimento di 2 miliardi di euro entro il 2022 e 7,2 miliardi per il 2030 per arrivare a produrre 6,5 GW di energia. Un cambio radicale per una potenza atomica che coinvolge anche l’asse franco-tedesco e persino le competizioni visto che l’idrogeno arriverà alla 24 Ore di le Mans nel 2024.

    Francia che nel suo recovery plan ha indicato un investimento di 2 miliardi di euro entro il 2022 e 7,2 miliardi per il 2030 per arrivare a produrre 6,5 GW di energia

    Leggi l’articolo sul record di percorrenza della Hyundai Nexo e sull’interesse della Francia per l’idrogeno

    Leggi l’articolo sullo sviluppo dell’auto a idrogeno per la 24 Ore di Le Mans entro il 2024

    Leggi l’articolo sui 5 costruttori che stanno lavorando al regolamento per le auto ad idrogeno alla 24 Ore di Le Mans

    Unione Europea bandiera
    Dal petrolio all’energia

    Lo spostamento delle grandi società petrolifere verso la produzione di energia elettrica rinnovabile è un’altra delle macrotendenze che riguardano la mobilità del futuro. Total, Shell e BP sono in prima linea lanciando una sfida alle società energetiche “elettriche” tradizionali. Un segnale che giganti battenti bandiera tricolore come Enel e Eni, insieme al Governo, dovrebbero cogliere e trasformare in azione. La Francia ha destinato all’idrogeno 3,4 miliardi entro il 2023, il 27% ai trasporti.

    Lo spostamento delle grandi società petrolifere verso la produzione di energia elettrica rinnovabile è un’altra delle macrotendenze che riguardano la mobilità del futuro

    Macron Merkel
    L’Italia deve contare

    Enel appare in questo caso troppo appiattita sull’elettrico, Eni ha dichiarato iniziative sull’idrogeno, ma ancora senza dare loro seguito. Se vogliono però contare e far contare l’Italia per il futuro sullo scacchiere internazionale è bene che si diano una mossa entrando nel cuore di una rivoluzione che sta abbracciando l’UE a partire dal suo asse portante, politico ed economico.

    bandiera Italia
  • Amazon, ecco il primo furgone elettrico fatto in casa con Rivian

    Il furgone elettrico come lo vogliamo non esiste, allora ce lo siamo fatto da soli.

    Questo è il senso delle parole di Ross Rachey, Direttore Global Fleet and Products per il gigante dell’e-commerce Amazon alla presenza del primo mezzo elettrico sviluppato su misura insieme alla Rivian.

    Besos Amazon furgone elettrico
    Il veicolo che non c’era

    Prima dell’investimento in Rivian – recita il comunicato – Amazon non riusciva a trovare opzioni elettriche che incontrassero i propri bisogni.

    Invece di aspettare i progressi dell’industria, Amazon ha stabilito una collaborazione con Rivian per accelerare il percorso verso un veicolo da consegna a emissioni zero che si adatti alle proprie esigenze.

    Sapere cosa si vuole

    «Quando abbiamo deciso di creare il nostro primo veicolo da consegna elettrico personalizzato, sapevamo che cosa era necessario per andare oltre qualsiasi altro veicolo del genere. Volevamo che i conducenti amassero utilizzarlo e i clienti provassero piacere quando lo vedono arrivare nel loro quartiere e si accosta accanto alla loro casa. Abbiamo combinato la tecnologia di Rivian con la nostra conoscenza sulla logistica e sulla consegna, e il risultato è ciò che potete vedere: il futuro della dell’ultimo miglio».

    Amazon Rivian
    L’industria è in ritardo

    Rachey crede che il nuovo veicolo fisserà nuovi riferimenti e aspettative per le caratteristiche dei mezzi elettrici destinati alle consegne. Il manager dunque, senza puntare il dito, dice un cosa chiara: l’industria dell’automobile non è capace di ascoltare i propri clienti, di comprendere e soddisfare fino in fondo le loro esigenze.

    Il manager dunque, senza puntare il dito, dice un cosa chiara: l’industria dell’automobile non è capace di ascoltare i propri clienti, di comprendere e soddisfare fino in fondo le loro esigenze

    Centomila entro il 2030

    Amazon avrà 10mila di questi furgoni su strada entro il 2022 e 100mila per il 2030. Ci saranno altri due modelli. Amazon aggiungerà 10mila veicoli elettrici per le sue consegne in India entro il 2025. Saranno 1.800 entro quest’anno per l’UE dove, insieme a New York, sono già utilizzate biciclette cargo elettriche.

    Amazon Rivian
    Alexa è il minimo

    Amazon e Rivian non hanno diramato le caratteristiche tecniche del mezzo che non ha ancora un nome. Si sa invece che avrà sistemi avanzati di guida assistita, l’integrazione con Alexa per la telematica di bordo, il sistema di visione perimetrica a 360 gradi. Per migliorare la visibilità, il parabrezza è particolarmente ampio.

    I particolari che contano

    Il veicolo è stato studiato far entrare ed uscire il conducente con facilità e rendere il più veloce e fluido possibile il flusso del lavoro. La portiera del lato guida è rinforzata e c’è una porta comunicante tra abitacolo e vano di carico. La visibilità delle luci di stop è stata molto curata per un mezzo che dovrà compiere in sicurezza migliaia e migliaia di soste lungo le strade cittadine.

    Il veicolo è stato studiato far entrare ed uscire il conducente con facilità e rendere il più veloce e fluido possibile il flusso del lavoro

    Amazon Rivian
    Il dove non è un dettaglio

    Nessuna notizia sullo stabilimento dove avverrà la produzione. Probabile che sia l’ex Mitsubishi di Normal, in Illinois, acquisito nel 2017 anche grazie a fondi statali. Rivian ha, tra i suoi investitori la stessa Amazon (700 milioni) e anche Sumitomo (650 milioni di dollari) e Ford (500 milioni) che, verosimilmente, non si limiterà all’incasso, ma a dare supporto industriale a Rivian per i numeri previsti.

    Rivian ha, tra i suoi investitori la stessa Amazon (700 milioni) e anche Sumitomo (650 milioni di dollari) e Ford (500 milioni) che, verosimilmente, non si limiterà all’incasso, ma a dare supporto industriale a Rivian per i numeri previsti

    Investitori e partner

    Dearborn sta sviluppando con la start up di Livonia il suo F-150 elettrico, ma evidentemente anche altro. Uno dei trend del futuro è infatti l’industrializzazione di mezzi altamente personalizzati, componibili direttamente dal cliente. Il nuovo mezzo di Amazon sembra un ottimo progetto pilota per un costruttore come Ford tra i leader mondiale per i mezzi commerciali.

    Uno dei trend del futuro è infatti l’industrializzazione di mezzi altamente personalizzati, componibili direttamente dal cliente. Il nuovo mezzo di Amazon sembra un ottimo progetto pilota per un costruttore come Ford

    Leggi l’articolo sul Ford F-150 elettrico

    Le case si stanno attrezzando

    Anche Hyundai ha un progetto simile con la start up Arrival. L’obiettivo è costruire una nuova generazione di PBV (Purpose Built Vehicle)  su una piattaforma a skateoboard. Il gruppo coreano sperimenterà il nuovo sistema produttivo su una linea pilota realizzata all’interno del nuovo Mobility Global Innovation Center a Singapore.

    Leggi l’articolo sul Mobility Global Innovation Center a Singapore di Hyundai

    Leggi l’articolo sull’accordo di Hyundai con Arrival

    Arrival
    Il precedente di Ford

    Arrival ha già un accordo di sperimentazione con UPS e Royal Mai. Ford ha già gestito un ordine espresso per Deutsche Post DHL Group e Otosan per produrre lo StreetScooter Work XL, commerciale elettrico derivato dal Transit con volume di carico di 20 metri cubi, motore da 90 kW e batteria da 76 kWh per un’autonomia di 200 km.

    Leggi l’articolo sui piani di elettrificazione di Ford per l’Europa

    Il mondo si rovescia

    Il dato fondamentale è che un’azienda di servizi ha, per la prima volta, il potere di fare l’hardware che le serve per la propria mobilità e operatività senza chiedere il permesso (o quasi) ad un costruttore specializzato. Un domani potrebbero fare lo stesso giganti come Uber, le aziende di autonoleggio, cooperative di taxi, grandi municipalità o altri giganti delle new economy capaci di raccogliere enormi capitali ed essere, allo stesso tempo, finanziatori e clienti. L’industria automotive deve dunque compiere una riflessione su questo punto e darsi una mossa.

    Il dato fondamentale è che un’azienda di servizi ha, per la prima volta, il potere di fare l’hardware che le serve per la propria mobilità e operatività senza chiedere il permesso (o quasi) ad un costruttore specializzato

    Carbon neutral nel 2040

    Da parte sua, Amazon ha un piano, chiamato The Climate Pledge, nel quale ha investito 2 miliardi di dollari, per essere carbon neutral entro il 2040. Gli altri obiettivi sono il 100% di energia rinnovabile entro il 2025 e 91 progetti per produrre 7,6 milioni di MWh. Solo 100 milioni dono stati destinati a progetti di deforestazione mentre dal 2015 gli imballaggi sono stati ridotti in peso del 33%: si parla di 880mila tonnellate di materiale, l’equivalente di 1,5 miliardi di scatole.

  • Studio Ericsson, pendolari pronti per la guida autonoma ma non la aspettano dalle case auto

    I pendolari di tutto il mondo sono pronti per la guida autonoma e pensano che possa arrivare molto presto.

    Il rapporto Ericsson Consumerlab 2020 sul pendolarismo mostra infatti molto chiaramente della aspettative elevate nelle principali città del pianeta nei confronti dell’auto a guida autonoma e della mobilità condivisa.

    Chi tutti i giorni viaggia tra casa e lavoro per decine di chilometri e spende molto tempo a bordo di mezzi di trasporto personali o collettivi, pensa che entro 5-10 anni i veicoli capaci di muoversi senza conducente saranno una realtà.

    I risultati del rapporto Ericsson riportano alla ribalta un tema passato in secondo piano negli ultimi mesi. Il bacino di utilizzo dei veicoli senza conducente è enorme e ci sono molti clienti in tutto il mondo pronti a salire a bordo.

    Pandemia e pendolari

    L’epidemia planetaria di Coronavirus ha ridotto ai minimi termini il pendolarismo in tutto il mondo.

    L’80% dei pendolari sa bene, però, di dover tornare al lungo tragitto quotidiano tra casa e lavoro al termine dell’emergenza e delle relative restrizioni.

    Ma soltanto il 25% vuole riprendere la quotidianità del tragitto con le stesse modalità di prima.

    Lo studio Ericsson in 16 metropoli

    Lo studio del Consumerlab della Ericsson ha elaborato le risposte a dei questionari online di 16.000 persone con età tra i 15 e i 69 anni.

    Si tratta di persone che vivono e si spostano quotidianamente in 16 grandi città del mondo (Bangkok, Berlino, Delhi, Dubai, Giacarta, Londra, Los Angeles, New York, Parigi, San Paolo, Seul, Shanghai, Singapore, Stoccolma, Sydney e Tokyo) ritenute rappresentative di 130 milioni di utenti di smartphone a livello globale.

    Guida autonoma livello 5

    Qualità del viaggio

    La possibilità di godere a pieno del tempo trascorso lungo il tragitto è indicata come priorità assoluta dai pendolari.

    Più importante anche della stessa durata del viaggio.

    Gran parte degli intervistati viaggia per più di 45 minuti al giorno, eppure – secondo lo studio Ericsson – un pendolare su quattro sarebbe disposto ad aumentare il suo tempo di spostamento di oltre 20 minuti per avere un viaggio di maggiore qualità.

    Il miglioramento della qualità del viaggio è ritenuto funzione della possibilità di svolgere altri compiti e dedicarsi ad interessi personali grazie a una solida connettività.

    pendolari guida autonoma

    Savvy commuters

    I Savvy Commuters – così vengono detti i pendolari più esperti e soddisfatti – sono quelli caratterizzati da una maggiore esperienza digitale.

    Il viaggio dei savvy commuters ha come protagonista lo smartphone (il 65% di loro lo usa sempre, contro il 47% degli altri intervistati).

    Di fondamentale importanza è quindi la connessione internet veloce: l’83% ha copertura 4G o 5G per la gran parte del viaggio, a differenza del 68% degli intervistati meno soddisfatti.

    Veicolo guida autonoma

    Guida autonoma e mobilità condivisa

    L’auto a guida autonoma è il grande oggetto del desiderio, capace di migliorare in modo decisivo la qualità del viaggio.

    La mobilità condivisa è ritenuta inoltre una soluzione facilmente accessibile grazie alla connessione e il 27% dei pendolari crede che sarà utilizzata da un’ampia percentuale della popolazione.

    Ben 3 intervistati su 5 individuano nelle auto a guida autonoma la vera rivoluzione dell’esperienza di trasporto nei prossimi 10 anni.

    Poca fiducia nelle case auto

    Il 35% del campione vede però nuove aziende di mobilità come protagonisti del futuro mercato del trasporto condiviso e autonomo e mette al secondo posto i giganti della tecnologia.

    Ford prototipo guida autonoma

    Le case auto tradizionali sono posizionate soltanto in terza posizione. Questo campanello d’allarme nella percezione dei futuri clienti è un segnale che i marchi tradizionali devono valutare con attenzione.

    Robotaxi

    Il 13% dei pendolari desidera possedere personalmente un’auto capace di marciare senza conducente e il 15% si aspetta invece di utilizzare dei robotaxi capaci di trasportare passeggeri senza alcun conducente a bordo.

    Waymo One app robotaxi

    Il rapporto Ericsson evidenzia l’importanza di quanto sta succedendo a Chandler, in Arizona, dove la Waymo – società di Google che si occupa di mobilità su veicoli a guida autonoma – ha ripreso ad offrire il servizio dopo sette mesi di stop dovuti all’emergenza Covid.

    E la ripresa coincide con un’evoluzione che in molti credevano impossibile, visto che a bordo non c’è più il guidatore d’emergenza.

    Clicca qui e leggi: Waymo avvia il primo robotaxi veramente senza conducente a bordo.