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  • Rolls-Royce, l’elettrico arriverà, anzi c’è già stato

    Anche i ricchi si elettrificano. E Rolls-Royce lo farà senza compromessi, ovvero senza passare da ibridi vari e andando dritto verso l’elettrico. Parola di Torsten Müller-Ötvös, il CEO della casa di Goodwood che ha indicato in “entro il decennio” il lasso temporale entro il quale questo avverrà.

    Torsten Müller-Ötvös
    Dieci anni sono troppi

    Molti hanno dunque scritto “entro il 2030”, ma le dichiarazioni rese ad Automotive News fanno capire che la prima Rolls-Royce ad emissioni zero arriverà prima. Potrebbe infatti rimpiazzare la Wraith o la Dawn, prossime alla fine del loro ciclo di vita, e utilizzerà la stessa piattaforma in alluminio della Ghost.

    Rolls-Royce 102EX
    L’elettrico sì, ma per altre ragioni

    I clienti Rolls non chiedono un’elettrica, ma non vogliono neppure rimanere fuori dai centri cittadini. E figuriamoci se possono accettare l’idea di vedere se stessi o il proprio autista armeggiare con i cavi. Il marchio britannico starebbe pensando invece ad un braccio robotico per la ricarica.

    Né spina e cavo, nè piastre a induzione. Il marchio britannico starebbe pensando ad un braccio robotico per la ricarica

    Rolls-Royce 102EX
    Induzione alla carica, anzi no

    Una soluzione avanzata, che contraddice quanto mostrato dalla 102EX, il primo concept elettrico di Rolls-Royce che era dotato di ricarica wireless con un’efficienza dichiarata del 90%. La BMW l’ha applicata sia alla i8 safety car di Formula e l’ha resa disponibile in listino per la Serie 5 plug-in in Germania.

    Leggi l’articolo sugli investimenti di BMW sulle batterie e sull’elettrico

    Rolls-Royce 103EX
    Dal V12 all’elettrico, senza l’ibrido

    Secondo Müller-Ötvös, il V12 di 6,75 litri rimarrà fino alla fine del decennio. E il 2030, con la maturità dell’elettrico potrebbe così segnare l’abbandono dei pistoni da parte della casa di Goodwood. Senza passare dalle mezze misure perché l’elettrico è silenzio e ricco di coppia dunque perfetto per una Rolls.

    Il V12 di 6,75 litri rimarrà fino alla fine del decennio. E il 2030, con la maturità dell’elettrico potrebbe così segnare l’abbandono dei pistoni da parte della casa di Goodwood

    Rolls-Royce V12
    Non esisteranno le mezze stagioni

    Ma perché non fare come la Bentley e altri marchi costosi passando per l’ibrido plug-in? Molto probabilmente per avere la massima silenziosità di marcia, senza i rumori parassiti che proverrebbero da una catena cinematica comunque complessa. O forse per mostrarsi ancora una volta senza compromessi.

    Leggi l’articolo sulla Bentley EXP100 elettrica

    Rolls-Royce Blue Mist Lawrence
    Il deserto, il passaggio e il passato

    E dunque che cosa ci sarà nel bel mezzo tra il V12 e l’elettrico? Non certo il deserto che nel pieno della Prima Guerra Mondiale un certo Thomas Edward Lawrence percorreva a bordo di una Silver Ghost. In nome di sua maestà, nel luglio del 1917 l’aveva confiscata alla sua concittadina britannica, Aileen Bellew che l’aveva ribattezzata Blue Mist.

    E dunque che cosa ci sarà nel bel mezzo tra il V12 e l’elettrico? Non certo il deserto che nel pieno della Prima Guerra Mondiale un certo Thomas Edward Lawrence percorreva a bordo di una Silver Ghost

    Rolls-Royce Blue Mist
    Lawrence d’Arabia e la Blue Mist

    Un nome dalle suggestioni londinesi per quello che la storia e la cinematografia ha consegnato al mondo con il nome di Lawrence d’Arabia. La targa Blue Mist aveva colore lapislazzulo, tuttavia il colonnello prese un’altra pietra preziosa per una delle sue frasi più celebri: «Avere una Rolls nel deserto vale più dei rubini».

    Rolls-Royce Blue Mist Lawrence
    Il colonnello e la sua ammiraglia

    Con lei entrò trionfale a Damasco e Akaba, con lei attraversò centinaia di miglia nella sabbia per anticipare e sabotare i convogli e i plotoni ottomani. Ironia della sorte, Lawrence trovò la morte non in guerra e neppure su una Rolls, ma nel 1935 in sella alla sua moto, una Brough Superior SS100.

    Ironia della sorte, Lawrence trovò la morte non in guerra e neppure su una Rolls, ma nel 1935 in sella alla sua moto, una Brough Superior SS100

    Thomas Edward Lawrence d'Arabia
    L’arte del retrofit

    Le Rolls-Royce elettriche in realtà già esiste, anche se non ufficiali. Sono le 30 tra Phantom V e Silver Cloud che Lunaz ha trasformato con un kit retrofit montandovi una batteria da 80 o 120 kWh, per un’autonomia di circa 500 km, e un motore elettrico al posto dello storico V8 di origine General Motors.

    Rolls-Royce Phantom V Lunaz
    L’elettro-vintage, una specialità britannica

    Lo specialista di Silverstone ha già fatto qualcosa di simile con una Bentley S2 Flying Spur e una Jaguar XK120. E non è certo il solo a compiere operazioni del genere. Lo hanno fatto anche i costruttori come Volkswagen con il Bulli, Aston Martin con la DB6 e la stessa Jaguar con la Type-E.

    Leggi l’articolo sull’Aston Martin DB6 elettrificata

    Rolls-Royce Phantom V Lunaz
    Il gioco del futuro passa per il passato

    Trattasi di un gioco da ricchi (da 500mila euro in su) che, visti i numeri in ballo, i costruttori si guardano davanti, ma anche indietro. Gli affari riguardano i pezzi da museo, che sono parte del mito, e il futuro dell’auto di lusso. Il tangibile (ovvero il denaro) e l’intangibile (l’allure del brand) non possono essere lasciati agli altri. Bisogna muoversi.

    Trattasi di un gioco da ricchi (da 500mila euro in su) che, visti i numeri in ballo, i costruttori si guardano davanti, ma anche indietro. (…) Il tangibile (ovvero il denaro) e l’intangibile (l’allure del brand) non possono essere lasciati agli altri. Bisogna muoversi

    Rolls-Royce 102EX
    Il primo indizio è la 102EX

    La questione era stata già messa sul tavolo della Rolls-Royce con la già citata 102EX, concept derivato dalla Phantom con due motori elettrici da 145 kW e 400 Nm l’uno posteriori. La batteria agli ioni di litio NCM (Nickel-Cobalto-Manganese) da 71 kWh era montata al posto del V12, aveva una densità di 230 Wh/kg.

    Rolls-Royce 102EX
    Sotto lo Spirito dell’Estasi

    Pesava 640 kg e la struttura prevedeva 96 celle a sacchetto ripartite in 5 moduli differenti: da 38, 36 e altre 3 da 10, 8 e 4 celle. Tre i caricatori da 3 kW separati per la ricarica con o senza cavo e un’autonomia di 200 km, dunque un consumo meno di 30 kWh/100 km. La Rolls-Royce 102EX raggiungeva 160 km/h e chiudeva lo 0-100 in meno di 8 secondi.

    Rolls-Royce 102EX
    La visione dei fondatori

    Le cronache dicono che i fondatori Charles Rolls, Henry Royce e Claude Johnson lambirono il mondo dell’auto elettrica. Accadde lo stesso per molti costruttori. Henry Royce nel 1890 era un ingegnere elettrico. A lui si deve il brevetto dell’attacco a baionetta per le lampadine e progettò anche motori elettrici.

    I fondatori Charles Rolls, Henry Royce e Claude Johnson lambirono il mondo dell’auto elettrica. Accadde lo stesso per molti costruttori

    Rolls-Royce Vision Next
    La mobilità elettrica del XIX secolo

    Due di questi furono utilizzata un cliente di Royce, Pritchett e Gold, con base a Feltham, nel Middlesex che costruiva accumulatori, per un’auto a 2 posti. Charles Rolls negoziò la vendita di una carrozza chiusa mossa da un motore elettrico con un concessionario a Londra, in Conduit Street.

    Rolls-Royce-103EX-Vision-Next-100
    Il trattino tra le parole Rolls e Royce

    Quest’auto faceva parte del City and Suburban Electric Car Project, un’iniziativa portata avanti da Paris Singer e Claude Johnson. Quest’ultimo lasciò la società proprio per seguire la Rolls-Royce passando alla storia come “il trattino” del nome, ovvero il terzo artefice del costruttore britannico, l’invisibile.

    Rolls-Royce 103EX
    Era già tutto chiaro

    Charles Rolls era comunque un estimatore della mobilità elettrica. Sull’Automobile Journal, commentando le doti di una Columbia (costruttore americano di auto elettriche di inizio ‘900), infatti scrisse:

    [Le auto elettriche] non fanno rumore e sono assolutamente pulite. Non ci sono odori o vibrazioni e dovrebbero diventare molto utili per la città quando potranno essere montate stazioni di ricarica fisse. Ma per la campagna non posso anticipare che saranno molto utilizzabili, almeno per molti degli anni a venire

    Rolls-Royce 103EX
    L’insegnamento è già una visione

    Analisi praticamente perfetta, che consegna già idealmente una parte della visione che Rolls-Royce può fare propria per il futuro, neppure troppo lontano. A simboleggiarla c’è la Vision Next 100, poi ribattezzata 103EX che nel 2019 è tornata a Goodwood dopo aver presenziato ad eventi in tutto il mondo per 4 anni.

    Analisi praticamente perfetta, che consegna già idealmente una parte della visione che Rolls-Royce può fare propria per il futuro, neppure troppo lontano

    Rolls-Royce 103EX
    Più Rolls di qualsiasi altra

    La 103EX è la rappresentazione dell’auto elettrica da parte di Rolls-Royce: fedele nelle proporzioni agli stilemi classici, forse più dei modelli contemporanei, ma con soluzioni di design e tecnologiche degne del nostro tempo, come l’autista sostituito dalla guida autonoma. E la silenziosità assoluta sognata dai fondatori.

    Rolls-Royce 103EX
    Il lusso, l’elettrico e la società

    Sarà un altro mondo, un altro lusso, un altro modo di dichiarare il proprio status.  Un mondo dove l’accettabilità sociale sta già passando attraverso il rispetto dell’ambiente, una responsabilità dalla quale non possono esimersi né i costruttori di auto di lusso, né coloro che possono comprarsele.

    Spirit of Ecstasys
  • Hyundai, la mini auto elettrica con due motori è da urlo

    La casa coreana Hyundai svela la mini auto elettrica che non t’aspetti.

    L’automobilina elettrica per bambini basata sul design della concept Hyundai 45 presentata al salone di Francoforte IAA 2019, infatti, arriva prima della versione grande destinata agli adulti.

    Senza nome

    La piccola auto è ancora senza nome ma ha un carattere forte e immediatamente riconoscibile.

    Il centro stile della Hyundai ha sfruttato in modo eccellente il design dei fari anteriori del prototipo Hyundai 45 e ne ha replicato tagli, angoli e colpo d’occhio d’insieme.

    Mini auto elettrica Hyundai

    Piace a grandi e piccini

    Il risultato è una mini auto elettrica Hyundai che molti adulti vorrebbero possedere. E magari anche poter guidare.

    La colorazione azzurra è detta Performance Blue e la mini auto elettrica presenta anche visibili dettagli in arancione.

    Monoposto con due motori elettrici

    La mini auto è mossa da due motori elettrici capaci di farle raggiugere la velocità massima – tutt’altro che minimale – di ben 7 km/h.

    La versione svelata ha un solo sedile centrale destinato al fortunato baby pilota.

    Dimensioni mini auto elettrica Hyundai

    Ecosostenibile in tutto

    La piccola Hyundai senza nome elettrica è completamente realizzata in legno.

    L’ecosostenibilità mira quindi ad essere totale, grazie alla minimizzazione dei componenti in plastica e metallo.

    Video della costruzione

    Tecnologia emozionale

    Non è stata comunicata l’autonomia di marcia con una ricarica completa della batteria.

    La Hyundai ha però un asso nella manica, visto che comunica di ritenere che la risata del conducente sia capace di alimentarla attraverso un’inedita tecnologia: la Emotion Adaptive Vehicle Control (EAVC).

    Hyundai 45 e mini auto elettrica

    Altre novità in arrivo

    Tra mistero e realtà, l’affermazione fa prevedere novità in arrivo per i prossimi mesi relativamente alla piccola auto elettrica.

    Insieme al nome, la Hyundai probabilmente presenterà un vero e proprio ecosistema per la mobilità elettrica e divertente dei più piccoli.

  • Volvo XC90 Plug-in Hybrid, la mia prova su strada

    La Volvo XC90 Plug-in Hybrid T8 Recharge è un’auto che mantiene le promesse.

    Prestazioni, consumi e comportamento in elettrico sono proprio come te li aspetti. Non è una cosa da poco in un mondo dell’auto che – complice l’elettrificazione – ha molte occasioni per mescolare le carte nei confronti degli appassionati.

    Volvo XC90 plug-in hybrid nera muso primo piano

    Modalità Pure, in città soltanto in elettrico

    Per chi vuole acquistare o utilizzare un’auto così, grande e grossa eppure con la possibilità di marciare soltanto in elettrico, secondo me il dato cruciale è la capacità reale su strada di viaggiare in elettrico.

    Ricarico l’auto in garage durante la notte e al mattino, quando decido di uscire, dal selettore centrale a rotella scelgo la modalità Pure – cioè quella che chiede all’auto di muoversi con la sola energia proveniente dalle batterie.

    La parola chiave è Recharge, nel nome dell’auto e per chi la sceglie.

    Non ha senso scegliere un’auto ibrida Plug-in se non si ha la possibilità di ricaricarla quotidianamente a casa, nel proprio garage o presso il proprio posto auto condominiale.

    Oppure, al massimo, attaccandola a una colonnina molto comoda da raggiungere dalla propria abitazione o dal posto di lavoro. Colonnina che deve anche essere libera quando se ne ha bisogno…

    Volvo XC90 T8 recharge scrittaa

    Io la possibilità di ricaricare in garage ce l’ho, sono quindi il potenziale cliente tipo di questo tipo di auto.

    40 chilometri di autonomia elettrica con una ricarica

    L’indicatore nella strumentazione, una volta completata la ricarica, indica 40 chilometri di autonomia considerando il mio profilo di utilizzo recente per effettuare il calcolo dei consumi stimati.

    Quedro strumenti Volvo XC90 Plug-in hybrid

    Mi butto ne traffico di Roma e l’auto riesce a viaggiare sempre in elettrico. Le mie accelerazioni sono piuttosto decise alla ripartenza ai semafori, la massa della Volvo XC90 Plug-in Hybrid è imponente, eppure il funzionamento elettrico non viene mai interrotto.

    Volvo XC90 plug-in hybrid traffico Roma

    Ho un impegno a 18 chilometri di distanza dal punto di partenza e il traffico è molto intenso.

    Oltre le aspettative

    Conoscendo il comportamento della trazione elettrica in condizioni di intenso traffico e in presenza di auto con massa decisamente importante, la mia aspettativa è di non farcela ad andare e tornare in solo elettrico.

    Invece vado e torno, per un totale di 38 chilometri deviazioni per intenso traffico comprese, senza accendere il motore a benzina.

    Promessa mantenuta, quindi. La Volvo XC90 Plug-in Hybrid T8 Recharge permette spostamenti importanti, anche in una città molto estesa e molto trafficata come Roma, senza emettere un filo di fumo dal tubo di scappamento.

    Volvo XC90 plug-in hybrid nera

    Modalità Hybrid, in autostrada coi due motori

    Il viaggio autostradale è da sempre il terreno sul quale la tecnologia ibrida – più o meno elettrificata – viene particolarmente criticata.

    Devo dire schiettamente che coloro che criticano le auto ibride in queste condizioni di funzionamento, non ne sanno un granché.

    L’assunto è chiaro. Se si marcia a velocità costante i due motori non servono, il peso delle batterie è soltanto un fardello e i consumi crescono a dismisura.

    Peccato che in autostrada in Italia non si viaggi affatto a velocità costante. È un susseguirsi di frenate e accelerazioni. Per non parlare delle salite e delle discese – anche queste ignorate dal popolo dei critici poco informati.

    Il risultato nella teoria ben svolta, come nella mia prova su strada della Volvo XC90 Plug-in Hybrid, è che ci guadagnano sia le prestazioni, sia i consumi.

    Volvo XC90 plug-in hybrid muso autogrill

    Le prestazioni, perchè il motore elettrico consegna al piede del guidatore un’accelerazione istantanea. I consumi, perchè l’aiuto elettrico consente al motore a combustione interna di salire di regime nel modo migliore e l’energia recuperata in frenata rappresenta una dote altrimenti non disponibile.

    Clicca qui e guarda il mio VIDEO con consigli pratici a bordo di una Plug-in Hybrid.

    Occhio alla velocità

    Ne viene fuori una guida decisamente piacevole ed economica anche rispetto al Diesel se ci si mantiene alle andature consentite, cioè senza superare i 130 km/h di velocità.

    Perchè questa è la grande barriera spartiacque tra chi può avere il meglio da un’auto ibrida anche in autostrada e chi non ha nessuna possibilità di riuscirci. La velocità alla quale si viaggia è tutto. Non deve essere particolarmente modesta ma deve mantenersi al di sotto dei limiti.

    Tutt’altro che scontato, purtroppo, da quello che vedo sulle strade quando guido.

    Volvo XC90 Sarni autostrada

    Sintesi finale

    La mia sintesi finale è semplice. Non ha alcun senso acquistare un’auto non elettrificata se del modello che ci piace sono disponibili versioni con doppia motorizzazione.

    L’arrivo dell’elettrico a bordo della Volvo XC90 Plug-in Hybrid Recharge T8 porta soltanto vantaggi.

    In città – se si può ricaricare regolarmente – si viaggia soltanto in elettrico per spostamento di 30-40 chilometri anche in condizioni non favorevoli di percorso e di traffico.

    In autostrada la modalità Hybrid consente un livello di prestazioni di grande confort per chi è a bordo ed eccellente piacere di guida per chi si trova al volante.

    Certo, il prezzo è superiore a 80.000 euro. Ma – per chi può spendere quelle cifre – la differenza rispetto alle versioni mono-motorizzate di qualche migliaio di euro non dovrebbe essere insormontabile.

    Clicca qui e leggi Auto ibrida plug-in sotto accusa per consumi ed emissioni.

    Volvo XC90 volante e strumenti

  • Mattia Barbarossa, il ragazzo che vuole lanciare satelliti grazie alla propulsione elettrica.

    Mattia Barbarossa è uno studente universitario di Fisica con la passione per lo spazio e l’esplorazione. CEO, CTO e Fondatore della startup aerospaziale Sidereus Space Dynamics è il più giovane imprenditore del settore aerospaziale nel mondo.

    Toyota Unbreakable

    Ho scoperto la sua storia bellissima grazie al progetto Unbreakable della Toyota.

    Logo Unbreakable

    Tra le storie impossibili che si possono ammirare sul sito The Unbreakable della Toyota c’è quella di questo ragazzo napoletano.

    Mattia Barbarossa non ha soltanto un sogno, come ne hanno tanti tutti i ragazzi. Mattia ha la voglia e la capacità di lavorare per avverarlo ed è questo che trovo entusiasmante.

    Mattia Barbarossa video Toyota

    Talento precoce

    A 13 anni tiene la sua prima conferenza, a 15 anni partecipa a una competizione organizzata dalla NASA.

    A soli 18 anni fonda la start-up innovativa nel settore aerospaziale Sidereus Space Dynamics. Mattia Barbarossa è il più giovane imprenditore del mondo a puntare sullo spazio. Lo fa credendo fortemente nella crescita della Space Economy.

    Con la sua azienda punta a sviluppare sistemi di trasporto e tecnologie spaziali per lo spazio profondo, quello che va dalla Luna in sù.

    Lanciatore Sidereus e capsula

    Lo spazio per Mattia non è soltanto un’area di ricerca ma il mezzo per far nascere un’economia che sfrutti per usi terrestri le conquiste e le tecnologie astronautiche.

    Premi internazionali

    Con il suo team ha vinto nel 2017 la competizione internazionale Lab2Moon, sviluppando un esperimento per misurare le capacità radio schermanti delle biomasse sulla Luna.

    Nel 2018 ha vinto la competizione internazionale ESA Space Exploration Masters Astrosat Huntsville dell’agenzia spaziale Europea, aggiudicandosi un’esperienza presso l’Università dell’Alabama e finanziamenti per la sua azienda.

    Mattia Barbarossa medaglia Nasa

    Il suo obiettivo è quello di contribuire all’esplorazione dello spazio profondo e spera di poterlo fare con le sue iniziative, è un fan di David Bowie e – ovviamente – di Star Trek.

    Concept elettrico

    Luce solare, corrente elettrica e acqua come propellente: basta questo secondo Mattia Barbarossa per rivoluzionare il lancio dei satelliti e rendere lo spazio parte della vita quotidiana.

    Il concept dell’ ELSE (Electric Launching System Explorer) ha l’obiettivo dichiarato di dar vita a un veicolo di lancio riutilizzabile.

    Il veicolo deve essere capace di inserire un carico utile di piccola taglia in vLEO, LEO e GTO sulla scia di quelle che sono indicate come parole chiave della sua azienda: green, sicuro ed economico.

    ELSE Concept lanciatore elettrico

    A tale scopo è stato progettato un velivolo capace di sopperire a tutta l’energia necessaria per la messa in orbita attraverso un sistema propulsivo interamente elettrico a energia solare.

    Diluizione dell’energia erogata

    Questo è possibile grazie a un’oculata diluizione dell’energia erogata dal motore durante l’ascensione su intervalli di tempo dell’ordine di settimane e da un efficiente sistema di energy storage.

    Il concept, in base alle informazioni rese disponibili dal team della Sidereus, è caratterizzato da una geometria innovativa sperimentale che potrebbe permettere un viaggio interorbitale in sicurezza in diversi regimi di volo – supersonico compreso – e prevede un atterraggio in planata.

    Mattia Barbarossa e team Sidereus
  • Fiat 500 elettrica 3+1, la versione con porta posteriore completa la gamma

    Con la Fiat 500 3+1 la gamma dell’elettrica più attesa in Italia acquista la terza versione e arriva alla sua formazione completa.

    Gamma Fiat 500 elettrica

    La terza 500 elettrica

    Dopo berlina e cabriolet, l’inedita Fiat 500 3+1 arriva ad osare ciò che in molti speravano.

    Arriva infatti la terza portiera laterale, che permette l’accesso diretto al divano posteriore sul lato destro.

    Fiat 500 elettrica 3+ e gamma

    Non si tratta di un varco enorme, ma l’apertura della piccola portiera posteriore in verso contrario rispetto alla porta anteriore fa sì che si apra uno spazio estremamente fruibile e di grande effetto.

    Apertura ad abbraccio

    A porte aperte, la Fiat 500 elettrica 3+1 si presenta a chi la osserva in una sorta di abbraccio che la rende veramente simpatica.

    Fiat 500 elettrica 3+1 notte dinamica

    La sicurezza è preservata, anche in presenza di un’apertura contraria rispetto alla direzione principale di marcia dell’auto.

    L’azionamento della porta di dietro è definito “condizionato”. La portiera posteriore, infatti, si apre soltanto dopo aver aperto l’accesso anteriore.

    Fiat 500 elettrica 3+ ricarica

    Scompare il montante laterale

    Il montante laterale scompare – per rendere il tutto più scenografico – e viene integrato nella portiera.

  • Hummer EV, a volte ritornano. Mostruosamente elettrici

    L’attesa è finita. Ecco l’Hummer EV che rende reale l’impossibile: trasformare il simbolo dell’arroganza e dell’assenza di sensibilità ambientale in un mezzo ad emissioni zero. L’Hummer torna solo con carrozzeria pick-up e spiazza anche le concorrenti. È infatti il primo a mettere il piede nel nuovo segmento dei supertruck elettrici dove stanno per accomodarsi Tesla Hypertruck, Rivian R1-T e Ford F-150 elettrico.

    Leggi l’articolo sull’auto americana elettrica ed iconica

    Hummer EV, a volte ritornano. Mostruosamente elettrici
    Factory ZERO e piattaforma Ultium

    L’Hummer EV porta al debutto la piattaforma Ultium, sviluppata insieme a LG Chem, con batterie a struttura biplana (due file di celle) ed è la prima auto che uscirà dallo storico stabilimento di Hamtramck. General Motors vi ha investito 2,2 miliardi di dollari facendone il simbolo della sua metamorfosi tecnologica e denominandolo “Factory ZERO”.

    Leggi l’articolo sulla strategia di General Motors sull’elettricicazione

    Leggi l’articolo dell’accordo tra GM e Honda per l’auto elettrica in Nordamerica

    Factory ZERO Hamtramck
    Un palazzo con lo scatto da supersportiva

    Da record i dati tecnici. L’Hummer EV ha 3 motori capaci di erogare oltre 1.000 cv e la stratosferica coppia di 15.592 Nm per uno 0-100 km/h in circa 3 secondi. L’impianto elettrico di bordo è a 800 Volt e accoglie la ricarica da 350 kW, nuovo limite di potenza per il rifornimento di auto elettriche, in grado di sfruttare al massimo le colonnine ultrafast di pari potenza.

    Hummer EV
    Ricarica fino a 350 kW e 800 Volt

    Le sospensioni pneumatiche a controllo elettronico hanno un’escursione di 325 mm e permettono di sollevare l’assetto di 150 mm con una profondità di guado di oltre 800 mm e di superare uno scalino di 472 mm. Novità assoluta è il cosiddetto CrabWalk (letteralmente: passo del granchio), un sistema che permette di girare tutte e 4 le ruote di 10 gradi nella stessa direzione.

    Hummer EV
    Sotto ha la corazza e 18 telecamere

    Il fondo vettura è letteralmente corazzato con una barriera in acciaio che ripara la batteria, le parti meccaniche e le sospensioni. Per avere un perfetto controllo della situazione, c’è anche un sistema di visione sotto vettura dotato di ben 18 telecamere che trasmettono le immagini sul grande schermo da 14,3 pollici al centro della plancia.

    Hummer EV
    Guida e sorpassa senza mani

    Il sistema a 4 ruote sterzanti migliora la manovrabilità, l’assetto si abbassa in velocità di 50 mm per diminuire la resistenza aerodinamica. All’avanguardia i sistemi di assistenza alla guida che permettono la guida senza mani in autostrada e di compiere automaticamente le manovre di sorpasso. Il tetto in plexiglass è scomponibile e riponibile sotto il cofano anteriore.

    Hummer EV
    La carica dei 100mila (dollari)

    L’Hummer EV parte da 99.995 dollari e arriva a 112.595 dollari per la Edition 1 caratterizzata dal design massiccio e squadrato e dalle tinte rame per gli interni. Gli ordini sono aperti e arriverà nei concessionari tra un anno, ma non si sa se sarà disponibile anche in Europa. Nel 2024 ci sarà anche la versione a 2 motori e trazione posteriore da 79.995 dollari.

    Hummer EV
    Dal fallimento alla rinascita

    L’Hummer EV sarà commercializzato con il marchio GMC, attivo solo in Nordamerica e specializzato in suv e truck. Era stato fermato nel 2009 con il fallimento pilotato di General Motors e messo in vendita. Per l’acquisto del marchio si era fatta avanti la Sichuan Tengzhong Heavy Industrial Machinery Company, ma il ministero dell’industria cinese mise il veto.

    Hummer H1
    Un martello nel deserto del Golfo

    Hummer in inglese vuol dire martello e deve il suo nome a HMMV (High Mobility Multipurpose Wheeled Vehicle), denominazione di un veicolo sviluppato per l’esercito americano dalla AM General all’inizio degli anni ‘80 e deformato nel linguaggio colloquiale in “Humvee” e poi in Hummer. Il primo derivato “civile” fu l’H1 ai i quali seguirono l’H2 e H3, sviluppati da GM che aveva acquisito la AM American nel 1999.

    Hummer EV
    Da anatroccolo a cigno con il bacio dell’elettrico

    L’Hummer deve il suo successo alla sua indubitabile americanità, alla visibilità che ebbe durante la Guerra del Golf nel 1991 e nel fatto che divenne uno status symbol presso molte star dello spettacolo. Il primo fu Arnold Schwarzenegger e il sui H1 era un pick-up, proprio come il nuovo Hummer EV. Il brutto anatroccolo, quello brutto, sporco e cattivo è diventato il candido cigno di General Motors.

    Hummer EV
  • Smog in città, cercasi pretesto per fermare le auto – il ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Smog in città. Facciamo una scommessa? Tra qualche giorno, al limite tra qualche settimana, non appena le temperature saranno meno miti e il freddo si farà sentire, ritornerà l’allarme smog nelle grandi città.

    Imputato automobile

    E la responsabilità sarà, come sempre, delle auto. È un copione già scritto, una facile profezia.

    inquinamento divieto auto diesel

    Ma quest’anno le cose si complicano non poco: gli interventi di “urbanistica” tattica in mentropoli come Milano stanno paralizzando la mobilità autoveicolare, come era voluto e cercato.

    Totem bicicletta

    L’obiettivo era sempre il solito: fermare le odiate auto, ostacolare pure gli scooter e favorire la totemica ciclabilità e l’uso dell’eco-feticcio del momento: il monopattino elettrico.

    Totem bicicletta

    Peccato che in tempi di pandemia, l’automobile privata sia il mezzo più viralmente sicuro per sé e per gli altri.

    Clicca qui e leggi l’articolo Ruggito Coronavirus, la soluzione è l’automobile.

    Sogno tecnologico

    E invece no! Anziché prevedere, anche con soluzioni tecnologiche di facile implementazione, uno snellimento dei flussi di traffico, si è deciso di stravolgere la viabilità.

    E neppure sono stati adeguati i mezzi pubblici, che sono, senza se e senza, ma un veicolo di contagio in virtù degli assembramenti che si producono a bordo e nelle stazioni.

    Smog per tutti

    E questo prossimamente, con le giornate più fredde e uggiose, non potrà che peggiorare anche perché la minoranza che si muove a pedali, diventerà ancora più ristretta.

    blocco circolazione

    Più auto bloccate (anche nelle zone a 30 km/h) e più smog e polveri che si aggiungeranno a quello prodotti dai riscaldamenti.

    Clicca qui e leggi l’articolo Ruggito Dalla mobilità all’immobilità, tutti contro l’auto e basta.

    E a questo punto, probabilmente qualcuno ritirerà fuori la “correlazione” tra polveri sottili e diffusione del Coronavirus e scatterà un blocco della circolazione, anzi un coprifuoco giustificato dall’emergenza sanitaria e che qualcuno definirà anche come “inziativa simbolica”.

    Si accettano scommesse.

  • Volvo, dall’invenzione delle cinture ad oggi la sicurezza al primo posto

    Dici Volvo e subito ti viene in mente la parola sicurezza. Il marchio svedese lega infatti in maniera inscindibile il suo nome ad una serie di tecnologie volte a potenziare il livello di protezione non soltanto dei passeggeri ma anche degli altri utenti della strada, dai pedoni, a motociclisti e ciclisti. 

    Le ultime innovazioni degli esperti Volvo Cars, in termini di sicurezza, sono orientate allo sviluppo della tecnologia usata per assistere chi guida, riducendo così il livello di distrazione che è al primo posto tra le cause di incidenti stradali. 

    Smartphone e touch screen

    L’aumento dell’uso degli smartphone e dei touch screen a bordo delle auto ha dato avvio a un dibattito sempre più ampio sui pericoli della distrazione quando si è al volante. 

    La ricerca sulla sicurezza e nell’ambito delle scienze comportamentali condotta dalla stessa Casa automobilistica suggerisce che la tecnologia moderna a bordo dell’auto, se utilizzata correttamente, può ridurre attivamente la distrazione, aumentare la sicurezza stradale e aiutare le persone a migliorare lo stile di guida e il livello di concentrazione quando al volante. 

    ‘È facile pensare che i telefoni e gli schermi siano l’unica piaga che affligge i guidatori moderni, quando è la vita nel suo complesso a distrarre le persone – ha dichiarato Malin Ekholm, responsabile del Centro Sicurezza di Volvo Cars.

    Sappiamo che le persone non si distraggono di proposito, eppure succede. Può capitare di essere in ritardo a prendere i figli all’asilo e di essere quindi un po’ in tensione. Oppure di mettersi al volante dopo una brutta giornata di lavoro. Tutto questo si ripercuote sul modo in cui si guida’.

    Controllo vocale

    Volvo Cars utilizza la tecnologia attivamente per contrastare i pericoli legati alla distrazione e costruire automobili che possono definirsi fra le più sicure in circolazione. Ad esempio, i suoi sistemi di sicurezza attiva con frenata automatica e assistenza allo controllo dello sterzo sono progettati per essere pronti a intervenire nel caso in cui il conducente perda la concentrazione o si distragga per una frazione di secondo.

    Plancia touch screen

    All’interno dell’abitacolo della nuova XC40 Recharge, un controllo vocale avanzato, disponibile sul nuovo sistema di infotainment Android di Volvo Cars, permette al conducente di regolare la temperatura, impostare una destinazione, riprodurre la musica e i podcast preferiti o telefonare alla mamma il giorno del suo compleanno, il tutto tenendo le mani sul volante.

     ‘’Poter impostare a voce le funzionalità principali della propria Volvo consente di tenere le mani sul volante e gli occhi sulla strada –  ha aggiunto Malin Ekholm – . I sistemi di sicurezza attiva, come le funzioni City Safety, Run-off Road Mitigation e Oncoming Lane Mitigation con assistenza al controllo dello sterzo, possono essere paragonati a un paio di occhi in più che vegliano su chi è a bordo’’. 

    Monitoraggio del conducente

    Volvo Cars ritiene che la distrazione possa essere ridotta anche attraverso telecamere a bordo vettura e altri sensori che monitorano il conducente. Queste tecnologie consentono infatti all’auto di intervenire autonomamente nel caso in cui un conducente chiaramente distratto (o in stato di ebbrezza) non risponda ai segnali di avvertimento e rischi un grave incidente potenzialmente mortale. Tale intervento potrebbe comportare la limitazione della velocità dell’auto, una segnalazione al servizio di assistenza Volvo on Call e, in ultima istanza, il rallentamento attivo e il parcheggio in sicurezza dell’auto. Volvo Cars ha in programma di avviare l’introduzione di queste telecamere sulla prossima generazione della sua piattaforma scalabile per veicoli SPA2.

    Sessant’anni fa l’invenzione delle cinture di sicurezza

    Lo scorso anno, in materia di sicurezza, Volvo ha ricevuto un riconoscimento da Dekra per il proprio contributo alla Sicurezza stradale in virtù dell’invenzione delle cinture di sicurezza, che  proprio nel 2019 hanno compiuto 60 anni di vita

    Crisci Volvo premio sicurezza

    ‘’Non posso che essere orgoglioso di ricevere questo premio e di lavorare per un brand come Volvo – ha commentato Michele Crisci, Presidente Volvo Car Italia ricevendo il premio -. Non solo Volvo ha inventato un dispositivo decisivo ai fini della salvaguardia della vita di chi viaggia in auto; lo ha anche reso disponibile a tutti i costruttori, contribuendo così di fatto a salvare tantissime vite umane sulle strade di tutto il mondo, a bordo di auto di ogni marca. Questa è Volvo e questo è il modo in cui noi intendiamo la sicurezza: condivisa, per il bene di tutti’’.

    Realizzata da Volvo Cars nel 1959 grazie al lavoro dell’ingegnere Nils Bohlin, si stima che la cintura di sicurezza a tre punti abbia salvato oltre un milione di vite umane in tutto il mondo grazie alla decisione della Casa di condividere l’invenzione nell’interesse di un miglioramento delle condizioni di sicurezza del traffico. Da allora, Volvo Cars ha continuato a dare la precedenza al progresso sociale rispetto al semplice vantaggio finanziario mettendo in evidenza la questione fondamentale dell’ineguaglianza nello sviluppo dei sistemi di sicurezza per le auto.

    La rivoluzione dei tre punti di ancoraggio

    Era il 13 agosto 1959 quando veniva consegnata la prima automobile al mondo dotata di serie delle cinture di sicurezza a tre punti di ancoraggio – una Volvo PV544 – presso il concessionario Volvo nella cittadina svedese di Kristianstad. Nei successivi 60 anni, la cintura di sicurezza a tre punti di ancoraggio si è dimostrata il principale equipaggiamento singolo di sicurezza di un’automobile e appresenta l’innovazione più significativa in tema di sicurezza dei 130 anni di storia dell’auto.

    Ha salvato ben più di un milione di vite umane, anche in virtù di un’attivazione efficace, con un semplice movimento della mano. Fu verso la fine degli anni ’50 grazie all’ingegnere Volvo Nils Bohlin, che la cintura di sicurezza si è evoluta approdando al suo design attuale. Prima di quel modello esistevano diversi tipi di cintura di sicurezza e fin dagli anni ’30 i medici statunitensi hanno cominciato a fare pressione affinché le automobili fossero dotate di cinture di sicurezza.

    La cintura addominale a due punti di ancoraggio

    La cintura addominale a due punti era la soluzione più comune, ma esistevano anche diverse varianti della cintura di sicurezza a tre punti.

    Il problema era che non proteggevano a sufficienza i viaggiatori, specialmente alle alte velocità.

    L’ex ingegnere aeronautico Nils Bohlin – che prima di essere assunto presso Volvo aveva lavorato, tra l’altro, allo sviluppo di sedili eiettabili – comprese ben presto le forze generate durante una collisione. 

    La cintura ideale doveva assorbire le forze nella zona giusta, attraverso il bacino e il torace, dove il corpo umano è più robusto. Allo stesso tempo, doveva essere facile da utilizzare e regolare.

    Volvo sicurezza

    Disegno a V con la punta in basso

    Le particolarità del design di Nils Bohlin erano date dal fatto che il sistema era composto da una cintura addominale e da una cintura toracica diagonale, che le fasce erano ancorate in un punto situato in basso accanto al sedile, che la geometria della cintura assomigliava ad una “V” con la punta rivolta verso il pavimento e che la cintura restava in posizione e non si muoveva anche sotto carico. Gli stessi identici principi valgono ancora oggi.

    I primi modelli

    Sul mercato del Nord Europa, la Volvo PV544 e la Volvo Amazon furono le prime automobili a presentare questa innovazione.

    Brevetto aperto e la sicurezza è per tutti

    Volvo è stato quindi il primo costruttore automobilistico ad equipaggiare le sue vetture con le cinture di sicurezza a tre punti come dispositivo di serie. L’invenzione venne brevettata con quello che è noto come brevetto aperto, ossia chiunque volesse poteva ottenere la concessione del libero utilizzo del design.

    A quel punto era stato compiuto un passo da giganti verso una maggiore sicurezza, ma ci sarebbero voluti ancora alcuni anni prima che i consumatori e l’industria automobilistica comprendessero la validità della soluzione.

    Oggi è uno standard mondiale

    Oggi le auto in tutto il mondo sono equipaggiate con la cintura di sicurezza a tre punti.

    La moderna cintura di sicurezza è la colonna portante del sistema di sicurezza interno dell’automobile, integrata da altri dispositivi come gli airbag, i pretensionatori e i limitatori di forza.

    La cintura si posiziona correttamente durante un impatto – il pretensionatore tende la fascia che poggia sul torace, quindi si allenta proprio al momento giusto, così che il corpo venga trattenuto il più delicatamente possibile. Tutto ciò in pochi millesimi di secondo.

  • Honda Jazz, l’ibrido è di serie

    Tutta un’altra musica. Facile fare dell’ironia su un’auto che si chiama Jazz. Una volta si faceva sul nome Honda. Ma è tale la reputazione conquistata dalla casa giapponese in tutti i campi che da tempo nessuno osa canzonare un nome che fa quasi 20 milioni di moto e 5 milioni di automobili all’anno. A questi vanno aggiunti 5,7 milioni dei cosiddetti “power product” (gruppi elettrogeni, tosaerba e altro ancora).

    Honda Jazz Hybrid
    Una potenza da 30 milioni di motori

    Honda è il numero 1 al mondo per il numero di motori prodotti (quasi 30 milioni), compresi i jet da aereo. Una potenza tecnologica che adotta tutti i sistemi di elettrificazione, anche ibrido plug-in e idrogeno (anche se non in Italia). E di tanto in tanto, riesce persino a spezzare il dominio Mercedes in Formula 1, senza contare gli innumerevoli successi nelle competizioni motociclistiche.

    Honda Jazz Hybrid
    Una world car, nel resto del mondo

    E poi ci sono i numeri della Jazz. Una vera world car da 8 milioni di esemplari venduti dal 2001, ma che in Europa non ha mai trovato un successo adeguato. La quarta generazione diventa ibrida al 100%. E ibrida “full”, dunque senza i compromessi di tante concorrenti e a confronto diretto con Toyota Yaris e Renault Clio.

    Leggi l’articolo di presentazione della Honda Jazz

    Leggi l’articolo con il confronto tra Toyota Yaris Hybrid, Renault Clio E-Tech e Honda Jazz

    Honda Jazz Hybrid
    È stata già ibrida e anche elettrica

    Da rimarcare che, in realtà, una Jazz ibrida è già esistita con la seconda generazione nel 2011 anche per la terza. Nel primo caso il sistema era l’IMA (Integrated Motor Assist) della Insight con un 1,3 litri a benzina e un motore elettrico da 10 kW inserito nel cambio CVT. Nel secondo aveva un 1.5 da 122 cv e un elettrico da 22 kW inserito in cambio DCT a doppia frizione a 7 rapporti per 137 cv in totale. È esistita anche una Jazz elettrica, ma venduta tra il 2013 e il 2015 solo con il nome Fit con cui è presente in Giappone e USA. Aveva un motore da 92 kW, batteria da 20 kWh e autonomia di 122 km.  Tutte queste versioni elettrificate non sono mai arrivate in Italia.

    La nuova Jazz Hybrid è disponibile anche in variante Crosstar, con look offroad e assetto rialzato di 30 mm. È un’auto prevalentemente cittadina che, viste le sue caratteristiche va analizzata principalmente per questi aspetti:

    Stile

    Abitabilità e capacità di carico

    Plancia e materiali

    Connettività

    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    Visibilità e maneggevolezza

    Il sistema ibrido

    La guida

    Consumi ed autonomia

    Le prestazioni

    I prezzi

    Honda Jazz Hybrid
    Stile

    La Jazz conferma la sua impostazione a metà tra la berlina 2 volumi e la monovolume. Gli elementi fondamentali sono l’altezza di 1,53 metri, a fronte di una lunghezza di 4 metri e 4 centimetri, e la parte anteriore. Il muso infatti è corto, molto raccordato con il parabrezza inclinato e ci sono anche i deflettori con doppio montante. L’insieme è molto pulito, banale per alcuni, minimale e tecnologico per altri.

    Honda Jazz Hybrid
    Abitabilità e capacità di carico

    Sono da sempre i punti forti della Jazz. Nessuna auto di questa classe offre di più. C’è quantità, ma anche qualità. Grazie alle portiere, molto leggere, e che si aprono quasi ad angolo retto, si entra e si esce in modo molto agevole. E poi ci sono i famosi “magic seats”. Il divanetto posteriore ha al di sotto spazio utile vuoto e può essere sollevato così da poter infilare anche oggetti alti e sottili. Lo schienale del passeggero anteriore è abbattibile così che si possono trasportare anche oggetti molto lunghi.

    Honda Jazz Hybrid

    Magico anche il sistema di abbattimento che, simultaneamente, abbassa anche le sedute per ricavare una superficie di carico continua. Rispetto alla precedente, la nuova Jazz ha perso qualcosa in capacità (da 354-1.317 a 304-1.216 litri) e c’è un gradino, dall’andamento graduale. È il prezzo da pagare per far posto alla batteria agli ioni di litio mentre il serbatoio della benzina da 40 litri è al centro della vettura, sotto i sedili anteriori, una caratteristica unica di Honda, anche per altri modelli.

    Honda Jazz Hybrid
    Plancia e materiali

    I materiali sono raffinati e la plancia, interamente digitale, ha uno stile molto hi-tech. Tutti i comandi sono a portata di mano e retroilluminati, compresi quelli sul volante. Manca però un pulsante per rispondere al telefono e chiudere. Ci sono molti vani e cassetti e persino i portabicchieri ai lati. Raffinata la combinazione bicolore chiaro-scuro e funzionale quella tra tessuto (seduta) e pelle per i sedili.

    Honda Jazz Hybrid
    Connettività

    Il sistema è veloce ed intuitivo. Lo schermo da 9” è ben illuminato, ma a volte soffre di qualche riflesso. Ha Android Auto e Carplay, quest’ultimo wireless, una caratteristica che facilita le cose anche se la ricarica è a cavo. Si aggiorna over-the air, la però procedura necessita di un’unità di memoria USB da inserire in una delle quattro prese presenti. Due sono per i sedili posteriori. L’assistente vocale è ad intelligenza artificiale e c’è l’hotspot per il wi-fi. L’app permette di impostare da remoto la destinazione e di rilevare gli eventuali spostamenti della vettura con il geofencing.

    Honda Jazz Hybrid
    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    La Jazz è la prima auto della sua classe con airbag centrale, sistemato sul fianco interno del sedile del guidatore per proteggere meglio in caso di urto laterale. In tutto si sono ben 10 airbag, compresi quello per le ginocchia e i due laterali posteriori. I dispositivi di assistenza permettono una guida autonoma di livello 2 e, nonostante abbiano come occhio solo una telecamera e nessun radar, funzionano in modo davvero egregio. Ci sono anche l’ACC con stop&go che si legge automaticamente il limite. I sistemi si possono attivare e regolare singolarmente su display o disinserire con solo tasto.

    Honda Jazz Hybrid
    Visibilità e maneggevolezza

    La forma della carrozzeria e la posizione di guida creano le premesse migliori per avere una visibilità davvero encomiabile. I montanti anteriori sono spessi solo 55 mm e il parabrezza è praticamente piatto. Questo migliora la percezione della strada e facilità il lavoro dei tergicristalli in caso di pioggia. Molto contenuto il raggio di sterzata e funzionale la combinazione acustico-visiva fornita dai sensori di parcheggio anteriori e posteriori. Per legge, c’è il sound artificiale esterno stile “navicella spaziale” fino a 30 km/h.

    Honda Jazz Hybrid
    Il sistema ibrido

    Il sistema di propulsione segue lo stesso schema di quello della CR-V ed è un ibrido serie-parallelo, ma molto più il primo del secondo. Per stessa amissione degli uomini Honda, è ispirato a quello della Mitsubishi Outlander. Fino a 30 km/h il solo motore di trazione è quello elettrico da 80 kW e 253 Nm, collegato alle ruote attraverso un rapporto fisso ed è coassiale al generatore da 70 kW all’interno della trasmissione.

    Honda Jazz Hybrid

    In questa fase, il 4 cilindri 1.5 a ciclo Atkinson da 98 cv entra in azione solo per ricaricare o per supportare una richiesta di potenza superiore ai 35 kW erogata dalla batteria. L’accumulatore agli ioni di litio da 0,86 kWh è posizionato tra lo schienale posteriore e il vano bagagli ed è raffreddato ad aria attraverso una presa d’aria interna all’abitacolo. Tra 30 e 80 km/h una frizione miscela la forza del motore termico con l’elettrico.

    Honda Jazz Hybrid

    In questa fascia, la Jazz marcia a volte con il solo motore ad elettroni come ibrido in serie, a volte come parallelo. Sopra i 90 km/h il 4 cilindri diventa l’unica unità motrice a velocità costante. Il motore elettrico interviene se serve ulteriore spinta in accelerazione, ripresa oppure in salita o a pieno carico. Tale apporto bilancia la mancanza di un cambio di velocità vero e proprio. L’1,5 litri ha un’efficienza del 40,5%.

    Honda Jazz Hybrid
    La guida

    La natura del sistema di propulsione dà alla Jazz una guida molto elettrica. Dunque fluidità estrema e ottima spinta allo spunto. Il 4 cilindri è molto silenzioso nella fascia di funzionamento misto e nella guida normale, diventa un po’ ruvido quando si chiedono le massime prestazioni. A velocità costante, si può marciare in solo elettrico anche oltre i 100 km/h e veleggiare.

    Honda Jazz Hybrid

    Non essendoci normalmente alcun collegamento meccanico diretto tra acceleratore e i motori, non è possibile innescare il veleggiamento come su altri sistemi. Bisogna dunque affidarsi in toto alla centralina che gestisce il funzionamento del sistema ibrido. L’unica modalità di guida alternativa a quella normale è la Econ. Con la leva della trasmissione in B, il recupero dell’energia si intensifica.

    Honda Jazz Hybrid

    La strumentazione indica come si muovono i flussi, ma non fa capire quanta energia si sta recuperando per rallentare la vettura con il pedale e quanta invece si sta disperdendo attraverso i dischi dei freni. Gli alberini fanno capire quanto si è stati virtuosi con il piede destro. Preciso e piacevole lo sterzo a rapporto variabile, buono il comfort sospensivo e anche la tenuta di strada nonostante il leggero rollio.

    Honda Jazz Hybrid
    Consumi

    I dati ufficiali parlano di 3,8 litri/100 km e 82 g/km di CO2 nel ciclo NEDC, di 4,5 litri/100 km e 102 g/km in quello WLT. Nei fatti si va dai 4 ai 6 litri/100 km, a seconda delle situazione di guida. La condizione migliore è ovviamente quella cittadina, poi l’extraurbano e infine l’autostrada che non rappresenta la destinazione per elezione della Jazz. L’autonomia media indicata dal computer di bordo si attesta intorno agli 850 km.

    Honda Jazz Hybrid
    Le prestazioni

    La giapponese raggiunge 175 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 9,4 secondi. Affondando l’acceleratore, il sistema simula i passaggi di marcia, in realtà è tutta finzione perché solo è il motore elettrico a spingere le ruote. Appoggiando invece il piede con garbo, si parte morbidamente e si guadagna velocità in modo costante. È così che si ottiene il meglio dalla Jazz, in tutti i sensi.

    Honda Jazz Hybrid
    I prezzi

    Si parte da 22.500 euro con tre allestimenti: dal Comfort all’Executive passando per il mediano Elegance. Quest’ultimo la soglia per la variante Crosstar che, a parità di dotazione, costa 1.500 euro in più. Ci sono 1.750 euro di incentivo con rottamazione e 1.000 senza a cui si sommano gli sconti dal concessionario.

    Honda Jazz Hybrid
  • Bici elettrica, Arval lancia il noleggio a lungo termine

    La bici elettrica piace ma secondo gli Italiani costa troppo, nelle città non ha abbastanza percorsi dedicati e il rischio di furto è troppo alto.

    Così la Arval – società leader a livello mondiale nel noleggio a lungo termine delle automobili – decide di scendere in campo e lancia la sua prima formula di noleggio a lungo termine di e-bike.

    Un Italiano su due sceglierebbe la bici

    Secondo i risultati di un’indagine svolta dall’Arval Mobility Observatory insieme alla Nielsen su un campione rappresentativo della popolazione italiana, più di un intervistato su due dice che sceglierebbe la bici elettrica come suo mezzo di trasporto abituale.

    L’e-bike ha tutte le caratteristiche per diventare il nuovo oggetto dei desideri.

    Bici elettrica

    L’indagine rivela che la bicicletta elettrica attira attenzione principalmente per gli spostamenti casa-lavoro che, nel 75% dei casi, prevedono un tragitto di circa 15 chilometri. Un percorso che le bici con pedalata assistita permettono di affrontare in modo economico e confortevole.

    Fascino e-bike

    La bici elettrica assistita piace perchè:

    • rispetta l’ambiente (61% dei rispondenti);
    • permette di muoversi agilmente nel traffico (40%);
    • non richiede fatica (33%). 

    La formula di noleggio di biciclette elettriche lanciata dalla Arval prevede un canone mensile fisso per le e-bike e una serie di servizi inclusi.

    Manutenzione, assicurazione, cambio gomme

    Nel canone di noleggio previsto dalla Arval – come per la maggior parte delle offerte di noleggio a lungo termine di automobili – sono compresi la manutenzione ordinaria e straordinaria (da effettuare in una rete capillare di circa 400 centri distribuiti su tutto il territorio italiano), la copertura assicurativa furto e danni e il cambio pneumatici ogni 5.000 chilometri. 

    Mobilità e immobilità Milano

    Costo mensile del noleggio

    Sono previsti un contratto della durata di 24 mesi con un costo di 87 euro al mese e uno della durata di 12 mesi con un costo 113 euro

    Le bici elettriche

    L’offerta Arval precede due modelli di bici elettrica disponibili, che secondo l’azienda possiedono tutte le caratteristiche tecniche in grado di garantire la sicurezza degli utenti e l’efficacia del servizio:

    • Kalkhoff Endeavour 1.B Move Wasabigreen glossy TR;
    • Kalkhoff Endeavour 1.B Move Wasabigreen glossy WA
    Bici elettrica Bosch

    La strategia

    Alessia Pedersini, Marketing, Communications & CSR Director di Arval Italia afferma:

    Il noleggio delle biciclette elettriche rappresenta un’ulteriore trasformazione del nostro modello di business.

    il nuovo piano strategico Arval Beyond mira infatti a posizionare l’azienda da specialista del noleggio a lungo termine a leader nelle soluzioni di mobilità sostenibile.