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  • Los Angeles lancia il suo Green New Deal

    A Los Angeles lo hanno chiamato Green New Deal ed è il piano che il sindaco della metropoli californiana, Eric Garcetti, ha presentato con un documento di 77 pagine.

    LOs Angeles Green New Deal plan

    Il Los Angeles Green New Deal Plan racchiude la visione per governare le risorse del territorio, le infrastrutture, l’urbanistica, i servizi e la mobilità. Tutto questo contemperando le esigenze dell’ambiente e della salute degli “angelenos” creando nuove occupazione.

    Los Angeles è stata sempre una città di sognatori e piena di intraprendenza, un luogo che accoglie il domani a braccia aperte e vede ogni nuova sfida come una possibilità per assicurarsi un futuro più luminoso per i nostri figli

    Ha scritto Garcetti sul documento che elenca tutti gli obiettivi di medio, lungo e lunghissimo termine per la Città degli Angeli. Nello spirito di uno stato come la California che ha sempre fatto dell’innovazione e dell’attenzione all’ambiente due veri e propri fiori all’occhiello.

    Investimenti e obiettivi

    Per avere un’idea della portata di questo piano basti sapere che entro il 2022 saranno spesi ben 8 miliardi di dollari solo per ammodernare la rete elettrica, per renderla più efficiente e soprattutto intelligente.

    Pronta così a supportare un piano di sviluppo per la ricarica delle auto elettriche (10 mila nuovi punti di ricarica pubblici entro il 2022 e 25 mila entro il 2028). La produzione domestica di energia verde creerà 45mila posti di lavoro sui 400mila in totale previsti da qui fino al 2050.

    Questo grazie alle tecnologie “verdi” e investimenti di 2 miliardi di dollari entro il 2035. Los Angeles sarà alimentata al 100% da energie rinnovabili entro il 2045, per le acque si approvvigionerà per il 70% in loco e sarà in grado di raccogliere le acqua piovane che cadono su una superficie di oltre 600 km quadrati. Nel 2050 tutti gli edifici saranno ad impatto zero, nel 2025 per la produzione di energia sarà eliminato il carbone e nel 2029 saranno dismesse 3 centrali a gas.

    Il sistema di trasporto

    Il sistema di trasporto, pubblico e privato, sarà capace di creare nel suo complesso fino a 788mila posti di lavoro e saranno spesi 860 milioni di dollari per il trasporto pubblico che sarà strutturato in modo che sia disponibile per ciascun abitante a non più di 10 minuti a piedi.

    Altri obiettivi sono la riduzione della percorrenza media per persona del 45% entro il 2050 e di avere sulle strade 5 milioni di veicoli in meno accorciando del 15% i tempi di spostamento.

    Nel 2028 tutti i taxi e la flotta pubblica saranno elettrici mentre nel 2050 lei prevede che lo siano tutte le auto in circolazione passando per il 25% del 2025 e l’80% del 2035.

    Nel 2050 solo l’8,5% delle Emissioni del 2015

    Il tutto per avere nel 2050 emissioni di CO2 pari all’8,5% di quelle del 2015 con benefici enormi sulla salute dei cittadini valutabile, in termini di spesa per la comunità, in un risparmio di 16 miliardi di dollari.

    Il piano va controcorrente rispetto alla linea federale impostata dal presidente Donald Trump. Ma la California si è sempre sentita forte e orgogliosa delle proprie idee, precorrendo i tempi e alimentando il mito tutto americano della frontiera.

    Ma sono molte le grandi città americane che cominciano a fare degli obiettivi ambientali la loro strategia di sviluppo (Clicca qui e LEGGI articolo Chicago solo rinnovabili dal 2035 e solo bus elettrici dal 2040).

    E da noi?

    Numeri e cifre impressionanti, che appaiono purtroppo anche prospettive impensabili per i nostri governanti, tantomeno per le nostre municipalità.

    Certo, forse ad esse mancano gli strumenti legislativi e di governo per progettare certi scenari.

    Ma ciò che appare è che alla base ci sia anche un rifiuto da parte della politica di appropriarsi di tematiche a lungo termine. Che sono invece fondamentali per le comunità.

  • Cobat stimola l’economia circolare, sveglia Italia!

    Il Cobat stimola l’economia circolare e pensa già alle batterie delle automobili.

    L’economia circolare è una realtà e sta già orientando le scelte dell’industria.

    Il Rapporto Cobat 2018

    Lo dice il rapporto Cobat 2018, il consorzio che, nato nel 1988 per la raccolta delle batterie esauste, negli anni si è trasformato in una piattaforma multimateriale.

    Capace così di stimolare un nuovo tipo di economia diventando essa stessa una realtà industriale grazie ad un network che comprende oltre 70 punti di raccolta e 25 impianti di trattamento e riciclo.

    Il Rapporto Cobat 2018

    Il Cobat nel 2018 ha gestito 140mila tonnellate di prodotti di fine vita. Di queste, 116mila sono composte da pile al piombo esauste, 6mila da pile portatili, 2 mila da pneumatici (+2%) insieme ad Aci e quasi 19mila (+35%) in apparecchiature elettriche ed elettroniche.

    La ricerca

    Interessanti i risultati della ricerca “Scenari e strategie future di gestione dei rifiuti tecnologici” realizzata da Althesys.

    Il Ceo, Alessandro Marangoni, ha sottolineato come l’economia circolare modificherà non solo i prodotti, ma la loro commercializzazione, distribuzione ed utilizzo.

    I beni saranno sempre di più utilizzati e non acquistati e sempre più dematerializzati. Questo vuol dire che la loro accessibilità e diffusione crescente non sarà necessariamente un problema. E che la loro gestione a fine vita sarà più semplice. Poiché l’affidamento alle strutture preposte per il loro riciclo e recupero sarà affidata a chi “affitta” i beni, più che all’utilizzatore finale.

    Le Batterie delle auto elettriche

    Marangoni ha fatto riferimento alle batterie automotive, che pongono nuove questioni ed esigono nuove soluzioni.

    Per le soluzioni l’Italia sembra averne (Clicca qui e LEGGI l’articolo Riciclo Made in Italy per le batterie al litio), deve però essere realizzato adesso lo sviluppo industriale.

    Se diventasse davvero un filone industriale, il riciclo delle batterie al litio farebbe del nostro paese uno snodo strategico di un’economia che invece sta mettendo le basi lontano dall’Europa.

    Solo Volkswagen ha contratti di acquisizione per le celle agli ioni di litio per 48 miliardi di euro, Daimler per 23 miliardi, tutti con aziende cinesi, giapponesi e coreane. E la BMW ha annunciato una fornitura per 4,7 miliardi solo con CATL

  • Canada incentivi a tutto campo per l’auto Zero Emissioni

    Anche in Canada incentivi a tutto campo per l’auto a Zero Emissioni.

    Per la prima volta il paese ora ha un programma di incentivi per l’auto elettrica e ibrida plug-in. Per quanto infatti appaia incredibile, il grande paese nordamericano non aveva mai approntato a livello federale una legge specifica ed erano stati sempre i singoli stati e gli enti locali ad aiutare la diffusione delle auto alla spina.

    Il piano degli incentivi Federali: elettrico e idrogeno

    Questo piano ora esiste e prevede lo stanziamento di 300 milioni di dollari canadesi (pari a 200 milioni di euro) per 3 anni e un incentivo fino a 5.000 dollari per l’acquisto di auto ad emissioni zero, elettrica o a idrogeno. E 2.500 dollari per le auto ibride plug-in purché abbiano un prezzo di listino inferiore a 45mila dollari che sale a 55mila per i veicoli a 7 posti.

    Queste soglie salgono rispettivamente a 55mila e 60mila dollari in caso di allestimenti più ricchi.

    L’incentivo viene riconosciuto anche per le auto in leasing per un periodo di almeno 48 mesi e diminuiscono in modo proporzionale per piani di finanziamento di durata inferiore. Il ministero dei trasporti ha già pubblicato la liste dei veicoli che possono accedere al programma e ha già annunciato che sarà aggiornato in base alle novità di mercato.

    Gli incentivi sono disponibili dal I maggio per veicoli acquistati dal 23 marzo 2019 fino al I gennaio 2024 e vi potranno accedere anche le flotte degli enti provinciali o comunali. Con un limite però di 10 veicoli all’anno.Anche per i privati vi è il limite di un incentivo all’anno.

    Il piano prevede inoltre per i veicoli ad emissioni zero la deduzione al 100% del costo della vettura e la detrazione fino a 55mila dollari.

    Si sommano agli incentivi statali di Quebec e British Columbia

    I piani si sommano a quelli statali del Quebec (fino a 8mila dollari) e del British Columbia (fino a 6mila dollari).

    Un mercato dell’auto grande come quello italiano

    Il mercato dell’auto canadese ha chiuso il 2018 con 2 milioni di auto vendute (-1,9%) dei quali il 2,2% sono elettriche con un aumento del 125% rispetto al 2017 e un parco circolante di 93mila unità.

    Gli ambiziosi Obiettivi del governo

    Il governo lancia in Canada incentivi a tutto campo perchè prevede che le vendite dei veicoli elettrici possano raggiungere il 4-6% nel 2025 e il 5-10% nel 2030. Ma vuole spingere per raggiungere il 10% nel 2025, il 30% nel 2030 e il 100% nel 2040.

    Questo vuol dire avere un parco circolante ad emissioni zero di 825mila unità nel 2025, di 2,7 milioni nel 2030 e di 14 milioni nel 2040 pari rispettivamente al 3%, 10% e 48% del totale del parco circolante.

    Nel piano il governo canadese ha previsto altri 130 milioni per lo sviluppo in 5 anni della infrastruttura di ricarica pubblica (che si aggiunge a quello da 97 milioni già in corso per il periodo 2016-2022).

    Le stazioni di ricarica e di rifornimento a idrogeno

    Al momento in Canada vi sono 4.263 stazioni di ricarica (527 rapide). Oltre a sole stazioni di rifornimento ad idrogeno: una pubblica (Mississauga, Ontario) e una della Shell (Vancouver, British Columbia), ma il piano è di portarle a 6. Mentre la Petro Canada ha annunciato l’installazione di 50 stazioni di ricarica fino a 350 kW sugli oltre 8mila km della rete Trans-Canada Highway.

    Il governo ha inoltre previsto 5 milioni per incentivare le case automobilistiche a introdurre nei listini nuovi modelli a zero emissioni e 800 milioni del Fondo Strategico di Innovazione riservati all’industria e alla filiera.

    L’Attenzione alla filiera industriale

    Il Canada, come l’Italia, è un paese produttore ed esportatore di automobili.

    In Canada incentivi a tutto campo significano tenere giustamente conto del fatto che nel 2018 sono state prodotte qui oltre 2 milioni di automobili. Sono presenti ben 5 costruttori (FCA, Ford, General Motors, Honda e Toyota) serviti da circa 700 diversi fornitori, alcuni di livello mondiale come la Magna (40,8 miliardi di dollari di fatturato).

    Ci sono poi realtà di assoluto riferimento nel campo dell’elettrificazione come la Ballard, specialista nelle celle a combustibile. E il gruppo di lavoro ad Halifax di Jeffrey Dahn, uno dei massimi esperti mondiali delle batterie al litio. L’industria dell’automobile canadese sviluppa un fatturato di 19 miliardi di dollari dando lavoro a 125mila persone nell’industria e 400mila impiegati nelle reti di vendita e assistenza.

    Il quadro internazionale

    La Norvegia, nazione-simbolo per l’elettrificazione dell’auto (clicca qui e LEGGI articolo Perchè la Norvegia è il paradiso delle auto elettriche), è quindi sempre meno sola.

    Se la capitale Oslo (clicca qui e LEGGI articolo A Oslo entro quattro anni solo Taxi elettrici e ricarica wireless), insegue una mobilità su quattro ruote a Zero Emissioni, anche in America le municipalità si muovono decise.

    Come dimostrato da Los Angeles nella sua attenzione alla diffusione di camion a idrogeno (clicca qui e LEGGI articolo) e da Chicago con il suo programma per l’energia da fonti rinnovabili (clicca qui e LEGGI articolo)

  • L’approvvigionamento etico è la nuova frontiera

    L’approvvigionamento etico è la nuova frontiera decisiva per la reale sostenibilità di ogni settore industriale.

    Riguarda anche le materie prime necessarie alle nuove forme di mobilità e la responsabilità sociale dell’industria automobilistica.

    Decisiva la tecnologia Blockchain

    Il tema è già al centro dell’attenzione e Volkswagen ha annunciato di aver messo a punto un sistema basato sulla tecnologia blockchain per il controllo in tempo reale della trasparenza e della sostenibilità di tutta la catena di approvvigionamento.

    Con particolare riguardo ai minerali necessari alla costruzione delle batterie.

    Il sistema è basato sulla piattaforma IBM Blockchain e sull’Hyperledger Fabric di Linux Foundation, è stata realizzata secondo gli standard della OECD (Organization for Economic Co-operation and Development). Convalidata dall’RCS Global Group, la piattaforma è aperta a tutte le aziende, di qualsiasi dimensione, coinvolte nella catena del valore che riguarda il flusso dei materiali. Dai luoghi di estrazione fino alle loro applicazioni finali all’interno della vettura.

    Gli altri partner coinvolti in questa iniziativa sono la Ford Motor Company, la LG Chem e la Huayou Cobalt. Nel caso della LG Chem parliamo di uno dei fornitori principali delle celle agli ioni di litio, unità fondamentali delle batterie. Nel caso della Huayou parliamo di una compagnia cinese, una delle maggiori nel campo dell’estrazione del cobalto.

    La questione Cobalto

    Quest’ultimo è un elemento che pone diverse problematiche all’industria. Ha infatti un costo elevato, il suo riciclaggio è ancora parziale e richiede molta energia aumentando l’impronta di CO2 (clicca qui e LEGGI articolo su Riciclo Made in Italy per le batterie al litio), è necessario in quantità notevoli. Sulle Tesla il rapporto è di 9 kg per ogni kWh. Il cobalto è concentrato per il 66% in Congo e la metà va all’industria automobilistica.

    Elementi di rischio

    L’incognita economica: nel 2012 il prezzo era di 30 dollari al grammo è poi balzato ad oltre 90 dollari nel 2018 e ora si è attestato intorno ai 35 dollari.

    Lo scenario politico: che cosa succederebbe se la instabile democrazia della repubblica africana subisse scossoni? Qualcuno ha anche evocato parallelismi con i “blood diamond”, facendo riferimento alla guerra civile che si scatenò nella Sierra Leone quando vi furono scoperti grandi riserve di diamanti. E che fece 50mila morti tra il 1991 e il 2002.

    Fattore etico

    C’è poi un fattore etico: da più parti si denuncia infatti che in Congo siano utilizzati bambini per lavorare nelle miniere di cobalto, come certificato da un rapporto pubblicato nel 2016 da Amnesty International. Il rapporto è intitolato “This is what we die for” (https://www.amnestyusa.org/files/this_what_we_die_for_-_report.pdf).

    Il rapporto cita anche la Huayou, la Volkswagen, ma anche la Daimler, la BYD, la LG e altre grandi aziende di diversi settori che per i propri prodotti utilizzano batterie che contengono cobalto proveniente dal Congo.

    Serve chiarezza

    L’esigenza di fare chiarezza su questo punto è stata posta anche dalla London Metal Exchange che, proprio qualche giorno fa, ha annunciato che dal 2022 farà propri gli standard di tracciabilità della OECD.

    Così tutto quello che sarà scambiato e quotato all’interno della più grande borsa delle materie prime del mondo dovrà essere certificato sostenibile ed etico altrimenti sarà messo fuori dal listino.

    (Clicca qui LEGGI articolo con VIDEO su Emissioni auto e Ciclo di Vita)

  • Anche New York si elettrifica

    Anche New York si elettrifica. New York è la città che non dorme mai e vi si respira da sempre un’atmosfera elettrica.

    Da un po’ però questo è vero anche per la mobilità, anche se non in modo appariscente.

    un giro a Manhattan

    Questa non è la California, ma il parco auto che circola nel fitto reticolo ortogonale di strade numerate che si districa tra i grattacieli di Manhattan è una sorta di storia dell’elettrificazione.

    Il parco auto

    Dalle prime Toyota Prius, passando per i taxi Ford Escape fino ai bus elettrici – e l’obiettivo è che siano tutti così entro il 2040 – e alle nuovissime Tesla che nell’isola più verticale del mondo possono contare su alcuni supercharger e numerosissimi destination charging.

    Le stazioni di ricarica

    Poi ci sono centinaia di stazioni di ricarica nei parcheggi sotterranei, gli stessi utilizzati dalle compagnie di noleggio, dal car sharing e da chi arriva dalla terra ferma, principalmente per lavoro.

    Elettrificazione sotterranea

    L’elettrificazione è sotterranea anche per tutte le linee di metropolitana, anche quelle che passano sotto l’East River e l’Harlem River unendo tutte le anime di una metropoli che, pur avendo uno dei sistemi di trasporto pubblici migliori d’America esalta ancora la mobilità individuale e, tranne Central Park e qualche piazza provvista di panchine e verde pubblico, offre ancora relativamente poco ai pedoni.

    Clicca qui e LEGGI articolo sull’elettrificazione al Salone di New York 2019

    Ma quello che c’è è di qualità elevatissima e, in qualche modo, è legato all’elettrificazione, ma stavolta a quella del passato. Dove infatti passavano i treni che portavano la carne verso Lower Manhattan, oggi c’è la High Line, il percorso ricavato su una vecchia ferrovia sopraelevata che corre a pochi metri da un’impressionante successione di grattacieli alternate a case alte pochi piani, spesso con mattoni rossi a vista. Negli anni ’50 e ’60 questa ferrovia fu uccisa dal trasporto su gomma. Sono più vicini il fiume Hudson e il New Jersey che la Quinta Strada.

    Uscendo da NYC

    La situazione è ben diversa non appena si esce da New York City e si risale verso l’interno dove le colonnine sono spesso ubicate nei parcheggi degli shopping center o accanto alle aree di servizio dove la benzina ha prezzi inferiori anche dell’80% rispetto a quelli praticati a Manhattan. Sull’isola dove si superano quasi sempre i 5 dollari a gallone (pari a circa 1,2 euro al litro) a fronte di meno di 3 dollari (70 centesimi di euro) delle altre zone.

    prezzo delle ricariche

    E i prezzi delle ricariche? La forbice è ancora più ampia: si va da oltre un dollaro al kWh per la ricarica rapida in alcuni garage fino ad alcuni gratuiti, compresi nella tariffa di parcheggio, e ai 12 centesimi che si possono pagare fuori città dove la media è di 21 centesimi al kWh ed è in calo lento, ma costante.

    Clicca qui e LEGGI articolo sul grande progetto Electrify America

    Frutto di costi più bassi per l’energia e gli oneri di sistema, di standard estetici e tecnici più bassi, ma soprattutto della concorrenza. Anche su questo, l’America e la Grande Mela non dormono mai.

  • Greta Thunberg a Roma – Il punto è passare dal Come al Cosa

    L’iniziativa Fridays for future con Greta Thunberg a Roma arriva a un vero e proprio punto di svolta in Italia.

    Il grande fermento che si sta creando nel mondo con l’immagine di questa giovane svedese come icona, va ben oltre la protesta giovanile così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

    I ragazzi in piazza chiedono azioni veloci e concrete ai loro genitori che hanno sottovalutato per anni il rischio ambientale. Non è un’onda momentanea, né la rinascita di una vecchia lotta politica.

    Dal Come al Cosa

    Questa volta i ragazzi non chiedono di cambiare il COME fare le cose, caratteristica tipica di ogni idea politica.

    Qui si tratta del COSA mettere al centro delle politiche, qualunque esse siano.

    Questo è secondo me il senso del confronto generazionale che si sta avviando.

    Che si può sviluppare questa volta con una vera e propria ALLEANZA TRA GENERAZIONI, e non con uno scontro, diversamente dal passato.

    Perchè quello di cui si parla non è giusto soltanto dal punto di vista dei ragazzi. E’ giusto anche dal punto di vista dei genitori, se riescono a liberarsi di un numero finora esagerato di SE e di MA. Questa è la novità.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo con VIDEO sulla mia lettura di ciò che sta accadendo.

    Visto quello che stanno facendo, per favore:

    Non chiamiamoli ragazzini.

  • Salone dell’auto di New York l’elettrico sfida il (poco) caro benzina

    Anche al Salone dell’auto di New York l’elettrico è protagonista e sfida il (poco) caro benzina di questo periodo negli Usa.

    La grande mela e il suo salone dell’automobile

    Forse ci sono troppe cose a New York perché la città si ricordi che è anche sede della più antica manifestazione del genere in Nordamerica.

    Si è tenuta infatti per la prima volta nel 1900 e vi hanno fatto il loro debutto anche modelli fondamentali per la storia dell’automobile come la Ford Mustang che compie 55 anni e, da quando è diventata un modello globale, sta facendo sfracelli tanto che nel 2018 è stata, per il quarto anno consecutivo, l’auto sportiva più venduta al mondo.

    Fino al 1987 si è tenuto al New York Coliseum, sul Columbus Circle, ai margini di Central Park, mentre dal 1987 si svolge annualmente al Jacob Javits Center, un moderno complesso in acciaio e vetro che si trova a due passi dal fiume Hudson sull’11ma strada, tra le 34ma e 40ma. In strada si vedono sfrecciare taxi Ford Excape ibridi e Nissan NV200.

    I saloni americani, tradizionalmente, non sono ad alto tenore ambientalista: siamo nella terra in cui il 60% del mercato è dei truck e dove la benzina costa 2,54 dollari al gallone ovvero 60 centesimi di euro al litro.

    Ciononostante, la percentuale della auto ibride, ibride plug-in ed elettriche è in ascesa dopo un calo dal 2013 al 2016. Nel 2017 il mercato delle auto elettrificate è risalito oltre il 3% (3,2%) e nel 2018 c’è stato il raddoppio delle elettriche dallo 0,6% all’1,2%. Su un totale elettrificato del quale il 2,1% è ibrido e lo 0,7% è ibrido plug-in.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su auto plug-in e ibrida quale scegliere)

    Per il 2019 si prevede, per la prima volta, che le auto ad emissioni zero raggiungeranno l’1,8% (ovvero circa 300mila unità) pareggiando le ibride e le plug-in si assottiglieranno allo 0,6%.

    Incentivi e credito d’imposta per auto elettrifiche

    Sull’elettrico e sull’ibrido plug-in c’è un credito di imposta federale fino a 7.500 dollari. Nello stato di New York (dove ci sono già oltre 2mila colonnine), si può sommare un ulteriore incentivo di 2.000 dollari sul prezzo di acquisto.

    Il credito è variabile in base alla percorrenza ad emissioni zero e al prezzo. Si va dunque dai 500 dollari di una Porsche Cayenne o Panamera ibrida plug-in o di una Tesla S fino ai 2.000 dollari di una Nissan Leaf o una Volkswagen e-Golf passando per i 1.100 dollari di una Prius PHEV.

    Assai meno sensibili gli incentivi sull’utilizzo. Entrare a New York City con un’auto elettrica o ibrida plug-in costa solo il 10% in meno rispetto ai 9,62 dollari giornalieri previsti, ma non per i pendolari che già godono di sconti sugli abbonamenti.

    Novità elettrificate al salone di New York 2019

    Le novità elettrificate non mancano.

    Auto ibrida

    La Toyota crede nell’ibrido e lo ribadisce con l’Highlander, un SUV più grande del RAV4 che ne condivide la piattaforma e il sistema ibrido con motore a benzina 2,5 litri, ma potenziato fino a circa 250 cv.

    (Clicca qui e LEGGI articolo con VIDEO su Auto ibrida come funziona)

    Auto ibrida plug-in

    I grandi Suv, come la Ford Explorer e la Lincoln Aviator, optano per l’ibrido plug-in mentre tutti gli altri puntano all’elettrico.

    Auto elettrica

    La Mercedes EQC si presenta in Nordamerica con una versione speciale di lancio denominata 1886, l’anno di fondazione della Daimler-Benz. La Nissan Leaf sfoggia la nuova versione dotata di batteria da 62 kWh e motore da 160 kW.

    Molto interessante la Rivian, che punta ad essere la Tesla dei truck. La R1T è un pick-up, la R1S un Suv e tutte e due condividono la stessa architettura che prevede una trazione a 4 motori, uno per ogni ruota da 147 kW. Con batterie la cui capacità varia da 105 a 180 kWh con un’autonomia che arriva ad oltre 650 km. Oppure, come recita il pannello messo sull’espositore sistemato sullo stand al Javit Center, da San Francisco allo Yosemite Park e ritorno.

    Molto interessanti anche i concept coreani.

    La Kia HabaNiro concept è una ECEV, una Everything Car Electric Vehicle, dunque elettrica e con carrozzeria crossover lunga 4,43 metri, ma uno spettro di utilizzo più ampio, grazie al sistema di guida completamente autonoma di livello 5. Facile ipotizzare, visto il nome, che sarà la base della Kia Niro di prossima generazione.

    La Genesis Mint concept è invece edonismo urbano: una piccola coupé 2 posti ad emissioni zero. Si carica a 350 kW e ha un’autonomia di 320 km, ma non sarà lei la prima elettrica proposta con il marchio di lusso di Hyundai bensì il Suv GV80, presentato in forma di prototipo proprio a New York nel 2017.

  • Frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix 2019

    Ho raccolto in questo breve articolo i miei frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix 2019.

    La festa per famiglie attorno all’auto a zero emissioni

    Il primo riguarda la festa, che come spiego nel mio video A cosa serve la Formula E (clicca qui e guarda il VIDEO), è un elemento chiave del campionato per monoposto elettriche. Quest’anno prima della partenza hanno sottolineato l’importanza dell’evento le Frecce Tricolori.

    Un passaggio della nostra Pattuglia Acrobatica che ci ricorda anche come ci siano molti aspetti della vita attuale da portare alle Zero Emissioni ai quali non credo che dobbiamo rinunciare – come il volo aereo, appunto – ma che sono molto lontani dal poter trovare una soluzione. Oggi la sola soluzione possibile a breve termine per il trasporto aereo riguarda l’introduzione di biocombustibili, perlomeno in miscela e in percentuale crescente rispetto al combustibile fossile.

    Questo mentre inizia a svilupparsi anche un volo di corto raggio che guarda con interesse alla propulsione elettrica con batterie al litio (clicca qui LEGGI articolo su Boeing che sperimenta il volo elettrico).

    Passato e futuro a confronto

    Il secondo dei frammenti significativi del Formula E Roma E-Prix nella mia esperienza all’Eur riguarda un confronto impietoso tra passato (che è anche presente) e futuro. Il confronto è riassunto nelle monoposto elettriche che sfrecciano sibilanti davanti a un benzinaio che in quel momento appare come un elemento di archeologia, nonostante sia parte del nostro quotidiano.

    La velocità senza rombo mantiene il suo fascino

    Passando sul ponte che scavalca il circuito e porta alla zona podio, ecco che ai miei sensi arriva il brivido della velocità.

    Sotto i miei piedi passano le auto da corsa elettriche. Quelle che secondo molti non danno brividi perchè hanno perso il rombo e l’odore del vecchio fumo allo scarico. Viste da sopra per una frazione di secondo non sembrano per niente anonime. Anzi.

    Così non resisto e mi metto a filmare per quel poco consentito, perchè sul ponte non ci si può fermare per ragioni di sicurezza.

  • Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar

    Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar e l’Eur consegna a Mitch Evans la sua prima vittoria.

    Sette vincitori in sette gare

    Il campionato ha così il 7° vincitore in 7 gare che hanno visto altrettanti nomi diversi partire in pole position. Numeri che dimostrano all’istante il livello di competitività di questa stagione 5 di Formula E che nella Città Eterna non è riuscita ancora a trovare un dominatore, ma ha confermato la consistenza e la costanza dell’unico pilota che in questa stagione è riuscito ad andare sempre a punti.

    Mitch Evans prende la vittoria sfuggita l’anno scorso e scaccia la crisi

    Eppure Mitch Evans aveva rischiato di vincere già lo scorso anno proprio a Roma, ma la sua batteria è entrata in riserva proprio sul più bello rimandando di un anno l’appuntamento che stavolta non è stato mancato. Questa vittoria tuttavia è arrivata nel momento più difficile del team Panasonic Jaguar Racing dal debutto in Formula E nel 2016.

    Una crisi acuita anche da tensioni all’interno. Dopo l’E-Prix di Hong Kong, Nelson Piquet jr si era scagliato contro la vettura definendola più lenta di un secondo al giro rispetto alle migliori. Dopo Sanya era arrivata la risoluzione del contratto tra la squadra britannica e il primo pilota a vincere il campionato di Formula E – nonché figlio di quel Nelson Piquet capace di vincere 3 titoli di Formula 1 (1981, 1983 e 1987) – ma che nei 6 primi appuntamenti della stagione in corso aveva racimolato un solo punto, con 2 corse fuori dalla zona punti e 3 finite con un ritiro.

    Come nell’Auto dell’anno con la Jaguar I-Pace anche nel Formula E Roma e-Prix vince la Jaguar

    La vittoria è dunque un grande atto di orgoglio da parte di Jaguar, il costruttore che ha appena vinto il titolo di Auto dell’Anno 2019 proprio con il Suv elettrico Jaguar I-Pace (clicca qui LEGGI fotonotizia Jaguar I-Pace Auto dell’Anno) intorno al quale è stato costruito un campionato monomarca che si corre in parallelo con il calendario della Formula E.

    La gara

    La vittoria di Evans e della Jaguar non fanno una grinza perché il neozelandese è stato sempre tra i più veloci in qualifica, anzi aveva conquistato la Superpole quando negli ultimi minuti della sessione è arrivato Andrè Lotterer a strappargli la gioia della sua prima partenza al palo.

    Sono stati proprio Evans e il tedesco (3 volte vincitore alla 24 Ore di Le Mans) a contendersi la vittoria, ma è stato il pilota Jaguar ad avere la meglio grazie ad un sorpasso davvero ardito, ad una gestione strategica dell’energia e ad una scelta perfetta dei tempi di attivazione dell’attack mode.

    Tre buone notizie per l’auto elettrica dal Formula E Roma e-Prix 2019

    Tecnicamente ci sono tre elementi decisamente interessanti che segnalano il grande salto rispetto al passato.

    Il primo è cronometrico. Il miglior tempo realizzato durante le prove è stato di 1’29”370 contro l’1’35”467 delle scorso anno, un progresso enorme e molto più ampio di quello registrato su altri circuiti. I motivi di questa differenza sono due: il primo sono i miglioramenti nella messa punto della vetture a questo punto del campionato.

    Il secondo è la conformazione del tracciato capitolino con tratti particolarmente veloci che esaltano la maggiore potenza delle nuove monoposto.

    Il terzo dato è l’efficienza delle monoposto. I 45 minuti di gara sono scaduti un secondo prima che Evans passi il traguardo obbligando dunque tutti i concorrenti a compiere un giro in più, eppure nessuno si è ritirato per mancanza di energia.

    Le nuove monoposto insomma, dopo sole 7 gare, sono maturate parecchio e sembrano già andare oltre il semplice completamento della gara. Questo potrebbe permettere ai team e ai piloti di spingere di più sul piano delle prestazioni, per la gioia dei sempre più numerosi appassionati della Formula E.

    Ecco il VIDEO che spiega a cosa serva la Formula E e quali tecnologie possano arrivare sull’auto di serie grazie all’esasperazione agonistica delle gare.

     

  • Bernie Ecclestone sceglie la Formula E

    Se oggi avesse 50 anni in meno e potesse scegliere tra Formula 1 e Formula E, Bernie Ecclestone sceglierebbe la Formula E.

    Il dilemma e la sua soluzione sarebbero irrilevanti se a parlare non fosse Bernie Ecclestone, ovvero l’uomo che ha trasformato i motori in un grande spettacolo mediatico creando un impero che ha ceduto nel 2017 alla Liberty Media per la modica cifra di 8 miliardi di dollari.

    All’età di 88 anni, quello che la stampa inglese chiama “F1 Supremo” dice chiaramente che, se tornasse a 50 anni fa, prima che iniziasse a diventare l’uomo di affari che è diventato, con il cuore sceglierebbe la Formula 1, ma con la mente direbbe Formula E.

    bernie Ecclestone, Oggi sceglierei la Formula E

    È una forma diversa di intrattenimento, ma la Formula E inizierà a diventare molto, molto più grande e a migliorare, cose che tra l’altro stanno facendo comunque gradualmente.

    Ha dichiarato in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters aggiungendo

    La Formula 1 soffrirà per questo motivo, per la Formula E c’è maggiore di possibilità di una grande, grande espansione commerciale e più possibilità di cambiare le cose rispetto alla Formula 1

    Insomma, in tempi di malcontento diffuso verso l’establishment, l’uomo stesso che lo ha creato nel massimo sport motoristico, parla da “contestatore” dicendo che la Formula 1 è una realtà troppo statica e sempre meno attraente.

    formula Uno a Shanghai e Formula E a Roma

    L’intervista arriva alla vigilia di un fine settimana che vede disputare a Shanghai il Gran Premio di Formula Uno numero 1000 e in Italia l’E-Prix di Roma di Formula E.

    Per la Formula E si tratta del 52° e-Prix dal 2014, anno zero delle monoposto elettriche.

    Storicamente, il primo Grand Prix della storia del campionato mondiale di Formula 1 si tenne in Inghilterra, a Silverstone il 13 maggio del 1950. Di fronte a re Giorgio IV, alla regina Elisabetta e alla principessa Margaret.

    Allora furono tre Alfa Romeo 158 a tagliare per prime il traguardo con Andrea Farina, partito in pole position, a condurre il trenino completato da Luigi Fagioli e dal britannico Reg Parnell. E le Alfa Romeo in tasta sarebbero state 4 se Juan Manuel Fangio non si fosse ritirato per perdita d’olio, un guasto del quale le Formula E non possono soffrire.

    Anche in quell’occasione Ecclestone, che oggi sceglierebbe la Formula E, c’era. Il circuito di Silverstone era poco più che una strada ricavata intorno ad un aeroporto, il 19enne Bernie era un pilota e guidava una Formula 3 con motore da 500 cc di cilindrata.

    Oggi ha qualche dubbio che quello di Shanghai sia davvero la millesima gara di Formula 1 visto che nel computo sono comprese 11 edizioni della 500 Miglia di Indianapolis e corse effettuate con i regolamenti della Formula 2.

    A cosa serve la Formula E

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    La carriera di Ecclestone

    Bernie Ecclestone è stato iscritto a 2 Gran Premi di Formula 1 nel 1958 (Monaco e Gran Bretagna), ma senza mai partire.

    Molto più fruttuosa è stata la sua carriera come possessore del team Brabham e come manager grazie ai 2 titoli mondiali vinti da Nelson Piquet (1981 e 1983) durante la sua gestione.

    Il primo campione di Formula E è stato proprio Nelson Piquet jr., figlio omonimo del pilota del grande pilota di Formula 1.

    Oggi però, uno degli uomini più ricchi del Regno Unito, crede che il futuro delle corse sia elettrico. Ma non certo per ragioni tecniche o di mercato, ma di puro business perché – scontato a dirsi – sarà anche questo uno dei motori che spingeranno verso la mobilità ad emissioni zero.