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  • Indagine Ford, ecco come ci sta cambiando il Covid-19

    Indagine Ford a livello globale per capire come stiamo cambiando a causa della pandemia di Covid-19.

    Nei 14 paesi coinvolti, il 69% degli intervistati afferma di essere sopraffatto dai cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo.

    Alla domanda su quanto bene si siano adattati a questi cambiamenti durante la pandemia, il 53% dice che è stato più difficile del previsto, mentre il 47% pensa che sia stato più facile di quanto immaginasse.

    Giovani sotto pressione

    Le generazioni più giovani hanno accusato il colpo più di quelle anziane: il 63% dei Gen Zers dice che adattarsi è stato più faticoso, contro il 42% dei Boomers.

    Indagine Ford Covid modo sotto pressione

    Il Ford Trends Report 2021 esamina i modelli di cambiamento nel comportamento e negli atteggiamenti dei consumatori in tutto il mondo cercando di capire come questi possano influenzare il nostro mondo nel 2021 e oltre.

    Sette principali tendenze sono evidenziate nella relazione.

    Punti di pressione

    In tutto il mondo si manifesta in livello di ansia molto alto. Il timore di contrarre il COVID-19 e le preoccupazioni relative all’impatto della pandemia sulla vita sociale, il lavoro, la formazione sono elevati.

    Il 63% degli adulti nel mondo afferma di sentirsi più stressato di un anno fa.

    Ben 4 su 5 dicono che dovrebbero prendersi più cura del loro benessere emotivo.

    Profondamente consapevoli delle implicazioni della pandemia sulla salute mentale, le persone stanno trovando modi innovativi per affrontare la situazione e connettersi.

    Fuga dalla realtà

    Le demarcazioni tra lavoro e vita stanno scomparendo a causa dello smart working e della necessità du i una continua connessione.

    Indagine Ford Covid fuga dalla realtà

    La monotonia della pandemia è chiusa soprattutto dentro confini di casa, le persone sono quindi alla ricerca di modi per fuggire dalla realtà che le costringe dentro quattro mura.

    Molti vedono nei loro veicoli il mezzo di evasione.

    Più di 1 su 4 adulti a livello globale che possiedono un veicolo dicono di utilizzarlo per rilassarsi.

    Quasi 1 su 5 dice di utilizzare il proprio veicolo per trovare la privacy. E il 17% dice che lo usa come luogo di lavoro.

    Voglia di compagnia

    La pandemia ha evidenziato in molti il bisogno di compagnia e rimesso al centro dell’attenzione la famiglia.

    La solitudine è pervasiva in tutto il mondo: una persona su due dice di sentirsi sola regolarmente.

    Le generazioni più giovani provano questa sensazione in modo più profondo: i Gen Zers sono due volte più propensi a sentirsi soli rispetto ai Boomers (64% vs 34%).

    Indagine Ford Covid voglia di compagnia

    Di conseguenza, molti stanno riconsiderando dove vivere, avvicinandosi alla famiglia e trovando compagnia in modi nuovi – online e offline.

    Attenzione alle disuguaglianze

    In tutto il mondo le disuguaglianze e le ingiustizie si mostrano evidenziate e approfondite dalla pandemia.

    Le persone a basso reddito, le minoranze etniche e le donne sono colpite in modo particolarmente feroce e pericoloso.

    Indagine Ford Covid disuguaglianze

    I marchi più conosciuti vengono identificati come attori chiave per trovare soluzioni al rinnovato problema delle disuguaglianze e delle disparità.

    Il 76% degli adulti a livello globale dice di aspettarsi che i brand prendano posizione sulle questioni sociali.

    Il 75% vede di buon occhio il riposizionamento in corso dal punto di vista della responsabilità sociale.

    E dice che oggi i brand stanno cercando di agire nel modo giusto.

    L’acquisto giusto

    Durante la pandemia, il modo in cui decidiamo i nostri acquisti e quello che scegliamo di comprare si è trasformato.

    Indagine Ford Covid acquisto giusto

    Il 75% degli adulti a livello mondiale afferma di condividere i modi in cui le aziende hanno cambiato l’esperienza di acquisto dall’inizio della pandemia.

    Il 41% afferma di non voler tornare a fare shopping nella modalità esistente in precedenza.

    Come ci muoviamo

    La pandemia fa crescere gli spostamenti con mezzi propri. Le vendite di biciclette sono salite significativamente in tutti i principali paesi e le città hanno adattato le loro strade per fare spazio ai ciclisti.

    Le vendite di auto sono cresciute appena si sono create le condizioni economiche per l’acquisto.

    Il 67% degli adulti a livello mondiale dice di essere anche “fiducioso riguardo al futuro dei veicoli a guida autonoma”.

    Indagine Ford Covid mobilità

    Il 68% dei genitori dice che preferirebbe vedere i propri figli guidare un’auto propria piuttosto che spostarsi con uno sconosciuto.

    La sostenibilità ha bisogno di nuova attenzione

    Nei giorni della chiusura per pandemia, il miglioramento della qualità dell’aria è emerso come una conseguenza positiva del lockdown mondiale.

    I dispositivi di plastica e altri usa e getta, utilizzati per limitare il contagio, hanno però evidenziato che la sostenibilità ha bisogno di nuova attenzione.

    Le generazioni più giovani sono particolarmente preoccupate: il 46% dei Gen Zers a livello globale afferma che la pandemia ci ha reso più dispendiosi e il 47% afferma che, nel lungo termine, la pandemia avrà un impatto negativo sull’ambiente.

  • Sicurezza Volvo, auto distrutte per salvare vite umane

    Il laboratorio di test sugli incidenti del Centro per la Sicurezza Volvo compie quest’anno venti anni. Ancora oggi è uno dei centri più avanzati al mondo.

    Ci sono stato diverse volte e ogni esperienza fatta lì è indimenticabile. Vedere un test di impatto dal vivo è emozionante sul momento e stimolante a lungo termine.

    Lancio dalla gru di 30 metri

    Ecco il video e le foto di un’esercitazione spettacolare e costosa, ma anche estremamente preziosa per l’acquisizione di informazioni e conoscenze che permettono di salvare vite umane.

    Volvo sicurezza lancio dalla gru

    Le Volvo nuove vengono fatte cadere da un’altezza di 30 metri per simulare l’elevato livello dei danni che si riscontrano sulla scena di incidenti stradali molto gravi.

    https://youtu.be/fENZTgT4JnM

    Il rumore non si dimentica

    Quello che fa più effetto, quando sì è fermi ad osservare, è la velocità degli accadimenti e la loro evidente irreversibilità.

    Dopo l’attesa per la preparazione meticolosa degli strumenti e la verifica della corretta posizione dei sensori. Dopo il controllo della pulizia della pista di lancio e di tutto ciò che può influenzare il risultato. Dopo tutto questo, arriva il momento dell’incidente.

    Volvo S90 Crash Test

    L’auto arriva lanciata, colpisce l’ostacolo ed emette un rumore netto, cupo e assordante.

    Chi ha fatto almeno una volta l’esperienza lo sa. Quel rumore non si dimentica più.

    È quel suono pauroso scolpito nella memoria il monito più efficace in molti momenti nei quali successivamente mi sono trovato a fermarmi un attimo per dare maggiore attenzione alla sicurezza di un mio viaggio.

    Volvo crash test davanti

    Viene distrutta un’auto al giorno

    Il Centro Sicurezza della Volvo distrugge in media almeno una Volvo nuova di zecca al giorno.

    Impegnarsi per migliorare la sicurezza non significa superare un test o ottenere un attestato che certifichi un prodotto come sicuro.

    Spiega Thomas Broberg, uno dei maggiori esperti in sicurezza di Volvo Cars con anzianità ventennale nel settore.

    Il nostro impegno per la sicurezza consiste nello scoprire come e perché si verificano incidenti e infortuni

    “Soltanto così – continua Broberg – possiamo sviluppare la tecnologia che consenta di prevenirli. Ci auguriamo che il nostro lavoro pionieristico sia per altri produttori uno stimolo a perseguire il nostro ambizioso obiettivo di ridurre gli incidenti stradali in tutto il mondo”.

    Volvo crash test Centro Sicurezza Goteborg

    La struttura

    Il laboratorio per i crash test del Centro per la Sicurezza Volvo consente di ricreare innumerevoli situazioni di traffico e incidenti e di eseguire test che vanno oltre i requisiti normativi.

    Il laboratorio è costituito da due piste di prova lunghe rispettivamente 108 e 154 metri. La più corta delle due è mobile e può ruotare, in modo da essere posizionata per formare angoli compresi tra 0 e 90 gradi con l’altra pista.

    Questo sistema permette di effettuare crash test con diverse angolazioni e velocità o di simulare uno scontro tra due auto in movimento.

    La velocità all’impatto fra le auto può arrivare fino a 120 km/h.

    Area esterna

    Esternamente al laboratorio con le piste per il crash test c’è altro spazio per l’esecuzione di test con ribaltamento e uscita di carreggiata dell’auto.

    Anche a un test di questo tipo ho potuto assistere, in uno spazio apposito dove le auto vengono lanciate in un fosso ad alta velocità.

    Volvo sicurezza auto lanciata dalla gru

    La Volvo mette a disposizione la struttura ai membri dei servizi di soccorso stradale perchè possano perfezionare le loro tecniche di salvataggio delle persone coinvolte in incidenti gravi.

    In questo modo, gli addetti del soccorso hanno potuto sperimentare le tecniche di assistenza dal vero e non soltanto in maniera teorica.

  • Trenord, 6 treni a idrogeno. Così la Valcamonica diventerà Hydrogen Valley

    L’idrogeno in Italia comincerà dai treni. FNM e Trenord hanno infatti firmato un accordo per il progetto H2iseO che punta fare del Sebino e della Valcamonica la prima Hydrogen Valley Italiana con un investimento stimato di 160 milioni di euro.

    Treni dalla Francia

    Entro il 2023 FNM acquisterà 6 treni Alstom Coradia Stream per poi darli in locazione a Trenord e impiegarli sulla linea Brescia-Iseo-Edolo per sostituire i convogli diesel in servizio dai primi anni ’90. FNM ha anche un opzione per altri 8 convogli a idrogeno prodotti dalla società francese.

    Alstom idrogeno
    Idrogeno blu e CO2 catturata

    Per alimentarli sarà utilizzato inizialmente idrogeno blu. Sarà ricavato, attraverso reforming, da metano e biometano catturando e stoccando la CO2 emessa. L’impianto sorgerà nel deposito di Trenord di Iseo dove vengono attualmente effettuati il rifornimento e la manutenzione dei treni diesel.

    iLint
    Idrogeno verde e due elettrolizzatori

    Dal 2025 invece ci sarà l’idrogeno verde prodotto da due elettrolizzatori. La cosa importante è che si sta studiando l’integrazione con la FNMAutoservizi che gestisce 40 mezzi in Valcamonica. Dunque sarebbe l’anticamera di una piattaforma di mobilità integrata aperta anche ad altre tipologie di operatori.

    Alstom idrogeno
    Non solo treni

    I partner per la realizzazione degli elettrolizzatori non sono stati resi noti e sono ancora in via di definizione. Per gli altri capitoli invece si aprono mille possibilità che però hanno bisogno di un elemento fondamentale: i mezzi. Bus, ma non solo. Anche mezzi commerciali per la logistica e automobili.

    Treno idrogeno
    Un moltiplicatore di opportunità

    E non parliamo solo di servizi di noleggio e car sharing in un’area di grande interesse turistico. La possibilità di rifornirsi di idrogeno è una risorsa sia per i turisti, futuri possessori di auto ad idrogeno, sia per altri operatori che hanno nell’idrogeno una prospettiva resa infattibile dall’assenza di infrastruttura.

    Alston idrogeno
    Hard-to-abate

    Vi sono infatti settori per i quali la decarbonizzazione è difficile se non impossibile. Sono i cosiddetti “hard-to-abate” come il trasporto pesante, i mezzi industriali e il trasporto aereo e marittimo che valgono un quinto delle emissioni totali di CO2 e sono clienti fondamentali per le società petrolifere ed energetiche.

    Alstom Breeze
    Il fattore H

    Proprio loro, unendosi sotto l’iniziativa denominata Choose Renewable Hydrogen, hanno inviato una lettera al vice-presidente esecutivo dell’UE, Franz Timmermans perché l’idrogeno sia incluso nello European Green Deal. Anche per questo l’iniziativa di Trenord potrebbe aprire nuovi scenari.

    Toyota Fuel Cell
    I costruttori di auto e stack

    Lo scenario è interessante anche per le case automobilistiche che producono auto ad idrogeno, come Honda, Hyundai e Toyota. Queste ultime due hanno inoltre interessi industriali visto che producono in proprio gli stack e vedono nell’idrogeno da sempre la soluzione energetica finale.

    Leggi l’articolo su Hyundai e il futuro ad idrogeno

    Leggi la prova della Nexo per le strade di Milano

    Leggi la prova della nuova Mirai in anteprima

    HYBari
    Una soluzione globale

    Il treno ad idrogeno per le tratte non elettrificate è una soluzione che stanno già sperimentando in Austria, Francia, Olanda, Giappone e Germania dove l’iLint (sempre con convogli Alstom) ha già percorso oltre 250.000 km. L’accordo tra Snam e Trenitalia è l’ulteriore segnale che l’idrogeno su rotaia è una prospettiva reale.

  • Auto elettriche e ibride, Italiani sempre più vicini all’acquisto. Ma c’è ancora poca conoscenza della tecnologia

    Auto elettriche e ibride si avvicinano alla diffusione di massa proprio mentre l’auto personale si conferma il mezzo di trasporto preferito, in tempi di emergenza sanitaria.

    Auto personale preferenze

    Oltre 9 su 10 Italiani acquisterebbero vetture ibride e quasi 9 su 10 vetture elettriche.

    Italiani auto ibrida

    La principale motivazione sarebbe di carattere sociale, con la responsabilità per uno sviluppo più sostenibile che spingerebbe all’acquisto di una vettura ‘green’.

    Italiani auto elettrica 2020

    A scoraggiare, invece, gli acquirenti ci pensa il pricing, troppo elevato degli ibridi mentre per l’elettrico la paura maggiore è legata alle batterie (tempi di carica, colonnina, autonomia).

    Conoscenza di ibride ed elettriche

    In tanti però si esprimono senza conoscere da vicino ciò di cui stanno parlando: per questo per 9 su 10 il test drive è determinante ai fini della decisione di acquisto.

    Italiani conoscenza ibrida elettrica plug-in

    Nonostante resti bassa la conoscenza dei motori elettrici ed ibridi e ancora in pochi li abbiano guidati, 2 italiani su 3 per averli sono disposti a pagare fino al 10% in più rispetto ai veicoli tradizionali. Per procedere all’acquisto risulta determinante il test drive di prova, che consente di superare alcune resistenze. 

    Sono queste le principali evidenza che emergono dalla nuova survey “Vetture ibride ed elettriche, cosa ne pensate?”, condotta nel mese di novembre da Areté, azienda che si occupa di consulenza strategica fondata da Massimo Ghenzer.

    Gli incentivi e la corsa alle auto elettrificate

    Complice la campagna di incentivi messa in piedi dal Governo, nel mese di ottobre la quota di queste vetture sul totale immatricolato ha superato il 25%.

    Un boom oggi dovuto in particolar modo alle diverse soluzioni ibride.  La survey fotografa la propensione all’acquisto dei consumatori: oltre 9 su 10 si dicono pronti a comprare vetture ibride e quasi l’87% ad acquistare auto elettriche.

    Italiani prova prima dell'acquisto

    In entrambe i casi il principale motivo di acquisto dichiarato è di carattere sociale («per non inquinare»), anche se la leva economica, nelle sue diverse forme, costituisce una componente essenziale del cambio di costumi in atto, in particolar modo per: il risparmio sul carburante (indicato dal 33% del campione), l’utilizzo degli incentivi (13%), la possibilità di non pagare il bollo (5%), i saving sulla manutenzione (5%), il mancato pagamento del parcheggio sulle strisce blu (3%). 

    Prezzi elevati e ansia da ricarica

    Si riduce quindi il partito degli scettici su queste tecnologie, il cui mancato feeling resta dovuto a ragioni ormai “storiche”: prezzo elevato dei modelli, perplessità sull’autonomia (per l’elettrico), incertezza sul luogo in cui ricaricarla (per l’elettrico).

    Esperienza di guida elettriche

    Ragioni spesso legate alla scarsa conoscenza di queste motorizzazioni e che nascono dalle esperienze personali: solo il 32% conferma di aver guidato almeno una volta un’auto ibrida e il 23% è stato al volante di un’elettrica.

    Tra i punti di forza dell’esperienza su vetture elettrificate, gli automobilisti indicano la silenziosità (segnalata dal 44% dei rispondenti), la guida rilassata (27%) e i bassi consumi (17%).

    Ancora poche le esperienze con ibrido ed elettrico

    Le cose non vanno meglio sul fronte teorico. Complessivamente oltre il 50% degli italiani conosce poco o per nulla le caratteristiche dei motori full/mild/plug-in hybrid.

    Esperienza di guida ibrida

    Proprio a causa della scarsa consapevolezza di queste alimentazioni, 9 potenziali acquirenti su 10 ritengono il test drive di prova  determinante per maturare la decisione di acquisto e per farlo sono pronti a recarsi in concessionaria (88%) o ad attendere presso il proprio domicilio (12%). 

    Leasing o noleggio?

    Altro capitolo riguarda le modalità di acquisto delle vetture elettriche, per le quali si accentua la tendenza a seguire canali meno tradizionali che consentono di superare diverse potenziali criticità connesse alla gestione della vettura (ad esempio manutenzione e rivendita dell’usato): oltre la metà si dice pronto a richiedere un finanziamento, il 6% ad attivare un contratto di leasing e ben il 15% intende servirsi delle crescenti soluzioni offerte dalle società di noleggio.

    Italiani modalità d'acquisto

    L’auto a nolo mette al sicuro l’automobilista da possibili problemi dovuti al cambio di paradigma e gli consente di evitare significativi immobilizzi di capitale.

    I dati della nostra survey –  sottolinea Massimo Ghenzer, presidente di Areté – evidenziano un mercato pronto alla svolta ibrido-elettrica, anche se la conoscenza delle varie tipologie di vetture ibride resta bassa.

    “Il dato interessante – continua Ghenzer – iguarda l’aspetto economico: i potenziali acquirenti, stando ai nostri dati, sarebbero disposti a pagarle fino al 10% in più rispetto all’acquisto di una vettura dotata di motore termico tradizionale”.

    “Per promuovere in modo efficace la loro diffusione – aggiunge – nel nostro parco circolante sarà necessario rivedere e ampliare in modo sostanzioso le politiche di incentivo per questi veicoli’’. 

  • I droni sono il seme dell’aeronautica di domani ad emissioni zero

    Ibrido, elettrico o idrogeno? Non parliamo di automobili ma di droni e, in seconda battuta di eVTOL ovvero gli electrical Vehicle Take Off and Landing e tutti i tipi di velivolo. I droni infatti hanno “in nuce” le tecnologie che vedremo su tutto ciò che vola. La discussione è quale sia la fonte di energia migliore: un motore a scoppio, una batteria o uno stack di celle a combustibile?

    I droni infatti hanno “in nuce” le tecnologie che vedremo su tutto ciò che vola. La discussione è quale sia la fonte di energia migliore: un motore a scoppio, una batteria o uno stack di celle a combustibile?

    Ibrido a 2 tempi

    La spagnola Quaternium ha segnato un altro punto per la prima delle tre fissando in 10 ore e 14 minuti il record per droni elettrici. Il quadricoptero HYBRiX ha consumato 16 litri di benzina a 95 ottani utilizzando come range extender un motore 2 tempi. Di certo, non il massimo per l’ambiente.

    drone
    L’elettrico è lontano…

    Un limite inavvicinabile per un drone elettrico. Il record relativo appartiene al turco Okzuz: 1 ora 5 minuti e 51 secondi. Interessante che il velivolo pesasse meno di 5 kg e che il record risalga al 2015. Segno che le caratteristiche attuali delle batterie costringe a guardare altrove.

    Leggi l’articolo sul primo volo elettrico della Boeing

    L’idrogeno vola a lungo

    L’idrogeno è decisamente più competitivo. Nel 2019 il sud coreano MetaVista ha volato per 12 ore, 7 minuti e 5 secondi. Montava uno stack da 800 Watt e un serbatoio da 6 litri di idrogeno liquido. Dunque quasi 2 ore in più in aria, ma con un ‘combustibile’ decisamente più impegnativo.

    drone
    Una tecnologia ancora liquida

    L’idrogeno ribadisce la sua supremazia per il rapporto energia/massa: 6 kg di idrogeno danno quasi il 20% in più di autonomia rispetto a 16 litri di benzina. Ma quest’ultima, per essere liquida, non ha bisogno di -252,9 °C, occupa un volume molto inferiore e non si disperde al ritmo dell’1% al giorno.

    O società o niente

    L’idrogeno dunque ha un potenziale enorme per l’aviazione, ma la sua produzione e gestione deve essere strutturata. I problemi sono analoghi a quelli per i veicoli terrestri. Per quelli volanti, l’idrogeno andrebbe prodotto e stoccato nelle aerostazioni, pronto per il rifornimento. Per l’idrogeno ci vuole una società dell’idrogeno.

    L’idrogeno dunque ha un potenziale enorme per l’aviazione, ma la sua produzione e gestione deve essere strutturata. I problemi sono analoghi a quelli per i veicoli terrestri

    drone
    La via degli ioni

    Ma c’è anche una quarta via e l’ha intrapresa la Undefined Technology. Il suo drone sfrutta un vento ionico o plasma creato attraverso un forte campo magnetico che ionizza le particelle di ossigeno e azoto presenti nell’aria. Molte le analogie con la tecnologia che il MIT sta studiando per gli aerei.

    Leggi l’articolo sulla sfida tra MT e Wuhan per l’aereo del futuro

    Elettrica senza movimento

    Si tratta di una forma di propulsione elettrica senza parti in movimento che però non elimina un problema fondamentale: come generare l’energia necessaria? Un altro problema è il rumore. La Undefined Technology afferma però di essere riuscita a tenerlo sotto i 70 dB, dunque ai livelli di un aspirapolvere.

    drone
    Il vento potrebbe cambiare

    Il prototipo della start-up di Doral (15 miglia a Est di Miami) dimostra che anche per la propulsione a vento ionico ci stiamo avvicinando ad un bilancio tra massa, potenza ed energia competitivo. Peccato che proprio il fatto di non avere parti in movimento lo escludano da applicazioni “terrestri”.

    Il futuro è già in volo

    Chi vincerà? Probabilmente accadrà quello che sta succedendo anche per i veicoli: coesistenza tra tante tecnologie con tassi di elettrificazione che cresceranno gradualmente. L’altro fattore di differenziazione sarà il tipo di utilizzo. Tra aerei a corto, medio o lungo raggio, elicotteri, eVOTL per servizi taxi o logistici e droni c’è sicuramente spazio per tecnologie e applicazioni diverse.

  • C’è poco da discutere, basta violenza sulle donne!

    Basta violenza. Sarebbe sufficiente questa affermazione per esprimere un pensiero molto lontano dall’applicazione reale in ogni campo e in ogni paese.

    Purtroppo.

    Non siete uomini

    Ma c’è una violenza, tra le altre, particolarmente schifosa. Si tratta della violenza domestica su mogli, compagne, fidanzate, figlie, nipoti, amiche e conoscenti. Oppure anche sconosciute.

    Basta violenza sulle donne ombra sfondo rosso

    La violenza sulla donna, da parte di un individuo di genere maschile, che non me la sento di definire uomo perchè non ho sulla tastiera una lettera “u” abbastanza minuscola, è una delle violenza più aberranti e schifose.

    La violenza fa schifo

    Schifo. Questa è la parola che mi viene se penso alla violenza sulle donne.

    Lo stomaco mi si rivolta, ma non è abbastanza.

    Dallo schifo devo passare all’azione. Proteggere, aiutare, far emergere. Questo è l’unico modo possibile per farla finita con lo schifo e passare alla civiltà.

    Siamo chiari

    Su questo punto, come su altri fondamentali per l’etica e la dignità umana, bisogna essere molto chiari.

    Non c’è spazio per toni di grigio, né per mezze parole.

    Basta Violenza sulle donne 2020

    Il sito e il progetto FabioOrecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni forse ad alcuni non sembrano all’apparenza uno spazio dedicato a temi di questo tipo.

    Ma l’apparenza inganna pesantemente. Tutti gli spazi sono appropriati per condannare, denunciare, schierarsi chiaramente.

    FabiOrecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni dà spazio alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ne condivide pienamente le finalità e farà sempre tutto il possibile per realizzare la visione di un mondo senza violenza.

  • Porsche Taycan nel Guinness dei primati, è sua la derapata elettrica più lunga del mondo

    La Porsche Taycan elettrica entra nel Guinness dei primati con la derapata più lunga mai realizzata con un veicolo elettrico.

    Il record mondiale è stato stabilito dall’istruttore della Porsche Dennis Retera nel Porsche Experience Centre (PEC) del Circuito di Hockenheim in Germania.

    Duecentodieci giri in derapata

    Nel tempo complessivo di 55 minuti, l’istruttore Porsche esperto di derapata ha percorso 42,171 chilometri. In base ai registri ufficiali del Guinness World record, si tratta del record mondiale per la più lunga derapata continua al volante di un’auto elettrica.

    Porsche Taycan record derapata bagnato

    L’auto utilizzata è la versione a trazione posteriore della Taycan, attualmente in vendita in Cina. La velocità media è stata 46 km/h.

    La Porsche Taycan elettrica guidata da Dennis Retera ha corso in derapata completando per 210 volte l’anello di 200 metri senza mai tornare a puntare le ruote anteriori verso la curva.

    Anello pista Porsche Experience Center Hockenheim

    La tecnica spiegata dall’istruttore Porsche

    L’olandese Dennis Ratera è il capo istruttore presso il Porsche Experience Centre di Hockenheim e ha gareggiato in passato nelle categorie kart e monoposto e partecipato a gare di resistenza.

    Quando i dispositivi di stabilità di marcia sono disattivati, è molto facile realizzare un power slide con la Porsche elettrica, soprattutto con questa versione a trazione esclusivamente posteriore

    Continua Dennis Retera. “Si ha sempre potenza sufficiente a disposizione. Il baricentro basso e il passo lungo garantiscono la stabilità del veicolo. La precisa configurazione di telaio e sterzo consentono un controllo perfetto in ogni momento, anche quando la vettura si muove lateralmente”.

    Porsche Taycan derapata

    Ma non tutto è facile come sembra sentendo parlare il super-esperto Matera.

    “È stato molto faticoso mantenere alta la concentrazione per 210 giri, soprattutto perché l’asfalto irrigato del circuito di drifting non garantisce un’aderenza omogenea. Mi sono concentrato sul controllo della derapata con lo sterzo, un approccio che è più efficiente rispetto all’uso del pedale dell’acceleratore e riduce il rischio di testacoda”. 

    Record ufficiale

    Il tentativo si è svolto sotto la supervisione della giudice ufficiale del Guinness dei Primati, Joanne Brent, sul circuito irrigato del PEC riservato alle prove di guida dinamica.

    Porsche derapata record Guinness

    Ci era già capitato di assistere ad alcuni record di drifting, ma il fatto che fosse coinvolta un’auto sportiva elettrica ha rappresentato qualcosa di molto speciale anche per noi. In questo caso, Porsche ha davvero fatto qualcosa di pionieristico.

    L’esperta del Guinness ha documentato il record supportata da tutti gli di ausili tecnici e da altri tecnici indipendenti.

    Fra gli esperti indipendenti c’era anche l’ingegnere Denise Ritzmann, la quale, prima del tentativo di record e su incarico della società di testing Dekra, ha confermato la condizione di regolarità e di idoneità alla circolazione su strada della Taycan di pre-produzione a trazione posteriore.

    Porsche Taycan derapata posteriore

    Denise Ritzmann è esperta di drifting, visto che è stata campionessa europea di questo sport nel 2018 e nel 2019.

    La Ritzmann si è occupata di verificare che la Taycan rimanesse in derapata permanente per tutto il tentativo di record.

    Si vede immediatamente se le ruote anteriori puntano in una direzione diversa rispetto alla curva. Finché è così, significa che l’auto è in derapata.

    Ha spiegato la pilota Denise Ritzmann, che ha vissuto col fiato sospeso tutti i giri – uno per uno – fino all’impresa della Porsche Taycan.

    Pilota Porsche Taycan record derapata
  • Toyota Green, il fotovoltaico sul tetto evita emissioni per 254 tonnellate di CO2

    Toyota green anche per l’alimentazione energetica della sede direzionale di Roma.

    La Toyota Motor Italia ha coperto il tetto del magazzino ricambi, che fa parte del complesso direzionale, con l’istallazione di un nuovo grande impianto fotovoltaico.

    Emissioni evitate per 254 tonnellate di CO2

    Una superficie di 5700 m2 di pannelli solari capace di produrre, secondo i dati di progetto basati sulle caratteristiche di irraggiamento del sito, ben 625 MWh l’anno di energia rinnovabile completamente senza emissioni.

    La riduzione delle emissioni di CO2 dovuta all’entrata in servizio dell’impianto ad energia solare è pari a circa 254 tonnellate ogni anno

    Pannelli fotovoltaici tetto Toyota

    Il piano globale

    Il progetto di efficientamento energetico della sede di Roma è realizzato nell’ambito delle azioni su scala mondiale messe in atto seguendo il piano strategico globale denominato Toyota Environmental Challenge 2050.

    Il Toyota Environmental Challenge è stato annunciato nel 2015 e rappresenta l’ambizioso programma della Toyota per la riduzione fino al livello zero delle emissioni su tutto il ciclo di produzione delle auto e in tutte le attività che il colosso industriale avvierà da qui alla metà del secolo.

    L’impegno italiano

    Nonostante le difficoltà di questo momento, abbiamo voluto con forza continuare ad investire nella sostenibilità ambientale della nostra sede.

    Afferma Giuseppe de Nichilo, HR, Corporate Planning & Facilities General Manager della Toyota Italia.

    Toyota Green Pannelli fotovoltaici edificio magazzino

    Già da tempo la Toyota Motor Italia utilizza esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili, come avviene anche a livello europeo.

    Clicca qui e leggi Toyota in Europa da un anno va ad energia rinnovabile.

    L’impianto di autoproduzione Toyota Green va a inserirsi in una strategia di limitazione dell’impatto ambientale delle attività che da molti anni coinvolge anche le concessionarie Toyota e Lexus in Italia.

    La Toyota Motor Italia ha ottenuto infatti lo scorso anno il rinnovo della certificazione sul Sistema di Gestione Ambientale UNI EN ISO 14001:2015, che possiede dal 2003 e che è stata estesa alla Rete delle Concessionarie Toyota e Lexus nel 2008.

    Toyota green pannelli solari sopra la sede di Roma

    Il progetto tetto fotovoltaico

    Il progetto del nuovo impianto fotovoltaico è stato affidato all’azienda ISOMEC, che ha eseguito i lavori di rifacimento della copertura sul tetto dell’edificio del magazzino ricambi e accessori di Toyota.

    L’impianto fotovoltaico copre quasi interamente la superficie dell’edificio di circa 5.700 mq.

    La produzione di elettricità prevista di circa 625.000 kWh/anno è sufficiente a coprire più del 25% del fabbisogno annuo di energia elettrica dell’intero complesso direzionale di Roma della Toyota.

    I pannelli solari utilizzati sono Sunpower Maxeon 3.390 watt, in silicio monocristallino ad elevata efficienza. Ne sono stati installati 1.137 per una potenza complessiva di 443,43 kWp.

    Clicca qui per leggere le differenze e la mia classifica relativa ai Pannelli fotovoltaici migliori tra silicio monocristallino, policristallino e film sottile.

  • Tutti pazzi per la Renault Twizy F1 Oakley Design

    Tutti pazzi per la Renault Twizy F1 Oakley Design e per i suoi particolari esplicitamente ispirati alla Formula Uno.

    L’interesse di appassionati ed esperti non è tanto per le prestazioni che, seppur descritte dalla Oakley Design come leggermente superiori, sono molto vicine a quelle della Renault Twizy di serie.

    Non potrebbe essere diversamente, visto che si tratta comunque di un quadriciclo.

    L’elaborazione è dell’azienda inglese Oakley Design di Jon Oakley, molto conosciuta per fantastici pezzi unici realizzati sulla base di auto supersportive.

    Pochi sanno però che prende spunto da un’idea originale della Renault.

    La concept car originale

    Nel 2013 la Renault, per attirare l’interesse degli appassionati nei confronti della sua strana creatura Renault Twizy, presenta la concept car Twizy Renault Sport F1 e ne realizza un esemplare funzionante.

    Twizy Renault Sport F1 concept frontale

    Tocca nientemeno che a Sebastian Vettel mettersi alla guida del prototipo Twizy Renault Sport F1 nel maggio del 2013 sul circuito di prove di Boulogne-Billancourt vicino Parigi.

    La Twizy realizzata dal Team Renault di Formula Uno ha caratteristiche da brivido.

    Grazie all’integrazione del sistema KERS F1 la potenza aumenta di quasi circa 60 kW. Gli originali 20 CV e la velocità massima di 80 km/h, si trasformano in una potenza complessiva di 97 CV e in un’accelerazione da 0 a 100 km/h in sei secondi, con velocità autolimitata (per ovvie ragioni di sicurezza) di 120 km/h.

    L’elettronica di bordo è stravolta rispetto agli schemi classici e il tradizionale recupero di energia in frenata si trasforma in due modalità di funzionamento.

    La modalità Recovery fa funzionare il motore elettrico da generatore e fornisce fino a 4 kW per ricaricare il KERS in movimento. La modalità Boost si attiva con una leva sul volante e chiama all’azione entrambi i motori elettrici per erogare completamente i 97 CV disponibili.

    Twizy Renault Sport F1 concept tre quarti

    Con la difficoltà supplementare dovuta al fatto che il motore principale di trazione lavora a 10.000 giri, mentre quello del KERS arriva a 36.000 giri. Il tutto è ottenuto inserendo nella trasmissione un riduttore sviluppato sull’esperienza della Formula 1.

    Seguono cinque esemplari della Oakley Design

    Se il prototipo originale della Renault non è mai stato prodotto per il mercato, ci ha pensato l’inglese Oakley Design a realizzare cinque esemplari di Renault Twizy F1 esteticamente molto vicini alla concept car.

    Renault Twizy F1 Oakley Design verde

    Sia davanti, sia dietro la Renault Twizy F1 Oakley Design è molto simile all’originale concept della casa francese e non mancano particolari specifici della Formula Uno, come il led rosso di segnalazione posteriore.

    La meccanica e l’elettronica, però, sono esattamente quelle originali. mancano quindi i contenuti tecnologici espressi dal team di Formula Uno della Renault e testati su pista da Sebastian Vettel.

    Ranault Twizy F1 Oakley Design Blu

    Fascino e mistero

    Molto fascino circonda le poche auto prodotte dalla Oakley Design di Jon Oakley (carrozzeria che non esiste più dal 2018). Ma anche qualche mistero.

    Le unità proposte da venditori specializzati di auto da collezione vengono a volte fatte risalire al 2012. La cosa è a dir poco dubbia, visto che l’originale della Renault è stato svelato in tre momenti successivi a quell’anno, tra aprile e maggio del 2013.

    Anche il numero di auto prodotte pare un mistero. Ecco però la prova del numero indicato dalla Oakley nella targhetta apposta su ogni esemplare.

    La targhetta originale non lascia dubbi. Gli esemplari prodotti dalla Oakley Design sono cinque.

    In giro per Londra

    Anche la leggenda che vuole queste auto come semplici esemplari da salotto, incapaci di funzionare su strada, è una grande bufala.

    Le auto funzionano e sono state fatte circolare in quattro colori in giro per Londra. Eccole davanti a Harrods.

    Renault Twizy F1 Harrods Londra

    Il giro fotografico non ha mancato di passare anche davanti alle vetrine di Dolce&Gabbana, offrendo un effetto scenico di tutto rispetto.

    Renault Twizy F Oakley Design Dolce Gabbana Londra

    Ma la foto simbolo del giro turistico a zero emissioni e con parvenze da Formula Uno per la metropoli inglese è quella con il Big Ben.

    Renault Twizy Oakley Design Big Ben Londra

    Particolari da corsa

    I particolari sono realizzati con largo uso della fibra di carbonio, con grande attenzione dettaglio come è tipico dei prototipi e dei modelli in serie limitata della Oakley Design.

    Renault Twizy F1 Spoiler anteriore
    Renault Twizy F1 Oakley Design alettone
    Renault Twizy F1 Oakley Design Blu dettaglio anteriore
    Renault Twizy F Oakley Design Mantis Cars UK
  • Roma Capitale e BePooler per il carpooling del comune e di tre grandi Università

    Roma Capitale punta sul carpooling. La Città Eterna sceglie l’azienda svizzera BePooler per operare il servizio di condivisione delle auto per i dipendenti del Comune e per le tre grandi Università statali Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. 

    Oltre duecentomila potenziali utilizzatori

    Attraverso Roma Servizi per la Mobilità (RSM), ha preso il via uno dei capisaldi del Piano sulla Mobilità Sostenibile che potrà coinvolgere oltre 180.000 potenziali utilizzatori delle tre grandi Università della Capitale e oltre 24.000 potenziali utilizzatori delle strutture dell’amministrazione capitolina incaricando la piattaforma per l’organizzazione di viaggi condivisi più innovativa d’Europa. 

    Sapienza Università di Roma

    Con oltre 200.000 potenziali utenti BePooler e il Roma Capitale sono convinti di poter dare un ausilio e un valido supporto al Trasporto Pubblico Locale, anche in tempi di emergenza sanitaria. 

    Possibile anche in era Covid

    Il carpooling tracciato e certificato di BePooler è coerente anche con le recentissime indicazioni ministeriali per il trasporto con auto privata.

    I passeggeri non conviventi possono viaggiare distanziati indossando la mascherina fino a tre componenti (il guidatore sul sedile anteriore e fino a due passeggeri sul sedile posteriore). 

    Carpooling BePooler

    Il servizio, di cui si sono fatti promotori Annalisa Mangone di BePooler e Stefano Brinchi di RSM, sarà lanciato a brevissimo.

    Parcheggi e percorsi dedicati

    Darà la possibilità ai dipendenti e agli studenti di effettuare viaggi condivisi fruendo anche di parcheggi dedicati e, ove possibile, accesso alle zone a traffico limitato e transito privilegiato su talune direttrici. 

    BePooler

    ‘’E’ un grande privilegio poter lavorare ad un progetto tanto stimolante quanto utile che premia il grande impegno di BePooler per funzionalità tecnologiche della piattaforma e la grande attenzione all’esperienza d’uso degli utilizzatori – ha dichiarato Marco Mauri, Presidente di BePooler.

    Cartello Car Pooling

    Università Roma Tre

    A fargli eco Stefano Carrese, delegato di Roma Tre per la mobilità sostenibile  che ha commentato: ‘’Le Università hanno aderito con entusiasmo alla proposta di Roma Capitale ritenendo di offrire sia al proprio personale che agli studenti un ottimo strumenti di mobilità, versatile, sicuro sotto il profilo sanitario e soprattutto innovativo e che rende le Università Romane competitive anche con le altre Università europee in termini di accesso e logistica che sono, dopo la qualità degli insegnamenti, elementi di fondamentale importanza per studenti e dipendenti’’. 

    Car Pooling

    Sperimentazione positiva

    Dopo una fase di positiva sperimentazione nata dalla collaborazione con Roma Servizi per la Mobilità e BePooler, Roma Capitale ha potuto verificare concretamente le potenzialità del carpooling per i dipendenti del Colle Capitolino.

    L’esperienza di comunità inizia ad essere ora replicata anche in altre comunità di utilizzatori e distretti operativi della Città, affiancando e fornendo ausilio al Trasporto Pubblico Locale anche in questi momenti di difficoltà organizzativa generati dalla crisi sanitaria.