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  • Asse Italia-Cina, andrà oltre l’emergenza Coronavirus

    Asse Italia-Cina come possibile sviluppo dei segnali di amicizia scambiati tra i due paesi durante l’emergenza, che li ha colpiti entrambi in modo pesante.

    La storia non stava prendendo la migliore delle pieghe possibili, quando in Italia qualche scellerato ha pensato bene di prendersela coi Cinesi presenti nelle nostre città, soltanto per la loro origine, all’inizio dell’emergenza Coronavirus.

    Ci ha pensato il Presidente Mattarella

    Il Presidente della Repubblica Mattarella è sceso opportunamente in campo per dare un segnale forte al governo cinese.

    La visita del 6 febbraio alla scuola Manin del quartiere Esquilino a Roma – frequentata da molti bambini di origine cinese – è il nostro biglietto ufficiale di scuse e amicizia alla Cina.

    Mattarella costruisce l'asse Italia-Cina

    Il presidente cinese Xi Jinping ha gradito e – in occasione di un successivo ulteriore segnale di amicizia, rappresentato dal concerto di una pianista di origini cinesi al Quirinale – ha inviato attraverso l’ambasciatore cinese a Roma un messaggio contenente frasi molto chiare.

    “La scorsa settimana  Lei ha voluto incontrare gli studenti di una scuola elementare presso un quartiere di Roma in cui la comunità cinese è molto numerosa – ha scritto Xi Jinping a Mattarella – e ha voluto organizzare un concerto straordinario di una pianista di origini cinesi. Si tratta di gesti concreti che mostrano come la vera amicizia si veda nel momento del bisogno e io ne sono profondamente commosso”.

    Adesso gli aiuti dalla Cina

    La storia di questi giorni è nota, grazie al nuovo asse Italia-Cina sono arrivate apparecchiature e dotazioni personali di cui l’Italia ha urgente bisogno.

    medici cinesi asse Italia-Cina coronavirus

    Da notare il fatto che che i nostri parenti-serpenti europei si sono guardati dal volercele vendere.

    Si badi bene: vendere, nessuno ha chiesto di regalare…

    Aiuti grazie all'asse Italia-Cina

    I Cinesi, allora, si sono fatti avanti. Non si tratta di beneficienza, sia chiaro. Noi abbiamo aiutato concretamente la Cina nel momento dell’emergenza, prendendo spunto dalle mosse diplomatiche di Mattarella per inviare materiali utili e un pieno sostegno medico-scientifico.

    Asse Italia-Cina medici coronavirus

    La rete scientifica

    La rete scientifica sull’asse Italia-Cina è anche quella che ci ha aiutato ad arrivare presto all’utilizzo del farmaco anti-artrite Tocilizumab per tentare la cura dei pazienti afflitti dalle polmoniti più gravi e ricoverati nelle terapie intensive.

    In questo caso è l’asse Napoli-Cina quello che fa la differenza.

    Il team di super-dottori capitanato dal dott. Paolo Ascierto e nato dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” e l’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli si è infatti confrontato con il collega cinese dottor Wei Haiming Ming del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China, prima di dar seguito alla brillante intuizione di utilizzare il farmaco anti-artrite Tocilizumab della Roche.

    Paolo Antonio Ascierto

    La task force di esperti guidata da Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli, Franco Buonaguro, direttore di Biologia Molecolare e Oncogenesi virale del Pascale, e Vincenzo Montesarchio, direttore Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, ha ora sviluppato un protocollo nazionale per estendere ad altri centri in Italia l’impiego di Tocilizumab nei pazienti contagiati da coronavirus che si trovano in condizioni molto critiche.

    Il nuovo asse ha un futuro

    L’Italia imprenditoriale ha grandi interessi in Cina. Si tratta di impianti produttivi, avviati ormai da anni anche da consorzi di piccole e medie imprese, oltre che dalle aziende più grandi.

    Il mercato cinese è il più ricco, importante e dotato di rosea prospettiva per due settori strategici per l’economia italiana, come la moda e il turismo.

    Quando si tratterà di ripartire dopo lo shock del Coronavirus, il nostro paese – come molti altri che probabilmente si troveranno nei prossimi mesi ad affrontare analoghe difficoltà – avrà di fronte uno spartiacque netto tra passato e futuro.

    Asse Italia-Cina presidenti Mattarella e Xi Jinping

    Nulla sarà come prima. E l’asse con la Cina potrà continuare anche su ambiente ed energia, oltre che su medicina, moda, industria manifatturiera, turismo.

    Ci sarà da ricostruire. E il nuovo-vecchio amico cinese potrà essere un valido interlocutore.

    Grazie alla via aperta da Marco Polo, per primo tra gli occidentali, se sapremo fare attenzione al pericolo che c’è ovviamente quando si abbraccia un gigante, recupereremo velocemente e con forza un ruolo in Europa e nel mondo anche grazie al rapporto con la Cina.

  • I saloni dell’auto sono morti, ma sono pronti a rinascere

    Saloni dell’auto di Ginevra, Francoforte e New York. Sono bastati una manciata di giorni e un virus per cambiare luoghi e calendari di tre importanti saloni dell’automobile. E chissà che non siano i soli, visti il protrarsi e l’allargarsi dell’emergenza sanitaria.

    La resa (condizionata) di Ginevra

    Il primo tra i grandi saloni dell’auto ad alzare bandiera bianca è stato il Geneva International Auto Show (GIMS). Più che motu proprio, è stato il governo di Berna a mettere i sigilli alle porte prima che si aprissero, Con un decreto del 28 febbraio ha vietato le manifestazioni con oltre mille partecipanti su tutto il territorio della Confederazione Svizzera fino al 15 marzo.

    Ad hoc, anche se non sembra

    Visto che le giornate dedicate alla stampa iniziavano il 3 marzo e l’Expo ginevrino avrebbe chiuso proprio il 15, è apparso chiaro che Berna ha parlato a nuora perché la suocera non aveva inteso. Portare persone di tutto il mondo in una città che ospita 20 organismi internazionali avrebbe comportato troppi rischi.

    GIMS 2020 poster
    O la va… ma non è andata

    La Svizzera è un paese che ama la tranquillità e, da neutrale fino al midollo, evita la creazione di casi che implicano imbarazzi con altri paesi. Non conosciamo i termini contrattuali tra l’ente organizzatore e i costruttori, ma è verosimile pensare che se l’Expo avesse annullato l’evento, sarebbe stato costretto a restituire le quote di partecipazione.

    Autorevolezza appannata

    Proprio questo aspetto potrebbe portare strascichi per il futuro di quello che, fino a 15 giorni fa, tra i saloni dell’auto appariva il più solido e autorevole del pianeta. La centralità geografica, il carattere internazionale della città e l’assenza in Svizzera di costruttori nazionali offre a Ginevra ancora molte carte.

    Clicca qui e leggi Salone di Ginevra annullato per Coronavirus.

    Da Francoforte a Monaco

    La concorrenza tuttavia si avvicina e sarà presto a Monaco. Il Verband der Automobilindustrie (VDA), ovvero l’associazione dei costruttori tedeschi, ha infatti scelto la capitale della Baviera come sede dello Internationale Automobile-Austellung (IAA). Dopo 70 anni dunque, nel 2021 il salone tedesco lascerà Francoforte per scendere più a Sud.

    La meglio su Amburgo e Berlino

    La crisi di del salone di Francoforte è apparsa lampante nel 2019: tante defezioni, enormi padiglioni vuoti e il 30% di presenze in meno. La VDA allora ha preso al volo la scadenza del contratto con la Messe Frankfurt e ha raccolto le candidature di Berlino, Amburgo e Monaco.

    La competizione è stata serrata, ma proprio il 3 marzo c’è stato l’annuncio.

    IAA logo
    Il salone diffuso della mobilità

    La città di Monaco di Baviera offre eccellenti infrastrutture per il traffico, expertise per l’organizzazione di grandi manifestazioni, ma soprattutto molti luoghi nei quali creare un evento dal format completamente diverso. Francoforte era un complesso di cattedrali chiuso in se stesso dove venerare i singoli marchi (soprattutto tedeschi) dopo aver percorso lunghe navate.

    Avvenimento ancora più tedesco

    Monaco sarà invece una specie di “salone diffuso della mobilità”, dai costi inferiori e calato in una città che è già una vetrina per la mobilità. Certo il carattere di salone “tedesco” sarebbe piuttosto rafforzato visto che a Monaco ha sede la BMW, a Ingolstadt c’è l’Audi e nel vicino land del Baden Württemberg ci sono la Mercedes e la Porsche oltre alla Bosch.

    La capitale dei nemici

    Francoforte, da questo punto di vista, è diventata una sorta di avamposto nemico. Nella vicina Rüsselsheim la Opel dal 2017 è passata nelle mani della francese PSA, Hyundai e Kia vi hanno le loro roccaforti in Europa. Il Salone di Monaco si terrà nel settembre 2021 mantenendo la cadenza biennale e alternandosi con il Salone di Parigi.

    L’americano e Parigi

    Guardando ai grandi saloni dell’auto, anche Il “Mondiale” – cioè il salone di Parigi – ha annunciato cambiamenti radicali e punta sulla mobilità. Per rinnovarsi, ha incaricato la Hopscotch e l’appuntamento è per il I ottobre.

    Ma anche qui si profila una concorrenza inaspettata. Due giorni fa infatti il New York Auto Show (NYAS) ha comunicato che l’evento sarà spostato dal 10-17 aprile al 28 agosto-6 settembre.

    NYAS logo
    La lezione del Coronavirus

    L’ente organizzatore della Grande Mela ha fatto tesoro di quanto accaduto a Ginevra e ha procrastinato tutto di 5 mesi. La speranza è che il Coronavirus allenti la morsa mentre le distanze geografiche e temporali sembrano sufficienti per non impensierire Parigi. Del resto Europa e America si allontanano sempre di più, non solo in termini automobilistici.

    Dal gelo al rischio congelamento

    Chi invece rischia è il North American International Auto Show (NAIAS) di Detroit.

    Qualcuno nel Michigan sta probabilmente pensando chi glielo ha fatto fare di abbandonare i gelidi gennai del Midwest per spostare il salone tra il 7 e il 20 giugno.

    L’obiettivo era evitare l’ingombrante concomitanza del CES di Las Vegas, ma ora il pericolo è un altro.

    Spaghetti, pollo e insalatina

    In un comunicato, l’ente organizzatore si è detto ottimista, ma nessuno può assicurare che l’emergenza Coronavirus si plachi a tal punto da permettere di aprire i battenti del Cobo Center e celebrare ancora l’automobile in una delle sue capitali mondiali. Dove il compianto Fred Bongusto, in una sua famosa canzone, aveva immaginato follie con la sua Lola.

    I saloni salveranno l’automobile

    Sta di fatto che i saloni erano malati e una nuova e inaspettata malattia rischia di farli morire, almeno per come li conoscevamo, ma forse anche di farli resuscitare. L’aspetto positivo di questo dramma è che i saloni sono vivi e combattono per trovare una nuova identità. Potrebbero essere loro le vetrine per far ripartire l’automobile dopo la pandemia. E rimettere in moto la speranza.

    NAIAS Logo
  • Idrogeno, a Chubu in Giappone nasce l’energia del 2030

    Idrogeno a Chubu oggi, per arrivare a Trecentomila tonnellate l’anno di utilizzo energetico del nuovo combustibile in Giappone entro il 2030

    È l’obiettivo dell’Hydrogen Utilization Study Group di Chubu, un consorzio che comprende 10 società giapponesi di primaria importanza. Tra queste c’è anche Toyota Motor Company secondo cui l’ultima forma di energia per la mobilità è proprio l’idrogeno.

    Chubu
    La guida del governo giapponese

    Il percorso è stato denominato “The Strategic Roadmap for Hydrogen and Fuel Cells” ed è stato fissato dal governo stesso del Sol Levante. Lo scopo è creare la tecnologia, le filiera per la produzione e la distribuzione dell’idrogeno e infine l’implementazione sociale per stimolare la domanda di idrogeno. La regione di Chubu è la prima ad essere coinvolta.

    Il triumvirato per la società dell’idrogeno

    Lo studio valuterà l’utilizzo dell’idrogeno per il trasporto via mare; per la produzione di energia, per l’industria petrolifera e per la mobilità. Infine saranno analizzati i costi e evidenziati i colli di bottiglia per sviluppare modelli di business sostenibili. L’approccio è denominato “triumviro” perché coinvolge il mondo dell’industria, della finanza e governativo.

    bandiera Giappone
    Tutto intorno al Monte Fuji

    La regione di Chubu è ovviamente solo il punto di partenza. L’idrogeno a Chubu dimostra l’intento del gruppo di portare la sperimentazione in altre zone del Giappone.

    Chubu è la regione dove si trovano Nagoya e il monte Fuji, dunque nel cuore stesso del Giappone e della Toyota Motor Company. A Nagoya infatti c’è il quartier generale del Gruppo, ai piedi dell’ex vulcano c’è il principale centro di ricerca e sviluppo.

    Due milioni di Mirai

    Questo dimostra la centralità di Toyota e della mobilità nel progetto. Considerato che una Toyota Mirai percorre oltre 100 km con un kg di idrogeno, 300.000 tonnellate sono sufficienti per 30 miliardi di km, ovvero per far marciare una flotta di 2 milioni di auto con una percorrenza annua di 15.000 km. E questo è l’obiettivo solo per una delle 8 regioni per l’isola di Honshu, la principale dell’Arcipelago.

    Idrogeno ciclo
    Gli altri attori del Gruppo

    Le altre aziende sono: Air Liquide Japan G.K., Chubu Electric Power Co. Inc., Idemitsu Kosan Co. Ltd, Iwatani Corporation, JXTG Nippon Oil Energy Corporation, Mtsubishi Chemical Corporation, Sumitomo Corporation, Sumitomo Mitsui Banking Corporation e Toho Gas Co. Ltd. Dunque, parliamo di società di prima grandezza, non solo nazionale, ma mondiale.

  • Coronavirus usiamo la trincea per guardare al futuro

    Contro il Coronavirus usiamo la trincea.

    L’azione lascia spazio all’attesa. Sembra incredibile ma il modo più efficace di combattere il virus è non muoversi, stare fermi, non incontrarsi se non in piccoli gruppi.

    L’unico spazio che non ci è precluso, l’unico punto d’incontro nel quale possiamo accalcarci a milioni, è il mondo digitale dei social e della comunicazione virtuale.

    Guerra di trincea

    Un secolo abbondante dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, ci ritroviamo nascosti in trincea con la stessa strategia di allora.

    Tutti giù per terra, anzi più giù in fondo ai solchi scavati nel terreno per toglierci dalla vista e dalla capacità di fuoco del nemico.

    La trincea di oggi è la casa, l’ufficio, l’isolamento volontario preventivo, quando non obbligatorio a causa del risultato di un tampone.

    Disegno trincea

    Nella trincea del Coronavirus l’occasione del sentimento comune

    Se contro il Coronavirus usiamo la trincea, questa guerra di posizione traslata all’alba del Ventunesimo secolo ci deve servire ben oltre la contingenza fondamentale e urgente di limitare la diffusione del contagio.

    Sconfiggeremo il nemico. Stiamo dimostrando un grandissimo ordine nel mantenere la calma e nel tener fede alle disposizioni che abbiamo ricevuto.

    Non vedo in giro il panico di cui molti parlano. Se ne parla, ma se guardi in faccia le persone e senti come ragionano, ti accorgi che non c’è.

    Siamo un popolo che non ama farsi imprigionare nelle regole e nei limiti, ma che quando ne percepisce l’importanza le riconosce, le accetta e le sa rispettare.

    soldato in trincea

    L’occasione che vedo in questa ordinata corsa all’immobilità temporanea, che finirà presto – ne sono certo, perchè sapremo uscire dalle trincee e adottare nuove strategie – è per noi Italiani incredibilmente preziosa.

    Possiamo ritrovare quello che ci è mancato negli ultimi decenni per correre più forte degli altri nella grande competizione globale, che non cesserà di esistere per colpa del Covid-19, dalla quale ultimamente siamo rimasti un po’ troppo fuori.

    Le comunità economiche e industriali con le quali competiamo, da qualche anno hanno tutte un rispetto per la cosa comune più forte del nostro. Anche quando sono fortemente liberisti, i blocchi socio-economici moderni sanno dare attenzione all’impalcatura legata al bene di tutti, che tutto sostiene.

    Se ritroviamo il sentimento comune e con esso l’orgoglio, il rispetto e l’amore per le nostre cose di tutti come la Sanità, la Scuola, la Ricerca e l’Università, la trincea di oggi sarà l’alloggio delle nuove fondamenta.

    La costruzione futura

    La costruzione che sapremo tirare sù, forti anche dell’esperienza certamente traumatica che stiamo vivendo, sarà alta, solida e capace di garantire prosperità e benessere sostenibili.

    Costruzione del grattacielo “Lo storto” – CityLife Milano

    Ma adesso non ci distraiamo, teniamo la posizione nella trincea e usiamola per creare nuovi schemi, nuovi prodotti, nuove metodologie.

    Non ci deve bastare la vittoria, se possiamo costruire il trionfo.

    Clicca qui per leggere l’articolo Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente.

  • Il 4 marzo è la giornata mondiale dell’ingegneria per lo sviluppo sostenibile

    La giornata internazionale è stata proclamata a partire da quest’anno dall’Unesco.

    Si tratta di una celebrazione annuale che ogni 4 marzo dovrà evidenziare e sottolineare l’importanza e mettere in risalto le conquiste degli ingegneri e dell’ingegneria nel nostro mondo attuale.

    Un modo per stimolare e migliorare la comprensione pubblica di quanto siano centrali l’ingegneria e la tecnologia nella vita moderna e per il raggiungimento di uno sviluppo finalmente e realmente sostenibile.

    Giornata mondiale dell'ingegneria per lo sviluppo sostenibile

    Il logo della giornata mondiale dell’ingegneria contiene i 17 colori degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

    Il logo stesso rappresenta così un impegno al raggiungimento degli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu.

    Clicca qui e leggi l’articolo Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, chi ne parla in Italia?

    I colori al centro dell’immagine sono quelli corrispondenti nella tabella delle Nazioni Unite agli obiettivi relativi all’acqua, all’energia, alle infrastrutture sostenibili e all’innovazione.

    Queste sono le aree nelle quali gli ingegneri sono necessari e maggiormente attivi.

    Anche il colore relativo all’obiettivo dell’educazione all’ingegneria è centrale, perchè il mondo ha bisogno di più ingegneri formati con le giuste conoscenze e competenze per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile.

    Ingegneria e sviluppo sostenibile

    Discorso di Marlene Kanga, presidente della Federazione Mondiale delle organizzazioni degli ingegneri

    Did you know that until recently, “engineering day” differed all over the world? Engineers in Bangladesh were honoured on 7 May, Mexican engineers were feted on 1 July, and here in Australia we got a week in August.

    But there’s never been a global day to celebrate engineers and engineering – until now. Starting from 2020, 4 March every year will be World Engineering Day for Sustainable Development.

    That first stage of this historic decision was made on 17 April 2019, when the UNESCO Executive Board recommended the UNESCO General Conference proclaim the Day when it meets in November 2019.

    As President of the World Federation of Engineering Organisations (WFEO), I led the proposal for the Day. I had never done anything like this before and didn’t know at the outset whether our dream would be achieved. It’s been a remarkable journey with many twists and turns.

    Engineers are often not very good at articulating the value of what we do for society. That’s a problem, because engineering is critical to achieving the UN Sustainable Development Goals. We have a big role in ensuring that everyone has access to clean water, sanitation, reliable energy and other basic human needs.

    Unesco world engineering day

    There’s also a great deal to be done in developed countries. As we all face the impacts of climate change, environmental crises, our growing cities and the challenges posed by new technologies like artificial intelligence, we’re going to need more engineers. So how do we engage with young people – especially girls – and say: “if you want to make change for a better world, become an engineer”?

    A globally celebrated day is a wonderful opportunity to talk about these issues and raise community consciousness about our work. The Federation decided to pursue UNESCO recognition for engineers in 2018, as part of our 50th anniversary celebrations.

    Il 4 marzo è il giorno di fondazione della federazione mondiale

    The Day we chose was 4 March – the day our federation was founded.

    Making the Day a reality was like moving a mountain. It was a process of learning fast and engaging with many nations and cultures in a short space of time. Things really came together in the last three months of the process.

    After extraordinary work from all involved, we received some 80 letters of support from peak international and national institutions, academies and national commissions to UNESCO. These organisations represent about 23 million engineers around the world.

    I am very pleased to say that our supporters included the Office of the Chief Scientist, the Australian Academy for Technology and Engineering, the Chinese Academy of Engineering and the Royal Academy of Engineering, UK.

    Cina e Namibia hanno guidato la risoluzione

    One by one, UNESCO member states backed our resolution. I’m especially grateful to Namibia and China, who agreed to lead the proposal.

    Eventually, we got support from every continent. We now have the backing of more than 40 nations, including:

    Namibia, China, Tanzania, Mozambique, Gambia, Equatorial Guinea, Zimbabwe, Palestine, Egypt, Tunisia, Uruguay, Senegal, Liberia, Nigeria, Turkey, Madagascar, Dominican Republic, Guatemala, Mali, Iraq, Gabon, Cote d’Ivoire, Ethiopia, Serbia, Saudi Arabia, Pakistan, Russia, Poland, Kenya, Iran, Nicaragua, Oman, Bangladesh, France, Comoros Islands, Liberia, Jordan, Philippines, UK and others.

    Non c’è ancora l’Italia tra gli stati che riconoscono la giornata internazionale dell’ingegneria

    In April, the motion passed: 4 March will be World Engineering Day for Sustainable Development every year from now on! An international day with co-ordinated celebrations across the world will, we anticipate, help inspire thousands of young people to become engineers.vernment’s 2018 Year of Engineering and continue to raise awareness of the contribution of engineers and engineering to our society.

    This is an opportunity to speak to government, industry and community about the importance of engineering to sustainable development. It’s a platform on which to build the strategies, capacity and best practices we need to meet global problems with engineering solutions.

    We intend to use social media and traditional media to promote the Day. We’re also asking institutions to register their own events through a dedicated web site to build the momentum for celebrations. We expect this to grow become more important each year and as each nation makes the Day their own.

    This is a huge achievement for the profession and for the World Federation of Engineering Organisations. I am proud and grateful to have been able to lead and facilitate the initiative.

    Il 4 marzo è la giornata mondiale dell’ingegneria

    So remember to put 4 March 2020 in your calendar – and, in advance, happy World Engineering Day!

  • Peugeot 208 Auto dell’anno 2020, il podio è tutto elettrico

    Assegnato alla Peugeot 208 il premio di Auto dell’anno 2020 in una cerimonia a porte chiuse al Palexpo di Ginevra.

    Il Salone è stato annullato, gli spazi espositivi tutto attorno sono in fase di smontaggio ma gli eventi programmati resistono e si manifestano attraverso la rete.

    Auto dell'anno 2020
    Jean-Philippe Imparato (numero uno della Peugeot) in collegamento riceve il premio

    Tre elettriche ai primi tre posti

    Per il secondo anno consecutivo, il premio va a un’auto elettrica. L’anno scorso ha vinto infatti la Jaguar I-Pace.

    Quest’anno a vincere è la Peugeot 208, quindi un modello che ha anche motorizzazioni Diesel e a benzina.

    Ma l’aspetto più innovativo della tecnologia della Peugeot 208 Auto dell’anno 2020 è certamente quello di offrire la motorizzazione elettrica a listino fin dal lancio e con caratteristiche di abitabilità e carico analoghe ai modelli con motore a combustione interna.

    Clicca qui e leggi Nuova Peugeot 208 100% elettrica, il leone con le batterie.

    Al secondo posto un’elettrica pura. La Tesla Model 3 è tanto pura da appartenere al marchio che ha di fatto lanciato nel mondo la corsa alle emissioni zero per la diffusione di massa.

    Tesla model 3 Coty
    Tesla Model 3 al secondo posto del Car of the Year 2020

    Al terzo posto la Porsche Taycan, quindi un altro modello disponibile esclusivamente in versione elettrica.

    Porsche Taycan Coty 2020
    Porsche Taycan al terzo posto del Car of the Year 2020

    Classifica completa delle finaliste 2020

    La classifica completa mostra una vittoria netta della Peugeot 208.

    1. Peugeot 208 | 281 punti
    2. Tesla Model 3 | 242 punti
    3. Porsche Taycan | 222 punti
    4. Renault Clio | 211 punti
    5. Ford Puma | 209 punti
    6. Toyota Corolla | 152 punti
    7. BMW 1 Series | 133 punti

    I risultati delle elettriche Tesla Model 3 e della Porsche Taycan sono però sorprendenti.

    La Tesla conferma di aver raggiunto livelli di qualità e finitura – centrali nella valutazione dei giurati – di primo piano.

    La Porsche Taycan, nonostante il Dna votato decisamente all’esclusività, riesce a spiccare nel confronto con modelli destinati a una larga diffusione di mercato – altro elemento, questo, considerato di norma prioritario dai giurati.

  • Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente

    Il pericolo nuovo e con caratteristiche incredibilmente adatte all’innesco di un vero e proprio panico sociale è certamente il Coronavirus.

    Il Covid-19 prima non c’era, adesso c’è.

    E mette in pericolo – seppur con una pericolosità reale che gli esperti di sanità pubblica indicano come piuttosto limitata – direttamente la salute delle persone. Cioè ciò che tutti noi consideriamo la cosa più importante.

    Medico mascherina e inquinamento

    L’arrivo del nuovo Coronavirus, però, non azzera i rischi ambientali.

    Il cambiamento climatico non si ferma al segnale di pericolo issato dagli uomini per l’emergenza Covid-19.

    I nemici globali oggi sono due. La questione ambientale e il Coronavirus.

    Per quanto riguarda l’ambiente probabilmente in questo periodo stanno diminuendo un po’ le emissioni a causa del rallentamento dovuto al Covid-19 in campo economico, industriale e nella vivacità sociale, ma è una pericolosissima constatazione.

    La diminuzione delle emissioni da regressione non è quello che vogliamo, né quello che serve, né ciò che funziona realmente sul lungo periodo.

    I contorni dell’emergenza

    L’attenzione mondiale è tutta per l’epidemia di Covid-19, il rischio di pandemia che incombe e la situazione sanitaria di difficilissima gestione.

    In un numero crescente di aree in Europa e nel mondo si deve ricorrere a soluzioni drastiche di isolamento di interi territori e all’annullamento di grandi eventi per evitare l’incontro nello stesso luogo di un grande numero di persone.

    Le borse più importanti vanno giù, i beni rifugio sono in veloce rivalutazione ed industrie cruciali per il benessere economico del pianeta rischiano di dover affrontare tempi molto duri.

    Partita doppia

    L’attenzione sul Coronavirus si presta per offrire l’occasione giusta ai già riluttanti attori economici – che pongono non poche resistenze al cambiamento verso un sistema sostenibile – per chiedere e ottenere un rallentamento in campo ambientale.

    Nulla di più sbagliato.

    La sostenibilità è nella capacità di gestire le nuove globalità.

    Non una per volta. Ieri i cambiamenti climatici, oggi il Covid-19. Ma tutte insieme.

    Oltre ai cambiamenti climatici, adesso c’è da affrontare anche il rischio di pandemia da Coronavirus 2019.

    Attenti alla truffa del secolo

    La truffa del secolo è all’orizzonte. Con argomentazioni da trattoria è facile dire che conta più la salute che l’ambiente. Come se fossero cose distinte…

    E rischia di diventare facile chiedere di allentare le maglie della normativa e degli obiettivi alla già zoppicante e piuttosto sgangherata alleanza globale per l’ambiente.

    Dangerous rosso

    La trappola

    Se accettiamo di permettere di emettere e inquinare in difesa dell’economia di oggi, cadiamo nella trappola e affondiamo per davvero.

    La soluzione

    Il Coronavirus, i cambiamenti climatici e l’inquinamento urbano insegnano la stessa cosa.

    Ricerca, scienza e tecnologia sono le nostre uniche armi.

    Non innalziamo i limiti alle emissioni mentre combattiamo il Covid-19.

    La vittoria, allora, sarà totale.

    Avremo un mondo senza il nuovo virus, che certamente sapremo sconfiggere. E avremo un’industria e un’economia capaci di condurci verso un futuro desiderabile.

  • Salone di Ginevra annullato per Coronavirus.

    La notizia che il Salone di Ginevra 2020 potesse essere annullato, a causa delle incertezze legate alla diffusione del Coronavirus – Covid19, era nell’aria ma fa comunque male.

    Vado al salone svizzero tutti gli anni ed è da decenni un appuntamento fisso e imperdibile per il mondo dell’auto.

    Molte assenze previste

    Quest’anno sarebbero mancati molti protagonisti, non per il virus ma perchè i saloni espositivi soffrono in un mondo che privilegia ormai in modo esasperato la comunicazione digitale. I social media hanno un meccanismo capace di raggiungere le singole persone e legarle, secondo gli esperti di marketing, al singolo marchio.

    Quindi sono sempre più ritenute spese poco remunerative quelle per gli eventi di massa e multi-marca. Anche il Salone di Ginevra soffre di questo fenomeno.

    Ci ha pensato il Consiglio Federale svizzero

    A soli tre giorni dall’apertura agli addetti ai lavori, prevista per lunedì prossimo nel pomeriggio, con la proclamazione del modello vincitore del premio Auto dell’Anno 2020 in Europa, il Consiglio Federale svizzero ha vietato lo svolgimento di manifestazioni che coinvolgano contemporaneamente nello stesso luogo oltre mille persone.

    Il Salone di Ginevra avrebbe contato certamente centinaia di migliaia di presenze (oltre 500.000 secondo le previsioni), quindi ricade nel divieto.

    Pass Ginevra strappato su tastiera
    Il mio pass del Salone di Ginevra già pronto, tristemente strappato sulla tastiera

    Cosa succede adesso

    Gli spazi espositivi sono in corso di allestimento, gli hotel confermati e nella maggior parte dei casi anche saldati, i voli aerei idem.

    Gli addetti ai lavori hanno già iniziato lo smantellamento, gli hotel saranno insolitamente vuoti e lo stesso vale per gli aerei.

    Per quanto riguarda i modelli, avremo modo certamente di vederli e provarli molto presto ma non sarà la stessa cosa.

    Il bello dei saloni è nel confronto tra molti contenuti, molte opinioni e molte reazioni (da parte degli appassionati) raccolte nello stesso luogo.

    Le singole presentazioni non avranno lo stesso sapore, né potranno dare le stesse informazioni.

    Malvolentieri devo cestinare il mio Pass

    Non rimane che prendere atto della situazione, buttare il Pass nel cestino della carta e guardare avanti, verso un mondo che deve imparare a gestire delle nuove e inedite globalità.

    La sostenibilità è anche questo, saper armonizzare le nostre esistenze, ovunque siamo posizionati a bordo della grande astronave chiamata Pianeta Terra.

  • Kia e il piano S, un binario da 25 miliardi di dollari con due rotaie: elettrico e mobilità

    Nel 2025 secondo Kia è possibile che i margini ricavati dalle auto elettriche saranno pari a quelli offerti dalle auto con motore a combustione interna. Questa eventualità è contenuta nel Plan S, il piano di medio-lungo termine che il costruttore coreano vuole mettere in campo nel prossimo quinquennio. Un tracciato “ferroviario” visto che si basa su due track (parola che in inglese vuol dire sia rotaia, traccia, percorso): il passaggio all’auto elettrica e i servizi di mobilità.

    Kia Plan S
    Imagine, la prima di 11 elettriche

    Kia investirà nel Plan S 29mila miliardi di won, pari a 25 miliardi dollari o 22,5 miliardi di euro. L’obiettivo è lanciare 11 modelli elettrici, siano essi versioni di auto offerte con altri tipi di propulsione o dedicati. Di quest’ultimo tipo sarà il primo che arriverà nel 2021. Sarà un crossover ispirato al concept Imagine, presentato al Salone di Ginevra del 2019, e avrà un’autonomia di oltre 500 km con un tempo di rifornimento inferiore ai 20 minuti. Questo vuol dire che supporterà la ricarica ultrarapida a 800 Volt. In Europa si appoggerà presumibilmente sulla rete Ionity, consorzio nel quale il gruppo Hyundai è entrato di recente. Kia ha investito 16 milioni (insieme ai 64 di Hyundai) nella croata Rimac.

    Kia Imagine
    Un milione di auto “pulite”, la metà elettriche

    Kia mira entro il 2025 a vendere 500mila auto elettriche su un milione a basso impatto ambientale, pari al 25% dell’intera produzione. Nei mercati più evoluti il 20% delle vendite di Kia saranno elettriche. L’obiettivo è conquistare il 6,6% del mercato globale delle auto elettriche con un margine del 6% e un ROE (Return On Investments) del 10,6%. Questi numeri non comprendono la Cina. Kia conta comunque di migliorare volumi e indici fondamentali anche per le auto dotate di propulsione tradizionale, con o senza il supporto elettrico. Per i paesi emergenti saranno fatte valutazioni specifiche sull’elettrificazione.

    Kia mira entro il 2025 a vendere 500mila auto elettriche su un milione a basso impatto ambientale, pari al 25% dell’intera produzione. Nei mercati più evoluti il 20% delle vendite di Kia saranno elettriche. L’obiettivo è conquistare il 6,6% del mercato globale delle auto elettriche

    Kia e-Soul
    Il car sharing e la guida autonoma

    L’altra rotaia del piano riguarda i servizi di mobilità. Nel campo del car sharing Kia ha già stretto accordi si negli USA con Mocean Lab sia in Europa con WiBLE, joint-venture con Repsol realizzato a Madrid con una flotta di 500 Niro PHEV e che conta 130mila clienti registrati. Accordi riguardano anche la indiana Ola e Grab, società di Singapore leader nel Sud-Est asiatico. Entrambe offrono servizi di car sharing, ride hailing, taxi, consegna di cibo a domicilio e altro ancora. Per la guida autonoma di livello 4 e 5 Kia ha formato una joint-venture paritaria con Aptiv per un valore di 4 miliardi di dollari.

    Hyundai Aptiv
    I PBV elettrici e autonomi sono il futuro

    Aptiv è una società quotata alla NYSE e l’obiettivo è di avere nel 2022 una nuova piattaforma per la guida autonoma di livello 4 e 5 da testare dal 2023 e vendere nel 2024. Kia guarda in particolare al mondo della logistica e dei PBV che, secondo le previsioni, dovrebbero passare dal 5% al 25% della domanda globale di veicoli entro il 2030. A questo scopo, il gruppo Hyundai ha investito 87 milioni di dollari nella Canoo, azienda californiana che ha sviluppato una piattaforma skateboard multiruolo. Kia immagina di costruire mobility hub mettendo il cliente al centro della propria strategia e fornendogli un’esperienza fatta di forte integrazione tra prodotti e servizi.

    Kia immagina di costruire mobility hub mettendo il cliente al centro della propria strategia e fornendogli un’esperienza fatta di forte integrazione tra prodotti e servizi

    Hyundai Canoo
    Mobilità sì, ma senza dimenticare i prodotti

    Kia dunque non parla, come molti altri costruttori, di passaggio “tout court” da car company a mobility company, ma della necessità di contemperare e integrare entrambe le dimensioni sviluppando i nuovi business anche attraverso collaborazioni esterne. Nel 2019 Kia ha venduto 2,77 milioni di auto (-1,4%), delle quali 520mila in Corea, 615mila negli USA e, per la prima volta, ha superato il mezzo milione in Europa, 11mo record consecutivo. Stabili i volumi in Italia con quasi 48mila immatricolazioni.

    Kia Sorento
    Su 87 miliardi, solo 10 sul “passato”

    Il gruppo Hyundai conta di investire entro il 2025 complessivamente 87 miliardi di euro, tra cui i 25 miliardi di Kia e 52 miliardi nelle tecnologie del futuro. A conti fatti, solo 10 miliardi riguarderanno i campi tradizionali dell’automobile che continueranno ad essere comunque i più profittevoli, almeno fino al 2025.

    Kia dunque non parla, come molti altri costruttori, di passaggio “tout court” da car company a mobility company, ma della necessità di contemperare e integrare entrambe le dimensioni sviluppando i nuovi business anche attraverso collaborazioni esterne

    Kia

  • L’auto elettrica non è un’automobile

    Chi dice che l’auto elettrica è una lavatrice con le ruote, senza nessuna capacità di trasmettere emozioni, non ha certamente ragione.

    La mia video sfida tra auto elettrica e lavatrice

    Ma non ha nemmeno tutti i torti. Perchè l’auto elettrica non è un’automobile.

    L’automobile è differente

    Non ha niente a che vedere con l’auto che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Oggetto meccanico messo in movimento grazie al lavoro prodotto sfruttando reazioni termodinamiche precise, che via via siamo diventati abili a controllare, conoscere, finalizzare.

    Il rombo, le vibrazioni legate al regime di rotazione dell’albero motore e alla corsa dei pistoni nei cilindri, addirittura lo sciacquio del combustibile nel serbatoio e l’odore dei gas di scarico sono elementi insostituibili di un’automobile.

    Non ha senso ritenere che tutto questo possa essere rappresentato dalla semplice rotazione di una macchina elettrica, dal suo scambio di potenza con le batterie e dai cicli di ricarica alla colonnina.

    Cos’è quindi un’auto elettrica

    La riflessione da fare riguarda la vera connotazione dell’auto della nuova specie.

    Rispetto all’automobile (che per definizione ha un motore a combustione interna sotto il cofano), il veicolo elettrico ha caratteristiche proprie e molti vantaggi.

    Funziona grazie a un vettore energetico – l’elettricità – che può essere prodotto in modo diverso in base alle risorse naturali che si hanno a disposizione.

    Non ha emissioni inquinati allo scarico e, se ricaricata con energia da fonti rinnovabili, può essere veramente ad emissioni zero.

    Ha una tecnologia di base estremamente affidabile, che necessita di manutenzione quasi nulla e che fornisce accelerazioni immediate e potenti.

    Può dialogare e addirittura scambiare nei due versi energia con la rete elettrica alla quale ha periodicamente necessità di essere collegata.

    L’auto elettrica è una parte del sistema energetico. E’ la parte di sistema che ci permette di muoverci liberamente.

    Manca soltanto il nome

    Il concetto è chiaro, non siamo di fronte a una trasformazione dell’automobile ma ad una sua reale sostituzione storica con un altro mezzo di trasporto.

    La carrozza ha i cavalli, l’automobile ha il motore a combustione interna. Se non c’è il motore a scoppio, non è un’automobile.

    Man mano che inizieremo ad usarla nella vita quotidiana, ci renderemo conto di questa sostanziale distinzione.

    E magari le troveremo anche un nome…