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  • Le Volvo saranno elettriche nel cuore e di idrogeno per la pelle con l’acciaio “verde”

    Le Volvo saranno tutte elettriche nel 2030 e saranno fatte di acciaio verde ad impronta nulla di CO2. La casa svedese sta infatti esplorando, come altre, tale possibilità insieme al produttore svedese SSAB, la società energetica Vattenfall e la società mineraria LKAB. Queste ultime 3 sono impegnate dal 2016 in HYBRIT.

    L’acciaio carbon neutral è HYBRIT

    HYBRIT sta (HYdrogen BReakthrough Ironmaking Technology), progetto che mira a realizzare un ciclo di produzione dell’acciaio completamente libero da CO2. L’obiettivo è arrivare nel 2026 al primo impianto di produzione di acciaio a impronta zero e allargare tale tecnologia e tutti gli impianti SSAB entro il 2045.

    Volvo HYBRIT

    Volvo si è prenotata per essere il primo costruttore ad utilizzare tale acciaio che, per essere “verde”, utilizza l’idrogeno, in un duplice modo. Il primo è come agente riducente all’interno degli altoforni al posto di carbon e coke che incidono sul 90% delle emissioni di CO2 per la fabbricazione dell’acciaio.

    Il primo stabilimento pilota entro l’anno

    Con l’idrogeno invece il prodotto di scarico è acqua. Il secondo modo è utilizzare altoforni ad arco elettrico al posto di quelli alimentati a combustibile fossile. L’elettricità utilizzata sarebbe prodotta attraverso l’idrogeno come vettore energetico, a sua volta prodotto per idrolisi attraverso energie rinnovabili.

    La SSAB (7,5 miliardi di euro di fatturato nel 2019) sta allestendo il primo stabilimento pilota a Luleå. Se la tecnologia sarà validata, il primo impianto ad essere convertito sarà quello di Oxelösund. La produzione dell’acciaio è responsabile del 7% dell’impronta globale di CO2 e del 10% in Svezia.

    Acciaio pulito, i vantaggi

    SSAB afferma che l’acciaio “verde” ha la stessa qualità di quello “nero” e che il costo è attualmente del 20-30% superiore. Ci sono però due fattori. La diminuzione del prezzo delle energie rinnovabili e l’aumento del costo delle emissioni di CO2. Entrambi sono legati all’aumento dei crediti di carbonio.

    Volvo HYBRIT

    Per la casa automobilistica il vantaggio fondamentale è ripulire un segmento fondamentale della propria catena del valore. Se si pensa che la scocca di un’auto di medie dimensioni utilizza 250-300 kg di acciaio e nel 2019 sono state prodotte oltre 92 milioni di automobili, si comprendono le conseguenze di tale cambiamento.

    L’effetto sistemico

    Secondo Volvo, l’acciaio pesa per ben il 35% sull’impronta di CO2 di ogni singola vettura dotata di motore a combustione interna. Tale impatto scende al 20% per auto elettriche. Questo accade perché c’è meno metallo e perché entrano in gioco altri materiali, in special modo le terre rare per batterie e motori elettrici.

    Volvo HYBRIT

    Secondo Worldsteel, ogni tonnellata di acciaio implica l’emissione di 2,21 tonnellate di CO2. È utilizzato da molti tipi di industria e agire su di esso vuol dire avere un impatto davvero sistemico e globale. Produrre acciaio sostenibile all’interno dell’Unione Europea rafforza in prospettiva l’intero sistema economico.

    Oltre la metà viene dalla Cina

    È un’occasione per invertire una tendenza che ha portato lontano nell’ultimo ventennio il baricentro dell’acciaio. Su 1,86 miliardi di tonnellate di acciaio prodotto nel 2020, oltre la metà (1,05) proviene dalla Cina. Seguono India, Giappone, Russia, USA e Corea del Sud. Il primo paese europeo è l’Italia con 20,2 milioni.

    Volvo HYBRIT

    Nel 2000 quasi un quarto dell’acciaio mondiale era prodotto in Europa mentre oggi siamo a meno del 10%. La Cina era al 15%… ma anche gli USA e il Giappone hanno visto una diminuzione drastica: rispettivamente dal 15,9% al 5,4% e il Giappone dal 12,5% al 4,4%. L’acciaio è inoltre riciclabile all’infinito.

    Tutte le opportunità

    Già oggi il 33% dell’acciaio prodotto è riciclato. Si calcola che questo faccia risparmiare all’ambiente 950 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Si raggiungerà il 50% nel 2050 quando il fabbisogno mondiale previsto sarà di 2,8 miliardi di tonnellate.

    acciaio

    C’è dunque un potenziale di mercato da sfruttare puntando all’innovazione. Secondo SSAB, la Svezia può puntare dritta all’acciaio completamente verde grazie all’abbondanza di energie rinnovabili e alla qualità del minerale ferroso. La sua purezza è infatti importante per l’efficienza e il metodo di produzione.

    La via dritta e quella di mezzo

    C’è però anche la via di mezzo dell’acciaio “ibrido” attuabile solo con gli altoforni ad arco elettrico. In questo caso almeno parte dell’energia è rinnovabile e l’idrogeno è utilizzato insieme al coke come agenti riducenti per “caricare” il ferro di carbonio e renderlo acciaio. Sta sperimentando questa strada l’austriaca Voelstalpine.

    Volvo HYBRIT

    Leggi l’articolo su idrogeno e acciaio, futuro industriale ed energetico vanno a braccetto in Austria

    La questione dell’acciaio “verde” è dunque fondamentale. Aiuterà la Volvo ad essere carbon neutral nel 2040, obiettivo che l’industria automotive e l’intera Unione Europea vuole raggiungere nel 2050. E dimostra, ancora una volta, che è necessario introdurre l’idrogeno all’interno dei nostri sistemi energetici. E che grazie all’idrogeno è possibile mantenere in Italia e riconvertire un asset strategico come l’acciaio.

    Ex Ilva Taranto
  • Per la prima volta dal Polo Sud al Polo Nord in auto. Ed è elettrica, Chris Ramsey riapre l’epoca delle esplorazioni

    Finora un’auto non ha mai viaggiato dal Polo Sud al Polo Nord. Sarà un’auto elettrica a tentare l’impresa il prossimo anno, con la spedizione Pole-to-Pole ideata e tentata da Chris Ramsey, avventuriero britannico che non è nuovo ad imprese alla guida di un’auto a batterie.

    Cartello Polo Sud geografico

    Condizioni atmosferiche e percorsi estremi, scelti da Ramsey per dimostrare che l’auto elettrica può già oggi andare ovunque.

    Quattro anni di preparazione

    L’impresa ha richiesto circa quattro anni di preparazione e pianificazione ma adesso è in programma.

    L’esplorazione elettrica – perchè di questo si tratta – partirà negli ultimi mesi del 2022 e prevede un percorso di quasi 27.400 chilometri (17.000 miglia) e andrà dal Polo Sud al Polo Nord magnetico.

    Clicca qui e guarda il video ufficiale di lancio dell’impresa da parte di Chris Ramsey.

    Precedente impresa al Mongol Rally

    Non si tratta della prima impresa di Chris Ramsey a bordo di un’auto elettrica, visto che con la moglie Julie l’avventuriero ha formato il primo team capace di completare il Mongol Rally alla guida di un veicolo elettrico nel 2017.

    Mongol Rally Chris Ramsey

    Il Mongol Rally ha portato Chris e Julie Ramsey ad attraversare 20 paesi in 56 giorni, percorrendo più di 10.000 chilometri (10.000 miglia) a zero emissioni, guidando dal circuito inglese di Goodwood nel Regno Unito, fino alla Siberia.

    Mostreremo che un’auto elettrica può affrontare ogni clima, dal gelo dei Poli, fino all’umidità e al caldo delle giungle del Sudamerica.

    Il progetto è supportato da Arctic Truks, un’agenzia specializzata in viaggi ed esplorazioni nelle regioni polari.

    Chris Ramsey primo piano

    Grazie all’esperienza della Arctic Trucks è stata messa a punto una minuziosa pianificazione del percorso e dei supporti logistici necessari a guidare dalla regione antartica a quella artica.

    Emil Grimsson, Chairman di Arctic Trucks, dice: “Siamo specializzati da oltre venti anni nella preparazione, pianificazione e nel supporto logistico di spedizioni nelle regioni polari.  Il nostro modo di organizzare le spedizioni ha portato nel tempo alla riduzione di quattro volte dell’energia necessaria per completarle”.

    Sappiamo che i veicoli elettrici a batteria hanno potenziali problemi, che devono essere affrontati e superati per il loro utilizzo nel freddo estremo. Questa sfida ci attrae molto e vogliamo essere capaci di sviluppare le giuste soluzioni.

    Bmw I3 Monte Carlo Chris Ramsey

    L’auto elettrica è identificata anche dagli specialisti dell’artico come una delle soluzioni chiave per raggiungere una reale riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nei prossimi anni.

  • Gigafactory, cos’è e come funziona la fabbrica più importante per il futuro dell’auto

    Gigafactory, basta la parola e si è nel futuro dell’auto. E non solo, perchè attorno a queste fabbriche ruota l’intero sistema industriale ed energetico dei prossimi decenni.

    Gigafactory non significa soltanto Tesla

    La definizione, nata nel 2013 con il progetto della prima grande fabbrica dedicata alla produzione motori elettrici e batterie per auto elettriche e sistemi di accumulo energetico domestici della Tesla in Nevada, viene riferita oggi a impianti tra loro molto diversi.

    Tesla Gigafactory

    Per orientarsi nel mondo delle Gigafactory, il cui nome viene dall’unione di Gigawatt (GW, cioè miliardi di Watt, unità di misura della potenza) con il termine factory, quindi fabbrica, è essenziale capire cosa si produca all’interno di questi grandi contenitori industriali.

    Se il termine nasce per la fabbrica della Tesla di Spark, in Nevada, che produce sia motori elettrici, sia batterie, oggi è applicato principalmente a impianti di produzione dei soli accumulatori.

    Cos’è una Gigafactory

    Una Gigafactory è una fabbrica in grado di produrre ogni anno batterie per un capacità di accumulo complessiva di decine di Gigawattora (GWh).

    La Gigafactory della Tesla negli Usa produce batterie per oltre 20 GWh l’anno.

    Assemblaggio batterie Gigafactory Tesla

    Batterie al litio

    Chi sogna un futuro prossimo fatto di tecnologie rivoluzionarie nel settore dell’accumulo, trova nelle Gigafactory la dimostrazione che la rivoluzione – nel settore delle batterie – c’è già stata ed è quella che ha portato alla diffusione della tecnologia agli ioni di litio.

    Tutte le enormi fabbriche in costruzione produrranno nei prossimi anni centinaia di migliaia accumulatori al litio. Con miglioramenti previsti nella chimica e nei materiali degli elettrodi, ma fondamentalmente molto simili alle batterie attuali.

    Batterie al litio trasparenza MG

    La missione delle Gigafactory è di rendere sempre meno costoso e più affidabile il processo.

    Produrre senza inquinare

    Con la grande sfida legata all’impronta ecologica della produzione, cioè agli inquinanti emessi durante il processo e all’impatto ambientale legato alle materie prime. Questa è l’arma più importante nella concorrenza tra produzione europea di batterie ed attuale dominio asiatico e, in modo particolare, cinese.

    Se l’auto elettrica non emette inquinanti mentre marcia, infatti, lo stesso non si può dire per la produzione delle batterie che ne costituiscono il cuore.

    Gigafactory Berlino Tesla

    La bontà delle Gigafactory si misurerà sempre di più con la loro capacità di produrre con minori emissioni e minore impiego di materie prime. Oltre che con una progettazione e realizzazione degli accumulatori che ne garantisca la maggiore riciclabilità possibile quando avranno esaurito il loro ciclo utile.

    Plastiche e metalli dovranno essere resi recuperabili da ogni singolo componente. E l’impresa è tutt’altro che banale.

    Celle elettrochimiche

    L’altra grande discriminante, in tema di impianti di produzione di batterie, è relativa alle fasi produttive che vi vengono realizzate. Una cosa è il solo assemblaggio delle celle elettrochimiche, importate magari proprio dalla Cina, in una batteria con la realizzazione del sistema elettronico di gestione della carica e della potenza.

    Altra cosa è la produzione anche delle singole celle, partendo dalle materie prime ed avendo una propria capacità di realizzazione e miglioramento delle loro caratteristiche.

    Dalla produzione al riciclo

    La Gigafactory è davvero strategica se produce sia le celle, sia le batterie. E magari è anche pronta ad accoglierne il disassemblaggio con recupero dei materiali quando diventeranno un rifiuto da riciclare.

    Tesla Panasonic Gigafactory interno

    Il futuro è solido

    Poi c’è il futuro, probabilmente legato alla tecnologia delle batterie al litio allo stato solido. Il processo produttivo ha molti elementi in comune con quello attuale, ma se ne differenzia in alcuni passaggi fondamentali che prevedono precise caratteristiche del luogo di realizzazione e assemblaggio delle celle.

    Una Gigafactory nasce già vecchia se non è pronta a un possibile veloce adattamento alla produzione di batterie al litio allo stato solido, in caso di diffusione sul mercato della nuova soluzione.

    Clicca qui e leggi il mio articolo su Repubblica – Rivoluzione batterie, come funziona una Gigafactory, la fabbrica del futuro.

  • Audi Q4 E-tron, con il nuovo suv elettrico compatto tra Verona e il Trentino

    L’Audi Q4 E-tron è il primo suv compatto elettrico della casa dei Quattro Anelli e arriva dopo la E-Tron, la E-Tron Sportback, le rispettive versioni S a 3 motori e la E-Tron GT. È il primo della fascia premium del proprio segmento a nascere su una piattaforma nativa, l’ormai celebre MEB del gruppo Volkswagen. Abbiamo avuto il privilegio di provarla tra Verona e le Dolomiti del Brenta su un percorso di oltre 300 km.

    Audi Q4 E-tron
    I vantaggi della MEB

    La prima importante conseguenza è nel bilancio tra dimensioni interne ed abitabilità. La Q4 E-tron è lunga 4,59 metri, dunque 11 cm più della Q3 e 9 cm in meno della Q5, ma ha un bagagliaio grande come quest’ultima (520-1.490 litri) e un’abitabilità degna della Q7 che è lunga 5 metri e 6 centimetri.

    Audi Q4 E-tron

    La Q4 E-Tron ha un’aerodinamica eccellente per un suv (cx di 0,28). Oltre alla forma e al fondo carenato, ogni particolare è determinante per l’autonomia. Le prese d’aria ad apertura variabile valgono 6 km in più, gli spoiler tridimensionali intorno alle ruote 14 km, i bracci carenati delle sospensioni posteriori altri 4 km, i cerchi Aero da 21 pollici 5 km.

    Audi Q4 E-tron
    Un’aerodinamica fatta di particolari

    Soltanto gli specchietti retrovisori valgono 5 chilometri attraverso un particolare impercettibile. La lieve scalinatura infatti devia il flusso innescando una turbolenza simile a quella creata sulle palline da golf dai dimple, ovvero dalle sue tipiche fossette. Sembra nulla eppure contribuisce all’1% dell’autonomia.

    Audi Q4 E-tron

    La piattaforma MEB ha una struttura a skateboard. La Q4 è per il 26% in acciaio formato a caldo e per il 10% in alluminio. Di quest’ultimo materiale è fatto l’alloggiamento della batteria che pesa 100 kg, è largo 145 cm e alto 16 cm. La lunghezza invece varia a seconda della capacità lorda rispettivamente di 55 e 82 kWh.

    Audi Q4 E-tron
    Due taglie di batteria

    La prima è lunga 144 cm, formata da 10 moduli e ha una capacità netta di 52 kWh. La seconda è lunga 182 cm, ha 12 moduli e ha una capacità effettiva di 77 kWh. La temperatura è mantenuta intorno ai 30 °C attraverso un circuito con struttura radiante e doghe posizionate in basso ed un riscaldatore.

    Audi Q4 E-tron

    Un altro circuito, nel quale scorre sempre una miscela di acqua e glicole, serve gli altri componenti (motore, caricatore e inverter) con una temperatura di esercizio più elevata. La pompa di calore (disponibile a richiesta) sfrutta tale energia termica per climatizzare l’abitacolo con la massima efficienza.

    Audi Q4 E-tron
    Due velocità di ricarica

    La batteria da 55 kWh ha un caricatore in corrente alternata da 7,2 kW e in continua da 110 kW. Quella da 82 kWh a invece un caricatore che permette di raggiungere, rispettivamente, 11 kW e 125 kW. In entrambi i casi, la tensione operativa è di 352 Volt. La massa a vuoto della Q4 E-Tron varia da 1.890 kg a 2.135 kg.

    Audi Q4 E-tron

    Il suv tedesco può avere uno o due motori. Quello posteriore è sincrono a magneti permanenti con avvolgimenti in filo a sezione quadrata (tipo hairpin), per massimizzare la densità di rame. È integrato con la trasmissione monomarcia e l’inverter, pesa 90 kg, gira fino a 16.000 giri/min e ha un’efficienza di oltre il 90%.

    Audi Q4 E-tron
    Sincrono dietro, asincrono avanti

    Quello anteriore è invece del tipo asincrono poiché è chiamato ad intervenire solo quando è necessario per la trazione e la massima potenza. Quando è disattivato, offre invece una resistenza minima. È anch’esso integrato con il cambio e l’elettronica di potenza, pesa 70 kg, è raffreddato ad acqua e ad olio a raggiunge 14.000 giri/min.

    Audi Q4 E-tron

    Tre le versioni disponibili. La 35 a trazione posteriore ha 125 kW e 310 Nm e, con la batteria da 55 kWh, ha un’autonomia di 306-341 km. La 40 ha 150 kW e uguale coppia, ma con la batteria più grande percorre 466-520 km. Entrambe raggiungono 160 km/h e nello 0-100 km sono divise da mezzo secondo (9 s. contro 8,5).

    Audi Q4 E-tron
    Una Quattro da quasi 300 cv

    La versione 45 Quattro a due motori ha 220 kW e 460 Nm di coppia, raggiunge 180 km/h e scatta da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi. Con l’accumulatore da 82 kWh l’autonomia è di 442-487 km. È proprio con lei abbiamo condotto la nostra prova che ha visto escursioni termiche da 35 °C a 13 °C.

    Audi Q4 E-tron

    Alla partenza la strumentazione segna 365 km di autonomia con il 96% di batteria. Si entra dopo qualche chilometro in autostrada. La modalità Efficiency non consente di superare i 130 km/h, ma è sufficiente con il livello di traffico che troviamo. La silenziosità è notevole e, tranne qualche sibilo, si sentono solo le ruote.

    Audi Q4 E-tron
    Da Efficiency a Dynamic

    Nel frattempo cominciamo a salire in quota e a provare anche tutta la potenza e la prontezza della Q4 nella modalità Dynamic. I sorpassi in salita sono un gioco da ragazzi. Si è avvolti da grandi schermi, dall’head-up display a realtà aumentata e da materiali come la microfibra Dinamica ricavata da PET riciclato.

    Audi Q4 E-tron

    È un’eccellenza della italiana Miko (ma di proprietà della giapponese Asahi Kasei dal 2018) che si sta affermando rapidamente perché consente di abbattere il bilancio globale di CO2 dell’intera vettura. A proposito: la Q4 E-Tron è prodotta a Zwickau ed esce dalle linee con impronta di carbonio nulla.

    Leggi l’articolo sulla fabbrica azzerata di Zwickau

    Audi Q4 E-tron
    In fuoristrada, a emissioni e rumore zero

    Dopo 169 km, il computer di bordo ci dice che abbiamo ancora 183 km di autonomia e il nostro consumo medio è stato di 22,4 kWh/100 km. La Q4 tuttavia si è comportata bene in autostrada attestandosi intorno ai 20 kWh/100 km. È andata ovviamente peggio tra salite e pruriti provocati da 299 cv pronti sotto il piede destro.

    Audi Q4 E-tron

    Il giorno successivo guidiamo la Q4 anche in fuoristrada. Qui l’aiuto è venuto dai 460 Nm disponibili sin dallo spunto, dunque piede di piuma e i 22 quintali sembrano scomparire anche sui ripidi sentieri ricoperti da sassi. Tra paesaggi magnifici e lo sguardo incredulo dei camminatori che ascoltano il silenzio ad emissioni zero.

    Audi Q4 E-tron
    La gravità diventa energia

    Arrivati a 1.700 metri, l’estate sembra scomparire. Si inizia a riscendere e la forza di gravità può trasformarsi in energia elettrica. Lungo le discese le palette dietro al volante con 4 livelli di recupero sono la soluzione migliore. La tedesca recupera fino 0,3 G pari a 145 kW, nel 90% dei casi i freni non si usano.

    Audi Q4 E-tron

    Inoltre presto si impara ad usarle per spostare le masse e prepararsi alle curve. Il peso si sente, anche se è ben ripartito e l’elettronica controlla bene ogni esuberanza. Al ritorno proviamo anche qualche allungo fino alla velocità massima e sfruttiamo la ripresa per sorpassare rapidamente le file di mezzi pesanti.

    Audi Q4 E-tron
    Scatti in autostrada e tra tornanti

    All’arrivo il dato è di 19,2 kWh/100 km. Perfettamente in linea con il dichiarato di 18-19,9 kWh/100 km. Sarebbe stato interessante anche vedere come la Q4 se la cava in città. Ma questo potrebbe essere l’oggetto di un’altra prova. Complessivamente, la tedesca ha consumato quello che ci aspettavamo.

    Audi Q4 E-tron

    E veniamo ai costi. La Q4 E-tron parte da 45.700 euro, la versione che abbiamo provato parte da 62.100 euro. La più venduta sarà la 40 da 150 kW e 520 km di autonomia in allestimento Business che costa 51.100 euro ed è offerta con la formula del noleggio a lungo termine a 499 euro per 36 mesi e un anticipo di 10.156 euro.

    Audi Q4 E-tron
    Il noleggio “full electric”

    Tra i servizi compresi, quelli “elettrici” salienti sono sono la wallbox da 7,4 kW installazione compresa e la formula Transit di Audi E-tron Charging service gratis per 12 mesi presso 235mila stazioni in 26 paesi: 0,41 euro/kWh e 0,51 euro/kWh per la ricarica rapida (con limiti di tempo) e soprattutto 0,31 euro/kWh per la rete Ionity anziché 0,79 da listino. La Transit costa 17,51 euro al mese, la City (senza Ionity) 4,83 euro.

    Audi Q4 E-tron

    Ci sono altre due modalità innovative e molto interessanti. Una è la formula Bridge che permette di uscire dal noleggio a lungo termine a condizioni agevolate scegliendo un’altra vettura Audi. È dedicata a coloro che erano indecisi sull’elettrico e, dopo aver provato, vogliono tornare indietro in modo indolore.

    Audi Q4 E-tron
    Per entrare, uscire e allungare

    L’altra è la possibilità di prendere la Q4 in noleggio a breve per un giorno, una settimana o un mese e poi passare al lungo termine. Tale formula è realizzata attraverso un rent-to-rent verticale: Volkswagen Financial Services finanzia la vettura in NLT al concessionario il quale a sua volta la noleggia a breve.

    Audi Q4 E-tron

    Se il cliente si trova bene, il contratto può essere, se così si può dire, surrogato dalla finanziaria direttamente all’utilizzatore finale abbassando i costi e, allo stesso tempo, ampliando i servizi. Tra questi, molto utili sono l’auto sostitutiva e l’hoteling per gli pneumatici invernali durante i mesi estivi e viceversa.

    Audi Q4 E-tron
  • Toyota Yaris Cross, nata ibrida per puntare in alto

    Com’è questa nuova Yaris Cross? Il debutto presso il pubblico italiano è avvenuto in occasione del Mimo di Milano e Monza. La vettura era esposta in Piazza Duomo a Milano, all’angolo con via di Santa Radegonda, a pochi metri dall’inizio di Corso Vittorio Emanuele II. Tutti i milanesi lo sanno che 10 minuti a piedi e si arriva “in” San Babila. Ed è lì che si poteva ammirare nella sua tinta di lancio giallo limone metallizzato mentre già è possibile incrociare i primi esemplari che viaggiano sulle bisarche verso i concessionari.

    Toyota Yaris Cross
    Storia di un successo

    Un punto nodale per un modello nodale. Per almeno tre motivi. Il primo è che si chiama Yaris. Nel 1999 fu la svolta industriale, di immagine e commerciale di Toyota in Europa. Oltre 4 milioni di unità vendute, 1 milione in Italia dove la terza generazione è attualmente l’auto straniera più venduta. È stata “Auto dell’Anno” in Europa nel 2000 e nel 2021. Dunque pubblico e critica sono d’accordo su Yaris.

    Toyota Yaris, la mia prova su strada

    Toyota Yaris Cross
    Nuove opportunità

    Il secondo è che arriva nel segmento dei B-Suv. È quello più in crescita e Toyota vi giocò le sue carte troppo in anticipo e neppure le migliori. L’Urban Cruiser arrivò nel 2008, ma il mercato non era pronto e a Nagoya e Bruxelles furono anche un po’ frettolosi: trattavasi infatti di un modello derivato dalla Ist venduta in Giappone e della Scion xD per il Nordamerica. Nel 2014 fu abbandonata senza darle un’erede.

    Toyota Urban Cruiser
    Il mercato che cambia

    Il terzo è che il segmento dei B-Suv è in ascesa vertiginosa. A determinarla c’è un terzetto di fattori. Il primo è che le ruote alte coprono la metà del mercato. Il secondo è l’upsizing aspirazionale accanto al downsizing dimensionale. I B-Suv vanno cioè incontro a chi vuole qualcosa di più delle berline (anche in termini di status) e, allo stesso tempo, a chi desidera un’auto più piccola, ma è disposto a spendere come prima.

    Toyota Yaris Cross
    Tra aspirazione e ripiegamento

    Chi cerca di salire uno scalino nella società con una giovane famiglia si ritrova a compiere scelte analoghe agli “empty nester”. Sono coloro che si ritrovano con i figli grandi ed il nido vuoto. Dunque un’auto per portare la prole con bagagli non serve più. Però qualcosa che piaccia è un’esigenza che c’è sempre. Ed ecco allora che un B-Suv va bene per la città, ma anche per brevi escursioni. Da soli, in coppia o con i figli.

    Toyota Yaris Cross
    Lo stile, stavolta non si sbaglia

    Stavolta gli uomini Toyota si sono preparati bene. A cominciare dall’elemento più importante per questo tipo di clienti: lo stile. La Yaris Cross ha qualcosa della Yaris e qualcosa della RAV4. Dunque legittima il suo nome e, allo stesso tempo, si riallaccia al suv più venduto al mondo nonché primo veicolo storicamente meritevole nel 1994 di tale definizione in base alle sue caratteristiche tecniche di automobile a ruote alte.

    Toyota Yaris Cross
    Nome e base da Yaris

    La Yaris Cross condivide con la Yaris la base tecnica. Dunque il pianale GA-B e il sistema ibrido con motore 3 cilindri 1.5, due motogeneratori elettrici, trasmissione a rotismo epicicloidale e batteria agli ioni di litio. Rispetto alla sorellina, ha in più una versione a trazione integrale grazie ad un terzo motogeneratore dedicato “on demand” alle ruote posteriori. Questa opzione è disponibile per la Yaris anche in Giappone.

    Toyota Yaris, la spiegazione del sistema ibrido

    Piattaforma TNGA Toyota Yaris
    Poco più lunga, tanto più spazio

    La Yaris Cross è lunga 4,18 metri, dunque 24 cm in più rispetto alla Yaris. E anche l’abitabilità posteriore e i bagaglio ne beneficiano: 390 litri, dunque 100 in più, che diventano 314 per la versione integrale i-AWD che ha anche le sospensioni a doppio braccio al posto del ponte torcente. A facilitare le operazioni di carico c’è lo schienale posteriore frazionabile 40/20/40. In tutti i casi, la potenza è di 116 cv.

    Toyota Yaris Cross
    CO2 a due cifre

    La versione a trazione anteriore è annunciata con emissioni di CO2 pari a 90 g/km, quella a trazione integrale con meno di 100 g/km. Analogo il corollario di servizi WeHybrid che permettono di accumulare crediti fino a 150 euro da spendere con Kinto e di non pagare l’assicurazione in base ai km percorsi in elettrico. In più, la Yaris Cross offre WeHybrid Insurance gratis per il primo anno.

    Leggi l’articolo su WeHybrid

    Toyota Yaris Cross
    Pronti a partire

    Il listino non è stato ancora diramato, ma si sa che ci saranno almeno tre allestimenti (Lounge, Adventure e Premier). Le prenotazioni sono state aperte il 6 maggio con il versamento di 250 euro. Potranno essere convertite in ordini veri e propri entro il mese di luglio. La Yaris Cross sarà prodotta a Valenciennes, sulle stesse linee della Yaris la cui produzione sarà trasferita, in parte a Kolin, nella Repubblica Ceca.

    Toyota Yaris Cross
    Yaris fammi posto!

    Un trasferimento che è altrettanto emblematico. La Yaris avrà un piede nel suo stabilimento storico (dal 2001) e l’altro dove ha e avrà ancora casa la Aygo. La Toyota infatti continuerà a produrre una vettura di segmento A. Stavolta però confidando sull’integrazione verticale (condivisione tecnica con veicoli di diverso segmento) piuttosto che quella orizzontale (vetture di segmento diverso, ma con marchi diversi).

    Leggi l’articolo sulla Toyota Aygo X Prologue, la citycar per l’Europa è un city suv

    Integrazioni diverse

    La Yaris Cross rappresenta l’apertura di un nuovo ciclo e, in un certo senso, la chiusura di un cerchio. Quando infatti la Yaris arrivò sul mercato, Toyota era famosa per le sue sportive e i suoi fuoristrada. Se dunque la GR Yaris e la Yaris WRC hanno riaperto un ciclo vincente per immagine e nelle competizioni, la Yaris Cross è il modello che crea un ulteriore legame con quel passato stabilendo le basi per il futuro.

    Toyota Yaris Cross
  • Audi Q3 plug-in hybrid, la mia prova del Suv benzina-elettrico.

    La Audi Q3 plug-in hybrid dimostra che il matrimonio tra motore a benzina ed elettrico funziona.

    In particolare, per auto dalle quali ti aspetti elevati livelli di confort e prestazioni, non è soltanto la coppia fulminea a fare la differenza, quanto la percezione globale di un sistema moderno, capace di utlizzare la motorizzazione e l’energia giusta nel momento giusto.

    L’armonia tra trazione tradizionale e spinta elettrica a bordo della Audi Q3 Tfsi e è molto elevata e conferisce alla percezione di qualità, che caratterizza normalmente la guida di un’Audi, una nota ulteriore di positiva modernità

    Audi Q3 tesi e plug-in hybrid dinamica

    L’elevata elettrificazione della trazione, specialmente per modelli con prezzi che partono da livelli vicini ai cinquantamila euro, si dimostra quindi proprio su strada una via senza ritorno.

    Roma-Firenze in autostrada

    La trazione elettrica è sempre pronta ad intervenire anche quando si guida in modalità “Auto hybrid”, quella più adatta ad un utilizzo su percorso misto con lunghezza significativamente superiore ai cinquanta chilometri.

    Sul percorso autostradale tra Roma e Firenze, scelto proprio per valutare le capacità dinamiche e la collaborazione tra motore elettrico da 85 kW (116 cv) di potenza e 330 Nm di coppia massima con il motore a benzina quattro cilindri 1.4 turbo da 110 kW (150 cv) e 250 Nm, l’interazione tra parte elettrica e motore convenzionale è continua.

    Audi Q3 plug-in hybrid strada montagna

    Il traffico non è particolarmente intenso ma i saliscendi del percorso e gli inevitabili rallentamenti e sorpassi chiamano molto spesso in causa il recupero di energia in decelerazione e l’erogazione di potenza da parte del motore elettrico in affiancamento rispetto al motore a benzina.

    Prezzo

    L’Audi Q3 Tfsi-e, versione plug-in hybrid del Suv compatto del marchio, ha un prezzo di listino che parte da 47.700 euro.

    Autonomia in elettrico

    Nei dintorni e dentro Firenze, così come a Roma, per spostamenti su piccole distanze, inferiori ai cinquanta chilometri (l’autonomia in solo elettrico di omologazione è di 51 km), conviene certamente selezionare fin dalla partenza la modalità EV, che sfrutta l’energia accumulata nelle batterie al litio da 13 kWh per far muovere l’auto in sola trazione elettrica.

    Audi Q3 plug-in ricarica colonnina

    Nella prova l’autonomia in modalità esclusivamente elettrica garantita in condizioni reali è attorno ai quaranta chilometri, nonostante il clima richieda a volte l’utilizzo della climatizzazione e le condizioni di traffico e percorso siano spesso impegnative.

    Ricarica in garage

    La ricarica in garage, la cui possibilità insieme all’eventuale ricarica sul posto di lavoro è da ritenere una condizione necessaria per passare alla tecnologia ibrida plug-in, è come per altri modelli agevole e particolarmente comoda nella quotidianità.

    Audi Q3 plug-in schema ricarica elettrica

    Da notare che il sistema di ricarica dell’Audi è molto sensibile alla potenza erogabile e alla qualità dell’impianto elettrico al quale ci si collega. Se si pensa di utilizzare una presa comune, invece di una wallbox dedicata che è comunque consigliabile, vale la pena di far effettuare una verifica professionale dell’impianto e una prova di ricarica con una Audi Q3 Tfsi e per verificare la piena compatibilità.

    Modalità Charge e Hold

    Nella prova non risulta mai necessario utilizzare le funzioni “Charge”, che ricarica le batterie utilizzando il motore a benzina come generatore durante la marcia, e “Hold”, che permette di conservare parte dell’autonomia elettrica per un utilizzo successivo mentre si è in viaggio.

    Audi Q3 plug-in hybrid muso

    La modalità Charge può essere utile se non si ha più autonomia elettrica e si vuole invece far muovere l’auto a zero emissioni all’arrivo presso una meta, la Hold ha più o meno lo stesso scopo ma prevede una programmazione della successiva necessità mentre si ha ancora la batteria carica a bordo.

  • Land Rover Defender a idrogeno con fuel cell, zero emissioni no limits

    Dire Land Rover Defender a idrogeno con fuel cell significa applicare la teoria alla pratica nell’esercitazione più difficile.

    Il Land Rover Defender è un veicolo che dal 1948 ad oggi ha fatto la storia del marchio definendosi tra i pionieri della mobilità off-road, con uno spirito avventuriero e fuoristradale innato e irrinunciabile.

    Land Rover Defender

    Ora il Land Rover Defender si rinnova per una nuova versione che sfoggia non solo un look più distintivo ma si pone come precursore di una mobilità ecosostenibile basata sulla tecnologia a celle a combustibile di idrogeno.

    Prototipo a idrogeno

    Al momento si tratta di un concept che utilizzerà questa tecnologia di alimentazioni e che sarà basato, come stile appunto, sul nuovo Land Rover Defender. 

    Il veicolo Land Rover Defender a idrogeno FCEV (fuel cell electric vehicle), che inizierà i test nel 2021, fa parte del programma Jaguar Land Rover che prevede di raggiungere le emissioni zero allo scarico entro il 2036 e zero emissioni di carbonio su tutta la catena produttiva: fornitori, prodotti, operazioni, entro il 2039, in linea con la strategia Reimagine.

    Land Rover Defender Fuel Cell sistema

    I veicoli FCEV, che generano elettricità dall’idrogeno per azionare il motore elettrico, sono complementari ai veicoli elettrici a batteria (BEV) nel percorso verso le emissioni zero.

    Clicca qui e leggi come funzione un’auto a idrogeno con fuel cell.

    Vantaggi delle fuel cell

    I veicoli FCEV a idrogeno sono caratterizzati da elevata densità energetica e rapidità di rifornimento, con minima perdita di autonomia alle basse temperature; questa tecnologia si dimostra quindi ideale per i veicoli più grandi e con maggiore autonomia o per quelli destinati ad operare in climi particolarmente caldi o freddi.  

    Schema sistema idrogeno Fuel cell Jaguar Land Rover

    Dal 2018 il numero globale dei FCEV sulle strade è quasi raddoppiato, e le stazioni di rifornimento di idrogeno sono aumentate del 20% Entro il 2030 si stima che i veicoli FCEV a idrogeno potrebbero superare a livello mondiale i dieci milioni con 10.000 stazioni di rifornimento. 

    Progetto Zeus

    L’avanzato Progetto Zeus di Jaguar Land Rover è parzialmente finanziato dall’Advanced Propulsion Centre governativo, e consentirà agli ingegneri di ottimizzare le prestazioni della motorizzazione a idrogeno in termini di performance e capacità che i nostri clienti si attendono: dal rifornimento al traino, alle qualità in off-road.   

    Land Rover Defender Idrogeno Fuel Cell Batteria

    Il prototipo ad emissioni zero allo scarico della Defender FCEV inizierà i test nel Regno Unito allo scopo di verificare le caratteristiche chiave, come consumi e prestazioni in off-road.  

    Per il Progetto Zeus Jaguar Land Rover ha lavorato a fianco di esperti e specialisti di Ricerca e Sviluppo, inclusi Delta Motorsport, AVL, Marelli Automotive Systems e l’UK Battery Industrialisation Centre (UKBIC) per studiare, sviluppare e creare il prototipo FCEV. 

    Ruolo dell’idrogeno

    “Sappiamo che in futuro l’idrogeno avrà un ruolo nel mix di motorizzazioni dell’intero settore dei trasporti e che, accanto ai veicoli a batteria, offre una soluzione ad emissioni zero allo scarico che si adatta alle specifiche richieste e capacità della gamma di classe mondiale dei veicoli Jaguar Land Rover – ha detto Ralph Clague, Head of Hydrogen and Fuel Cells di Jaguar Land Rover – il lavoro svolto con i nostri partner nel Progetto Zeus avvicina la nostra Azienda all’obiettivo zero emissioni di carbonio entro il 2039, mentre ci prepariamo alla prossima generazione di veicoli a zero emissioni allo scarico”.

    Land Rover Defender Fuel Cell serbatoio idrogeno

    Strategia Reimagine

    Jaguar Land Rover sta puntando su una gamma di modelli che comprende veicoli completamente elettrici, ibridi plug-in e mild-hybrid, così come le più recenti motorizzazioni diesel e benzina. Nel cuore della strategia Reimagine c’è l’elettrificazione di entrambi i marchi Jaguar e Land Rover.

    Entro la fine del decennio tutti i principali modelli Jaguar e Land Rover saranno disponibili in versione totalmente elettrica.

    Tutto questo segna l’inizio del percorso che porterà la compagnia entro il 2039 a diventare un’azienda a zero emissioni di carbonio attraverso la sua catena di prodotti, forniture e operazioni.

  • Fari parlanti Bitjam, oltre il telecomando. Come funziona la tecnologia che apre il garage soltanto con la luce

    I fari parlanti della Bitjam, start-up romana specializzata in soluzioni digitali ad alta tecnologia, promettono di rivoluzionare la connetività delle auto.

    La soluzione, messa a punto al 100% in Italia, è un’anteprima mondiale che promette di cambiare radicalmente molte delle nostre attuali abitudini, oltre a permettere ulteriori nuove applicazioni in un futuro piuttosto vicino.

    L’auto del futuro, infatti, aprirà la porta del garage illuminandola coi propri fari. Basta col telecomando finito chissà dove nella borsa, oppure spostato qua e là tra i vani portaoggetti dell’abitacolo.

    Fari parlanti auto reale e cancello illuminato

    Fari parlanti Bitjam

    Grazie all’arrivo a bordo di fari parlanti non solo apriremo senza problemi e in modo totalmente sicuro il cancello, ma saranno possibili anche altre innumerevoli applicazioni. Tutte legate all’idea semplice e rivoluzionaria che il veicolo possa comunicare con l’esterno semplicemente grazie alla luce.

    Siamo partiti dall’idea di una chiave di luce che permettesse di farsi riconoscere.

    Parla il Ceo

    Afferma Giulio Cespites, Ceo e partener della Bitjam: ” Per aprire porte o avere il permesso di accesso in diverse situazioni generando un codice univoco, contenuto nel fascio luminoso, molto più sicuro di quello della maggior parte degli attuali telecomandi. Abbiamo dei brevetti in corso di registrazione che riguardano la tecnologia messa a punto e attualmente siamo concentrati su molti sviluppi in ambito automobilistico, come la possibilità per le auto di dialogare tra loro sulla strada soltanto illuminandosi a vicenda”.

    Bitjam interno auto

    Come tra esseri umani

    L’analogia tra l’idea della Bitjam e la comunicazione tra esseri umani è evidente. Prima ci si guarda e ci si riconosce, poi – se ce ne sono le condizioni – si inizia a comunicare anche con altre modalità, scambiando ulteriori e più dettagliate informazioni.

    Oltre che in ambito automobilistico, la soluzione è in corso di applicazione anche nel settore della robotica e può essere una delle chiavi della comunicazione tra robot, droni e oggetti dotati di elevata autonomia e intelligenza artificiale che si diffonderanno sempre di più in tutti i settori della nostra vita futura.

    VLC — Visible light communication

    L’ambito tecnologico nel quale ci si trova è quello della Vlc (Visible light communication), lo stesso a cui appartiene anche la tecnologia li-fi che già in parecchie applicazioni dimostrative sta sostituendo o affiancando il wi-fi per la connessione a Internet senza fili, facendo viaggiare i dati proprio nei flussi dell’illuminazione artificiale di ambienti come scuole, ospedali, centri commerciali.

    Fari parlanti Bitjam elementi

    L’innovazione della Bitjam per i fari delle auto non riguarda il li-fi, ma sfrutta la stessa idea di trasmettere dati e informazioni grazie alla modulazione – impercettibile dall’occhio umano ma rilevabile da un appropriato ricevitore – di una sorgente luminosa led.

    Anche per le auto già circolanti

    La tecnologia dei fari parlanti Bitjam può essere applicata anche a veicoli già in circolazione.

    Se l’auto ha nell’impianto illuminante delle lampade led, è sufficiente inserire nel circuito di alimentazione l’elettronica Bitjam perché diventino capaci anche di comunicare. Se un’auto non ha fari led, andranno sostituite le lampade all’interno, dopo di che il sistema sarà a tutti gli effetti in grado di parlare, oltre che di illuminare la strada.

    Tecnologia Bitjam mano ed elettronica

    Si cercano partner

    “Siamo molto vicini al prodotto finale – continua Giulio Cespites – e ci sono grandi multinazionali interessate allo sviluppo. Con le giuste collaborazioni tecnologiche e finanziarie credo che saremo presto in grado di arrivare sul mercato. Possibilmente preservando il made in Italy dell’idea e della sua industrializzazione”.

    Clicca qui e leggi il mio articolo su Repubblica: Addio telecomando, i fari parlanti aprono le porte del garage.

    Clicca qui e leggi Lybra, la pedana rallentatrice che produce energia dal traffico.

  • Nuova Lexus Nx, subito plug-in hybrid e l’anno prossimo solo elettrica

    L’asticella elettrica sale di un gradino con la nuova generazione della Lexus Nx, anzi di due.

    Il Suv del marchio Lexus sarà il primo modello della gamma ad offrire a listino tutti i livelli di maggiore elettrificazione. Quest’anno infatti in Europa la versione full-hybrid e la plug-in hybrid. Già dall’anno prossimo sarà però disponibile anche la versione esclusivamente elettrica, basata sulla nuova piattaforma dedicata alle auto a batterie sviluppata dal gruppo Toyota.

    Lexus Nx plug-in avanti

    Completamente nuova

    Il rinnovamento dell’auto rispetto alla generazione precedente è totale. Anche se il design riesce a mantenere una precisa riconoscibilità del modello, ben il 95% dei componenti è nuovo o profondamente rivisto. Per un’auto che ha totalizzato finora oltre 170.000 immatricolazioni nel nostro continente, composte per il 70% da nuovi clienti attirati verso il marchio Lexus da altri marchi, si tratta di una prova di crescita importante.

    Maggiori dimensioni

    Le dimensioni aumentano leggermente e la nuova Lexus Nx guadagna due centimetri di lunghezza, due di altezza e tre centimetri di passo. Il tutto si traduce in maggiore vivibilità interna, soprattutto per i passeggeri dei sedili posteriori. Il design fa un passo avanti deciso verso un’immagine nettamente più dinamica e ha come emblema il nuovo segno luminoso a tutta larghezza nella parte posteriore.

    Lexus Nx 450h posteriore

    Quella linea di luce rossa porta la Lexus Nx a competere con le proposte estetiche dei principali concorrenti tedeschi con una propria riconoscibile identità, ottenuta grazie alla sovrapposizione delle tracce luminose ai lati.

    Anche plug-in hybrid

    La grande novità dal punto di vista delle motorizzazioni riguarda l’arrivo fin dal lancio – previsto negli ultimi mesi del 2021 in tutta Europa, Italia compresa – della Lexus 450h+ plug-in hybrid.

    Lexus Nx 450h+ ricarica avanti

    Le batterie al litio da 18,1 kWh posizionate al centro della vettura, sotto l’abitacolo, consentono 63 chilometri di autonomia in modalità esclusivamente elettrica, il 20% in più rispetto al migliore modello concorrente di pari segmento, secondo le analisi della Lexus.

    Lexus Nx 450h+ powertrain

    E la velocità massima in modalità elettrica è di 135 km/h. Mentre la potenza complessiva del sistema ibrido è di ben 225 kW (306 cavalli), con accelerazione da zero a 100 km/h in si secondi.

    Il tutto con una guidabilità che viene annunciata come estremamente coinvolgente per chi si siede al posto di guida. Questo è un elemento decisivo per il futuro della Lexus, che vuole fare proprio della “driving signature” la sua firma caratteristica per tutti i modelli in arrivo.

    Lexus Nx 450h+ tre quarti

    Maggiore potenza

    Anche la Lexus 350h, versione ibrida con batteria non ricaricabile dall’esterno, si annuncia molto più performante rispetto alla versione attuale. La potenza massima cresce di un quarto (24%, per l’esattezza) e arriva a 180 kW (244 cavalli) con accelerazione da zero a 100 km/h in 7,7 secondi e velocità massima nella frequente modalità di marcia in elettrico di 125 km/h.

    Non sono ancora disponibili i prezzi dei due modelli full-hybrid e plug-in hybrid ma per la versione ibrida non ricaricabile il listino dovrebbe rimanere vicino a quello attuale, secondo le affermazioni dei responsabili di Lexus Europa.

    Lexus Nx 350h e 450h+

    Posto guida

    All’interno della nuova Lexus Nx arriva il concetto Tazuna di impostazione del posto di guida, che prende ispirazione dal rapporto di intesa quasi fisico che c’è tra un cavaliere e il suo cavallo.

    Lo schermo centrale da 14 pollici è leggermente orientato verso il posto di guida e arriva a bordo l’assistente virtuale “Hey Lexus” con cui si interagisce impartendo comandi vocali.

    Lexus Nx 450h+ posto guida

    Apertura portiere anti-incidente

    A livelli di riferimento assoluto la sicurezza grazie al Lexus Safety System + annunciato come capace di rilevare ed evitare il 36% in più di incidenti.

    Lexus Nx exit assist portiere

    Debutta sulla Lexus Nx l’inedita tecnologia Exit assist, che riconosce un eventuale veicolo, motociclo o una bici in arrivo mentre ci si accinge ad aprire le portiere, emettendo dei segnali di allarme ed impedendo l’apertura della porta se necessario.

    Il sistema promette di evitare fino al 95% degli incidenti tipicamente causati dall’apertura delle portiere dei veicoli.

    Clicca qui e leggi il mio articolo su Repubblica: Sorpresa Lexus, ecco la super ibrida Nx.

  • Gruppo Koelliker, arrivano cinque nuovi marchi di auto elettriche in Italia

    Il Gruppo Koelliker è un punto di riferimento nell’importazione e distribuzione in Italia di selezionati marchi di automobili

    Adesso il gruppo dà inizio a un nuovo capitolo della sua storia, puntando forte sul settore dell’elettrico con KGen, un progetto di “generazione di nuova mobilità” che si propone come un unicum assoluto nel panorama automotive italiano.

    Cinque marchi al debutto

    Nel nostro Paese, l’importatore si appresta a introdurre cinque nuovi brand innovativi ed hi-tech:

    • Aiways,
    • Karma,
    • Maxus,
    • Seres,
    • Weltmeister.
    Weltmeister W5

    Ognuno di questi brand vanta numerosi modelli nativi elettrici, capaci di soddisfare ogni esigenza: crossover, suv, supercar e veicoli commerciali. 

    «Con KGen andiamo oltre i vecchi paradigmi del mercato automotive e rispondiamo alle nuove esigenze di una mobilità che sta cambiando, mettendo la nostra expertise a servizio di clienti alla ricerca di un’ampia ma selezionata proposta di modelli nativi elettrici – afferma Luca Ronconi, amministratore delegato di Koelliker – prodotti che incarnano la nostra filosofia di esploratori dell’innovazione e advisor dei clienti. In un settore estremamente complesso come quello elettrico, crediamo che il cliente abbia oggi più che mai la necessità di essere supportato da un interlocutore capace di accompagnarlo nella sua customer journey. Per farlo al meglio, abbiamo scelto di essere affiancati da partner che condividono i valori del progetto e rappresentano i migliori della classe nei rispettivi settori».

    Auto Koelliker

    Partner importanti

    Enel X, Microsoft e Santander Consumer Bank, rispettivamente per le tecnologie di ricarica dei veicoli elettrici, la trasformazione digitale e le soluzioni di finanziamento, sono al fianco di Koelliker in questo progetto, con l’obiettivo di offrire servizi su misura e all’avanguardia. 

    Seres 5 Koelliker

    «Accelerare il processo di passaggio dalla mobilità tradizionale a quella elettrica è uno dei pilastri della strategia di business globale di Enel X – afferma Gianmaria Riccardi, Head of Global sales Enel X – e l’accordo con Koelliker è un ulteriore tassello importante in questa direzione.

    Scritta Seres 3 Koelliker

    Collaboreremo offrendo il nostro know-how e soluzioni avanzate per la ricarica dei veicoli elettrici ai marchi automotive del Gruppo Koelliker e lavoreremo in sinergia per studiare offerte che invoglino i costruttori dei mercati esteri a portare il loro business in Europa. Un’opportunità di crescita per l’intera filiera dell’e-mobility in termini economici e di sviluppo sostenibile».

    Percorso di digitalizzazione

    Una peculiarità di KGen risiede nella formula del “go to market” all’insegna della strategia omnichannel.

    U5 Gruppo Koelliker

    Koelliker accelera così sul percorso di digitalizzazione e adotta una strategia multicanale integrata con la quale dà l’opportunità al cliente di vivere un’esperienza di acquisto del veicolo elettrico semplice e senza interruzione, nella modalità preferita.

    In modo tradizionale, digitale o “ibrido”: recandosi di persona in concessionaria, iniziando sul web per concludere in salone, oppure optando per un acquisto completamente online, che include anche il test drive e la consegna a domicilio grazie ad Autotrade & Logistics, società di logistica del Gruppo Koelliker.

    Koelliker eDeliver

    Nuovo approccio al mercato

    Un nuovo approccio per un cambiamento organizzativo e culturale che ha riguardato tutte le componenti in campo, dai venditori ai vertici aziendali. «Kgen è un progetto tutto italiano e rappresenta un’iniziativa unica nell’ambito della mobilità elettrica.

    Un motivo di orgoglio per Koelliker che ancora una volta dimostra di saper guardare avanti, mantenendosi fedele ai propri storici valori. Un’azienda italiana senza eguali nel panorama automotive del nostro paese», aggiunge Luca Ronconi.

    Weltmeister W5 Koelliker

    «L’operazione di ristrutturazione del Gruppo conclusasi nel 2019 riguarda un’altra epoca con scenari completamente differenti – precisa Marco Saltalamacchia, Presidente del Gruppo Koelliker – oggi, dopo pandemia, lockdown e crisi del settore abbiamo ripensato il piano industriale e varato in tempi record KGen. Un progetto che esprime appieno la rinnovata missione di Koelliker: essere il partner nella mobilità elettrica sia dei clienti privati sia di quelli corporate, offrendo una ricca proposta di modelli full-electric».