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  • Microchip, ecco i dieci punti dell’auto dove ce ne sono di più

    Dove sono i microchip in un’auto moderna? Ecco dieci applicazioni dove sono più numerosi.

    1. Powertrain

    Il powertrain, cioè il sistema energetico di bordo, quello che fa muovere ogni auto, senza microchip rimane fermo come una pietra. In base alla tecnologia di trazione dell’auto, dai microprocessori dipendono il motore, le batterie, i motori elettrici, l’elettronica di potenza e anche il cambio.

    Microchip e motore

    2. Motore a benzina o diesel

    Se a bordo c’è un motore a combustione interna, sia a benzina che diesel, il sistema di iniezione del combustibile, il controllo della combustione e l’irrinunciabile trattamento gas di scarico, che comprende sistema di ricircolo, catalizzatore, alimentazione e dosaggio dell’urea nei motori a gasolio, senza chip non funzionano.

    3. Controllo trazione e stabilità

    Ma anche il comportamento su strada, ottenuto grazie al controllo elettronico della trazione e della stabilità di marcia, è ormai progettato dando per scontata la presenza nel sistema di microcircuiti.

    4. Impianto frenante

    L’impianto frenante dipende da microchip per l’azionamento controllato e differenziato sulle quattro ruote, il controllo di ogni singolo freno, il monitoraggio dello stato del sistema e della temperatura. Quasi tutto, insomma.

    Abitacolo e microchip

    5. Abitacolo

    Entrando nell’abitacolo, il navigatore ha microchip che permettono il funzionamento dello schermo, del processore, dove presente anche del cd, oltre che naturalmente dell’essenziale sistema di posizionamento Gps.

    6. Strumentazione conducente

    L’intera strumentazione a disposizione del conducente poi, dal pannello di controllo, al display, al computer di bordo e fino ai singoli indicatori, non può nemmeno accendersi senza l’attivazione di piccolissimi ed essenziali chip.

    7. Infotainment

    Quello che oggi viene chiamato infotainment e tutte le nuove funzioni collegate alla connettività dei veicoli (radio, riproduzione audio, telefono, scambio dati) sono un vero e proprio feudo dei microchip all’interno di ogni vettura.

    Infotainment e microchip

    8. Sicurezza e assistenza alla guida

    Le sempre più numerose tecnologie per la sicurezza e l’assistenza alla guida, dagli airbag, alle cinture di sicurezza con pretensionatore, fino ai sensori parcheggio, al radar, alle videocamere, al cruise control e alla modalità di mantenimento corsia, come anche la frenata d’emergenza, hanno bisogno di microchip addirittura su più livelli dell’architettura elettronica che le fa funzionare.

    9. Climatizzatore

    Il climatizzatore senza chip non sa nemmeno misurare la temperatura. Per riuscire a regolarla in accordo alle volontà di chi è a bordo ha bisogno di ulteriori microcircuiti, inseriti in più complessi sistemi elettronici miniaturizzati.

    Microchip

    10. Luci e tergicristalli

    A semiconduttori e circuiti stampati è affidato anche il funzionamento di due elementi apparentemente semplici, come le luci e i tergicristalli. Il fascio luminoso, la sequenza di attivazione dei led, gli stessi indicatori di direzione, così come il sensore di pioggia o la regolazione della velocità delle spazzole sul parabrezza dipendono tutti da quel piccolo, poco costoso, ma oggi a volte introvabile componente.

    Clicca qui e leggi l’articolo sulla nuova fabbrica di semiconduttori in Germania: Intelligenza artificiale e gemello virtuale, quella della Bosch a Dresda è veramente la fabbrica del futuro.

  • Volvo C40 Recharge, la mia prova della prima svedese elettrica e totalmente connessa

    L’occasione di provare su strada la Volvo C40 Recharge, primo modello della casa lanciato esclusivamente elettrica, non me la sarei fatta sfuggire per nessun motivo.

    La Volvo ha annunciato di voler arrivare a produrre soltanto auto elettriche entro il 2030; ha solo nove anni di tempo, quindi, per parasse da questa prima assoluta alla semplice normalità in tema di modelli a batterie.

    La prova del nuovo modello sulle strade del Belgio, tra Bruxelles e Gent, dove si trova il suo stabilimento di produzione, è una vera e propria anteprima delle Volvo di domani.

    Fabio Orecchini aeroporto Zaventem Volvo C40 recharge

    Connessione totale

    La trazione elettrica non è l’unica grande novità. Nell’abitacolo della Volvo C40 Recharge gioca un ruolo da protagonista anche il nuovo sistema operativo Google Automotive.

    Non si tratta del già noto e diffuso Android Auto, grazie al quale in quasi tutte le nuove auto è possibile utilizzare delle app del proprio smartphone visualizzandole sul display di bordo. Google Automotive è un vero e proprio sistema operativo completo, che rende l’automobile un apparecchio elettronico indipendente e totalmente connesso.

    Può fare a meno dello smartphone

    Automobile e smarphone colloquiano e collaborano, quindi, ma l’auto ha dei propri Google Assistant e Google Maps – che utilizza per la navigazione aggiornata in tempo reale – e delle sue app, capaci di funzionare indipendentemente dalla presenza a bordo di un telefono.

    Fabio Orecchini al volante Volvo C40 Recharge

    La connettività del veicolo è molto robusta e permette anche l’aggiornamento continuo e praticamente completo del software di bordo.

    Prova su strada

    Su strada l’esperienza di guida elettrica si fonde con quella di una connessione continua e praticamente totale. Il connubio funziona molto bene e nell’utilizzo reale si dimostra vincente.

    Lungo l’itinerario su strade urbane nella città di Bruxells, poi extraurbane con tratti autostradali, la guidabilità è caratterizzata da una risposta dell’auto particolarmente diretta alle richieste del guidatore.

    Volvo C40 Recharge Belgio

    Accelerazione e stabilità

    La potenza esuberante dei due motori da 150 kW montati sui due assi garantisce in ogni momento accelerazioni potenti (il dato ufficiale è di 4,7 secondi da zero a 100 km/h), mentre la taratura delle sospensioni utilizza la massa delle batterie come elemento di stabilità.

    Il risultato è una continua sensazione di brillantezza nella guida, anche quando l’andatura autostradale con limite a 120 km/h potrebbe far supporre una condotta noiosa. E la prontezza di risposta rimane evidente anche con le funzioni di guida assistita inserite.

    Volvo C40 Recharge Belgio tre quarti

    La mappa Google sul display permette di visualizzare istantaneamente i punti di ricarica disponibili nei dintorni e lungo l’itinerario impostato. La ricerca può anche essere filtrata in base alle caratteristiche delle colonnine.

    Ricarica fino a 150 kW

    Funzione molto utile, visto che la Volvo XC40 Recharge può utilizzare stazioni veloci fino a 150 kW di potenza, ricaricando l’80% dell’energia accumulabile in 40 minuti.

    Volvo C40 recharge spaccato sistema energetico e materiali

    Autonomia di 450 km con una ricarica

    Per quanto riguarda le batterie al litio da 75 kWh effettivi, alloggiate nel pianale sotto l’abitacolo al centro della vettura, la previsione del sistema di bordo in termini di autonomia residua (quella di omologazione è di quasi 450 chilometri con una ricarica completa), è sempre molto affidabile lungo percorso.

    Volvo C40 recharge posteriore Atomium Bruxelles

    Prezzo

    La versione di lancio Volvo C40 Recharge First edition è a listino con un unico allestimento molto completo a 57.500 euro. Mentre con 60.950 euro si possono avere inclusi nel prezzo anche tre anni di manutenzione e l’assicurazione furto, incendio e Kasko con Unipol.

    Clicca qui e leggi l’articolo con VIDEO sulla presentazione anteprima a Milano della Volvo C40 Recharge e dell’infrastruttura di ricarica Volvo che nascerà in Italia.

  • Toyota bZ4X, i primi dati per il primo suv elettrico nativo delle Tre Ellissi

    La Toyota bZ4X è pronta per il debutto previsto per il 2 dicembre. Nel frattempo svela la sua veste definitiva e annuncia alcune caratteristiche tecniche.

    Toyota bZ4X
    La prima su base e-TNGA

    La bZ4X è la prima Toyota basata sul pianale e-TNGA, nativo per auto elettriche e sviluppato insieme a Subaru. È anche il primo modello della gamma bZ, ovvero Beyond Zero, dal nome della strategia che dovrebbe portare il costruttore giapponese ad avere un impronta zero di CO2 entro il 2050.

    Leggi l’articolo su beyond zero che cosa c’è dietro il nuovo marchio di Toyota

    Toyota bZ4X

    La bZ4X è lunga 4,69 metri, larga 1,86 e alta 1,65 (antenna compresa) con un passo di 2,85 metri. Dunque ha dimensioni simili alla RAV4, ma è più bassa complessivamente di 85 mm e ha un interasse più lungo di 160 mm. Il cofano è più basso di ben 50 mm, a tutto vantaggio di sicurezza e visibilità.

    Toyota bZ4X
    Fedele alle anticipazioni

    A questo aspetto contribuisce anche la ridotta sezione dei montanti. In generale, lo stile ricalca quello del concept presentato all’inizio dell’anno e i rendering mostrati 3 anni fa. Appare molto curata l’aerodinamica con alcune soluzioni singolari come lo spoiler separato sul tetto e quello alla base del lunotto.

    Leggi l’articolo su ecco come sarà il suv elettrico di Toyota che sarà presentato nel 2021

    Toyota bZ4X

    Colpiscono anche i parafanghi a contrasto e il frontale definito “hammerhead”. Per lo stile degli interni, la parola d’ordine ed è “lagom” che in svedese indica moderazione. Dunque né troppo né troppo poco. Per lo spazio, si parla di un metro di distanza tra lo schienale anteriore e posteriore e un bagagliaio da 452 litri.

    Toyota bZ4X
    Sterzo senza collegamento meccanico

    Per la strumentazione l’ispirazione sembra invece francese. È infatti posizionata in alto come sulle Peugeot. Più avanti, come previsto, arriverà lo sterzo by wire con comando a cloche d’aereo definito One Motion Grip: per una sterzata completa (5,7 metri) basta una rotazione di 150 gradi, senza mai incrociare le braccia.

    Leggi l’articolo sulla Toyota bZ4X sarà la prima volta di uno sterzo by wire

    Toyota bZ4X

    La batteria appare molto interessante. La sua struttura infatti è integrata nella scocca così da incrementare la rigidità della vettura e diminuire la sezione. Questo permette di adottare un sistema di raffreddamento a liquido (prima volta per Toyota) con pompa di calore molto compatto, sofisticato ed efficiente.

    Toyota bZ4X
    Almeno il 90% dopo 10 anni

    Toyota promette infatti una grande costanza di comportamento a tutte le temperature e per molto tempo. L’efficienza di almeno il 90% sarà infatti garantita per 10 anni o 240.000 km. A questo contribuisce anche il controllo individuale di ogni cella. Ancora sconosciuti tuttavia sono il tipo e la chimica.

    Toyota bZ4X

    Apparentemente la batteria della bZ4X è straordinariamente sottile e compatta. Si sa invece che funziona a 355 Volt e ha una capacità di 71,4 kWh. Il caricatore di bordo è da 6,6 (più tardi da 11 kW) in corrente alternata e da 150 kW in corrente continua. La presa di ricarica è stata posizionata sul parafango anteriore sinistro.

    Toyota bZ4X
    Un motore anteriore o due con l’integrale

    Due le configurazioni di motore. Una con una sola unità motrice anteriore sincrona a magneti permanenti da 150 kW con 265 Nm e un’altra con due unità da 80 kW per un totale di 160 kW e 336 Nm. Nel primo caso lo 0-100 km/h si chiude in 8,4 s., nel secondo in 7,7 s. Dunque prestazioni all’insegna dell’equilibrio e senza puntare alla sensazione.

    Toyota bZ4X

    L’autonomia annunciata è di almeno 450 km, secondo il comunicato italiano. Il comunicato internazionale parla di 460 km per la versione a trazione integrale e di 500 km per quella anteriore. Dunque, se la capacità dichiarata è quella netta, si parla rispettivamente di 15,5 e 14,3 kWh/100 km.

    Toyota bZ4X
    La solita prudenza

    Livelli eccellenti per le dimensioni e le potenze in gioco, ancora di più considerando che Toyota è oltremodo prudente nelle dichiarazioni. Ci sono altre due cose degne di interesse. La prima è il tetto fotovoltaico capace di garantire 1.800 km dal sole. La seconda è la possibilità di alimentare dispositivi esterni.

    Toyota bZ4X

    Non è ancora chiaro se si parla di collegamento alla rete (V2G) o di V2L come la Hyundai Ioniq 5 e la Hyundai EV6. Interessante si annuncia anche il sistema di trazione integrale che adatterà l’erogazione dei singoli motori. Il guidatore avrà anche la possibilità di selezionare la guida con il solo pedale dell’acceleratore.

    Toyota bZ4X
    Dall’elettrificazione all’elettrico

    La piattaforma permette l’aggiornamento della strumentazione, del sistema infotelematico e anche dei sistemi di assistenza alla guida, ma non di gestione dell’energia. Anche in questo, i dubbi saranno presto dissipati e sarà chiaro come i maestri dell’elettrificazione interpretano la mobilità elettrica.

    Leggi l’articolo su Toyota anticipa i piani dell’elettrificazione dal 2030 al 2025

    Toyota bZ4X
  • Kia EV6, ecco il video dopo il test di accelerazione, guidabilità e Adas

    Ecco il video subito dopo la prova della Kia EV6 sul percorso allestito davanti la Fiera di Malaga, in Spagna.

    Contenuti del video

    Accelerazione, guidabilità anche nello stretto, sistemi di assistenza alla guida (definiti ADAS – Advanced driver Assistance systems).

    Questi i punti cruciali di tre test specifici svolti sul percorso tra coni bianchi e rossi, manichini e sagome di auto che tagliano la strada.

    Prova su strada

    Per leggere invece le nostre impressioni dopo la prova su strada, clicca qui e leggi l’articolo Kia EV6, l’elettrica che stupisce, doppia prova di Orecchini e Desiderio.

    Il mio articolo su Repubblica

    Per leggere il mio articolo su Repubblica dedicato alla prova in anteprima della Kia EV6, clicca qui.

  • Snam, Toyota e Caetano, per promuovere la mobilità a idrogeno l’unione faccia la forza

    Snam (attraverso Snam4mobility), Toyota Motor Italia, Toyota Motor Europe e CaetanoBus uniscono le forze per promuovere e accelerare la mobilità ad idrogeno. La collaborazione, sancita da una lettera di intenti, ha come obiettivo fornire soluzioni integrate di mobilità (e non solo) attraverso progetti specifici da realizzare in Italia e in Europa.

    Leggi l’articolo su l’Italia entra nell’era dell’idrogeno a 700 bar

    Meno parole e più fatti

    La novità dunque è proprio nella specificità e nell’orientamento al cliente. Finora Toyota e la stessa Snam avevano formulato accordi che parlavano di generica collaborazione riguardanti parti della catena del valore dell’idrogeno come la produzione e il rifornimento. Sono dunque accordi b2b a carattere industriale, sperimentale e dimostrativo.

    Leggi l’articolo sull’accordo tra Toyota e Eni per distributore a Venezia

    snam toyota caetano Ksawery

    Questa lettera di intenti invece stabilisce che saranno svolte congiuntamente attività di analisi, di ricerca sul mercato e di sperimentazione che hanno come oggetto progetti di mobilità a idrogeno “end-to-end”. Tali progetti riguardano direttamente imprese, soggetti privati, pubbliche amministrazioni e comunità locali.

    Tutti gli anelli della catena

    Per farlo ci sono effettivamente tutti gli attori necessari. Snam ha il know-how per produrre, stoccare e distribuire l’idrogeno inserendolo in sistemi energetici a tutto tondo. Toyota produce automobili a idrogeno e possiede probabilmente le migliori tecnologie che riguardano i serbatoi, il rifornimento e le fuel cell.

    caetanobus

    Gli stack Toyota di ultima generazione sono concepiti modularmente e sono già utilizzati dagli autobus Sora, prodotti in Giappone dalla stessa Toyota, e da quelli di CaetanoBus. Toyota ha già dimostrato le potenzialità dei propri stack anche per la nautica, il trasporto pesante e ferroviario e per utilizzi stazionari o di cogenerazione.

    Leggi l’articolo su la Torre Eiffel che diventa verde grazie all’idrogeno e a Toyota

    Verso soluzioni integrate

    Toyota ci mette in più anche Kinto, la società di mobilità che può fornire il denaro e il know-how per definire l’offerta finale, commerciale e finanziaria, al cliente. Il suo ruolo potenziale dunque è essere l’ultimo anello della catena del valore, quello di congiunzione con il mercato.

    Quale potrebbe essere lo scenario ideale? Il cliente è un ente locale o un’industria che vuole abbattere la propria impronta di CO2 a favore della collettività, dell’immagine e del bilancio. Snam dunque fornisce i sistemi di produzione, distribuzione e rifornimento oltre all’integrazione con i sistemi energetici esistenti.

    Leggi l’articolo su Trenord e il progetto per i treni a idrogeno in Valcamonica

    Ecosistemi integrati per seminare l’idrogeno

    Toyota fornisce le automobili per la flotta e/o gli stack, Caetano i bus e Kinto ha il ruolo di creare il pacchetto con i servizi per formulare la proposta commerciale. Potrà essere così? Per l’idrogeno ci sono piani importanti, ma l’Italia parte in ritardo ed è necessario costruire infrastrutture.

    caetanobus

    La creazione di ecosistemi locali integrati potrebbe essere una strada per mettere il seme giusto. L’obiettivo è creare la società dell’idrogeno o una società nella quale l’idrogeno abbia una parte. È un bene che l’idrogeno sia già al centro del dibattito politico ed istituzionale. È un bene che l’industria dell’energia e della mobilità siano pronte a cogliere ogni opportunità per creare la catena del valore necessaria.

    Toyota Mirai Parigi
  • Renault Captur E-Tech Hybrid, consuma poco e convince nella mia prova

    La Renault Captur E-Tech Hybrid ha rivali di grande valore e immagine come Toyota Ch-r, Hyundai Kona Hybrid, Kia Niro Hybrid e Honda Hr-v Hybrid.

    Eppure nella mia prova su strada dimostra di non correre nessun rischio di rimanere schiacciata dalla concorrenza.

    Alla guida della Renault Captur E-Tech Hybrid la sensazione di grande armonia tra i diversi elementi del sistema ibrido è netta. E guadando al dato più importante per le tasche dell’utilizzatore, quello relativo ai consumi di benzina, la soddisfazione è notevole.

    Fabio Orecchini guida Renault Captur E-Tech Hybrid

    Bassi consumi

    Nella mia prova di più giorni, con temperatura da leggera climatizzazione autunnale e su percorsi urbani ed extraurbani la media di consumo è di 5,3 litri di benzina ogni 100 chilometri, molto simile ai valori di omologazione.

    Significa fare quasi venti chilometri con un litro in condizioni reali, anche con traffico intenso, e su percorsi misti non sempre pianeggianti. Un vero successo, non c’è che dire.

    L’unico Full Hybrid europeo

    Il suo sistema ibrido full hybrid E-Tech è l’unico sul mercato progettato e prodotto in Europa. Tutte le concorrenti sono coreane o giapponesi. E vantano una lunga esperienza con tecnologia ibrida non ricaricabile sul mercato globale.

    Clicca qui per leggere l’articolo E-Tech il nuovo Full Hybrid Made in Europe e vedere il VIDEO con la mia spiegazione del sistema Renault E-Tech alla presentazione nel Salone di Ginevra 2019.

    Nell’esperienza di guida la tecnologia ibrida è la protagonista assoluta. Il sistema E-Tech Hybrid è composto da un motore a benzina 1.6 di cilindrata da 69 kW (94 cavalli) e due motori elettrici.

    Parte sempre in elettrico

    In partenza è sempre la parte elettrica ad avere il compito di garantire la trazione, grazie al motore di maggiore potenza, quello da 36 kW.

    Successivamente, in base alla pressione sul pedale dell’acceleratore, entra in funzione il motore a benzina. Il motore a combustione interna è portato al giusto numero di giri ed arriva a fornire potenza alle ruote senza necessità di una frizione.

    Fabio Orecchini fuori in piedi Renault Captur E-Tech Hybrid

    Questo grazie all’azione dell’altro motore elettrico, quello più piccolo da 15 kW, che ha proprio il compito avviare il motore a pistoni e sincronizzarne il regime di rotazione perché l’innesto in marcia avvenga senza vibrazioni. 

    Clicca qui per leggere e vedere il VIDEO con la mia spiegazione alla Convention Renault Arkana della tecnologie ibrida e del sistema Renault E-Tech.

    La chiamo elettro-meccatronica

    L’auto viaggia molto spesso in modalità elettrica, oltre il 60% del tempo di marcia e mentre il motore a benzina si avvia per ricaricare la batteria al litio da 1,2 kWh. Il risultato è un insieme elettro-meccanico capace di contenere i consumi e garantire ottime accelerazioni.

    Anzi, si tratta di un insieme elettro-meccatronico. Come ho avuto modo di dire – coniando il nuovo termine – alla convenzione di presentazione della Renault Arkana alla quale sono stato invitato proprio per spiegare la tecnologia ibrida e le peculiarità dell’E-Tech della Renault.

    Si tratta infatti di una nuova fusione tra meccatronica (tecnologia ormai dominante nell’auto che fonde meccanica ed elettronica) ed ingegneria elettrica.

    Nata in Formula 1

    La soluzione E-Tech Hybrid, adottata anche nei modelli plug-in della Renault, riesce a sincronizzare senza frizione l’intervento del motore a benzina quattro marce nel sistema di trazione. Si tratta di una tecnologia unica sul mercato e arriva direttamente dall’esperienza Renault Sport in Formula Uno. 

    Clicca qui e leggi l’articolo Renault Captur E-Tech Plug-in Hybrid, l’ibrido con la spina più a buon mercato che c’è.

    Vita a bordo

    Gli interni della Renault Captur E-Tech Hybrid sono marcatamente attuali. Lo schermo ampio posto verticalmente del sistema Easy link da 9,3 pollici con navigatore è certamente da preferire al meno leggibile 7” proposto di serie su alcune versioni.

    Fabio Orecchini a bordo Renault E-Tech Hybrid

    Il 9,3″ risulta sempre ben leggibile anche per il passeggero e questo, specialmente per le fasi di guida con navigatore, è secondo me un elemento molto positivo.

    Il display del quadro è completo, la grafica è semplice e intuitiva e – anche se non è molto personalizzabile – risulta pratico e gradevole per chi si trova alla guida.

    Il bagagliaio perde qualche litro di capienza rispetto alla versione non ibrida (305 litri, invece di 420) ma rimane molto ben sfruttabile.

    Le linee esterne hanno un carattere più deciso e muscoloso rispetto all versione precedente e la presenza scenica su strada è notevole, nonostante l’auto sia compatta e la lunghezza sia al di sotto dei 4,23 metri. 

    Fabio Orecchini vicino Renault Captur E-Tech Hybrid

    Smartphone e connettività

    L’attivazione di Apple Car Play e Android Auto avviene immediatamente, connettendo lo smartphone via cavo attraverso la porta Usb.

    Il livello di connettività è molto avanzato e permette l’aggiornamento del sistema e del navigatore da remoto. Garantisce inoltre l’aggiornamento in tempo reale delle informazioni sul traffico e mostra il prezzo del carburante nelle stazioni di servizio che si incontrano lungo il percorso. Facile e familiare la ricerca di indirizzi con Google, che rappresenta un ulteriore valore per chi è abituato a utilizzare Google Maps sul proprio telefono.

    Prezzo

    I prezzi partono dai 26.000 euro. La ricca versione RS Line oggetto della prova è a listino a 28.950 euro.

  • Kia EV6, l’elettrica che stupisce, doppia prova su strada di Orecchini e Desiderio

    La Kia EV6 arriva su strada con grandi ambizioni. Il marchio Kia, infatti, è appena stato rivisitato anche nel logo e mira ad essere tra i protagonisti assoluti nella nuova era dell’auto a zero emissioni.

    Con la Kia EV6 si apre una lunga catena di debutti che porterà sul mercato ben undici nuovi modelli a batteria della casa coreana entro il 2026. Sette degli undici veicoli annunciati saranno progettati sulla piattaforma globale E-Gmp che debutta in gamma proprio con la Kia EV6.

    Leggi l’articolo su Kia, undici nuovi modelli elettrici entro il 2026

    Leggi l’articolo sulla piattaforma E-GMP di Hyundai e Kia

    Kia EV6 tre quarti posteriore

    Doppia prova

    Obiettivo Zero Emissioni dedica alla Kia EV6 una doppia prova, svolta sulle strade dell’Andalusia da Fabio Orecchini e Nicola Desiderio.

    Sulla base della prova su strada, i due grandi esperti di auto e tecnologie elettrificate si concentrano su quattro aspetti chiave: elettrificazionericaricaguida elettricaprestazioni e vita a bordo

    Orecchini Desiderio a bordo Kia EV6

    Elettrificazione

    Elettrificazione, andiamo a valutare il modo in cui il veicolo è stato elettrificato mettendo in rapporto i vantaggi e compromessi che questa comporta in termini di spazio, prestazioni, praticabilità.

    Fabio Orecchini – Le innovazioni che la Kia EV6 porta in dote sono molte e toccano tutti gli aspetti cruciali dell’evoluzione elettrica dei sistemi di trazione.

    Fabio Orecchini guida Kia EV6

    Lo spazio interno è veramente ampio. L’assenza degli elementi tipici delle auto con motore a combustione interna consente infatti un passo (tra l’asse anteriore e quello posteriore) di ben 2,90 metri.  Tu che cosa hai rilevato al proposito?

    Nicola Desiderio – La cosa più importante, secondo me, è che l’elettrificazione qui è talmente profonda che si vede immediatamente e abbraccia ogni parte dello stile. La EV6 è un’auto davvero nuova e diversa, quasi indefinibile, ma piena di personalità. E poi è piena di spazio.

    Anche la soluzione della posizione Relax per i sedili anteriori mi sembra altamente innovativa e fa capire come potremo vivere l’automobile in un futuro prossimo. Penso a situazioni di monotonia al volante, come stare in colonna. Allora premeremo un pulsante, l’automobile farà tutto da sola e noi ci rilasseremo. Questa Kia EV6 non sa fare ancora tutte queste cose eppure è la prima auto che mi ci fa pensare concretamente.

    Nicola Desiderio guida Kia EV6

    Ricarica e V2L vehicle-to-load

    Ricarica, potenza caricatori, velocità di ricarica effettivamente raggiungibile, servizi di localizzazione e pagamento, servizi di locazione e di installazione wallbox.

    Fabio Orecchini – Le batterie al litio da 77,4 kWh consentono percorrenze di oltre 500 chilometri per entrambe le opzioni di trazione disponibili e possono essere ricaricate da colonnine ultra-veloci con potenza fino ai 240 kW, indifferentemente con tecnologia 400 e 800 Volt.

    In termini di tempo, significa che in 18 minuti si può ricaricare l’80% della capacità energetica e in soli 4,5 minuti si ricarica l’energia necessaria a percorrere 100 chilometri. 

    Kia EV6 V2L bici

    Innovativa e molto utile la funzione V2L Vehicle-to-load che consente di alimentare dall’auto importanti carichi esterni per una potenza fino a 3 kW (pari alla potenza massima assorbitile contrattualmente della maggior parte degli appartenenti italiani). Tu l’hai mai vista tutta questa tecnologia su un’automobile?

    Leggi l’articolo su Hyundai e Kia saranno in grado di ricaricare le altre automobili

    Kia V2L

    Nicola Desiderio – Sì, ma su automobili molto più costose. Hai citato gli 800 Volt e la possibilità di ricaricare fino a 240 kW, ma c’è anche un’altra cosa molto importante: l’inverter al carburo di silicio. L’hanno le auto da competizione ibride o elettriche e, che io ricordi, non più di due o tre modelli stradali. Dunque il massimo per prestazioni ed efficienza.

    Anche il V2L è una bella innovazione e penso che dimostrerà tutta la sua utilità su altri tipi di mezzi come fuoristrada, pick-up e commerciali. Due sono i suoi aspetti fondamentali e nuovi. Il primo è che l’automobile condivide la propria energia con altre automobili o con qualsiasi altro oggetto; il secondo è che lo puoi fare con chi vuoi.

    Con il V2G invece sei vincolato: hai un rapporto in esclusiva. Trovo molto interessante che per il primo anno l’abbonamento ai servizi di ricarica sia gratuito e si possa usare la rete Ionity a soli 0,29 euro/kWh invece dei 0,79 di listino.

    Leggi l’articolo su Ionity, ricaricare ultrafast costa più che andare a benzina

    Guida elettrica

    Guida elettrica, coerenza dati di consumo dichiarati e percorrenze effettivamente raggiungibili, comfort sospensivo ed acustico, gestione recupero dell’energia.

    Fabio Orecchini – Sulle strade dell’Andalusia, soprattutto nel percorso in salita tra le città di Malaga e Ronda, con traffico anche lento e brevi tratti per effettuare dei sorpassi, la capacità della Kia EV6 di scattare con immediatezza e garantire un pieno controllo della vettura nel rientro in carreggiata si dimostra una caratteristica preziosa.

    Sui tratti autostradali ed extraurbani in dolce saliscendi il protagonista assoluto è il confort di marcia. Il consumo energetico è sempre allineato alle previsioni del sistema di bordo, questo si traduce in una stima dell’autonomia residua particolarmente affidabile. Anche tu Nicola hai avuto le stesse impressioni?

    Kia EV6 Ronda Hotel Don Miguel

    Nicola Desiderio – Sì, e non mi stupisce. Kia e Hyundai sono state sempre molto brave nel creare ibride plug-in ed elettriche che mantengono quello che promettono sulla strumentazione. L’ansia da autonomia si combatte anche e soprattutto così. Ad ogni buon conto, nei quasi 190 km di test abbiamo consumato 21,6 kWh/100 km. E poi hai visto che per recuperare ci sono ben 6 modalità e tutte azionabili con le levette dietro al volante? Lo trovo semplice e intuitivo.

    Kia EV6

    Con tocchi brevi si scelgono 4 livelli di decelerazione, come se fossero altrettanti rapporti da scalare. Tirando a lungo la levetta di destra dietro il volante si attiva la modalità adattiva, che tiene conto di navigazione e del traffico circostante rilevato dal radar. Facendo altrettanto con quella di sinistra invece si attiva l’i-Pedal e si può guidare con il solo pedale dell’acceleratore, anche arrestando e facendo ripartire la vettura.

    Direi che la silenziosità è ottima e le sospensioni si induriscono solo sulle sconnessioni brevi. Su strada è un’auto facile e stabile, ma il passo lungo si fa sentire. Non è una questione di aderenza, ma di sincronia nel gestire le traiettorie e i desideri che il guidatore esprime con lo sterzo. Però mi piace come sente il tiro-rilascio.

    Kia EV6

    Prestazioni e vita a bordo

    Prestazioni, quantità e qualità di accelerazione, connettività e tecnologia di bordo.

    Fabio Orecchini – La guidabilità, anche negli spazi stretti, è inattesa per un’auto lunga 4,68 metri. E l’accelerazione è fulminea, con il cronometro che si ferma a 5,2 secondi per la versione con trazione integrale da 239 kW di potenza (325 cavalli) e a 7,3 secondi per la versione a trazione posteriore da 168 kW (229 cavalli).

    Kia EV6 Ronda strada campagna

    L’anno prossimo, inoltre, arriverà la Kia EV6 GT con potenza da 430 kW, accelerazione da zero a 100 km/h in 3,5 secondi e velocità massima di 260 km/h, in pratica un’auto da corsa. Ma secondo te servono tutti questi cavalli ad un’auto così?

    Nicola Desiderio – Sicuramente non servono a mentire sulla vettura, piuttosto a dimostrarne tutti i contenuti tecnologici dei quali abbiamo parlato. Penso che avere 605 Nm di coppia, pronti sempre e tutti insieme sotto il piede destro possa accontentare davvero tutti. Anzi possa dare sensazioni che vanno anche oltre i numeri.

    Kia EV6

    Comunque sarei ipocrita se negassi che la GT mi incuriosisce. E non parlo solo dell’accelerazione da dragster, ma della qualità che avranno queste prestazioni. Ottenere tanti cavalli con l’elettrico è più facile che mai, per questo occorre fare la differenza per aspetti che non sono facili da percepire, ma sono essenziali per rendere un’automobile davvero godibile e sicura, ma soprattutto per darle una personalità propria.

    Quanto alla connettività, sarebbe perfetta se avesse Android Auto e Apple Carplay wireless. Strano che per un’auto così ci voglia ancora il cavo. Probabilmente ci penseranno gli aggiornamenti over-the-air. A questo proposito, nella copertura di 7 anni, oltre a garanzia e manutenzione, ci sono anche i servizi telematici e di connettività.

    Prezzo

    Il prezzo di listino al lancio è di 49.500 euro per la versione a due ruote motrici e di 53.000 euro per la trazione integrale. La GT Line costa 61.000 euro mentre per la GT il prezzo fissato è di 69.500 euro.

    Orecchini Desiderio con Kia EV6 malaga
  • Renault, solfato di Nickel per le batterie grazie alle biotecnologie e ai batteri

    Renault si approvvigionerà di solfato di nickel estratto grazie ai batteri. La casa francese ha infatti firmato un accordo con Terrafame per la fornitura di materiale utile alla fabbricazione di batterie per una capacità di 15 MWh all’anno. Abbastanza per 300mila auto elettriche, con un processo ad alta sostenibilità e perfettamente trasparente.

    Il bacillo amico

    Questo processo si chiama biolisciviazione o, in inglese, bioleaching. Consiste nel trattamento di metalli solforati attraverso i batteri come il Tiobacillus Ferrooxidans. Tali batteri svolgono un’azione ossidante permettendo dunque la formazione di composti dello zolfo o del ferro in modo propriamente biologico, senza l’aggiunta di reagenti altamente inquinanti come il cianuro.

    Terrafame

    La biolisciviazione rientra nelle bioidrometallurgia, ovvero nei processi di estrazione in soluzione con elementi biologici, dunque organismi viventi, prevalentemente microbici. È dunque un metodo davvero ecologico perché non comporta l’emissione di alcuna emissione tossica, tantomeno climalterante visto che il carbonio non è coinvolto.

    Dalla Finlandia per l’Europa

    Questo particolare permette di abbattere del 90% il consumo di energia e del 60% l’impronta di carbonio rispetto alla media dell’industria che produce solfato di nickel. Il processo inoltre si completa in un unico sito (Sotkamo, in Finlandia) ed è dunque perfettamente tracciabile. Terrafame è il più grande produttore di Nickel in Europa e ha un fatturato di 338 milioni di euro.

    Terrafame

    Il processo messo a punto da Terrafame prevede la frantumazione del materiale grezzo lungo 4 stadi che porta ad avere pezzettini da circa 8 mm di diametro. Si creano mucchi da 400×1.200×8 metri che vengono svuotati a ciclo continuo formando un mucchio di pari dimensioni dove viene fatta circolare la soluzione biologica contenente i batteri.

    Oltre 20 anni di studi

    La ventilazione favorisce la reazione aerobica. La soluzione è a circuito chiuso e fornisce, attraverso trattamenti opportuni lungo il percorso, la precipitazione dei composti che alla fine vengono neutralizzati e purificati. A questo punto i materiali da consegnare al cliente sono pronti.

    bioliscivazione

    La biolisciviazione non è una novità. I primi studi risalgono infatti alla fine del secolo scorso e l’UE ne ha finanziato uno definito Biomine (Biotechnology for Metal bearing materials in Europe) iniziato nel 2004 e terminato nel 2008. Il coordinamento è stato del Bureau de Rechearches Geologiques et Minieres (BRGM, l’ente minerario francese).

    La risposta ambientale all’economia

    L’obiettivo di Biomine era esplorare le potenzialità delle biotecnologie all’interno dei processi di estrazione. La conclusione è stata che «è possibile utilizzare la biotecnologia per ampliare il potenziale della produzione dei metalli entro i confini europei, con la possibilità che i processi non vadano incontro ad una grave minaccia ambientale».

    Biomine

    Una conclusione che ha un carattere scientifico, industriale e anche geopolitico ed ambientale. Terreni sui quali l’UE e l’economia stanno facendo sforzi enormi. Gianluca De Ficchy, direttore Acquisti dell’Alleanza Renault-Nissan ha dichiarato che il proprio obiettivo è abbattere la carbon footprint del 30% entro il 2030.

    Accorciare e concentrare la catena

    Un pezzo del processo che porterà all’annullamento per Renault nel 2040 in Europa. Ulteriore dimostrazione che, per raggiungere l’obiettivo UE del 2050 è necessario coinvolgere tutta la catena del valore. E occorre renderla trasparente, più concentrata e più corta. Dunque, se il mercato è l’Europa, occorre fare tutto in Europa.

    Gianluca De Ficchy

    E questa è un’occasione per creare economia “verde”, rendendola accettabile anzi desiderabile. In gioco ci sono la dipendenza della UE dalle materie prime fondamentali e il rafforzamento del suo ruolo strategico nello scacchiere economico e politico mondiale.

    Tutti i pezzi al loro posto

    Dal canto suo Renault sta cercando di costruire tale catena del valore, con l’obiettivo di fabbricare batterie con impatto ambientale sempre più basso e recuperabili, sia per un riutilizzo secondario sia per riciclarne i materiali. Il nucleo di questa strategia è la Re-Factory di Flins e altri due elementi.

    Flins Renault

    Il primo è l’alleanza con Veolia e Solvay per riciclare almeno l’80% dei componenti chimici. Il secondo è l’accordo con Vulcan Energy Resources per l’utilizzo di litio geotermico a bilancio di CO2 negativo. Con il Nickel da biolisciviazione, Renault “ripulirebbe” un altro dei tre elementi chimici base delle batterie.

    Leggi l’articolo sull’accordo di Renault con Vulcan Energy Resources per il litio geotermico

    Poi toccherà a rame e cobalto?

    L’altro è il Cobalto, il più critico per costi e provenienza, con la prospettiva di ridurne l’utilizzo fino ad annullarlo del tutto. Va detto che anche il Cobalto è ottenibile attraverso la bioliscivazione, così come lo zinco e soprattutto il rame, altro materiale fondamentale per l’elettrificazione e sempre più caro.

    Cobalto

    Ne fa ampio utilizzo il motore della nuova Mégane EV, del tipo ESM, con i magneti in terre rare sostituiti da filamenti di rame. Resta da dire che l’idrometallurgia è la strada principale per il riciclo dei componenti delle batterie, anche per Renault. E chissà che in quel caso i micro organismi non possano essere un giorno d’aiuto “ripulendo” anche questo tipo di processi.

    L’obiettivo condiviso

    L’obiettivo finale comune è costruire una catena del valore circolare e controllabile in ogni suo segmento che abbracci l’automobile a monte e a valle. Questa è la via maestra delle zero emissioni.

    Renault Megane
  • Rivoluzione della mobilità, siamo solo al 5% del cambiamento.

    La rivoluzione della mobilità è soltanto all’inizio. Nella mia intervista con Andrea Brambilla, direttore di Auto, e Pasquale Di Santillo, vicedirettore di Auto, in occasione della manifestazione Rom-e 2021 faccio il punto su ciò che ci attende.

    Ricerca UniMarconi

    Il centro di ricerca che ho fondato e dirigo presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi di Roma si chiama CARe – Centro di ricerca sull’auto e la sua evoluzione.

    Ci occupiamo di nuova mobilità e di come l’automobile e il sistema energetico che la circonda possano evolversi verso le zero emissioni e l’utilizzo di risorse rinnovabili lungo tutto il ciclo di vita.

    Mobilità urbana

    Le città saranno l’epicentro del cambiamento. La grande rivoluzione della mobilità avverrà principalmente nelle metropoli e nei centri urbani.

    Elettrificazione, connettività, nuovi vettori energetici, zero emissioni. Questi sono gli elementi di base.

    Non mancheranno le sorprese, come quella della mobilità verticale. Persone e merci viaggeranno via aria anche nei tratti attualmente non coperti da questo servizio utilizzando droni e macchine volanti.

    Futuro stupore

    Fantascienza? Molto probabilmente no, soltanto un futuro che ancora una volta ci stupirà.

  • ENTSOG disegna la mappa dei progetti sull’idrogeno in Europa

    Quanti progetti ci sono sull’idrogeno in Europa? Ve lo dice l’Hydrogen Project Visualisation Platform di ENTSOG (European Network of Transmission System Operators) ovvero l’associazione che mette insieme le maggiori reti di distribuzioni di gas europee.

    E la risposta alla domanda è 309, così ripartiti:

    78 sono di riadattamento e ristrutturazione di strutture esistenti;

    72 sono progetti integrati (produzione, trasporto e uso);

    71 riguardano l’utilizzo finale;

    56 la produzione;

    27 lo stoccaggio;

    5 la costruzione di nuove infrastrutture.

    Per ognuno di questi progetti, il sito https://h2-project-visualisation-platform.entsog.eu/ indica: il nome del progetto, i promotori, il paese, la tempistica, lo stato di avanzamento e infine scopi e obiettivi. Il tutto visualizzato su una mappa interattiva. I colori indicano la tipologia dei progetti ed è possibile operare una ricerca per paese, tipo di progetto, avanzamento e data di inizio.

    ENTSOG
    Categorie e legenda

    Ogni tipologia è infine ben spiegata. Un progetto di riadattamento consiste in un progetto che prevede il mescolamento dell’idrogeno all’interno delle reti del metano o la loro totale riconversione. I progetti integrati coinvolgono tutta la catena del valore dell’idrogeno. I progetti di utilizzo finale riguardano evidentemente le applicazioni industriali, di mobilità, residenziali e altro.

    ENTSOG

    I progetti di produzione censiti sono quelli a basso impatto di CO2 e attraverso fonti rinnovabili. I progetti di stoccaggio riguardano l’utilizzo come serbatoi di caverne di sale, falde acquifere e delle cisterne inutilizzate. I progetti di nuove infrastrutture sono evidentemente quelli che non esistevano e riguardano reti e sistemi di trasporto dell’idrogeno in fase di costruzione.

    Il sito poi identifica per lo stato di avanzamento 4 stadi:

    Studio, ancora sulla carta e a livello teorico, per il quale già esistono documenti e rapporti;

    Progetto (ricerca & sviluppo), quando la sua validità è stata già testata in laboratorio o sul sito definitivo;

    Progetto pilota, quando c’è già un mini impianto di dimostrativo sul sito definitivo;

    Progetto, quando è già pienamente operativo.

    La situazione in Italia

    La seconda domanda è: quanti sono i progetti censiti in Italia? La risposta è 20 così ripartiti:

    4 sono di riadattamento e ristrutturazione di strutture esistenti;

    6 sono progetti integrati (produzione, trasporto e uso);

    5 riguardano l’utilizzo finale;

    4 la produzione;

    1 la costruzione di nuove infrastrutture.

    Non ci sono progetti di stoccaggio

    La metà dei progetti censiti nel nostro paese sono già operativi. Tra questi ci sono quello di Bolzano e in Valcamonica. A questi si aggiungono il Blue Dolphin della Fincantieri, Green Hydrogen Cagliari (Italagas, BMW, Mini, Edison e Snam), HyBRIDS (Società Gasdotti Italia e Società Chimica Bussi), Pegasus (SGI), Silver Frog (Hydrogenics, Meyer Burger, EcoSolifer, SolarPower Europe, European Energy) e Transport of Hydrogen into natural gas power (SNAM rete Gas SpA).

    Leggi l’articolo sul progetto di Trenord in Valcamonica per trasformarla nella Hydrogen Valley

    Leggi l’articolo della prima flotta di Toyota Mirai a Bolzano

    ENTSOG
    Il ruolo dell’ENTSOG

    L’ENTSOG è stata fondata nel 2009 e comprende 45 membri, 2 partner associati e 9 osservatori. Per l’Italia i membri sono 3: Infrastrutture Trasporto Gas S.p.A., Snam Rete Gas S.p.A. e Società Gasdotti Italia S.p.A. L’obiettivo finale è arrivare ad un bilancio nullo di CO2 entro il 2050 sfruttando, per quanto possibile, le reti e le infrastrutture esistenti per il metano attraverso una graduale transizione verso l’idrogeno.

    ENTSOG
    Abbastanza, ma non troppo

    La parte del leone a livello Europeo la fa la Germania con 102 progetti, dunque un terzo del totale. La preponderanza è anche a livello associativa: 12 membri. Gli altri paesi partecipano al massimo con un 2 membri, solo il Regno Unito pareggia l’Italia, ma con 48 progetti. L’Olanda ne conta 39, la Spagna 24, la Francia 18, il Belgio 12. Dunque è evidente che non siamo messi male, ma paesi grandi come il nostro o più piccoli stanno facendo di più.

    Toyota Mirai stazione rifornimento idrogeno Bolzano