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  • Mazda MX-30, l’elettrica “leggera” è jinba ittai

    L’elettrico secondo Mazda è arrivato, si chiama MX-30 e promette di essere diverso. La casa giapponese non è certo tra le più entusiaste di questa evoluzione o rivoluzione. Prima dell’elettrificazione – hanno sempre sostenuto i tecnici di Hiroshima – bisogna esplorare il potenziale delle tecnologie tradizionali. E così hanno sempre fatto seguendo strade spesso innovative e insolite, se non controcorrente.

    Mazda MX-30

    Una vita contro-corrente

    Gli esempi sono numerosi. Quando tutti parlavano di turbo e downsizing, in Mazda hanno invece portato avanti gli aspirati e il concetto di “rightsizing”. Prima ancora, quando tutti vedevano nell’alluminio l’unico modo per ridurre il peso, Mazda ha perorato gli acciai ad alta resistenza, una causa sostenuta ora da tutti, anche da chi era integralista delle leghe leggere. Alla casa giapponese si deve il diesel con il più basso rapporto di compressione del mondo (14:1), in grado di diventare Euro6 senza sistemi di post trattamento.

    Mazda MX-30

    Il futuro è nel passato

    L’ultimo colpo di scena è lo Skyactiv X, il primo motore a benzina che funziona per autoaccensione, come il diesel. E proprio mentre tutti annunciano la morte del diesel, a Hiroshima hanno già fatto sapere che ne stanno preparando uno tutto nuovo, a 4 e anche a 6 cilindri. Questi della Mazda insomma sono testardi: basta vedere quanti anni hanno investito nel motore rotativo Wankel, a tal punto che, dopo l’ultimo atto nel 2012 con la RX-8, faranno rivivere il motore rotativo e, per giunta, proprio con l’elettrico.

    Questi della Mazda insomma sono testardi: basta vedere quanti anni hanno investito nel motore rotativo Wankel, a tal punto che, dopo l’ultimo atto nel 2012 con la RX-8, faranno rivivere il motore rotativo e, per giunta, proprio con l’elettrico

    Il rightsizing vale anche per la batteria

    Perché allora hanno cambiato idea? Per le normative europee sulla CO2 e per come si sta muovendo il mercato cinese. Ma se dobbiamo farlo – hanno pensato – allora lo facciamo a modo nostro. Molto gira intorno alla batteria: 192 celle prismatiche della Panasonic per una capacità di 35,5 kWh. Dunque è più piccola di quella di una Zoe o di una Leaf e basta per 200 km di autonomia. Per i giapponesi l’auto elettrica è da città. Dunque per Mazda il rightsizing vale anche per la batteria e vuole un elettrico “leggero”.

    Mazda MX-30 batteria

    L’inquinamento non è solo allo scarico

    Se si vuole un’auto davvero amica della natura, bisogna misurarne l’impatto lungo tutto il suo ciclo di vita, non solo allo scarico. La batteria ha un forte costo ecologico ed economico, sia per la costruzione sia per il riciclo. Gran parte dell’energia per ricaricarla inoltre non proviene da fonti rinnovabili. Dunque meglio piccola e con un caricatore da 50 kW, meno bisognosa di raffreddamento e non troppo pesante da influenzare la dinamica di marcia “jinba-ittai”, basata sull’integrazione tra uomo e veicolo prediletta da Mazda.

    Mazda MX-30 interni

    Dalla CX-30 alla MX-30

    La base di partenza tecnica è quella della CX-30. Anche per questo, il prototipo provato è esternamente identico all’ultimo dei Suv di Mazda. Ma come è la MX-30 si sa perché è stato già presentata al Salone di Tokyo. Le forme sono diverse, ma la lunghezza di 4,39 metri e l’abitabilità sono le stesse. La verniciatura è in tre tinte e le portiere posteriori si aprono al contrario, senza il montante centrale. L’abitacolo è rivestito di sughero, di un materiale ricavato da PET riciclato e da tessuti per il 20% riciclati o da pelle vegana.

    Le portiere posteriori si aprono al contrario, senza il montante centrale. L’abitacolo è rivestito di sughero, di un materiale ricavato da PET riciclato e da tessuti per il 20% riciclati o da pelle vegana

    Il suono che accompagna

    Il momento della verità è la guida. La tinta di lancio della MX-30 è il bianco ad effetto ceramica, il prototipo è verniciato in nero opaco. Le uniche indicazioni della strumentazione sono il tachimetro è lo stato di ricarica. Il resto non funziona e anche i dispositivi di sicurezza sono disinseriti. La prima sensazione è legata alla correlazione tra spinta e suono. Nessun sibilo o suono artificiale, ma una campionatura del motore elettrico modificata nelle frequenze a seconda della velocità e della coppia richiesta dal guidatore.

    Mazda MX-30 prototipo

    Accelerazioni e decelerazioni umane

    Anche il recupero di energia è “diverso” e la decelerazione prefissata è raggiunta dopo una breve transizione. Sul prototipo la modalità è fissa, ma sul modello di serie ce ne saranno tre e quello provato è l’intermedio che i tecnici giapponesi definiscono “human” perché limita le spinte sul corpo. In questo modo anche la correlazione tra rallentamento e ricorso al pedale del freno risulta più simile ad un’auto normale. Il livello più intenso permetterà un misurato one pedal feeling, ma non di arrestare la vettura.

    Mazda MX-30 prototipo

    La suggestione dei sensi

    La sensazione globale è un’auto meno wow di altre elettriche, ma molto più riposante e naturale. Qui non si punta a stupire con accelerazioni warp, ma a far sentire il guidatore tutt’uno con la vettura. La Mazda elettrica è così vicina alla “normalità” da sembrare lenta. Ma non è così. La verità è che c’è stato un lavoro molto attento sulla correlazione tra i movimenti e le informazioni ricevute da tutti i nostri sensi, così che il nostro cervello possa elaborarli rispettando gli istinti maturati con le automobili tradizionali.

    La sensazione globale è un’auto meno wow di altre elettriche, ma molto più riposante e naturale. Qui non si punta a stupire con accelerazioni warp, ma a far sentire il guidatore tutt’uno con la vettura

    Naturalmente leggera

    Anche il comportamento stradale è una sorpresa. Le auto elettriche hanno sì un baricentro molto basso, ma sono pesanti e le sospensioni devono essere rigide, a scapito del comfort e della facilità di guida. Sul nostro prototipo bastano qualche curva e un paio di avvallamenti per capire che guidiamo un’elettrica più leggera di altre: più lineare nei cambi di direzione e più spigliata nell’assorbire le imperfezioni sull’asfalto. Anche in questo la MX-30 si annuncia come un’elettrica diversa, autenticamente Mazda.

    Mazda MX-30 prototipo interno

    La vendetta del rotativo

    La MX-30 sarà Mazda anche per la versione ad autonomia estesa che vedremo nel 2021. L’“estensore” sarà infatti un piccolo rotativo monorotore. Sarà alimentato a benzina, ma potenzialmente può funzionare anche a GPL, Metano, biocarburanti sintetici e persino idrogeno. Si sa che avrà una potenza compresa tra 10 e 17 kW, non si sa invece di quanto sarà ampliato il raggio d’azione della MX-30. Di sicuro il Wankel si prenderà una saporita rivincita: messo fuori gioco per i suoi consumi, torna su un’auto elettrica.

    Mazda motore rotativo

    L’audace equazione di Mazda

    L’ultima domanda è: costerà come un’auto normale? La risposta è sì. La MX-30 Launch Edition parte da 34.900 euro, meno di una CX-30 con motore Skyactiv X 2 litri da 180 cv e pari equipaggiamento. Se si preordina entro il 31 marzo con 1.000 euro, c’è in regalo la wallbox da 7,4 kW. Per chi l’avesse già o non può montarla, Mazda Italia sta pensando ad un equivalente in energia per la ricarica. L’elettrico secondo Mazda vuole essere agile e leggero, anche per le tasche. Resta da vedere se questa è l’esatta equazione di marketing che può portarla al successo: far capire al pubblico che la MX-30 è una seconda o terza auto lunga 4,4 metri da 35mila euro e 200 km di autonomia non sarà facile.

    Mazda MX-30

  • L’auto connessa è vulnerabile, difenderla dagli hacker è una priorità

    La situazione è più preoccupante di quanto pensiamo.

    Le auto di ultima generazione sono connesse e scambiano continuamente dati con l’esterno. La quantità di dati che viaggeranno nel prossimo futuro tra un veicolo e l’altro, oltre che tra veicoli e infrastrutture di ogni genere, sarà enorme.

    Hyundai e altri costruttori investono in Israele

    Israele è, insieme alla Silicon Valley in California, uno due luoghi del mondo dov’è più attiva la ricerca industriale per trovare soluzioni al problema degli attacchi da remoto alle auto connesse.

    La struttura Hyundai Cradle, finalizzata all’individuazione di imprese di start-up nelle quali valga la pena di far investire la casa madre, ha individuato a Tel Aviv la Upstream.

    Clicca qui e guarda il VIDEO di come davanti ai miei occhi gli esperti della Upstream abbiano preso il controllo da remoto di un’auto a cinque chilometri di distanza, lasciando senza possibilità di controllo sul mezzo la donna seduta al posto di guida.

    Ruby Chen della Hyundai Cradle di Tel Aviv Israele

    Ruby Chen è il responsabile di Hyundai Cradle di Tel Aviv, è lui che ha analizzato e scelto le soluzioni di Upstream per proporle al quartier generale della Hyundai in Corea.

    I numeri del problema

    Il problema della difesa delle auto connesse non è affatto limitato a pochi casi nel mondo.

    Già oggi sulle strade del mondo ci sono 330milioni di veicoli dotati di una connessione con l’esterno.

    Entro il 2023, quindi in soli tre anni, si saranno più che raddoppiati. Nel 2023 sono infatti previsti ben 775 milioni di veicoli connessi a livello globale. Trovare una difesa per rendere sicure le auto connesse in breve tempo è perciò estremamente importante.

    Grafico numero di veicoli connessi al mondo

    Quanta tecnologia c’è nelle auto

    Oggi in un’auto di sono decine di milioni di linee di codice. In una Ford F-150, truck più venduto negli Usa da molti anni che non è certo uno dei modelli più complessi presenti sul mercato, ci sono ben 160 milioni di righe di codice di programmazione.

    Venti volte più software dello Space Shuttle

    Può sembrare incredibile ma a bordo di un’auto di oggi c’è una quantità di software venti volte superiore rispetto allo Space Shuttle della Nasa, che ha fatto più volte da navetta per i nostri cosmonauti negli scorsi decenni.

    Le linee di codice di programmazione in un’auto sono cinque volte di più rispetto a un aereo da caccia F-35.

    Livello di connessione veicoli

    L’attacco è possibile, se non addirittura semplice

    Nel mondo si stanno moltiplicando i Cyber attacchi alle auto connesse.

    Tra il 2010 e il 2019 la crescita, riportata nel grafico, è esponenziale.

    Attacchi col cappello bianco e col cappello nero

    Per ora si tratta principalmente dei cosiddetti attacchi White Hat, cioè col cappello bianco. Si intende con questa espressione che l’attacco è fatto per scopi dimostrativi – come quello al quale ho assistito in Israele e che si può vedere nel VIDEO – e per finalità di ricerca.

    Presto però glia attacchi col capello nero (Black hat cyberattacks), quindi realizzati con finalità ostili rispetto al proprietario del veicolo o della flotta, saranno la stragrande maggioranza.

    Numero di cyber attacchi alle auto

    La soluzione è urgente

    Più le auto sono complesse dal punto di vista software, più è facile attaccarle.

    E le auto stanno diventando sempre più complesse…

    Serve la garanzia di non attaccabilità

    Quello che serve è che il cliente riceva, insieme alla garanzia di corretto funzionamento delle parti meccaniche ed elettroniche, anche la garanzia di non attuabilità dell’auto connessa.

     

     

     

  • Auto elettrica, la wallbox per la ricarica a casa deve essere gratis

    Il problema della wallbox per la ricarica domestica delle auto elettriche esiste.

    Se si ha un’auto da attaccare alla presa, non è il caso di affidarsi alla sola Schuco e all’impianto tradizionale 220 V. Serve una wallbox almeno da 7 kW ma farla installare oggi ha un costo importante.

    Enel X e le altre fanno orecchie da mercante

    Mentre investono denaro nell’accaparramento di postazioni di ricarica su suolo pubblico, che domani varranno certamente oro, gli operatori dell’infrastruttura di ricarica non muovono un dito per favorire la diffusione di wallbox domestiche. Cosa che potrebbero fare azzerando le spese per il consumatore.

    Juice box Enel X 3,7 e 7,4 kW

    Per loro chi acquista un’auto elettrica è semplicemente un cliente sul quale fare business.

    La wallbox non è gratis

    L’impianto per portare la potenza desiderata presso il proprio garage viene venduto a caro prezzo.

    La wallbox, essenziale per ricaricare in maniera adeguata e in condizioni di piena sicurezza, la deve pagare il cliente. Che però poi genera con le sue ricariche preziosa esperienza e preziosissimi dati per chi quell’attrezzatura gliel’ha venduta.

    Hyundai Kona elettrica con judice Box Enel X

    Ci stanno pensando le case auto

    Quello che dovrebbe fare chi sta costruendo un intero nuovo settore di business sulla diffusione delle auto della nuova specie, stanno iniziando a farlo le case auto.

    L’offerta di molti costruttori, per facilitare la vita agli ancora pionieristici clienti dell’elettrico e dell’ibrido plug-in, si sta orientando verso una formula che veda la wallbox di ricarica domestica gratis.

    Esempio Hyundai Kona elettrica

    La Hyundai offre la Kona elettrica a 299 euro al mese per 36 mesi, con anticipo zero e un valore residuo garantito di quasi 20.000 euro. E nell’offerta c’è la wallbox di Enel X gratis per la propria casa.

     

  • Audi e Jaguar come la Tesla, l’aggiornamento software fa notizia

    Audi e Jaguar hanno annunciato, praticamente in contemporanea, aggiornamenti al software delle loro auto elettriche con un conseguente aumento dell’autonomia effettiva. I due marchi si sono dunque allineati ad una pratica finora appannaggio della Tesla, pioniera non solo dell’auto a batteria, ma anche della comunicazione legata a questa nuova tecnologia.

    Tesla

    Audi, che cosa non si fa per 25 chilometri

    I tecnici Audi affermano di aver aggiunto 25 km portando l’autonomia totale della E-Tron a 436 km (WLTP) grazie ad alcune modifiche nella gestione dei motori, della batteria e della rigenerazione. Il motore posteriore ora lavora in modo prevalente o esclusivo mentre la parte effettivamente utilizzata della batteria è passata da 83,6 a 86,5 kWh sul totale nominale di 95 kWh, dunque dall’88% al 91%.

    Il motore posteriore ora lavora in modo prevalente o esclusivo mentre la parte effettivamente utilizzata della batteria è passata da 83,6 a 86,5 kWh sul totale nominale di 95 kWh, dunque dall’88% al 91%

    Caldo e freddo fanno meno paura

    È stata inoltre ridotta la portata dei 4 circuiti di raffreddamento a pompa di calore che si occupano di batteria, motori e inverter. La conseguente minore richiesta di energia può, secondo quanto dichiarato da Audi, migliorare l’autonomia effettiva fino al 10% in determinate condizioni climatiche. Aggiornato anche il recupero dell’energia che interviene di più a bassissima velocità e aumenta il “one-pedal-feeling” tanto che da 100 km/h si può arrivare a generare una coppia e una potenza negative rispettivamente di 300 Nm e 220 kW, ovvero il 70% del totale positivo.

    Audi E-Etron

    Meno spifferi, più chilometri

    Per la I-Pace Jaguar dichiara un miglioramento da 470 a 490 Km di autonomia (WLTP) grazie ad interventi sulla gestione dei motori, del raffreddamento e del recupero dell’energia. Anche in questo caso, l’intervento del motore elettrico anteriore è stato ridotto all’indispensabile inoltre i tecnici inglesi hanno deciso di diminuire l’utilizzo effettivo della batteria da 90 kWh, ma non si sa di quanto. Allo stesso tempo, hanno diminuito il raffreddamento riducendo l’apertura delle prese d’aria attive, con beneficio anche per l’aerodinamica.

    La Jaguar elettrica si aggiorna anche per diventare aggiornabile “over-the-air”. Le modifiche non si limitano al software, ma anche all’aggiunta di dispositivi che permetteranno al Suv inglese di migliorarsi senza passaggi presso la rete di assistenza

    L’aggiornamento la rende aggiornabile

    L’I-Pace riceve però due cose in più. La prima è un miglioramento dell’algoritmo che regola il calcolo dell’autonomia. Dando infatti al guidatore informazioni più precise, l’ansia diminuisce e migliora la gradevolezza di utilizzo. La seconda è che la Jaguar elettrica si aggiorna anche per diventare aggiornabile “over-the-air”. Per questo le modifiche non si limitano al software, ma anche all’aggiunta di dispositivi che permetteranno al Suv inglese di migliorarsi senza passaggi presso la rete di assistenza.

    Jaguar I-Pace eTrophy

    L’impalpabile peso del sofware

    Audi e Jaguar seguono dunque le orme di Tesla. La casa americana da anni interviene in remoto sui software di gestione di bordo non solo per la strumentazione, la batteria e il powertrain, ma persino per i dispositivi di assistenza alla guida. La prima auto, oltre alle Tesla, ad avere questa funzione sarà la nuova Ford Mustang Mach-E. La novità, oltre che per l’utente, riguarda la comunicazione: più di motori, potenze, allestimenti e prestazioni, i costruttori ci parleranno sempre di più di aspetti impalpabili, ma che miglioreranno il modo in cui vivremo la mobilità. Rendendola, se possibile, sempre più coinvolgente e interattiva.

    Più di motori, potenze, allestimenti e prestazioni, i costruttori ci parleranno sempre di più di aspetti impalpabili, ma che miglioreranno il modo in cui vivremo la mobilità. Rendendola, se possibile, sempre più coinvolgente e interattiva

    L’esperienza di strada e pista

    A questo proposito, Jaguar afferma che i miglioramenti derivano dai dati raccolti sia dagli oltre 80 milioni di chilometri percorsi dalle I-Pace circolanti sia dall’I-Pace eTrophy, il monomarca che si svolge in parallelo alla Formula E. Come è noto, anche l’Audi è coinvolta del campionato delle monoposto elettriche che dalla Stagione prossima diventerà ufficialmente mondiale. La casa tedesca però, a differenza della britannica, non fa alcun riferimento alle competizioni. In entrambi i casi, gli aggiornamenti sono gratuiti.

    Formula E

  • Audi, l’elettrificazione è la massima priorità

    la transizione Audi verso la mobilità elettrica

    Nel quinquennio 2020-2024, la Casa dei quattro anelli investirà circa 37 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, immobili, stabilimenti e attrezzature. La pianificazione è frutto di un miglioramento nell’allocazione delle risorse e nella gestione dei costi oltre che del conferimento della massima priorità all’elettrificazione della gamma.

    La nostra offensiva elettrica procede a passi sempre più spediti. E il piano d’investimenti per il futuro tiene conto di questa accelerazione – afferma Alexander Seitz, Membro del Board per Finanza, Cina e Area Legal di Audi AG -. Con uno stanziamento di 12 miliardi entro il 2024, dedicheremo risorse straordinarie alla mobilità a zero emissioni.

    venti modelli elettrici entro il 2025

    Entro il 2025, il Gruppo Audi potrà contare su oltre 30 modelli a elevata elettrificazione, dei quali venti integralmente elettrici.

    Audi elettriche

    Le vetture ibride o a zero emissioni rappresenteranno il 40% delle vendite totali. Grazie alle sinergie di Gruppo, che consentiranno una più rapida transizione verso l’elettrico, Audi collabora con Porsche per lo sviluppo del pianale Premium Plattform Electric (PPE) destinato alle vetture di segmento medio, full size e luxury, mentre la piattaforma modulare elettrica MEB del Gruppo Volkswagen verrà dedicata ai veicoli più compatti.

    Proprio il pianale MEB consentirà di realizzare modelli elettrici economicamente accessibili e al tempo stesso tecnologicamente all’avanguardia.

    IL PIANO DI AZIONE E TRASFORMAZIONE DI AUDI

    Per sostenere gli investimenti richiesti dallo sviluppo del nuovo modello di business, la Casa dei quattro anelli ha lanciato due anni fa il Piano di azione e trasformazione Audi. Il programma ha già contribuito all’utile operativo con 4 miliardi di euro e, entro il 2022, consentirà d’investire ulteriori 15 miliardi di euro.

    Audi elettrica muso

    «Grazie al Piano di azione e trasformazione Audi abbiamo reso più efficace ed efficiente la gestione degli investimenti. Sono state poste le basi per un ritorno a un margine di redditività nel medio periodo compreso tra il 9 e l’11%» ha precisato  Il CFO Seitz. A tal proposito, sono già state individuate le misure da adottare per la realizzazione dell’80% del programma.

    L’ACCORDO CON I SINDACATI

    Audi.Zukunft, il fondamentale accordo raggiunto il 26 novembre tra l’Azienda e i rappresentanti dei lavoratori, darà un contributo fondamentale nel garantire la competitività Audi nel lungo periodo. L’accordo prevede da un lato l’ottimizzazione, orientata all’andamento del mercato, della capacità produttiva degli stabilimenti tedeschi di Ingolstadt e Neckarsulm, dall’altra l’adeguamento, socialmente responsabile, della forza lavoro. Con lo sviluppo di nuovi profili professionali e l’estensione delle garanzie d’occupazione sino al 2029, le rappresentanze sindacali e l’Azienda inviano un segnale importante ai lavoratori dei siti produttivi tedeschi. Le misure concordate nell’ambito del Piano Audi.Zukunft porteranno a un impatto positivo, quantificabile in 6 miliardi di euro entro il 2029 da destinare a ulteriori futuri investimenti.

    Produzione motori elettrici

    L’OFFENSIVA DEI QUATTRO ANELLI

    Pioniere dell’offensiva elettrica dei quattro anelli è sicuramente la e-tron, prima vettura a zero emissioni nella storia del marchio, che entro la fine dell’anno sarà affiancata dalla e-tron Sportback, versione coupé del suv elettrico. Seguiranno la e-tron GT, realizzata da Auti Sport GmbH e Audi Q4 e-tron, presentata come concept allo scorso salone di Ginevra.

    Parallelamente alla tecnologia elettrica, la casa di Ingolstadt prosegue nello sviluppo delle tecnologie diesel, benzina e g-tron, con particolare attenzione all’ibridazione grazie alle soluzioni mild hybrid (a 12 e 48 Volt) e plug in hybrid.

    Audi e-tron sportback posteriore tre quarti

    Con la nuova famiglia PHEV, l’Audi compie un passo verso l’elettrificazione della gamma che, entro la fine di quest’anno, conterà accanto alla Q5 e alla A7 Sportback TFSI anche quattro modelli ibridi plug-in.

    L’INDUSTRIA CARBON NEUTRAL

    Oltre che sullo sviluppo di modelli elettrificati, Audi si concentra anche sugli stabilimenti. Per raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2025, tutti i siti produttivi Audi dovranno virare verso un gestione carbon neutral.

    Pioniere a tal proposito è lo stabilimento di Bruxelles. L’impianto belga, dove dal 2017 viene realizzata la e-tron, è il primo sito al mondo con certificazione carini neutral nel segmento premium. Il sito utilizza energie rinnovabili al 95% e ricorre a compensazione tramite progetti ambientali (al 5%) per le attività produttive e per la riduzione delle emissioni.

    Piattaforma MEB Audi

    Fabbriche ad energia solare

    Il prossimo passo della strategia Audi consisterà nella conversione carbon neutral dell’impianto ungherese di Gyor. Entro la fine del 2019, verrà completato il parco a energia solare di 160mila metri quadrati installati presso i centri logistici del sito magiaro.

    Dal 2020 produrrà oltre 9,5 gigawattora d’energia all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di 5mila famiglie. Attualmente Audi Ungheria soddisfa circa il 70% del proprio fabbisogno grazie all’energia geotermica.

  • Attacco hacker a un’auto in Israele, ecco come Upstream prende il controllo da remoto

    L’attacco hacker a un’auto distante chilometri avviene proprio davanti ai miei occhi a Tel Aviv in Israele, ecco il video.

    Spiegazione dell’attacco hacker

    Mi trovo nella sede di Upstream a Tel Aviv in Israele insieme a Joav Levy, co-fondatore della società Upstream di Cyber security – sicurezza cibernetica.

    Fabio Orecchini con Yoav Levy nella sede Upstream a Tel Aviv in Israele

    Qui a Tel Aviv, Israele ha luogo un attacco hacker di White hacking, così definito perchè è finalizzato a dimostrare come la Upstream possa prendere il controllo da remoto di un’auto.

    L’attacco avviene mentre la vettura si trova sulla strada ed è guidata da un’automobilista potenzialmente ignara.

    Cos’è la Upstream

    La società Upstream è una società in start-up nella quale stanno investendo grandi costruttori.

    L’interesse della Hyundai

    Il gruppo Hyundai ha iniziato a investire nella Upstream da alcuni mesi attraverso il suo braccio operativo in Israele chiamato Hyundai Cradle, dedicato proprio all’individuazione di start-up innovative nelle quali far entrare la casa madre.

    Nelle casse della società stanno arrivando milioni di euro che stanno permettendo alla struttura di crescere. Nascono così nuovi posti di lavoro ad elevato tasso di specializzazione attorno all’auto del presente e del futuro, sempre più connessa con l’esterno e tecnologicamente avanzata.

    Macchinina tra le dita davanti a logo Upstream

    Le fasi dell’attacco hacker

    L’attacco hacker prevede diverse fasi, tutte completate con pieno successo.

    Prima si manda un avvertimento all’automobilista o al proprietario della flotta di veicoli che si intende colpire.

    L’automobilista non riesce ad entrare nella sua auto

    Nella prima fase della dimostrazione di attacco hacker l’esperto informatico Dor, della Upstream, invia dal suo computer posizionato su una piccola scrivania proprio di fronte a me il comando di blocco delle portiere dell’auto. L’automobilista arriva alla sua macchina e… non riesce ad aprire la portiera!! Almeno finché Dor non decide di inviare un nuovo messaggio e sbloccare la chiusura delle porte.

    Gli specchietti si chiudono da soli

    Una volta dentro, la ragazza al volante inizia a guidare. Dal suo computer, Dor continua l’attacco hacker e invia un’altro comando e fa chiudere gli specchietti senza che la donna al volante possa farci nulla.

    Il clacson inizia a suonare senza che il guidatore lo tocchi

    Non contento, Dor esagera con il suo attacco hacker e attiva anche il clacson. L’automobilista si spaventa, non ha toccato nulla e l’auto ha iniziato a suonare da sola!

    La Upstream prende il controllo dell’acceleratore

    La dimostrazione finale è il massimo. Dal suo computer, distante cinque chilometri dalla macchina che sta marciando in un’area di Tel Aviv completamente diversa rispetto a dove ci troviamo, Dor della upstream completa l’attacco hacker e prende il comando dell’acceleratore.

    La guidatrice non può più agire sul suo acceleratore. E’ Dor ad avere il controllo completo dell’alimentazione del motore!

    La difesa è nel cloud

    La soluzione della Upstream nei confronti di attacchi hacker come quello del video, appena dimostrato nella sede della società mentre attorno le persona continuano a lavorare, è innovativa e originale.

    Non si tratta di inserire difese hardware o software sull’auto, cosa estremamente complessa una volta che i veicoli sono su strada e difficile da mantenere aggiornata con l’invecchiamento di auto che rimangono in circolazione per parecchi anni.

    La soluzione Upstream è nel Cloud. Tutte le auto connesse hanno una nuvola attraverso la quale passano i loro dati. Ed è proprio dalla nuvola che è possibile accorgersi immediatamente di eventuali problemi – anche se realizzati localmente, con attacchi dalle vicinanze dell’auto e non attraverso il cloud – e sterilizzarli immediatamente.

    Spiegazione tecnologia Upstream per difesa da attacco hacker sul cloud

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Toyota C-HR, adesso doppia motorizzazione ibrida – Dossier

    Rinnovamento e nuova motorizzazione

    A due anni dal lancio, e forte delle 240mila unità vendute in tutta Europa, Toyota rinnova il suv-crossover C-HR che si presenta ora in una versione aggiornata, con qualche piccolo ritocco estetico ed una nuova generazione di ibrido, ancora più efficiente e performante.

    Il restyling 2020 riguarda gli esterni che mostrano ora una linea più rifinita che dona maggiore identità visiva al modello.

    Altre modifiche hanno riguardato la parte anteriore e posteriore dell’auto con i gruppi ottici anteriori e posteriori  che sono stati riconfigurati con la più recente tecnologia LED.

    Tre quarti posteriore Toyota C-HR 2020

    Al posteriore, i fari sono collegati tra loro da un nuovo spoiler ‘Glossy Black’ che non stravolge l’impostazione di un modello che ha fatto del design la sua carta vincente e che denota il family feeling del brand (riconoscibile anche sulla nuova Yaris 2020).

    Esteticamente, viene ora messa a disposizione una gamma colori pi ampia con tre nuove tonalità bi-tono.

    LE NOVITA’

    Con la nuova Toyota C-HR, debutta sul modello una variante nella gamma motori che prevede una doppia scelta per l’ibrido: il 1,8L da 122 CV, con prestazioni migliorate da una batteria agli ioni di litio potenziata (emissioni di CO2 pari a 106 g/km nel ciclo WLTP), viene affiancato ora dal nuovo propulsore 2.0L da 184 CV (che utilizza batterie al nichel idruri metallici) che è in grado di assicurare divertimento di guida e consumi ai vertici della categoria.

    Toyota C-HR 2020 powertrain ibrido

    Grazie ad alcuni miglioramenti apportati al motore a benzina, tra cui l’adozione di un nuovo sistema Dual VVT-i con VVT-iE (Variable Valve Timing-intelligent Electric) sul lato dell’aspirazione, che ha consentito di incrementare la potenza e l’efficienza a fronte di emissioni ridotte, il motore 2.0L da 184 CV consente di ottenere un’accelerazione 0-100 km/h in 8.2 secondi e un consumo a partire da 25 km/l ed emissioni a quota 118 g/CO2 per km (nel ciclo WLTP).

    Il computer di bordo a fine percorso fornisce direttamente agli occupanti i dati di percorrenza in modalità zero emissioni, in modo da far comprendere al meglio quale sia stato lo stile di guida e quanto l’auto abbia saputo marciare con il motore a combustione interna spento.

    Strumentazione Toyota C-HR con indicazione percentuale di marcia in zero emissioni

    COMFORT DI BORDO

    A bordo il comfort è un ‘must’ grazie anche alla riduzione del rumore nell’abitacolo e all’utilizzo di materiali dalla qualità percepita più elevata che si affiancano ora ad un’alta dotazione multimediale che consente ora la piena integrazione con lo smartphone, sia con Apple CarPlay che Android Auto.

    Interni Toyota C-HR 2020 con Apple CarPlay e Android Auto

    Inoltre con l’utilizzo della app MyT, è possibile visualizzare la posizione di parcheggio, oppure condividere un itinerario di viaggio con la vettura o ancora tenere sotto controllo alcuni indicatori dell’auto. Per quanto riguarda invece la sicurezza, su tutta la gamma è disponibile di serie il Toyota Safety Sense che comprende un pacchetto di tecnologie studiato per prevenire e ridurre le collisioni.

    IL LANCIO

    La nuova Toyota C-HR è disponibile in tre allestimenti Trend, Style e Première al quale si aggiunge la versione MoreBusiness dedicata ai clienti flotte e costruita sull’allestimento Trend.

    In vendita a partire da 28.500 euro (con la possibilità di utilizzare la formula Pay per Drive Connected che consente rate a partire da 225 euro e che è tarata sull’effettivo utilizzato dell’auto).

    Scritta Hybrid Toyota C-HR 2020

    Il Pay per Drive Connected rappresenta il primo prodotto di acquisto legato all’utilizzo effettivo dell’auto. Il cliente, infatti, può scegliere da subito i km da percorrere in un anno e adattare nel tempo il piano alle reali percorrenze grazie alla possibilità di personalizzare i pagamenti mensili in base ai chilometri effettivi rilevati attraverso il modulo di trasmissione Data Communication Management installato sulla vettura.

    Il nuovo Toyota CH-R sarà disponibile con il nuovo programma Hybrid Service che prevede l’estensione della garanzia per le vetture Full Hybrid Electric fino a 10 anni sia sulle parti elettriche che quelle meccaniche. La garanzia commerciale è rinnovabile ogni anno se il cliente effettua regolarmente la manutenzione presso la rete ufficiale Toyota affidandosi a un team di tecnici qualificati per garantire sempre il massimo livello di efficienza della vettura.

    LA GAMMA E GLI ALLESTIMENTI

    Già ordinabile da metà ottobre nella motorizzazione 2.0L, disponibile in tre allestimenti. La versione d’ingresso sarà la Trend, con vernice Bi-tone metalizzata, cerchi in lega da 18”, fari base LED, Nuovo Toyota Touch 3 con schermo da 8” e Smartphone Integration, retrocamera, clima automatico bi-zona e Toyota Safety Sense.

    Toyota C-HR vista dall'alto

    L’allestimento Style si distingue per un design dei cerchi dedicato, sedili in pelle e Alcantara con regolazione elettrica lato guida, fari full LED, impianto audio premium JBL a 9 speaker e Nano-e. Il top della gamma è costituito dall’allestimento Premiere disponibile esclusivamente nel colore Bitone Mechanic Orange, cerchi da 18” con finitura Black, sedili in pelle premium Black con regolazione elettrica lato guida, S-IPA – Simple Intelligent Park Assist e navigatore satellitare.

    A completare l’offerta la versione dedicata ai clienti flotte, la MoreBusiness, costruita sull’allestimento Trend con l’aggiunta del navigatore satellitare ma senza la vernice Bi-tone.

    Scritta posteriore Toyota C-HR 2020

    OBIETTIVI DI VENDITA

    Per il prossimo anno il target di vendita in Europa è fissato a quota 150mila unità (in rialzo grazie anche alla doppia possibilità di scelta dell’ibrido); per quanto riguarda il nostro Paese le stime si attestato a 18mila unità per il 2020 con una market share che potrebbe raggiungere il 7,5%.

  • Visible zone, l’auto vede il pedone anche se è nascosto

    Missione Visible zone

    Rendere visibile l’invisibile. Questa è l’apparentemente impossibile missione della nuova azienda di alta tecnologia Visible zone nata solo pochi mesi fa in Israele.

    La Hyundai la sta valutando per un investimento anche se, rispetto agli standard usuali, la start-up è ancora in una fase decisamente iniziale.

    Come funziona

    Ho potuto provare il funzionamento della tecnologia Visible zone a Gerusalemme, nelle strade vicino la sede della società, direttamente a bordo dell’auto equipaggiata con il prototipo.

    Quando il sistema scorge un pedone, anche se è nascosto alla vista del guidatore, ne segnala la presenza e inizia a seguirne i movimenti.

    Visible zone prova in auto guidatore e pedone verde

    Analisi delle intenzioni con l’intelligenza artificiale

    Soltanto i pedoni che si avvicinano pericolosamente alla strada per attraversare vengono segnalati.

    Questo è il vero segreto di questa tecnologia e dello sviluppo della Visible zone, che utilizza la radiofrequenza a 2,4 GHz come il Wi-Fi e quindi attraversa gli oggetti. Soprattutto, però, sa capire se e quando un comportamento diventa pericoloso. Grazie ad algoritmi di Intelligenza Artificiale.

    Allora il pedone diventa rosso e viene emesso un segnale sonoro. Se l’auto può frenare anche senza l’intervento del conducente o è addirittura in modalità guida autonoma, il sistema Visible zone frena. E salva una vita.

    Visible zone prova in auto guidatore e pedone rosso

     

  • Hyundai Nexo, 778 km con un pieno nella Francia che guarda all’idrogeno

    La Hyundai Nexo ha percorso 778 km stabilendo il record mondiale di distanza con un solo pieno di idrogeno.

    Bertrand Piccard, presidente del Solar Impulse Foundation, ha guidato il suv a fuel cell dalla stazione di rifornimento FaHyence a Sarreguemines fino al Musée de l’Air et de l’Espace che si trova a Le Bourget.

    Hyundai Nexo

    Due ministri e due regnanti

    Come passeggeri si sono alternati personaggi del mondo della politica e dell’economia tra cui due ministri del governo francese (foto sotto: Nicholas Hulot, Ambiente), altrettanti regnanti come Alberto II di Monaco e il Granduca Henri di Lussemburgo. C’erano anche Michel Delphon che presiede il gruppo di studio con il quale l’Assemblea Nazionale (il parlamento francese) sta studiando l’idrogeno e Benoît Potier, CEO di Air Liquide.

    Nicholas Hulot

    La Cina è vicina, la Corea pure

    L’azienda francese è tra le leader nel mondo in questo campo e recentemente ha firmato una lettera di intenti con la Sinopec (China Petroleum & Chemical Corporation) per lo sviluppo della mobilità ad idrogeno in Cina con l’apertura contemporanea di due stazioni di rifornimento.

    Air Liquide Sinopec

    Si scommette a Las Vegas

    Air Liquide inoltre costruirà presso Las Vegas un impianto da 150 milioni di dollari per la produzione di 30 tonnellate di idrogeno liquido al giorno destinati a sostenere il piano dello stato della California che prevede 200 stazioni entro il 2025. La Francia invece ha un piano, finanziato nel 2019 per 100 milioni di euro, per avere 100 stazioni entro il 2023.

    Las Vegas

    L’idrogeno è un credo economico

    La Nexo è il secondo modello di serie a idrogeno di Hyundai. Il costruttore coreano si dedica all’idrogeno dal 1998 e per il 2030 prevede di investire, insieme ai fornitori, l’equivalente 6 miliardi di euro e di produrre 700mila celle a combustibile, 500mila delle quali destinate a veicoli. La Nexo ha un motore da 120 kW e 395 Nm, accelera da 0 a 100 km/h in 9,2 s. e raggiunge 179 km/h.

    Hyundai Nexo

    Purificatore d’aria, per altri 49 km

    La Nexo ha 3 serbatoi da 52,2 litri ciascuno, pari a 6,3 kg, riempiti a 700 bar che permettono un’autonoma di 666 km (WLTP). Alla fine del percorso da record, il computer di bordo assegnava ancora 49 km e si calcola che, nei 778 km percorsi, all’atmosfera siano stati risparmiati 111,2 kg di CO2 e sono stati purificati 404,600 litri di aria, la quantità respirata da 23 persone adulte in un giorno.

    Hyundai Nexo

  • La Banca Europea degli Investimenti finanzia ALD con 250 milioni per auto a basse emissioni

    ALD Automotive, società di noleggio a lungo termine del gruppo Société Générale, ha ottenuto dalla Banca Europea d’Investimento (BEI) un finanziamento di 250 milioni di euro per acquistare 15mila veicoli a basse emissioni (ibridi ed elettrici) da immettere in flotta. Tale iniziativa rientra all’interno nel CTF (Cleaner Transport Facility), programma lanciato nel 2016 daIla Commissione Europea per promuovere la mobilità sostenibile e che può contare per il 2019 su un fondo di 4,8 miliardi.

    Mappa ALD Automotive

    Elettrificazione uguale accelerazione

    I paesi più interessati dall’iniziativa sono Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda e anche Italia dove ALD ha un parco di 190mila veicoli e 69mila clienti. A livello globale, ALD è il terzo operatore per grandezza, opera in 43 paesi e ha una flotta di 1,68 milioni di veicoli dei quali 84mila ibridi ed elettrici, ma alla fine del 2019 saranno 118mila e 200mila nel 2020. Dunque il ritmo di inflottamento di auto elettrificate è destinato ad accelerare.

    ALD Automotive Italia

    Se i privati fanno l’interesse pubblico

    È la prima volta che la BEI finanzia una società di noleggio a lungo termine o di leasing e di flotte acquistate da un ente privato e non pubblico. In questo modo, viene stabilito un precedente che riguarda tutte le società finanziarie del settore automotive, siano esse indipendenti o “captive” ovvero emanazioni dei costruttori. Ad esse viene riconosciuto un ruolo di “pulitori” del parco circolante e dunque di facilitatori della transizione verso veicoli meno inquinanti.

    ICE and electric car

    L’intenso costo della tecnologia

    Queste attività sono però ad elevata intensità di capitale e questo passaggio è ancora più costoso tanto che la stessa ALD poco più di un anno fa ha emesso 500 milioni di euro in titoli per finanziare specificatamente il rinnovo del parco con 14.300 nuovi veicoli, per il 76% ibridi e ibridi plug-in e 24% elettrici. È dunque possibile che gli investimenti pubblici e privati convergano per raggiungere obiettivi sia politici sia economici.

    EBI

    Il ruolo politico dell’UE

    Queste forme di finanziamento aprono inoltre un’altra riflessione su come incentivare la transizione ecologica in modo politico. Per agevolare la diffusione di auto a basse emissioni si è infatti spesso parlato di incentivi all’acquisto verso i privati. Di fronte però mezzi sempre più costosi, a fattori di incertezza sempre più numerosi e all’emergere di nuovi comportamenti di acquisizione della mobilità, gli stessi privati ricorrono sempre di più al noleggio. La pressione sui prezzi arriva, oltre che per le tecnologie di propulsione, anche per quelle di connettività e soprattutto per la sicurezza.

    Auto alla spina

    Il problema ecologico e quello sociale

    Le auto elettrificate, connesse e a guida sempre più automatizzata costano e la loro minore accessibilità potrebbe costituire un problema sociale, dunque politico. Piuttosto che agire sui singoli acquirenti, la politica potrebbe allora virare verso i grandi centri di acquisto di veicoli. Il loro effetto sul parco circolante è più veloce, organizzato e controllabile con un duplice effetto sociale: rendere le auto efficienti e sicure più accessibili, stabilizzarne il valore e dunque ridurre il rischio finanziario sia per i privati sia per le aziende.

    Parcheggio auto dall'alto

    Il problema del denaro e del valore

    La riflessione investe anche le case automobilistiche che, dopo la necessità di finanziare cambiamenti tecnologici epocali appena iniziati, devono trovare ulteriore denaro. Devono infatti “autoacquistare”, attraverso le loro finanziarie, i veicoli che producono per renderli accessibili ai clienti e rispettare le normative che riguardano le emissioni effettive delle auto nuove messe su strada. La pena sono pesantissime multe, ma anche la tenuta del valore delle loro auto.

    Auto elettrica asfalto

    Non azzoppare la gamba che cammina

    La riflessione finale va poi al regime fiscale italiano sulle flotte che è già ampiamente il più punitivo d’Europa. Nonostante questo, il settore del noleggio è cresciuto moltissimo diffondendosi anche presso i clienti privati. Se entrasse in vigore quanto paventato, in prima battuta, sulla Legge di Stabilità 2020, si metterebbero i bastoni nell’ingranaggio che spinge il rinnovamento del parco circolante in Italia. Tra auto immatricolate direttamente alle aziende e quelle in noleggio a lungo termine, si parla del 35% del mercato.

    Semaforo
    Come allontanare progresso ed Europa

    Questo pericolo sembra scongiurato, almeno in parte, ma va detto che, azzoppando anche minimamente questi canali, l’Italia si allontanerebbe dall’UE in un senso triplice: rallenterebbe il rinnovamento del parco più obsoleto del Continente, attuerebbe un regime fiscale ancora più restrittivo e rifiuterebbe indirettamente un finanziamento europeo poiché ALD si ritroverebbe costretta a dirottare parte della nuova flotta finanziata dalla BEI verso altri mercati. E si parla di auto ad elevato valore, dunque anche capaci di generare elevate entrate per l’erario. Decisamente non ci conviene.

    Bandiera UE