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  • Bmw iX, dopo anni di indecisione il marchio vuole tornare protagonista nell’elettrico

    La Bmw iX elettrica entrerà in produzione nello stabilimento tedesco di Dingolfing dalla seconda metà del prossimo anno.

    La casa di Monaco definisce il modello la sua nuova ammiraglia tecnologica, visto che riunisce gli ultimi sviluppi dell’azienda nei campi di innovazione strategica di design, guida automatizzata, connettività, elettrificazione e servizi.

    Bmw iX davanti tre quarti

    Lusso all’avanguardia

    Il concetto del veicolo e il suo design sono presentati come saldamente radicati in un approccio globale alla sostenibilità. L’aerodinamica ottimizzata, il lightweight design e l’uso di materiali naturali e riciclati vogliono dar vita a un lusso all’avanguardia, capace di garantire una sensazione di benessere a bordo da ogni punto di vista.

    Tecnologia e prestazioni

    La quinta generazione della tecnologia Bmw eDrive è applicata ai due motori elettrici, all’elettronica di potenza, alla tecnologia di ricarica e alla batteria.

    Bmw iX laterale

    Il motore sviluppato dal BMW Group è prodotto senza l’uso di materie prime critiche note come terre rare e svilupperà una potenza massima di oltre 370 kW / 500 CV.

    Ciò permetterà alla BMW iX di accelerare da 0 a 100 km/h in meno di 5,0 secondi.

    Consumi e autonomia

    Il consumo annunciato è inferiore ai 21 kWh per percorrere 100 chilometri nel ciclo di prova WLTP.

    La batteria avrà oltre 100 kWh di capacità e dovrebbe consentire un’autonomia di oltre 600 chilometri nel ciclo WLTP.

    Bmw iX dietro tre quarti

    Ricarica rapida

    La nuova tecnologia di ricarica della Bmw iX consente la ricarica rapida in corrente continua fino a 200 kW.

    La batteria può così essere caricata dal 10% all’80% della sua capacità in meno di 40 minuti.

    In dieci minuti è possibile una ricarica di energia sufficiente per fornire all’auto oltre 120 chilometri di autonomia. Mentre sono necessarie meno di undici ore per caricare la batteria fino alla massima capacità una pbatteria completamente scarica con una wallbox domestica da 11 kW.

    Bmw iX interni

    Una nuova generazione di Bmw

    La Bmw iX apre la strada a una futura generazione di modelli con cui il marchio vuole ridefinire la sostenibilità, il piacere di guida e il significato di lusso nei suoi modelli futuri.

    La griglia a doppio rene è sviluppata verticalmente ed è completamente chiusa.

    Bmw iX griglia anteriore doppio rene verticale

    Il ruolo della griglia anteriore non è più quello di catturare aria per il raffreddamento – com’era nell’era dei motori a combustione interna – e diventa digitale con funzione di pannello intelligente.

    La telecamera, il radar e altri sensori sono integrati proprio nella griglia dietro una superficie trasparente.

  • Rolls-Royce, l’elettrico arriverà, anzi c’è già stato

    Anche i ricchi si elettrificano. E Rolls-Royce lo farà senza compromessi, ovvero senza passare da ibridi vari e andando dritto verso l’elettrico. Parola di Torsten Müller-Ötvös, il CEO della casa di Goodwood che ha indicato in “entro il decennio” il lasso temporale entro il quale questo avverrà.

    Torsten Müller-Ötvös
    Dieci anni sono troppi

    Molti hanno dunque scritto “entro il 2030”, ma le dichiarazioni rese ad Automotive News fanno capire che la prima Rolls-Royce ad emissioni zero arriverà prima. Potrebbe infatti rimpiazzare la Wraith o la Dawn, prossime alla fine del loro ciclo di vita, e utilizzerà la stessa piattaforma in alluminio della Ghost.

    Rolls-Royce 102EX
    L’elettrico sì, ma per altre ragioni

    I clienti Rolls non chiedono un’elettrica, ma non vogliono neppure rimanere fuori dai centri cittadini. E figuriamoci se possono accettare l’idea di vedere se stessi o il proprio autista armeggiare con i cavi. Il marchio britannico starebbe pensando invece ad un braccio robotico per la ricarica.

    Né spina e cavo, nè piastre a induzione. Il marchio britannico starebbe pensando ad un braccio robotico per la ricarica

    Rolls-Royce 102EX
    Induzione alla carica, anzi no

    Una soluzione avanzata, che contraddice quanto mostrato dalla 102EX, il primo concept elettrico di Rolls-Royce che era dotato di ricarica wireless con un’efficienza dichiarata del 90%. La BMW l’ha applicata sia alla i8 safety car di Formula e l’ha resa disponibile in listino per la Serie 5 plug-in in Germania.

    Leggi l’articolo sugli investimenti di BMW sulle batterie e sull’elettrico

    Rolls-Royce 103EX
    Dal V12 all’elettrico, senza l’ibrido

    Secondo Müller-Ötvös, il V12 di 6,75 litri rimarrà fino alla fine del decennio. E il 2030, con la maturità dell’elettrico potrebbe così segnare l’abbandono dei pistoni da parte della casa di Goodwood. Senza passare dalle mezze misure perché l’elettrico è silenzio e ricco di coppia dunque perfetto per una Rolls.

    Il V12 di 6,75 litri rimarrà fino alla fine del decennio. E il 2030, con la maturità dell’elettrico potrebbe così segnare l’abbandono dei pistoni da parte della casa di Goodwood

    Rolls-Royce V12
    Non esisteranno le mezze stagioni

    Ma perché non fare come la Bentley e altri marchi costosi passando per l’ibrido plug-in? Molto probabilmente per avere la massima silenziosità di marcia, senza i rumori parassiti che proverrebbero da una catena cinematica comunque complessa. O forse per mostrarsi ancora una volta senza compromessi.

    Leggi l’articolo sulla Bentley EXP100 elettrica

    Rolls-Royce Blue Mist Lawrence
    Il deserto, il passaggio e il passato

    E dunque che cosa ci sarà nel bel mezzo tra il V12 e l’elettrico? Non certo il deserto che nel pieno della Prima Guerra Mondiale un certo Thomas Edward Lawrence percorreva a bordo di una Silver Ghost. In nome di sua maestà, nel luglio del 1917 l’aveva confiscata alla sua concittadina britannica, Aileen Bellew che l’aveva ribattezzata Blue Mist.

    E dunque che cosa ci sarà nel bel mezzo tra il V12 e l’elettrico? Non certo il deserto che nel pieno della Prima Guerra Mondiale un certo Thomas Edward Lawrence percorreva a bordo di una Silver Ghost

    Rolls-Royce Blue Mist
    Lawrence d’Arabia e la Blue Mist

    Un nome dalle suggestioni londinesi per quello che la storia e la cinematografia ha consegnato al mondo con il nome di Lawrence d’Arabia. La targa Blue Mist aveva colore lapislazzulo, tuttavia il colonnello prese un’altra pietra preziosa per una delle sue frasi più celebri: «Avere una Rolls nel deserto vale più dei rubini».

    Rolls-Royce Blue Mist Lawrence
    Il colonnello e la sua ammiraglia

    Con lei entrò trionfale a Damasco e Akaba, con lei attraversò centinaia di miglia nella sabbia per anticipare e sabotare i convogli e i plotoni ottomani. Ironia della sorte, Lawrence trovò la morte non in guerra e neppure su una Rolls, ma nel 1935 in sella alla sua moto, una Brough Superior SS100.

    Ironia della sorte, Lawrence trovò la morte non in guerra e neppure su una Rolls, ma nel 1935 in sella alla sua moto, una Brough Superior SS100

    Thomas Edward Lawrence d'Arabia
    L’arte del retrofit

    Le Rolls-Royce elettriche in realtà già esiste, anche se non ufficiali. Sono le 30 tra Phantom V e Silver Cloud che Lunaz ha trasformato con un kit retrofit montandovi una batteria da 80 o 120 kWh, per un’autonomia di circa 500 km, e un motore elettrico al posto dello storico V8 di origine General Motors.

    Rolls-Royce Phantom V Lunaz
    L’elettro-vintage, una specialità britannica

    Lo specialista di Silverstone ha già fatto qualcosa di simile con una Bentley S2 Flying Spur e una Jaguar XK120. E non è certo il solo a compiere operazioni del genere. Lo hanno fatto anche i costruttori come Volkswagen con il Bulli, Aston Martin con la DB6 e la stessa Jaguar con la Type-E.

    Leggi l’articolo sull’Aston Martin DB6 elettrificata

    Rolls-Royce Phantom V Lunaz
    Il gioco del futuro passa per il passato

    Trattasi di un gioco da ricchi (da 500mila euro in su) che, visti i numeri in ballo, i costruttori si guardano davanti, ma anche indietro. Gli affari riguardano i pezzi da museo, che sono parte del mito, e il futuro dell’auto di lusso. Il tangibile (ovvero il denaro) e l’intangibile (l’allure del brand) non possono essere lasciati agli altri. Bisogna muoversi.

    Trattasi di un gioco da ricchi (da 500mila euro in su) che, visti i numeri in ballo, i costruttori si guardano davanti, ma anche indietro. (…) Il tangibile (ovvero il denaro) e l’intangibile (l’allure del brand) non possono essere lasciati agli altri. Bisogna muoversi

    Rolls-Royce 102EX
    Il primo indizio è la 102EX

    La questione era stata già messa sul tavolo della Rolls-Royce con la già citata 102EX, concept derivato dalla Phantom con due motori elettrici da 145 kW e 400 Nm l’uno posteriori. La batteria agli ioni di litio NCM (Nickel-Cobalto-Manganese) da 71 kWh era montata al posto del V12, aveva una densità di 230 Wh/kg.

    Rolls-Royce 102EX
    Sotto lo Spirito dell’Estasi

    Pesava 640 kg e la struttura prevedeva 96 celle a sacchetto ripartite in 5 moduli differenti: da 38, 36 e altre 3 da 10, 8 e 4 celle. Tre i caricatori da 3 kW separati per la ricarica con o senza cavo e un’autonomia di 200 km, dunque un consumo meno di 30 kWh/100 km. La Rolls-Royce 102EX raggiungeva 160 km/h e chiudeva lo 0-100 in meno di 8 secondi.

    Rolls-Royce 102EX
    La visione dei fondatori

    Le cronache dicono che i fondatori Charles Rolls, Henry Royce e Claude Johnson lambirono il mondo dell’auto elettrica. Accadde lo stesso per molti costruttori. Henry Royce nel 1890 era un ingegnere elettrico. A lui si deve il brevetto dell’attacco a baionetta per le lampadine e progettò anche motori elettrici.

    I fondatori Charles Rolls, Henry Royce e Claude Johnson lambirono il mondo dell’auto elettrica. Accadde lo stesso per molti costruttori

    Rolls-Royce Vision Next
    La mobilità elettrica del XIX secolo

    Due di questi furono utilizzata un cliente di Royce, Pritchett e Gold, con base a Feltham, nel Middlesex che costruiva accumulatori, per un’auto a 2 posti. Charles Rolls negoziò la vendita di una carrozza chiusa mossa da un motore elettrico con un concessionario a Londra, in Conduit Street.

    Rolls-Royce-103EX-Vision-Next-100
    Il trattino tra le parole Rolls e Royce

    Quest’auto faceva parte del City and Suburban Electric Car Project, un’iniziativa portata avanti da Paris Singer e Claude Johnson. Quest’ultimo lasciò la società proprio per seguire la Rolls-Royce passando alla storia come “il trattino” del nome, ovvero il terzo artefice del costruttore britannico, l’invisibile.

    Rolls-Royce 103EX
    Era già tutto chiaro

    Charles Rolls era comunque un estimatore della mobilità elettrica. Sull’Automobile Journal, commentando le doti di una Columbia (costruttore americano di auto elettriche di inizio ‘900), infatti scrisse:

    [Le auto elettriche] non fanno rumore e sono assolutamente pulite. Non ci sono odori o vibrazioni e dovrebbero diventare molto utili per la città quando potranno essere montate stazioni di ricarica fisse. Ma per la campagna non posso anticipare che saranno molto utilizzabili, almeno per molti degli anni a venire

    Rolls-Royce 103EX
    L’insegnamento è già una visione

    Analisi praticamente perfetta, che consegna già idealmente una parte della visione che Rolls-Royce può fare propria per il futuro, neppure troppo lontano. A simboleggiarla c’è la Vision Next 100, poi ribattezzata 103EX che nel 2019 è tornata a Goodwood dopo aver presenziato ad eventi in tutto il mondo per 4 anni.

    Analisi praticamente perfetta, che consegna già idealmente una parte della visione che Rolls-Royce può fare propria per il futuro, neppure troppo lontano

    Rolls-Royce 103EX
    Più Rolls di qualsiasi altra

    La 103EX è la rappresentazione dell’auto elettrica da parte di Rolls-Royce: fedele nelle proporzioni agli stilemi classici, forse più dei modelli contemporanei, ma con soluzioni di design e tecnologiche degne del nostro tempo, come l’autista sostituito dalla guida autonoma. E la silenziosità assoluta sognata dai fondatori.

    Rolls-Royce 103EX
    Il lusso, l’elettrico e la società

    Sarà un altro mondo, un altro lusso, un altro modo di dichiarare il proprio status.  Un mondo dove l’accettabilità sociale sta già passando attraverso il rispetto dell’ambiente, una responsabilità dalla quale non possono esimersi né i costruttori di auto di lusso, né coloro che possono comprarsele.

    Spirit of Ecstasys
  • BMW, accordi per oltre 12 miliardi di euro in celle per le batterie

    BMW rafforza l’approvvigionamento delle celle per le batterie con una fornitura da 2 miliardi di euro con Northvolt. Questo nuovo contratto si aggiunge a quelli già stabiliti con CATL per 7,3 miliardi e con Samsung SDI per 2,9 miliardi. Dunque BMW ha ordinato un totale di 12,2 miliardi in celle.

    BMW batterie
    Spina su 7 milioni di auto nel 2030

    È quanto serve per sostenere una crescita della gamma elettrificata al ritmo del 30% all’anno. L’obiettivo è raddoppiare il mezzo milione di auto elettrificate su strada già dal 2021, nel 2023 avere 25 modelli (12 ibridi plug-in e 13 BEV) e arrivare a 7 milioni di unità complessive vendute per il 2030, due terzi elettriche.

    Leggi l’articolo su piani di BMW per l’elettrificazione

    BMW

    La BMW ha iniziato dal 2014 con la i3 elettrica e la i8 ibrida plug-in. Oggi il 10% di auto alla spina vendute in Europa è riconducibile al gruppo tedesco (Mini compresa) con una quota del 13,3% per marca rispetto ad una media dell’8%. L’obiettivo è di raggiungere il 25% per il 2021, il 33% nel 2025 e il 50% nel 2030.

    Batterie in proprio dal 2008

    Il costruttore tedesco produce in casa le proprie batterie dal 2008 e prevede che nel 2030 la densità di energia raddoppierà. Tenendo fede al proprio nome, i propulsori sono prodotti in casa. Il powertrain Gen5 integrerà trasmissione, elettronica di potenza e motore privo di terre rare. C’è un accordo con Jaguar Land Rover.

    Leggi l’articolo sull’accordo tra BMW e Jaguar Land Rover per l’auto elettrica

    Northvolt Gigafactory

    La batteria sarà prodotta con elettricità al 100% da fonti rinnovabili. BMW condivide questo obiettivo proprio con Northvolt. Nell’azienda svedese la Volkswagen detiene il 20% e anche BMW è tra le finanziatrici attraverso la stessa operazione di raccolta condotta dalla banca d’affari, Goldman Sachs.

    Leggi l’articolo sull’ingresso di Volkswagen e BMW in Northvolt

    Prima le materie prime

    BMW presta anche attenzione alla stabilità, alla sostenibilità e all’eticità degli approvvigionamenti delle materie prime. Ha infatti stabilito un contatto di 540 milioni con Ganfeng per il litio dalle miniere di litio. Uno da 100 milioni con Managem regola invece la fornitura di cobalto dal Marocco.

    BMW iX3

    Le novità si succederanno a ritmo frenetico. Hanno versioni ibride plug-in le Serie 2, 3, 5, 7, X1, X2, X3 e X5 coltre alla Mini Conuntryman. Sono elettriche l’antesignana i3, la Mini e l’ultima arrivata, la iX3. Recenti sono gli annunci per le versioni completamente elettriche di X1, Serie 5 e Serie 7.

    Leggi l’articolo su tutte le novità di BMW ad alta elettrificazione

    Leggi l’articolo sull’annuncio della versione elettrica per la BMW Serie 7

    Nel 2022 anche l’idrogeno

    Prima arriveranno la i4 e la iNext. La prima è una coupé 4 porte con un’autonomia di 600 km e uno 0-100 km/h in 4 s. La seconda è un suv con 600 km di autonomia e ricarica fino a 150 kW, come la iX3. BMW ha anche confermato che nel 2022 debutterà la i Hydrogen Next basata sulla X5 con tecnologia Toyota.

    Leggi l’articolo sulla BMW iNext Hydrogen in arrivo per il 2022

    BMW batterie

    La strategia, al contrario di altri costruttori, prevede di sfruttare piattaforme comuni per ospitare più forme di propulsione. BMW include l’ibrido mild a 48 Volt ed esclude il full-hybrid che non è evidentemente funzionale all’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni secondo quanto richiesto dalla UE.

    La neutralità? Ça va sans dire

    BMW, al contrario di altre case, non ha annunciato obiettivi per il raggiungimento della neutralità di CO2.  Ha però avviato progetti di riciclo per recuperare fino al 90% dei materiali contenuti nella batteria abbattendo l’emissione di gas serra del 40%. C’è anche un progetto per la “seconda vita”.

    BMW batterie
  • BMW i Hydrogen Next, dal 2022 una flotta di X5 fuel cell

    Un passato non troppo lontano, un futuro da quarto pilastro della strategia dei sistemi di propulsione. Parola di chi la parola “motore” ce l’ha nel nome. BMW crede dell’idrogeno e lo stato dell’arte del suo percorso è la BMW i Hydrogen Next, il concept su base X5 presentato lo scorso settembre al Salone di Francoforte.

    BMW i Hydrogen Next
    Lo zampino di Toyota

    È il primo frutto tangibile dell’accordo con Toyota firmato dal costruttore tedesco nel 2013 e poi rinforzato nel 2016. La i Hydrogen Next è un manifesto anche nel nome. La lettera “i” indica che parliamo di una BMW dotata di motore elettrico, Next che fa parte dell’omonima strategia che porta verso l’elettrificazione secondo un ritmo ben definito in Europa: 25% entro il 2021, 33% entro il 2025 e 50% nel 2030. Percentuali che si stavano rivelando conservative visto che nei primi 2 mesi del 2020 era già al 26%.

    BMW i Hydrogen Next
    Numeri realistici, da rivedere

    BMW ha già venduto oltre mezzo milione di auto ibride ed elettriche e contava di arrivare a un milione nel 2021 solo in Europa. Se non ci fosse stato il coronavirus. Se le elettrificate dovevano essere un quarto e le vendite in Europa nel 2019 sono state di 1,08 milioni unità, il potenziale per raggiungere questo obiettivo nel corso di questi 2 anni ci sarebbe stato tutto, calcolando l’apporto di tutte le novità elettriche, ibride plug-in e a 48 Volt. Il piano di lancio prevede 25 modelli entro il 2023, almeno 12 elettrici.

    BMW Shell Oasis
    Il futuro, si va prima sul pesante

    L’alternativa a queste tre forme di propulsione sarà l’idrogeno. Appunto, sarà. Non ci sono, per il momento, le condizioni e le prospettive migliori sono per il trasporto pesante su lunghe distanze. BMW è comunque tra i membri fondatori dell’Hydrogen Council dal 2017 ed è parte attiva nel progetto Bryson. Coinvolge alcune università tedesche, ha una durata di 3 anni e mezzo e lo scopo è ridurre i costi di produzione dei serbatoi per l’idrogeno contribuendo a rendere le auto fuel cell competitive con quelle elettriche.

    BMW stack fuel cell
    Stack jap, serbatoio e motore tedeschi

    Facile dunque che i 2 serbatoi a 700 bar da 6 kg (uno trasversale e uno longitudinale) della i Hydrogen Next siano il primo frutto di BRYSON. Lo stack invece è sicuramente Toyota e genera fino a 125 kW di potenza. Il sistema ha una potenza complessiva di picco pari a 275 kW, grazie alla batteria da 1 kWh di capacità posizionata sopra al motore BMW Gen5, lo stesso che debutterà sulla nuova iX3. Dal 2022 sarà operativa una piccola flotta sperimentale di X5 a idrogeno. Il lancio sul mercato non avverrà prima del 2025.

    BMW Serie 5 GT Hydrogen
    Pazza idea di farlo a pistoni

    La storia della BMW e dell’idrogeno è lunga e anche travagliata. All’inizio ha spinto per il suo utilizzo come combustibile. Dapprima con 520h del 1979, poi con l’avveniristica H2R che ha battuto 9 record mondiali di velocità nel 2004. Nel 2005 è stato il turno della Hydrogen 7 con motore V12. Sono stati fatti studi con motori 4 cilindri a ciclo Otto con potenze specifiche di 109 kW/litro e a ciclo Diesel con rendimenti fino al 43%. C’è stato poi un prototipo su base Serie con motore da 82 kW e accumulatori e supercondensatori.

    BMW H2R
    Foto di due famiglie

    Progetti ci sono stati anche per i sistemi di rifornimento con General Motors e con Shell. Quest’ultimo, denominato Oasis, per un connettore di forma rettilinea ad autoinnesto. Poi l’abbandono dell’idrogeno e la ripresa con l’accordo con Toyota firmato il 24 gennaio del 2013 a Nagoya. Nella foto, oltre al presidente Akio Toyoda e al suo corrispettivo tedesco Norbert Reithofer, appaiono Takeshi Uchiyamada, l’artefice della Prius, e un giovane Herbert Diess, allora membro del board di BMW AG e ora presidente di Volkswagen AG.

    BMW Toyota accordo 24 gennaio 2013
    Le tappe di avvicinamento alla realtà

    Il primo veicolo sperimentale è stato una Serie 5 GT seguita da una Toyota Mirai modificata nel frontale con marchio BMW che aveva fatto pensare ad un rebadging. La X5 sarà la prima BMW a idrogeno targata dai tempi della Hydrogen 7, la prima fuel cell. Le foto fanno capire che motore e trazione saranno posteriori mentre lo stack sarà posizionato anteriormente, in alto. E questo lascia in basso spazio per un altro motore. Quanto all’autonomia, con un serbatoio da 6 kg, l’autonomia ipotizzabile è di almeno 500 km.

    BMW i Hydrogen Next
  • BMW Serie 7, anche lei sarà ammiraglia elettrica dopo Jaguar XJ e Mercedes EQS

    La BMW Serie 7 di nuova generazione del 2022 avrà anche la versione elettrica. La Casa di Monaco dunque accetta la sfida di Jaguar e Mercedes che hanno già comunicato la XJ e la EQS quali prossime ammiraglie elettriche. Il nome potrebbe essere i7.

    BMW Serie 7 piattaforma BEV
    Il cuore sarà Gen5

    L’annuncio della Bmw Serie 7 elettrica è stato dato in occasione della presentazione del bilancio di BMW AG da parte dell’amministratore delegato del gruppo, Oliver Zipse. L’ammiraglia monterà il powertrain Gen5 che debutterà a breve sulla nuova iX3. Due le caratteristiche salienti: il motore fa a meno di terre rare e l’inverter è integrato. Tale configurazione permette di avere costi inferiori, minore dispendio di risorse, impronta di CO2 più bassa e un infine un approccio modulare.

    BMW Gen5
    Meglio la condivisione

    BMW è convinta, a differenza di altri costruttori, che l’auto elettrica non necessita di piattaforme specifiche che escludono i sistemi di propulsione tradizionali. Tale posizione sembra condivisa da Jaguar e Mercedes. Anche la XJ sarà basata su una piattaforma MLA capace di ospitare elettrico e motori a combustione interna ibridizzati. La EQS invece, anticipata da un concept omonimo, sarà basata sulla piattaforma EVA2 destinata a sostituire l’attuale MRA che oggi fa da base per le Classi C, E, S, CLS e GLC.

    Mercedes EQS concept
    Il cambio di paradigma

    BMW nel passato aveva fatto l’opposto con piattaforme specifiche per la i3 e la i8 utilizzando alluminio e fibra di carbonio. L’esperienza ha dimostrato che i costi industriali di un concept radicalmente diverso sono industrialmente onerosi e rischiosi. Al contrario, il gruppo Volkswagen, accanto alla piattaforma MEB, Audi e Porsche stanno sviluppando la PPE che sarebbe pronta ad ospitare solo powertrain elettrici. Un’ipotetica Audi A8 elettrica, dovrebbe utilizzare la propria piattaforma MLB Evo modificata come per la E-Tron.

    Audi piattaforme BEV
    L’altro tassello della strategia

    Con la Bmw Serie 7 elettrica si aggiunge un altro tassello della strategia di BMW che prevede 25 modelli elettrificati entro il 2023 tra cui la Mini Cooper SE, la BMW iX3, la i4 e la iNext. Dovrebbero esserci anche l’erede della i3 e della i8. Quest’ultimo dovrebbe avere le fattezze della Vision M Next. BMW ha già venduto mezzo milione di auto elettrificate (330mila ibride plug-in), ma conta di aumentare i volumi del 30% annuo. Industrialmente, dal 2021 sarà dismesso il 50% delle combinazioni di powertrain tradizionali.

    BMW gamma elettrificata

    Clicca qui per conoscere i piani BMW sull’elettrico.

    Oltre 10 miliardi di batterie

    BMW ha un accordo di fornitura per le celle delle batterie con la cinese CATL per 7,3 miliardi di euro per il periodo 2020-2031 per 2,9 miliardi con Samsung SDI nel periodo 2021-2031. Allo stesso tempo, il costruttore tedesco ha stabilito accordi diretti per le forniture di litio e cobalto. Il gruppo di Monaco ha inoltre un accordo con Jaguar Land Rover per lo sviluppo congiunto di sistemi di propulsione elettrici, la fornitura dei motori Gen5 e la centralizzazione degli acquisti legati all’elettrificazione.

    BMW Serie 7 batterie

    Clicca qui per conoscere i dettagli della collaborazione tra Bmw e Jaguar Land Rover sull’elettrico.

  • Guerra al Coronavirus, l’industria dell’auto riconverte la sua produzione

     

    La guerra al Coronavirus ha ormai tutte le caratteristiche di un vero e proprio conflitto mondiale.

    La buona notizia è che si tratta di una guerra fatta per salvare gli uomini, non per ucciderli. Quella cattiva è che siamo davanti a un nemico invisibile e sconosciuto, capace di incunearsi in ogni meandro delle nostre comunità.

    L’industria dell’auto si dimostra strategica

    L’automobile è un prodotto meraviglioso, capace di diventare protagonista di tutte le evoluzioni tecnologiche e di tutti i fatti storici che riguardano la società umana.

    In un’auto moderna c’è praticamente tutto, dall’informatica alle biotecnologie. E nell’industria che è capace di produrla ci sono competenze adatte ad ogni tipo di esigenza.

    L’industria dell’auto è in grado di produrre tutti i materiali di cui oggi il mondo ha urgente bisogno per la guerra al Coronavirus, dalle macchine per la respirazione assistita – i cosiddetti ventilatori – fino alle semplici quanto introvabili mascherine filtranti da mettere sul volto.

    Mike Manley FCA
    Mike Manley, FCA

    Fiat Chrysler Automobiles farà ventilatori e mascherine

    E’ della scorsa settimana l’annuncio dell’impegno di FCA e Ferrari al fianco dell’azienda italiana Siare Engineering, che produce ventilatori per la respirazione assistita, essenziali nei reparti che curano i malati più gravi

    Adesso il Ceo Mike Manley sta per decidere la riconversione di un impianto asiatico del gruppo alla produzione di mascherine.

    L’obiettivo è la produzione di un milione di mascherine al mese, da raggiungere velocemente nel corso delle prossime settimane.

    General Motors produrrà ventilatori respiratori

    Il gruppo americano ha chiesto ai suoi fornitori di mettere a punto i componenti per una produzione a breve termine di almeno 200.000 respiratori meccanici.

    La collaborazione tra la General Motors e la Ventec Life Systems, produttore di macchine per la respirazione artificiale, è stata confermata dalla numero uno della GM, Mary Barra.

    Mary Barra Coronavirus
    Mary Barra, General Motors

    Diversi fornitori della General Motors, dalla Meridian con sede in Michigan, alla Twin City di Minneapolis, alla Myotek presente in Michigan e in Cina, stanno collaborando per unire le loro competenze e assicurare velocemente un’adeguata capacità produttiva.

    La chiamata del presidente Trump

    Il Tweet del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è molto esplicito in proposito e indica la strada a Ford, General Motors e Tesla.

    Il Presidente Trump nella guerra al Coronavirus non si limita a condividere l’iniziativa ma si spinge più in là, quasi sfidando i manager automobilistici a dimostrare di cosa siano capaci.

    Go for it auto execs, lets see how good you are?

    Tweet Presidente Trump
    Tweet Donal Trump guerra coronavirus

    Volkswagen accelera la tecnologia di produzione con stampa 3D per ventilatori polmonari

    La Volkswagen scende in campo nella guerra al Coronavirus e cerca di velocizzare la messa a punto di una capacità produttiva importante di macchine per la respirazione assistita puntando sull’accelerazione nell’utilizzo delle stampanti 3D.

    Uno specifico gruppo di lavoro sta predisponendo procedure, catena di fornitura e adattamenti tecnologici appropriati per utilizzare la tecnologia di stampa in 3 dimensioni nella produzione dei componenti meccanici dei ventilatori.

    Anche Bentley e Porsche nell’operazione

    Il numero uno della Bentley, Adrian Hallmark, ha confermato che il marchio di lusso è pronto a dare il suo contributo in termini ci conoscenze e capacità produttiva di alta qualità.

    Interesse e disponibilità sono arrivati anche da parte di Oliver Blume, Ceo della Porsche, durante la presentazione dei risultati finanziari 2019.

    La Bmw si concentra sulla stampa 3D

    I vertici della Bmw hanno confermato che il loro gruppo si sta muovendo per avviare una produzione di macchine di respirazione assistita, componente cruciale nella lotta per salvare vite umane.

    La casa di Monaco di Baviera ha comunicato che la tecnologia maggiormente interessante, secondo i tecnici che stanno affrontando la sfida tecnologica posta, è quella della stampa in 3 dimenzisioni dei componenti da assemblare.

    Nel Regno Unito Jaguar Land Rover, Ford e Nissan

    Nel Regno Unito la Jaguar Land Rover ha iniziato da giorni a investigare su come produrre macchine per la respirazione e altri macchinari ritenuti fondamentali nell’emergenza.

    La Ford ha confermato il suo impegno e lo stesso ha fatto la Nissan. Entrambi i marchi hanno importanti attività di sviluppo e industriali oltremanica.

    Dalla guida autonoma alla lotta al virus

    Un altro campo nel quale si stanno muovendo è quello dell’intelligenza artificiale, oggi applicata ai sistemi di guida automatica per i veicoli.

    La grande esperienza nella gestione dei dati e nel loro utilizzo per la localizzazione, oltre che per l’indirizzo verso la corretta decisione, può dimostrarsi preziosa nella lotta alla diffusione del virus.

    La BYD in Cina produce anche disinfettante per mani

    La casa automobilistica cinese BYD ha convertito la produzione e produce 5 milioni di mascherine al giorno. L’azienda di Shenzhen ha avviato la costruzione di una linea di produzione dedicata alle mascherine alla fine di gennaio, a seguito dell’espansione del Covid-19 in Cina.

    Oggi la BYD produce quotidianamente anche circa 300mila bottiglie di disinfettante per le mani e fornirà i dispositivi di protezione personali ai suoi lavoratori per riportare ai normali livelli la produzione di auto. Mentre continuerà a fornire attrezzature per ospedali e altri settori produttivi e della logistica nella provincia di Hubei, epicentro iniziale del Coronavirus.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    Clicca qui e leggi Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente.

  • Questo è l’anno dell’auto ibrida. Ecco tutti i modelli del 2020

    Il 2020 è un anno storico per l’evoluzione dell’auto verso la tecnologia ibrida.

    Non si è mai vista prima un’inondazione di nuovi prodotti con doppia motorizzazione ampia come quella dell’anno in corso.

    Full-Hybrid e Plug-in Hybrid in tutti i segmenti

    Dai modelli compatti fino ai grandi Suv, tutte le tipologie di vettura sono interessate nel corso dell’anno dall’arrivo di modelli ibridi di tipo full-hybrid, quindi senza ricarica elettrica dall’esterno, oppure plug-in hybrid, caratterizzati cioè dalla possibilità di ricaricare le batterie anche dalla presa elettrica.

    Nuova Toyota Yaris, la regina del mercato si rinnova

    Tra le auto compatte è particolarmente attesa la nuova Toyota Yaris Hybrid, che già nella versione attuale è il modello ibrido più venduto nel nostro paese.

    Toyota Yaris 2020

    Grazie al sistema ibrido di quarta generazione, la piccola Toyota promette percorrenze in modalità zero emissioni ancora maggiori (addirittura l’80% del percorso in città) e una più spinta economia nei consumi di benzina.

    Renault Clio E-Tech, il Full-Hybrid Made in Europe

    La competizione ibrida nel corso dei dodici mesi è resa interessante anche dall’arrivo dell’inedito sistema E-Tech a bordo della nuova Renault Clio.

    La mia spiegazione della tecnologia Renault E-Tech al salone di Ginevra

    Si tratta di una tecnologia molto diversa rispetto a quella della Toyota, e promette anch’essa prestazioni di assoluto livello. Anche in questo caso è stato comunicato il valore dell’80% del percorso in modalità zero emissioni in città.

    Honda Jazz Hybrid, l’altro ibrido giapponese

    Completa l’avanzata della tecnologia ibrida full-hybrid tra le auto compatte l’arrivo della Honda Jazz Hybrid, disponibile esclusivamente in versione ibrida.

    Honda Jazz e Honda Jazz Crosstar

    Il sistema Honda è completamente diverso da quello Toyota ed è particolarmente centrato sull’utilizzo del motore elettrico nelle diverse condizioni di marcia.

    Clicca qui e leggi il Dossier: Honda I-MMD l’altro ibrido Made in Japan.

    Kia e Hyundai, massiccia offensiva ibrida dei marchi coreani

    Per i marchi coreani l’offerta ibrida si arricchisce in casa Hyundai grazie alla Kona Hybrid e alle rinnovate Hyundai Ioniq.

    Hyundai Kona Hybridvista laterale

    Novità anche per la Kia con la Niro Hybrid e l’arrivo della Kia Xceed in versione plug-in hybrid.

    Kia Niro PHEV dinamica muso
    Kia Niro Plug-in Hybrid

    Clicca qui e leggi il Dossier: Kia Niro Hybrid e Plug-in Hybrid.

    Marchi tedeschi, soltanto Plug-in Hybrid

    A dir poco impressionante il programma di introduzione di modelli ibridi per i marchi tedeschi.

    Nella prima parte dell’anno debutta la versione ibrida plug-in della Bmw X1, che ha il compito di trainare la gamma con doppia motorizzazione del marchio, già ben articolata, verso obiettivi di vendita molto elevati.

    Il piano di attacco dell’Audi in tema di ibrido vede il debutto dell’Audi Q5 plug-in hybrid come modello di maggiore diffusione. Entro la fine dell’anno è previsto l’arrivo sul mercato anche della Audi Q4 ibrida plug-in.

    Audi Q5 TFSI e vista laterale dinamica
    Audi Q5 Plug-in Hybrid

    Per la Mercedes l’arrivo di modelli ibridi plug-in va dalla nuova Classe A, alla Classe B e comprende i Suv Glc e Gle.

    Con la particolarità dell’abbinamento tra motore diesel e motore elettrico per la Mercedes Gle ibrida plug-in, come già avviene per le Classe E e Classe C station-wagon.

    In casa Volkswagen è la Golf 8 Gte a rappresentare la maggiore novità, con sistema ibrido ricaricabile offerto con un doppio livello di potenza.

    Volkswagen Golf 2020
    Anche la Volkswagen Golf 8 arriva in versione Plug-in Hybrid

    Anche il gruppo PSA punta sul Plug-in Hybrid

    Notevole il numero di novità ibride per i marchi del gruppo Psa, con particolare importanza sul nostro mercato per le Peugeot 508 e 3008 Hybrid4, la Citroen C5 Aircross Hybrid la Opel Grandland X Hybrid4.

    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid ricarica
    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid in ricarica

    La Ford accelera l’elettrificazione in Europa

    In casa Ford è l’arrivo della Kuga Phev ibrida ricaricabile il punto di maggior interesse.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    Ma anche il debutto in Europa del grande Suv Ford Explorer proprio grazie alla doppia motorizzazione è una novità molto importante per il futuro del marchio sul nostro mercato.

    Gruppo FCA, tocca alla Jeep

    Per il gruppo Fca è il marchio Jeep a iniziare il percorso ibrido di elevata elettrificazione.

    La soluzione plug-in hybrid arriva a bordo della Jeep Renegade e della Jeep Compass.

    Jeep Renegade & Compass 4Xe

    Il simbolo dell’ibrido 2020 è la Ferrari

    Ma è decisamente made in Italy il modello simbolo di un 2020 da consegnare alla storia come l’anno dell’ibrido.

    Ferrari SF90 Stradale Cavallino volante

    La Ferrari SF90 Stradale, primo modello ibrido plug-in del cavallino rampante, suggella infatti l’elettrificazione irreversibile dei sistemi di trazione, anche di quelli ad alte prestazioni.

    Il mio video sulla Ferrari SF90 Plug-in Hybrid

  • BMW, arrivano iX3, i4, iNext e tutte le elettriche di nuova generazione

    La X3 sarà la prima BMW con 4 forme diverse di propulsione. L’arrivo infatti della versione iX3 elettrica andrà a completare la gamma già esistente che comprende le versioni a benzina, a gasolio e ibrida plug-in. La iX3 sarà anche il primo Suv elettrico della casa tedesca ed il secondo modello dopo la i3 nata nel 2013 e lasciata poi da sola a tenere la bandiera delle emissioni zero all’interno del gruppo tedesco.

    BMW ha comunque maturato nel tempo un’esperienza invidiabile e messo su strada oltre mezzo milione di auto elettrificate.

    BMW iX3 e i4
    Giocare d’anticipo

    Ora siamo alla vigilia di una vera e propria nuova ondata che, oltre alla Mini, comprende anche la iNext e la i4 attese per il 2021. BMW ha recentemente anticipato dal 2025 al 2023 il piano che prevede 25 modelli elettrificati, 12 dei quali elettrici.
    La iX3 sarà la prima BMW ad avere il sistema di propulsione eDrive di quinta generazione che fa a meno delle terre rare. Questa tecnologia deriva dal motore della monoposto di Formula E e sarà condivisa con Jaguar Land Rover.

    iNext iX3 e i4
    Cobalto e litio proprietari

    Il nuovo gruppo motopropulsore da 210 kW e 400 Nm integra l’elettronica di controllo e la trasmissione riducendo le dimensioni del 30%. È costruito direttamente da BMW così come la batteria che ha una densità energetica migliorata del 20%.

    È composta da celle prismatiche con un contenuto ridotto di due terzi del cobalto. Quest’ultimo e il litio sono acquistati direttamente dalla BMW. L’alloggiamento sul fondo della vettura permette di mantenere l’abitabilità e la capacità del bagagliaio.

    BMW motore gen5
    La CO2 calcolata come si deve

    La capacità netta è di 74 kWh e l’autonomia WLTP annunciata è di oltre 440 km dunque il consumo è di 16,8 kWh/100 km, un dato molto interessante.

    Altrettanto di rilievo è il bilancio globale di CO2. Secondo BMW, la iX3 ha un vantaggio del 30% rispetto alla X3 sDrive 20d considerando la media dell’energia rinnovabile disponibile. Se quest’ultima è verde al 100%, il vantaggio sale al 60% e diventa ancora più favorevole considerano la seconda vita della batteria, già prevista in sede di progetto.

    BMW iX3 prototipo
    La i4, prima coupé 4 porte elettrica

    La i4 sarà la prima Gran Coupé elettrica e utilizzerà lo stesso tecnologia motoristica della iX3 ma con una potenza di ben 390 kW per un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 4 s.

    La batteria da circa 80 kWh pesa 550 kg, è ricaricabile a 150 kW presso la rete Ionity, consorzio del quale BMW è socio sin dalla fondazione e offre un’autonomia di 600 km. Anche questi due dati sono di assoluto rilievo, soprattutto in rapporto alle prestazioni e indicano quale livello di efficienza BMW abbia raggiunto.

    BMW i4
    La iNext, batteria a 3 cifre e 5G

    La i4 sarà costruita a Monaco, negli stessi stabilimenti dove nasce la Serie 3 e a due passi dal quartier generale e sarà ricaricabile a 150 kW.
    La iX3 invece sarà costruita in Cina a Shenyang, grazie alla joint-venture con Brilliance.

    A Dingolfing avrà invece la sua casa la iNext, un grande Suv con batteria fino a 120 kWh, per un’autonomia che sfiorerà i 700 km e sarà dotata di connettività 5G.

    BMW batterie
  • Anno 2020, l’auto (non) guida da sola – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Che fine ha fatto la guida autonoma? È sparita, è proprio il caso di dirlo, dai radar.

    No, non parliamo di soluzioni semplici (o quasi) come il cruise control adattivo, la gestione automatica delle curve in autostrada o lo stop and go in coda, cioè tutte cose che appartengono al livello 2 dei 5 stabiliti della tabella Sae (society of Automobile Engineers).

    Dove sono i Robotaxi?

    Ma del livello 3, 4 e perfino 5, quello delle auto robot. Siamo alle soglie del 2020 un anno indicato da molte case automobilistiche come quello dove avremmo visto circolare robotaxi per le strade.

    Non è successo e lo sospettavamo fin da principio, da quando anche ceo come Carlos Ghosn di Nissan (caduto poi in disgrazia ed arrestato) promettevano con roboanti annunci la guida autonoma nel 2020. E case tedesche come Audi e Bmw che si lanciavano in improvvide previsioni, mentre Renault già pensava ai contenuti multimediali per intrattenerei passeggeri.

    Previsioni poi smentite dal tempo e dai fatti nonché bollate come fake news al pari dei droni di Amazon e delle auto volanti di Uber. Le cose, ma non c’era da dubitarne, sono andate diversamente anche perché l’intelligenza artificiale vera è e resta una chimera tecnologica.

    I limiti della guida assistita

    Intanto abbiamo un sacco di nuovi modelli con tecnologie di assistenza alla guida interessanti e utili per molti versi ma spesso troppo invasive. E questo si traduce in brusche frenate alla minima incursione su un’altra corsia o a inchiodate da cardiopalma in retromarcia perché la telecamera e il suo software hanno visto un suv a 600 metri mentre usciamo in retromarcia da un posteggio a spina di pesce.

    Per non parlare del fastidio, magari su tratti autostradali appenninici, delle continue e spesso inutili correzioni di traiettoria. 

    La sensazione è che molti sistemi Adas (Advanced driver-assistance systems) siano stati introdotti in modo troppo veloce con ingegneri delle case pressati da manager del marketing che leggevano le mirabolanti imprese dell’autonomous driving di Tesla e del divino Elon Musk.

    Ora la guida totalmente autonoma è uscita dai riflettori: speriamo che si faccia chiarezza e si affronti il tema con serietà ingegneristica e non con slogan di marketing.

  • Salone di Francoforte, la spina che vince ha ancora i pistoni

    Tanta spina, ma ancora con i pistoni. Il primo responso del Salone di Francoforte è inequivocabile: accanto al debutto di auto elettriche decisamente importanti, le ibride plug-in allungano decisamente il passo. E per passo intendiamo la loro autonomia in elettrico. Viene dunque confermata una tendenza inaugurata dalla Volkswagen Passat e dalle BMW accanto ad una diffusione oramai esponenziale delle versioni che mescolano il motore a combustione con l’elettrico alimentato da una batteria ricaricabile.

    Mercedes GLE350 de

    Un poker di spine per la Stella

    I casi più eclatanti arrivano da Mercedes che ha presentato ben quattro ibride plug-in con un’autonomia in elettrico che arriva a sfiorare i 100 km secondo l’omologazione WLTP. Detentrice di questo record è la GLE 350 de 4Matic con motore diesel 2 litri da 320 cv complessivi e un raggio d’azione ad emissioni zero dichiarato di 90-99 km secondo le regole WLTP e addirittura di 106 km secondo le uscenti NEDC. Per raggiungere questi risultati ci vuole una batteria da 31,2 kWh, ma anche la velocità massima di oltre 160 km/h raggiungibile in elettrico è da record. Se pensiamo che la prima Nissan Leaf aveva 24 kWh – e si fermava elettronicamente a 144 km/h – e la prima Chevrolet Volt l’aveva da 16 kWh (usandone effettivamente il 50%), si vede come e quanto si sia evoluta la tecnologia delle batterie e la progettazione delle vetture in funzione della loro elettrificazione.

    Skoda Superb iV

    Potenza pari, autonomia doppia

    Pari potenza (320 cv), cilindrata e persino coppia (700 Nm), ma a benzina, è la GLC 300 e che ha una batteria da 13,5 kWh per un’autonomia di 39-43 km (WLTP). Le ibride plug-in più interessanti per il mercato sono le nuove classi A e B denominate entrambe 250 e. Hanno un motore 1,3 litri a benzina e una potenza totale di 218 cv per un bilancio tra prestazioni e consumi davvero interessante: fino a 240 km/h e 0-100 km/h in 6,6 secondi con un’autonomia in elettrico WLTP che, nel migliore dei casi, arriva a 69 km e non è inferiore a 56 km. La batteria da 15,6 kWh, posizionata sotto il sedile posteriore, non influenza minimante lo spazio interno e, per non darle fastidio, l’impianto di scarico si ferma a metà del fondo della vettura. In Germania i prezzi annunciati sono intorno ai 37mila euro.

    Mercedes A250 e

    Il terzetto Ford, le debuttanti e le nuove promesse

    Dietro alla Mercedes c’è la Ford con 3 ibride plug-in. Trattasi di un terzetto alquanto eterogeneo, ma decisamente agguerrito: la gigantesca Explorer, per la prima volta in Europa con un poderoso V6 biturbo elettrificato da 450 cv con 40 km di autonomia, la Kuga che ha 3 ibride cui una ricaricabile da 225 cv con oltre 50 km di autonomia, e il Tourneo Custom. Quest’ultimo è l’unico commerciale con questo tipo di propulsione ed è anche in serie: l’unico motore di trazione cioè è elettrico e il mille 3 cilindri serve solo a ricaricare la batteria da 13,6 kWh una volta esaurita la ricarica alla spina dopo 50 km. È il momento del plug-in anche per la Opel Grandland X, la Seat Tarraco e la Skoda Superb. Presto lo sarà anche per la nuova Land Rover Defender e la Renault Captur, quest’ultima annunciata con un’autonomia in elettrico di 60 km.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    La maturità portata dal realismo

    Anche le auto compatte dunque sono cominciano ad abbracciare una elettrificazione mista con spina. I motivi sono molteplici. Il primo è l’esigenza primaria da parte delle case di mettere effettivamente su strada auto a basse emissioni e capaci di fare numeri di rilievo, non solo di tagliare con l’accetta quelle dei Suv. Il secondo è avviare l’elettrificazione in modo più rassicurante e meno traumatico. Il terzo è ridare fiato ad un sistema di propulsione che non è mai riuscito a decollare proprio perché il bilancio tra costi, percorrenze in elettrico e risparmio effettivo per il cliente non era ancora ottimale. La dimostrazione è che, anche in paesi ad elevato tasso di elettrificazione, gli ibridi plug-in hanno perso quota in favore dell’elettrico. Rimangono obbligatori l’ottimismo e idealismo per una veloce conversione, almeno parziale, del parco circolante alle emissioni zero, ma deve comandare il realismo: sia quello di chi le auto le produce sia di chi deve acquistarle per muoversi in modo efficiente.