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  • Gretismo mondiale – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore
    È tornata la caccia alle streghe. E questa volta le streghe sono le automobili imputate, a torto, di gran parte del mali ambientali del mondo.
    E non importa se le auto sono pulite o pulitissime, con motore convenzionale o con powertrain ibrido oppure elettriche.
    Sono le macchine tout court, anzi quelle private che sono odiate da alcune associazioni green e antismog (come se qualcuno potesse essere a favore delle smog). Sulla pagina di Facebook di una di queste associazioni ci sono post “meravigliosi”: città verdi con auto robot elettriche che si guidano da sole e sono rigorosamente pubbliche e condivise.
    Evidentemente alcuni sognano il ritorno in chiave green del socialismo reale.
    Città per pochi e per ricchi
    Città ovviamente per pochi e per ricchi, stile quartiere bosco verticale di Milano.
    In altri post poi si vedono pure critiche all’auto elettrica con fotomontaggi dove si fa vedere che il traffico (giustamente) non si ridurrà con le auto a batteria.Allora qual è la soluzione per questi estremisti dell’ecologia?
    Dagli all’auto privata
    Eliminare l’auto privata. Tutti a piedi o con il robotaxi. 
    Il Gretismo mondiale
    Del resto sulla protezione dell’ambiente in questi giorni abbiamo assistito a un’isteria collettiva e non non ci può aspettare equità dalle piazze urlanti del Gretismo mondiale, con manifestazioni per l’ambiente organizzate non si sa bene con i soldi di chi. 
    E il sospetto forte è che in pochi ormai si ricordano la fotosintesi clorofilliana e sanno cosa è la CO2. Ma intanto lanciano strali sulla fine del mondo imminente  per colpa in gran parte dell’auto.
    Il Gretismo mondiale rischia di fare molti danni, anche alla libertà di muoversi.
  • SFIDA AMBIENTALE E CONFRONTO TRA GENERAZIONI

    La più famosa di tutti è Greta Thunberg, la ragazza sedicenne che per prima ha scioperato non andando a scuola per mettersi davanti al parlamento di Stoccolma a protestare per l’inerzia degli adulti, primi tra tutti i politici, nella lotta contro i cambiamenti climatici.

    Ma negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative di gruppi di ragazzini, anche di dieci-dodici anni, che protestano perché i grandi stanno lasciando loro un pianeta malato, deturpato e inquinato.

    Gli scioperi generali per l’ambiente vedono coinvolti i ragazzi di decine di nazioni raccolti attorno a una semplice richiesta: fate di più.

    GLI SFIDANTI. FORZE E DEBOLEZZE.

    La sfida è generazionale, più che ideologica. Vi invito a guardare in rete quante siano le proteste e ne rimarrete impressionati.

    I giovani vogliono ricevere un pianeta sano dai loro genitori. Stanno crescendo con un’educazione ambientale che le precedenti generazioni non avevano. Ma stanno per ricevere in eredità un pianeta estremamente più inquinato di quello nel quale i loro padri, madri, nonni hanno vissuto. Sono perciò più sensibili, e si trovano in una condizione peggiore. Quindi l’effetto disgusto è amplificato.

    Gli adulti si sono divisi per decenni tra scetticismo e pressapochismo, non facendo in effetti molto per cambiare le cose. Hanno dalla loro però delle motivazioni economiche molto valide: se i loro figli oggi possono pensare all’ambiente è perché il benessere generato dall’inquinamento che contestano è indiscutibile. Più o meno diffuso, ma certamente da ritenere un patrimonio da difendere.

    Da una parte sembra quindi esserci l’idealismo della gioventù, dall’altra il pragmatismo dell’esperienza. Peccato che tutto questo sedicente pragmatismo non abbia via d’uscita.

    CHE FUTURO FA.

    Il futuro che sta prendendo forma può riservare delle sorprese. Perché proprio la tecnologia gioca a favore delle nuove generazioni, capaci di comunicare, incontrarsi e capirsi come nessuna generazione ha mai potuto fare prima. Non c’è la barriera della comprensione, perché molti sanno parlare più lingue – prima tra tutte l’inglese. Non c’è il problema dei costi di comunicazione, perché la rete permette di parlarsi, vedersi, scambiarsi tutto in tempo reale.

    Non li chiamerei ragazzini, con queste premesse. Possono farcela. E speriamo che ce la facciano.

    DICO LA MIA PERCHE’ LE COSE POSSONO CAMBIARE. E SPESSO E’ MEGLIO CHE CAMBINO.

    La mia opinione è che l’energia, l’industria, la mobilità come le abbiamo conosciute fino a oggi siano visibilmente senza futuro. Scambiare la semplicità di ripetere schemi noti e familiari con il progresso è un errore clamoroso.

    Sappiamo sfruttare l’energia del sole, del vento, dell’acqua, della terra, stiamo sviluppando sistemi in grado di gestire tutto questo con il ragionamento artificiale e ancora pensiamo di dover accendere dei fuochi bruciando olio combustibile, carbone e gas per produrre elettricità, far muovere le nostre auto e per riscaldarci?

    Non mi sembra all’altezza della nostra intelligenza.

    Voi cosa dite di fare?

  • Attenti però agli Eco Talebani – Il Ruggito

    Di mario cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore
    I RADICAL CHIC NON SONO MAI SCOMPARSI.

    Purtroppo. Anzi si sono reincarnati in una nuova specie antropologica: gli eco talebani. Una categoria molto ampia che spazia dai vegani dell’auto dal portafogli gonfio che vanno in giro con una Tesla Model S agli econazi, i quali dopo aver sbloccato lo schermo dell’ “aifon” con la foto di Greta Thunberg attivano l’app per noleggiare un monopattino elettrico (anche se è più figo dire sharing che noleggio) e sfrecciare contromano e sui marciapiedi felici della loro (solo presunta) vita a emissioni zero.

    Tanto loro abitano in centro città e lavorano a due passi.

    Loro si possono permettere di pedalare sereni ma se piove poi magari usano la macchina diesel della zia o una vettura del car sharing (che peraltro inquina come le altre). Loro non vanno al lavoro prendendo la macchina e poi il treno, e la spesa la fanno solo online. Loro possono. Altri no.

    Gli eco taliban vivono in un mulino bianco green.

    E da bravi democratici detestano a morte tutti quelli che, per necessità o scelta conducono, una vita diversa usando una mobilità tradizionale ed  economicamente sostenibile.

    Il mondo reale è però ben diverso, più povero e più difficile.

    È fatto di persone che comprano una Panda con rate di durata generazionale e con i 40mila euro che servono per comprare una elettrica “per tutti” mandano i figli all’università. Ed è ingiusto e insostenibile negare loro il diritto alla mobilità costringendoli a buttare via auto efficienti e poco inquinante come le Euro 4 in virtù di idee rivoluzionarie ed ecomilitanti come l’Area B di Milano.

  • Greta Thunberg a Roma – Il punto è passare dal Come al Cosa

    L’iniziativa Fridays for future con Greta Thunberg a Roma arriva a un vero e proprio punto di svolta in Italia.

    Il grande fermento che si sta creando nel mondo con l’immagine di questa giovane svedese come icona, va ben oltre la protesta giovanile così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

    I ragazzi in piazza chiedono azioni veloci e concrete ai loro genitori che hanno sottovalutato per anni il rischio ambientale. Non è un’onda momentanea, né la rinascita di una vecchia lotta politica.

    Dal Come al Cosa

    Questa volta i ragazzi non chiedono di cambiare il COME fare le cose, caratteristica tipica di ogni idea politica.

    Qui si tratta del COSA mettere al centro delle politiche, qualunque esse siano.

    Questo è secondo me il senso del confronto generazionale che si sta avviando.

    Che si può sviluppare questa volta con una vera e propria ALLEANZA TRA GENERAZIONI, e non con uno scontro, diversamente dal passato.

    Perchè quello di cui si parla non è giusto soltanto dal punto di vista dei ragazzi. E’ giusto anche dal punto di vista dei genitori, se riescono a liberarsi di un numero finora esagerato di SE e di MA. Questa è la novità.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo con VIDEO sulla mia lettura di ciò che sta accadendo.

    Visto quello che stanno facendo, per favore:

    Non chiamiamoli ragazzini.