• Kia elettrificazione in tutte le sfumature

    L’elettrificazione secondo la Kia è quella che non lascia nulla al caso e che esplora tutte le sue possibili sfumature, da quelle più diluite e quelle più pure.

    La dimostrazione è la Kia Niro, nata ibrida e subito diventata ibrida plug-in e poi elettrica. Ma anche la Kia Optima, berlina non molto adatta al nostro mercato che da anni ha la versione ibrida Full Hybrid autoricaricabile e quella plug-in Hybrid alla spina, quest’ultima disponibile anche da noi.

    Come se non bastasse, è in arrivo la nuova Kia e-Soul che è ben di più Soul EV che l’ha preceduta e che, in pratica, era un esperimento: questa può mettere sul piatto un’autonomia di 455 km (WLTP) – addirittura 615 km in città – e anche tanta originalità, tipica del modello Soul.

    La Kia in Europa vuole giocare nell’identità tra una vettura e una forma di trazione che il gruppo Hyundai, a cui Kia appartiene, ha dimostrato di possedere come pochi altri. Non solo pensando a batterie, elettronica di controllo e motori elettrici, ma anche allo sviluppo di piattaforme in grado di accogliere, allo stesso tempo, le nuove e le tradizionali motorizzazioni con la massima flessibilità, preservando stile e spazio interno, ma soprattutto garantendo livelli di efficienza e compiutezza difficilmente riscontrabili in altri marchi.

    È un processo che guarda avanti, ma indietro non lascia assolutamente nulla. Nel piano che prevede 16 nuove Kia a propulsione avanzata entro il 2025, ci sono anche l’ibrido a 48 Volt e l’idrogeno, uno dei cavalli di battaglia del gruppo Hyundai che finora era rimasto appannaggio della casa madre. Per il mild-hybrid, il primo atto è andato in scena con la Kia Sportage, applicato al diesel 2 litri da 185 cv attraverso un motogeneratore da 12 kW e una batteria al litio da 0,44 kWh. È una soluzione applicabile a unità di cilindrata diversa e anche ai motori a benzina ed in questa doppia versione arriverà entro l’anno anche sulla Kia Ceed, la prima auto pensata, progettata e prodotta in Europa della Kia dal 2006 in 1,3 milioni di esemplari.

    Su quest’ultima arriverà anche la versione ibrida plug-in, una vera novità in questo segmento dove tutti i costruttori hanno preferito passare direttamente all’elettrico.

    Come altri invece, per questo tipo di trazione il gruppo Hyundai sta sviluppando una piattaforma apposita – celata sotto il concept Kia Imagine presentato dalla Kia al Salone di Ginevra 2019 – e prevede di avere in totale 44 modelli elettrificati per il 2025 con volumi di vendita pari a 1,67 milioni e il raggiungimento del podio mondiale tra le auto elettriche.

    Ibrido 48 Volt, full hybrid, ibrido plug-in, elettrico e infine idrogeno: lo spettro è davvero completo per un marchio che nel 2018 ha venduto nel mondo 2,812 milioni di unità (+2,4%) dei quali 494.304 in Europa (+4,7%, decimo record consecutivo) dove il 36% è costituito già da auto elettrificate.

  • ELECTRIFY VERONA MEGLIO DI ELECTRIFY AMERICA: PALI DELLA LUCE PER RICARICA AUTO ELETTRICHE, VIDEO SORVEGLIANZA E WI-FI

    Trasformare i pali della luce in colonnine di ricarica per auto elettriche.
    E non solo. Anche in elementi di videosorveglianza e distributori di segnale wi-fi.
    Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima?

    In effetti questa idea circola già da tempo, ma a Verona troverà il suo terreno di elezione grazie ad Electrify Verona, il progetto portato avanti dal Comune di Verona, AGSM (la società che distribuisce l’energia sul territorio cittadino) e Volkswagen Group Italia partito già da settembre e che ora passa alla seconda fase proprio con l’installazione dei primi due lampioni-colonnina-multifunzione che diventeranno 12 nelle prossime settimane e addirittura 100 entro il 2021.

    I primi pali di ricarica sono comparsi a Londra nel 2014, ma avevano bisogno di un dispositivo di collegamento apposito.

    Un ulteriore fardello da aggiungere ai soliti due cavi da portare sempre con sé, uno per il collegamento alla presa domestica e un altro per le colonnine e le wallbox.

    Ora sono presenti anche in altre città europee, ma quelli più moderni sono sicuramente quelli installati a Verona.

    Permettono infatti la ricarica a 22 kW, hanno il wi-fi, la video sorveglianza collegata con la polizia municipale, i sensori per il monitoraggio della qualità dell’aria e possono essere prenotati tramite app.

    Sono insomma un vero e proprio pezzo della Internet of Things e delle cosiddette “smart city”.

    Il progetto Electrify Verona ha altri elementi di interesse che rendono la città di Romeo e Giulietta un centro pilota per la nuova mobilità. Il più interessante è sicuramente la possibilità di avere l’installazione gratuita della wallbox a casa per qualsiasi residente che acquisti un’auto elettrica di qualsiasi marca.

    In soldoni vuol dire che, anche se non si compra una Volkswagen e-Golf, una Volkswagen e-up! o un’ Audi E-tron – per rimanere all’interno dello stesso gruppo – e si sceglie una Nissan Leaf, una Jaguar I-Pace o una Hyundai Kona Electric, si ha diritto ad avere la wallbox a casa.

    Un incentivo, non solo monetario, che si aggiunge all’ingresso libero all’interno della ZTL e ai parcheggi gratuiti.

    Nel 2018 a Verona l’AGSM ha erogato 30.000 kWh per ricaricare le auto elettriche e le loro immatricolazioni sono aumentate dell’86%, una percentuale rilevante, tuttavia inferiore alla media nazionale (+148,5%).

    Quanto ai pali-colonnine, anche Enel X li ha in catalogo, fanno parte del piano strategico nazionale e sono del tutto simili a quelli di Electrify Verona, ma non sono stati ancora installati.

    Di sicuro, poter allargare la rete di ricarica veloce migliorando anche altri aspetti delle nostre città rappresenta una possibilità che deve essere considerata nel momento in cui si potenziano le infrastrutture e i servizi che proiettano le nostre comunità verso il futuro.

    Altrettanto esemplare è che tutto questo possa avvenire grazie alla collaborazione tra istituzioni e privati, condividendo gli stessi obiettivi: migliorare la qualità dell’aria e della vita senza sacrificarla agli interessi di bottega.

  • VIDEO SFIDA – AUTO IBRIDA VS AUTO DIESEL CONFRONTO VECCHIO E SBAGLIATO

    c’è ancora chi confronta auto ibride e auto diesel, oppure le ibride con le auto soltanto a benzina, gas naturale, Gpl.
    E’ un confronto vecchio e sbagliato. Tutte le auto stanno diventando ibride.

     

    Ci saranno diverse forme di ibrido, questo sì. Con motori elettrici più o meno potenti, batterie più o meno capienti. Dotate di ricarica esterna o soltanto di autoricarica.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze

     

    Auto ibride Full-Hybrid, cioè auto dotate di un motore elettrico potente quanto basta per muovere anche da fermo l’auto in sola modalità elettrica.

    Auto ibride Mild-Hybrid, quindi con un motore elettrico più piccolo, che può far funzionare l’auto in solo elettrico soltanto in determinate condizioni, come il veleggiamento, e non farla muovere a emissioni zero ripartendo da una sosta.

    Auto ibride Ibride Plug-in, quindi con un motore elettrico potente e delle batterie ricaricabili anche dall’esterno, capaci di garantire alcune decine di chilometri di autonomia in sola modalità elettrica.

     

    Che futuro fa.

    Il problema non è quindi se scegliere un’auto ibrida, me quale ibrida scegliere.

    In Europa sta vincendo il Mild-Hybrid, non c’è dubbio. E’ in arrivo per i marchi tedeschi, francesi e anche per i marchi italiani.

    Ma non è ibrida fino in fondo. O meglio, non si tratta di un’auto che nasce per essere ibrida ma dell’evoluzione di un’auto nata diesel o a benzina.

    La soluzione piace molto ai marchi che non hanno sul mercato modelli Full-Hybrid. E con l’arrivo della nuova tecnologia detta “48 Volt”, dalla tensione dei sistemi che vengono introdotti, diventa di semplice introduzione su tutti i modelli.

     

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    La mia opinione è che non sia detta l’ultima parola per le ibride Full-Hybrid made in Europe.

    Recentemente ho incontrato Ulrich Widmann, un personaggio al vertice dello sviluppo dell’Audi, marchio che si definisce “all’avanguardia nella tecnica”, e mi ha detto che le piattaforme in arrivo dal 2020-21 per i modelli elettrici del marchio potranno essere anche ibride, se il mercato lo richiederà.

    Beh, mi auguro che succeda. Una maggiore presenza della motorizzazione ibrida nella guida è certamente un passo avanti verso l’introduzione su larga scala e la diffusione reale delle auto a Zero Emissioni.

     

  • INDUSTRIA DELLE BATTERIE. L’ITALIA DOV’E’?

    Chi oserà sfidare Tesla?
    Sono in molti a volerlo fare consapevoli del fatto che il marchio di Palo Alto è oramai il riferimento per immagine e tecnologia per i veicoli elettrici, compresi i marchi premium più blasonati.

    Dal punto di vista industriale, nella produzione di batterie la sfida arriva dalla coreana SK Innovation.

    L’azienda coreana, dopo l’annuncio dell’investimento di 1,67 miliardi di dollari per un nuovo impianto nella contea di Jackson, nello stato americano della Georgia, per una capacità annuale di 10 GWh, sta riconsiderando i propri piani e, secondo quanto dichiarato dal suo CEO Jun Kim, sta valutando di triplicare il proprio impegno finanziario sul suolo americano portando l’investimento a 5 miliardi di dollari.

    Numeri che significano una sfida bella e buona verso la gigafactory di Tesla nel Nevada (35 GWh nel 2018) e verso l’altro grande player mondiale, la cinese CATL che prevede di salire a 50 GWh entro il 2020 quando la casa americana dovrebbe arrivare a 105 GWh, con l’onnipresente supporto di Panasonic.

    Gli acquirenti maggiori di SK sono la Daimler e la Hyundai che posseggono siti produttivi negli USA: Mercedes e Hyundai in Alabama e Kia proprio in Georgia.

    I tedeschi hanno già inoltrato ordini per 20 miliardi di euro in celle ai propri fornitori, tra questi anche SK Innovation che, per fronteggiare la domanda crescente, vuole raddoppiare la capacità del proprio impianto domestico di Seosan (150 km a Sud di Seoul) da 2 a 4 GWh.

    Ed è in costruzione uno stabilimento anche in Ungheria 7,5 GWh.

    Dunque USA, Cina, Corea e Giappone vogliono essere della partita dal punto di vista industriale.

    E l’Europa? La questione è stata già posta dal governo tedesco che, strategicamente, ha chiesto ai costruttori di consorziarsi per la nascita di una gigafactory mettendo a disposizione un miliardo di euro.

    L’obiettivo è favorire il sorgere di una filiera che si trova in una fase di piena costruzione e della quale dovrà fare parte anche il riciclaggio delle batterie, non solo per il litio che contengono, ma anche per altri materiali preziosi come il cobalto.

    Una partita che potrebbe interessare l’Italia, ma che non sembra attualmente al centro delle politiche industriali. Né tantomeno dell’attenzione politica.

    Invece dovrebbe esserlo, se davvero vogliamo che l’automobile rimanga un elemento fondamentale del nostro sistema produttivo dobbiamo ricongiungerla al mondo della ricerca e dell’innovazione.

  • L’Italia entra nell’era dell’idrogeno a 700 bar

    Anche in Italia l’idrogeno può accelerare. La pressione massima consentita per il rifornimento delle auto aumenta da 350 a 700 Bar, raggiungendo così la pressione richieste dalle più moderne vetture fuel cell che possono rifornirsi di un pieno in soli 3 minuti, ovvero un tempo analogo a quello necessario per le attuali auto a benzina o gasolio.

    Lo stabilisce il decreto del 23 ottobre scorso, pubblicato il 5 novembre 2018 sul numero 257 della Gazzetta Ufficiale, nel quale si recepiscono finalmente le direttive e i regolamenti europei che regolano la distribuzione dell’idrogeno per autotrazione.

    Il decreto disciplina l’ubicazione, la costruzione e le norme di esercizio degli impianti che potranno sorgere anche in corrispondenza di distributori per carburanti tradizionali preesistenti. Finora erano state la burocrazia e le precedenti norme sulla sicurezza a impedire che l’Italia si adeguasse al resto dell’Unione Europea e del mondo.

    L’unica stazione ad idrogeno a 700 bar presente sul suolo italiano si trova oggi a Bolzano, grazie a una specifica deroga ottenuta dalla provincia autonoma altoatesina nel 2014.

    Con l’arrivo della nuova legislazione, la Toyota ha già annunciato che la Toyota Mirai a idrogeno sarà commercializzata anche in Italia.

    Arriveranno poi le nuove Hyundai Nexo e forse anche la Mercedes GLC F-Cell. Nulla si sa al momento della Clarity di Honda, altro grande costruttore che punta con decisione all’idrogeno come carburante del futuro. Altri marchi, come Audi (che ha un accordo proprio con il gruppo Hyundai), BMW (che ha invece un accordo con Toyota), Ford, General Motors (che collabora con Honda) e Nissan hanno premuto il tasto “pausa” in relazione ai loro programmi sull’idrogeno.

    Fatta la legge, c’è ora bisogno di costruire le prime stazioni di rifornimento.

    A tale proposito, la Toyota ha firmato nel 2017 un protocollo con il Comune di Venezia mentre storicamente la prima stazione di distribuzione è quella di Milano, alla Bicocca, inaugurata nel 2004 e poi dismessa.

  • HYUNDAI CI CREDE IL FUTURO E’ A IDROGENO

    Per diffondere l’idrogeno nel mondo dei trasporti Hyundai Motor Group intende investire, insieme ai fornitori, l’equivalente di 6 miliardi di euro. Creando 51mila posti di lavoro entro il 2030 con una produzione di 700mila celle a combustibile, 500mila delle quali destinate a veicoli, il resto per navi, treni, droni, generatori di corrente.

    Il piano FCEV 2030 Vision è presentato da Euisun Chung, executive vice chairman del gruppo coreano, in occasione dell’inaugurazione del secondo sito produttivo dedicato alle fuel cell dalla consociata Mobis.

    Questa visione candida lo Hyundai Motor Group alla posizione di leader assoluto dell’idrogeno, non solo per la mobilità.

    Lo scenario è disegnato da uno studio, realizzato dalla McKinsey, denominato “Hydrogen scaling up” per l’Hydrogen Council, l’associazione mondiale nata dopo il vertice di Davos del 2017 e che raduna al suo interno 53 multinazionali tra cui Audi, BMW, Daimler, Honda, Hyundai, Toyota e altre aziende di prima grandezza come Airbus, 3M, Shell, Bosch, Thyssemkrupp, Total che nel mondo hanno un giro di affari complessivo di 1.800 miliardi di euro e danno lavoro a 3,8 milioni di persone.

    Lo studio della Mc Kinsey prevede per il 2050 che il 18% della domanda globale di energia sarà coperta dall’idrogeno, generando un’economia da 2.500 miliardi di dollari e 30 milioni di posti di lavoro, con il contemporaneo abbattimento delle emissioni annue di CO2 per 6 miliardi di tonnellate.

    La ricerca di McKinsey stima anche che per il 2030 la domanda di sistemi a idrogeno si attesterà intorno ai 5,5-6,5 milioni di unità e che la loro adozione farà scendere del 10% i costi legati alla proprietà dei mezzi di trasporto. Per la metà del secolo l’idrogeno riguarderà secondo le proiezioni 15 milioni di auto in Giappone e un’abitazione su 20 negli USA.

    La Hyundai ha già commercializzato un veicolo ad idrogeno di serie, la ix35 FCEV, presente anche in Italia con una piccola flotta che circola a Bolzano – dov’è per ora presente l’unico distributori di idrogeno in Italia che eroghi combustibile gassoso alla pressione di 700 bar. E ha da poco lanciato la Nexo, un nuovo modello di Suv a idrogeno che assicura un’autonomia di 666 km (secondo il ciclo di marcia WLTP). Il gruppo coreano è l’unico costruttore che ha un sito produttivo dedicato alle celle a combustibile, la cui capacità produttiva è di 3mila moduli all’anno (ogni stack della Nexo contiene 440 celle).

    La mobilità elettrica, dunque, secondo queste analisi non potrà fare a meno dell’idrogeno.

    La Hyundai ha inoltre stabilito recentemente un accordo di scambio di brevetti con l’Audi che apre anche a collaborazioni sulla componentistica o addirittura alla fornitura unidirezionale di sistemi a idrogeno da parte di Hyundai Mobis verso la casa tedesca e, eventualmente, le sue sorelle del gruppo Volkswagen.

  • Hyundai punta dritto al sole

    Il sogno di catturare i raggi del sole per tramutare l’automobile da consumatore in produttore d’energia diminuendo così le emissioni e accelerando la transizione verso lo zero.

    Il Gruppo Hyundai dal 2019 comincerà ad equipaggiare le proprie vetture di pannelli solari in modo da ridurre il ricorso a fonti di energia esterna o “sporche” rendendole così più indipendenti da reti, carburanti e vettori di qualsiasi tipo.

    L’energia solare infatti è davvero a “chilometro zero”, soprattutto se viene catturata direttamente dalla vettura senza neppure passare dai pannelli domestici, dalle reti o dalla produzione di idrogeno attraverso l’elettrolisi praticata catturando i fotoni prodotti dalla nostra stella.

    Il sogno non è nuovo: ci aveva pensato alla fine degli anni ’90 l’Audi, installando sulla A8 un tetto apribile provvisto di celle, in grado di alimentare l’impianto di ventilazione e dunque rinfrescare la vettura lasciata sotto il sole. Più recentemente, la Toyota Prius di precedente generazione aveva adottato il tetto completamente coperto di celle solari.

    La Toyota Prius PHEV plug-in hybrid ha un pannello fotovoltaico in grado di catturare in un anno l’energia necessaria per percorrere 1.000 km ad emissioni zero.

    Gratis! La strategia di Hyundai è invece molto più articolata e si appoggia ad una spalla non solo amica, ma parente: la Hyundai Solar. Sono previste 3 generazioni di pannelli per 3 rispettivi tipi di veicolo.

    Il primo è dedicato agli ibridi: ha una struttura in silicio applicata su tutto il tetto della vettura e sarà in grado di catturare dal 30 al 60% dell’energia quotidiana necessaria alla ricarica della batteria.

    Il secondo invece è dedicato alle vetture dotate di motore a combustione interna ed è un tetto panoramico semitrasparente in grado, allo stesso tempo, di far penetrare la luce all’interno dell’abitacolo e di assorbire i raggi del sole per ricarica la batteria. In questo modo il motore deve provvedere solo a spingere il mezzo e non ad alimentare tutti i dispositivi e i servizi di bordo consumando ed emettendo di meno.

    Il terzo tipo sarà invece dedicato ai veicoli elettrici ed è ancora allo studio, ma risponderà allo stesso principio: ridurre quei passaggi necessari per produrre e veicolare l’energia e che provocano inevitabilmente costi e perdite.

    L’auto solare apre uno squarcio nuovo nel processo verso le emissioni zero, che va oltre l’aspetto ludico-scientifico delle varie competizioni tra auto solari, e rovescia il paradigma dell’auto quale consumatrice di energia.

    Con il V2G e l’evoluzione dei pannelli, l’auto potrebbe addirittura diventare parte attiva nel processo di produzione pulita dell’energia trasferendola alla rete quando è ferma.