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  • Kia punta dritto al futuro, undici nuovi modelli elettrici entro il 2026

    Il futuro della Kia svelato in una roadmap che arricchisce la gamma con 11 nuovi modelli elettrici entro il 2026.

    La svolta inizierà con la presentazione del primo modello elettrico Kia concepito sulla nuova piattaforma dedicata Electric-Global-Modular Platform (E-GMP), previsto già durante l’anno in corso.

    La gamma di veicoli elettrici entro il 2026 si arricchirà di ben 11 nuovi modelli: sette basati sulla piattaforma E-GMP e 4 derivati dall’evoluzione dei modelli in gamma dotati di motori a combustione interna. 

    Hyundai E-GMP profilo

    Clicca qui e leggi l’articolo E-GMP, ecco la base tecnologica di Kia e Hyundai del futuro.

    Ambizioni da leader

    L’obiettivo di vendita è ambiziosissimo e il traguardo del piano è fissato a 1,6 milioni di unità all’anno a partire dal 2030.

    Entro il 2030 i veicoli dotati di trazione elettrificata (elettrici, ibridi e ibridi plug-in) rappresenteranno il 40% del totale delle vendite globali della Kia.

    La Kia, come anticipato da Obiettivo Zero Emissioni alla presentazione del nuovo marchio (clicca qui e leggi l’articolo Nuovo marchio Kia svelato da droni pirotecnici, ambizioni da leader), mira ad essere protagonista di questa evoluzione.

    Le vendite delle auto totalmente elettriche (EV) sono stimate in 880.000 unità annue nel 2030, che si tradurrà in una posizione tra i top seller globali di settore. 

    Futuro kia elettrico e mobilità

    Alta innovazione

    Il primo veicolo elettrico della Kia basato sulla nuova piattaforma, atteso nel corso del 2021 e il cui nome in codice è CV, sarà caratterizzato dalla tecnologia HDA2 (Highway Driving Assist Level 2).

    A partire dal 2023 i veicoli elettrici Kia saranno equipaggiati con l’Highway Driving Pilot (HDP), un’evoluzione definita dal marchio di primaria importanza nei sistemi di guida autonoma di livello 3.

    Servizi di mobilità

    L’offerta di servizi di mobilità che Kia si appresta a presentare a livello globale si preannuncia molto ampia.

    In Spagna il car sharing dell’azienda leader Wible verrà implementato con Wible Màs e Wible Empresas (nome provvisorio).

    Il servizio KiaMobility presentato nel settembre dello scorso anno come progetto pilota proprio in Italia, oltre che in Russia, verrà esteso anche in altri Paesi europei.

    Nuovo Marchio Kia

    Le potenzialità dei veicoli elettrici saranno inoltre ampliate con innovative formule di abbonamento e car-sharing.

    Sulla base del nuovo approccio, orientato alla mobilità, i veicoli Kia potranno essere utilizzati per il lavoro nei giorni feriali così e noleggiati dai privati nei giorni festivi e durante i week-end. 

    Veicoli commerciali

    La Kia presenterà il suo primo purpose-built vehicle (PBV) nel 2022.

    L’obiettivo è di un milione di unità all’anno entro il 2030, obiettivo da leader mondiale per il segmento dei veicoli commerciali elettrici per uso urbano.

    A questo scopo Kia svilupperà una gamma di veicoli specifici, utilizzando piattaforme skateboard appositamente realizzate e declinabili in funzione delle esigenze dei singoli mercati.

    Kia prevede di espandere ulteriormente il business dei PBV attraverso collaborazioni per la realizzazione di PVB destinati alle consegne a domicilio e al mondo dell’e-commerce

  • Caruccio (Toyota Motor Italia): «L’elettrificazione è un viaggio che abbiamo iniziato nel 1997 e sarà ancora molto lungo»

    L’Europa scoppia di elettroni tanto che oramai 3 auto su 10 immatricolate hanno una batteria e lo stesso è in Italia. L’altra notizia è che le due auto più vendute sul nostro mercato sono ibride. Sono la Fiat Panda e la Toyota Yaris. Come dire: l’ultima arrivata – che la prende un po’ “morbida” – e la pioniera che l’ibrido invece lo ha assunto “in pieno” per dovere di famiglia sin dal 2012. Dunque l’elettrificazione ha sfondato.

    Leggi l’articolo sul mercato in Europa

    Toyota Yaris WeHybrid Mauro Caruccio
    L’elettrificazione è la via

    Ma che cosa ne pensa chi l’elettrificazione l’ha inventata di fronte al dilagare dell’ibrido nei listini e nella comunicazione? «Toyota ne è contenta. L’elettrificazione è la via giusta per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle risorse fossili e delle emissioni attraverso un percorso che ci porta verso il loro azzeramento».

    Lo dice Mauro Caruccio in un’intervista rilasciata sul sito de “Il Messaggero” a pochi giorni dal passaggio di consegne del suo mandato di amministratore delegato di Toyota Motor Italia a favore di Luigi Ksawery Luca’ (foto sotto).

    L’elettrificazione è la via giusta per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle risorse fossili e delle emissioni attraverso un percorso che ci porta verso il loro azzeramento

    Luigi Ksawery Luca'
    Arrivare primi, per tutti

    «Per noi l’elettrificazione è comunque un vantaggio perché il cliente sarà più informato e sarà davvero in grado di scegliere ciò che è più conveniente per lui e per l’ambiente» aggiunge Caruccio. La sua carriera dal I gennaio 2021 non seguirà la solita traiettoria “verticale”. Diventerà infatti Amministratore Delegato di Toyota Financial Services Italia e Presidente e Amministratore Delegato di Toyota Fleet Mobility Italia.

    Per noi l’elettrificazione è comunque un vantaggio perché il cliente sarà più informato e sarà davvero in grado di scegliere ciò che è più conveniente per lui e per l’ambiente

    Kinto Go
    Da car guy e mobility guy

    Un passaggio anomalo per qualsiasi altra casa automobilistica, ma forse più coerente che mai per una che vuole trasformarsi da car company a mobility company. Caruccio dunque si cala nel pieno dei nuovi servizi nel momento in cui nasce il nuovo brand di mobilità Kinto e la nuova Yaris è già entrata in orbita. Caruccio è entrato in Toyota nel 1998, un anno prima che “il piccolo genio” arrivasse per la prima volta sul mercato.

    Leggi l’articolo che spiega WeHybrid e i suoi vantaggi

    Guarda il video nel quale Mauro Caruccio spiega che cosa è WeHybrid

    Toyota Yaris prima generazione 1999
    Dalla Yaris alla Yaris

    In entrambi i casi, ha svolto un ruolo quasi di “preparatore”. Per attitudine e convinzione, Caruccio è uno che guarda lontano e alle basi del business, al ruolo sociale dell’azienda e alla sua organizzazione e coesione interna oltre che con i propri partner. All’intangibile prima che ai tangibili numeri. Che alla fine sono arrivati seguendo una filosofia ben precisa, che è quella della credibilità presso i clienti.

    Oltre l’ibrido, oltre l’automobile

    Toyota ora si prepara ad un’altra fase. Dopo l’ibrido, ci sono l’ibrido plug-in su RAV4 e la seconda generazione della Mirai. Con l’elettrico si parte con la Lexus UX 300e e si prosegue con i modelli sulla piattaforma e-TNGA. Nuove forme di propulsione per continuare un viaggio iniziato molti anni fa e che sarà ancora molto lungo, come Caruccio dice chiaramente nell’intervista. Ma anche altre forme per vivere l’auto, come WeHybrid, e altre formule di mobilità, sostenibili e accessibili. Da qui, secondo Toyota, passa il futuro.

    Leggi l’articolo sulla RAV4 Plug-in Hybrid

    Leggi l’articolo sulla prova in anteprima della Toyota Mirai ad idrogeno

    Leggi l’articolo sulla Lexus UX 300e e la sua batteria garantita per un milione di chilometri

    Leggi l’articolo sul suv elettrico e la piattaforma e-TNGA

    Toyota Suv elettrico 2021
  • Cos’è Toyota WeHybrid, video con Mauro Caruccio AD Toyota Italia

    Il Toyota WeHybrid comprende tre famiglie di iniziative, basate sulla capacità del guidatore di saper sfruttare al meglio le potenzialità di marcia in modalità zero emissioni del sistema Full-Hybrid della Toyota.

    Il primo aspetto è l’assicurazione

    Indipendentemente dall’età, dalla residenza dell’assicurato e dalla classe di appartenenza assicurativa, con Toyota WeHybrid il costo dell’assicurazione viene legato al comportamento di guida dell’utilizzatore.

    I chilometri percorsi in modalità zero emissioni, sfruttando al meglio le potenzialità del sistema ibrido Full-Hybrid della Toyota, non si pagano.

    Il costo chilometrico è limitato ai chilometri percorsi con il motore a combustione interna accesso ed è pari a 4 centesimi di euro (5 centesimi attivando la Kasko Collision).

    Anche assistenza e challenge

    Come spiega Mauro Caruccio, amministratore delegato della Toyota Italia, oltre alla formula assicurativa, Toyota WeHybrid offre la possibilità di risparmiare sui costi di assistenza e sulla mobilità personale e familiare anche non automobilistica.

    Intervista Mauro Caruccio Toyota

    Il meccanismo è sempre legato alla capacità del guidatore di ridurre consumi ed emissioni, guadagnando così dei crediti che si trasformano in buoni parcheggio, biglietti di treno o trasporto pubblico locale, accesso al car-sharing.

    L’inizio di una nuova mobilità

    Il Toyota WeHybrid è uno dei segnali più evidenti ed interessanti di come si stia affamando nella vita di tutti un nuovo modo di muoversi, una vera e propria nuova mobilità.

    L’auto diventa un tassello della mobilità personale e familiare e la guida responsabile si tramuta in benefici per abbassare il costo globale che ciascuno affronta per muoversi.

    Clicca qui e leggi l’articolo con tutti i dettagli WeHybrid Insurance, con la Toyota Yaris se viaggi a zero emissioni non paghi l’assicurazione.

  • Dalla mobilità all’immobilità, tutti contro l’auto e basta – Il ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Dalla mobilità all’immobilità con strade intasate e inquinamento che sale.

    Tipico scenario da rientro estivo? No, niente affatto.

    Quest’anno in città come Milano sta andando in onda un copione diverso e kafkiano, dove le esigenze dei pochi sovrastano quelli dei molti.

    Mobilità e immobilità Milano

    Il nemico automobile

    Stiamo parlando del disastro che a partire dalla fine del lockdown è stato messo in atto: ciclabili a pioggia per bici e monopattini, restringimenti di carreggiata, posteggi piazzati in mezzo alla carreggiata, linee di autobus da spostare e posti auto cancellati.

    Stiamo parlando di viale Monza e Corso Buenos Aires a Milano. Per non citare tutti gli altri interventi di urbanistica tattica.

    Si tratta di interventi realizzati ad arte con dolo e meticolosa malafede e con un unico scopo: bloccare, rendere difficile la mobilità automobilistica individuale e anche gli spostamenti in moto e in scooter.

    Pista ciclabile Milano Mobilità

    Non basta nemmeno l’elettrica

    E poco importa se le auto sono elettriche perché il mezzo privato è il nemico da abbattere.

    Non interessano l’ambiente e l’aria pulita: deve trionfare il pensiero unico della mobilità a pedali su misura dei radical chic, quelli che al limite si muovono in monopattino.

    Già loro hanno tempo da buttare, ai figli ci pensa la tata, la spesa la fanno online e abitano in centro a quattro passi dal luogo di lavoro.

    Mobilità pista ciclabile

    Disastro all’orizzonte

    E nei prossimi mesi ci attende un copione già scritto: quando farà freddo, con i riscaldamenti a tutta forza e le strade intasate appositamente grazie le misure di traffic calming a favore della ciclabilità e della mobilità “alternativa”, grideranno alla “emergenza smog”.

    E a questo punto fioccheranno blocchi alla circolazione per auto e moto. Magari rispolvereranno la bizzarra correlazione tra Covid-19 e polveri sottili.

    Pensiero unico

    L’ecodittatura urbana e il pensiero unico stanno, con la scusa del coronavirus, ormai prendendo il sopravvento sulla mobilità intelligente. 

    Ciclabile e pedonale Milano

  • Energia, mobilità e ambiente, cinque pilastri per ripartire davvero

    Bisogna costruire in modo solido e veloce cinque pilastri nei settori giusti per ripartire.

    Miopia generale

    Energia e mobilità sono considerate alla stregua di altri settori da troppi analisti, strateghi e decisori. Tutti affetti da grave miopia, evidentemente. O da incapacità di lettura di situazioni complesse.

    Industria manifatturiera, turismo, cultura, agricoltura, allevamento, edilizia sono ovviamente aree cruciali per il rilancio e il successivo successo del nostro paese.

    Tutti parlano di ripartenza in questi ed altri settori ma per fare in fretta e bene servono idee chiare e priorità ben definite.

    Ingredienti base per lo sviluppo

    Lo sviluppo, in tutti i settori, ha bisogno di molti ingredienti. Gli ingredienti di base, però sono relativamente pochi e variano in funzione dei tempi.

    Nel nostro tempo le risorse capaci di mettere in moto tutte le altre sono l’energia, la mobilità e l’ambiente.

    Crescita economica
    Energia

    L’energia è un requisito primario da sempre.

    Mobilità

    La mobilità, invece, è un bisogno del nostro tempo fatto di mercati e relazioni senza confini e senza distanze.

    La mobilità non è soltanto quella di uomini e merci, ma anche dei dati e delle informazioni, dell’energia e dei nuovi combustibili.

    Le nuove infrastrutture di trasporto – si intenda bene – sono anche quelle relative alla digitalizzazione, alla produzione e distribuzione elettrica intelligente, ai nuovi vettori energetici utilizzabili a zero emissioni.

    Ambiente

    L’ambiente è un requisito di ritorno; ritenuto fondamentale per millenni è stato dimenticato negli ultimi due secoli, in modo particolare a partire dall’avvento dei combustibili fossili.

    Oggi l’ambiente non è più soltanto quello naturale ma anche il contesto socio-economico.

    Cinque pilastri

    Nel 2011 ho pubblicato un lavoro scientifico che diventa oggi di stringente attualità.

    Il lavoro, in una situazione generale che parla di sviluppo sostenibile senza essere capace di indicarne realmente il percorso, individua i pilastri della sostenibilità energetica (Energy Sustainability Pillars, International Journal of Hydrogen Energy, Elsevier, 2011):

    Cinque pilastri bianchi
    • Rinnovabilità delle risorse;
    • Efficienza di conversione, distribuzione e utilizzo;
    • Contenimento dell’impatto ambientale;
    • Incremento dell’accessibilità;
    • Adattamento delle soluzioni alle situazioni socio-economico-ambientali locali.

    Cinque punti per la ripartenza

    Proprio quei cinque pilastri, identificati per garantire la sostenibilità delle soluzioni energetiche, offrono ora una semplice bussola grazie alla quale non sbagliare strada nella ripartenza possibile e meritata, per la nostra nazione e l’Europa, nel contesto globale.

    Tutti e cinque sono perfettamente applicabili ai tre settori chiave: energia, appunto, ma anche mobilità ed ecosistema socio-economico-ambientale.

  • WeHybrid insurance, con la Toyota Yaris Hybrid se viaggi a zero emissioni non paghi l’assicurazione

    Toyota WeHybrid è molto di più di un nuovo sistema di calcolo del premio assicurativo.

    Sotto la denominazione WeHybrid sono comprese tre grandi famiglie di innovazioni in termini di mobilità. Ad introdurle è la Toyota in occasione del lancio della nuova Toyota Yaris Hybrid, ma a mio parere il loro contenuto va ben oltre il singolo marchio e il singolo modello.

    Nuove formule e nuovi contenuti, la mobilità di domani inizia a prendere forma.

    Arriva la nuova mobilità

    Il Toyota WeHybrid comprende tre famiglie di iniziative, basate sulla capacità del guidatore di saper sfruttare al meglio le potenzialità di marcia a bassi consumi e zero emissioni del sistema Full-Hybrid della Toyota.

    Scritta Hybrid Toyota Yaris
    WeHybrid Insurance

    La prima famiglia di novità per il cliente di un’auto altamente elettrificata come la Toyota Yaris Hybrid è relativa all’assicurazione, quella che dà il titolo a questo articolo e che sicuramente ha presa in modo più immediato sui potenziali clienti.

    Più avanti nell’articolo esamino in dettaglio i possibili benefici e come sfruttare al meglio l’occasione.

    WeHybrid Service

    La seconda famiglia di novità riguarda i costi di assistenza. Anche questa è basata sulla capacità del guidatore di utilizzare al meglio il sistema ibrido e stabilisce il valore  50% di percorrenza chilometrica in modalità elettrica in un determinato periodo per avere uno sconto base sulla manutenzione a partire dal primo tagliando.

    La riduzione di costo dell’assistenza cresce ulteriormente se la percentuale in modalità zero emissioni supera il 60% dei chilometri percorsi.

    Toyota Yaris Hybrid 2020 dinamica
    WeHybrid Challenge

    La famiglia di iniziative legate al “Challenge”, quindi a una vera e propria competizione tra gli automobilisti che utilizzano una Toyota Yaris Hybrid, è una specie di scatola aperta.

    La scatola WeHybrid Challenge può essere riempita dal guidatore, grazie a un utilizzo virtuoso della sua auto, di Crediti Green convertibili in buoni da spendere sulla piattaforma di mobilità integrata Toyota Kinto Go.

    Guidando a bassi consumi, basse emissioni ed elevata percorrenza in modalità zero emissioni, si può così ottenere un credito da spendere per pagare parcheggi, acquistare biglietti per mezzi di trasporto, partecipare ad eventi in 5000 città italiane coperte dal servizio.

    Per avere tutti i dettagli aggiornati clicca qui e vai allo specifico sito della Toyota.

    Come risparmiare sull’assicurazione

    L’offerta WeHybrid Insurance è lanciata con la nuova Toyota Yaris Hybrid ed ha un meccanismo molto semplice.

    Indipendentemente dall’età, dalla residenza dell’assicurato e dalla classe di appartenenza assicurativa, il costo dell’assicurazione viene legato al comportamento di guida dell’utilizzatore.

    Toyota Yaris Hybrid dinamica posteriore

    La copertura RCA completa ha così un premio che dipende esclusivamente dal chilometraggio percorso con il motore a combustione interna acceso.

    Il costo chilometrico è pari a 4 centesimi di euro (5 centesimi attivando la Kasko Collision), ma non viene applicato ai chilometri percorsi a zero emissioni, com motore a benzina spento.

    Il trucco per risparmiare

    Se si aderisce all’offerta WeHybrid Insurance, diventa cruciale imparare a sfruttare al meglio nella guida le potenzialità del sistema ibrido Full-Hybrid della Toyota.

    Conosco come pochi altri il comportamento su strada delle Toyota ibride e posso indicare con certezza il metodo per il massimo risparmio.

    Quello che conta è l’atteggiamento mentale. Non occorre cambiare il proprio stile di guida arrivando a odiare i chilometri percorsi perchè fonte di stress da prestazione in termini di riduzione delle emissioni.

    Toyota WeHybrid logo yaris

    Guidare è spesso una necessità ma deve essere anche il più possibile un piacere.

    Il trucco è nell’armonia delle accelerazioni, delle decelerazioni senza azione sul freno e delle frenate. Meno si sballottolano gli occupanti, più si riesce a guidare in modalità zero emissioni.


  • Tutti in auto dopo l’emergenza Covid-19

    Tutti in auto. Questo è lo scenario dopo l’emergenza.

    Sette italiani su 10, superata l’emergenza Covid-19, utilizzeranno sempre di più, soprattutto per motivi di sicurezza e tutela della salute personale, l’auto privata spostarsi.

    Scarsa fiducia nei mezzi pubblici

    Solo il 10% tornerà a servirsi dei mezzi pubblici. Per gli acquisti di nuove auto, complice la crisi economica, gli italiani sono sempre più propensi a servirsi di finanziamenti e nuove formule come il noleggio a lungo termine. Solo uno su 3 è disposto ad acquistare la vettura in contanti.

    Tutti in auto

    Nel processo d’acquisto cresce l’apertura verso le tecnologie digitali e i contatti, anche serali o di domenica, con il concessionario.

    Sono questi i principali trend che emergono dalla survey mensile “Come cambiano le tue abitudini”, condotta a cavallo tra i mesi di aprile e maggio da Areté (azienda che si occupa diconsulenza strategica fondata da Massimo Ghenzer) per fotografare i cambiamenti in atto nel mondo della mobilità.

    L’emergenza Coronavirus sta producendo scenari inediti con gran parte degli italiani, ancora in attesa di riprendere a spostarsi come nei primi due mesi dell’anno, che stanno modificando le proprie intenzioni di consumo. Circa il 90% si dice pronto a muoversi, ma solo su  veicoli privati, di mobilità “individuale”. Nella prospettiva del tutti in auto che si presenta, va al minimo storico la fiducia nei confronti dei mezzi pubblici, ritenuti ora anche poco sicuri sotto il profilo sanitario.

    Clicca qui e leggi Coronavirus Fase 2, il rimbalzo di traffico ed emissioni non ce lo possiamo permettere.

    Acquisto digitale anche per l’auto

    In una fase critica per il mercato automotive, praticamente azzerato durante il lockdown e ridotto al lumicino nelle prime settimane di riapertura, lo studio propone un focus sulla propensione e modalità di acquisto di nuove auto.

    Tesla acquisto online

    Complice la dura crisi economica e l’impossibilità di immobilizzare grandi capitali che tocca ampie fasce della popolazione, sono destinate a cambiare le formule di acquisto: solo 1 italiano su 3 si dice intenzionato a comprare in contanti l’autovettura, il 57% intende farlo tramite finanziamento o leasing, l’8% è pronto ad affidarsi al noleggio a lungo termine.  

    L’adozione di misure restrittive e di dispositivi individuali di protezione finalizzati a contenere la diffusione del contagio stanno rivoluzionando anche il processo di acquisto dell’auto.

    Whatsapp e videochiamate

    Il 70% dichiara di voler avviare da casa  la trattativa con il venditore della concessionaria attraverso un collegamento audio e video (soprattutto tramite WhatsAPP e Skype) che faciliti la comunicazione.

    Oltre l’80% è disponibile a ricevere una video-chiamata nella seconda metà della giornata (dalla pausa pranzo in poi), il 15% anche dopo le 20.

    In particolare della ricerca – che sarà ripetuta in questi giorni per verificare le tendenze più diffuse tra gli italiani – sottolinea che quasi il 70% degli intervistati utilizzerà l’auto personale mentre l’11% si sposterà in bici, appena il 10% ricorrerà ai mezzi pubblici mentre il 4,72% sceglierà un mezzo a due ruote.

    Sharing in crisi

    Anche se andremo tutti in auto, sono bassissime, sempre per motivi legati alla tutela della salute personale, le percentuali di utilizzo di car e bike sharing e solo lo 0,39% salirà a bordo di un taxi. 

    Tutti in auto gatti e car sharing

    Dall’intervista inoltre emerge che il 40% sceglierà l’auto privata, seguendo una linea già adottata in passato, per intenderci nel periodo pre Covid-19. A questa percentuale si aggiunge un 24% che la sceglierà per la sicurezza e un altro 12% che opterà per la vettura personale solo per scarsa fiducia nei confronti dei mezzi pubblici e un altro 12% per timore del contagio. 

    Clicca qui e leggi Coronavirus, l’auto elettrica è anti-contagio.

    Cambiano anche le abitudini legate alle modalità di acquisto: se prima l’acquisto di una nuova vettura era legato indissolubilmente alla voglia di recarsi in concessionario per toccare da vicino l’auto dei propri sogni ora, sempre per tutelare la propria incolumità personale, si preferisce anche la trattativa online (solo per l’ultimo step di acquisto si sceglie la presenza fisica): per la consulenza e la ‘chiacchierata’ col venditore, meglio – soprattutto di questi tempi – WhatsApp e Skype. 

    Clicca qui e leggi L’automobile è dimenticata.

  • Superbonus per il rilancio economico, dopo la casa tocca all’auto

    L’idea del Superbonus per il rilancio economico applicata alla casa è del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

    Il bonus fiscale è uno strumento che ha dimostrato negli anni di funzionare molto bene per le ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico, la messa in sicurezza antisismica.

    Il Superbonus per essere efficace deve permettere sgravi fiscali vicini all’importo speso, come avviene già per l’antisismico con l’85%.

    Il Superbonus per il rilancio economico si spinge molto in là, permettendo vantaggi nei confronti del Fisco per una cifra addirittura pari o superiore all’importo sborsato, quindi arrivando al 100% e fino al 110% dell’ammontare al quale viene applicato.

    La casa prima di tutto

    La prima preoccupazione del Governo, ha detto Fraccaro in interviste di questi giorni, è per la casa e l’edilizia. Il Superbonus per il rilancio economico partirà quindi da lì.

    Riccardo Fraccaro Superbonus rilancio economico

    La casa è un caposaldo nell’economia delle famiglie italiane, che in oltre il 75% dei casi sono proprietarie dell’immobile in cui vivono (secondo i dati Istat ed Eurostat).

    Anche l’edilizia ha un effetto volano notevole e provato sulle dinamiche economiche del nostro paese, pare quindi corretto metterla al centro del primo intervento in stile “cura da cavallo” per l’economia devastata dagli effetti del Coronavirus.

    Tutti dicono ambiente

    La terza gamba che fa stare in piedi l’operazione Superbonus è senz’altro l’ambiente.

    Superbonus rilancio economico ambiente

    Non vanno incentivati in modo indiscriminato gli interventi sulla casa, né l’edilizia in quanto tale. Va incentivato il settore della sostenibilità ambientale, capace di generare anche sostenibilità socio-economica.

    La casa e il settore edilizio diventano così uno strumento per accelerare la transizione verso un sistema capace di creare sviluppo senza danneggiare l’ambiente e le condizioni socio-sanitarie da esso fortemente influenzate.

    Adesso tocca all’auto

    C’è però un altro dato di fatto dal quale non si può prescindere.

    Oltre alla casa, l’altra grande protagonista dell’economia delle famiglie italiane è l’automobile.

    Oggi tutti parlano di mobilità e anche io penso che l’auto vada sostanzialmente e sistematicamente riposizionata nella classifica dei mezzi di spostamento da utilizzare, specialmente in ambito cittadino.

    Superbonus rilancio economico multimodalità

    Progettare nuove infrastrutture per il trasporto collettivo, organizzare modalità agili e perseguibili economicamente per attivare la micromobilità, recuperare l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto e non semplicemente come elemento ludico o strumento sportivo in tutte le città italiane sono punti che ogni amministratore deve avere nella sua agenda.

    Ma l’automobile non viene sostituita dalle nuove modalità.

    L’automobile rimane il mezzo di trasporto capace di garantire il massimo grado di libertà e va evoluta, non combattuta.

    Superbonus automobile

    Un Superbonus fiscale per l’automobile è importante e urgente. Per le famiglie, per il settore automobilistico che va ben oltre chi fabbrica e vende macchine.

    Superbonus rilancio economico auto

    L’auto da incentivare e premiare con il Superbonus fiscale ha caratteristiche incredibili, quanto già attuali:

    • ha emissioni bassissime o nulle allo scarico,
    • rappresenta un nodo chiave per le nuove infrastrutture di telecomunicazione,
    • spinge il settore energetico verso l’utilizzo di vettori puliti e ricavati da fonti rinnovabili,
    • stimola l’ulteriore digitalizzazione dell’intera popolazione italiana.

    L’auto di cui molti amministratori oggi si vergognano addirittura di parlare, considerandola espressione di un vecchio modo di fare industria e produrre spostamenti urbani poco efficienti e inquinanti, non rappresenta la realtà dell’offerta automobilistica attuale e futura.

    L’auto che si limita a bruciare petrolio per produrre inquinanti, e non può entrare a far parte di sistemi di gestione del traffico, dell’intermodalità di trasporto (insieme a bus, metro, treno, bici, micro-mobilità, taxi e car-sharing) e del parcheggio, non va incentivata.

    Va sostituita dalle auto di nuova specie.

    Clicca qui e leggi Coronavirus, Cambiamenti climatici e inquinamento, sarà la natura a cambiare l’automobile.

    Clicca qui e leggi L’automobile è dimenticata.

  • L’automobile è dimenticata

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    L’automobile è dimenticata da tutti.

    Cosa è l’automobile? La risposta è difficile, dovrebbe essere molto articolata perché l’auto è tante cose. E sono tutte importanti.

    Tuttavia, per limitarci all’ambito dei difficili tempi che stiamo vivendo a causa del Coronavirus, la macchina è principalmente due cose: il più versatile e sicuro (dal punto di vista virale) strumento di mobilità ed è anche uno dei principlali motori dell’economia italiana ed europea.

    Nessuna difesa

    L’industria dell’auto con tutta la sua filiera e i consumi ad essa connessi (con tanto di belle accise che alimentano il gettito fiscale degli stati) è strategica e fondamentale per rilevanza sul Pil (con percentuali a due cifre), numero di occupati e rilevanza sociale visto che è e resta il secondo acquisito più importante dopo la casa.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Eppure l’auto nell’era Covid-19 non è difesa, protetta e agevolata.

    Anzi è ostacolata, osteggiata e danneggiata da antiche idelologie anti-auto reicarnate in ambintalismo modaiolo e gretino, quello propagandato da politici  aristo-green, con la casa in centro e la bici a scatto fisso nel cortile.

    Del resto anche negli interventi del premier si citano strategie e inziative per il settori importanti come il turismo e lo sport, ma l’auto no.

    Inspiegabile imbarazzo

    La macchina viene nascosta, l’automobile è dimenticata. Si parla di trasporti, di mobilità alternativa ma mai una parola, una strategia, neppure da parte delle tante, forse troppe, task force di supermanager su come sostenere la mobilità a quattro ruote che è quella di chi lavora, quella delle famiglie, dei pendolari che non trovano più posto in treno.

    Si fa finta di nulla: troppo difficile ammetere il valore dell’auto dopo averla usata per decenni come capro espiatorio per l’inquinamento e vacca da mungere per fare cassa.

    Basta leggere il piano “Milano 2020 Strategia di adattamento”, per mettersi le mani nei capelli. La bicicletta e il modaiolo monopattino (oggetto che pare avere potenzialià magiche) sono al centro del programma.

    Esiste solo la bici

    Giusto, l’uso della bici e delle due ruote (ma non con il motore a scoppio perché gli scooter sono brutti e cattivi) va consigliato, perché il traffico in una città come Milano diventerà un inferno (con i mezzi pubblici a capacità ridotta e la paura delle persone).

    Parcheggio bici auto dimenticata

    Chi può (e ha voglia ed energie) pedali, magari perché abita a 3 km dall’ufficio, ha una vita regolare tutta casa famiglia, non deve fare la spesa tornando dall’ufficio, gestire bambini, genitori anziani e non deve muoversi durante la giornata.

    Non è ammissibile approfittare di questa situazione drammatica causata dal coronavrus per realizzare decine di km di ciclabili per tutta la città che hanno un solo scopo. Ancora una volta si attuano politiche di becero traffic calming (compresi gli spazi per i locali da aperitivo sottratti ai posteggi).

    Non si pensa alla condivisone delle strade ma a ridurre carreggiate con ciclabili inutili e le macchine a 30 km/h (i grandi assessori di Milano lo sanno che inquinano di più?).

    Milano, è bene chiarirlo, non è Copenhagen.

    Un piano di mobilità emergenziale non può essere realizzato in funzione degli interessi permanenti di ciclomaniaci (un bel bacino di voti) o su misura per le esigenze di millennials in gran forma fisica, senza famiglia e con uno stile di vita basato su spostamenti limitati.

    Solo traffico e inquinamento

    Se l’automobile è dimenticata in fase di pianificazione, il risultato sarà ancora più traffico e più inquinamento.

    Automobile dimenticata solo traffico e inquinamento

    Insomma creano il problema per dare la cura: nuovi blocchi del traffico, magari spacciando ancora la correlazione smog = veicolo di contagio facendo pure confusione con le emissioni di CO2.

    Insomma, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a politici che stanno strumentalizzando una situazione per istaurare il regime del gretismo.

    Putroppo il mondo reale non è quello dei salotti intellettuali di Milano frequentati dagli aristogreen e servirebbero politiche per la mobilità serie e pragmatiche, ma è chiedere troppo. E il sospetto della malafede si fa sempre più forte.

  • Mobilità della Fase 2, prepariamoci al caos

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    La mobilità della Fase 2, quella del post lockdown sarà caotica.  E questo è facilmente prevedibile.

    Per alcuni mesi  i mezzi pubblici non potranno offrire la massima capienza possibile perché sarà fondamentale garantire  il distanzamento sociale antivirale. E questo significa code per prendere la metro o salire su un treno per pendolari.

    Molte auto su strada

    Una situazione che, inevitabilmente, spingerà molti a usare l’auto propria in massa. Facile immaginare che il sistema viario di una città come Milano o Roma andrà totalmente in tilt.

    E con tale prospettiva sarebbe logico attuare iniziative per fluidifucare il traffico, anche tramite strumenti tecnologici come semafori intelligenti e incroci smart.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Emissioni e smog

    Più traffico vuol dire più emissioni e smog. E non è più il momento di giocare alla “mobilità nuova”, di restingere carreggiate, fare imbuti per creare intoppi alle auto e costruire ciclabili larghe come autostrade.

    Con l’emergenza traffico che si verrà a creare non si può immaginare di vedere nuove iniziative di traffic calming o, come si è sentito in questi giorni, di avviare lavori per nuove ciclabili al fine di favorire e sostenere la bicicletta come veicolo primario della fase 2.

    La soluzione non è la bici

    Diciamolo una volta per tutte. La bici è un bellissimo modo per muoversi ma ha grandi limiti: non si possono percorre grandi distanze, fare la spesa, portare i figli a scuola. Inoltre, il fattore meteo la penalizza e di certo non è una soluzione per i pendolari o per attraversare un’intera città come Milano.

    Chi è allenato e ha voglia di farlo si accomodi pure in sella, ma non è il momento di sostenere azioni lobbistiche di ciclofanatici per i quali le due ruote a pedali sono un feticio totemico.

    Nel post covid-19 ci dovremo muovere tutti al meglio, sarà difficile ed è il momento per le amministrazioni locali di fare scelte intelletualmente oneste e intelligenti.

    Ztl e guerra al Diesel

    Sarebbe anche il caso di eliminare Ztl, come la famigerata Area B di Milano, un giochetto che serve a rimpiguare le casse comunali, ma che non migliora sostanzialmente la qualità dell’aria.

    Sono in molti che avranno bisogno di usare l’auto, non si può pensare più di fermare le diesel Euro 4 e procedere nella roadmap della insensata guerra all’automibile e della  lotta al diesel.

    Serve una moratoria, anche perché la crisi economica difficilmente potrà agevolare acquisti di auto nuove.

    Un occhio di riguardo per il buon usato

    Meglio dunque favorire l’usato più fresco in modo da far demolire magari le vecchie euro 3 diesel e far circolare le ben più pulite euro 5.

    Tuttavia dagli amminstratori locali, come quelli romani, che riuscirono a bloccare la circolazione delle Euro 6, anche di quelle appena immatricolate, non ci aspettiamo nulla di buono.