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  • Auto elettriche, per sfondare in Italia devono essere economiche

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Fiat Panda, Lancia Ypsilon e Dacia Duster.

    Ecco il podio italiano delle auto più vendute a novembre e a seguire, per completare la top five, Smart fortwo e Citroën C3.

    Fiat panda Cross nel bosco

    Gli Italiani amano le auto economiche

    Cosa significa questa classifica? Semplice: gli italiani comprano auto economiche. Ed è un trend storico.

    Il nostro Paese non è la Germania e non è neppure quella Norvegia dove in cima alle vendite spicca le lussuose  elettriche Tesla (macchine da happy few radical per eccellenza). Da noi, lasciando perdere che le vendite delle elettriche vantano una percentuale omeopatica, si comprano vetture che costano meno di 15mila euro, in alcuni casi con le sempre presenti promozioni anche meno di 10mila. E per gli italiani sono comunque dei bei soldoni.

    Quando sarà possibile acquistare elettriche a questi prezzi? Tra molti, moltissimi anni. O forse mai nel nostro life span.

    Il ricambio non è affatto veloce
    E intanto chi le compra le tiene a lungo, fino allo sfinimento e questo contribuisce anche a creare un parco circolante italiano vecchio, magari malandato ma non troppo inquinante visto che molte vetture decennali sono Panda e Ypsilon con motori euro 4 ed euro 5, sostanzialmente identici a quelli attualli e con emissioni di poco superiori.
    La differenza vera anche in termini di sicurezza è tutta nella manutenzione.
    Ma torniamo alle auto nuove, con una propensione e una capacità di spesa cosi bassa (in senso relativo) ci pare davvero improbabile che nei prossimi mesi si venderanno costose elettriche e ibride plug-in in volumi tali da creare una rivoluzione.
    E il rischio che gli acquirenti le ignorino è concreto perché, si perdoni il gioco di parole, concreta (ed economica) è l’auto che gli italiani scelgono e comprano.
    Il caso Dacia Duster
    Basti pensare al caso Dacia Duster, vettura moderna, piacevole e senza fronzoli inutili che soddisfa anche la voglia di Suv.

    Dacia Duster benzina turbo

    O la C3, citycar taglia forte di prezzo umano. Per muoversi da soli o con la famiglia non serve altro e magari se si vuole risparmiare ed inquinare ancora meno ecco che c’è l’opzione Gpl/Metano.
    La strada verso la mobilità a zero emissioni (in ambito locale) è ancora lunga, molto lunga.
    Post Scriptum
    Ogni tanto ci piace ricordare che le emissioni di CO2 in ambito urbano non producono smog e non sono velenose. La questione dei gas climalteranti prescinde dalla qualità dell’aria urbana. Ma questa è  tutta un’altra, brutta, storia fatta di politica e disinformazione.
  • Audi, l’elettrificazione è la massima priorità

    la transizione Audi verso la mobilità elettrica

    Nel quinquennio 2020-2024, la Casa dei quattro anelli investirà circa 37 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, immobili, stabilimenti e attrezzature. La pianificazione è frutto di un miglioramento nell’allocazione delle risorse e nella gestione dei costi oltre che del conferimento della massima priorità all’elettrificazione della gamma.

    La nostra offensiva elettrica procede a passi sempre più spediti. E il piano d’investimenti per il futuro tiene conto di questa accelerazione – afferma Alexander Seitz, Membro del Board per Finanza, Cina e Area Legal di Audi AG -. Con uno stanziamento di 12 miliardi entro il 2024, dedicheremo risorse straordinarie alla mobilità a zero emissioni.

    venti modelli elettrici entro il 2025

    Entro il 2025, il Gruppo Audi potrà contare su oltre 30 modelli a elevata elettrificazione, dei quali venti integralmente elettrici.

    Audi elettriche

    Le vetture ibride o a zero emissioni rappresenteranno il 40% delle vendite totali. Grazie alle sinergie di Gruppo, che consentiranno una più rapida transizione verso l’elettrico, Audi collabora con Porsche per lo sviluppo del pianale Premium Plattform Electric (PPE) destinato alle vetture di segmento medio, full size e luxury, mentre la piattaforma modulare elettrica MEB del Gruppo Volkswagen verrà dedicata ai veicoli più compatti.

    Proprio il pianale MEB consentirà di realizzare modelli elettrici economicamente accessibili e al tempo stesso tecnologicamente all’avanguardia.

    IL PIANO DI AZIONE E TRASFORMAZIONE DI AUDI

    Per sostenere gli investimenti richiesti dallo sviluppo del nuovo modello di business, la Casa dei quattro anelli ha lanciato due anni fa il Piano di azione e trasformazione Audi. Il programma ha già contribuito all’utile operativo con 4 miliardi di euro e, entro il 2022, consentirà d’investire ulteriori 15 miliardi di euro.

    Audi elettrica muso

    «Grazie al Piano di azione e trasformazione Audi abbiamo reso più efficace ed efficiente la gestione degli investimenti. Sono state poste le basi per un ritorno a un margine di redditività nel medio periodo compreso tra il 9 e l’11%» ha precisato  Il CFO Seitz. A tal proposito, sono già state individuate le misure da adottare per la realizzazione dell’80% del programma.

    L’ACCORDO CON I SINDACATI

    Audi.Zukunft, il fondamentale accordo raggiunto il 26 novembre tra l’Azienda e i rappresentanti dei lavoratori, darà un contributo fondamentale nel garantire la competitività Audi nel lungo periodo. L’accordo prevede da un lato l’ottimizzazione, orientata all’andamento del mercato, della capacità produttiva degli stabilimenti tedeschi di Ingolstadt e Neckarsulm, dall’altra l’adeguamento, socialmente responsabile, della forza lavoro. Con lo sviluppo di nuovi profili professionali e l’estensione delle garanzie d’occupazione sino al 2029, le rappresentanze sindacali e l’Azienda inviano un segnale importante ai lavoratori dei siti produttivi tedeschi. Le misure concordate nell’ambito del Piano Audi.Zukunft porteranno a un impatto positivo, quantificabile in 6 miliardi di euro entro il 2029 da destinare a ulteriori futuri investimenti.

    Produzione motori elettrici

    L’OFFENSIVA DEI QUATTRO ANELLI

    Pioniere dell’offensiva elettrica dei quattro anelli è sicuramente la e-tron, prima vettura a zero emissioni nella storia del marchio, che entro la fine dell’anno sarà affiancata dalla e-tron Sportback, versione coupé del suv elettrico. Seguiranno la e-tron GT, realizzata da Auti Sport GmbH e Audi Q4 e-tron, presentata come concept allo scorso salone di Ginevra.

    Parallelamente alla tecnologia elettrica, la casa di Ingolstadt prosegue nello sviluppo delle tecnologie diesel, benzina e g-tron, con particolare attenzione all’ibridazione grazie alle soluzioni mild hybrid (a 12 e 48 Volt) e plug in hybrid.

    Audi e-tron sportback posteriore tre quarti

    Con la nuova famiglia PHEV, l’Audi compie un passo verso l’elettrificazione della gamma che, entro la fine di quest’anno, conterà accanto alla Q5 e alla A7 Sportback TFSI anche quattro modelli ibridi plug-in.

    L’INDUSTRIA CARBON NEUTRAL

    Oltre che sullo sviluppo di modelli elettrificati, Audi si concentra anche sugli stabilimenti. Per raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2025, tutti i siti produttivi Audi dovranno virare verso un gestione carbon neutral.

    Pioniere a tal proposito è lo stabilimento di Bruxelles. L’impianto belga, dove dal 2017 viene realizzata la e-tron, è il primo sito al mondo con certificazione carini neutral nel segmento premium. Il sito utilizza energie rinnovabili al 95% e ricorre a compensazione tramite progetti ambientali (al 5%) per le attività produttive e per la riduzione delle emissioni.

    Piattaforma MEB Audi

    Fabbriche ad energia solare

    Il prossimo passo della strategia Audi consisterà nella conversione carbon neutral dell’impianto ungherese di Gyor. Entro la fine del 2019, verrà completato il parco a energia solare di 160mila metri quadrati installati presso i centri logistici del sito magiaro.

    Dal 2020 produrrà oltre 9,5 gigawattora d’energia all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di 5mila famiglie. Attualmente Audi Ungheria soddisfa circa il 70% del proprio fabbisogno grazie all’energia geotermica.

  • Attacco hacker a un’auto in Israele, ecco come Upstream prende il controllo da remoto

    L’attacco hacker a un’auto distante chilometri avviene proprio davanti ai miei occhi a Tel Aviv in Israele, ecco il video.

    Spiegazione dell’attacco hacker

    Mi trovo nella sede di Upstream a Tel Aviv in Israele insieme a Joav Levy, co-fondatore della società Upstream di Cyber security – sicurezza cibernetica.

    Fabio Orecchini con Yoav Levy nella sede Upstream a Tel Aviv in Israele

    Qui a Tel Aviv, Israele ha luogo un attacco hacker di White hacking, così definito perchè è finalizzato a dimostrare come la Upstream possa prendere il controllo da remoto di un’auto.

    L’attacco avviene mentre la vettura si trova sulla strada ed è guidata da un’automobilista potenzialmente ignara.

    Cos’è la Upstream

    La società Upstream è una società in start-up nella quale stanno investendo grandi costruttori.

    L’interesse della Hyundai

    Il gruppo Hyundai ha iniziato a investire nella Upstream da alcuni mesi attraverso il suo braccio operativo in Israele chiamato Hyundai Cradle, dedicato proprio all’individuazione di start-up innovative nelle quali far entrare la casa madre.

    Nelle casse della società stanno arrivando milioni di euro che stanno permettendo alla struttura di crescere. Nascono così nuovi posti di lavoro ad elevato tasso di specializzazione attorno all’auto del presente e del futuro, sempre più connessa con l’esterno e tecnologicamente avanzata.

    Macchinina tra le dita davanti a logo Upstream

    Le fasi dell’attacco hacker

    L’attacco hacker prevede diverse fasi, tutte completate con pieno successo.

    Prima si manda un avvertimento all’automobilista o al proprietario della flotta di veicoli che si intende colpire.

    L’automobilista non riesce ad entrare nella sua auto

    Nella prima fase della dimostrazione di attacco hacker l’esperto informatico Dor, della Upstream, invia dal suo computer posizionato su una piccola scrivania proprio di fronte a me il comando di blocco delle portiere dell’auto. L’automobilista arriva alla sua macchina e… non riesce ad aprire la portiera!! Almeno finché Dor non decide di inviare un nuovo messaggio e sbloccare la chiusura delle porte.

    Gli specchietti si chiudono da soli

    Una volta dentro, la ragazza al volante inizia a guidare. Dal suo computer, Dor continua l’attacco hacker e invia un’altro comando e fa chiudere gli specchietti senza che la donna al volante possa farci nulla.

    Il clacson inizia a suonare senza che il guidatore lo tocchi

    Non contento, Dor esagera con il suo attacco hacker e attiva anche il clacson. L’automobilista si spaventa, non ha toccato nulla e l’auto ha iniziato a suonare da sola!

    La Upstream prende il controllo dell’acceleratore

    La dimostrazione finale è il massimo. Dal suo computer, distante cinque chilometri dalla macchina che sta marciando in un’area di Tel Aviv completamente diversa rispetto a dove ci troviamo, Dor della upstream completa l’attacco hacker e prende il comando dell’acceleratore.

    La guidatrice non può più agire sul suo acceleratore. E’ Dor ad avere il controllo completo dell’alimentazione del motore!

    La difesa è nel cloud

    La soluzione della Upstream nei confronti di attacchi hacker come quello del video, appena dimostrato nella sede della società mentre attorno le persona continuano a lavorare, è innovativa e originale.

    Non si tratta di inserire difese hardware o software sull’auto, cosa estremamente complessa una volta che i veicoli sono su strada e difficile da mantenere aggiornata con l’invecchiamento di auto che rimangono in circolazione per parecchi anni.

    La soluzione Upstream è nel Cloud. Tutte le auto connesse hanno una nuvola attraverso la quale passano i loro dati. Ed è proprio dalla nuvola che è possibile accorgersi immediatamente di eventuali problemi – anche se realizzati localmente, con attacchi dalle vicinanze dell’auto e non attraverso il cloud – e sterilizzarli immediatamente.

    Spiegazione tecnologia Upstream per difesa da attacco hacker sul cloud

     

     

     

     

     

     

     

     

  • Internullo (Peugeot Italia): il 12% dei primi 5mila contratti di 208 è elettrico

    L’elettrico è convincente se è senza compromessi. Parola di Salvatore Internullo, direttore del marchio Peugeot per l’Italia e che, in occasione della presentazione alla stampa della 2008, ha fornito alcuni numeri sulla fase che sta precedendo il lancio commerciale della 208.

    Peugeot e-208

    Una dozzina di punti spontanea

    «Al 30 novembre abbiamo raccolto 5mila contratti e il 12% sono e-208», ha dichiarato Internullo che ha ribadito quanto già dichiarato da Jean-Philippe Imparato: «Non vogliamo costringere a comprare l’elettrico, per noi deve essere una scelta libera e naturale». La percentuale è più bassa di quella iniziale del 20%, ma è comunque ragguardevole per un modello che, seppure a fine vita, ha fatto oltre 29mila targhe in 11 mesi. Vorrebbe dire 2.500-3mila e, considerando che il 2019 si chiuderà con circa 11mila elettriche targate, corrisponderebbe ad un quarto del totale.

    Al 30 novembre abbiamo raccolto 5mila contratti e il 12% sono e-208

    Elettrico, un affare privato

    La nuova e-208 è stata ordinata per il 95% da clienti privati, dunque è un grado di suscitare interesse la versione elettrica di un’auto che appartiene al segmento più grande del mercato. Inoltre non è solo roba da aziende e dunque è un business anche per i concessionari. Chi ha scelto la Peugeot e-208 nel 65% dei casi l’ha presa con una delle formule di finanziamento Free2Move e per il 15% con quella del noleggio. «Questo dimostra che è sta passando il nostro messaggio la 208 non si compra, si guida» ha chiosato Internullo aggiungendo che solo il 10% l’ha acquistata in contanti.

    La nuova 208 è stata ordinata per il 95% da clienti privati, dunque è un grado di suscitare interesse la versione elettrica di un’auto che appartiene al segmento più grande del mercato

    Formidabile arma di conquista

    Anche le flotte tuttavia rappresentano un obiettivo. Aziende e Pubblica Amministrazione hanno già manifestato un interesse spontaneo verso la e-208 e anche per la 3008 ibrida plug-in che, senza avere ancora la vettura nelle concessionarie, ha già raccolto 300 ordini. Nel frattempo la 208 ha portato in Peugeot una clientela che è nuova per il 60%, percentuale che sale a 80% per l’elettrica. In questo caso la conquista ha funzionato anche verso altre auto elettriche come la BMW i3, prodotto diametralmente opposto alla francese. «Questo è la prova che la nostra filosofia convince anche chi aveva scelta l’elettrico andando incontro a diversi tipi di compromessi» ha chiuso il direttore di Peugeot Italia.

    Peugeot e-208

  • Toyota C-HR, adesso doppia motorizzazione ibrida – Dossier

    Rinnovamento e nuova motorizzazione

    A due anni dal lancio, e forte delle 240mila unità vendute in tutta Europa, Toyota rinnova il suv-crossover C-HR che si presenta ora in una versione aggiornata, con qualche piccolo ritocco estetico ed una nuova generazione di ibrido, ancora più efficiente e performante.

    Il restyling 2020 riguarda gli esterni che mostrano ora una linea più rifinita che dona maggiore identità visiva al modello.

    Altre modifiche hanno riguardato la parte anteriore e posteriore dell’auto con i gruppi ottici anteriori e posteriori  che sono stati riconfigurati con la più recente tecnologia LED.

    Tre quarti posteriore Toyota C-HR 2020

    Al posteriore, i fari sono collegati tra loro da un nuovo spoiler ‘Glossy Black’ che non stravolge l’impostazione di un modello che ha fatto del design la sua carta vincente e che denota il family feeling del brand (riconoscibile anche sulla nuova Yaris 2020).

    Esteticamente, viene ora messa a disposizione una gamma colori pi ampia con tre nuove tonalità bi-tono.

    LE NOVITA’

    Con la nuova Toyota C-HR, debutta sul modello una variante nella gamma motori che prevede una doppia scelta per l’ibrido: il 1,8L da 122 CV, con prestazioni migliorate da una batteria agli ioni di litio potenziata (emissioni di CO2 pari a 106 g/km nel ciclo WLTP), viene affiancato ora dal nuovo propulsore 2.0L da 184 CV (che utilizza batterie al nichel idruri metallici) che è in grado di assicurare divertimento di guida e consumi ai vertici della categoria.

    Toyota C-HR 2020 powertrain ibrido

    Grazie ad alcuni miglioramenti apportati al motore a benzina, tra cui l’adozione di un nuovo sistema Dual VVT-i con VVT-iE (Variable Valve Timing-intelligent Electric) sul lato dell’aspirazione, che ha consentito di incrementare la potenza e l’efficienza a fronte di emissioni ridotte, il motore 2.0L da 184 CV consente di ottenere un’accelerazione 0-100 km/h in 8.2 secondi e un consumo a partire da 25 km/l ed emissioni a quota 118 g/CO2 per km (nel ciclo WLTP).

    Il computer di bordo a fine percorso fornisce direttamente agli occupanti i dati di percorrenza in modalità zero emissioni, in modo da far comprendere al meglio quale sia stato lo stile di guida e quanto l’auto abbia saputo marciare con il motore a combustione interna spento.

    Strumentazione Toyota C-HR con indicazione percentuale di marcia in zero emissioni

    COMFORT DI BORDO

    A bordo il comfort è un ‘must’ grazie anche alla riduzione del rumore nell’abitacolo e all’utilizzo di materiali dalla qualità percepita più elevata che si affiancano ora ad un’alta dotazione multimediale che consente ora la piena integrazione con lo smartphone, sia con Apple CarPlay che Android Auto.

    Interni Toyota C-HR 2020 con Apple CarPlay e Android Auto

    Inoltre con l’utilizzo della app MyT, è possibile visualizzare la posizione di parcheggio, oppure condividere un itinerario di viaggio con la vettura o ancora tenere sotto controllo alcuni indicatori dell’auto. Per quanto riguarda invece la sicurezza, su tutta la gamma è disponibile di serie il Toyota Safety Sense che comprende un pacchetto di tecnologie studiato per prevenire e ridurre le collisioni.

    IL LANCIO

    La nuova Toyota C-HR è disponibile in tre allestimenti Trend, Style e Première al quale si aggiunge la versione MoreBusiness dedicata ai clienti flotte e costruita sull’allestimento Trend.

    In vendita a partire da 28.500 euro (con la possibilità di utilizzare la formula Pay per Drive Connected che consente rate a partire da 225 euro e che è tarata sull’effettivo utilizzato dell’auto).

    Scritta Hybrid Toyota C-HR 2020

    Il Pay per Drive Connected rappresenta il primo prodotto di acquisto legato all’utilizzo effettivo dell’auto. Il cliente, infatti, può scegliere da subito i km da percorrere in un anno e adattare nel tempo il piano alle reali percorrenze grazie alla possibilità di personalizzare i pagamenti mensili in base ai chilometri effettivi rilevati attraverso il modulo di trasmissione Data Communication Management installato sulla vettura.

    Il nuovo Toyota CH-R sarà disponibile con il nuovo programma Hybrid Service che prevede l’estensione della garanzia per le vetture Full Hybrid Electric fino a 10 anni sia sulle parti elettriche che quelle meccaniche. La garanzia commerciale è rinnovabile ogni anno se il cliente effettua regolarmente la manutenzione presso la rete ufficiale Toyota affidandosi a un team di tecnici qualificati per garantire sempre il massimo livello di efficienza della vettura.

    LA GAMMA E GLI ALLESTIMENTI

    Già ordinabile da metà ottobre nella motorizzazione 2.0L, disponibile in tre allestimenti. La versione d’ingresso sarà la Trend, con vernice Bi-tone metalizzata, cerchi in lega da 18”, fari base LED, Nuovo Toyota Touch 3 con schermo da 8” e Smartphone Integration, retrocamera, clima automatico bi-zona e Toyota Safety Sense.

    Toyota C-HR vista dall'alto

    L’allestimento Style si distingue per un design dei cerchi dedicato, sedili in pelle e Alcantara con regolazione elettrica lato guida, fari full LED, impianto audio premium JBL a 9 speaker e Nano-e. Il top della gamma è costituito dall’allestimento Premiere disponibile esclusivamente nel colore Bitone Mechanic Orange, cerchi da 18” con finitura Black, sedili in pelle premium Black con regolazione elettrica lato guida, S-IPA – Simple Intelligent Park Assist e navigatore satellitare.

    A completare l’offerta la versione dedicata ai clienti flotte, la MoreBusiness, costruita sull’allestimento Trend con l’aggiunta del navigatore satellitare ma senza la vernice Bi-tone.

    Scritta posteriore Toyota C-HR 2020

    OBIETTIVI DI VENDITA

    Per il prossimo anno il target di vendita in Europa è fissato a quota 150mila unità (in rialzo grazie anche alla doppia possibilità di scelta dell’ibrido); per quanto riguarda il nostro Paese le stime si attestato a 18mila unità per il 2020 con una market share che potrebbe raggiungere il 7,5%.

  • Visible zone, l’auto vede il pedone anche se è nascosto

    Missione Visible zone

    Rendere visibile l’invisibile. Questa è l’apparentemente impossibile missione della nuova azienda di alta tecnologia Visible zone nata solo pochi mesi fa in Israele.

    La Hyundai la sta valutando per un investimento anche se, rispetto agli standard usuali, la start-up è ancora in una fase decisamente iniziale.

    Come funziona

    Ho potuto provare il funzionamento della tecnologia Visible zone a Gerusalemme, nelle strade vicino la sede della società, direttamente a bordo dell’auto equipaggiata con il prototipo.

    Quando il sistema scorge un pedone, anche se è nascosto alla vista del guidatore, ne segnala la presenza e inizia a seguirne i movimenti.

    Visible zone prova in auto guidatore e pedone verde

    Analisi delle intenzioni con l’intelligenza artificiale

    Soltanto i pedoni che si avvicinano pericolosamente alla strada per attraversare vengono segnalati.

    Questo è il vero segreto di questa tecnologia e dello sviluppo della Visible zone, che utilizza la radiofrequenza a 2,4 GHz come il Wi-Fi e quindi attraversa gli oggetti. Soprattutto, però, sa capire se e quando un comportamento diventa pericoloso. Grazie ad algoritmi di Intelligenza Artificiale.

    Allora il pedone diventa rosso e viene emesso un segnale sonoro. Se l’auto può frenare anche senza l’intervento del conducente o è addirittura in modalità guida autonoma, il sistema Visible zone frena. E salva una vita.

    Visible zone prova in auto guidatore e pedone rosso

     

  • Auto elettrica, piccolo è bello – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Ritornano le citycar elettriche, le uniche auto alla spina che al momento hanno davvero senso.

    Pensiamo alle città

    Perché è in città che serve muoversi ad emissioni zero (e non parliamo di CO2) per poter contribuire alla qualità dell’aria (peraltro molto più alta di qualche anno fa nonostante gli allarmismi strumentali). E poter aggirare i blocchi alla circolazione di alcune municipalità, spesso assurdi e dettati da un combinato disposto di ignoranza, pregiudizio ideologico e interessi economici ancora tutti da chiarire.

    Ma torniamo alle piccole da città.

    Tre piccole gemelle elettriche

    In queste settimane il gruppo Volkswagen ha aggiornato le tre gemelle elettriche: Vw e-Up, Seat Mii electric e Skoda CitiGo-e.

    Ora vantano un’autonomia decente (260 km teorici) grazie a una batteria da 32,3 kWh che si ricarica in un’ora all’80 per cento. Per muoversi in città e sentirsi green non serve altro e la spesa è anche accettabile: meno di 25 mila euro e ci sono canoni da meno di 200 euro al mese.

    Le tre vetture esistevano già ma l’autonomia sfiorava il ridicolo, ora con le versioni 2020 ritornano e accendono un faro.

    Volkswagen e-up! 2030 vari colori avanti

    Pochi fortunati non fanno la rivoluzione

    Le grandi auto elettriche, le varie Audi e-tron, Mercedes Eqc e Jaguar I-Pace, sono oggetti che non possono fare davvero la rivoluzione perché destinate a quei happy few che si sono comprati o comprerebbero un modello Tesla, auto da altospendenti, “gente coi danè” per dirla alla milanese.

    E le Tesla, va ricordato, non hanno una straordinaria autonomia perché io divino Elon Musk ha inventato le batterie magiche ma solo perché ha è stata scelta (senza limiti di budget anche per creare storytelling) una batteria enorme e per farlo aveva bisogno di un’auto grande come Model S per poterla ospitare.

    Le grandi auto elettriche hanno bisogno di infrastrutture

    Ora con l’aumento della densità energetica e la riduzione dei costi possono essere proposte citycar realmente utilizzabili. Appare, dunque chiaro che i bestioni elettrici non hanno un reale senso logico perché senza una rete di ricarica  seria e capillare e magari autostradale restano confinate all’ambito urbano e suburbano.

    Per viaggiare è meglio optare per una bella diesel o per una plug-in hybrid.

    Piccole batterie significa piccolo impatto

    E per inciso una elettrica piccola ha una batteria che è meno costosa da ricaricare (anche in termine di dispendio energetico) ed è facile da smaltire. Anche questa è sostenibilità vera perché non basta fare il teslaro con il “club dei più buoni” per fare bene al clima.

     

  • Hyundai Nexo, 778 km con un pieno nella Francia che guarda all’idrogeno

    La Hyundai Nexo ha percorso 778 km stabilendo il record mondiale di distanza con un solo pieno di idrogeno.

    Bertrand Piccard, presidente del Solar Impulse Foundation, ha guidato il suv a fuel cell dalla stazione di rifornimento FaHyence a Sarreguemines fino al Musée de l’Air et de l’Espace che si trova a Le Bourget.

    Hyundai Nexo

    Due ministri e due regnanti

    Come passeggeri si sono alternati personaggi del mondo della politica e dell’economia tra cui due ministri del governo francese (foto sotto: Nicholas Hulot, Ambiente), altrettanti regnanti come Alberto II di Monaco e il Granduca Henri di Lussemburgo. C’erano anche Michel Delphon che presiede il gruppo di studio con il quale l’Assemblea Nazionale (il parlamento francese) sta studiando l’idrogeno e Benoît Potier, CEO di Air Liquide.

    Nicholas Hulot

    La Cina è vicina, la Corea pure

    L’azienda francese è tra le leader nel mondo in questo campo e recentemente ha firmato una lettera di intenti con la Sinopec (China Petroleum & Chemical Corporation) per lo sviluppo della mobilità ad idrogeno in Cina con l’apertura contemporanea di due stazioni di rifornimento.

    Air Liquide Sinopec

    Si scommette a Las Vegas

    Air Liquide inoltre costruirà presso Las Vegas un impianto da 150 milioni di dollari per la produzione di 30 tonnellate di idrogeno liquido al giorno destinati a sostenere il piano dello stato della California che prevede 200 stazioni entro il 2025. La Francia invece ha un piano, finanziato nel 2019 per 100 milioni di euro, per avere 100 stazioni entro il 2023.

    Las Vegas

    L’idrogeno è un credo economico

    La Nexo è il secondo modello di serie a idrogeno di Hyundai. Il costruttore coreano si dedica all’idrogeno dal 1998 e per il 2030 prevede di investire, insieme ai fornitori, l’equivalente 6 miliardi di euro e di produrre 700mila celle a combustibile, 500mila delle quali destinate a veicoli. La Nexo ha un motore da 120 kW e 395 Nm, accelera da 0 a 100 km/h in 9,2 s. e raggiunge 179 km/h.

    Hyundai Nexo

    Purificatore d’aria, per altri 49 km

    La Nexo ha 3 serbatoi da 52,2 litri ciascuno, pari a 6,3 kg, riempiti a 700 bar che permettono un’autonoma di 666 km (WLTP). Alla fine del percorso da record, il computer di bordo assegnava ancora 49 km e si calcola che, nei 778 km percorsi, all’atmosfera siano stati risparmiati 111,2 kg di CO2 e sono stati purificati 404,600 litri di aria, la quantità respirata da 23 persone adulte in un giorno.

    Hyundai Nexo