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  • Toyota bZ4X nata elettrica, prova in anteprima su strada e fuoristrada

    La Toyota bZ4X è la prima auto del gruppo giapponese nata per essere elettrica. Ecco la mia prova di guida in anteprima tra Barcellona e Sitges completa di un VIDEO che contiene impressioni e opinioni a caldo discusse insieme a Nicola Desiderio.

    Programma di prova

    La prova non si limita al tracciato stradale tra le colline della Catalogna, ma arriva a testare anche situazioni da fuoristrada duro e puro.

    La Toyota, facendoci fare questa prova, ha preso un grosso rischio. La piattaforma è completamente nuova ed ha funzioni di controllo della trazione inedite, sviluppate insieme alla Subaru.

    Toyota bZ4X ruota alzata fuoristrada

    La scuola automobilistica giapponese mette così subito in chiaro le sue intenzioni: anche nell’era elettrica ha velleità da prima della classe.

    Clicca qui per vedere il VIDEO della prova.

    Strada asfaltata

    La guida della Toyota bZ4X su strada asfaltata, specialmente nei tratti tortuosi, nonostante il passo tra asse anteriore e posteriore misuri ben 2,85 metri, evidenzia una risposta ai cambi di direzione precisa e immediata. Vissute dal sedile del passeggero anteriore, le traiettorie decise ricordano molto da vicino quelle ottenibili con veicoli a quattro ruote sterzanti.

    Orecchini Desiderio prova bZ4X guida

    Quando si è al volante, a impressionare è la fluidità con cui il sistema di controllo riesce a ripartire la coppia tra il motore anteriore e quello posteriore. L’auto in prova è infatti la Toyota bZ4X Awd, dotata di due motori elettrici, entrambi da 80 kW (336 Nm di coppia massima complessiva), montati sui due assi.

    La versione con trazione anteriore ha invece un motore da 150 kW (265 Nm di coppia massima).

    Fuoristrada duro e puro

    Messe le ruote nel fango, sul circuito di prova privato di Nasser Al-Attiyah – fresco vincitore della Dakar proprio a bordo di una Toyota – il comportamento della bZ4X riesce realmente a impressionare. L’auto in prova è dotata di pneumatici da strada e inevitabilmente, in modalità di guida standard, rimane impantanata.

    Toyota bZ4X fuoristrada fango

    Basta selezionare la specifica modalità X Mode, però, e le ruote che giravano a vuoto riescono a trovare una presa sufficiente ad uscire da una sorta di limbo melmoso. Con la stessa facilità si riesce a gestire una discesa sconnessa, sterrata e in estrema pendenza impostando la velocità massima alla quale si vuole procedere.

    Così come la successiva ripidissima salita sterrata, anche qui con velocità selezionabile fino a 12 km/h, mantenuta automaticamente dal sistema.

    Toyota bZ4X fuoristrada guado acqua

    La tenuta stagna della parte elettrica è dimostrata poi dal guado di un vascone riempito con acqua profonda non meno di trenta centimetri (secondo i dati Toyota l’auto attraversa senza problemi corsi d’acqua alti fino a 50 centimetri).

    Toyota bZ – beyond Zero

    Una vera e propria prova no-limits, insomma, per accompagnare all’esordio la prima auto della nuova famiglia identificata dal marchio Toyota bZ, che arriverà entro il 2025 a una gamma di sette modelli esclusivamente elettrici.

    Toyota bZ4X sfondo villa Nasser Al-Attiyah

    Strategia tecnologica

    La Toyota bZ4X evidenzia la strategia tecnologica scelta dal colosso giapponese per l’espansione della trazione elettrica: batterie non troppo grandi, massa totale contenuta e ottima efficienza.

    Nel caso della Toyota bZ4X le batterie sono da 71,4 kWh (con garanzia che dopo 10 anni, oppure un milione di chilometri, mantengano almeno il 70% di capacità), la massa del veicolo è di 2005 chili per la trazione integrale e 1920 chili per la due ruote motrici, con un consumo dichiarato di circa 15 kWh/100 km.

    Toyota bZ4X pale eoliche

    L’autonomia prevista con una ricarica completa è così nell’ordine dei 450 chilometri. L’auto può essere ricaricata con potenze fino a 150 kW e la ricarica della batteria fino all’80% si fa in meno di mezz’ora.

    Prima della storia con steer-by-wire

    La Toyota bZ4X arriverà sul mercato in Italia dal prossimo giugno ed entro la fine del 2022 è previsto l’arrivo di una versione equipaggiata con sterzo steer-by-wire.

    Sarà così la prima auto della storia ad avere un sistema sterzante esclusivamente via cavo, senza nessun collegamento meccanico tra volante e ruote.

  • Autobus a idrogeno, a Terni corsa dimostrativa con Toyota fino alla Cascata delle Marmore

    Un autobus a idrogeno CaetanoBus H2.City Gold, sviluppato con tecnologia Toyota, ha parcheggiato proprio davanti a Palazzo Spada, sede dell’amministrazione comunale di Terni.

    Basta questa immagine a dare la misura della convinzione con cui il comune di Terni sta scegliendo la strada dell’idrogeno per portare l’innovazione e le zero emissioni nel sistema di trasporto urbano della città.

    Autobus a idrogeno Toyota Palazzo Spada Terni

    Sul bus a idrogeno fino alle cascate

    La presenza a Terni del bus a idrogeno realizzato grazie alla partnership tra CaetanoBus, azienda portoghese tra i principali produttori di autobus in Europa, e Toyota, che fornisce le celle a combustibile di bordo, permette di vivere direttamente l’esperienza di una corsa a idrogeno dal centro della città alla suggestiva Cascata delle Marmore.

    Il tragitto passa proprio davanti alle acciaierie di Terni, dove è già presente un impianto di produzione di cosiddetto idrogeno grigio, cioè ricavato dal metano attraverso un processo di reforming.

    Autobus a idrogeno Toyota CaetanoBus cascate

    Progetto idrogeno

    “Il comune di Terni – spiega la vice sindaca e assessora all’ambiente Benedetta Salvati – grazie alla nostra progettualità è già pienamente inserito nei programmi per lo sviluppo e l’utilizzo dell’idrogeno a favore del traposto pubblico. Con la Regione Umbria siamo anche coinvolti nel progetto per la realizzazione del treno a idrogeno Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona e del relativo impianto di produzione e rifornimento di combustibile”.

    Idrogeno verde

    “La presenza di una capacità produttiva già disponibile – continua la vice sindaca Salvati – ci permette di prevedere l’arrivo su strada dei primi autobus a idrogeno a Terni entro il 2023, o al massimo nel 2024. Con l’obiettivo di realizzare in parallelo un impianto per la produzione di idrogeno verde, ricavato cioè da elettrolisi dell’acqua utilizzando fonti di energia rinnovabile, da adottare appena possibile”.

    Autobus a idrogeno Comune di Terni

    Città di frontiera

    Se quella dell’idrogeno è l’ultima frontiera dell’innovazione, Terni vuole essere città di frontiera.

    Così Leonardo Latini, sindaco della città umbra, traccia la rotta verso l’adozione dell’idrogeno come combustibile per il trasporto locale.

    L’occasione per il trasporto pubblico è storica. Grazie a fondi Pnrr e investimenti nazionali, le città italiane possono finalmente pianificare un ricambio del parco autobus circolante, quasi ovunque obsoleto e inquinante, puntando alle zero emissioni.

    L’autobus Toyota CaetanoBus

    L’autobus 12 metri CaetanoBus-Toyota H2.City Gold, secondo i dati forniti dal produttore, ha 400 chilometri di autonomia, un consumo medio di 5,1 chilogrammi di idrogeno ogni 100 chilometri e può fare il pieno di idrogeno 350 bar in circa nove minuti.

    Autobus a idrogeno Terni

    La tecnologia di trazione è basata su un’architettura ibrida plug-in, che vede un pacco batterie da 44 kWh, ricaricabile anche dall’esterno e capace di fornire da solo un’autonomia di oltre 100 chilometri, integrato nel sistema a idrogeno con celle a combustibile.

    500.000 chilometri percorsi

    Il veicolo è già in servizio in varie città in Spagna, Danimarca, Francia e Germania, dove ha percorso cumulativamente oltre 500.000 chilometri.

    Nei prossimi tre anni, nel listino della CaetanoBus, arriveranno ulteriori modelli a idrogeno con tecnologia Toyota per il trasporto urbano (lunghezza di 10 e 18 metri), la mobilità negli aeroporti e l’utilizzo interurbano. 

  • Renault Mégane E-Tech, l’elettrica piena di sè

    La Renault Mégane E-Tech apre la seconda fase dell’elettrico per una casa che all’elettrico crede da 10 anni. Sono infatti oltre 400mile i veicoli BEV venduti dalla casa francese e che hanno percorso 10 miliardi di chilometri. Ed è questa la più grande ricchezza per un costruttore che ha precorso i tempi e oggi ha in gamma 3 modelli (Twizy, Twingo e Zoe) e due mezzi commerciali (Kangoo ZE e Master ZE), oltre a full-hybrid (Clio, Captur e Arkana) e ibridi plug-in (Captur e Mégane Sporter).

    Leggi l’articolo su Megane E-Tech Sport e Salute

    Leggi la mia prova sulla Renault Captur E-Tech Hybrid

    Leggi l’articolo su Renault Captur E-Tech, l’ibrido plug-in più a buon mercato che c’è

    Leggi la prova di Renault Clio E-Tech Hybrid, euroibrido alla francese

    Renault Mégane
    Il valore dell’esperienza

    Allora Renault era pioniere, oggi ha una posizione di leader ed è tra le top 5 di mercato nell’elettrico che in Europa vale ormai l’8%, il 9% del segmento C che è al 39% elettrificato. La Renault Mégane arriva in questo contesto e in questa fascia con una vettura lunga 4,2 metri. È la prima auto dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi basata sulla piattaforma CMF-EV, la prima nativa per auto elettriche e dunque contiene anche tutta l’esperienza di Nissan in materia. Aerodinamica: il cx è di 0,29 per un sCX che va da 0,67 a 0,71, a seconda delle versioni, grazie anche alle maniglie anteriori a filo e le posteriori incassate.

    Leggi l’articolo su Renault e Vulcan Energy per il litio geotermico

    Leggi l’articolo su solfato di nickel per le batterie dai batteri

    Renault Mégane
    Batteria, si va per il sottile

    L’impostazione tecnica si riflette sullo stile. Il cofano anteriore è corto, il passo è di 2,68 metri e le ruote di grande diametro sono montate su cerchi fino a 20 pollici. L’altezza è di 1,5 metri è quasi da auto normale. Questo grazie ad una batteria che è alta solo 11 cm. Realizzata come al solito da Renault, sfrutta celle a sacchetto fornite da LG Chem con chimica NMC a basso contenuto di Cobalto e maggiore di Nickel. La versione da 40 kWh è composta da 8 moduli da 24 celle ciascuno a un singolo strato, quella da 60 KWh ha 12 moduli da 24 in due strati, ma il volume del contenitore in alluminio che le contiene e protegge è identico.

    Renault Mégane
    Triplo circuito, doppio filo

    La densità di energia per volume è di 600 Wh/litro, il 20% in più rispetto alla Zoe. Cambia ovviamente il peso: 290 kg per la prima e 394 kg per la seconda. La tensione è di 400 Volt. La gestione termica è affidata a 3 circuiti dei quali uno a liquido (prima volta per Renault) con tubi in estruso alti solo 18 mm, uno a pompa di calore che interagisce con l’abitacolo e un altro con il motore. Quest’ultimo, costruito anch’esso da Renault, è un sincrono a magneti permanenti e rotore avvolto senza utilizzare terre rare. Ha 8 poli, pesa 145 kg completo di inverter e trasmissione ed è raffreddato anche ad olio. La massa totale della vettura va da 1.513 a 1.636 kg.

    Renault Mégane
    Ricarica predittiva

    L’interazione con la batteria permette di avere sempre la temperatura corretta. In particolare, per gestire in modo predittivo la ricarica. Una volta decisa la colonnina presso quale ricaricarsi, il sistema di navigazione istruisce il sistema di raffreddamento per portare la batteria fino a 35 °C, la temperatura ideale per accorciare i tempi preservando la salute dell’accumulatore. Tale strategia è stata utilizzata per la prima volta da Tesla. La garanzia è per 8 anni o 160.000 per un’efficienza di almeno il 70%. C’è inoltre la possibilità di certificare lo stato di salute (State of Health).

    Renault Mégane
    La sicurezza nei particolari

    Molto curata anche la sicurezza. La batteria della Renault Mégane è dotata del Fireman Access frutto della collaborazione con i Vigili del Fuoco francesi. Trattasi di un’apertura posizionata sulla parte superiore che permette di circoscrivere l’incendio di una batteria in 5 minuti invece di 1-3 ore. Sotto il sedile posteriore c’è un interruttore per scollegare la batteria dal circuito ad alta tensione. Un codice QR sui finestrini permette ai soccorritori di sapere che si tratta di un veicolo elettrico e di sapere dove di trova la batteria e quali sono i punti più favorevoli per intervenire. Tale accorgimento permette di guadagnare fino a 15 minuti per l’estrazione di una persona, un vantaggio determinante per la sua salvezza.

    Renault Mégane
    La ricarica veloce, ma alternata

    La batteria da 40 kWh è ricaricabile in corrente continua fino a 85 kW, quella da 60 kW fino a 130 kW. Per entrambe la ricarica a corrente alternata è fino a 22 kW, una bella comodità (e risparmio) perché permette di sfruttare al massimo il 74% delle colonnine presenti in Europa. La Renault Mégane in 30 minuti può così recuperare 50 km. Una scelta che conferma quella che i clienti Renault possono già trovare da anni sulla Zoe. Per la ricarica veloce, Renault parla, con grande onestà, di una potenza media effettiva di 80 kW. Dunque in 30 minuti si recuperano circa 300 km di autonomia.

    Renault Mégane
    Ecosistema Mobilize

    Renault punta ad offrire al cliente un ecosistema di ricarica facile da utilizzare grazie ai servizi di Mobilize. Per la parte domestica, ci saranno wallbox con servizio di sopralluogo e installazione. Per la parte pubblica, si potrà accedere e pagare presso 260mila colonnine in tutta Europa. Per l’Italia si parla di 24mila colonnine e 26 reti. In preparazione c’è anche l’inclusione all’interno del pacchetto della rete Ionity con tariffe preferenziali. C’è il soccorso nel caso si rimanga senza energia per strada.

    Renault Mégane
    Cambio momentaneo

    Il servizio Switch Car che permette di prendere temporaneamente una Renault “termica” nel caso ci si debba recare in un luogo poco servito da colonnine di ricarica 10, 20 o 30 giorni all’anno con chilometraggio illimitato. Il tutto può essere gestito tramite l’app che interagisce a distanza con la vettura permettendo di programmare viaggi, processi di ricarica, climatizzazione e guidare altre funzioni della vettura oltre che fungere anche da sistema di pagamento e prenotazione.

    Renault Mégane
    Sterzo da corsa

    Oltre agli elementi di elettrificazione, la Renault Mégane ha molti punti di interesse. Lo sterzo è straordinariamente diretto (12:1), le sospensioni posteriori sono multi-link e il baricentro è di ben 9 cm più basso della precedente Mégane. Da rimarcare anche il sistema infotelematico basato su Android con schermo da 9” orizzontale o 12” verticale, dunque dotato di un sistema di riconoscimento vocale assai potente e potenzialmente capace di ospitare qualsiasi tipo di app per allargarne le funzionalità.

    Renault Mégane
    Aggiornamento costante

    Ovviamente è aggiornabile over-the-air, così come altre 20 centraline della vettura, comprese quelle che riguardano la gestione dell’energia e dei dispositivi di sicurezza. La strumentazione è digitale su display da 12” e volutamente priva di palpebra. Interessante l’integrazione a scomparsa delle bocchette per la climatizzazione. Il sistema di illuminazione interna cambia colore ogni 30 minuti seguendo il ciclo circadiano per aumentare il benessere a bordo. Le sellerie interne per alcuni allestimenti utilizzano tessuto e TEP riciclati al 100% e si trova la prima applicazione del Nuo, un materiale composto da vari fogli di legno incollati con un mastice ed un tessuto a basso impatto ambientale.

    Renault Mégane
    Quattro livelli di recupero

    La versione da 96 kW e 250 Nm, raggiunge 150 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 10 s. Quella da 160 kW e 300 Nm arriva fino a 160 km/h e fa lo 0-100 in 7,4 s. Per la prima si po’ avere la batteria da 40 kWh e 60 kWh con autonomie rispettive di 300 e 470 km che scende a 450 km con il motore più potente. I consumi vanno da 15,5 a 16,1 kWh/100 km. Il guidatore può selezionare 4 modalità di guida (Comfort, Sport, Eco e Perso) e altrettanti livelli di recupero attraverso le levette dietro al volante. I tecnici francesi hanno scelto di non avere il one-pedal drive.

    Renault Mégane
    La scommessa dei prezzi

    Il listino della nuova Renault Mégane prevede tre allestimenti (Equilibre, Techno, Iconic) più due dedicati alla clientela business con prezzi a partire da 37.100 euro. La versione Techno con batteria da 60 kWh è finanziabile con un acconto del 20%, 36 rate da 300% e il resto è costituito da valore residuo garantito. Innovativa la possibilità di interagire con la rete attraverso WhatsApp, sia quello sul proprio smartphone sia sul sistema di bordo.

  • Volvo Powerstop, stazioni di ricarica ultraveloce a Bologna e Perugia

    Volvo Powerstop, questo è il nome scelto dalla casa svedese per gli ultracharger della sua rete di infrastrutture per la ricarica di auto elettriche.

    Il progetto che prevede la nascita in tutta Europa di punti di ricarica marchiati Volvo, dopo l’attivazione della stazione di Milano Porta Nuova, inizia a espandersi velocemente nel resto d’Italia.

    Clicca qui e leggi Volvo Recharge, la prima ricarica ultraveloce in centro a Milano.

    Volvo C60 Recharge Powerstop

    Bologna, Perugia e altre città

    Alla presenza del Sindaco Matteo Lepore è stata inaugurata la stazione di ricarica Volvo ultrafast Powerstop di Volvo Car Italia a Bologna.

    Quasi in contemporanea, la concessionaria Volvo Ambrosi di Perugia ha aperto la serie di attivazioni delle Volvo Powerstop nell’ambito del progetto nazionale Volvo Recharge Highways.

    Volvo Powerstop Perugia

    Saranno quindi le concessionarie Volvo di Ferrara, Verona, Civitanova Marche, Frosinone e Trento le prossime a fare altrettanto.

    Il calendario delle inaugurazioni punta ad avere un significativo numero di stazioni operative entro la metà del 2022.

    Stazioni su 15 assi autostradali

    Il progetto nazionale Volvo Recharge Highways, promosso dalla filiale italiana di Volvo in collaborazione con la rete delle concessionarie ufficiali Volvo in Italia, prevede l’installazione di stazioni di ricarica ultrafast da 150 kW presso le concessionarie Volvo in prossimità delle uscite delle principali autostrade italiane e in altri punti strategici del territorio italiano, con oltre 15 assi autostradali interessati.

    La dislocazione dei punti di ricarica renderà possibili spostamenti a lungo raggio qualsiasi sia la direttrice di viaggio.

    Volvo ricarica elettrica

    Powerstop nella sede aperto a tutti

    Anche il punto di ricarica ultrafast presso Volvo Car Italia, al pari degli altri che comporranno la rete delle Volvo Recharge Highways, sarà aperto agli utenti di veicoli elettrici di tutti i marchi e non solo Volvo.

    Un messaggio forte per tutti coloro che auspicano un passaggio effettivo alla mobilità elettrica. In tal senso, le stazioni di ricarica installate da Volvo sono da considerarsi un vero e proprio servizio di mobilità a disposizione degli automobilisti che scelgono di guidare elettrico.

    Michele CrisciPresidente Volvo Car Italia:

    Con l’inaugurazione della stazione di ricarica presso la sede storica della Volvo a Bologna facciamo un passo verso il futuro della mobilità e l’ammodernamento del Paese.

    Crisci Lepore Stazione ricarica inaugurazione Bologna

    Il Sindaco di Bologna Matteo Lepore svela le ambizioni della città:

    Bologna ha posto la propria candidatura per rientrare nel novero delle cento città Europee che saranno carbon-free per il 2030.

    Energia rinnovabile

    La stazione di ricarica Volvo ultrafast Powerstop di Bologna è dotata di due prese di ricarica DC e può ricaricare contemporaneamente due veicoli elettrici con una potenza di 150 kW.

    L’energia erogata è prodotta integralmente da fonti rinnovabile e quindi sostenibili.

    Ricarica elettrica ultra fast

    Volvo, Duferco e Plugsurfing

    Il proprietario dell’infrastruttura di ricarica è Volvo Car Italia mentre il gestore dell’infrastruttura e del sistema operativo (Charging Point Operator – CPO) è Duferco Energia.

    Plugsurfing (partner di Volvo in Europa) è invece il fornitore di servizi di ricarica (E-Mobility Service Provider – EMP).

    L’utilizzo di un account Plugsurfing permette la ricarica al prezzo assai vantaggioso di 0,35 €/kWh sia per i clienti Volvo sia per gli utenti di altri marchi.

  • Menarinibus Citymood 12e, primo bus elettrico made in Italy

    Il bus elettrico Menarinibus mostra la strada da seguire per la riconversione della filiera automobilistica italiana.

    Elettrificazione della trazione, vettori energetici a zero emissioni come elettricità e idrogeno, riapertura di centri ricerca e impianti di produzione.
    In sintesi, creazione di prodotti e posti di lavoro di qualità, destinati a durare e a produrre valore e benessere in futuro.

    Questa è sostenibilità.

    Benvenuti a bordo Menarinibus

    Dopo l’elettrico arriva l’ibrido

    La MenariniBus, storico marchio italiano di autobus rinato soltanto tre anni fa grazie a soldi pubblici, dopo aver lanciato il MenariniBus Citymood 12e, primo modello di bus elettrico made in Italy, conferma anche l’arrivo della versione ibrida.

    “Il Citymood 12e nella versione 12 metri – afferma Antonio Liguori, presidente di Industria Italiana Autobus, gruppo al quale appartiene il marchio – è già in produzione ed è competitivo per dotazioni tecnologiche, autonomia ed economicità di gestione. Alle spalle c’è una piattaforma di assistenza integrata che fornisce un supporto totale ai clienti anche e soprattutto da remoto. A breve andranno in produzione anche i modelli a 8 e 18 metri e stiamo lavorando all’ibrido e alla versione a idrogeno”.

    Gamma completa

    La gamma del MenariniBus Citymood è attualmente composta da modelli Diesel di ultima generazione, a metano (sia gassoso che liquido) ed elettrico a batterie.

    Bus elettrico Menarinibus Citymood 12e

    Entro il prossimo anno avrà anche l’ibrido-elettrico e allo studio, per la doppia motorizzazione, ci sono sia la più convenzionale tecnologia con motore diesel, batterie e motore elettrico, sia l’ancora più ecologico accoppiamento di alimentazione a metano e sistema elettrico.

    Anche a idrogeno

    La versione a idrogeno è prevista dal piano industriale entro il 2023. “Bisogna farsi trovare pronti anche in questa che, per ora, è soltanto una nicchia – continua Liguori – ma sulla quale i nostri concorrenti internazionali stanno da tempo lavorando e investendo. Sono certo che il nostro gruppo sarà tenersi al passo”.

    Soldi pubblici

    Un programma ambizioso, che fino ad oggi grazie all’ingresso nel capitale sociale di Industria Italiana Autobus delle società pubbliche Invitalia (42%) e Leonardo (30%) accanto alla turca Karsan, ha permesso di riaprire lo stabilimento campano di Flumeri (ex Irisbus), in provincia di Avellino, e di rilanciare il centro di ricerca e sviluppo Menarini a Bologna, dotato anche di una piccola capacità produttiva.

    Sono così rientrate dalla cassa integrazione – che andava avanti anche da otto anni – circa 400 persone e sono stati assunti 150 nuovi addetti.

    Obiettivo rilancio

    “Il punto di arrivo – spiega il presidente Antonio Liguori – è rappresentato dalla completa ristrutturazione e dal rilancio dei siti produttivi di Bologna e Flumeri. Parliamo di due stabilimenti che erano passati attraverso una gravissima crisi e che erano sostanzialmente chiusi. Grazie agli azionisti pubblici e ai governi che non hanno fatto mai mancare risorse, sono stati completamente riprogettati e riportati a una piena competitività. Il punto di partenza è costituito proprio dai tecnici dell’engineering di Bologna e dai lavoratori dello stabilimento di Flumeri i quali, mentre riorganizzavano linee e processi produttivi, lavoravano alacremente per consentire di presentare a tempo record il primo autobus elettrico completamente italiano, evitando che la concorrenza riempisse nel frattempo ogni spazio utile di mercato”.

    Interni autobus Menarinibus Cotymood 12e elettrico

    Servono le gare

    Perché la crescita possa proseguire, tutto dipende dall’avvio di gare per il ricambio del parco autobus delle città in Italia e a livello internazionale.

    Nel 2021 non sono state bandite tutte le gare previste, ma con i fondi europei e nazionali destinati al rilancio e alla decarbonizzazione del trasporto pubblico, dal 2022 dovrebbero partire molti acquisti di autobus sia nel nostro paese, sia nel resto d’Europa e in Nord Africa – dove il gruppo è presente commercialmente – per tutte le tipologie di trazione presenti nel listino MenariniBus.

    Tecnologia bus elettrico Menarinibus

    Filiera nazionale

    L’obiettivo più ambizioso e interessante del gruppo Industria Italiana Autobus e degli investimenti pubblici che lo interessano, è la creazione di un’intera nuova filiera nazionale per la fornitura di tutti i componenti necessari alla produzione dei modelli con trazioni più innovative, dall’elettrico, all’ibrido e all’idrogeno.

    Motori e batterie del neonato bus elettrico MenariniBus Citymood 12e, infatti, arrivano attualmente dalla Germania e sono forniti rispettivamente dalla Siemens e dalla Akasol.

    Un primo successo di filiera nazionale è già stato ottenuto e riguarda l’impianto di climatizzazione con pompe di calore, che è prodotto in Italia e prevede soluzioni all’avanguardia a livello internazionale.

    Clicca qui e leggi il mio articolo su Repubblica.

  • Fare impresa e fare del bene, Renault con Every child is my Child per bambini siriani e case famiglia a Roma

    Nelle aziende si parla sempre più spesso di CSR (Corporate social responsibility), cioè responsabilità sociale d’impresa.

    Ancora troppe volte, però, se ne parla senza capirne veramente il senso. Sembra quasi un dovere del momento, un segno dei tempi nemmeno troppo giustificato da ragioni economiche e di mercato.

    Renault Fare del bene

    La domanda chiave

    La domanda chiave, quella che mi sono sentito ripetere tante volte perorando la causa della Sostenibilità e sollevando questioni ambientali e sociali insieme a quelle economiche, è sempre la stessa ed è spesso fatta con un curioso e sempre uguale ghigno sul viso:

    Secondo te questa roba fa vendere di più?

    Questa domanda (secondo loro retorica) me l’hanno fatta amministratori delegati, presidenti, direttori marketing e direttori vendite, direttori generali e anche parecchi professionisti della comunicazione e addirittura giornalisti.

    La mia risposta è sempre stata semplice e quasi mai veramente compresa:

    Sì, ma se me lo chiedi non sarai in grado di accorgertene.

    Le cose sono andate puntualmente ben al di là della mia previsione e gli uomini strategicamente miopi che facevano quella domanda sono evaporati dal panorama manageriale e professionale nel giro di poche stagioni.

    Fusilli Foglietta Uniti per fare del bene

    Renault e Everychild is my child Onlus

    Il Gruppo Renault ed Every child is my Child Onlus hanno individuato come punto d’incontro il valore del “fare del bene”.

    L’associazione Every Child is my Child, nata nel 2017 e presieduta da Anna Foglietta, coinvolge attori, registi, musicisti, atleti e personaggi pubblici.

    Le finalità della Onlus sono numerose e vanno dal sostegno di organizzazioni nazionali e internazionali a difesa dei diritti civili dei bambini, alla promozione di campagne di sensibilizzazione e informazione sui temi legati all’infanzia, ad attività di raccolta fondi a sostegno di bambini in stato di difficoltà economiche o disagio sociale.

    Anna Foglietta

    Scuola nel campo profughi

    Il Gruppo Renault ha deciso di contribuire al Plaster School Project (Progetto Scuola Cerotto) volto a sostenere la formazione scolastica dei bambini vittime della guerra siriana.

    Fusilli Fare del bene

    Il contributo mette al centro la formazione ed è destinato alla creazione di una scuola a Reyhanli, un campo profugo turco che ospita bambini siriani.

    Parco giochi a Roma

    Inoltre, il team di Sodicam Italia, la società del gruppo Renault che si occupa della vendita di ricambi e servizi, ha scelto di impegnarsi in un’attività formativo-motivazionale a scopo sociale a Roma.

    Il risultato visibile è un parco giochi attrezzato da destinare ai bambini delle case di accoglienza romane La Nuova ArcaIl Tetto e Piccoli Passi.

    Parco giochi la nuova arca

    La Nuova Arca, in particolare, è una realtà di solidarietà nata nel 2007 per accogliere e accompagnare mamme sole con bambini e altre persone in situazione di vulnerabilità sia con servizi strutturati come la casa-famiglia o l’housing sociale.

    Sia con progetti e interventi di inserimento lavorativo e abitativo, per favorire l’uscita dallo svantaggio sociale economico e personale e lo sviluppo di un’equilibrata reciprocità e interdipendenza sociale.

  • Addio alla Bmw i3, finisce l’era del pionierismo elettrico

    La Bmw i3 non è un’auto qualsiasi. La sua uscita di produzione, decisa dalla Bmw per il mese di luglio di quest’anno, ha un significato che va ben oltre la semplice constatazione della fine del un ciclo di vita di un modello.

    La piccola e originalissima Bmw, infatti, è stato il primo modello esclusivamente elettrico della casa di Monaco, lanciato nel 2013 insieme all’inedito marchio “i” per aprire la strada della mobilità a zero emissioni. Uscirà di scena la prossima estate dopo essere stata prodotta in 250.000 esemplari.

    Termina un’era

    Mettendo fine alla sua produzione, il gruppo tedesco chiude il capitolo pionieristico nell’auto a batterie ed entra simbolicamente nella fase dell’espansione verso i grandi numeri e la diffusione di massa.

    Bmw i3

    Design e fibra di carbonio

    Il design fuori dagli schemi con interni caratterizzati da ampio utilizzo di materiali naturali e stile minimalista, e la grande innovazione in tutti i campi, resa evidente dall’impiego intensivo della fibra di carbonio, erano la caratteristica identitaria di auto nate per sprizzare futuro.

    Bmw i3 interni

    Questi elementi si sono tradotti fin dal lancio in un prezzo piuttosto elevato, che oggi per le diverse versioni disponibili è a cavallo dei 40.000 euro.

    La Bmw i3 ha quindi caratteristiche forti, che vengono però evidentemente ritenute non adatte alla nuova fase di normalizzazione della mobilità elettrica.

    Non ci sarà un’erede

    La voglia di voltare pagina è così evidente, che non è previsto l’arrivo di un’erede. Si dovrà quindi attendere il lancio della futura Bmw iX1, tra almeno un anno e mezzo, per avere di nuovo un modello elettrico compatto per il marchio Bmw.

    Eppure, la Bmw i3 ha dimostrato di sapersi aggiornare continuamente con il passare del tempo. La batteria di bordo è cresciuta negli anni dalla capacità di 22 kWh al momento del lancio, nel 2013, fino agli attuali 42 kWh.

    Bmw i3 posteriore

    Anche con Range-extender

    Ed è stata disponibile a lungo in gamma una versione con Range-extender, cioè dotata anche di un serbatoio di benzina e di un piccolo motore a combustione interna per ricaricare le batterie in caso di bisogno, capace di aggiungere durante la marcia un’autonomia supplementare rispetto a quella garantita dalla carica iniziale degli accumulatori.

    Nuova generazione

    L’addio alla Bmw i3 fa seguito a quello di oltre un anno fa alla Bmw i8, chiude quindi completamente la storia della prima generazione di Bmw elettriche, progettate per essere iconiche, e lascia spazio alla nuova generazione, votata alla similitudine con le auto tradizionali.

    Bmw i3 polizia

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  • Innovazione e sostenibilità, Continental punta su sensori Lidar e pneumatici verdi

    Dopo aver celebrato lo scorso anno il suo centocinquantesimo anno di attività, la storica azienda di pneumatici e componentistica elettronica tedesca Continental guarda ai prossimi decenni puntando sull’innovazione e sulla sostenibilità.

    LiDAR a lungo raggio

    Sono in arrivo i primi frutti dell’investimento Continental in AEye, azienda tra prime al mondo a sviluppare sensori LiDAR (Light detection and ranging) ad alte prestazioni con sede a Dublin, California.

    Il fiore all’occhiello della società americana è la tecnologia LiDAR che combina un laser 1550 nm con un sistema di controllo brevettato basato su scanner micro-elettromeccanico (MEMS). Questo sistema può essere configurato attraverso il software di controllo e si adatta quindi ad essere applicato e ottimizzato sulle singole applicazioni auto dei costruttori.

    LiDAR Continental HLR131

    Questa tecnologia di rilevamento di precisione rappresenta una componente fondamentale per lo sviluppo di veicoli a guida autonoma.

    Nel 2024 la Continental e la AEye lanceranno il modello HRL131, primo sensore LiDAR a lungo raggio ad alta risoluzione al mondo ad entrare nella produzione in serie nel mercato automobilistico, che andrà ad unirsi al LiDAR a corto raggio Continental HFL 110, già oggi in produzione in serie.

    Il modello HRL131 è adatto a soluzioni di guida automatizzata di Livello 3 e Livello 4, quindi per veicoli a guida completamente autonoma.

    Livelli SAE guida autonoma 2021

    La tecnologia LiDAR ad alte prestazioni abilita funzionalità chiave anche per il trasporto merci e persone combinando un’elevata risoluzione spaziale dinamica con il rilevamento a lungo raggio.

    I modelli di scansione definiti dal software possono essere completamente personalizzati per adattarsi a qualsiasi esigenza del cliente. Il sensore è impostato per gestire gli ambienti più difficili e dinamici per supportare la guida autonoma, dagli scenari autostradali ad alta velocità alle strade urbane densamente affollate.

    Pneumatico GreenConcept

    Continental ha presentato al CES di Las Vegas 2022 il suo nuovo concept di pneumatico sostenibile, Continental GreenConcept.

    Pneumatico verde Continental GreenConcept

    Si tratta di uno pneumatico costituito da una percentuale particolarmente elevata di materiali tracciabili, rinnovabili e riciclati. Il design è innovativo e leggero e permette di conservare risorse preziose garantendo una maggiore durata grazie a un battistrada riutilizzabile.

    Questo studio sfrutta gli approcci tecnologici attuali ed emergenti relativi alla progettazione di pneumatici sostenibili per le autovetture, con l’obiettivo di ridurre al minimo il consumo di risorse in ogni anello della filiera.

    Di conseguenza, lo studio affronta tutto il ciclo di approvvigionamento e produzione, arrivando fino all’utilizzo: dal prelievo delle materie prime nelle varie fasi di produzione per arrivare alle soluzioni per prolungare la vita utile dello pneumatico.

    Obiettivi di sostenibilità

    Continental ha dichiarato l’obiettivo ambizioso di diventare entro il 2030 l’azienda di pneumatici più all’avanguardia per quanto riguarda la responsabilità ecologica e sociale.

    Entro al più tardi il 2050, Continental ha comunicato che produrrà pneumatici utilizzando il 100% di materiali prodotti in modo sostenibile, raggiungendo la piena neutralità climatica in tutto le sue catene di approvvigionamento.