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  • Volvo e 3.1 Phillip Lim, la borsa da viaggio diventa sostenibile

    Volvo collabora con la casa di moda 3.1 Phillip Lim, grazie a materiali bio e riciclati nasce un nuovo accessorio moda di lusso.

    Si tratta di un borsone da viaggio realizzato con gli stessi materiali degli eco-interni dei modelli Volvo.

    Il marchio 3.1 Phillip Lim è tra i pionieri della moda responsabile. Nel progetto ha disegnato il borsone da weekend, che sarà prodotto in edizione limitata, per il viaggiatore eco-consapevole.

    Volvo 3.1 Phillip Lim borsa

    Volvo e 3.1 Phillip Lim

    Spaziando dai capi realizzati a impatto zero sul clima con alghe ai materiali riciclati di alta qualità, 3.1 Phillip Lim è divenuto un marchio noto per aver superato i confini esistenti nell’approvvigionamento di materiali alternativi.

    Il lusso consapevole e lo stile disinvolto sono tra i protagonisti della rivoluzione in corso nell’industria della moda contemporanea.

    Volvo borsa sostenibile Modella

    Il borsone da weekend dello stilista è realizzato con un materiale innovativo e sostenibile utilizzato da Volvo per i rivestimenti interni delle vetture, denominato Nordico.

    Sulle elettriche, solo Ecopelle

    Il nuovo materiale è stato introdotto a seguito dell’annuncio fatto dalla Casa automobilistica all’inizio di quest’anno secondo cui, a partire dalla C40 Recharge, tutti i nuovi modelli Volvo a trazione solo elettrica saranno totalmente leather free.

    Questo impegno riflette il proposito di Volvo Cars di ricercare attivamente fonti sostenibili e di alta qualità per molti dei materiali attualmente utilizzati nell’industria automobilistica in generale.

    Nordico è il nuovo eco-materiale

    Nordico è un materiale innovativo e di alta qualità creato da Volvo Cars che farà la sua prima comparsa nella prossima generazione di auto al 100% elettriche del Marchio.

    Nordico materiale Volvo borsa sostenibile

    Composto da fibre ricavate da materiale riciclato, come le bottiglie in PET, materiale bio-attribuito proveniente da foreste sostenibili in Svezia e Finlandia, e tappi di sughero riciclati dal settore vinicolo, Nordico contribuirà a definire un nuovo standard per il design degli interni delle automobili di fascia alta del futuro.

    Borsone sostenibile

    Perfetto per un fine settimana fuori porta, questo borsone si ispira all’essenza del design scandinavo e si distingue per la sua ottima capienza, la doppia tracolla e l’esclusiva tasca con logo.

    Volvo borsa sostenibile frontale

    Il borsone ecosostenibile si ispira inoltre alla cosiddetta “luxtainability“: un trend evidenziato nel rapporto “The rise of conscious design” realizzato da Volvo Cars insieme a The Future Laboratory, società leader nelle analisi delle tendenze, al fine di individuare quelli che saranno i materiali di domani.

    Il trend emergente è determinato dal desiderio da parte del mondo del design di puntare su materiali sostenibili, senza rinunciare alla qualità.

    Sebbene il borsone non sia disponibile per l’acquisto dato che si tratta di un’edizione limitata ed esclusiva, è possibile assicurarsi un numero limitato di esemplari attraverso iniziative di mercato locali, come concorsi, aste di beneficenza e omaggi.

    Phillip Lim

    Phillip Lim, co-fondatore e direttore creativo di 3.1 Phillip Lim ha dichiarato: “La sostenibilità è parte integrante del marchio 3.1 sin da quando è nato. Ci sforziamo di raggiungere un equilibrio sostenibile in tutto ciò che facciamo. Il mantra del nostro marchio è ‘produrre meno, avere maggiore rilevanza’.

    Phillip Lim

    Entrare in contatto con Volvo per questo progetto di sostenibilità ha portato a un immediato allineamento di valori. Sono fermamente convinto che il nostro attuale atteggiamento mentale collettivo ci consenta di trovare soluzioni sostenibili basate su nuovi materiali, riuscendo allo stesso tempo a mantenere un livello di design elevato, che rappresenta il lusso per eccellenza”.

    Volvo

    “Abbiamo un’idea chiara della direzione che dovremo prendere in futuro e il primo passo sarà quello di garantire l’impiego di materiali sostenibili, naturali e riciclati”, ha commentato Robin Page, responsabile del design presso Volvo Cars. 

    Modella borsa Volvo C40 Recharge

    “La collaborazione con 3.1 Phillip Lim per la creazione di un borsone ispirandosi ai materiali di domani rafforza l’ambizione delle due aziende di lanciare una sfida al mondo del design nella sua accezione più ampia affinché riconsideri i materiali che usiamo. Dalla creazione di collezioni da passerella agli interni delle auto, condividiamo la responsabilità di trovare alternative basate su materiali sostenibili”.

  • Eolico offshore, a Taranto il primo parco del Mediterraneo produrrà elettricità per 20.000 famiglie

    Eolico offshore, la partita della produzione in mare di elettricità dal vento è una delle più importanti per la sfida energetica dei prossimi decenni.

    C’è anche l’Italia tra i paesi con un potenziale di grande interesse e a Taranto procedono i lavori di realizzazione del primo grande parco eolico fuori costa del Mediterraneo.

    80 milioni di euro

    Il parco eolico di Taranto è un progetto che prevede un investimento di circa 80 milioni di euro di fondi privati coordinati da Renexia, che ha inglobato il ramo energie rinnovabili del gruppo Toto, iniziatore dell’impresa.

    L’impianto energetico, situato a circa 2 chilometri e mezzo dalla costa, sarà gestito dalla società Beleolico.

    Parco eolico Taranto

    Dieci aerogeneratori da 3MW

    L’impianto è costituito da 10 turbine da 3 MW ciascuna, con 30 MW potenza nominale complessiva installata.

    La produzione stimata è di 55.600 MWh l’anno, pari ai consumi energetici di circa 20.000 famiglie.

    Le turbine sono montate su fondazioni monopalo con un diametro di 4,5 metri e lunghezza totale di circa 50 metri, con una massa di circa 400 tonnellate.

    Diametro di 135 metri

    Le fondazioni sono parzialmente infisse nel fondale marino e reggono torri da 80 metri sulle quali alloggiano rotori da 135 metri di diametro.

    Monopali eolico offshore Taranto

    I dieci monopali sono posizionati nel fondale grazie a navi cantiere autosollevanti.

    Il parco eolico offshore del Mar Grande di Taranto è il primo ad ottenere la piena autorizzazione in Italia, a fronte di oltre 20 progetti presentati a partire dal 2008.

    Altri due parchi in Sicilia e Sardegna

    Il progetto di Taranto apre la strada ad altri due parchi in Sicilia e Sardegna situati molto più lontano dalla costa (30-35 chilometri), realizzati su strutture galleggianti e ancora più importanti dal punto di vista della potenza installata e degli investimenti.

    Tutti e tre i parchi eolici sono progettati dallo studio degli ingegneri Luigi e Alessandro Severini.

    Parco eolico Taranto e porto

    Tempi troppo lunghi

    Il progetto del parco eolico di Taranto parte addirittura nel 2008. Nonostante il rilascio dell’autorizzazione sia avvenuto nel 2013, l’opera si sta completando soltanto a fine 2021.

    Dopo il no del Consiglio comunale di Taranto, superato in sede giudiziaria, il progetto è stato ceduto da una compagine di imprenditori di Taranto ad un gruppo finanziario francese, quindi a Renexia.

    Turbine cinesi

    Il fallimento fornitore previsto per le turbine, la tedesca Senvion, ha portato all’individuazione del nuovo fornitore MingYang Smart Energy.

    Il grande produttore cinese di turbine eoliche entra così per la prima volta sul mercato in Europa.

  • Daimler con Stellantis e TotalEnergies, Automotive Cells Company sarà il gigante europeo delle batterie

    Daimler entrerà in Automotive Cells Company, la joint-venture nata tra a Stellantis e a TotalEnergies nell’agosto 2020 per sviluppare e produrre batterie automotive. Il sodalizio dunque si allarga con il costruttore tedesco che avrà un terzo della società la quale produrrà almeno 120 GWh all’anno entro il 2030.

    ACC logo
    Il supporto dei governi

    Cresce a oltre 7 miliardi l’investimento previsto. Precedentemente, si parlava di 5 miliardi di euro con un’iniezione robusta di soldi pubblici: 1,3 miliardi tra Germania, Francia e fondi IPCEI dell’Unione Europea. Prende dunque sempre più forma l’industria europea della batteria, come auspicato da tutti.

    Maroš Šefčovič

    Daimler ha appena annunciato i nuovi piani industriali per l’elettrificazione. Essi prevedono 8 gigafactory: 4 in Europa, 2 negli USA, una in Cina ed un’altra in India. Ci sono già altri 9 impianti dedicati sia ad accumulatori sia ai sistemi: Germania (Kamenz I e II, Unterurkheim I e II, Sidelfingen), Tuscaloosa (USA), Jawor (Polonia), Pechino e Bangkok.

    Stella autarchica

    Daimler ha la consociata Deutsche Accumotive per costruire da sola le batterie. Costituita nel 2009 con Evonik, è stata poi acquisita totalmente nel 2014. Nel luglio 2020 è entrata anche nel capitale e nel board di Farasis con l’obiettivo di costruire anche le celle e integrare la catena del valore delle batterie.

    Leggi l’articolo su Mercedes ad impatto zero nel 2039

    Leggi l’articolo su Mercedes entra in Farasis e mette le mani sulle celle

    Daimler rete produttiva batterie

    Automotive Cells Company nasce invece per un duplice motivo. Il primo è supportare i piani di elettrificazione di Stellantis. Il secondo è creare il sistema industriale europeo per le batterie sollecitato da UE e Commissione. L’obiettivo dichiarato è di produrre 48-64 GWh entro il 2028 presso i siti di Douvrin e Kaiserslautern ai quali si è aggiunto anche quello di Termoli.

    ACC, ma non solo

    Alla luce dei numeri, viene creata un’entità che consentirà notevoli economie di scala. Sulla carta, Mercedes mette sul piatto un’esperienza tecnologica ed industriale superiore. I numeri fanno capire anche che Stoccarda non dovrebbe far confluire tutte le proprie attività relative alle batterie in ACC.

    Ola Källenius

    Quest’ultimo dovrebbe essere il partner aggiuntivo del quale gli uomini Mercedes avevano parlato lo scorso luglio in occasione della presentazione dell’ultima versione del piano di elettrificazione. Per Stellantis c’è la possibilità di almeno raddoppiare la capacità produttiva per le batterie in Europa e appoggiarsi ad un partner che è già pronto per i mercati di Nordamerica e Asia.

    Per Stellantis c’è la possibilità di almeno raddoppiare la capacità produttiva per le batterie in Europa e appoggiarsi ad un partner che è già pronto per i mercati di Nordamerica e Asia.

    Gli obiettivi comuni

    Automotive Cells Company svilupperà sia celle sia batterie che utilizzeranno litio “etico” in stabilimenti a impronta ridotta o nulla di CO2. Alla fine del loro ciclo di vita, potranno essere riciclate almeno per il 95% creando le premesse per un’economia circolare legata alla più grande industria del mondo, sia per valore sia per rilevanza sociale.

    Carlos Tavares

    Si tratta dunque di una buona notizia, che potrebbe riguardare anche l’Italia. E che dobbiamo sperare coinvolga sempre di più il nostro amato Stivale. I paesi trainanti dell’Unione (Germania e Francia) si sono già messi in moto e anche la Spagna che è il secondo costruttore di automobili dell’Unione.

    Ora servono, domani (forse) no

    I fornitori di celle (CATL, Panasonic, BYD, LG Chem, Samsung, SK Innovation…) hanno già messo piede, principalmente nei paesi dell’Est europeo e osservano. Le case ora hanno bisogno di loro, ma si stanno organizzando per fare tutto da sole ed escluderle ridimensionando lo strapotere asiatico nel campo delle batterie.

    European Battery Alliance

    Non è escluso che al nucleo formatosi intorno a Stellantis, Daimler e Total si uniscano altre entità. Oppure solleciti la nascita e la crescita di un altro grande blocco concorrente. Le alleanze per creare economia di scala e standardizzazione potrebbero apparire una mossa indispensabile, Una necessità per l’immediato futuro più del mantenimento della singola superiorità in termini di tecnologia.

    Le alleanze per creare economia di scala e standardizzazione potrebbero apparire una mossa indispensabile, Una necessità per l’immediato futuro più del mantenimento della singola superiorità in termini di tecnologia

    Verso il pubblico e la società

    In questo ambito va inquadrata la mossa di Daimler. Apparentemente, Stoccarda sembrava pronta per fare tutto da sola. Evidentemente invece gli investimenti sono così onerosi che vanno necessariamente condivisi per far funzionare l’intera industria. E per rendere le emissioni zero avvicinabili da un pubblico sempre più ampio nel più breve tempo possibile.

    Fiat 500e
  • Volkswagen, a Salzgitter un nuovo centro di eccellenza per farsi le celle delle batterie dal 2025

    Volkswagen si prepara a produrre le celle delle proprie batterie dal 2025. E il cammino verso questo importante traguardo comincia dal Salzgitter dove il costruttore tedesco ha investito 70 milioni di euro per il nuovo e avanzato Center of Excellence che si sviluppa per un’area di 2.500 mq.

    Imperativo: internalizzare!

    Volkswagen dunque fa un passo avanti fondamentale nell’internalizzazione delle tecnologie che riguardano l’elettrificazione. Dopo le batterie, il costruttore di Wolfsburg si farà in casa anche le unità che le compongono.  A cominciare da Salzgitter. Lo sta facendo anche Daimler, ci puntano anche Tesla e altri costruttori

    Leggi l’articolo di Daimler che mette le mani sulle celle

    Leggi l’articolo su Tesla tuttofare, dall’energia alle celle

    Salzgitter

    Le celle Volkswagen saranno costruite in 6 impianti con capacità totale di 240 GWh. Di queste, Saltzgitter varrà 40 GWh. L’altra novità è che in tutti questi impianti sarà prodotta una cella unificata destinata ai segmenti di volume. Dunque massimizzazione delle economie di scala per ridurre i costi del 50%.

    Laboratori all’avanguardia

    Il punto di forza del nuovo Center of Excellence di Salzgitter sono i suoi laboratori. Vi ci possono compiere oltre 200 tipi di analisi. E inoltre uno dei pochi al mondo provvisto di microscopio elettronico a scansione, per rilevare il litio. Si possono simulare anche il processo di invecchiamento caricando le celle dal 5% all’80% in 12 minuti.

    Salzgitter

    Al nuovo Center of Excellence lavorano da subito 500 persone che diventeranno 1.000 entro la fine del 2022. Di queste, circa 250 saranno esperti di ricerca, analisi e sviluppo per trovare nuovi materiali e nuove forme per le celle. I laboratori sono divisi in 4 aree: sviluppo celle, analisi, ambiente e sicurezza e campo elettrico.

    Quattro aree e mille persone

    Nel primo sono valutati materiali, formulazioni chimiche e processi innovativi. Se promettono bene, se ne valuta la fattibilità attraverso una linea pilota in piccola scala. Nel secondo, i ricercatori scompongono componenti e materie prime utilizzate per compiere analisi di prestazioni e qualità.

    Salzgitter

    Nel laboratorio di ambiente e sicurezza, le celle sono sottoposte a prove di durata in 6 camere speciali per test elettrici, termici e meccanici. Nel laboratorio del campo elettrico, le celle singole o in serie di tutti tipi vengono misurate elettricamente per rilevare i fenomeni di invecchiamento e la loro robustezza nel tempo.

    L’industria e la politica a braccetto

    «Il nuovo Center of Excellence testimonia come può avere luogo la trasformazione dell’industria tedesca dell’automobile dai sistemi di trazione convenzionali a quelli per la mobilità elettrica» ha dichiarato Thomas Schmall, membro del board di Volkswagen AG e responsabile per le tecnologie che riguardano le batterie e la ricarica.

    Salzgitter

    Gli fa eco il ministro del land della Bassa Sassonia, Stephan President: «Per decenni, la fabbrica Volkswagen di Salzgitter ha fornito i motori per milioni di veicoli. Il cuore dell’industria dell’automobile batterà elettricamente in futuro. E batte nella Bassa Sassonia».

    La forza della Germania

    Insomma, ancora una volta, la forza della Germania è fare squadra tra politica, industria e società per progettare insieme il futuro. E il futuro è riportare, per quanto possibile, tutta la catena del valore all’interno per affrontare l’era dell’elettrificazione. Lo scopo è farne un asset strategico, industriale e tecnologico dal quale trarre il massimo del vantaggio nei confronti dei concorrenti.

    Salzgitter
  • Allarme di Draghi e cambiamenti climatici, guarda il mio video sull’incredibile bugia

    Se guardiamo ai dati e alle previsioni di consumo delle fonti energetiche fossili, la lotta ai cambiamenti climatici ci appare per quello che attualmente è, purtroppo: una grande bugia.

    La grande bugia

    Il consumo mondiale di combustibili fossili continua ad aumentare

    Secondo l’International Energy Agency, ritenuto il massimo osservatorio sulla situazione energetica del pianeta, i consumi e la combustione di combustibili fossili nel mondo continueranno ad aumentare da qui al 2040, anno al quale si ferma la proiezione dell’Energy Outlook.

    Non ci siamo

    Per limitare l’effetto serra e i cambiamenti climatici, invece, quei consumi dovrebbero diminuire.

    Non ci siamo, quindi, non ci siamo proprio. Non è vero che stiamo lottando contro i cambiamenti climatici e contro l’incremento della temperatura media dell’atmosfera terrestre. Al contrario, stiamo continuando ad accelerarli.

    Clicca qui o sull’immagine sotto e guarda la mia video sfida Emissioni e cambiamenti climatici, l’incredibile bugia.

  • Bosch semplifica il cavo di ricarica dell’auto elettrica, ne basta uno per casa e colonnine

    La diffusione delle auto elettriche e ibride plug-in passa soprattutto dalla semplificazione dell’operazione chiave del nuovo modello di mobilità, la ricarica delle batterie.

    Poter avere a disposizione un punto di ricarica deve essere semplice, addirittura scontato.

    Questo vale per la ricarica domestica – vera colonna portante dell’utilizzo reale di un’auto a batterie – e per l’infrastruttura pubblica.

    Basta con i due cavi

    Il nuovo cavo Bosch è fornito di due adattatori , uno per prese di ricarica da infrastruttura pubblica di tipo 2, l’altro per spine domestiche.

    Cavo Bosch smart charging casa e colonnina

    Per ricaricare da una presa di corrente di casa o da una stazione di ricarica sulla strada non c’è quindi più bisogno di avere due diversi cavi.

    Con questo cavo di ricarica universale, Bosch rende l’elettromobilità ancora più comoda.

    Afferma Uwe Gackstatter, presidente della divisione Bosch Powertrain Solutions, che aggiunge:

    Vogliamo rendere il nuovo cavo standard per i veicoli elettrici.

    Bosch smart charging cable adattatore Schuko

    L’arrivo a bordo di nuovi modelli è molto vicino, visto che la Bosch prevede di iniziare a fornire il prodotto alle case auto a partire dalla metà del 2022.

    Un cavo per la ricarica a casa e in viaggio fino a 22 kW

    Il cavo trifase consente la cosiddetta modalità 2 e la modalità 3 di ricarica in corrente alternata fino a 22 kilowatt, quindi le due modalità più diffuse per l’utilizzo urbano e per gi spostamenti non autostradali.

    Bosch smart charging cable adattatore 22 kW

    La tecnologia di controllo è integrata in ciascuna delle spine di testa interscambiabili.

    Ciò garantisce che non si verifichino sovraccarichi o surriscaldamenti anche durante la ricarica da una presa di corrente domestica, con l’utilizzo di un massimo di 2,3 kilowatt di potenza.

    Niente più scatola di controllo

    Durante la ricarica da una presa di corrente a 230 volt, il nuovo cavo Bosch Flexible Smart Charging funziona senza quello che viene spesso chiamato “mattone di ricarica”, cioè la scatola di controllo integrata nel cavo normalmente presente.

    Bosch smart charging cable nell bagagliaio

    Più leggero

    Oltre ad essere più semplice da utilizzare, il cavo pesa il 40% in meno rispetto ai cavi di ricarica convenzionali attualmente dati in dotazione dalle case auto.

    Il peso del cavo Bosch Flexible Smart Charging è annunciato al di sotto dei tre chili.

  • IAA di Monaco, per il salone dell’auto in Germania c’è un prima ed un dopo

    Un Salone nuovo in un tempo nuovo. Perché nella storia dell’umanità e del modo di muoversi c’è stato un prima e ci sarà un dopo. O forse c’è già e siamo già nel dopo. A Monaco il dopo è un salone nuovo che, come in altri casi, sostituisce la parola “automobile” con “mobilità”.

    IAA Monaco 2021
    Dall’Assia alla Baviera

    La IAA (Internationale Automobil-Ausstellung) dopo 70 anni cambia casa e lascia Francoforte. Dall’Assia e dall’incrocio del Reno con il Meno, alla Baviera. Dalla capitale europea della finanza, alla capitale più vicina all’industria tedesca visto che qui ha sede la BMW e Ingolstadt (Audi) è a 80 km.

    IAA Monaco 2021

    Spostandosi nel land confinante del Baden-Württemberg, Stoccarda è a 2 ore e mezza di macchina e qui ci sono Mercedes, Porsche e Bosch (77,7 miliardi di fatturato). A Friedrichshafen c’è la ZF (36,6 miliardi). E tornando in Baviera, la Schaeffler (14,4 miliardi) è a Herzogenaurach, cittadina di 23mila abitanti che è anche la sede di Puma e Adidas.

    IAA Monaco 2021
    Il baricentro è basso

    Solo la Volkswagen e la Continental (37,7 miliardi) gravitano molto più a Nord, nella Bassa Sassonia. E per non dimenticare nessuno, la MAN (13,6 miliardi) che costruisce camion ha sede anche lei a Monaco di Baviera. Nel 1898 la fondò un certo Rudolph Diesel. Ma questo sembra oramai un nome consegnato alla storia.

    IAA Monaco 2021 Angela Merkel

    La storia dice anche che il primo salone dell’auto tedesco si tenne a Berlino nel 1897. La capitale tedesca era, insieme ad Amburgo, tra le candidate per il nuovo corso. Francoforte perdeva colpi, come tutti i saloni. Poi è arrivata la pandemia e l’associazione dei costruttori (VDA – Verband der Automobilindustrie) ha deciso per Monaco. Lo IAA cambia dunque indirizzo. Vi ha suonato anche Angela Merkel. Il cancelliere ha infatti fatto visita facendo sentire la vicinanza della politica ad un’industria fondamentale.

    Un salone non solo fiera

    Salone dunque ancora, ma con una nuova formula: una parte alla fiera, un’altra nel centro città. Dunque stand nei padiglioni e nelle piazze di Monaco, persino negozi temporanei. Più per il business nella fiera, più per il pubblico tra le strade e nelle piazze, anche la centralissima Odeonsplatz.

    IAA Monaco 2021

    Ma senza divisioni nette. Del resto in nessun paese come la Germania il tessuto urbano delle città è intrecciato con quello dell’industria. Non è il caso di Monaco, piena di verde, impianti sportivi e piste ciclabili, ma è un elemento culturale tipicamente tedesco che nella capitale bavarese si collega alla nuova idea di mobilità.

    La mobilità con altre ruote

    Non a caso, nei giardini all’italiana dell’Hofgarten, un intero viale è occupato dai costruttori di bici a pedalata assistita. Si lascia un documento e si può fare un giro. Magari infilandosi in Theatinerstrasse dopo essere passati di fronte alla chiesa di San Gaetano, oppure andare al parco olimpico o all’Englischer Garten, uno dei vanti di Monaco.

    IAA Monaco 2021

    La padrona di casa dovrebbe essere BMW, invece è Mercedes che ha fatto le cose più in grande. Senso di sfida? Forse. E non solo nelle installazioni. La Stella porta a Monaco ben 5 novità elettriche (EQE, EQB, EQT, EQS Maybach Suv ed EQG), la prima vera AMG ibrida, la GT 63 S E Performance da 843 cv e 1.400 Nm e la Concept#1 che anticipa il primo suv di Smart.

    Uno sguardo anche verso l’idrogeno

    Audi risponde con la Grandsphere, concept che anticipa la nuova A8 elettrica. È lunga 5 metri e 35, ha due motori per 500 kW e 960 Nm. La piattaforma è la nuova PPE con architettura a 800 Volt e il passo di 3 metri e 19 permette di alloggiare una batteria da 120 kWh. Si ricarica fino a 270 kW e l’autonomia è di 750 km.

    Audi Grandsphere concept

    La BMW fa debuttare al pubblico le i4 e la iX, ma anche la iX5 Hydrogen. Frutto della collaborazione con Toyota, ha un sistema elettrico da 275 kW supportato da uno stack da 125 kW. I serbatoi contengono 6 kg di idrogeno a 700 bar per 500 km di autonomia. Gli pneumatici Pirelli sono realizzati con gomma naturale certificata e rayon a base di legno, le modanature stampate in 3D con materiali di riciclo.

    Leggi l’articolo sulla BMW i Next Hydrogen che anticipa la iX5 Hydrogen

    Marchio e prodotti circolari

    Ma l’esempio più compiuto di impronta zero è la i Vision Circular, concept di city car realizzato interamente con materiali riciclati o riciclabili. Nome evocativo anche per la i AMBY: bici in città e quasi moto fuori. Ha la pedalata assistita, è capace di raggiungere 60 km/h e con una batteria da 2 kWh percorre oltre 300 km. Ha anche il radar per segnalare i pericoli, l’ABS, lo smartphone fa da chiave e i fari adattano il fascio alla velocità.

    BMW Vision i Circular

    Cupra va di corsa verso l’elettrificazione con la Tavascan Xtreme concept e la UrbanRebel. La prima è l’auto che corre nel campionato Xtreme per suv elettrici, ma con nome che si riferisce alla prima elettrica di Cupra, e pannelli della carrozzeria stampati in 3D con fibre di lino. La seconda evoca di nuovo il modo delle corse, ma è molto di più.

    Le piccole elettriche in Spagna

    Sotto luci, parafanghi e alettoni si nasconde infatti la seconda Cupra elettrica che vedremo nel 2024. Sarà una city car lunga poco più di 4 metri. Il motore da 320 kW di potenza massima è tutta scena. Il fatto che a Martorell si produrranno 500mila piccole elettriche invece è questione industriale serissima che riguarderà tutto il gruppo Volkswagen.

    Cupra UrbanRebel

    I derivati per i vari marchi saranno tutti basati su una variante accorciata del pianale MEB. È la stessa del concept ID.Life di Volkswagen. Lo stile è minimale, il motore anteriore è da 172 kWh, e la carrozzeria è in trucioli di legno tinti con un colorante naturale. Dunque senza vernice. PET riciclato, olio biologico, lolla di riso, tessuti naturali e altri materiali certificati FSC sono presenti. La batteria da 57 kWh basta per 400 km.

    Autonomia e serenità

    Volkswagen punta anche sulla guida autonoma con un prototipo basato sulla ID.Buzz e lo stesso fa la Hyundai con una Ioniq5 trasformata in robotaxi. Ford a Monaco punta sulla serenità in auto con la Mindfulness Concept, una Kuga dotata di una serie di accorgimenti per ridurre lo stress di guida. Oppure, in futuro, godersi il viaggio in modo diverso mentre la vettura guida per noi.

    Leggi il dossier su Volkswagen e la mobilità sostenibile

    Volkswagen ID.Life

    La Porsche Mission R è un laboratorio di stile e tecnologia. Le forme anticipano la 718 di prossima generazione sotto un allestimento da corsa. L’architettura è a 900 volt come sulle Formula E e la batteria da 82 kWh si ricarica fino a 350 kW: dal 5 all’80% bastano 15 minuti. I motori elettrici sincroni hanno lo statore raffreddato ad olio e una potenza massima di 800 kW in totale.

    La voce dello straniero

    Per Kia è la prima apparizione ufficiale in Europa della EV6, la prima elettrica del marchio su pianale E-GMP. Tanta sostanza con uno stile davvero innovativo e prestazioni sportive. Solo motori ibridi invece per la Sportage di quinta generazione: dal mild hybrid per i motori a benzina e a gasolio al full hybrid per arrivare all’ibrido plug-in con 265 cv, batteria da 13,8 kWh di capacità e 60 km ad emissioni zero.

    La vera sfida per ai tedesci a Monaco la porta in realtà Renault. Ford infatti ha in Germania centri di sviluppo e fabbriche, Kia e Hyundai vi hanno il loro quartier generale Europea. Stellantis, pur avendo Opel, ha dato forfait. Tutti i grandi gruppo giapponesi (Nissan, Honda, Toyota) hanno gentilmente declinato.

    Renault tra Mégane e la nuova R5

    La grande novità di Renault è la Mégane che diventa solo elettrica. Lunga 4,21 metri, è basata sulla piattaforma GMP-EV, ha un motore EESM da 96 kW o 160 kW e una batteria da 40 kWh (300 km) o 60 kWh (470 km). Si ricarica fino a 130 kW. Molto interessante la parte telematica basata su sistema operativo Google così che si portano direttamente in vettura tutte le funzioni e impostazioni che abbiamo sul telefono Android.

    Promette bene anche la Renault 5 Prototype mentre si lavora anche alla riedizione elettrica della R4 con il progetto Forever. A tutto elettrico è anche il nuovo marchio Mobilize, dedicato interamente alla mobilità con una gamma di 4 prodotti specifici. Il primo è la Limo, una berlina lunga 4,67 metri che sembra fatta apposta per taxi, NCC e soprattutto per il ride hailing. In realtà è un’auto che Renault già produce in Cina con la Jialing Motors.

    Leggi l’articolo sulla Renault 4 elettrica

    Mobilize non vende automobili

    Ha un motore da 110 kW e una batteria da 60 kWh per 450 km di autonomia. Più avanti arriveranno la EZ-1 (quadriciclo per 2 persone), la Bento (variante da trasporto) e la Hippo, un veicolo dotato di piattaforma flessibile adattabile a molti utilizzi in ambito urbano. Nessuno di questi si può acquistare, ma solo affittare o prendere in abbonamento insieme a tutti i servizi tra cui quello di ricarica con pagamento.

    Mobilize Limo

    Le emissioni zero non si comprano anche perché costano. Ma anche un marchio come Dacia si prepara. Non si parla più di low cost e anche il marchio è cambiato con un lettering nuovo. Il marchio di Renault può dire di avere nella Sandero l’auto più venduta e nella in Europa ai clienti privati. Dal 2023 potrà dire di avere metà della gamma elettrificata con l’elettrica Spring e la versione ibrida della nuova Jogger.

    Leggi l’articolo su Dacia Spring, l’elettrica low cost a meno di 20mila euro

    Jogger, l’altra elettrificazione di Dacia

    Trattasi di una monovolume lunga 4,55 metri che può avere 5 posti con 708 litri di bagagliaio e o 7 posti. E si fa bastare un 3 cilindri mille da 110 cv perché il peso è di soli 1.200 kg. Ovviamente ci sarà l’immancabile versione bi-fuel GPL con oltre 1.000 km di autonomia. Il prezzo? Si partirà da circa 14mila euro. Per l’ibrida il sistema è lo stesso della Renault Clio e della Captur. Sarà la full-hybrid con il miglior value for money.

    Leggi l’articolo di prova sulla Renault Clio E-tech

    Dacia Jogger
  • Bosch prepara il cambio per dare alle auto elettriche tante marce in più

    Anche i motori elettrici avranno le marce. Ne è sicura la Bosch che ha sviluppato una nuova trasmissione a variazione continua per motori elettrici denominata CVT4EV. Tale soluzione aumenta le prestazioni del 4% e offre altri vantaggi in termini di progettazione, modularità industriale e modalità di utilizzo.

    Bosch CVT4EV

    CVT4EV vuol dire continuously variable transmission for electric vehicle. Il primo vantaggio è tipico di questo tipo di trasmissione, ovvero permettere al motore di funzionare costantemente nel campo di utilizzo più favorevole aumentando prestazioni ed efficienza in ogni condizione di utilizzo.

    Sempre il rapporto giusto

    Il CVT infatti varia in modo continuo il rapporto di trasmissione fornendo rapporti infiniti tra due estremi. È anche il cambio concettualmente più semplice poiché la variazione del rapporto avviene regolando il diametro della puleggia primaria e di quella secondaria collegate da una cinghia.

    CVT cambio variazione continua

    Il motore elettrico ha un campo di utilizzo molto più ampio rispetto a quello a combustione interna e tutta la coppia allo spunto. Questo permette di utilizzare una trasmissione a rapporto fisso che, dal punto di vista teorico, rappresenta la soluzione migliore in termini di semplicità, costo, peso e assorbimento.

    La teoria e la pratica

    In molte situazioni reali tuttavia la possibilità di cambiare rapporto rappresenta un vantaggio. Ad esempio, in salita, in accelerazione e in condizioni di carico particolarmente gravose. In più, a velocità di crociera c’è la possibilità di far girare il motore a regimi ridotti aumentando il comfort e diminuendo il consumo di energia.

    Bosch CVT4EV

    Quest’ultimo punto è particolarmente importante per le auto elettriche che trovano nella marcia a velocità costante e autostradale le condizioni di efficienza peggiore. I cambi sono dunque una soluzione interessante per ottimizzare i consumi e ottimizzare le prestazioni globali del veicolo. Ma non solo.

    Il downsizing elettrico

    Secondo Bosch, una trasmissione CVT permette altre ottimizzazioni. Il primo è poter adottare un motore più piccolo. Con il cambio può infatti accelerare più prontamente, gestire masse superiori e assicurare buone velocità di crociera in modo più silenzioso. In questo modo parte del maggior peso è già compensata.

    Bosch CVT4EV

    Altra compensazione è fornita dalla batteria. Se infatti in velocità migliora l’efficienza, si può teoricamente utilizzare una batteria più piccola oppure la stessa per avere autonomie superiori. Ne deriva un ulteriore vantaggio: poter fornire a veicoli diversi caratteristiche diverse a parità di hardware.

    Più hardware e più software

    Con lo stesso motore e la trasmissione si può avere un suv dalle grandi capacità di traino oppure un’auto sportiva. Oppure dare al guidatore la possibilità di scegliere diverse modalità di guida. La trasmissione CVT4EV è dunque un hardware aggiuntivo che permette ulteriori possibilità di agire attraverso il software.

    Bosch CVT4EV

    Il costruttore ha dunque costi minori, maggiore standardizzazione industriale e maggiore flessibilità. Se un cambio dunque offre tali vantaggi sul motore elettrico perché non è stato utilizzato? Alcuni motivi sono già stati citati e ce ne sono molti altri che hanno solide giustificazioni, sia teoriche che basate sull’esperienza.

    Dalla Taycan in poi

    L’unica auto elettrica di serie ad avere una trasmissione a 2 rapporti fissi è la Porsche Taycan. E solo per il motore posteriore. Anche le Formula E, che hanno nel powertrain l’unico componente libero, hanno tutte la trasmissione a rapporto fisso. In passato ci sono stati sistemi fino a 5 velocità, ma alla fine tutti sono tornati al rapporto fisso.

    Leggi l’articolo sulla Taycan, in viaggio con la Porsche a 911 Volt

    Porsche Taycan

    Questo perché nelle competizioni la semplicità è funzione diretta dell’efficienza globale e delle prestazioni. Ma l’utilizzo quotidiano è cosa ben diversa. Non è dunque detto che le soluzioni migliori per le auto da corsa siano anche le migliori per le auto stradali. Anche se teoricamente lo sarebbero.

    Il caso Williams

    Un caso esemplare riguarda proprio il CVT. Tale tipo di cambio infatti permette di far funzionare costantemente il motore al regime ideale. Dunque il meglio sia per i consumi sia per le prestazioni. Eppure i guidatori normali gli preferiscono il cambio automatico a rapporti fissi per il tipo di risposta.

    Bosch CVT4EV

    Anche nelle competizioni ci fu il tentativo di sfruttare il cambio CVT. Ci provò la Williams nel 1993: nessuna cambiata, nessuna perdita di potenza e possibilità di far girare costantemente al regime ideale il V10 Renault, allora il motore migliore della Formula 1 grazie ad alcune soluzioni come le valvole pneumatiche.

    Un’arma troppo potente

    Anche le Williams era in quegli anni le monoposto migliori e, grazie al regime fisso e alla conseguente assenza di variazioni di carico tra i due assali, anche la guidabilità della vettura era migliore. Il risultato era che con il CVT la FW15C era ancora più veloce, secondo le testimonianze dirette, di alcuni secondi al giro.

    Williams FW15C

    La FIA intervenne prontamente vietando i cambi a variazione continua. Un risultato tecnico tuttavia vi fu. Il passaggio dalle cinghie in gomma a quelle formate da mini segmenti in metallo permise in quegli anni un vero e proprio ritorno del cambio inventato nel 1958 dall’olandese Hub Van Doorne e battezzato Variomatic.

    C’era una volta il Variomatic

    Van Doorne lo installò anche su automobili costruite dalla DAF, altra sua creazione. Oggi DAF produce solo mezzi pesanti e la sua società di trasmissioni, la Van Doorne Transmissie fondata nel 1972, è stata acquisita proprio da Bosch nel 1995 e ha preso il nome di Bosch Transmission Technology B.V. con sede e Tilburg.

    Hub van Doorne

    IL CVT è un cambio teoricamente perfetto, per la sua semplicità ed efficienza. Tuttavia, i suoi unici estimatori sono i costruttori giapponesi, in particolare Nissan e Subaru che lo hanno perfezionato. Eppure, ben un quinto di tutte le auto con cambio automatico circolanti sfruttano l’invenzione di Hub Van Doorne.

    Il futuro ha una marcia in più

    Anche l’unione tra Bosch e il CVT ha un valore ideale, sia per il passato sia per il futuro. L’azienda tedesca ha infatti nel suo logo un motore elettrico e il CVT potrebbe essere il complemento ideale per le auto elettriche del futuro. E Bosch non è la sola a pensare che sui motori elettrici del futuro tornerà il cambio.

    DAF CVT

    Anche i futuri powertrain eATS 2.0 di Mercedes avranno un cambio a 2 velocità. L’obiettivo è di aver il miglior bilancio tra costi e prestazioni. Dunque l’obiettivo è il medesimo di Bosch: standardizzare quanto possibile la parte meccanica per diminuire i costi, ma senza compromessi per efficienza e sensazioni.

    Il potenziale della variazione continua

    Da questo punto di vista il CVT offre il potenziale maggiore poiché, tra le funzionalità acquisite nel tempo, c’è anche la modalità di selezione sequenziale. Dunque l’auto elettrica sarà in grado di offrire sensazioni sportive senza compromessi con la fluidità e continuità di erogazione tipiche del motore ad elettroni.

    Mercedes eATS 2.0

    D’altro canto, è alquanto interessante quanti e quali progressi presenti il motore elettrico. Sembrava un componente troppo semplice e scontato per essere migliorato. Ed invece sempre più costruttori si stanno dedicando in modo diretto, alla ricerca di caratteristiche che possano migliorarne l’efficienza e dare un’esperienza di guida sempre più appagante.

    Leggi l’articolo sui motori elettrici ad alte prestazioni Yamaha

    DAF
  • Renault accordo con Vulcan Energy Resources, il litio geotermico sulla rampa di lancio

    Renault acquisterà il litio della Vulcan Energy Resources (VER) e sarà dunque la prima casa automobilistica europea che impiegherà litio estratto da salamoio geotermica per le sue auto a batteria. L’accordo sarà formalizzato il 20 novembre e diventerà operativo dal 2026 e avrà durata quinquennale per una fornitura che oscilla tra 6mila e 17mila tonnellate di litio all’anno.

    Leggi l’articolo sul progetto Zero Carbon Lithium per l’estrazione di litio a impatto zero nel cuore dell’Europa

    Grazie a questo accordo, Renault ridurrà la proprie emissioni di CO2 di 300-700 kg per ogni batteria da 50 kWh. Il litio geotermico dunque fa il suo debutto ufficiale nel mondo dell’automotive europeo, ma non è il primo accordo della VER. La società australiana ha infatti firmato nei giorni precedenti con LG Energy Solution per 5mila tonnellate annue a partire dal 2024 con la prospettiva di raddoppiare gradualmente.

    Si sonda sempre di più

    Intanto la Vulcan ha messo a segno un altro colpo. Ha infatti ottenuto l’approvazione per compiere ulteriori sondaggi lungo l’Alta Valle del Reno su una nuova area di 108 kmq in Assia, accanto a quelle già possedute nei land della Renania Palatinato e del Baden-Württemberg. Il prossimo passo sarà la quotazione alla Borsa di Francoforte attraverso la sua consociata tedesca Vulkan Energie Resourcen GmbH.

    Zero Carbon Lithium

    L’obiettivo è raccogliere finanziamenti sul mercato europeo. Tuttavia non ci sono ancora notizie su quando questo avverrà e quali saranno le banche che cureranno il collocamento in borsa. Le notizie intanto hanno già sortito i loro effetti sulla piazza di Sidney. Dal 2 agosto, giorno dell’annuncio dell’accordo con Renault al 10 agosto le azioni della Vulcan Energy Resources sono passate da 9,75 a 14,48 dollari australiani, +48,5%.

    Dalla borsa di Sidney a Francoforte

    Il I giugno 2018, giorno del primo collocamento valevano 22 centesimi e a gennaio 2021, in occasione della pubblicazione del studio per il progetto Zero Carbon Lithium, avevano raggiunto 9,89 dollari. Non si sa nulla dell’istruttoria già avviata presso la Banca Europea di Investimenti, ma in VER potrebbero aver capito che non si può aspettare e i soldi necessari potrebbero arrivare da costruttori di celle, batterie e automobili.

    Zero Carbon Lithium

    General Motors si è già mossa in questo senso entrando nel capitale della Controlled Thermal Resources (CTR) che partecipa a Hell’s Kitchen, il progetto da 1,8 miliardi di dollari con l’obiettivo di produrre 76 milioni di tonnellate di idrossido di litio all’anno. VER dovrebbe partire entro il 2021 con l’impianto pilota, avviarsi nel 2022 e raggiungere nel 2024 le 15mila tonnellate di idrossido di litio per arrivare poi a 40mila tonnellate.

    Ascesa verticale

    Secondo la EGEC (European Geothermal Energy Resources) disciolto nei sali delle salamoie geotermiche europee c’è il 25% del nostro fabbisogno di litio nel 2030. Per quell’anno in Unione Europea si produrranno 500 GWh di batteria all’anno, secondo alcuni 800 GWh. E buona parte di queste gigafactory saranno in Germania e Francia, ovvero vicine ai giacimenti geotermici e ai grandi stabilimenti di automobili.

    Leggi l’articolo su Eugeli, il progetto europeo per estrarre il litio geotermico

    La VER potrebbe dunque essere un ottimo bocconcino. Se davvero l’estrazione del litio da salamoia geotermica è un progetto industrializzabile, assumerebbe un valore strategico. Non solo per le case automobilistiche, ma anche per Unione Europea e USA vogliono aggirare la strapotere cinese che è esercitato sia per la produzione di celle sia per l’approvvigionamento del litio.

    A ognuno il suo

    Avere una risorsa fondamentale, ma anche ben distribuita sul globo rispetto ai mercati principali, rappresenterebbe un fattore di equilibrio geopolitico fondamentale per i prossimi decenni. C’è la possibilità di creare un mondo più pacificato rispetto all’era del petrolio, ma anche più giusto e pulito. L’estrazione infatti avverrebbe senza problemi etici e di sfruttamento e con filiere molto più corte e rispettose dell’ambiente.

    EuGeLi

    Il mondo economico ha già fiutato da tempo il business moltiplicando gli investimenti green. Renault potrebbe essere in pole position per compiere un investimento strategico che le porterebbe sostanziali vantaggi di posizione. Il problema per la casa francese è la sua situazione finanziaria, che però ha alle spalle un attore importante: il governo francese, che potrebbe decidere di dare il via libera con un’iniezione di denaro dettata dall’interesse nazionale e continentale di abbattere l’impronta di CO2.

    L’asse franco-tedesco

    Se questo dovesse accadere però non sarà mai in competizione con la Germania. E non solo per un problema di territorialità, ma per l’esistenza di un asse politico forte che rappresenta la spina dorsale dell’Europa. Dunque, se l’azienda condotta da Luca De Meo dovesse fare la prima mossa, c’è da scommettere che dall’altra parte del Reno arriverà un contrappeso almeno pari. E chissà che non sia un consorzio composto da grandi aziende tedesche.

    Leggi l’articolo su Luca De Meo e le batterie che durano molto di più di quanto ci aspettassimo

    Luca De Meo
  • L’EPA prepara limiti più duri per la CO2, così anche l’America punta all’auto elettrica

    L’Environmental Protection Agency (EPA) ha proposto livelli più restrittivi per le emissioni di CO2 di automobili e light truck negli Stati Uniti d’America. Tali standard spingono con più vigore l’industria dell’auto nordamericana verso l’auto elettrificata, come auspicato del presidente degli USA, Joe Biden.

    I nuovi standard EPA emendano quanto stabilito dal SAFE (Safer Affordable Fuel Efficient) del 2020 da parte dell’amministrazione di Donald Trump. Quest’ultimi infatti prevedevano una tabella di marcia assai più morbida, con un miglioramento annuo del 3% dell’efficienza di flotta per le nuove auto vendute.

    Da 40 a 52 miglia per gallone in 5 anni

    La proposta della presidenza Biden mira ad un incremento del 10% annuo raggiungendo nel 2026 le 52 miglia per gallone contro le 40 attuali. È inoltre previsto che dal 2023 in poi tale progresso debba essere del 15%. Per il 2022 dovrebbero inoltre essere formalizzati i nuovi standard per i mezzi pesanti.

    Secondo l’EPA e il governo USA, le nuove regole ridurranno le emissioni di 2,2 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2050 con un beneficio per la connettività tra gli 86 e 140 miliardi di dollari e un risparmio per gli automobilisti compreso tra 120 e 250 miliardi di dollari in spese di gestione.

    Oltre l’amministrazione Trump

    L’EPA starebbe inoltre preparando anche un nuovo quadro normativo per le emissioni di metano dai pozzi di petrolio e di CO2 dalle centrali termoelettriche. Anche in questo caso si tratterebbe di un inasprimento rispetto a quanto fatto da Donald Trump e un ritorno alla linea del suo predecessore, Barack Obama.

    Il provvedimento offre benefici ai cittadini, ma invia un chiaro messaggio alle case e al mondo dell’economia. «Dando ai costruttori un percorso chiaro – Ministro dei Trasporti, Pete Buttigieg – assicureremo che una parte maggiore di quei veicoli e posti di lavori si creino qui».

    Il raduno delle Big Three

    Il riferimento è all’annuncio che il presidente Biden ha fatto il 4 agosto di fronte alla Casa Bianca: il futuro dell’auto americana è elettrico ed entro il 2030 la metà delle auto vendute negli USA saranno ibride o elettriche. Insieme a lui c’erano i rappresentanti delle storiche Big Three.

    Per General Motors c’era il presidente e CEO Mary Barra, per Ford il suo omologo Jim Farley, per Stellantis c’era Mark Stewart, COO per il Nordamerica del gruppo nato dalla fusione tra FCA e PSA. I tre hanno plaudito all’annuncio di Biden, che non ha alcun valore vincolante, ma ha un preciso significato economico.

    Follow the money

    Una transizione così massiccia vuol dire infatti un fiume di denaro statale per finanziare le attività di ricerca e sviluppo, favorire gli investimenti industriali e costruire una rete di ricarica adatta all’automobilista americano. Il piano annunciato da Biden è imponente: 1.200 miliardi di dollari entro il 2030.

    Un quarto (312 miliardi) sono destinati ai trasporti. Di questi 174 miliardi servono a spingere l’auto elettrica, dei quali 100 per gli incentivi al consumatore e 7,5 per l’installazione di 500mila colonnine. Oggi ce ne sono 41mila. Ci sono 49 miliardi per il trasporto pubblico, 66 per le ferrovie, 7,5 ad autobus e scuolabus.

    Tutti (più o meno) pronti

    I costruttori sono arrivati di fronte alla Casa Bianca con i loro pezzi pregiati: Ford F-150 Lightning e E Transit, Chevrolet Bolt, Jeep Wrangler Limited Rubicon 4xE e Hummer EV. Le promesse entro il 2030 sono in un comunicato congiunto: General Motors, Ford e Stellantis promettono il 40-50% di vendite elettriche.

    Leggi l’articolo sulla Hummer EV, a volte ritornano mostruosamente elettrici

    Leggi l’articolo su Ford F-150 Lightning, anche l’utilitaria americana diventa elettrica

    In precedenza GM ha annunciato di voler produrre solo auto elettriche dal 2035, nel 2030 Ford venderà il 40% di elettrico globalmente e Stellantis per gli USA prevede il 40% di auto a basse emissioni. Secondo AlixPartners ci vogliono 330 miliardi per portare le vendite dell’elettrico dal 2% attuale al 34% nel 2030.

    Leggi l’articolo su General Motors, l’elettrificazione in 4 mosse

    Leggi l’articolo sui più recenti piani di Ford per l’auto elettrica

    Tesla assente, UAW presente

    Il grande assente è stato Elon Musk il quale ha twittato “Sembra bizzarro che Tesla non sia stata invitata”. La Casa Bianca si è difesa dicendo che erano stati convocati i costruttori con il maggior numero di iscritti alla UAW (United Automotive Workers), il potente sindacato. Altro destinatario del messaggio politico di Biden.

    Il presidente Ray Curry ha le idee chiare: «Il punto della UAW non è su scadenze difficili o percentuali, ma la conservazione dei salari e dei benefici che sono stati il cuore e l’anima della classe media americana». Alcuni membri nel Partito Democratico avrebbero esercitato infatti pressioni verso il presidente.

    Obiettivo comune, ma senza vincoli

    Costoro avrebbero voluto un annuncio allineato con quello dell’Unione Europea e della California: indicare nel 2035 la data della morte dei veicoli dotati di motore a combustione interna. Una mossa che avrebbe messo in fibrillazione proprio il sindacato. L’auto elettrica fa paura, ma fa ancora più paura perderla.

    In questo gli USA si preparano ad affrontare la transizione in modo diverso, meno direttivo e “legislativo” rispetto a Europa e Cina. Il futuro si affronta in modo concertato, con la “moral suasion” e promuovendo la forza di un’industria e di un mercato che rimane pur sempre il secondo al mondo per vendite e produzione.

    La lezione di Obama

    Ma l’elemento più forte del modello americano di intervento statale è il denaro. Accadde lo stesso con l’amministrazione di Barack Obama e il fallimento di Chrysler e GM. Secondo il Tesoro americano, lo stato federale ha immesso nel sistema produttivo 426 miliardi salvando 1,5 milioni di posti di lavoro e un vantaggio finale per le casse statali di oltre 15 miliardi.

    Un vero e proprio manifesto dell’intervento statale nell’economia. Oggi Ford, Stellantis e soprattutto General Motors sono profittevoli e l’obiettivo è mantenere la competitività del sistema paese. Conti alla mano, il costo del cambiamento è superiore a quello del salvataggio perché il quadro è più ampio e complesso.

    Anche gli “stranieri” sono d’accordo

    Anche i costruttori non americani, ma presenti produttivamente negli USA, appoggiano l’intento dell’amministrazione americana. I costruttori europei non possono che essere d’accordo, poiché è in linea con i loro obiettivi industriali e commerciali. Anche Hyundai e Toyota si sono dette pronte alla sfida.

    Logo Toyota cofano

    Anche l’America va dunque verso l’auto elettrica, ma non verso le emissioni zero. Elettrificare un mercato fatto dal 60% di suv e pick-up e di grandi distanze è oggettivamente più complesso. Non a caso, i limiti EPA arrivano fino al 2026 e Biden nel suo 50% per il 2030 ha incluso tutte le auto elettrificate, ma ha incassato da Mary Barra la promessa che sarà il primo a guidare la prima Corvette elettrica.

    Bentornata America!

    L’America dunque rientra nel resto del mondo e negli accordi di Parigi che l’amministrazione Trump aveva abbandonato sposando tesi negazioniste sul legame tra azione umana e cambiamenti climatici. L’EPA non ha però lanciato la volata verso l’auto elettrica, ha solo forzato il passo verso un obiettivo che non ha date vincolanti. La discussione sull’azzeramento delle emissioni è dunque rimandata e subordinata alla realtà che la stessa America sarà in grado di costruire nel frattempo.

    Zio Sam