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  • VIDEO SFIDA – EMISSIONI E CAMBIAMENTI CLIMATICI L’INCREDIBILE BUGIA

     

    Non si può parlare di emissioni e cambiamenti climatici se non si parla di energia.
    E se guardiamo ai dati e alle previsioni energetiche mondiali, la lotta ai cambiamenti climatici ci appare per quello che è, purtroppo, una grande bugia.

    Il consumo mondiale di combustibili fossili continua ad aumentare

    Secondo l’International Energy Agency, ritenuto il massimo osservatorio sulla situazione energetica del pianeta, continueranno ad aumentare da qui al 2040, anno al quale si ferma la proiezione dell’ultimo Energy Outlook.

    Per limitare l’effetto serra e i cambiamenti climatici, invece, quei consumi dovrebbero diminuire. Non ci siamo, quindi, non ci siamo proprio. Non è vero che stiamo lottando contro i cambiamenti climatici e contro l’incremento della temperatura media dell’atmosfera terrestre. Al contrario, stiamo continuando ad accelerarli.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    La sfida è tra realtà e apparenza.

    Realtà.

    L’anidride carbonica è il gas di origine antropica, cioè prodotto dalle attività umane, maggiormente responsabile dell’effetto serra. Proprio l’aumento della sua concentrazione in atmosfera è indicato dai climatologi e dallo specifico panel internazionale creato nel 1988 dalle Nazioni Unite – l’IPCC (international Panel on Climate Change) che ha anche ricevuto nel 2007 il premio Nobel per la Pace insieme ad Al Gore, ex vicepresidente degli Usa.

    L’anidride carbonica “che conta” quando si parla di cambiamenti climatici è la CO2 aggiuntiva emessa.

    Quella cioè che non è frutto di un ciclo naturale dell’atmosfera così com’è oggi, in questa era geologica, come accade per la CO2 coinvolta nella fotosintesi clorofilliana – fissata dalle piante durante la loro crescita e poi rilasciata per esempio dalla combustione di un pezzo di legno.

    Ma che viene invece “dal passato”, nel senso che è stata sottratta all’atmosfera milioni di anni fa, conservata per milioni di anni sottoterra in giacimenti di carbone, petrolio, gas naturale, e oggi viene invece reimmessa in aria a causa del nostro utilizzo di quelle risorse.

    Questa è CO2 aggiuntiva, questa è quella che possiamo e dobbiamo evitare di emettere.

    Questa è l’anidride carbonica che certamente non limiteremo se l’andamento di estrazione e consumo di combustibili fossili nei prossimi trent’anni sarà quello previsto dalla IEA.

    Apparenza.

    Esistono importantissimi accordi internazionali, oggi il più importante tra tutti è quello di Parigi del dicembre 2015 (COP 21).

    Ci sono poi programmi di governo, politiche della sostenibilità di grandi e piccole aziende.

    Arrivo a dire anche i programmi scolastici e universitari di tutto il mondo ormai indicano nella riduzione delle emissioni, in particolare di quelle di CO2, un obiettivo esplicito.

    Esiste anche in questo caso una proiezione della IEA, fatta per mostrare cosa succederebbe se – per remota ipotesi – dalla teoria si passasse alla pratica.

    Le curve dei combustibili fossili scenderebbero, ovviamente. Come dovrebbero scendere se la lotta ai cambiamenti climatici fosse una cosa seria per il genere umano.

    Attenzione, perché anche questa curva prevede un continuo aumento di CO2 in atmosfera, non una riduzione. Si tratta di un rallentamento dell’incremento, necessario per limitare i danni.

    Che futuro fa.

     

    Il futuro che si sta delineando è chiaro.

    La realtà è che non stiamo affatto lottando contro il cambiamento climatico.

    La proiezione delle politiche reali da parte della IEA è netta.

    La riduzione delle emissioni di CO2 è una grande bugia.

     

    Dico la mia,perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

     

    La mia idea è altrettanto netta. L’apparire deve diventare essere.

    La curva va resa discendente subito, con una iniezione massiccia di fonti rinnovabili al posto di quelle fossili

    Anche oltre le proiezioni della IEA che tengono conto degli accordi, ma sempre dal punto di vista di chi è nato e cresciuto a pane e petrolio (perché la IEA è fortemente condizionata dalle compagnie petrolifere).

    Se guardate bene i numeri, magari vedendo bene i grafici sul sito fabioorecchini.it Obiettivo Zero Emissioni, notate che la percentuale di rinnovabili al 2040 è ancora minimale.

    L’energia solare e l’eolica non sono nemmeno nominate, come se soltanto citandole alla IEA o a qualcun altro possa venire la rosolia.

    Se dalla difesa passiamo all’attacco.

    Se dall’inseguimento di una riduzione marginale delle emissioni passiamo all’Obiettivo Zero Emissioni, tutto cambia. In meglio. Questo comporta però un cambiamento energetico mai visto prima, che per tramutarsi in una opportunità di crescita economica deve essere accompagnato da politiche decise, rapide, lungimiranti.

     

  • LA FORD PROVA A STERILIZZARE IL MALUS

    L’ecotassa sull’automobile, secondo gli operatori del settore, avrà un impatto negativo in termini di numeri sul mercato dell’auto, tutto da dimostrare per il miglioramento del livello delle emissioni effettive nell’atmosfera e della sicurezza sulle strade.

    Ma il sistema Bonus/Malus, che fa pagare un “Malus” ai modelli che consumano di più in termini di combustibili fossili (e quindi emettono più CO2) e premia con un “Bonus” quelli che invece consumano meno (ed emettono conseguentemente meno CO2) ha prodotto come primo effetto una reazione da parte delle case auto che va incontro al cliente.

    La prima a muoversi in questo senso è la Ford con la campagna “Ecotassa NO, Ecoincentivi SÌ!” che offre un contributo diretto della casa fino a 6.000 euro per la Fiesta, 5.650 euro per la Ecosport, 6.700 euro per la Focus e arriva a 7.500 euro per la Kuga. Per accedervi, bisogna dare in rottamazione un’auto che abbia almeno 10 anni di vita con clientela potenziale di circa 25 milioni di auto.

    L’emblema del “duello” è la Ford Kuga 2.0 TDCI 4WD da 150 cv con cambio automatico che dichiara 161 g/km di CO2 (soltanto un grammo oltre il limite). Varrà più un malus di 1.100 euro per il cliente o un bonus di 7.500 euro offerto dalla Ford?

    Ulteriore incentivo sarà la formula IdeaFord offerta senza anticipo e con la prima rata ad aprile 2019.

    La legge di bilancio per il 2019, prevede che le nuove vetture acquistate nel periodo primo marzo 2019-31 dicembre 2021 con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km (ciclo di omologazione NEDC) debbano pagare una Ecotassa articolata in 4 scaglioni.

    l’Ecotassa è di 1.100 euro (per emissioni di CO2 di 161-175 g/km), 1.600 euro (176-200 g/km), 2.000 euro (201-250 g/km) e 2.500 euro (oltre 250 g/km).

    Al contempo è previsto un bonus di 6.000 euro per l’acquisto di auto con emissioni al di sotto dei 20 g/km (in pratica solo le elettriche) e di 2.500 euro per quelle nella fascia 21-70 g/km di CO2, limite attualmente raggiungibile solo dalle ibride plug-in.

    Tali incentivi valgono se si rottamano contestualmente auto con omologazione da Euro1 a Euro4 e prezzo di listino (IVA esclusa) non superiore a 50.000 euro mentre senza rottamazione scendono rispettivamente a 4.000 e 1.500 euro.

    L’obiettivo è aumentare le vendite delle auto ricaricabili e disincentivare quelle più inquinanti e potenti che in, qualche caso, cumuleranno l’Ecotassa al Superbollo.

    Tra gli effetti possibili ci sono il calo dei Suv (naturalmente più inquinanti) e addirittura un eventuale ritorno al diesel che, vessato da limitazioni e al centro di una discussione mediatica intensa, ha visto scendere la propria incidenza a 51,5% con un calo di 5 punti, ma con un incremento delle emissioni di CO2 medie per ogni veicolo nuovo dell’1,8% (114,4 contro 112,4 g/km) con punte del 7,1% in dicembre (120,6 g/km). Solo tra il 2008 e il 2017 il calo era stato del 22%.

    Tutta da verificare l’efficacia del bonus-malus con un circolante che, su 37,2 milioni di vetture (al 31 dicembre 2017), è composto ancora per il 4% di Euro0, il 6% Euro1 e 11% Euro2. Considerando che un’auto Euro6 rispetto ad una Euro1 emette almeno il 63% in meno di monossido di carbonio (CO), il 92% in meno di ossidi di azoto (NOx) e il 96% in meno di particolato, secondo le case auto un’azione di incentivazione incisiva nella fascia di veicoli a più elevata anzianità avrebbe dato risultati effettivi ben maggiori per la massa totale di emissioni, sia inquinanti sia di CO2.

    Quattro gli elementi di riflessione.

    Il primo è che le case hanno offerto, non da oggi, sconti ben maggiori degli incentivi messi adesso in campo, senza riuscire ad abbattere significativamente la parte “cattiva” del circolante: c’è dunque una barriera prevalentemente reddituale che ha anche un impatto sui costi sociali, non solo per l’ambiente, ma anche per la sicurezza.

    Il secondo è che nel testo di legge non si fa menzione degli Euro0 (ante 1992), ovvero 1,5 milioni di autovetture che non hanno valore commerciale e non godranno di alcun incentivo.

    Il terzo è che il malus colpisce l’acquisto e non il possesso di autoveicoli inquinanti, dunque un disincentivo indiretto all’acquisto di un’auto più pulita per chi ne ha già una vecchia, che consuma tanto ed è inquinante.

    Quarto è che nel provvedimento non vi è alcun intervento sistemico che intervenga sulla voce “mobilità” ad ampio spettro, salva la detrazione del 50% (su massimo 3.000 euro) per gli impianti di ricarica.

  • IL RUGGITO – DIESEL O NON DIESEL?

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Diesel o non diesel? La risposta non può che essere una sola: la prima.

    Se con la macchina uno fa il pendolare e ci lavora facendo una paccata di chilometri all’anno alternativa al diesel non c’è.

    Pulito (nonostante l’isteria anti gasolio), virtuoso per quanto riguarda le emissione di CO2 e le vetture costano cifre abbordabili. Perché se uno ha famiglia mica può usare la Renault Zoe come prima macchina o prendere una bella Mini Countyman plug-in mettedoci 40mila e passa euro se non se la può permettere. Prende invece un bel suv compatto o una hatchback onesta e si muove. In libertà e spendendo poco.

    Perché il turbodiesel alla fine dei conti consuma meno di un pari cilindrata benzina e se si viaggia in autostrada o in extraurbano l’ibrido non serve proprio.

    E non dite di prendere il treno o i mezzi perché se si abita fuori città lontano dalle grande direttrici ferroviare o a miglia da una stazione bisogna usare l’auto.

    Provate a vivere a Vaprio d’Adda e a lavorare a Milano, magari facendo una professione moderna, di quelle dove gli orari di uscita sono incompatibili con quelli dei mezzi.

    No, non ci si muove nell’ultimo miglio in bici o con il monopoattino elettrico da fighetti che credono di stare a Santa Monica. E nonostante il traffico la qualità della vita è più alta muovendosi in auto che non stando al freddo aspettando il metrò o l’ultimo treno delle Ferrovie Nord.

    Insomma, al momento, il diesel vince se si ci si deve muovere davvero e non si ha la fortuna di vivere e lavorare nel quartiere figo di una grande città.

    Diesel Uber Alles (per ora).