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  • Per l’Europa la neutralità climatica è un affare. McKinsey prevede 28 mila miliardi di investimenti e 5 milioni di posti di lavoro in più

    Se prima erano sensazioni, adesso sono numeri. Imboccare la strada che porta alla neutralità climatica in Europa conviene.

    L’investimento richiesto è di ventotto mila miliardi di euro da qui al 2050, ma sarà capace di generare riduzioni dei costi operativi per 260 milioni di euro l’anno, pari all’1,5% del Pil.

    E, soprattutto, ben cinque milioni di posti di lavoro in più rispetto alla situazione precedente.

    Neutralità climatica CO2 esagoni

    Percorso virtuoso

    L’analisi della McKinsey identifica un percorso ottimizzato dal punto di vista dei costi per la riduzione del 55% entro il 2030 delle emissioni di CO2 in Europa rispetto al livello del 1990 per arrivare entro il 2050 a zero emissioni nette di CO2.

    Il percorso che porta alla decarbonizzazione dell’Europa per i 27 paesi dell’Unione può portare ampi vantaggi economici, inclusa la crescita del Pil, una riduzione del costo della vita e la creazione di posti di lavoro.

    Copertina McKinsey Net zero Europe

    La strada da percorrere per arrivare a questi risultati virtuosi però è molta. Nel 2017 le emissioni di EU-27 sono state di 3,9 Gt di CO2 equivalente.

    Possibile leadership

    Questo valore equivale a soltanto il 7% delle emissioni globali di gas serra, il suo azzeramento, quindi, non è si per sé decisivo per il clima. Ma avrebbe certamente un effetto trainante per il resto del mondo.

    Oltre a candidare l’UE alla leadership tecnologica nel settore, davanti a Stati Uniti, Cina e tigri del sud-est asiatico.

    Taglio emissioni Europa 2020-2050

    Cinque settori

    Cinque settori sono protagonisti delle emissioni di gas serra in Europa, arrotondando i valori il quadro è il seguente:

    • Trasporti 27%;
    • Industria 25%;
    • Energia 22%;
    • Immobili 13%;
    • Agricoltura 13%.

    La combustione dei combustibili fossili è la maggiore responsabile delle emissioni, con l’80% del totale.

    Emissioni Europa per settore

    Energia a zero emissioni negli anni 2040

    La produzione di energia elettrica a da eolico e solare è già sufficientemente competitiva. Il settore energetico può essere il più veloce nella decarbonizzazione e raggiungere le zero emissioni nette entro la metà degli anni 2040.

    energia verde fotovoltaico eolico

    Saranno molti i settori a passare ad elettricità e idrogeno verde, richiedendo nuova capacità produttiva e permettendo al contempo di velocizzare l’economia di scala delle tecnologie e la loro innovazione.

    Trasporti a zero emissioni entro il 2045

    Le auto elettriche e ad elevata elettrificazione stanno già entrando in maniera crescente sul mercato europeo. Ci vorranno però alcune decine di anni per arrivare al 100% delle vendite di auto a zero emissioni e a una catena di fornitura matura (dalle materie prime alla produzione in grande serie delle batterie).

    Più difficile la soluzione per aerei e navi, che dovranno adottare diverse soluzioni energetiche e altri vettori dall’ammoniaca, ai biocombustibili, ai combustibili sintetici.

    Immobili a zero emissioni alla fine degli anni 2040

    Le tecnologie per la decarbonizzazione degli edifici sono già largamente disponibili. Il rinnovo di gran parte dell’enorme patrimonio immobiliare europeo, comunque, è un’impresa titanica. L’utilizzo di risorse rinnovabili è soltanto al 35% oggi e anche l’utilizzo del gas necessita di scendere almeno del 50%. Le emissioni zero nette non arriveranno prima della fine degli anni 2040.

    Grattacieli e cielo

    Industria a zero emissioni nel 2050

    Il settore industriale è il più costoso da decarbonizzare e l’abbattimento completo delle emissioni necessita di soluzioni tecnologiche che sono ancora in fase di sviluppo. Anche nel 2050 si prevede che l’industria continui a generare delle emissioni, perlomeno nel settore della gestione dei rifiuti e delle lavorazioni pesanti, che andranno quindi compensate adeguatamente.

    Agricoltura anche nel 2050 necessiterà di compensazioni

    Le emissioni agricole possono essere decisamente abbassate con soluzioni di coltivazione più efficienti e sostenibili. Ma si tratta del settore nel quale il raggiungimento delle zero emissioni è il più difficile da raggiungere e non può certo essere centrato senza cambiamenti significativi nel consumo della carne o salti tecnologici oggi non prevedibili. Nel 2050, secondo il modello sviluppato dalla McKinsey, necessiterà ancora di importanti compensazioni della CO2 equivalente emessa.

    Riduziine emissioni Europa per settore neutralità 2050

    Conto economico

    L’investimento calcolato per il raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050 in Europa è di 28 mila miliardi di euro, spesi per lo sviluppo e l’adozione di tecnologie pulite e nuove tecniche.

    Una media di 800 milioni di euro l’anno per i prossimi trent’anni, che potranno arrivare dall’indirizzo in questa direzione di capitali che sarebbero stati spesi per finanziare tecnologie ad elevate emissioni.

    Serve il 25% degli investimenti attuali

    La cifra è tutt’altro che impossibile ed equivale a circa il 25% degli attuali investimenti di capitale nell’Unione Europea. Calcolabile anche come il 4% del Pil dell’UE. Con i portatori di interessi che saranno chiamati ad investire 5,4 mila miliardi di euro aggiuntivi in direzione di tecnologie e tecniche a zero emissioni.

    Riduzioni di costo

    Tra il 2021 e il 2050, grazie agli investimenti fatti in nuove soluzioni tecnologiche, il costo operativo dell’intero sistema europeo costerà però mediamente ben 130 milioni di euro in meno. Entro il 2050 questa riduzione dei costi operativi arriverà a 260 milioni di euro l’anno, equivalenti a oltre l’1,5% del Pil attuale dell’UE.

    La maggior parte di questi risparmi saranno nel sistema dei trasporti.

    Investimenti richiesti in Europa per neutralità climatica 2050

    Posti di lavoro

    La transizione verso le zero emissioni creerà, secondo l’analisi della McKinsey, ben 11 milioni di nuovi posti di lavoro in Europa. Il cambiamento tecnologico farà perdere però circa 6 milioni di posti di lavoro in settori resi via via obsoleti. Il risultato saranno perciò 5 milioni di posti di lavoro aggiuntivi rispetto al livello attuale.

    1,54 milioni di posti di lavoro in più saranno nelle energie rinnovabili, 1,13 milioni in agricoltura, 1,1 milioni nel settore edilizio, principalmente nel settore dell’efficientamento energetico degli edifici e dei nuovi sistemi di climatizzazione e cottura con energia verde.

    Formazione continua

    Il raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050 richiede di offrire nuovi corsi di formazione ad almeno 18 milioni di lavoratori, specialmente per lavori che attualmente non esistono (3,4 milioni entro il 2050), oppure per ricollocare personale che ha perso il lavoro (2,1 milioni entro il 2050).

    Clicca qui per leggere il report originale completo della McKinsey.

  • Volkswagen e Toyota, è corsa all’energia rinnovabile

    I due più grandi costruttori del mondo di automobili scelgono le fonti rinnovabili di energia per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni.

    L’annuncio della Toyota

    La Toyota ha annunciato che in Europa le sue attività sono alimentate al 100% di energia rinnovabile sin dall’inizio del 2019.

    Il traguardo è stato comunicato in occasione di “Kenshiki” ed è stato raggiunto con un anno di anticipo rispetto al previsto per tutte le attività.

    Sede Toyota Europe
    La sede della Toyota in Europa

    Tra queste ci sono 9 stabilimenti produttivi, 29 distributori nazionali, 4 filiali dirette, il centro di ricerca e sviluppo e 21 centri logistici che hanno una domanda totale di energia pari a 500 GWh annui.

    Clicca qui e leggi Toyota in Europa da un anno va ad energia rinnovabile.

    L’obiettivo della Volkswagen

    La Volkswagen sta facendo progressi verso l’obiettivo di una produzione a zero emissioni di CO2 entro il 2050.

    L’Azienda si è ora posta nuovi ambiziosi traguardi per il 2020, al fine di aumentare la percentuale di energia prodotta all’esterno da fonti rinnovabili utilizzata dai suoi impianti.

    L’impianto della Volkswagen a Emden.

    Molto chiara la dichiarazione di Andreas Tostmann, Membro del Consiglio di Amministrazione della marca Volkswagen per la Produzione e la Logistica.

    Quest’anno, vogliamo aumentare in modo significativo, dal 70 al 90%, la quantità di energia verde acquistata dai nostri impianti.

    La fabbrica nella sede di Wolfsburg dice addio al carbone

    Nello storico sito industriale di Wolfsburg le maestose ciminiere degli impianti energetici a carbone sono parte del paesaggio.

    Le ho viste più volte e mi auguro che rimangano lì, tanto è preziosa la loro immagine dal punto di vista della storia dell’energia e dello sviluppo industriale.

    Le ciminiere dell’impianto di Wolfsburg

    Adesso, però, la Volkswagen sta compiendo un passo epocale, convertendo le sue centrali elettriche di Wolfsburg dal carbone al gas.

    Entro il 2022 saranno attivate le nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato e cogenerativo (CCGT) ad alta efficienza.

    Secondo i dati divulgati, le emissioni di CO2 derivanti dalla cogenerazione di elettricità e calore diminuiranno del 60%, valore equivalente a circa 1,5 milioni di tonnellate all’anno pari secondo i calcoli della Volkswagen alle emissioni di circa 870.000 auto.

    La transizione energetica della Volkswagen a Wolfsburg

    Nel progetto dell’impianto di cogenerazione è previsto che le storiche e imponenti ciminiere resistano e, anzi, arrivino proprio nel loro mezzo due nuovi camini alti 64 metri.

    Entro il 2020 il 90% dell’elettricità acquistata sarà da fonti rinnovabili

    La Volkswagen dichiara che la fornitura esterna di energia elettrica nei 16 stabilimenti della marca in tutto il mondo (Cina esclusa) proviene oggi al 70% da fonti rinnovabili.

    L’Azienda ha ora deciso di aumentare questa percentuale al 90% entro quest’anno.

    Inoltre, la Volkswagen sta sistematicamente convertendo al gas i suoi impianti interni di produzione di energia. A Wolfsburg, per esempioCon queste centrali elettriche, la Volkswagen offre un contributo a lungo termine alla stabilità della rete nazionale e del sistema elettrico in Germania.

  • Perché l’Europa sceglie l’elettrico

    I costruttori di auto europei, mentre cercano di difendere la loro indubbia supremazia tecnologica nel campo dei motori a gasolio a livello mondiale, hanno ora di fronte la necessità di elettrificare la gamma. E di riuscire a farlo velocemente.

    I traguardi fissati dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2, infatti, sono molto difficili da raggiungere. Dal 2021 le auto nuove immatricolate nei paesi dell’Unione dovranno avere in media emissioni di anidride carbonica inferiori ai 95 g/km. Entro il 2030 si dovrà arrivare molto vicino ai 60 g/km.

    Meno Diesel, più problemi

    Questo richiede uno sforzo enorme, visto che gli ultimi dati disponibili a livello europeo dicono che nel 2017 il livello medio di emissioni delle auto nuove in Europa è stato di 118,5 g/km. Mancano cioè 23,5 g/km per arrivare all’obiettivo.

    Un’enormità. E la riduzione della quota di mercato dei modelli Diesel, più parchi nei consumi e quindi portatori di livelli di CO2 emessa relativamente limitati, non aiuta sicuramente.

    Come ha già fatto vedere l’incremento delle emissioni medie tra il 2016 e il 2017, quando la discesa della quota di mercato dei diesel si è fatta significativa sui grandi mercati e – per la prima volta dal 2009 – le immatricolazioni delle auto a benzina hanno superato quelle dei modelli a gasolio (53% a benzina, 45% Diesel). Mentre la potenza media dei nuovi veicoli arrivati su strada ha continuato a crescere.

    Questo anche a causa dello spostamento del mercato verso i Suv in tutti i segmenti e delle accresciute richieste in termini di dotazioni di bordo. Un mercato europeo fatto di auto più grandi, pesanti e potenti, quindi. E con sempre meno Diesel. Che però deve riuscire a consumare mediamente molto meno combustibile.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    Un grande rebus, insomma. Che ha però una soluzione ormai chiara a tutti, l’auto si deve elettrificare. Motori elettrici, batterie e sistemi di controllo dei flussi di potenza possono però entrare in gioco in vario modo, al fianco delle motorizzazioni tradizionali a benzina e gasolio.

    Il mix di vendita obiettivo dei marchi europei, è suddiviso tra Mild Hybrid, ibride Plug-in e auto esclusivamente elettriche. Non c’è quindi il Full-Hybrid, che rimane per ora appannaggio di giapponesi e coreani. Con una sola eccezione in Europa. Quella della Renault che arriverà con il sistema E-Tech l’anno prossimo sulla nuova Clio e sulla Megane, e lo renderà disponibile sia in versione Full Hybrid, sia Plug-in Hybrid.

    Mild-Hybrid

    L’ibrido leggero consente di ridurre del 10-15% le emissioni di CO2 dei modelli convenzionali Diesel e benzina, che così possono rimanere in gamma senza rovinare troppo la media.

    Plug-in Hybrid ed Elettrico puro

    Una crescente quota di modelli diventa intanto ad emissioni molto basse o addirittura nulle, come nel caso delle elettriche.

    La strategia

    Da un punto di vista matematico i conti possono tornare, perché riuscendo a avere clienti per un numero adeguato di auto con emissioni estremamente ridotte o nulle, certamente si può continuare ad avere a listino ancora per alcuni anni anche modelli con emissioni molto vicine a quelle attuali.

    L’incognita

    E’ tutta da vedere, però, la fattibilità economica. Perché le auto ibride Plug-in e le elettriche costano ancora molto. Senza tralasciare il fatto che anche l’infrastruttura di ricarica deve svilupparsi in fretta, e in questo caso la partita diventa soprattutto politica e si gioca in buona parte nei singoli paesi.

  • Jaguar I-Pace elettrica vince Auto dell’Anno 2019 – Foto Notizia

    Auto dell’anno 2019, vince il Suv elettrico Jaguar I-Pace.

    Per la prima volta un’auto del Giaguaro si aggiudica il premio. Ci voleva l’elettrica per riuscirci!!

    Le Zero Emissioni sul tetto d’Europa per la seconda volta, dopo la Nissan Leaf nel 2011.