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  • La stazione di idrogeno Eni di Venezia è finalmente realtà. Da qui parte l’ecosistema sostenibile Toyota

    L’Italia ha finalmente un’altra stazione di rifornimento ad idrogeno. Si trova a Mestre, in località San Giuliano, è stata realizzata da Eni e servirà la città metropolitana di Venezia con l’apporto di Toyota. La casa giapponese infatti sarà la prima a sfruttare a dovere la nuova stazione grazie anche ad un accordo siglato nel 2019 e che punta a fornire la città dei dogi di una nuova mobilità.

    Leggi il Dossier su Toyota a Venezia

    Leggi l’articolo sull’accordo con Eni per la stazione di idrogeno a Venezia

    Da settembre in Kinto Share

    Per questo arriveranno su Venezia ben 10 Mirai, sia di prima sia di seconda generazione. Tre di queste andranno al Comune di Venezia e tre saranno inserite da settembre nella locale flotta di Kinto Share, il servizio di car sharing aggiungendosi alle Yaris, Yaris Cross e alle Lexus UX Hybrid già presenti. Le altre saranno affidate ai concessionari locali per altre iniziative. A questo proposito, era presente all’inaugurazione della stazione anche Mauro Caruccio, amministratore delegato di Kinto Italia che nel 2019 aveva firmato l’accordo.

    Leggi l’articolo sulla mia esperienza a Venezia con Kinto Share

    Mauro Caruccio
    L’idrogeno da condividere

    «Sarà sicuramente il primo car sharing a idrogeno in Italia – afferma il presidente e amministratore delegato di Toyota Motor Italia, Luigi Ksawery – e questo ci permetterà di parlare direttamente all’utente e all’utilizzatore finale di idrogeno. Le persone finalmente guiderà un’auto a idrogeno e capirà quanto sia facile e piacevole da utilizzare. In questo modo l’idrogeno comincerà a fare parte del nostro linguaggio quotidiano».

    Un segno dei tempi

    «Mettere una stazione di idrogeno in Italia – continua il numero uno di TMI – è per Toyota un risultato straordinario perché vuol dire che qualcosa finalmente si muove. Per anni abbiamo avuto solo i “capitani coraggiosi” di Bolzano e ce n’è voluto un altro come il sindaco Brugnaro per averne una seconda. Questo però vuol dire che sta partendo un movimento importante e che Eni lo supporta sostenendo un percorso che vedrà altre stazioni. Nel PNRR sono previste 40 stazioni e questa di Mestre rappresenta un momento di svolta. Toyota crede nell’idrogeno da sempre ed è già realtà in altri paesi. Vorremmo che lo fosse anche in Italia e siamo pronti a fare la nostra parte».

    Leggi l’articolo sulla stazione di idrogeno a Bolzano e prima flotta di Mirai

    La volontà del Sindaco

    Non sta nella pelle il sindaco Luigi Brugnaro che ha voluto fortemente l’idrogeno e questa stazione a Venezia per farne la capitale mondiale della sostenibilità «La più antica città del futuro diventa così un esempio per tantissime altre amministrazioni che potranno guardare a quanto stiamo facendo. Questa stazione di rifornimento ci consentirà di procedere speditamente in quel piano di ammodernamento del trasporto pubblico locale alimentato ad idrogeno che stiamo portando avanti» ha dichiarato il primo cittadino.

    Una tecnologia, tante soluzioni

    Anche i concessionari potranno finalmente lavorare con l’idrogeno vendendolo sul proprio territorio. «Con questa novità metteremo sicuramente ed effettivamente sul mercato una tecnologia diversa – è sicuro l’amministratore delegato di Toyota Motor Italia – e dimostreremo ulteriormente tutte le nostre capacità tecnologiche e di innovazione. Già l’acquisto di un ibrido Toyota rappresenta per il cliente un passo importante, anche perché sa che facciamo anche l’ibrido plug-in, l’elettrico e l’idrogeno e che dietro c’è un’unica grande tecnologia».

    Una stazione per tutti i livelli di elettrificazione

    La stazione di Mestre inoltre è la perfetta rappresentazione di questo credo. Oltre alle pompe per benzina e gasolio, ci sono infatti due colonnine di ricarica, delle quali una rapida. «La mobilità dell’idrogeno non è solo automobile, anzi sarà soprattutto altro arrivando anche sull’acqua, un capitolo che interessa una città come Venezia e che ha già dimostrato di poter funzionare in mare. «Al centro della nostra idea ci sono il sistema di propulsione e le celle a combustibile – continua Lucà – che proponiamo a vari partner e possono essere utilizzate per vari scopi. Con la navigazione abbiamo già iniziato 6 anni fa con l’Energy Observer. Se noi riusciamo a mettere le fuel cell su navi e traghetti e tutta la mobilità nautica, allarghiamo il nostro ecosistema. Le stiamo applicando anche ai treni, ai camion e ai bus».

    Energy Observer
    La visione di Venezia

    A questo proposito, Venezia ha già emesso un bando per 90 bus a idrogeno e 33 elettrici entro il 2026. E della partita sarà sicuramente Caetano Bus, che ha già portato in Italia uno dei suoi bus a Terni. E chissà che non vi sia anche Mercedes, da poco diventata acquirente delle fuel cell Toyota per i propri bus. «Abbiamo già individuato l’area per rifornirli, ma non lo dico altrimenti quei terreni ci costano di più» scherza, ma non troppo, il sindaco Bugnaro che vede evidentemente almeno un’altra stazione di idrogeno sul territorio.

    Leggi l’articolo sull’accordo tra Snam, Toyota e CaetanoBus per la mobilità ad idrogeno

    La società dell’idrogeno

    Stessi ha obiettivi ha del resto Toyota. «Dopo questa iniziativa dobbiamo continuare a costruire questo ecosistema. Abbiamo Toyota Handling che produce carrelli elevatori alimentati ad idrogeno e andremo a proporci come fornitori di soluzioni. Accanto a questo, dobbiamo continuare a costruire l’infrastruttura insieme ad altri partner come Eni e presso le autorità locali per facilitare e accelerare questo sviluppo». È la cosiddetta “società dell’idrogeno”, un lavoro lungo e paziente che Toyota ha già iniziato da tempo e che ha dimostrato di saper fare con l’ibrido.

    Il paradosso di San Donato

    L’Eni ha in programma anche un’altra stazione di servizio a San Donato Milanese la cui costruzione è iniziata addirittura prima di quella di Mestre. Paradossale, se si pensa che l’Eni ha proprio nel comune della cintura milanese la propria sede come ha sottolineato Giuseppe Ricci, direttore generale Energy Evolution in occasione dell’inaugurazione dell’impianto di Mestre.

    Il clima è cambiato

    Si spera che il cambio del contesto sblocchi anche questa situazione. «Il clima è sicuramente cambiato – afferma ancora Lucà – e c’è stata un’accelerazione fondamentale. È cambiato il paradigma e finalmente si riesce ad avere una conversazione sull’idrogeno. Il recovery fund, il PNRR e ora anche il REPowerEU stanno dando un impulso finalmente decisivo a livello istituzionale».

    Un quintale di idrogeno al giorno

    La stazione ad idrogeno ha una capacità di 100 kg di idrogeno al giorno e sarà trasportato dalla località di produzione che è, al momento, Terni. Si tratta di idrogeno grigio prodotto da metano che presto diventerà blu con il sistema di cattura della CO2. Urge dunque un elettrolizzatore più vicino per accorciare la catena di questo idrogeno e renderlo verde. Va detto che attualmente il 98% dell’idrogeno prodotto in Italia proviene ancora da fonti fossili. Il lavoro sulla infrastruttura va dunque proseguito guadando anche alla logistica e la produzione.

    Leggi l’articolo sul giro dimostrativo su Caetano Bus a Terni e alla Cascata delle Marmore

    Con l’idrogeno così come fu per l’ibrido

    Urge anche un lavoro sul prezzo. Quello esposto all’inaugurazione è di 10 euro al kg, ma si parla di 15 euro al kg come prezzo definitivo. Vuol dire che per fare il pieno ad una Mirai occorrono 90 euro per percorrere 650 km. Vuol dire poco più di 7 euro ogni 100 km che, con il gasolio a 2 euro al litro, rende già l’idrogeno conveniente. E lo rende tale anche se immaginiamo che la percorrenza effettiva di una Mirai si attesti intorno ai 500 km. Con la possibilità di fare il pieno in self-service in 5 minuti, potrebbe essere un’idea anche per i taxi, come già accade in diverse capitali europee come Copenaghen. I taxi sono stati la testa di ponte per l’ibrido per Toyota e potrebbero rappresentare un veicolo di esperienza e promozione preziosissimo anche per l’idrogeno.

    Leggi l’articolo sulla Mirai di seconda generazione, la sfida dell’idrogeno su strada a Milano

    Leggi l’articolo su Toyota Mirai fa oltre 1.000 km con un pieno di idrogeno

  • Car-sharing, la mia esperienza diretta con Kinto share tra Venezia e Treviso

    Il car sharing di Kinto share, proposto dalla Kinto del Gruppo Toyota, si sta rapidamente diffondendo in alcune regioni del nord Italia (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) e in Sardegna.

    Per capire come funzioni e di cosa si tratti realmente, ho utilizzato direttamente questa proposta di car sharing in un mio viaggio di lavoro a Treviso. Il mio volo di trasferimento da Roma arriva infatti all’aeroporto Marco Polo di Venezia, dov’è attivo il servizio Kinto share.

    Iscrizione a Kinto share

    Il primo passo, per poter accedere al servizio, è naturalmente l’iscrizione. Tutto molto semplice, a dire il vero. Servono la patente, un secondo documento di identità, una carta di credito (non ricaricabile) e il gioco è fatto.

    car-sharing Kinto share iscrizione

    Si fa tutto dallo smartphone, inquadrando i documenti richiesti, scattando una foto e caricandoli insieme a un selfie che viene aggiunto al profilo creato dalla App.

    Nel mio caso funziona tutto velocemente e molto bene, con la sola operazione di caricamento del documento di identità ripetuta due volte per rotazione inesatta del documento (la app lo vuole in orizzontale) al primo caricamento.

    Prenotazione dell’auto a Venezia

    Appena iscritto, procedo con la mia prima prenotazione. Individuo subito il parcheggio di mio interesse presso l’aeroporto Marco Polo di Venezia.

    Kinto share scelta parcheggio aeroporto

    Ci sono diverse auto disponibili, dalla Toyota Yaris Hybrid, alla Toyota Yaris Cross Hybrid, fino alla Toyota C-Hr Hybrid. Tutti modelli Toyota, tutti con tecnologia Full Hybrid, quindi con guida elettrificata ma senza necessità di ricarica alla colonnina.

    Prenotazione Kinto share Venezia

    Scelto il luogo e confermata la durata del noleggio, nel mio caso di circa un giorno dal 28 maggio, subito dopo l’atterraggio a Venezia, fino al 29 maggio, in tempo per riprendere il volo per Roma.

    Scelta auto Kinto share

    La mia scelta finale è per una Toyota Yaris Cross Hybrid, sufficientemente capiente e da poco introdotta sul mercato, quindi anche piacevole da possedere per il tempo del mio soggiorno tra Venezia e Treviso.

    Esperienza diretta

    Al mio arrivo a Venezia accendo l’app e cerco l’auto. Si trova in un parcheggio comodissimo da raggiungere, pochi metri fuori dell’area arrivi dell’aeroporto.

    Kinto share Yaris Cross Venezia aeroporto

    Apro l’auto dall’app Kinto share, faccio un attento giro attorno all’auto seguendo le indicazioni dell’applicazione per riscontrare eventuali danni già esistenti al momento della presa in carico. C’è una piccola abrasione dell’adesivo Kinto (e forse della vernice, ma si tratta di questioni millimetriche…), per precauzione scatto una foto – come richiesto e guidato dall’app – la carico e da quel momento in poi posso guidare tranquillamente.

    car sharing Fabio Orecchini con Yaris Kinto Share aeroporto Venezia

    Il serbatoio è quasi pieno, quindi la benzina disponibile più che abbondante per il mio utilizzo, che mi porta da Venezia a Treviso e poi nei dintorni soltanto per piccoli spostamenti.

    Comune di Vllorba Treviso convegno AIA

    Parcheggio direttamente davanti al Municipio del Comune di Villorba, praticamente attaccato a Treviso, dove c’è in bella mostra il punto informativo con il programma di Artificial Intelligence Agorà, la manifestazione alla quale devo partecipare.

    Car sharing auto Kinto share davanti comune di Villorba Treviso

    Nella pausa pranzo scopro, grazie agli organizzatori della manifestazione, l’agri-ristorante Nonno Andrea, dove c’è un bellissimo mercato di frutta e ortaggi (molti di produzione locale e biologica) e l’Italianità del gusto per il bello, il sano e il buon mangiare completa l’esperienza andandosi a unire agli interessantissimo contenuti della manifestazione alla quale partecipo, organizzata da BiblioTreviso insieme al Comune di Villorba, assessorato alla Cultura.

    Nonno Andrea Treviso

    La guida scorre senza intoppi, l’auto è nuovissima, con interni ed esterni molto ben puliti e con un allestimento ricco di optional. L’utilizzo del navigatore è semplice, intuitivo e ovviamente essenziale – visto che viaggio da solo e non conosco bene la zona.

    Guida autostrada auto car sharing Kinto share

    Il mattino seguente rispetto al mio arrivo rientro a Venezia, non ci sono molte indicazioni per trovare l’area car-sharing e questo rischia di essere un problema.

    Car-sharing Yaris Cross Kinto Share aeroporto di Venezia parcheggio

    Vado a memoria e arrivo all’ingresso per il parcheggio più vicino al terminal, visto che ricordo di aver avuto l’impressione di essere veramente nell’area di sosta più facilmente raggiungibile.

    Trovo tutto senza problemi, parcheggio l’auto e scendo per qualche foto.

    Fabio Orecchini con auto Kinto share a Venezia

    Costo e livello di soddisfazione

    Ho trovato l’auto immediatamente fuori l’area arrivi, il serbatoio era pieno e l’auto nuova e pulita fuori dentro.

    L’ho utilizzata per andare da Venezia a Treviso, muovermi per piccoli spostamenti locali ed averla comunque sempre a disposizione per ogni eventualità.

    Il conto finale di 100,40 euro è più basso rispetto ad auto in noleggio a breve termine che avevo cercato tramite i migliori motori di ricerca (dai 120 euro in su con modelli anche più piccoli, non ibridi e meno accessoriati).

    Ricevuta costo Kinto share Venezia

    Car-sharing competitivo anche per viaggi di lavoro

    Esperienza molto positiva, che estende la competitività del car-sharing all’utilizzo nelle trasferte brevi di lavoro, oltre che agli spostamenti urbani o metropolitani.

    Tornerò sull’argomento. Anche con test di altri servizi e in altre condizioni. La Nuova Mobilità offre possibilità che a volte nemmeno immaginiamo.

    Mano indica scritta Kinto share su auto in car-sharing

    Kinto Mobility

    Kinto non è soltanto car-sharing, visto che la famiglia di offerte Kinto Mobility comprende anche auto in noleggio a lungo termine (Kinto One) e una App (Kinto Go) che premette l’accesso a servizi di mobilità locale, regionale e nazionale e altre offerte che prescindono dall’utilizzo di un’automobile.

    Clicca qui e leggi Nuova mobilità, Kinto della Toyota raggiunge clienti che non usano l’auto.

  • Elettrico contro idrogeno, la sfida sbagliata. Bus elettrico Mercedes avrà celle a combustibile Toyota

    Elettrico contro idrogeno, la contrapposizione tra le due soluzioni a zero emissioni è ritenuta da molti tifosi dell’elettrico una necessità per arrivare prima possibile alla diffusione dell’auto a batterie.

    Sfida sbagliata, secondo me. Lo dico da sempre ed è evidente in ogni analisi di sistema fatta da chi di sistemi energetici se ne intenda veramente.

    Se si vuole raggiungere in modo efficace l’obiettivo delle zero emissioni, si deve fare tesoro dell’enorme possibilità a nostra disposizione di poter ricorrere a ben due vettori energetici producibili da fonti rinnovabili e utilizzabili senza produzione di inquinanti e senza emissioni di CO2.

    Mercedes eCitaro elettrico idrogeno

    Bus Mercedes eCitaro

    La nuova variante del bus elettrico Mercedes eCitaro, in grado di percorrere 400 km senza necessità di fare soste intermedie per la ricarica, dimostra la complementarità delle due tecnologie.

    Infatti, nonostante la nuova batteria al litio con tecnologia NMC (Nichel-Manganese-Cobalto) da 588 kWh di capacità energetica, il Mercedes eCitaro di nuova generazione si ferma a 280 km di autonomia con la sola batteria a bordo. Dopo di che si deve fermare a lungo per ripristinare la carica degli accumulatori.

    La versione articolata (quella lunga) del Mercedes eCitaro, nonostante la batteria ancora più capiente da 686 kWh, ha un’autonomia ancora più limitata, dichiarata dal costruttore pari a 220 chilometri con una ricarica completa.

    400 km di autonomia grazie all’idrogeno

    La variante appena presentata, arriva a 400 km di autonomia grazie all’integrazione nel sistema di trazione della tecnologia delle celle a combustibile e all’arrivo a bordo dell’idrogeno.

    Serbatoi di idrogeno, sistemati sul tetto, e celle a combustibile con 60 kW di potenza permettono di portare l’autonomia di marcia con un pieno di idrogeno e la ricarica delle batterie a 400 chilometri per la versione da con vano passeggeri singolo da 12 metri e a ben 350 chilometri per la versione snodata con doppia cabina passeggeri (con un incremento di quasi il 65% di autonomia, in questo caso, rispetto alla soluzione solo elettrica a batterie).

    Mercedes eCitaro elettrico idrogeno

    Mercedes sceglie Toyota

    Toyota Motor Europe, che già fornisce in Europa il sistema a idrogeno per il CaetanoBus H2.City Gold, fornirà la tecnologia a idrogeno con celle a combustibile per il Mercedes-Benz eCitaro a lunga percorrenza.

    Clicca qui e leggi Autobus a idrogeno, a Terni la corsa dimostrativa con Toyota fino alla Cascata delle Marmore.

    Il modulo Toyota TFCM2-F-60 è il sistema di seconda generazione capace di erogare 60kW di potenza che può essere facilmente integrato sul tetto dell’autobus.

    Modulo idrogeno Toyota

    Gli ingegneri della Toyota Motor Europe supporteranno la progettazione del sistema e l’integrazione del modulo nel Mercedes eCitaro per garantire efficienzapotenza e durata del sistema.

    Il Toyota Fuel Cell Module ha un convertitore di tensione che opera in una gamma di tensione da 450 a 700 Volt e – in base a quanto comunicato dalla Toyota – raggiunge la massima efficienza a circa 30kW.

    Toyota espande l’attività idrogeno in Europa

    Matt Harrison, Presidente di Toyota Motor Europe, evidenzia l’espansione delle attività idrogeno della Toyota in Europa.

    Siamo lieti di lavorare con Daimler Buses e siamo lieti di vedere che le nostre attività di vendita di propulsori a idrogeno in Europa continuano ad espandersi.

    Toyota è impegnata a raggiungere la neutralità in termini di emissioni di carbonio in atmosfera e crediamo che l’idrogeno sia uno degli elementi chiave di una futura società decarbonizzata.

    Toyota produzione modulo idrogeno in Europa
  • Toyota Yaris, il full-hybrid è elettrico all’80%. Ai Motor1 Electric Days i risultati dello studio CARE

    L’auto ibrida è “elettrica” fino a che punto? Fino ed oltre l’80%, se parliamo di full-hybrid, di chi lo ha inventato (Toyota) e di una delle auto più vendute ovvero la Yaris che è stato oggetto di uno studio in condizioni reali compiuto dal CARE (Centro di Ricerca sull’Auto e la sua Evoluzione) della Università Marconi in collaborazione con l’Università di Firenze e l’Enea sotto il coordinamento scientifico del professor Fabio Orecchini.

    Ottanta e oltre

    Lo studio, presentato oggi ai Motor1 Electric Days alla presenza dell’amministratore delegato di Toyota Motor Italia, Luigi Ksawery Lucà, dimostra come la Yaris si muove per il 78% del tempo con il motore a scoppio spento con punte dell’82,6% in città. In termini di percorrenza, la Yaris sta a pistoni fermi per il 66,3% dei chilometri percorsi con punte del 76,1% su percorsi urbani.

    Impressionanti e, per certi versi sorprendenti, i dati di consumo e di efficienza energetica. I consumi inferiori infatti si ottengono nei percorsi suburbani (2,9 litri/100 km) con un’efficienza del 43,3%. In città si sale a 3,79 litri/100 km con un’efficienza del 34%. Il dato è comunque altissimo e vuol dire che un terzo dell’energia termica presente in ogni goccia di benzina si trasforma in energia cinetica. A tal proposito il 27% di quest’ultimo è stato recuperato.

    Come la Prius, più della Prius

    La ricerca è stata operata seguendo un capitolato standardizzato e già codificato nel corso di uno studio analogo. Allora protagonista fu la Prius che supero il 70% di tempo in elettrico. Stavolta sono state introdotte alcune novità come la presenza di un ingegnere per macchina e l’utilizzo di una control room con 5 vetture circolanti in contemporanea. Dunque condividendo le stesse condizioni e dando solidità statistica e scientifica ai dati raccolti.

    La Yaris non solo ha fatto meglio, ma ha portato questi risultati in una fascia di mercato molto più ampia. Dunque più disponibile per tutti, più efficace effettivamente per l’ambiente e più apprezzabile da parte del guidatore. Quest’ultimo infatti può sorridere pensando a quanti pochi siano i passaggi dal benzinaio e che, per viaggiare in elettrico almeno il 64,5% dei chilometri percorsi, non c’è bisogno di fermarsi per ricaricarla alla spina.

    Leggi l’articolo sul confronto tra Toyota Yaris, Honda Jazz e Renault Clio

    La tecnologia e il fattore umano

    La ricerca conferma inoltre che i consumi dichiarati sono raggiungibili anche da un guidatore normale. A questo proposito nessuno di quelli coinvolti nello studio era stato istruito a guidare un’auto full-hybrid. L’unica indicazione era il rispetto dei limiti di velocità. Sfruttando dunque il veleggiamento si sarebbero potuti ottenere risultati ancora migliori. Questo indica che, come in ogni tecnologia, c’è un potenziale che può essere dispiegato attraverso il fattore umano.

    Il full-hybrid permette di ottenere consumi migliori e insegna un comportamento di guida che spinge a ricercare l’efficienza, il comfort e la sicurezza. A questo proposito, Luigi Lucà ha parlato di WeHybrid, la formula assicurativa che permette di pagare solo i chilometri percorsi con il motore a scoppio. Dunque un ulteriore elemento di incentivazione che si trasforma in ulteriore risparmio per il guidatore e in ulteriori benefici per la collettività.

    L’elettrificazione è sicurezza

    E non si parla solo di emissioni, ma anche di sicurezza. Il Ceo di Toyota infatti ha rivelato che i 14mila clienti che hanno scelto WeHybrid hanno percorso 95 milioni di km e hanno un comportamento più virtuoso anche in questo senso. I dati segnalano infatti che chi sceglie WeHybrid ha un’incidentalità inferiore del 20% e chi utilizza al meglio l’elettrificazione della vettura fa meno danni: il 15% di spese in meno di ripristino.

    Guarda il mio video su WeHybrid

    Leggi l’articolo su WeHybrid Insurance

    Perché questa associazione virtuosa di più virtù? Anche qui la tecnologia conta, ma è il fattore umano che fa la differenza. La guida elettrificata è infatti necessariamente una guida predittiva. Chi guida un’auto ad alto tasso di elettrificazione anticipa il rilascio dell’acceleratore, calcola le distanze e cerca di sfruttare al massimo la spinta del solo motore elettrico. Questo vuol dire automaticamente diminuire le situazioni di pericolo.

    Ibrido ed elettrificazione

    I risultati dello studio del CARE mettono anche l’accento sul coinvolgimento dei clienti e sul valore storico dell’ibrido. L’ibrido serve ancora o no? È il ponte verso l’elettrico o un’elettrificazione edulcorata che allontana la transizione? Lo studio dimostra che, visto il prezzo della vettura, i suoi volumi di vendita e la sua accessibilità, il full-hybrid ha un ruolo essenziale e non allontana l’elettrico, anzi. Stimola infatti ad uno stile di guida e ad un approccio con l’automobile che rende l’automobilista più consapevole verso l’elettrico. Dunque più responsabile e più convinto verso la transizione verso le zero emissioni.

  • Nuova mobilità, Kinto della Toyota raggiunge clienti che non usano l’auto

    È la nuova mobilità, bellezza! Ci sono già decine di migliaia di clienti di case automobilistiche che non possiedono un’auto.

    L’analisi dei primi due anni di attività del nuovo marchio Kinto della Toyota, che non vende auto e in alcuni casi offre servizi che non ne prevedono nemmeno l’utilizzo, mostra un futuro dal grande potenziale.

    Kinto nova mobilita

    Una rivoluzione verso la Mobilità sostenibile?

    Sì, la rivoluzione non riguarda soltanto la Toyota (il più grande costruttore mondiale di automobili) ed è soltanto l’inizio.

    nuova mobilita app Kinto Go

    Auto sempre più elettriche, persone e cose costantemente connesse, energia da fonti rinnovabili e zero emissioni. Questo è il mix di base della sostenibilità.

    I clienti del nuovo marchio Kinto, dedicato all’offerta di servizi per la mobilità, in molti casi addirittura non guidano affatto. Si muovono in treno, taxi oppure utilizzano il trasporto pubblico.

    Mauro Caruccio, presidente Kinto Italia

    Mauro Caruccio, presidente e amministratore delegato di Kinto Italia, indica i vantaggi per ogni singola persona come chiave di successo per Kinto.

    Mauro Caruccio Kinto Milano 2022

    Al centro dei servizi di mobilità offerti c’è l’individuo, che può beneficiare di maggiore flessibilità, tempo e risparmio economico per i propri spostamenti. Con vantaggi per l’ambiente anche quando sceglie di guidare, visto che utilizziamo soltanto auto elettrificate.

    I prodotti Kinto “asset based” hanno ancora nella fornitura di un’auto l’elemento chiave del servizio offerto al cliente.

    Kinto One

    Kinto One propone modelli Toyota e Lexus con formule di noleggio a lungo termine (per periodi da 12 a 72 mesi), viene seguito in ogni fase del processo dalla rete dei concessionari ufficiali ed è già arrivato avere una flotta di cinquemila vetture.

    Kinto Flex

    Kinto Flex – in arrivo entro l’anno sul nostro mercato – consiste in un’innovativa formula di abbonamento mensile (con durata da uno a dodici mesi) che può essere disdetta in ogni momento e permette di cambiare modello di auto, nell’ambito dello stesso contratto, in base alle proprie esigenze.

    Kinto car sharing Milano Giro d'Italia

    Kinto Share

    IKinto Share è dedicato al car sharing. A Venezia, prima città italiana ad avere una flotta Kinto per l’utilizzo condiviso, gli iscritti sono oltre seimila e le auto, tutte elettrificate, hanno percorso finora 1.130.000 chilometri, viaggiando per circa la metà del tempo in modalità elettrica.

    Kinto Share punta sulla formula “station based” che prevede che le auto siano ritirate e riconsegnate presso un parcheggio dedicato, che può essere posizionato presso una concessionaria.

    Ai prodotti basati sulla fornitura di un’auto, si affiancano due piattaforme di mobilità.

    Kinto nuvola servizi mobilita

    Kinto Join

    Kinto Join è dedicata agli spostamenti casa-lavoro e permette di ridurre il numero di automobili necessario agli spostamenti dei dipendenti di un’azienda. Con la piattaforma messa a disposizione ci si accorda tra colleghi per tragitti a bordo della stessa vettura, con benefici per il traffico, l’ambiente e anche per lo sviluppo di rapporti sociali nella comunità lavorativa.

    Kinto Go

    Kinto Go è un’app di mobilità integrata multimodale – scaricabile gratuitamente – con cui pianificare spostamenti e acquistare biglietti del trasporto locale, ferroviari, oppure prenotare e pagare corse in taxi e parcheggi, compreso il pagamento della sosta sulle strisce blu.

    Kinto nuova mobilita ragazza al telefono

    L’app, sviluppata in Italia, è stata già scaricata 170.000 volte e può contare su accordi con oltre 500 operatori di mobilità con servizi in più di cinquemila comuni, coprendo il 70% del territorio nazionale.

  • Toyota bZ4X nata elettrica, prova in anteprima su strada e fuoristrada

    La Toyota bZ4X è la prima auto del gruppo giapponese nata per essere elettrica. Ecco la mia prova di guida in anteprima tra Barcellona e Sitges completa di un VIDEO che contiene impressioni e opinioni a caldo discusse insieme a Nicola Desiderio.

    Programma di prova

    La prova non si limita al tracciato stradale tra le colline della Catalogna, ma arriva a testare anche situazioni da fuoristrada duro e puro.

    La Toyota, facendoci fare questa prova, ha preso un grosso rischio. La piattaforma è completamente nuova ed ha funzioni di controllo della trazione inedite, sviluppate insieme alla Subaru.

    Toyota bZ4X ruota alzata fuoristrada

    La scuola automobilistica giapponese mette così subito in chiaro le sue intenzioni: anche nell’era elettrica ha velleità da prima della classe.

    Clicca qui per vedere il VIDEO della prova.

    Strada asfaltata

    La guida della Toyota bZ4X su strada asfaltata, specialmente nei tratti tortuosi, nonostante il passo tra asse anteriore e posteriore misuri ben 2,85 metri, evidenzia una risposta ai cambi di direzione precisa e immediata. Vissute dal sedile del passeggero anteriore, le traiettorie decise ricordano molto da vicino quelle ottenibili con veicoli a quattro ruote sterzanti.

    Orecchini Desiderio prova bZ4X guida

    Quando si è al volante, a impressionare è la fluidità con cui il sistema di controllo riesce a ripartire la coppia tra il motore anteriore e quello posteriore. L’auto in prova è infatti la Toyota bZ4X Awd, dotata di due motori elettrici, entrambi da 80 kW (336 Nm di coppia massima complessiva), montati sui due assi.

    La versione con trazione anteriore ha invece un motore da 150 kW (265 Nm di coppia massima).

    Fuoristrada duro e puro

    Messe le ruote nel fango, sul circuito di prova privato di Nasser Al-Attiyah – fresco vincitore della Dakar proprio a bordo di una Toyota – il comportamento della bZ4X riesce realmente a impressionare. L’auto in prova è dotata di pneumatici da strada e inevitabilmente, in modalità di guida standard, rimane impantanata.

    Toyota bZ4X fuoristrada fango

    Basta selezionare la specifica modalità X Mode, però, e le ruote che giravano a vuoto riescono a trovare una presa sufficiente ad uscire da una sorta di limbo melmoso. Con la stessa facilità si riesce a gestire una discesa sconnessa, sterrata e in estrema pendenza impostando la velocità massima alla quale si vuole procedere.

    Così come la successiva ripidissima salita sterrata, anche qui con velocità selezionabile fino a 12 km/h, mantenuta automaticamente dal sistema.

    Toyota bZ4X fuoristrada guado acqua

    La tenuta stagna della parte elettrica è dimostrata poi dal guado di un vascone riempito con acqua profonda non meno di trenta centimetri (secondo i dati Toyota l’auto attraversa senza problemi corsi d’acqua alti fino a 50 centimetri).

    Toyota bZ – beyond Zero

    Una vera e propria prova no-limits, insomma, per accompagnare all’esordio la prima auto della nuova famiglia identificata dal marchio Toyota bZ, che arriverà entro il 2025 a una gamma di sette modelli esclusivamente elettrici.

    Toyota bZ4X sfondo villa Nasser Al-Attiyah

    Strategia tecnologica

    La Toyota bZ4X evidenzia la strategia tecnologica scelta dal colosso giapponese per l’espansione della trazione elettrica: batterie non troppo grandi, massa totale contenuta e ottima efficienza.

    Nel caso della Toyota bZ4X le batterie sono da 71,4 kWh (con garanzia che dopo 10 anni, oppure un milione di chilometri, mantengano almeno il 70% di capacità), la massa del veicolo è di 2005 chili per la trazione integrale e 1920 chili per la due ruote motrici, con un consumo dichiarato di circa 15 kWh/100 km.

    Toyota bZ4X pale eoliche

    L’autonomia prevista con una ricarica completa è così nell’ordine dei 450 chilometri. L’auto può essere ricaricata con potenze fino a 150 kW e la ricarica della batteria fino all’80% si fa in meno di mezz’ora.

    Prima della storia con steer-by-wire

    La Toyota bZ4X arriverà sul mercato in Italia dal prossimo giugno ed entro la fine del 2022 è previsto l’arrivo di una versione equipaggiata con sterzo steer-by-wire.

    Sarà così la prima auto della storia ad avere un sistema sterzante esclusivamente via cavo, senza nessun collegamento meccanico tra volante e ruote.

  • Autobus a idrogeno, a Terni corsa dimostrativa con Toyota fino alla Cascata delle Marmore

    Un autobus a idrogeno CaetanoBus H2.City Gold, sviluppato con tecnologia Toyota, ha parcheggiato proprio davanti a Palazzo Spada, sede dell’amministrazione comunale di Terni.

    Basta questa immagine a dare la misura della convinzione con cui il comune di Terni sta scegliendo la strada dell’idrogeno per portare l’innovazione e le zero emissioni nel sistema di trasporto urbano della città.

    Autobus a idrogeno Toyota Palazzo Spada Terni

    Sul bus a idrogeno fino alle cascate

    La presenza a Terni del bus a idrogeno realizzato grazie alla partnership tra CaetanoBus, azienda portoghese tra i principali produttori di autobus in Europa, e Toyota, che fornisce le celle a combustibile di bordo, permette di vivere direttamente l’esperienza di una corsa a idrogeno dal centro della città alla suggestiva Cascata delle Marmore.

    Il tragitto passa proprio davanti alle acciaierie di Terni, dove è già presente un impianto di produzione di cosiddetto idrogeno grigio, cioè ricavato dal metano attraverso un processo di reforming.

    Autobus a idrogeno Toyota CaetanoBus cascate

    Progetto idrogeno

    “Il comune di Terni – spiega la vice sindaca e assessora all’ambiente Benedetta Salvati – grazie alla nostra progettualità è già pienamente inserito nei programmi per lo sviluppo e l’utilizzo dell’idrogeno a favore del traposto pubblico. Con la Regione Umbria siamo anche coinvolti nel progetto per la realizzazione del treno a idrogeno Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona e del relativo impianto di produzione e rifornimento di combustibile”.

    Idrogeno verde

    “La presenza di una capacità produttiva già disponibile – continua la vice sindaca Salvati – ci permette di prevedere l’arrivo su strada dei primi autobus a idrogeno a Terni entro il 2023, o al massimo nel 2024. Con l’obiettivo di realizzare in parallelo un impianto per la produzione di idrogeno verde, ricavato cioè da elettrolisi dell’acqua utilizzando fonti di energia rinnovabile, da adottare appena possibile”.

    Autobus a idrogeno Comune di Terni

    Città di frontiera

    Se quella dell’idrogeno è l’ultima frontiera dell’innovazione, Terni vuole essere città di frontiera.

    Così Leonardo Latini, sindaco della città umbra, traccia la rotta verso l’adozione dell’idrogeno come combustibile per il trasporto locale.

    L’occasione per il trasporto pubblico è storica. Grazie a fondi Pnrr e investimenti nazionali, le città italiane possono finalmente pianificare un ricambio del parco autobus circolante, quasi ovunque obsoleto e inquinante, puntando alle zero emissioni.

    L’autobus Toyota CaetanoBus

    L’autobus 12 metri CaetanoBus-Toyota H2.City Gold, secondo i dati forniti dal produttore, ha 400 chilometri di autonomia, un consumo medio di 5,1 chilogrammi di idrogeno ogni 100 chilometri e può fare il pieno di idrogeno 350 bar in circa nove minuti.

    Autobus a idrogeno Terni

    La tecnologia di trazione è basata su un’architettura ibrida plug-in, che vede un pacco batterie da 44 kWh, ricaricabile anche dall’esterno e capace di fornire da solo un’autonomia di oltre 100 chilometri, integrato nel sistema a idrogeno con celle a combustibile.

    500.000 chilometri percorsi

    Il veicolo è già in servizio in varie città in Spagna, Danimarca, Francia e Germania, dove ha percorso cumulativamente oltre 500.000 chilometri.

    Nei prossimi tre anni, nel listino della CaetanoBus, arriveranno ulteriori modelli a idrogeno con tecnologia Toyota per il trasporto urbano (lunghezza di 10 e 18 metri), la mobilità negli aeroporti e l’utilizzo interurbano. 

  • Toyota Aqua e le batterie al nickel-idrogeno bipolari, la terza via è possibile

    Le batterie al Nickel sono morte, viva la batteria al Nickel! Chi pensa che l’elemento chimico che ha accompagnato lo sviluppo dell’ibrido fin dall’inizio debba ora lasciare l’intera scena al litio si sbaglia di grosso. La nuova Toyota Aqua infatti è la prima automobile provvista di batteria bipolare al Nickel e promette prestazioni decisamente interessanti.

    Toyota Aqua
    C’era già e non lo sapevamo

    Ma l’altra notizia è che questa tecnologia è stata utilizzata anche sulla precedente generazione della Aqua, ma l’ultima versione è più densa di energia del 40% e del 50% di potenza. L’aqua è venduta solo in Giappone e, così come in precedenza, anche la nuova generazione condivide il pianale con la Yaris. In questo caso, parliamo della piattaforma GA-B, la stessa utilizzata anche per la Yaris Cross e la Aygo X.

    Toyota Aqua

    Dunque il passaggio dalle batterie al Nickel Metal-Idrato (Ni-Mh) a quelle a litio (che contengono comunque quello che anticamente era definito il “rame bianco”) non è scontato né univoco. E per di più è coinvolto l’idrogeno perché tecnicamente le batteria della Aqua sono definite proprio ad idrogeno (NiH2). Anche le Ni-Mh contengono idrogeno, ma non in forma gassosa, bensì legato chimicamente all’elettrodo.

    Idrogeno gassoso e non legato

    Le celle delle batterie NiH2 sono infatti riempite con idrogeno allo stato gassoso a 82,7 bar. La novità delle batterie NiH2 Toyota è che hanno una struttura planare e non cilindrica, come visto in altre applicazioni, in particolare aerospaziali. Rispetto alle Ni-Mh hanno inoltre una conformazione interna semplificata con i due elettrodi applicati sullo stesso collettore e senza l’interposizione di un separatore.

    Toyota Aqua

    Il separatore sulle batterie Ni-Mh serve a isolare le coppie di elettrodi. A tal proposito, Toyota Industries Corporation, la consociata che ha sviluppato le nuove batterie, ha depositato un brevetto specifico (JP6680644B2). Tale brevetto riporta che i separatori sono in tessuto non tessuto polioleifinico mentre l’elettrolita è all’idrossido di potassio in forma di soluzione acquosa o gel.

    Potenza doppia

    Tale struttura permette di avere anche una superficie attiva maggiore. Il risultato è una potenza doppia rispetto alle batteria Ni-Mh. Inoltre, grazie al ridotto numero di connessioni, le resistenze interne sono inferiori e maggiore è il flusso di corrente. Anche l’effetto memoria deve essere più basso poiché l’Aqua è dotata anche di una spina a 100 Volt fino a 1,5 kW di potenza.

    Toyota Aqua

    Bisognerebbe dunque capire perché Toyota usa la tecnologia NIH2 solo per l’Aqua e non anche per gli altri ibridi. Di sicuro, tale tipo di batteria ha una grande stabilità chimica e durata (almeno 20.000 cicli) tant’è che sul telescopio spaziale Hubble è stata rimpiazzata dopo 18 anni, 13 anni in più rispetto a quanto preventivato in sede di progetto.

    Hanno un futuro o no?

    Tali batterie per le loro caratteristiche hanno potenzialmente un futuro per le ibride. Toyota sta utilizzando la tecnologia degli ioni di litio per le sue ultime ibride e per quelle del futuro ha già annunciato che utilizzerà le batterie allo stato solido. Le Ni-Mh sembrano dunque destinate a lasciare la scena.

    Toyota Aqua

    Toyota le ha applicate sin dall’inizio alle proprie ibride e sopravvivono ancora attualmente. Tale tecnologia fu presa dalla Matsushita (ora Panasonic), che l’aveva sviluppata negli ’80, ben prima dell’arrivo del litio. A Nagoya l’hanno perfezionata nel tempo accumulando oltre mille brevetti.

    Toyota Aqua

  • Toyota, scatto verso le emissioni zero: 3,5 milioni di elettriche entro il 2030 e Lexus elettrica al 100%

    Toyota nel 2030 venderà 3,5 milioni di auto elettriche e Lexus sarà elettrica al 100% nei mercati di riferimento per poi diventarla globalmente 5 anni dopo. Ci saranno 30 modelli in gamma e un investimento di 8 trilioni di yen (pari a 62,4 miliardi di euro) ripartiti a metà tra elettrificate ed elettriche.

    Akio Toyoda
    Le mezze misure

    Per elettrificate si intendono le auto con propulsione full-hybrid, ibride plug-in e fuel cell a idrogeno. Nell’investimento sulle elettriche la metà sarà dedicato alle batterie. Toyota le produrrà da sola o con partner tecnologici, principalmente Panasonic ma anche CATL, BYD, GS Yuasa e Toshiba.

    Toyota bZ
    Spuntano le gigafactory

    Il volume annunciato è di 200 GWh e appare alquanto conservativo rispetto ai volumi previsti e a quelli che Toyota già genera. La prima gigafactory annunciata è per il 2025 negli USA, a Greensboro, nello stato del Nord Carolina e un investimento di 1,29 miliardi di dollari. Ancora in discussione il sito per l’Europa.

    Toyota EV Sports
    Crescita (abbastanza) improvvisa

    Per il nostro Continente Toyota aveva già fatto annunci in occasione del Kenshiki: 10% di elettrico nel 2025 e 50% nel 2030 con possibilità di salire al 100% nel 2035. Fino a pochi mesi fa si parlava di un milione di auto ad emissioni zero entro il 2030 globalmente, solo recentemente in alcuni documenti si parlava di 2 milioni di BEV.

    Leggi l’articolo Toyota anticipa i piani dell’elettrificazione dal 2030 al 2025

    Toyota EV
    Prova di forza e visibilità

    I numeri dunque sono completamente differenti. Da parte di Toyota, non si era mai vista né una tal precisione nelle cifre né uno schieramento così sfacciato di modelli. Sullo stand ve n’erano ben 15 alle spalle del presidente Akio Toyoda, Masahiko Maeda (responsabile sviluppo prodotto), Koji Sato (numero uno sia di Lexus sia di Gazoo Racing) e Simon Humphries (capo del design globale).

    Toyota Small SUV EV
    Le bZ in prima fila

    Erano disposti su 3 file e la prima era composta da 5 dei 7 modelli bZ previsti entro il 2025. Il primo è la bZ4X e accanto c’erano un suv compatto, una berlina, un suv grande e, proprio dietro Toyoda, un piccolo suv per il quale è annunciato un consumo di 125 Wh/km.

    Leggi l’articolo sulla Toyota bZ4X

    Leggi l’articolo su Beyond Zero, che cosa c’è dietro il nuovo marchio Toyota

    Toyota SuEV
    Le elettriche per tutti

    La terza linea era composta da 7 modelli tra cui un pick-up, un suv compatto ispirato ai primi Land Cruiser e alla FJ Cruiser. Al centro un crossover compatto accanto al piccolo suv SuEV il cui stile assomiglia molto alla nuova Aygo X. C’erano anche la sportiva Sports EV dalle dimensioni contenute, il quadriciclo Micro Box e la kei-car Micro Box, entrambi allestiti come mezzi commerciali.

    Lexus RZ
    Lexus cala il poker

    La seconda linea era invece dedicata tutta a Lexus. Mostrata per la prima volta la RZ, seconda elettrica del marchio dopo la UX 300e e prima nativa su base eTNGA. Chiaramente ispirata al concept LF-Z Electrified, arriverà nel 2022 accanto alla nuova RX. Quest’ultima sarà anche plug-in e avrà la veste dell’Electrified Suv presente sul palco.

    Leggi l’articolo sulla Lexus LF-Z Electrified, come sarà l’elettrificazione secondo i pionieri dell’ibrido

    Lexus
    Una supercar davvero… solida

    Erano visibili anche la Electrified Sedan, che preannuncia una berlina delle dimensioni della IS, e la supersportiva Electrified Sports. Era dalla LFA che Lexus non tornava sul tema: avrà 4 motori e la batteria allo stato solido per un’autonomia di 700 km. Dunque una vera “halo car” per il brand premium che punta a un milione di unità entro il 2030 e ad un’identità meglio definita rispetto a mamma Toyota.

    Lexus Electrified Sports
    Svolta solo apparente

    Una prova di forza e un ripensamento rispetto al passato. Ma questa è solo apparenza. Toyota si è sempre mossa con prudenza e, con ogni probabilità, anche stavolta ha detto meno di quanto potesse dire. Più che un cambio di direzione, gli annunci servivano a veicolare alcuni messaggi.

    Toyota EV Cruiser
    Elettrificazione, ma non solo

    Il primo è che Toyota crede nell’elettrico, ma non come il suo unico dio. L’elettrificazione deve essere sostenibile e deve tenere conto dei mercati e delle fonti di energia utilizzate per la ricarica. L’obiettivo fondamentale, più che togliere i tubi di scarico, rimane produrre auto che consumano sempre meno risorse nell’arco di tutto il ciclo di vita.

    Toyota BEV
    La mobilità deve essere per tutti

    Il secondo è l’accessibilità: le auto elettriche devono essere acquistabili da tutti, questo non è possibile attualmente. Anche qui, c’è da tenere conto delle esigenze di tutti gli automobilisti e di tutti i mercati. Costruire auto che si potranno permettere meno persone che in precedenza è un controsenso: la mobilità deve rimanere per tutti.

    Toyota Micro Box
    Diversità e gradualità

    Il terzo è la diversità. Come indicato dal piano, ancora metà degli investimenti per il 2030 sarà indirizzata verso le non elettriche. In Europa nel 2025 ancora l’80% di Toyota saranno ibride (full e plug-in) e il 10% termiche in purezza. Le vie di mezzo, parlando di mobilità, non sono eticamente sbagliate, anzi sono la garanzia che tutti potremo ancora muoverci secondo le nostre esigenze.

    Lexus Electrified SUV
    Il desiderio di farsi volere bene

    Il quarto risponde invece all’accettabilità sociale e politica che Toyota da sempre persegue come obiettivo strategico. Toyota si è anzi sbilanciata notevolmente negli ultimi tempi, anche andando contro corrente. Le dichiarazioni di Akio Toyoda e i suoi avvertimenti sui rischi dell’elettrificazione frettolosa sono stati interpretati come ammissione di debolezza e arretratezza tecnologica.

    Toyota e-palette
    Stesse idee, stessa attitudine

    Per questo Toyoda e Toyota si sono attirati molteplici critiche, spesso da chi non conosce il mondo dell’automotive, dimentica la storia di Toyota, la realtà del mercato o agisce in modo ideologico. Il messaggio di oggi è dunque interpretabile così: noi non cambiamo idea, ma sappiate che siamo pronti a tutto, come sempre.

    Akio Toyoda
  • Cinque domande a Gill Pratt, stratega della ricerca Toyota

    Gill Pratt ha un ruolo in Toyota che piacerebbe a chiunque abbia una vocazione progettuale e di leadership orientata all’innovazione e alla ricerca.

    Con un passato nella ricerca universitaria da professore al MIT e nell’agenzia che si occupa di progetti di ricerca avanzati per la difesa Usa, oggi è il grande stratega della ricerca tecnologica della Toyota a livello globale.

    Scienziato e comunicatore

    Pratt non è soltanto un grande scienziato, ma anche un ottimo comunicatore.

    Gill Pratt kenshiki 2021

    Sono uno degli unici due Italiani che possono avere un incontro con lui al Kenshiki Forum di Bruxelles (con me c’è Gian Luca Pellegrini, Direttore di Quattroruote).

    Nell’appuntamento annuale del gruppo Toyota in Europa, per spiegare l’approccio multi-tecnologico orientato all’azzeramento delle emissioni (che comprende motori a combustione interna, sistemi ibridi, auto elettriche a batterie e idrogeno), lo scienziato americano si affida all’esempio degli ecosistemi naturali e della biodiversità generata dai meccanismi evolutivi.

    Lascia tutti a bocca aperta, ma raggiunge l’obiettivo.

    Selezione delle case auto e delle tecnologie

    Per proporre soluzioni diverse nelle varie aree del mondo, come lei indica, bisogna avere grandi possibilità. Non tutti i gruppi sono grandi come la Toyota, ci sarà una selezione naturale anche tra i costruttori auto?

    “Penso che la selezione sarà relativa alle tecnologie, con diversi sistemi di trazione che si evolveranno in diverse parti del mondo.

    Lo stesso avverrà anche per la produzione dell’energia. Oggi abbiamo una crescita di fotovoltaico ed eolico, credo che vedremo anche altre novità in futuro”.

    Gill Pratt Toyota Research Institute

    Guida autonoma e Intelligenza Artificiale

    Relativamente all’auto a guida autonoma e con intelligenza artificiale cosa dobbiamo aspettarci?

    “Per la guida autonoma ci sono dei problemi da superare. Non soltanto tecnici, ma anche sociali e psicologici. La tolleranza che mostriamo nei confronti degli errori di guida di un essere umano è molto più elevata di quella che abbiamo nei confronti di un’auto senza guidatore.

    Quindi l’affidabilità di un veicolo a guida autonoma deve essere molto elevata. Ritengo che la prima diffusione avverrà in città, dove si viaggia a bassa velocità, e in autostrada, dove la marcia può avvenire in condizioni più prevedibili.

    Toyota Autonomous car

    Soltanto successivamente vedremo dei robotaxi a velocità elevate in situazioni non autostradali. Parallelamente allo sviluppo della guida completamente automatica, ci saranno però grandi progressi nei sistemi di sicurezza attiva. L’uomo sarà ancora al volante ma l’auto lo assisterà sempre di più e sarà in grado di prevenire ed evitare gli incidenti”.

    Woven City, la città laboratorio

    Qual è il ruolo di Woven City, la città-laboratorio che la Toyota sta costruendo in Giappone?

    “Nelle attività di ricerca e sviluppo, un grande problema è trasformare ciò che si è messo a punto in un prodotto reale, adatto all’utilizzo diffuso e al mercato.

    Woven City Monte Fuji

    Woven City sarà un laboratorio vivente e aiuterà questa traslazione, grazie all’adozione precoce delle novità tecnologiche. Gli inventori stessi potranno vivere dove la loro innovazione viene sperimentata e saranno così in grado di adattarla alle condizioni reali”.

    Mobilità verticale

    A Woven City ci saranno anche veicoli volanti?

    “Sì, la Toyota ha investito nella start-up californiana Joby Aviation e sperimenteremo sia a Woven City, sia in altre città del mondo, mezzi di trasporto volanti di vario genere.

    Joby Aviation electric aircraft

    Il problema è l’individuazione di punti di decollo e atterraggio e la tecnologia deve ovviamente garantire i necessari livelli di sicurezza, oltre che un basso livello di rumorosità. Ma l’integrazione della mobilità verticale con le altre componenti della rete di trasporto ha un potenziale estremamente interessante.

    Il gruppo Toyota pensa da molto tempo di entrare in questo ambito e credo che adesso ce ne siano le condizioni”.

    Rapporto tra uomo e automobile

    Tornando su quattro ruote, come si evolverà il rapporto tra uomo e automobile?

    “Il Toyota Research Institute e altri centri di ricerca Toyota stanno lavorando molto alle capacità dell’auto di riconoscere lo stato emotivo di chi è nell’abitacolo.

    Gill Pratt speaker Toyota

    Ma non è tutto, perché chiunque si metta alla guida di un’auto, affronta di fatto una serie di test relativi al livello di attenzione, allo stato dei riflessi, alla capacità di controllo.

    Si tratta di vero e proprio check-up che però non viene visto da nessun medico.

    C’è un grande potenziale per aiutare le persone a tenere sotto controllo il loro stato di salute, dando all’auto un ulteriore ruolo di supporto nei confronti dell’uomo, particolarmente interessante nei paesi interessati da un invecchiamento della popolazione”.