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  • L’Italia riparte di Repubblica TV, il mio intervento sull’auto ibrida

    L’Italia riparte è il ciclo di interviste di Repubblica sulla ripartenza dopo l’emergenza Coronavirus tocca l’argomento dell’auto ibrida.

    L'Italia riparte Auto ibrida

    Clicca qui o sulla foto per vedere il video L’Italia Riparte Motore – Auto ibrida di Repubblica TV.

    Cos’è un’auto ibrida

    Nel mio intervento, rispondendo alla domanda di Valerio Berruti di Repubblica, do la mia spiegazione di cosa sia un’auto ibrida, diversi tipi sul mercato e caratteristiche.

    Clicca qui per leggere l’articolo e vedere il VIDEO su Auto ibrida Full-hybrid come funziona e tecnologie in campo.

    Percentuale di marcia a zero emissioni su strada

    Le auto Full-Hybrid funzionano molto spesso a motore a combustione interna spento. Più di quanto di immagini e si percepisca alla guida.

    Nella mia risposta indico i risultati principali della prova su strada effettuata dal CARe – Center for Automotive Research and evolution in condizioni di sperimentazione scientifica.

  • Lexus UX 300e, la prima batteria garantita per un milione di chilometri

    La prima batteria da un milione di chilometri l’avrà la Lexus UX 300e.

    Il marchio di lusso di Toyota ha infatti annunciato per la prima auto elettrica del gruppo una copertura per 10 anni o un milione di chilometri.

    Si garantisce inoltre che in tale periodo la batteria manterrà una capacità effettiva di almeno il 70%.

    Leggi l’articolo sulla Lexus UX 300e, la prima elettrica globale di Toyota

    Una garanzia a 6 zeri

    Lexus dunque punta tutto sulla rassicurazione con una garanzia a 6 zeri. È ciò che deve fare per differenziarsi, ma soprattutto è ciò che può legittimamente offrire il marchio premium che ha fatto da tempo scelte ben precise nel campo dell’elettrificazione e si prepara al futuro.

    Partire in anticipo

    Lexus fu nel 2005 il primo marchio premium a introdurre un’auto ibrida, la RX 400h. Nel 2013 in Italia ha deciso di commercializzare solo versioni ibride anticipando le tendenze del mercato europeo.

    Nel nostro Continente il 99% delle Lexus immatricolate è ibrido e 1,7 milioni quelle vendute storicamente nel mondo.

    Lexus UX 300e
    Seguono plug-in e idrogeno

    La strategia di Lexus prevede l’elettrificazione di tutti i propri modelli entro il 2025 aggiungendo anche ibride plug-in e fuel cell a idrogeno.

    Tali concetti sono stati espressi da diversi concept come la LF-LC a idrogeno, la LF-1 Limitless e la LF-30 elettrica a 4 motori da 400 kW con batteria allo stato solido.

    La consegna del silenzio

    La UX 300e ha un motore da 150 kW e 300 Nm con trazione solo anteriore. La trasmissione, molto compatta, ha una conformazione a 3 alberi con ingranaggi lucidati per diminuire la rumorosità.

    A questo proposito, il fondo della vettura è stato carenato e impiegato un sistema di soppressione attiva del rumore.

    Lexus UX 300e
    La batteria va ad aria

    La parte più interessante è la batteria. Ha una capacità di 54,3 kWh, è costruita da Toyota con 288 celle Panasonic ed ha il raffreddamento ad aria.

    Il sistema, integrato con quello di climatizzazione, si serve di ventole piazzate sulla parte frontale del pacco e utilizza piastre riscaldanti in presenza di climi freddi.

    La lezione dell’ibrido

    Il principio è dunque lo stesso utilizzato da oltre 20 anni per le batterie delle Toyota e delle Lexus ibride, con la presa d’aria all’interno dell’abitacolo.

    In questo modo, l’accumulatore è protetto dagli agenti esterni. Resta da vedere come tale concetto sia stato adattato a potenze e capacità superiori di 40-50 volte.

    Lexus UX 300e
    Dal Nickel al Litio

    Va anche considerato che le batterie al NiMh sono gestite dal software in modo molto più soft: in un arco di ricarica compreso tra il 30% e il 70% e con potenze e tempi di risposta più blandi.

    Le prime batteria al litio Toyota le ha applicate sulla Prius+, poi Lexus sulle LC e sulla LS. Anche la nuova Yaris Hybrid avrà la batteria al litio.

    Semplicità, leggerezza, costanza

    Rispetto al sistema a liquido, il raffreddamento ad aria è più semplice, leggero ed efficace nel gestire la temperatura sia in marcia sia durante la ricarica a corrente continua a 50 kW.

    La potenza relativamente contenuta concorre alla stabilità termica che si tramuta in costanza di prestazioni e autonomia.

    Lexus UX 300e
    Quella proverbiale cautela

    Questo fattore è anche fondamentale per l’affidabilità. Toyota è andata con i piedi di piombo per la tecnologia degli ioni di litio sviluppando al massimo quella del NiMh (oltre 1.000 brevetti…).

    Se dunque si è decisa ad utilizzarla e a garantirne la durata e l’efficienza fino a questo punto, avrà i suoi buoni motivi.

    Il valore della credibilità

    Toyota arriva in ritardo sull’auto elettrica, ma ha diverse leve per farsi spazio nella mente del cliente. Le prime sono l’esperienza e l’immagine nel campo dell’elettrificazione.

    Entrambe rendono credibile l’originalità dell’approccio verso l’elettrico. E il certificato più coerente è una forma di garanzia senza eguali.

    Lexus UX 300e
    Non meno del 70 percento

    La copertura di 10 anni o un milione di chilometri comprende anche il mantenimento della capacità utile di almeno il 70%.

    Nessuno finora si era spinto oltre gli 8 anni/160.000 km o 7 anni a chilometraggio illimitato.

    La Lexus UX 300e è garantita nella sua interezza per 3 anni, la trasmissione per 5 anni o 100.000 km.

    Alla ricerca dell’efficienza globale

    La Lexus UX 300e conferma l’approccio minimalista per la batteria tipicamente giapponese.

    Dunque no a grandi capacità, voltaggi e potenze di ricarica a beneficio invece dell’efficienza globale, della semplicità di utilizzo e della massima scurezza. Senza dimenticare i costi, sia per il veicolo sia per la ricarica.

    Lexus UX 300e
  • Intrigo cinese in Europa, auto elettrica a batterie e non a idrogeno

    C’è un vero e proprio intrigo cinese dietro le grandi manovre che stanno interessando l’auto elettrica a batterie nel confronto, soprattuto in Europa, con l’auto a idrogeno.

    Anzi, contro l’auto a idrogeno. Perchè se in un futuro fatto di fonti rinnovabili e vettori energetici utilizzabili a zero emissioni c’è chiaramente spazio per entrambe le soluzioni, nell’auto c’è chi non la pensa così.

    Clicca qui e leggi Oltre il petrolio, siamo nell’era dei vettori energetici.

    Cina leader dell’elettrico a batterie

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno parte dal dato di fatto che la Cina è leader mondiale nel settore delle batterie al litio. Non soltanto nella produzione ma ormai anche nello sviluppo, nonché nell’approvvigionamento dei materiali chiave. Dal litio, al cobalto, al nichel e al manganese.

    Una filiera ben costruita e difesa con decisione e abilità dal governo di Pechino.

    Xi Jinping parata cinese

    Corea e Giappone avanti sull’idrogeno

    La Cina adesso passa però dalla difesa all’attacco.

    In prima linea nell’auto elettrica mondiale ci sono anche i Coreani e i Giapponesi. Entrambi – come la Cina – vantano un’industria di primo piano per lo sviluppo e la produzione delle batterie e delle auto.

    La coreana Hyundai e la giapponese Toyota sono però leader anche nel campo dell’auto a idrogeno, con la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai che rappresentano i riferimenti mondiali dell’avanzamento tecnologico nella trazione con fuel cell.

    Clicca qui e leggi Hyundai Nexo a idrogeno, la mia prova su strada in centro a Milano.

    Clicca qui e leggi Toyota Mirai a idrogeno, un’auto del futuro – la mia prova faccia a faccia.

    La stessa cosa non vale, al momento, per le case auto cinesi. Ma proprio nel 2019 è partito un programma nazionale di sviluppo nel settore che mira a un milione di vetture a idrogeno in Cina entro il 2030.

    L’intrigo cinese parte dall’Europa

    In Europa le case auto cinesi hanno acquisito importanti quote di proprietà in marchi di primissimo piano.

    Intrigo cinese auto l'elettrica e idrogeno

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno, quindi, trova proprio qui da noi il suo terreno ideale. Apparentemente neutrale rispetto ai mercati interni di Cina, Corea e Giappone ma in realtà molto sbilanciato.

    La Volvo è controllata dalla cinese Geely, che ha una partecipazione molto forte anche nella Daimler e ha portato direttamente in Cina la sede della Smart.

    La cinese Dongfeng è azionista di primo piano della PSA (Peugeot, Citroen, Opel, DS) e anche la gloriosa Lotus appartiene da qualche anno al gruppo Geely.

    Daimler abbandona le auto a idrogeno

    La notizia di questi giorni per quanto riguarda l’idrogeno è nell’alleanza tra Volvo e Daimler per produrre camion fuel cell. Nel settore del trasporto su gomma a lunga percorrenza l’idrogeno è in effetti candidato al successo nel prossimo decennio.

    In Europa lanceranno veicoli pesanti a idrogeno proprio la Toyota e la Hyundai. E anche la Iveco sarà sul mercato nei prossimi anni grazie all’accordo con l’americana Nikola in un’operazione nella quale è presente anche la Bosch.

    Camion elettrico a idrogeno Nikola Bosch

    Se si accelera sul camion, però, in Europa si frena sull’auto a idrogeno. La Daimler infatti, ha annunciato l’abbandono delle auto con celle a combustibile, di cui è stata pioniera fin dalla prima generazione delle celle con tecnologia PEM alla fine degli anni Novanta.

    La regia della cinese Geely in tutto questo appare determinante. Il gruppo cinese, possiede il 7,9% di Volvo Group (con il 15,7% di diritto di voto) e il 9,7% di Daimler attraverso la Tenaciou3 Prospect Investment Ltd.

    Clicca qui e leggi Daimler con Volvo per i camion a idrogeno, ma abbandona le auto fuel cell.

    Il disegno cinese, imporre l’auto elettrica e imparare sull’idrogeno

    La strategia è presto detta. La Cina utilizza al massimo delle sue possibilità l’influenza sull’auto europea per far avanzare l’auto con batterie ricaricabili.

    Garantisce così un grande mercato alle sue potenzialità sulle batterie al litio e permea profondamente l’industria europea anche dal punto di vista tecnologico, oltre che finanziario.

    Intrigo cinese auto elettrica e idrogeno

    Al tempo stesso fa rallentare l’Europa sull’auto a idrogeno, togliendo possibili sbocchi a Coreani e Giapponesi. E limitando anche l’ulteriore avanzamento tecnologico dell’industria europea nel settore, quando invece le conoscenze da noi in quest’area sono tradizionalmente di primo livello.

    Per l’idrogeno in Europa rimane così soltanto la nicchia dei camion, dove è più facile essere competitivi visti i diversi spazi a bordo e il minor peso economico dell’infrastruttura di rifornimento. Dove quindi anche i marchi cinesi potranno presto trovare spazio.

    Mentre l’auto a idrogeno può crescere indisturbata e in modo controllato sul mercato interno, quello cinese. Accompagnando l’industria nazionale in una crescita tecnologica che, quando sarà il momento, la renderà protagonista anche in questo…

  • BMW i Hydrogen Next, dal 2022 una flotta di X5 fuel cell

    Un passato non troppo lontano, un futuro da quarto pilastro della strategia dei sistemi di propulsione. Parola di chi la parola “motore” ce l’ha nel nome. BMW crede dell’idrogeno e lo stato dell’arte del suo percorso è la BMW i Hydrogen Next, il concept su base X5 presentato lo scorso settembre al Salone di Francoforte.

    BMW i Hydrogen Next
    Lo zampino di Toyota

    È il primo frutto tangibile dell’accordo con Toyota firmato dal costruttore tedesco nel 2013 e poi rinforzato nel 2016. La i Hydrogen Next è un manifesto anche nel nome. La lettera “i” indica che parliamo di una BMW dotata di motore elettrico, Next che fa parte dell’omonima strategia che porta verso l’elettrificazione secondo un ritmo ben definito in Europa: 25% entro il 2021, 33% entro il 2025 e 50% nel 2030. Percentuali che si stavano rivelando conservative visto che nei primi 2 mesi del 2020 era già al 26%.

    BMW i Hydrogen Next
    Numeri realistici, da rivedere

    BMW ha già venduto oltre mezzo milione di auto ibride ed elettriche e contava di arrivare a un milione nel 2021 solo in Europa. Se non ci fosse stato il coronavirus. Se le elettrificate dovevano essere un quarto e le vendite in Europa nel 2019 sono state di 1,08 milioni unità, il potenziale per raggiungere questo obiettivo nel corso di questi 2 anni ci sarebbe stato tutto, calcolando l’apporto di tutte le novità elettriche, ibride plug-in e a 48 Volt. Il piano di lancio prevede 25 modelli entro il 2023, almeno 12 elettrici.

    BMW Shell Oasis
    Il futuro, si va prima sul pesante

    L’alternativa a queste tre forme di propulsione sarà l’idrogeno. Appunto, sarà. Non ci sono, per il momento, le condizioni e le prospettive migliori sono per il trasporto pesante su lunghe distanze. BMW è comunque tra i membri fondatori dell’Hydrogen Council dal 2017 ed è parte attiva nel progetto Bryson. Coinvolge alcune università tedesche, ha una durata di 3 anni e mezzo e lo scopo è ridurre i costi di produzione dei serbatoi per l’idrogeno contribuendo a rendere le auto fuel cell competitive con quelle elettriche.

    BMW stack fuel cell
    Stack jap, serbatoio e motore tedeschi

    Facile dunque che i 2 serbatoi a 700 bar da 6 kg (uno trasversale e uno longitudinale) della i Hydrogen Next siano il primo frutto di BRYSON. Lo stack invece è sicuramente Toyota e genera fino a 125 kW di potenza. Il sistema ha una potenza complessiva di picco pari a 275 kW, grazie alla batteria da 1 kWh di capacità posizionata sopra al motore BMW Gen5, lo stesso che debutterà sulla nuova iX3. Dal 2022 sarà operativa una piccola flotta sperimentale di X5 a idrogeno. Il lancio sul mercato non avverrà prima del 2025.

    BMW Serie 5 GT Hydrogen
    Pazza idea di farlo a pistoni

    La storia della BMW e dell’idrogeno è lunga e anche travagliata. All’inizio ha spinto per il suo utilizzo come combustibile. Dapprima con 520h del 1979, poi con l’avveniristica H2R che ha battuto 9 record mondiali di velocità nel 2004. Nel 2005 è stato il turno della Hydrogen 7 con motore V12. Sono stati fatti studi con motori 4 cilindri a ciclo Otto con potenze specifiche di 109 kW/litro e a ciclo Diesel con rendimenti fino al 43%. C’è stato poi un prototipo su base Serie con motore da 82 kW e accumulatori e supercondensatori.

    BMW H2R
    Foto di due famiglie

    Progetti ci sono stati anche per i sistemi di rifornimento con General Motors e con Shell. Quest’ultimo, denominato Oasis, per un connettore di forma rettilinea ad autoinnesto. Poi l’abbandono dell’idrogeno e la ripresa con l’accordo con Toyota firmato il 24 gennaio del 2013 a Nagoya. Nella foto, oltre al presidente Akio Toyoda e al suo corrispettivo tedesco Norbert Reithofer, appaiono Takeshi Uchiyamada, l’artefice della Prius, e un giovane Herbert Diess, allora membro del board di BMW AG e ora presidente di Volkswagen AG.

    BMW Toyota accordo 24 gennaio 2013
    Le tappe di avvicinamento alla realtà

    Il primo veicolo sperimentale è stato una Serie 5 GT seguita da una Toyota Mirai modificata nel frontale con marchio BMW che aveva fatto pensare ad un rebadging. La X5 sarà la prima BMW a idrogeno targata dai tempi della Hydrogen 7, la prima fuel cell. Le foto fanno capire che motore e trazione saranno posteriori mentre lo stack sarà posizionato anteriormente, in alto. E questo lascia in basso spazio per un altro motore. Quanto all’autonomia, con un serbatoio da 6 kg, l’autonomia ipotizzabile è di almeno 500 km.

    BMW i Hydrogen Next
  • Toyota Yaris Hybrid, la lezione dell’ibrido

    Mentre tutti pensano all’elettrico, la Toyota evolve ulteriormente il suo sistema ibrido con la nuova Toyota Yaris Hybrid. Dal 1999 ad oggi in Europa ne sono state vendute 4 milioni, un quarto solo in Italia. Stessa proporzione per le ibride: dal 2012 ad oggi oltre mezzo milione e più di 120mila solo da noi dove già due terzi della Toyota vendute hanno due tipi di motore.

    Toyota Yaris IV

    Grazie all’ibrido, la Yaris di terza generazione ha avuto dal 2011 un ciclo di vita lungo quasi 9 anni, il 50% in più rispetto ad un’auto di questa categoria. L’elettrificazione dunque allunga la vita, probabilmente per una ragione molto semplice: è un futuro già presente.

    Toyota Yaris IV

    La nuova Yaris è la prima Toyota basata sulla piattaforma GA-B. Più rigida del 37%, permette di avere una vettura che pesa 20 kg in meno e mantenere una lunghezza di 3,94 metri. Sono almeno 10 cm in meno da parcheggiare rispetto alle concorrenti. Però è più larga di 5 cm e più bassa di 4 cm con un passo di 2,53 metri. Proporzioni diverse per uno stile che riprende lo spirito della prima Yaris, ma con un guizzo di sportività e tocchi di C-HR in coda.

    Yasunori Uezawa

    Abbiamo avuto la possibilità di guidare la nuova Toyota Yaris Hybrid in anteprima parlando anche con l’ingegnere capo del progetto, Yasunori Uezawa. Un tempo breve e intenso per capire questo nuovo prodotto guardando soprattutto a:

    Abitabilità e capacità di carico

    Visibilità e posto guida

    sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    il nuovo sistema ibrido

    l’utilizzo ibrido

    la guida

    Abitabilità e bagagliaio

    Davanti si sale e si scende bene. Il sedile è stato abbassato di 21 mm e arretrato di 60 mm, il volante avvicinato di 77 mm, ha lo stesso diametro della GT 86 ed è meno inclinato di 6 gradi. Ne viene fuori una posizione di guida nettamente più sportiva, ma capace di ospitare anche persone alte 2 metri. Dietro, le portiere hanno un angolo di apertura non molto ampio, comoda invece la postura per gambe e schiena e buono lo spazio per gambe e ginocchia. Il bagagliaio è identico a prima: 287 litri, ma il piano (con doppio fondo regolabile) è a filo con la soglia e gli schienali se vengono abbattuti.

    Toyota Yaris IV

    Visibilità e posto guida

    La nuova posizione di guida è sportiva e cittadina allo stesso tempo. Le linee del parabrezza e di cintura sono state abbassate e i montanti anteriori, seppure arretrati, sono più sottili. Così non danno fastidio sia nelle svolte sia in curva. La coda più rastremata e i montanti posteriori più massicci restringono la visuale posteriore dunque è meglio affidarsi alla retrocamera. La strumentazione è composta da due visori circolari e un display centrale, tutti digitali. Le indicazioni sono molte, ma piccole. L’head-up display a colori invece è molto ampio. Il sistema infotelematico potrà avere schermi fino ad 8 pollici.

    Toyota Yaris IV

    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    La dotazione è tra le più complete. Il sistema di guida assistita di livello 2 con alcune funzioni mai viste su una Toyota e in questo segmento. La più importante è la frenata autonoma che interviene anche se si svolta ad un incrocio. La Yaris frena anche in manovra e ci sono ostacoli nei pressi della vettura oppure, se si esce in retromarcia da uno stallo, un’altra vettura sta sopraggiungendo di lato. Il cruise control si adatta ai limiti di velocità e rallenta la vettura in prossimità di incroci o rotonde. Infine, c’è il sistema che aiuta nelle manovre di evitamento e la Yaris è la prima auto del suo segmento con airbag centrale.

    Toyota Yaris IV

    I nuovo sistema ibrido

    Per la prima volta l’ibrido Toyota è a 3 cilindri. Lo schema è sempre lo stesso: un rotismo epicicloidale che collega il motore a scoppio con i due motogeneratori facendo anche da trasmissione CVT. Il millecinque a ciclo Atkinson ha un’efficienza del 40% ed il motogeneratore elettrico principale ha 59 kW contro i 52 kW di Prius, Corolla e C-HR. La batteria è agli ioni di litio è più compatta ed è più leggera di 12 kg. La capacità dovrebbe essere la stessa (circa 1 kWh). La Yaris è più potente (116 cv, +16%) ma consuma il 20% in meno con un dato NEDC di 2,9 litri/100 km pari a 64 g/km. La Yaris Hybrid raggiunge 175 km/h, fa lo 0-100 km/h in 10,5 s. e riesce a veleggiare sin da 130 km/h.

    Toyota Yaris IV

    Il funzionamento ibrido

    Il nuovo sistema è un bel passo avanti. L’utilizzo elettrico è ancora più ampio e, così come la nuova C-HR, la strumentazione permette di vedere la percentuale di tempo percorsa con il motore a benzina spento e di visualizzarla sullo smartphone. La Toyota promette l’80% in città. In attesa di poterlo verificare, abbiamo guidato senza ritegno ottenendo un 5,4 litri/100 km. Provando a fare più attenzione nell’ultimo tratto, cittadino con accesso limitato, siamo scesi a 2,7 litri/100 km. Sicuramente marciare in elettrico è più facile così come veleggiare. Il 3 cilindri si fa sentire poco e, se lo fa, lo fa con garbo perché è silenzioso e ha vibrazioni davvero ridotte.

    Toyota Yaris IV

    La guida

    Sarebbero dovute essere 2 ore di prova, ma ci abbiamo messo mezz’ora in meno. Il motivo è che la nuova Yaris invita a guidare. Lo sterzo è rapido preciso, il rollio è contenuto e si sente chiaramente l’effetto del baricentro ribassato di 12 mm. L’assetto permette appoggi convinti, stabilità in autostrada e, allo stesso tempo, un assorbimento efficace degli avvallamenti. I freni sono potenti e la modulabilità è migliorata. La risposta all’acceleratore è più pronta e la spinta arriva in modo più diretto, anche in salita e all’uscita delle curve. L’effetto è che istintivamente si preme meno sull’acceleratore e si ha la sensazione di andare più fluidi e più spediti. Il raggio di sterzata è assai ridotto, dunque parcheggiare è facile.

    Toyota Yaris IV

    Elettrificazione contro elettrico

    La nuova Toyota Yaris Hybrid è attesa in concessionaria per giugno. La raccolta di ordini inizia invece entro marzo e presto ci sarà un’indicazione di prezzo. Le novità sono tante, il progresso è tangibile, ma stavolta la giapponese non sarà l’unica auto del suo segmento a offrire un ibrido full visto l’arrivo della Honda Jazz e soprattutto della Renault Clio, un modello di grandissima diffusione. Questo potrebbe essere un vantaggio. Per tutte loro, la sfida è convincere che l’elettrico è una cosa buona, ma ancora cara mentre l’ibrido è a portata di mano, più pratico e rassicurante. Per l’uomo comune non è poco.

    Toyota Yaris IV
  • Questo è l’anno dell’auto ibrida. Ecco tutti i modelli del 2020

    Il 2020 è un anno storico per l’evoluzione dell’auto verso la tecnologia ibrida.

    Non si è mai vista prima un’inondazione di nuovi prodotti con doppia motorizzazione ampia come quella dell’anno in corso.

    Full-Hybrid e Plug-in Hybrid in tutti i segmenti

    Dai modelli compatti fino ai grandi Suv, tutte le tipologie di vettura sono interessate nel corso dell’anno dall’arrivo di modelli ibridi di tipo full-hybrid, quindi senza ricarica elettrica dall’esterno, oppure plug-in hybrid, caratterizzati cioè dalla possibilità di ricaricare le batterie anche dalla presa elettrica.

    Nuova Toyota Yaris, la regina del mercato si rinnova

    Tra le auto compatte è particolarmente attesa la nuova Toyota Yaris Hybrid, che già nella versione attuale è il modello ibrido più venduto nel nostro paese.

    Toyota Yaris 2020

    Grazie al sistema ibrido di quarta generazione, la piccola Toyota promette percorrenze in modalità zero emissioni ancora maggiori (addirittura l’80% del percorso in città) e una più spinta economia nei consumi di benzina.

    Renault Clio E-Tech, il Full-Hybrid Made in Europe

    La competizione ibrida nel corso dei dodici mesi è resa interessante anche dall’arrivo dell’inedito sistema E-Tech a bordo della nuova Renault Clio.

    La mia spiegazione della tecnologia Renault E-Tech al salone di Ginevra

    Si tratta di una tecnologia molto diversa rispetto a quella della Toyota, e promette anch’essa prestazioni di assoluto livello. Anche in questo caso è stato comunicato il valore dell’80% del percorso in modalità zero emissioni in città.

    Honda Jazz Hybrid, l’altro ibrido giapponese

    Completa l’avanzata della tecnologia ibrida full-hybrid tra le auto compatte l’arrivo della Honda Jazz Hybrid, disponibile esclusivamente in versione ibrida.

    Honda Jazz e Honda Jazz Crosstar

    Il sistema Honda è completamente diverso da quello Toyota ed è particolarmente centrato sull’utilizzo del motore elettrico nelle diverse condizioni di marcia.

    Clicca qui e leggi il Dossier: Honda I-MMD l’altro ibrido Made in Japan.

    Kia e Hyundai, massiccia offensiva ibrida dei marchi coreani

    Per i marchi coreani l’offerta ibrida si arricchisce in casa Hyundai grazie alla Kona Hybrid e alle rinnovate Hyundai Ioniq.

    Hyundai Kona Hybridvista laterale

    Novità anche per la Kia con la Niro Hybrid e l’arrivo della Kia Xceed in versione plug-in hybrid.

    Kia Niro PHEV dinamica muso
    Kia Niro Plug-in Hybrid

    Clicca qui e leggi il Dossier: Kia Niro Hybrid e Plug-in Hybrid.

    Marchi tedeschi, soltanto Plug-in Hybrid

    A dir poco impressionante il programma di introduzione di modelli ibridi per i marchi tedeschi.

    Nella prima parte dell’anno debutta la versione ibrida plug-in della Bmw X1, che ha il compito di trainare la gamma con doppia motorizzazione del marchio, già ben articolata, verso obiettivi di vendita molto elevati.

    Il piano di attacco dell’Audi in tema di ibrido vede il debutto dell’Audi Q5 plug-in hybrid come modello di maggiore diffusione. Entro la fine dell’anno è previsto l’arrivo sul mercato anche della Audi Q4 ibrida plug-in.

    Audi Q5 TFSI e vista laterale dinamica
    Audi Q5 Plug-in Hybrid

    Per la Mercedes l’arrivo di modelli ibridi plug-in va dalla nuova Classe A, alla Classe B e comprende i Suv Glc e Gle.

    Con la particolarità dell’abbinamento tra motore diesel e motore elettrico per la Mercedes Gle ibrida plug-in, come già avviene per le Classe E e Classe C station-wagon.

    In casa Volkswagen è la Golf 8 Gte a rappresentare la maggiore novità, con sistema ibrido ricaricabile offerto con un doppio livello di potenza.

    Volkswagen Golf 2020
    Anche la Volkswagen Golf 8 arriva in versione Plug-in Hybrid

    Anche il gruppo PSA punta sul Plug-in Hybrid

    Notevole il numero di novità ibride per i marchi del gruppo Psa, con particolare importanza sul nostro mercato per le Peugeot 508 e 3008 Hybrid4, la Citroen C5 Aircross Hybrid la Opel Grandland X Hybrid4.

    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid ricarica
    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid in ricarica

    La Ford accelera l’elettrificazione in Europa

    In casa Ford è l’arrivo della Kuga Phev ibrida ricaricabile il punto di maggior interesse.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    Ma anche il debutto in Europa del grande Suv Ford Explorer proprio grazie alla doppia motorizzazione è una novità molto importante per il futuro del marchio sul nostro mercato.

    Gruppo FCA, tocca alla Jeep

    Per il gruppo Fca è il marchio Jeep a iniziare il percorso ibrido di elevata elettrificazione.

    La soluzione plug-in hybrid arriva a bordo della Jeep Renegade e della Jeep Compass.

    Jeep Renegade & Compass 4Xe

    Il simbolo dell’ibrido 2020 è la Ferrari

    Ma è decisamente made in Italy il modello simbolo di un 2020 da consegnare alla storia come l’anno dell’ibrido.

    Ferrari SF90 Stradale Cavallino volante

    La Ferrari SF90 Stradale, primo modello ibrido plug-in del cavallino rampante, suggella infatti l’elettrificazione irreversibile dei sistemi di trazione, anche di quelli ad alte prestazioni.

    Il mio video sulla Ferrari SF90 Plug-in Hybrid

  • Volkswagen e Toyota, è corsa all’energia rinnovabile

    I due più grandi costruttori del mondo di automobili scelgono le fonti rinnovabili di energia per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni.

    L’annuncio della Toyota

    La Toyota ha annunciato che in Europa le sue attività sono alimentate al 100% di energia rinnovabile sin dall’inizio del 2019.

    Il traguardo è stato comunicato in occasione di “Kenshiki” ed è stato raggiunto con un anno di anticipo rispetto al previsto per tutte le attività.

    Sede Toyota Europe
    La sede della Toyota in Europa

    Tra queste ci sono 9 stabilimenti produttivi, 29 distributori nazionali, 4 filiali dirette, il centro di ricerca e sviluppo e 21 centri logistici che hanno una domanda totale di energia pari a 500 GWh annui.

    Clicca qui e leggi Toyota in Europa da un anno va ad energia rinnovabile.

    L’obiettivo della Volkswagen

    La Volkswagen sta facendo progressi verso l’obiettivo di una produzione a zero emissioni di CO2 entro il 2050.

    L’Azienda si è ora posta nuovi ambiziosi traguardi per il 2020, al fine di aumentare la percentuale di energia prodotta all’esterno da fonti rinnovabili utilizzata dai suoi impianti.

    L’impianto della Volkswagen a Emden.

    Molto chiara la dichiarazione di Andreas Tostmann, Membro del Consiglio di Amministrazione della marca Volkswagen per la Produzione e la Logistica.

    Quest’anno, vogliamo aumentare in modo significativo, dal 70 al 90%, la quantità di energia verde acquistata dai nostri impianti.

    La fabbrica nella sede di Wolfsburg dice addio al carbone

    Nello storico sito industriale di Wolfsburg le maestose ciminiere degli impianti energetici a carbone sono parte del paesaggio.

    Le ho viste più volte e mi auguro che rimangano lì, tanto è preziosa la loro immagine dal punto di vista della storia dell’energia e dello sviluppo industriale.

    Le ciminiere dell’impianto di Wolfsburg

    Adesso, però, la Volkswagen sta compiendo un passo epocale, convertendo le sue centrali elettriche di Wolfsburg dal carbone al gas.

    Entro il 2022 saranno attivate le nuove centrali termoelettriche a ciclo combinato e cogenerativo (CCGT) ad alta efficienza.

    Secondo i dati divulgati, le emissioni di CO2 derivanti dalla cogenerazione di elettricità e calore diminuiranno del 60%, valore equivalente a circa 1,5 milioni di tonnellate all’anno pari secondo i calcoli della Volkswagen alle emissioni di circa 870.000 auto.

    La transizione energetica della Volkswagen a Wolfsburg

    Nel progetto dell’impianto di cogenerazione è previsto che le storiche e imponenti ciminiere resistano e, anzi, arrivino proprio nel loro mezzo due nuovi camini alti 64 metri.

    Entro il 2020 il 90% dell’elettricità acquistata sarà da fonti rinnovabili

    La Volkswagen dichiara che la fornitura esterna di energia elettrica nei 16 stabilimenti della marca in tutto il mondo (Cina esclusa) proviene oggi al 70% da fonti rinnovabili.

    L’Azienda ha ora deciso di aumentare questa percentuale al 90% entro quest’anno.

    Inoltre, la Volkswagen sta sistematicamente convertendo al gas i suoi impianti interni di produzione di energia. A Wolfsburg, per esempioCon queste centrali elettriche, la Volkswagen offre un contributo a lungo termine alla stabilità della rete nazionale e del sistema elettrico in Germania.

  • Subaru, entro il 2030 il 40% saranno ibride e elettriche

    Per il 2030 almeno il 40% delle Subaru saranno elettriche e ibride. Un annuncio praticamente shock per un costruttore tradizionalista come quello delle Pleiadi eppure necessario. Per due motivi. Il primo è fare fronte alle normative, il secondo è essere membro del gruppo Toyota. Le Tre Ellissi sono presenti infatti nel capitale di Subaru dal 2005. La Toyota è salita al il 20% delle azioni e Subaru ha una partecipazione in Toyota, in base all’ultimo accordo di Ottobre 2019.

    Obiettivi simili alla Toyota

    Non a caso, il primo degli obiettivi è praticamente identico a uno dei 6 del Toyota Environmental Challenge: ridurre entro il 2050 del 90% le emissioni di CO2 well-to-wheel rispetto ai livelli del 2010. Gli altri due parlano invece di gamma prodotto. Il secondo è parla di 40% di ibrido ed elettrico entro il 2030, il terzo di applicazione dell’elettrificazione a tutte le Subaru entro il 2035.

    I due pilastri boxer e integrale

    Se il primo obiettivo appare quasi naturale e l’ultimo ragionevole, il secondo invece fa intravvedere una rivoluzione. Subaru infatti è da sempre fedele a due pilastri: motore boxer e trazione integrale permanente. In più, lo stile della carrozzeria e degli interni ha seguito ritmi evolutivi prudenti. Il presidente Tomomi Nakamura ha promesso che Subaru si manterrà fedele alla propria filosofia.

    La piattaforma elettrica

    Di certo non potrà farlo per l’elettrico alla quale Subaru sta lavorando proprio con Toyota, Suzuki, Mazda e Denso per creare una piattaforma unica dedicata. A sorpresa, Subaru ha anche mostrato l’immagine di un concept che anticipa lo stile di un crossover di segmento C. Difficile ipotizzarne le caratteristiche tecniche e quando diventerà realtà, ma si sa che ha sigla di progetto 202X e che sarà presentato nel 2021.

    Elettrificazione già avviata

    Intanto il processo di elettrificazione è già iniziato nel 2019 con le versioni ibride e-Boxer di XV e Forester, negli USA dal 2018 con la Crosstrek ibrida plug-in. La prossima novità è invece la nuova Levorg, presentata come concept al Salone di Tokyo. Subaru aveva “annusato” l’auto elettrica tra il 2006 e il 2007 realizzando due concept: la G1e e la G4e, più interessante per lo stile e la tecnologia della batteria al vanadio.

    Subaru G4e

    La raccolta degli indizi

    Numerosi inoltre i concept ibridi presentati nei vari saloni come la B9 Scrambler, la Viziv, la Viziv 2, la Advanced Tourer Concept e la Hybrid Tourer. Alcuni di essi hanno soluzioni di stile e tecniche mai passate alla produzione, ma altri potrebbero invece contenere spunti ritenuti meritevoli di essere sviluppati dai tecnici giapponesi. Non ci vorrà molto tempo per scoprirlo.

    Crescita lontana, ma impetuosa

    Nel frattempo, Subaru ha raggiunto dimensioni ragguardevoli: 987mila veicoli prodotti nel 2019 e l’obiettivo di superare di arrivare a 1,1 milioni nel 2020. La parte del leone la fanno gli USA che assorbiranno oltre 700mila unità. Ben diversi i numeri da noi: meno di 2.800 unità in Italia sulle circa 55mila in tutta Europa, numeri che tuttavia danno a Subaru il tempo di ritardare la tagliola dei 95 g/km di CO2.

    Subaru Viziv concept
  • Toyota in Europa da un anno va ad energia rinnovabile

    Toyota in Europa va al 100% di energia rinnovabile sin dall’inizio del 2019. Il traguardo è stato annunciato in occasione di “Kenshiki” ed è stato raggiunto con un anno di anticipo rispetto al previsto per tutte le attività.

    Tra queste ci sono 9 stabilimenti produttivi, 29 distributori nazionali, 4 filiali dirette, il centro di ricerca e sviluppo e 21 centri logistici che hanno una domanda totale di energia pari a 500 GWh annui.

    Stabilimento Toyota
    Le sei sfida per il 2050

    In questo modo la casa giapponese aggiunge un altro tassello al suo piano Environmental Challenge 2050 che, tra le sue 6 sfide, ha quella di azzerare l’impronta di CO2 legata alla produzione. Le altre riguardano la riduzione del 90% della CO2 prodotte dalle vetture rispetto ai livelli del 2010, azzerare il loro impatto nell’intero ciclo di vita, minimizzare l’utilizzo di acqua e realizzare una società in armonia con la natura.

    Fratello sole e fratello vento

    Toyota ha raggiunto il risultato applicando energia solare al centro logistico ricambi europeo e a quello di Madrid, allo stabilimento nel Regno Unito (Burnaston, dove si produce la Corolla) e a Valenciennes (Francia, dove si produce la Yaris) mentre il centro logistico veicoli di Zeebrugge (Belgio) ha propri generatori eolici. A livello produttivo, l’energia necessaria per ogni veicolo si è ridotta del 18% ed del 48% inferiore alla media dei 28 paesi europei.

    L’Italia fa la sua parte

    Anche il nostro paese ha dato il suo contributo. Dall’inizio del 2019 Toyota Motor Italia utilizza energia da fonti rinnovabili al 100% e ha migliorato del 16% i consumi di energia dal 2017, grazie all’implementazione dell’illuminazione a Led al 100% e al miglioramento del sistema di climatizzazione della sede che include uffici, distribuzione ricambi e centro di formazione tecnica. Il 96% della rete ha inoltre un sistema di certificazione ambientale.

    Chiamata alle armi

    L’approccio dunque è a 360 gradi e non riguarda solo i prodotti, ma tutte le attività e i processi: dagli impianti di produzione fino alle attività di vendita sul territorio. Un lavoro minuzioso, che accompagna quello compiuto sui prodotti e sulle loro forme di propulsione e incoraggia tutta la filiera abbracciando anche i produttori e i distributori d’energia. Quest’ultimi ora hanno l’impegno di mettere a disposizione prodotti e servizi che, così come le automobili e chi le costruisce, puntano a diminuire le emissioni fino ad azzerarle.

    fuel cell badge
  • Toyota, quando i maestri dell’elettrificazione suonano la carica verso il 2025

    L’elettrificazione è un campo neutro la cui soglia di ingresso è il full-hybrid, ma che nel 2025 interesserà almeno il 90% di tutte le auto vendute in Europa per Toyota e Lexus. Il costruttore giapponese ha chiara la propria visione, termine che nella lingua parlata del Sol Levante si dice “kenshiki”. Sarà per questo che si chiama così l’evento con il quale Toyota Europe ha voluto condividere con la stampa ad Amsterdam i propri obiettivi per il quinquennio a venire.

    Nove su 10 con un motore elettrico

    La casa di Nagoya vuole passare da 1,089 milioni e una quota del 5,3% a 1,4 milioni e il 6,5%. Di questi, il 70% sarà ibrido, il 10% ibrido plug-in e un altro 10% ad emissioni zero, dunque elettrico e ad idrogeno. Al momento, la quota di elettrificazione di Toyota in Europa è del 52% che, nei paesi della zona occidentale del Continente, sale al 63% per la casa madre e addirittura al 96% per Lexus. Per Toyota Motor Italia, la quota totale dell’ibrido nel 2019 ha superato il 75%. Si tratta dunque di numeri a portata di mano, magari meno ottimistici di quelli diffusi da altri costruttori, dettati più dall’ottimismo della ragione o dall’urgenza di accelerare.

    Da ibridizzazione a elettrificazione

    Toyota invece sembra non avere fretta. Dal 1997, anno di debutto della prima Prius, ha venduto 15 milioni di auto ibride, 2,8 milioni solo in Europa e, di queste, 400mila sono Lexus, marchio che in Italia è al 100% ibrido dal 2013. I numeri dunque ci restituiscono un’azienda che da noi ci ha visto bene e prima rispetto ad altri paesi dando compiutezza commerciale e di immagine ai propri marchi. Toyota e Lexus sono “le” ibride per definizione anche se ora la parola d’ordine è diventata “elettrificazione”, spendibile anche per l’ibrido plug-in, per l’elettrico e per l’idrogeno, ma soprattutto adatta a sottolineare una continuità che oggi rappresenta un bagaglio inestimabile di esperienza, tecnologia e reputazione.

    La parola d’ordine è diventata “elettrificazione”, spendibile anche per l’ibrido plug-in, per l’elettrico e per l’idrogeno, ma soprattutto adatta a sottolineare una continuità che oggi rappresenta un bagaglio inestimabile di esperienza, tecnologia e reputazione

    Alta da terra e nei numeri

    La vedette dell’anno entrante è sicuramente la Yaris di quarta generazione, poi arriveranno la RAV4 ibrida plug-in e la Lexus UX 300e, ovvero la prima ricaricabile dopo la prima ed unica (Prius nel 2007) e la prima elettrica del gruppo. All’inizio del 2021 arriverà la Mirai di seconda generazione della quale ora si sa anche che avrà 3 serbatoi e un’autonomia di 600 km. Pochi mesi dopo sarà il turno del B-Suv che sarà svelato però già al Salone di Ginevra di quest’anno e avrà anche la trazione integrale grazie ad un motore elettrico sistemato al retrotreno. Sarà basato sulla piattaforma GA-B della Yaris e prodotto nello stesso stabilimento di Valenciennes. La sua importanza è capitale: nel 2025, su 10 Toyota vendute in Europa 3 saranno B-Suv.

    In Europa solo energie rinnovabili

    Toyota ha inoltre conseguito un altro importante risultato ambientale in Europa. Nel corso del 2019 ha infatti raggiunto il 100% di utilizzo di energia rinnovabile, per tutte le proprie strutture. Il traguardo è stato raggiunto un anno in anticipo e riguarda 4 uffici centrali di Toyota Europe, il centro di Ricerca e Sviluppo, 29 distributori nazionali 21 centri logistici e 9 stabilimenti. In quest’ultimi il consumo di energia per produrre un veicolo è stato ridotto del 18% dal 2013 ed è attualmente inferiore del 48% rispetto alla media dei 28 stati europei. Approccio dunque a 360 gradi avendo in mente l’obiettivo globale del 2050: diminuire del 90% le emissioni totali di CO2 rispetto ai livelli del 2010.