fbpx
  • Lexus LF-Z Electrified, come sarà l’elettrificazione premium secondo i pionieri dell’ibrido

    La Lexus LF-Z Electrified è più di un concept: è la visione del marchio premium di Toyota Motor Corporation, da ogni punto di vista. Electrified è infatti il nome della strategia annunciata con il concept LF-30, presentato al Salone di Tokyo del 2019. LF sta per il Lexus Finesse, la filosofia di design del marchio. Z sta evidentemente per zero, come le emissioni che produce.

    Leggi l’articolo sulle novità del Salone di Tokyo 2019

    Lexus LF-Z Electrified
    Piattaforma E-TNGA

    La LF-Z è basata sulla piattaforma E-TNGA ed è lunga 4,88 metri, larga 1,96, alta 1,60 e con un passo di 2,95 metri. Lo stile è stato realizzato in Giappone e riprende elementi già visti sulla supersportiva LFA, sulla LF-1 Limitless (concept presentato al NAIAS di Detroit nel 2018) e alla LF-30.

    Lexus LF-Z Electrified
    Lexus per esteso

    Da quest’ultima prende la forma della coda che è la parte più innovativa. Il lunotto infatti ha una pinna, parte di una linea che percorre longitudinalmente tutta la vettura. Il gruppo ottico unico riporta il nome di Lexus scritto per esteso, una novità che vedremo su tutti i modelli futuri.

    Lexus LF-Z Electrified
    La clessidra rivista

    Altra novità è la calandra a clessidra chiusa e reinterpretata per essere parte integrante del corpo vettura. Sui fianchi spiccano il muso corto e basso, la linea di cintura alta e spezzata, le linee che si incrociano sopra al brancardo esaltando le grandi ruote. Originale il passaruota anteriore a pettine.

    Lexus LF-Z Electrified
    L’auto per la briglia

    L’abitacolo è per 4 con posto guida incentrato sul concetto di tazuna (in giapponese: briglia). Il volante simula proprio la presa di una briglia ed è tagliato nella parte superiore per assicurare la massima visibilità. A questo proposito, il tetto panoramico è in cristallo elettrocromico.

    Leggi l’articolo su Akio Toyoda e l’uomo che sussurrerà alle automobili

    Lexus LF-Z Electrified
    HUD a realtà aumentata

    La strumentazione è digitale e c’è anche l’head-up display e realtà aumentata. Il grande schermo centrale è rivolto verso il guidatore e il sistema ad intelligenza artificiale apprende dall’utilizzatore di turno abitudini e preferenze. Le portiere hanno maniglie a scomparsa e la chiave è lo smartphone.

    Lexus LF-Z Electrified
    L’audio per coccolare l’udito

    Chi siede dietro ha un pannello comandi dedicato e c’è un impianto audio Mark Levinson. Da sempre esclusiva di Lexus. La sua funzione è assicurare la massima qualità di ascolto e sopprimere i rumori ambientali per esaltare il comfort acustico. A questo proposito, le sospensioni sono a controllo elettronico.

    Lexus LF-Z Electrified
    Integrale ed elettrica

    Il sistema propulsivo è ovviamente elettrico ed eroga 400 kW e 700 Nm. Non è chiaro da quanti motori sia composto per realizzare il sistema Direct4 per regolare, attraverso la coppia motrice, la dinamica della vettura con l’obiettivo di dare alle LF-Z e alle Lexus del futuro caratteristiche di guida distintive quanto coinvolgenti.

    Lexus LF-Z Electrified
    Sterzo senza piantone

    Non è tanto questione di prestazioni, comunque notevoli (200 km/h, 0-100 km/h in 3 secondi), quanto di interazione con il corpo del guidatore. Lo sterzo è by-wire dunque senza collegamento fisico tra il volante e le ruote. Di conseguenza, demoltiplicazione e carico si adattano automaticamente.

    Lexus LF-Z Electrified
    Dieci nuove auto elettrificate

    Tutte queste tecnologie le troveremo sulle Lexus che vedremo entro il 2025. Saranno 10 quelle elettrificate comprendendo le ibride “full”, le plug-in e le elettriche. Ci sarà anche l’idrogeno, anche se i giapponesi fanno finta di essere possibilisti. La nuova Mirai è di fatto basata su una piattaforma (la GA-L) Lexus.

    Lexus LF-Z Electrified
    Venti Lexus nuove di zecca

    Le Lexus nuove saranno 20, tra rinnovamenti di modelli preesistenti e altri inediti. Non sono esclusi pensionamenti eccellenti. Tra le novità invece modelli sportivi e altri specifici per guida con autista. Tra i crossover ci potrebbe essere anche la LF-Z. Gli uomini Lexus affermano che si tratta di una vetrina.

    Lexus LF-Z Electrified
    Grande come la RX

    Ci sono tuttavia alcuni elementi rivelatori. Il primo sono le dimensioni, simili a quelle della RX, la Lexus più venduta. La RX 400h nel 2005 è stata anche la prima auto elettrificata del marchio. Sarebbe dunque strategico per Lexus incidere su questo segmento riallacciandosi idealmente al suo best seller.

    Lexus LF-Z Electrified
    Come casa madre comanda

    L’Europa è già oltre Gli obiettivi di Lexus sono di vendere almeno il 50% di elettrificato entro il 2025. L’obiettivo appare conservativo poiché in Italia dal 2012 Lexus ha in listino solo versioni ibride o elettriche che in Europa pesano il 96%. C’è però da considerare che tale quota è marginale sui mercati più importanti. Nel 2050 Lexus sarà CO2 neutrale, come tutta Toyota Motor Company.

    Leggi la prova doppia della Lexus UX 300e elettrica

    Lexus LF-Z Electrified
  • Renault E-Tech ibrido, la mia spiegazione alla Convention Renault Arkana

    Sono stato invitato dalla Renault a spiegare la tecnologia ibrida, e in particolare il sistema ibrido Renault E-Tech, all’interno della Convention per il lancio della nuova Renault Arkana.

    La tecnologia Renault E-Tech è l’unica presente in versione Full Hybrid sul mercato europeo interamente progettata e realizzata nel nostro continente.

    La mia spiegazione

    Qui sotto il video del mio intervento alla Convention Renault Arkana relativo all’ibrido e in particolare al sistema Renault E-Tech.

    Sistemi ibridi

    La differenza tra i diversi livelli di elettrificazione va cercata nei “rapporti dimensionali” tra tre elementi: il motore elettrico, il motore a combustione interna e le batterie.

    Questi sono i componenti fondamentali di una tecnologia ibrida. Nel micro, o mild, hybrid c’è un motore a combustione interna di potenza usuale, che in base al tipo di auto e alle finalità del modello ha una potenza dell’ordine di alcune decine di kW.

    Mentre il motore elettrico e le batterie sono molto piccoli. Il motore elettrico ha una potenza di pochi kW e l’accumulatore può contenere pochissima energia.

    Renault E-Tech Convention Renault Arkana regia video

    Questo non significa, però, che il mild hybrid non sia un ibrido. Lo è a tutti gli effetti, ma la parte elettrica ha una funzione di supporto rispetto a quella termica. La aiuta, però, esattamente quando ce n’è bisogno, fornendo coppia aggiuntiva in partenza e nelle accelerazioni e permettendo di spegnere il motore a benzina nelle soste per poi riavviarlo istantanamente alla ripartenza.

    Un ibrido minimale, che però garantisce un grande value-for-money perché non aggiunge componenti costosi ed entra in azione nei transitori, cioè proprio quando il motore a combustione interna è meno efficiente e più inquinante.

    Elevata elettrificazione

    Full hybrid e plug-in hybrid possono invece essere definite tecnologie ad elevata elettrificazione. Perchè la motorizzazione elettrica ha una potenza di decine di kW, paragonabile a quella con cilindri e pistoni. L’auto, quindi, può muoversi in modalità soltanto elettrica in tutte le situazioni: per le partenze da fermo, i sorpassi, il viaggio e i percorsi urbani. A parità di motore elettrico, poi, tra le due tecnologie – come avviene anche per il vostro E-Tech – la differenza la fanno le batterie.

    Renault E-Tech convention Renault Arkana

    Nel caso del full-hybrid hanno capacità di pochi kWh, solitamente oggi tra uno e due. Mentre per i plug-in hybrid sono più grandi, dipende dai modelli ma oggi parliamo di valori che vanno dai dieci ai venti kWh.

    Batterie così grandi, per essere caricate hanno bisogno anche di una ricarica dall’esterno, il plug-in – appunto – che significa proprio attaccare la spina…

    Su strada, grazie alle batterie più capienti e ricaricabili dall’esterno, il plug-in hybrid ha decine di chilometri di autonomia percorribili continuativamente in modalità zero emissioni, mentre il full-hybrid solitamente non va oltre le centinaia di metri, al massimo uno o due chilometri in trazione soltanto elettrica continuativa.

    Anche il plug-in poi, a batterie scariche, nei migliori sistemi diventa un full-hybrid.

    Fabio Orecchini Convention Renault E-Tech Arcana

    Full Hybrid

    La tecnologia full-hybrid è molto più elettrica di quanto si pensi. E anche molto di più di quanto si percepisca quando la si guida, se non si ha una precisa conoscenza del suo funzionamento. Il motore elettrico – è vero – non può spingere continuativamente l’auto in modalità zero emissioni per tratti di percorso unitariamente molto lunghi.

    Ma può farlo ripetutamente molte volte di seguito al’interno dello stesso tratto. Il motore a combustione interna si spegne quindi molte volte, decisamente più spesso di quanto si riesca a percepire. E l’auto spesso viaggia in modalità zero emissioni che possiamo definire “inerziale”, sfrutta cioè la velocità acquisita in fase di accelerazione per muoversi con entrambe le motorizzazioni inattive.

    Oltre, ovviamente, a spegnere il motore a benzina in decelerazione e nelle soste. Ne deriva una capacità di marcia in modalità elettrica che arriva e supera l’80% del tempo e oltre la metà dello spazio percorso, nelle migliori tecnologie.

    Attenzione, perché la definizione di marcia in modalità elettrica per la frazione percorsa in inerziale non è affatto forzata, né sbagliata. Non è sbagliata perché anche le auto esclusivamente elettriche fanno esattamente la stessa cosa. Quando non serve, non forniscono coppia alle ruote. Vanno anche loro in modalità inerziale, appunto. È sbagliato invece temere che il motore a benzina possa rovinarsi a causa delle continue accensioni. L’idea è legata alla vetusta immagine del motorino di avviamento, che non c’è nelle tecnologie elettrificate.

    Renault E-Tech spiegazione ibrido Fabio Orecchini

    L’avvio avviene facendo ruotare direttamente l’albero del motore e il meccanismo non è soggetto al vecchio concetto di usura. Si può avviare decine di migliaia di volte il motore, anche con intervalli molto brevi tra un’accensione e l’altra, senza avere problemi. 

    Renault E-Tech

    La soluzione E-Tech ha due caratteristiche speciali per un automobilista europeo: è l’unica tecnologia per auto Full-Hybrid attualmente sul mercato sviluppata in Europa e da un marchio europeo – e questo è il motivo che mi ha fatto correre a vederla al Salone di Ginevra 2019 quando è stata presentata – ed è derivata dall’esperienza in Formula Uno, quindi nello sport motoristico più conosciuto e amato nel nostro continente.

    Clicca qui e leggi l’articolo con VIDEO della mia esplorazione in anteprima al Salone di Ginevra 2019: E-Tech il nuovo Full Hybrid Made in Europe della Renault.

    Le tecnologie Full-Hybrid sul mercato in Europa si contano sulle dita di una mano: due sono di matrice giapponese, una con sistema epicicloidale, l’altra con cambio e frizione.

    Una è di matrice coreana con cambio e frizione. Solamente una è europea, quella della Renault. Senza epicicloidale e senza frizioni.

    Renault E-Tech Convention Arkana vista dalla regia

    Formula Uno

    Il contatto con la soluzione Renault Sport Energy F1, introdotta per la prima volta nel 2014 dai motoristi Renault, è evidente nella gestione di due motori elettrici insieme al motore a combustione interna e nel sistema di innesto senza frizione.

    La tecnologia energetica di Formula Uno, infatti, ha due motori-generatori elettrici, uno migliora il funzionamento del  turbo, l’altro recupera energia in frenata e invia potenza supplementare alle ruote. Questi due motori-generatori elettrici si chiamano MGU-H e MGU-K. Allo stesso modo, il sistema E-Tech ha due motori-generatori elettrici, uno recupera l’energia in fase di decelerazione e sincronizza la velocità dell’albero del motore a benzina per l’accoppiamento senza frizione, l’altro invia principalmente potenza alle ruote.

    I due motori-generatori sono praticamente un tutt’uno col motore a combustione interna, proprio come avviene nel propulsore della Formula Uno. L’innesto senza frizioni – che permette al motore a benzina di aggiungersi “in corsa” alla trazione dell’auto dopo la partenza da fermo in solo elettrico – completa l’opera ingegneristica.

    Renault E-Tech Fabio Orecchini Convention Arkana

    La tecnologia di accoppiamento utilizzata è detta a denti frontali ed è estremamente affidabile ma richiede una grande capacità di progettazione e gestione della sincronizzazione.

    L’esperienza che ha consentito alla Renault di utilizzare questa soluzione viene proprio dai due motori elettrici integrati nel motore di Formula Uno.

    Elettro Meccatronica

    Non c’è bisogno di essere ingegneri per capire che la soluzione è un vero gioiello che io definisco di “elettro-meccatronica”.

    I motori elettrici rappresentano l’anima elettrica, mentre gli innesti e il sistema di gestione sono pura meccatronica, fusione tra meccanica ed elettronica.

  • EuGeLi, il progetto europeo per estrarre il litio da salamoia geotermica

    Ricavare il litio dalla geotermia. Una prospettiva affascinante, capace di influenzare la geopolitica. Una risorsa che può cambiare le regole per l’economia e la logistica della materia più preziosa nel processo di elettrificazione dei trasporti. E dunque, un fattore decisivo per l’Europa.

    Una risorsa che può cambiare le regole per l’economia e la logistica della materia più preziosa nel processo di elettrificazione dei trasporti. E dunque, un fattore decisivo per l’Europa

    EuGeLi
    Un progetto con 8 attori

    Oltre che in Germania e in California, c’è anche in Francia un progetto che si chiama EuGeLi (European Geothermical Lithium Brine). Tratta di un consorzio composto da 8 entità e capitanato da Eramet, multinazionale francese dell’estrazione e del trattamento dei metalli con un fatturato di oltre 3,5 miliardi.

    Francia e Germania, anche Belgio

    Nel consorzio EuGeLi ci sono anche: ÉS – Electricity de Strasbourg, IFP Energies Nouvelles, Chimie Paris Tech., BASF, Eifer, VITO e Vrije Universiteit Brussel. Il progetto è iniziato nel 2019 e terminerà alla fine di quest’anno. Ha un budget di 3,9 milioni di euro finanziato per l’85% dalla EIT-Raw Materials, l’agenzia europea delle materie prime.

    EuGeLi
    Il guinzaglio del governo francese

    Non poteva mancare il governo francese, attraverso il BRGM (Bureau de Recherches Géologiques et Minières). C’è anche l’IFP (Institut Français du Pétrole) Energies Nouvelles, altro ente pubblico la cui presenza segnala il valore strategico del tema. E non solo a livello politico.

    L’asse Parigi-Berlino

    Del consorzio EuGeLi fanno parte la Basf (59,3 miliardi di fatturato) e, indirettamente, la francese EDF (71,3 miliardi di fatturato), il più grande produttore di energia CO2 neutral europeo, presente in Eifer insieme al KIT ovvero il Karlsruhe Institute of Technologye a PSA dunque Stellantis. Realtà che esprimono l’asse strategico Francia-Germania, ma anche un legame con l’Italia.

    EuGeLi
    La grande direttrice del Reno

    Il progetto riguarda il sito di Soultz-sous-Forêts, nella regione del Basso Reno, a circa un’ora di macchina da Offenburg, il sito individuato invece dall’australiana Vulcan Energy Resources per il suo progetto Zero Carbon Lithium. Il luogo è strategico rispetto all’industria dell’automotive e delle batterie.

    Leggi l’articolo sul progetto di estrazione Zero Carbon Lithium

    Non meno di 90 milligrammi per litro

    L’obiettivo di EuGeLi è verificare un procedimento per ricavare litio. Tale procedimento prevede il passaggio della salamoia attraverso colonne di estrazione. Al loro interno, il litio viene separato per adsorbimento attraverso un processo chimico brevettato (12 brevetti). L’obiettivo scientifico è ricavare almeno 90 mg/litro di litio.

    Il litio viene separato per adsorbimento attraverso un processo chimico brevettato. L’obiettivo scientifico è ricavare almeno 90 mg/litro di litio

    EuGeLi
    Dalla falda e ritorno

    Il vapore geotermico fuoriesce a 165 °C e, una volta ceduto il litio, viene reimmesso nella falda a 20 bar e ad una temperatura di 80 °C. Il litio ricavato è invece sottoposto ad eluizione. La soluzione arricchita è filtrata, fatta evaporare e purificata ricavando per precipitazione carbonato di litio.

    Il carbonato di litio è pronto

    Il carbonato di litio è il semilavorato necessario ai produttori di celle. L’obiettivo di business è verificare che il processo funziona ed è sostenibile da un duplice punto di vista: economico ed a ambientale. Occorre verificare l’efficienza del processo e la sua impronta in termini sia di inquinanti sia di CO2.

    Soultz-sous-Foret
    Il litio è più vicino

    La possibilità di ricavare litio utilizzabile per le batterie nel cuore dell’Europa offre automaticamente vantaggi economici ed ambientali. Accorciando la filiera, sarebbero infatti tagliati drasticamente i trasferimenti e dunque le emissioni di CO2. Sono attesi anche vantaggi di costo.

    L’attesa è di raggiungere un costo di circa 3.000 dollari per tonnellata di carbonato di litio. Dunque la metà o meno rispetto ai procedimenti tradizionali (estrazione mineraria e soluzione salina) e concorrenziale rispetto al progetto Zero Carbon Lithium.

    Camminare sul futuro

    I vantaggi sarebbero geopolitici, etici e sociali. Portare infatti, almeno in parte, la produzione di una materia prima vicina ai luoghi di produzione e ai mercati rappresenta un fattore di sviluppo, e di stabilità economica e sociale. In una parola: di prospettiva, in accordo con gli obiettivi della Unione Europea.

    Di tale nuova prospettiva può essere parte anche l’Italia con i suoi siti geotermici, quello di Larderello (GR) in primis.

    EuGeLi
  • Jaguar e Land Rover, l’ibrido è plug-in e inizia la rivoluzione “Reimagine”

    Elettrica, ma non completamente. In due parole: ibrida plug-in. Una tecnologia ampiamente implementata da un costruttore per due marchi e 8 modelli. Il piano “Reimagine” presentato dal nuovo amministratore Thierry Bolloré vuole dare una spinta ulteriore verso l’elettrificazione. La neutralità di CO2 è prevista entro il 2039.

    Reimagine  Jaguar Land Rover
    Jaguar, addio premium bentornato lusso

    Secondo la nuova strategia, i due marchi seguiranno itinerari diversi. I pistoni spariranno entro il 2025 da Jaguar. L’obiettivo è abbandonare il posizionamento premium perseguito sin dai tempi della proprietà Ford ed essere un marchio di lusso elettrico in concorrenza con Aston Martin e Bentley.

    Jaguar E-Pace PHEV
    Continuità Land Rover

    I pistoni invece resisteranno sulle Land Rover fino al 2036. Nel 2024 vedremo la prima Land Rover Elettrica (la nuova Ranger Rover Classic) e nel 2026 il diesel sarà consegnato alla storia e 10 anni dopo tutti gli scarichi saranno banditi. E questo vuol dire che l’ibrido plug-in sarà la tecnologia principale.

    Range Rover Evoque PHEV
    L’ibrido ricaricabile è doppio

    Oggi sono due i sistemi ibridi ricaricabili disponibili per i due marchi. Il primo è quello composto dal 4 cilindri 2 litri da 300 cv e dall’elettrico da 105 kW, inserito all’interno del cambio automatico a 8 rapporti. Il sistema eroga 404 cv e 640 Nm e il resto della catena cinematica è identico a quello delle altre versioni.

    Range Rover Velar PHEV
    Un 4 cilindri che vale come un V8

    Diverse le taglie per la batteria a seconda del modello: da 13 kWh su Range Rover e Range Rover Classic, 13,6 kW su E-Pace, da 17,1 kWh su Velar, da 19,2 kWh su Defender 5 porte. Il caricatore di bordo è da 7 kW in corrente alternata, sulle due taglie maggiori c’è anche quello da 50 kW (32 kW effettivi) in corrente continua.

    Land Rover Defender PHEV
    Il 3 cilindri, elettrificazione e downsizing

    Il secondo invece è presente sulle Range Rover Evoque e Discovery Sport e sulla Jaguar E-Pace. Il sistema è composto da un 3 cilindri 1.5 da 200 cv con cambio automatico a 8 rapporti Aisin. Dunque diverso dal 9 rapporti ZF delle altre versioni.

    Land Rover Discovery Sport PHEV
    Integrale senza albero (di trasmissione)

    L’elettrico 80 kW e 260 Nm è collegato alle ruote posteriori attraverso una trasmissione a rapporto fisso integrata con il differenziale. La potenza totale è di 309 cv e 540 Nm. Dunque la catena cinematica cambia radicalmente realizzando, per la prima volta sia su Land Rover sia su Jaguar, la trazione integrale senza l’albero di trasmissione.

    Il 3 cilindri è fornito di un motorino/alternatore più potente che, oltre a gestire il riavviamento, recupera energia anche in marcia.

    Jaguar E-Pace PHEV
    Batteria sempre in carica

    Tale accorgimento serve a mantenere il livello di ricarica della batteria costantemente adeguato. Così le ruote posteriori sono sempre pronte a dare il loro contributo. Tale opzione è fondamentale in una chiave duplice: offrire costantemente le prestazioni massime e la trazione integrale.

    La batteria ha una capacità da 15 kWh. Anche in questo caso, il caricatore di bordo offre la doppia opzione: da 7 kW in corrente alternata e da 32 kW in corrente continua.

    Range Rover Evoque PHEV
    Jaguar entra nel pensatoio

    Quali dunque i prossimi passi? Jaguar sarà ripensata completamente e avrà una piattaforma elettrica dedicata ed esclusiva. Dunque le uniche ibride plug-in rimarranno i suv E-Pace e F-Pace. Avrebbe dovuto compiere il grande salto la nuova XJ, congelata a pochi mesi dal debutto.

    Leggi l’articolo sulla nuova Jaguar XJ elettrica

    Jaguar E-Pace PHEV
    La MLA solo per Land Rover

    La piattaforma MLA, che con la XJ sarebbe arrivata al debutto, sarà invece dirottata direttamente alla Land Rover. La MLA è in grado di accogliere propulsioni mild-hybrid, plug-in hybrid ed elettrica. Per i modelli con motore trasversale, al posto dell’attuale PTA arriverà la EMA.

    Land Rover Defender PHEV
    Consolidamento industriale

    Le Land Rover su base MLA saranno costruite a Solihull, accanto alle Jaguar elettriche. Quelle invece su base EMA avranno casa ad Halewood. Dunque i contenuti e il posizionamento dei due marchi saranno nettamente differenziati. Al contrario, ci sarà un consolidamento industriale, anche attraverso il maggior coinvolgimento del “padrone” Tata.

    Land Rover Defender PHEV
  • Volvo, anche in Cina la produzione è a impatto zero sul clima

    La Volvo anche in Cina produrrà presto con impatto zero dal punto di vista delle emissioni di CO2.

    Chi pensa che la sfida climatica sia una specie di “sfizio” europeo, invece che una priorità mondiale, farà bene a riflettere su questo nuovo elemento.

    Segnale cinese

    Anche la Cina ha capito benissimo quale sia il terreno di confronto per sfruttare nuove opportunità economiche del XXI secolo. Chi vuole vincere e crescere, deve avere tecnologie ed esperienza nell’abbattimento delle emissioni.

    Produzione Volvo Cina Daqing

    Di tutte le emissioni. Da quelle di CO2 e degli altri gas climalteranti, oggetto della grande attenzione e rivoluzione degli ultimi anni, a quelle inquinanti che soffocano gli abitanti delle comunità locali.

    Neutralità climatica

    L’impianto di produzione Volvo situato a Daqing, in Cina, è ora alimentato da elettricità neutra per il clima al 100%, come già l’altro grande stabilimento cinese della Casa automobilistica nella città di Chengdu, che ha realizzato lo stesso obiettivo l’anno scorso.

    Con l’aggiunta di Daqing, la rete di produzione globale di Volvo Cars è ora alimentata per quasi il 90% da elettricità neutra per il clima.

    Si avvicina l’obiettivo della Casa di azzerare l’impatto sul clima delle sue operazioni di produzione entro il 2025.

    Biomasse ed eolico

    L’impianto di Daqing, nella provincia di Heilongjiang, raggiungerà presto l’obiettivo delle zero emissioni aggiuntive di CO2 in atmosfera grazie ad elettricità generata da biomassa (83%) ed energia eolica (17%).

    Le emissioni annue di COdello stabilimento si ridurranno così di circa 34.000 tonnellate.

    Più specificamente, le centrali a biomassa che alimentano il sito di Daqing impiegano residui agricoli e boschivi di provenienza locale e sostenibile.

    “Per noi di Volvo Cars, la sostenibilità è importante tanto quanto la sicurezza”

    Ha spiegato Javier Varela, senior Vice President Volvo per le attività industriali e la qualità.

    Volvo produzione Cina Daqing

    Anche i fornitori

    La Volvo negli ultimi mesi ha iniziato a collaborare anche con i suoi fornitori locali, incoraggiandoli a seguire l’esempio e a passare a un’energia climaticamente neutra al 100%.

    Solo elettrico dal 2030

    L’obiettivo di produzione neutrale per il clima di Volvo rientra nel piano per il clima della Casa automobilistica, che è uno dei più ambiziosi nell’intero settore.

    Il fulcro del piano è rappresentato dall’ambizione della Volvo di diventare entro il 2030 un produttore di auto con una gamma di sole vetture con trazione elettrica al 100%.

    Volvo XC40 recharge ricarica

    CO2 neutral entro il 2040

    Ma il piano va oltre il contenimento delle emissioni allo scarico attraverso l’elettrificazione totale e cerca di contrastare le emissioni di carbonio anche attraverso un più ampio intervento sulle attività operative complessive e sulla catena di fornitura e attraverso il riciclaggio e il riutilizzo dei materiali.

    A breve termine, questi e altri interventi puntano a ridurre l’impronta di carbonio del ciclo di vita di ogni auto del 40% tra il 2018 e il 2025.

    Entro il 2040, Volvo Cars intende trasformarsi in un’azienda a impatto neutro dal punto di vista climatico.

    Clicca qui e leggi Volvo sarà carbon neutral dal 2040, ma chi farà questi conti?

  • Porsche Italia, dal tetto fotovoltaico tutta l’energia per la ricarica ultra fast

    Un tetto fotovoltaico da 242 kW sulla copertura della sede Porsche Italia a Padova e il gioco è fatto.

    Secondo i dati progettuali, l’impianto composto di 538 moduli in silicio monocristallino con una potenza di picco di 450 kW può produrre 268.000 kWh di energia elettrica l’anno.

    Pannelli fotovoltaici silicio monocristallino

    Clicca qui e leggi Pannelli fotovoltaici migliori tra silicio monocristallino, policristallino e film sottile.

    Nulla di impossibile

    Quello che in troppi si ostinano a definire “impossibile” si dimostra per quello che è, cioè assolutamente realizzabile.

    Se alla richiesta di energia aggiuntiva derivante dalla diffusione di auto elettriche si accompagna l’installazione di capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili, le zero emissioni sono un obiettivo raggiungibile.

    Non tutto è fatto, perchè va gestita la disponibilità di potenza al momento giusto e al posto giusto. Ma la maggiore intelligenza in arrivo nella gestione del sistema energetico, capace di bilanciare domanda e produzione con accumuli e distribuzioni elettriche locali, non è altro che un logico passo avanti nello sviluppo industriale.

    Che faremo sicuramente, creando con questo posti di lavoro e crescita economica.

    Porsche a ricarica solare

    Calcolatrice alla mano, l’elettricità generata dal tetto solare è sufficiente alla ricarica completa delle batterie di accumulo della Porsche Taycan nella versione più capiente (quelle da 93 kWh) per ben 2.880 (duemila e ottocentottanta) volte.

    Porsche Taycan scritta posteriore

    L’energia prodotta direttamente da fonte solare e completamente a zero emissioni, secondo le informazioni fornite dalla Samso SpA – società che ha realizzato l’impianto – può coprire il 43% dei consumi energetici attuali delle attività della Porsche Italia ospitate nella grande costruzione industriale di Corso Stati Uniti a Padova.

    Ultra Fast Charge

    L’intero fabbisogno annuale della rete di colonnine di ricarica installate nella sede con sistemi Ultra Fast Charge (in grado di effettuare ricariche veloci fino a 800 Volt e 400 Ampere) dedicata alla ricarica ultra veloce della Porsche Taycan, prima auto completamente elettrica della casa tedesca, sarà così coperto al 100% da elettricità proveniente da fonte rinnovabile prodotta localmente.

    Ultra fast charge Porsche

    Dal punto di vista dei benefici ambientali, l’attivazione dell’impianto fotovoltaico consentirà a Porsche Italia la riduzione annua di emissioni di CO2 per 142 tonnellate, risultato equiparato secondo i dati forniti dai progettisti all’azione di circa 7.000 alberi piantati nell’area.

    Quattordici auto al giorno

    Questo impianto – dichiara Gianpiero Cascone, AD di Samso SPA, produrrà energia completamente green che Porsche Italia destinerà al settore della mobilità elettrica. Abbiamo stimato che l’energia generata sarà in grado di ricaricare la batteria della Porsche Taycan circa 2.880 volte in un anno, ovvero 14 auto in un giorno. L’installazione dell’impianto ha anche evitato l’adeguamento in potenza della cabina di trasformazione MT/bt presente nello stabilimento, ormai satura, con i quasi 2 MW aggiuntivi, necessari ad alimentare i nuovi sistemi di ricarica.

    Clicca qui e leggi Toyota Green, il fotovoltaico sul tetto evita emissioni per 254 tonnellate di CO2.

    Porsche Taycan fronte retro
  • Zaino Dyson che misura la qualità dell’aria, dall’esperimento nel lockdown al grande progetto di Londra

    Lo zaino Dyson capace di misurare la concentrazione di inquinanti nell’aria che ci circonda ha avuto il suo momento di celebrità in Italia qualche mese fa grazie alla presentazione dei dati relativi agli effetti del lockdown in otto città del mondo, tra le quali c’era Milano.

    Un ambasciatore Dyson in ogni città – a Milano è toccato a Cristina Gabetti, giornalista che si occupa di sostenibilità ed è nota per i suoi servizi per Striscia la Notizia – si è spostato durante il lockdown (per quanto consentito) e dopo la fine delle restrizioni con lo zaino dotato del sistema di monitoraggio della qualità dell’aria sulle spalle.

    Cristina Gabetti zaino Dyson Milano

    Ne è uscito un quadro molto interessante, riferito in modo particolare alle concentrazioni di NO2 – Biossido d’azoto e di polveri sottili PM 2,5.

    Risultati

    La presenza di NO2 – Biossido d’azoto nell’aria a Milano, in base alle misurazioni fatte dallo zaino di Cristina Gabetti, è raddoppiata dopo che le restrizioni alla circolazione di marzo e aprile del 2020 sono state tolte.

    Il cerchio rosso nel grafico indica infatti un +100% riferito alla concentrazione di questo inquinante.

    Zaino Dyson risultati Milano NO2

    Questo risultato è in perfetta coerenza con quanto indicato dalla misurazione effettuata dalla NASA a livello planetario, che indicava una netta diminuzione della presenza di ossidi di azoto in atmosfera come evidente effetto delle forti limitazioni delle attività umane e – in particolare – della circolazione di veicoli su strada.

    Per saperne di più clicca qui e leggi l’articolo più letto di questo sito negli ultimi mesi: Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    Polveri sottili

    Apparentemente è molto più controverso il risultato relativo alle polveri sottili. In base alle misurazioni fatte dallo zaino sulle spalle di Cristina Gabetti, infatti, le PM 2,5 diminuiscono nel periodo successivo alle restrizioni, invece di aumentare come ci si aspetterebbe vista la ripresa del traffico stradale.

    Zaino Dyson risultati Milano PM2,5

    In realtà, anche questo risultato è allineato con le evidenze fin qui osservate in relazione alle polveri sottili.

    La concentrazione di inquinante nell’aria a livello stradale dipende in modo decisivo da fattori esterni come la ventosità, l’umidità relativa, le condizioni meteorologiche.

    Non ha nessun significato scientifico la sua misurazione in modo puntuale se è svincolata dalla relazione con gli elementi che ho indicato sopra e molti altri.

    Qualità dell’aria

    Il risultato dell’esperimento dello zaino Dyson, quindi, è prezioso nel confermare che un dato così complesso come quello relativo alla qualità dell’aria che respiriamo, e in particolare alle polveri sottili ha bisogno di un’analisi approfondita, costante e correttamente elaborata.

    Zaino Dyson

    Il “naso” dello zaino, cioè la parte dove sono posizionati i sensori, si trova dietro una piccola finestra ricavata nella tasca anteriore, che mentre lo si indossa è ben esposta all’aria.

    Nello stesso alloggiamento è posizionato anche un Gps, in modo da poter georeferenziare gli spostamenti e le relative acquisizioni.

    Zaino Dyson particolare

    Lo zaino diventa veramente prezioso quando si organizza, completando le sue misurazioni con una vera e propria rete di acquisizioni distribuita sul territorio, un progetto completo di rilevazione e monitoraggio della qualità dell’aria a livello urbano.

    Progetto Breathe London

    Questo è esattamente ciò che sta succedendo a Londra, grazie all’opera di indirizzo della municipalità e al coinvolgimento di importanti partner scientifici e industriali.

    Logo Breathe London

    Fase pilota nelle scuole

    Tutto inizia nel 2019, quando nelle scuole primarie di cinque quartieri londinesi (Richmond, Greenwich, Haringey, Hammersmith and Fulham e il Royal Borough of Kensington and Chelsea) vengono distribuiti ben 250 zaini Dyson ad altrettanti studenti.

    Bambini scuola zaino Dyson qualità dell'aria

    Il risultato è clamoroso, grazie alla tecnologia indossabile distribuita agli studenti si ottengono preziosissimi dati sulla qualità dell’aria dentro e fuori le scuole, oltre a dati puntuali e affidabili sulla qualità dell’aria nei percorsi casa-scuola.

    Zaino Dyson scuole di Londra

    Il tutto insieme a una sensibilizzazione senza precedenti di giovani cittadini, delle loro famiglie e della comunità sociale ed economica, che ha percepito l’incredibile opportunità offerta dall’esperienza collettiva.

    Grande progetto

    Nell’estate del 2021 partirà così un grande progetto di monitoraggio diffuso, contestualizzato e puntuale della qualità dell’aria a Londra.

    Il progetto coinvolge gli individui, che grazie alla tecnologia indossabile degli zaini Dyson hanno dimostrato la loro affidabilità e l’importanza di un coinvolgimento ampio e condiviso. Ma anche le comunità di quartiere, come gruppi sportivi, di studio o culturali. E gli uffici, dove il business vive soprattutto grazie all’aria che respira, e non soltanto ai dati che appaiono sugli schermi dei computer. Con un coinvolgimento pieno e integrato degli organi di governo e di amministrazione locale.

    Progetto Breathe London 2021

    Università, impresa e pubblica amministrazione

    Il progetto Breathe London è coordinato dal gruppo di ricerca ambientale del’Imperial College di Londra, si sviluppa attraverso una rete di nodi di monitoraggio ambientale realizzati grazie ai sensori della Clarity Movement Co. con sede in California ed è finanziato dalla d’unicità di Londra e dalla Bloomberg Philantropies.

    Studente con zaino Dyson qualità dell'aria Breathe London

    Schema semplice e vincente, che da sempre cerco di applicare nei miei progetti: università, impresa, governo locale e comunità.

    Cosa aspettiamo in Italia per lanciare nelle nostre principali e inquinate città qualcosa di simile?

  • Aereo elettrico a zero emissioni, ecco la soluzione a idrogeno

    L’aereo a idrogeno con motori elettrici si candida per la soluzione del problema più difficile da risolvere, quello del volo a zero emissioni.

    L’aviazione utilizza oggi il jet fuel, un combustibile petrolifero tutt’altro che pulito, ed è responsabile – in condizioni di flussi passeggeri non-pandemici – di circa il 4% delle emissioni di CO2 totali dovute ad attività umane, pari al 13% delle emissioni causate dal settore dei trasporti.

    Importanza crescente

    Con la riduzione progressiva delle emissioni negli altri settori, però, specialmente se il flusso passeggeri ricomincerà a crescere nell’auspicata fase di rimbalzo economico post-pandemica – che ci auguriamo più prossima possibile – il peso delle emissioni causate dal settore aereo è destinato a crescere significativamente nei prossimi decenni.

    Emissioni CO2 aviazione

    Secondo alcune proiezioni, il contributo netto del trasporto aereo al totale delle emissioni climalteranti originate dalle attività umane arriverà a una percentuale molto significativa che va addirittura dal 25% al 50%.

    Soluzione idrogeno

    L’idrogeno si candida per la sostituzione del jet fuel e la realizzazione di aerei a zero emissioni con propulsione garantita da motori elettrici.

    Il primo aereo a idrogeno con celle a combustibile e motori elettrici realizzato sulla base di un modello commerciale (Piper classe M a sei posti) ha volato per alcuni minuti nel settembre del 2020 decollando dall’aeroporto di Cranfield, Inghilterra dove ha sede la struttura di ricerca e sviluppo della ZeroAvia.

    Il video del volo a idrogeno del Piper blu trasformato con sistema di bordo dotato di celle a combustibile e motori elettrici è raggiungibile dal link in fondo a questo articolo.

    Primo volo aereo a idrogeno commericiale

    Com’è fatto

    L’aereo che ha volato a Cranfield è realizzato con un’opera di adattamento dell’aeroplano originale.

    Nello spazio posteriore sono posizionati i serbatoi di idrogeno, che occupano quindi il volume originariamente disponibile per i passeggeri, mentre le celle a combustibile e il motore elettrico trovano spazio nel vano originariamente destinato al motore convenzionale.

    Aereo idrogeno Zero Avia serbatoi

    Il sistema di alimentazione di aria e idrogeno per le celle combustibile e i cablaggi di alimentazione motore, oltre ai sistemi di controllo del pacco fuel cell, trovano posto sotto la carrozzeria originale.

    Fuel Cell aereo a idrogeno

    Lo stesso modello di aereo, pochi mesi prima, aveva volato con successo anche in versione elettrica a batterie per il test del sistema di propulsione.

    Grandi ambizioni

    La ZeroAvia ha grandissime ambizioni e un piano di avvicinamento alla realizzazione e commercializzazione di aerei commerciali con propulsione a idrogeno capaci di trasportare prima alcuni passeggeri, poi alcune decine e successivamente anche centinaia di persone a bordo.

    Non si tratta pertanto di esperienze sperimentali, ma di reali primi passi verso un mercato che potrebbe essere più vicino di quanto si pensi.

    ZeroAvia aereo a idrogeno

    Il mercato del volo a zero emissioni potrebbe infatti aprirsi già entro i prossimi cinque anni.

    Programma

    Il programma di avvio del nuovo mercato parte già dal 2023, quando la ZeroAvia prevede di poter offrire il, suo primo modello a idrogeno con celle a combustibile capace di trasportare 10-20 passeggeri e di volare a zero emissioni con un singolo rifornimento per 500 miglia, pari a oltre novecento chilometri.

    Il passo successivo è di nuovo molto ravvicinato e punta a mettere sul mercato dell’aviazione entro il 2026 un aereo a idrogeno capace di trasportare 50-100 passeggeri e di volare per 1.000 miglia con un rifornimento di idrogeno, quindi più di milleottocento chilometri.

    Aereo a idrogeno piano tempi

    L’obiettivo per il 2030 è di nuovo un doppio raddoppio, quindi un aereo a idrogeno che possa trasportare 100-200 passeggeri e volare per 2.000 miglia con un rifornimento completo, arrivando così a superare i tremilacinquecento chilometri di autonomia in volo.

    Nel 2035 la ZeroAvia punta a superare i 200 posti a bordo e a garantire con un suo aereo a idrogeno 3.000 miglia di autonomia con un rifornimento, quindi addirittura cinquemilacinquecento chilometri.

    Per il 2040 l’obiettivo di ampliamento del raggio d’operatività – per un aeromobile con oltre duecento posti a bordo – arriva alle 5.000 miglia, cioè oltre novemila chilometri e un’ampia scelta di voli intercontinentali.

    Come funziona

    Il progetto dell’aereo a idrogeno con celle a combustibile della ZeroAvia prevede uno schema con fuel cell integrate nell’alloggiamento motori degli attuali modelli, motore elettrico in testa al pacco celle a combustibile e serbatoi di idrogeno integrati nelle ali.

    Aereo a idrogeno come funziona

    Il flusso d’aria per l’alimentazione delle celle a combustibile e il raffreddamento del sistema entra dal lato dell’elica di propulsione.

    Il vapore acqueo, risultato della reazione elettrochimica che produce l’elettricità di alimentazione per il motore, è emesso dalle celle a combustibile verso la coda dell’aeromobile.

    Dal punto di vista della propulsione l’aereo a idrogeno con celle a combustibile è quindi a tutti gli effetti un aereo elettrico.

    Idrogeno contro batterie

    Anche nei cieli si apre così la competizione tra idrogeno e batterie, proprio come sta avvenendo per l’automobile (dov’è in vantaggio per il momento l’elettrico a batterie), per i veicoli pesanti a lungo raggio (al momento è in vantaggio l’idrogeno), le navi (idrogeno in vantaggio) e i treni su tratte non elettrificate (idrogeno in vantaggio).

    Clicca qui e guarda il VIDEO del primo volo a idrogeno realizzato con un modello commerciale di aereo Piper M-class dalla ZeroAvia.

  • Toyota Aygo X Prologue, la citycar per l’Europa è un mini Suv

    La Toyota Aygo X Prologue prospetta un futuro di carattere per le citycar in Europa.

    L’esercizio di stile del centro di design ED² della Toyota in Europa, che ha sede in Francia, sulla Costa Azzurra a pochi chilometri da Nizza, alza di parecchio le aspettative per la nuova Toyota Aygo, che arriverà sul mercato il prossimo anno.

    Toyota Aygo X prologue avanti tre quarti

    Spazio alle citycar

    Mentre tutti scappano dal segmento di mercato delle auto da città a causa della contrazione dei volumi di vendita, della voglia di spazio che i clienti europei dimostrano quando scelgono un’automobile e dei risicati margini di profitto inevitabilmente caratteristici della piccole auto, la Toyota ci crede.

    Toyota Aygo X prologue dietro tre quarti

    E compra dagli ex soci del gruppo PSA Peugeot Citroen (oggi dentro Stellantis insieme all’ex FCA) l’intera fabbrica di Kolìn in Repubblica Ceca, dove sono state prodotte fin dal lancio, sotto la supervisione della stessa Toyota, le tre gemelle diverse Toyota Aygo, Citroen C1 e Peugeot 108.

    Ma l’operazione non è soltanto industriale, si tratta di un vero e proprio posizionamento strategico della Toyota in Europa. Che vuole essere capace di produrre piccole auto con costi accettabili, prezzo competitivo e contenuti appetibili per i clienti.

    Toyota Aygo X sopra

    Mini Suv

    La Toyota Aygo X Prologue, che probabilmente è corretto leggere Aygo Cross – proprio come la sorellina più grande Toyota Yaris Cross in arrivo a breve anche sul nostro mercato – indica la strada del carattere e dello spazio anche per le piccole auto.

    In pratica, si tratta dell’invenzione del mini Suv. Nulla di inedito o sorprendente, per carità. Tutti scelgono auto dalle forma di Crossover e Suv in tutte le aree di mercato, nulla di più logico che arrivare anche nelle citycar con la stessa proposta.

    Sono convinto che con Aygo X prologue siamo in grado di dimostrare che anche una piccola auto può avere una personalità forte e audace”.

    Afferma Ken Billes, Assistente  Chief Designer ED²

    Toyota Aygo X prologue muso luci accese

    Obiettivo giovani

    La Toyota Aygo è sul mercato dal 2005 ed è ovviamente il modello più accessibile della gamma Toyota. Questo ne fa il prodotto ideale per i clienti più giovani.

    Essere piacevole e divertente ha determinato il successo di Aygo, ora abbiamo aggiunto un ulteriore elemento al suo DNA.

    Afferma Lance Scott, Design Director ED²

    La futura Toyota Aygo, anticipata nello spirito – probabilmente – anche nelle forme, dalle immagini della Toyota Aygo X Prologue, arriverà sul mercato per proporre una maggiore determinazione, rispetto alle precedenti versioni.

    La maggiore altezza dal suolo, evidente nelle immagini diffuse dalla Toyota, insegue il massimo comfort di guida nella sua interpretazione più attuale.

    Toyota Aygo X prologue luci anteriori linea continua

    Luci a linea continua

    La traccia più evidente del nuovo spirito della Toyota Aygo è certamente la linea continua dei fari.

    La griglia del radiatore più in basso, i fari fendinebbia e la protezione sottoscocca trasmettono poi un motivo esagonale molto evidente.

    La protezione posteriore sottoscocca cela addirittura un portabici. Le due ruote diventano così parte della mobilità a quattro ruote, alla quale possono dare un seguito in città o fuori porta in qualsiasi momento.

    Toyota Aygo X avanti

    Videocamere integrate

    Nello specchietto retrovisore esterno è integrata un’action camera che può essere utilizzata per catturare ogni momento dell’esperienza di viaggio.

    Colore piccante

    I colori della Toyota Aygo X prologue sono tutti ispirati e sapori speziati: peperoncino, zenzero, wasabi e pepe nero.

    La variante più piccante, secondo le intenzioni dei designer, è quella in rosso peperoncino.

    Toyota Aygo X alto tre quarti

    Made in Europe

    La Toyota Aygo X Prologue è stata realizzata completamente in condizioni di distanziamento -come imposto dall’emergenza pandemica in corso – dal centro di design ED².

    Completamente realizzata in Europa dallo schizzo fatto a mano fino alla modellazione digitale, passando dalle simulazioni di realtà virtuale in 3D, fin ad arrivare all’auto finita.

  • Kia EV6, il design sprizza futuro

    La Kia EV6 appare in figura intera, dopo aver fatto intravvedere il suo design mostrando soltanto il profilo e alcuni particolari in controluce.

    Adesso l’estetica esplode in tutta la sua verve innovativa, tracciata seguendo la filosofia degli “Opposti uniti”, che prende ispirazione dai contrasti presenti in natura, che ci circondano e ci affascinano tutti i giorni.

    Nuova identità

    Il risultato è che la Kia EV6 ha una nuova identità stilistica. Completamente inedita e molto riconoscibile con tagli e linee nette. Riconducibili all’estetica dei modelli Kia più amati e performanti, ma totalmente nuova nelle proporzioni finali.

    Il nuovo crossover è basato sulla piattaforma modulare elettrica globale E-GMP, sviluppata per tutti i modelli elettrici del futuro e nata per consentire funzionalità di eccellenza per la ricarica, la guidabilità e la performance.

    La Kia EV6 è il primo BEV del marchio, ha la responsabilità di mostrare al mondo l’ambizione della Kia nella corsa verso l’elettrificazione.

    Kia EV6, primo modello elettrico di Kia con piattaforma specifica, è il manifesto di un design innovativo che pone al centro l’uomo e la potenza dell’elettrificazione.

    Ha affermato Karim Habib, Senior Vice President and Head of Global Design Center della Kia.

    Kia EV6 frontale

    Unire gli opposti

    La filosofia Opposites United, che nasce con la Kia EV6, caratterizzerà il design di tutti i futuri modelli Kia.

    La casa indica cinque pilastri chiave, sui quali è costruita la nuova identità: “Bold for Nature”, “Joy for Reason”, “Power to Progress”, “Technology for Life” e “Tension for Serenity”.

    Bold for Nature

    Dà grande attenzione all’interazione con l’ambiente, valorizzando gli elementi, le forme e le proporzioni che si trovano in natura e negli ambienti quotidiani.

    Questo pilastro guida la realizzazione della struttura e la scelta delle finiture naturali e tecniche degli interni.

    Il design degli esterni è invece caratterizzato dalla ricerca di linee semplici e aperte a una successiva continua evoluzione.

    Joy for Reason

    È il pilastro dedicato alle sensazioni che i futuri veicoli di Kia dovranno trasmettere.

    Parte da qui la spinta per l’adozione di nuovi materiali naturali e colori vivaci, per stimolare sensazioni legate alla giovinezza e alla spensieratezza.

    Kia EV6 interno vista frontale

    Power to Progress

    Parte dagli attuali punti di forza dell’architettura del marchio. I progetti futuri dovernno far riferimento all’esperienza e alla creatività maturate durante la recente trasformazione di Kia.

    Technology for Life

    L’innovazione e le nuove tecnologie sono messe al centro del processo finalizzato a instaurare un rapporto ottimale tra uomo e macchina.

    Il fine principale è l’ottenimento della massima interazione tra l’automobile e l’utilizzatore.

    Tension for Serenity

    L’equilibrio progettuale è cercato nella contrapposizione di due forze opposte, identificate per esaltare le potenzialità dei contrasti e stimolare la creatività.

    L’obiettivo dichiarato è di disegnare elementi sorprendenti, con dettagli ben definiti e dall’animo altamente tecnologico.

    Obiettivo

    Il nostro obiettivo è quello di trasmettere nella vita di tutti i giorni l’esperienza del nostro brand, creando veicoli elettrici originali, dal carattere forte ed emozionanti.

    Ha aggiunto Karim Habib.

    Maggiori dettagli sulla filosofia “Opposites United” si trovano al link: https://www.youtube.com/watch?v=gqrfx2GzOYE

    Design esterno 

    Nella parte anteriore spicca la firma luminosa dei gruppi ottici di marcia diurna.

    Il muso è finalizzato all’effetto Digital Tiger Face e rappresenta una evoluzione del design con rimandi all’affermato Tiger Nose Grille dei modelli Kia.

    Kia EV6 da sopra

    I fari anteriori includono un sistema d’avanguardia ad illuminazione dinamica sequenziale. Nella parte inferiore spicca una grande presa d’aria che ha il compito di allargare visivamente il frontale dell’auto.

    L’aerodinamica è favorita dal fondo scocca sigillato che permette di convogliare al meglio i flussi d’aria per la massima efficienza.

    Le linee della Kia EV6 escono dalla collaborazione del global design network di Kia con studi in Namyang (Corea), Francoforte (Germania) e Irvine (California, Stati Uniti),

    Design interno 

    L’elemento che spicca nell’abitacolo è il grande display audiovisivo e di navigazione (AVN), caratterizzato da un profilo curvo e privo di interruzioni.

    Kia EV6 interno vista laterale

    Frontalmente al sedile del conducente viene visualizzato il display del quadro strumenti, mentre la parte centrale della plancia è destinata all’infotainment e alla navigazione.

    I sedili sono sottili per limitare l’ingombro e lasciare più spazio possibile ai passeggeri e sono rivestiti in tessuti dal design raffinato, realizzati utilizzando materiali riciclati ed ecosostenibili.

    Prima mondiale

    La prima mondiale della Kia EV6 è fissata per la seconda metà di marzo 2021, con uno speciale evento online.