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  • La Formula E guarda al futuro dai colli di Roma verso la Gen3

    La Formula E ha regalato a Roma fine settimana elettrico sulle strade dell’EUR. Due gare a zero emissioni e zero pubblico che rappresentavano il secondo atto di un campionato che punta a promuovere la mobilità elettrica in modo emozionale su percorsi ricavati all’interno di grandi città.

    Un campionato che punta a promuovere la mobilità elettrica in modo emozionale su percorsi ricavati all’interno di grandi città

    Roma E-Prix
    Le difficoltà del caso

    Era difficile organizzare un evento del genere con la pandemia e in un quartiere ad altissima concentrazione di uffici. Rispetto alle prime due edizioni il percorso è stato cambiato allungandolo (da 2.850 a 3.386 metri, il secondo più lungo della storia della Formula E) e diminuendo il numero delle curve (da 21 a 19).

    Roma E-Prix 2021

    Il tracciato è nettamente più veloce con due allunghi di circa 500 metri e uno addirittura di 900 metri in salita. Una grande sfida per la batteria, la gestione dell’energia e anche per l’assetto a causa dei numerosi avvallamenti dell’asfalto. Un vero e proprio piccolo Nürburgring urbano.

    Una grande sfida per la batteria, la gestione dell’energia e anche per l’assetto a causa dei numerosi avvallamenti dell’asfalto. Un vero e proprio piccolo Nürburgring urbano

    Antonio Félix da Costa
    Velocità da Gran Premio

    Il campione in carica, Antonio Felix Da Costa ha definito Roma «il più bel circuito nella storia della Formula E». Dal punto di vista scenografico e televisivo, l’obiettivo era di valorizzare al massimo il Palazzo della Civiltà Italiana meglio noto come Colosseo quadrato. Iniziato nel 1938, fu inaugurato nel 1953.

    Antonio Felix Da Costa ha definito Roma «il più bel circuito nella storia della Formula E». Dal punto di vista scenografico e televisivo, l’obiettivo era di valorizzare al massimo il Palazzo della Civiltà Italiana meglio noto come Colosseo quadrato

    Mitch Evans

    Era il terzo appuntamento tra Roma e la Formula E dopo il debutto nel 2018, la replica nel 2019. Nel 2020 è saltato a causa della pandemia. Al sabato la vittoria è andata a Jean-Éric Vergne sulla sua DS Techeetah, la domenica è stata la volta di Stoffel Vandoorne su Mercedes.

    Stoffel Vandoorne
    Mercedes e Jaguar su tutti

    All’appuntamento romano erano arrivati in testa Nick De Vries (Mercedes) alla classifica Piloti con 32 punti e la Jaguar in quella per Team con 40 punti. La casa inglese nella Capitale ha consolidato il suo primato (82) e piazzato i suoi due piloti Sam Bird (43) e Mitch Evans (39), al 1° e 2° posto.

    Sam Bird

    Curiosità: Bird ed Evans sono i vincitori dei due precedenti E-Prix di Roma e da quest’anno sono compagni di squadra. Il primo è l’unico pilota ad aver vinto un E-Prix in tutte le stagioni. Il secondo nel 2019 ha colto la sua prima vittoria proprio a Roma. In quell’occasione Vandoorne colse il suo primo podio.

    Mitch Evans
    Il pubblico ed i VIP

    Il grande assente di quest’anno è stato il pubblico. Sono stati invece presenti il presidente della FIA, Jean Todt, il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani e Patrick Dempsey, attore, pilota e proprietario di una squadra. Nel 2015 è arrivato 2° alla 24 Ore di Le Mans e vinto al Fuji arrivando 6° nel WEC.

    C’erano ovviamente la sindaca, Virginia Raggi, e Toto Wolff, team principal del team Mercedes di Formula 1 in compagnia della moglie Suzie Stoddard, numero 1 del team Venturi di Formula E.

    Toto Wolf Alejandro Agag Virginia Raggi

    Il tema più discusso a Roma è stato la Gen3, ovvero il nuovo regolamento che andrà in vigore nella stagione 9 (2022-2023). Vi hanno già aderito Mahindra, Nissan, Porsche e DS Performance, il team più vittorioso e che ha dominato nell’ultimo triennio con 3 titoli Piloti consecutivi e 2 per Team.

    Il tema più discusso a Roma è stato la Gen3, ovvero il nuovo regolamento che andrà in vigore nella stagione 9 (2022-2023). Vi hanno già aderito Mahindra, Nissan, Porsche e DS Performance

    Roma E-Prix 2021
    Gen3 sì o Gen3 no?

    Hanno avviato l’iter la Jaguar, in coerenza con il piano di diventare 100% elettrica nel 2025. La grande novità è la McLaren che in origine forniva i motori e sulla Gen2 la batteria. Dovrebbero continuare la Virgin e la NIO 333. La Dragon, appartenente al gruppo Penske gigante dell’automotive e del motorsport con interessi in Italia, studia già nuovo powertrain con la Bosch.

    Leggi l’articolo sul piano strategico Reimagine di Jaguar Land Rover

    Scontata la permanenza della Venturi il cui team è stato recentemente venduto a Scott Swid e José Maria Aznar Botella, figlio dell’ex primo ministro spagnolo José Maria Aznar e cognato di Alejandro Agag, l’ideatore della Formula E.

    Antonio Felix da Costa

    Hanno annunciato invece il loro abbandono già dal prossimo anno Audi e BMW. L’unico lascito della Casa di Monaco è la nuova pace car Mini. La Mercedes temporeggia, ufficialmente per saperne di più sulla struttura del campionato. È il primo segno di arretramento per un campionato che da quest’anno si fregia del titolo di Mondiale FIA, il quinto dopo F1, WRC, WEC e WRX.

    Leggi l’articolo sulla nuova pace car Mini Electric Pace Setter

    Hanno annunciato invece il loro abbandono già dal prossimo anno Audi e BMW. La Mercedes temporeggia

    Roma E-Prix 2021
    Il campionato mondiale più combattuto

    La Formula E è la competizione più combattuta. Su 12 team, 9 vedono la partecipazione di costruttori e, su 24 piloti, 13 hanno vinto almeno un E-Prix. In questa stagione, su 4 gare ci sono stati altrettanto autori di Superpole e vittorie. Il tasso di incertezza e combattività non ha paragoni in nessun’altra disciplina. Resta da capire perché costruttori lanciatissimi verso l’auto elettrica lascino la categoria.

    La Formula E è la competizione più combattuta. Su 12 team, 9 vedono la partecipazione di costruttori e, su 24 piloti, 13 hanno vinto almeno un E-Prix. In questa stagione, su 4 gare ci sono stati altrettanto autori di Superpole e vittorie

    Jean Todt

    Jean Todt, interrogato al riguardo, non è fatto un dramma: «Nel motorsport c’è chi va e c’è chi viene. È sempre stato così. Quello che conta non è che qualcuno vada via, ma che vi siano molti che vogliono entrare. Ed è così per la Formula E: tanti vogliono entrare».

    L’Italia pronta ad arrivare

    Il riferimento è non solo alla McLaren. Si parla di Maserati, Alfa Romeo o anche tutte e due. Potrebbero sviluppare un powertrain in autonomia o ottenerlo da DS che ormai fa parte del gruppo Stellantis. Il nuovo regolamento prevede che i costruttori siano obbligati, a richiesta a cederlo ad un altro team.

    Non solo McLaren. Si parla di Maserati, Alfa Romeo o anche tutte e due. Potrebbero sviluppare un powertrain in autonomia o ottenerlo da DS che ormai fa parte del gruppo Stellantis

    Roma E-Prix

    Il regolamento inoltre obbliga a dare, insieme all’hardware (motore, inverter e trasmissione) anche il software e i relativi aggiornamenti. Così facendo, DS e Stellantis proteggerebbero nel modo migliore i segreti di tecnologie ancora giovani e per le quali ogni piccolo vantaggio è industrialmente decisivo.

    Jean-Eric Vergne
    General Motors ha messo un piede

    Si parla anche di General Motors, che sta marciando a tappe forzate verso l’elettrificazione e vuole dimostrare di avere tecnologie vincenti. Già è entrata con il marchio Hummer accanto alla Chip Ganassi Racing, in Extreme E, la categoria dei suv elettrici creata dallo stesso ideatore della Formula E, Alejandro Agag.

    Leggi l’articolo su General Motors, la trasformazione elettrica in 4 mosse

    Leggi l’articolo sull’Hummer EV, a volte ritornano. Mostruosamente elettrici

    Leggi l’articolo sulla Extreme E

    Interesse dalla Formula E potrebbe venire dalla Corea dove lo scorso anno era prevista una gara, tutt’ora in attesa di trovare posto nel calendario. Andrea Adamo, capo di Hyundai Motorsport, ha già detto che non interessa perché la strategia è prediligere categorie con somiglianze con la produzione di serie.

    Alejandro Agag
    Tutte le ipotesi sul tavolo

    Nissan invece ha scelto di proposito la Formula E quale categoria prototipale e globale, come affermato dal numero uno di Nissan Motorsport, Tommaso Volpe. Si è fatto anche il nome Volvo con il marchio Polestar e di Ford, poi tramontato. L’Ovale Blu però ha raddoppiato il budget per l’elettrico (da 11 a 22 miliardi di dollari) e dal 2030 in Europa avrà solo auto elettriche.

    Il sogno dell’ex politico spagnolo diventato uomo d’affari è duplice: portare in Formula E sia la Tesla sia la Ferrari. Elon Musk non sembra volerne sapere. Oltretutto il suo stile di comunicazione è stato molto più veloce ed efficace di qualsiasi altra attività di promozione. Il motorsport potrebbe essere un rischio.

    Il sogno dell’ex politico spagnolo diventato uomo d’affari è duplice: portare in Formula E sia la Tesla sia la Ferrari

    Andre Lotterer
    La speranza Rossa

    Per Ferrari il discorso è politico. Il ritorno alla 24 Ore di Le Mans con una LMH nel 2023 è un segnale alla Formula 1 in crisi. La Formula E sarebbe il secondo segnale. Una Ferrari elettrica è prevista entro il 2030, la filosofia di Maranello vorrebbe che un’auto stradale portasse tecnologie sviluppate prima nelle corse.

    Fuori gioco sembra essere la Lucid, altro marchio americano elettrico emergente. Sembra infatti che sarà lei la fornitrice del modulo anteriore della Gen3 che comprende un motogeneratore da 250 kW. La sua funzione è solo quella di recuperare energia. Le monoposto rimarranno a trazione posteriore.

    Mercedes Formula E
    Il fascino rischioso delle prestazioni

    La Gen3 rappresenta un passo avanti notevole: 350 kW di potenza massima, peso diminuito di 120 kg (da 900 a 780 kg), batteria più piccola (da 54 a 49 kWh) e rifornimento in gara a 450 o 600 kW di potenza. Il rapporto peso potenza passa da 3,6 kW/kg a 2,2 kW/kg (-38%) e la potenza di rigenerazione fino a 600 kW.

    DS Techeetah

    Il dubbio è che tali potenze e prestazioni allontanino la Formula E dalle città e dalla sua specificità. Il rischio che si avvicini pericolosamente alla Formula 1 è concreto. Probabilmente è questo il timore della Mercedes che in pista ha già vinto abbastanza e ha scelto la Formula E per intercettare platee diverse.

    Il dubbio è che tali potenze e prestazioni allontanino la Formula E dalle città e dalla sua specificità. Il rischio che si avvicini pericolosamente alla Formula 1 è concreto

    Stoffel Vandoorne Pascal Wehrlein
    Roma, fascinazione elettrica part-time

    Dunque, qual è il futuro della Formula E? Il numero del progetto di Porsche in Formula E, Amiel Lindesay, sulla Gen3 ha detto «Oggi non siamo in tantissimi, ma vedrete che altri arriveranno» aggiungendo «Quello che non cambierà è il DNA del campionato. Siamo pienamente convinti che il futuro possa essere roseo».

    Clicca qui e leggi e guarda il video su a cosa serve la Formula E

    E il futuro dell’E-Prix di Roma? L’accordo è fino al 2025 e il nuovo tracciato è affascinante, ma occorre rivedere qualcosa sulla regolarità dell’asfalto e la sua larghezza in qualche tratto.

    Leggi l’articolo sul nuovo tracciato dell’E-Prix di Roma

    Roma E-Prix Mercedes Stoffel Vandoorne

    L’area dell’EUR offre però margini per ulteriori varianti. L’importante è che l’Italia e la sua Capitale accompagnino l’elettrificazione della mobilità e le emissioni zero non solo per due giorni all’anno.

    L’importante è che l’Italia e la sua Capitale accompagnino l’elettrificazione della mobilità e le emissioni zero non solo per due giorni all’anno

    Alberto Sasso Alejandro Agag Virginia Raggi Francesco Venturini Angelo Sticchi Damiani
  • Mini Electric Pacesetter, la nuova safety car di Formula E apre la strada al full electric per il 2030

    La Formula E arriva a Roma per un doppio round e debutta la nuova pace car: la Mini Electric Pacesetter. Dopo 7 anni dunque la i8 va in pensione e arriva un’elettrica vera proprio nell’ultimo anno di BMW in Formula E ed è stato appena dato l’annuncio che Mini per il 2030 avrà solo vetture elettriche in listino.

    Leggi l’articolo sui nuovi modelli elettrici di BMW di nuova generazione

    Mini Electric Pacesetter
    La prossima elettrica è la Countryman

    I prossimi passi saranno la Countryman elettrica per il 2022 e la presentazione degli ultimi modelli spinti da motore a scoppio nel 2025. Seguiranno 6 anni pieni, il ciclo di vita di un modello, per far sparire i tubi di scarico, particolare estetico non di poca importanza per una Mini.

    Leggi l’articolo sui piani per l’elettrificazione del gruppo BMW entro il 2023

    Mini Electric Pacesetter
    Punto di incontro

    La Mini Electric Pacesetter deriva dalla Cooper SE. Rappresenta il punto di incontro tra l’unica Mini elettrica al momento e le caratteristiche di una John Cooper Works, ovvero le versioni più estreme. Il risultato è una pace car di grande impatto estetico e dotata di soluzioni tecnologiche interessanti.

    Mini Electric Pacesetter
    Carbonio riciclato stampato in 3D

    Quella di maggior rilievo è l’utilizzo della stampa 3D utilizzando fibra di carbonio riciclata per alcuni componenti. Per BMW l’elettrico e la fibra di carbonio hanno un destino comune. Lo dimostra la i3, costruita in gran parte con il leggero materiale composito lavorato in casa attraverso metodi allora pioneristici.

    Mini Electric Pacesetter
    Efficienza composita

    Con il BMW dimostra di guardare oltre anche in questo campo. La fibra di carbonio infatti, grazie alla sua leggerezza, rende più efficienti i veicoli, ma è un materiale ad altissima intensità di energia. Dunque, per renderlo globalmente efficiente, deve esserne curato anche il riciclo e il riutilizzo.

    La fibra di carbonio, grazie alla sua leggerezza, rende più efficienti i veicoli, ma è un materiale ad altissima intensità di energia. Dunque, per renderlo globalmente efficiente, deve esserne curato anche il riciclo e il riutilizzo

    Mini Electric Pacesetter
    Tecnologie sperimentali

    Queste parti in carbonio riciclate stampate in 3D sono realizzate ad Oxford. Qui è la casa della Mini e qui sarà realizzata la nuova Countryman, anche in versione elettrica. Possiamo dunque ipotizzare che Mini stia facendo prove tecniche di trasmissione in vista del futuro prossimo che la attende.

    Mini Electric Pacesetter
    Leggerezza da pista

    Sono in carbonio riciclato gli spoiler esterni, le minigonne e i cuscini dei sedili a guscio. In questo modo possono essere cambiati a seconda della taglia del pilota. L’abitacolo contiene molte altre parti in fibra di carbonio “vergine” per avere un peso di 1.230 kg, 130 kg in meno rispetto alla Cooper SE.

    Mini Electric Pacesetter
    Powertrain di serie

    Rispetto a quest’ultima non cambia il powertrain da 135 kW e 280 Nm (derivato dalla BMW i3S), ma migliorano le prestazioni: 0-60 km/h in in 3,6 secondi (-3 decimi), 0-100 km/h in 6,7 s. (-6 decimi) e il passaggio da 80 a 120 km/h è chiuso in 4,3 secondi invece di 4,6.

    Mini Electric Pacesetter
    Assetto con la M maiuscola

    Per l’assetto della Pacesetter Mini ha chiesto la consulenza di BMW Motorsport. Le sospensioni sono regolabili in compressione, estensione, altezza e camber. Diverso il braccetto di controllo e la carreggiata è aumentata di 10 mm. I freni con pinze a 4 pistoncini sono gli stessi della Mini John Cooper Works GP da 306 cv.

    Mini Electric Pacesetter
    Pneumatici da Formula E

    Anello di congiunzione tra la pista e la strada sono gli pneumatici 245/40 R18: gli stessi che le monoposto di Formula E montano anteriormente. Scontate l’aggiunta di rollbar e dell’estintore così come l’eliminazione di tutto quanto è superfluo all’interno della vettura, dai sedili posteriori ai rivestimenti.

    Mini Electric Pacesetter
    Anche le Mini JCW saranno elettriche

    La Mini Electric Pacesetter rappresenta un veicolo di comunicazione ed è l’indizio di quello che potranno essere le John Cooper Works del futuro. Le parole del capo di Mini, Bernd Körber sono chiare:

    «Questa versione estrema della Mini elettrica è stata sviluppata come safety car della Formula E, perciò è chiaro che non è stata concepita per essere utilizzata su strada. Ma rivela una delle direzioni che potrebbe prendere con l’elettrificazione del brand JCW. Per me il messaggio è chiaro: l’elettrificazione e John Cooper Works sono un’accoppiata perfetta».

    Dunque nella gamma futura di Mini totalmente elettrificata ci sarà ancora spazio per le John Cooper Works.

    Mini Electric Pacesetter
  • MG Cyberster, il ritorno alla roadster nel segno dell’elettrico

    Una roadster per il futuro e per il passato. È la Cyberster, concept di auto scoperta che sarà presentata dalla MG al prossimo Salone di Shanghai (21-28 aprile). Il riferimento al futuro è che è una elettrica da 800 km di autonomia. Quello al passato è nello stile e nel brand che nel 2024 festeggerà i suoi 100 anni.

    Leggi l’articolo sul lancio della MG EHS plug-in hybrid

    MG Cyberster
    Disegnata a Londra

    Il concept è frutto dell’Advanced Design Centre MG, il centro stile che il marchio cinese ha nella sua patria di nascita. I riferimenti al passato sono visibili nel frontale con i fari rotondi di quasi tutti i modelli MG, comprese le MGA e della MGB degli anni ’60 e ’70 oltre che alla MG F a cavallo dell’anno 2000.

    MG B
    Bandiera luminosa

    I fari sono filiformi, annegati nella carrozzeria e percorsi da una sorta di palpebra. I gruppi ottici posteriori mimano la Union Jack, la bandiera britannica, come sulle Mini, e sono uniti da un profilo luminoso superiore. Altri elementi caratterizzanti sono i rollbar singoli per ognuno dei due sedili.

    MG F
    Autonomia di 800 km

    In attesa di sapere le caratteristiche e i dati tecnici della Cyberster, si sa che accelera da 0 a 100 km/h in 3 secondi e ha un’autonomia di 800 km, eccessiva per un’auto edonistica. La connettività è 5G, ma non ci sono ulteriori notizie, né immagini dell’abitacolo. Saranno rese note in occasione del debutto a Shanghai.

    MG Cyberster
    La coda di Kamm

    Ma l’elemento di stile più caratterizzante dello stile della Cyberster o la cosiddetta “Kamm tail” o “Kamm back”. In italiano diremmo “coda tronca”, ma è una descrizione fenotipica di un elemento della carrozzeria che invece ha una precisa base scientifica e aerodinamica.

    BMW 328 Kamm Coupé
    Il precursore dell’aerodinamica

    Tale soluzione infatti si deve a Wunibald Kamm, ingegnere tedesco di origine greca. La sua teoria è che, tagliando di netto la parte posteriore nella zona in cui la sezione è pari a circa il 45% della lunghezza si riduce la resistenza aerodinamica. Kamm negli anni ’30 fu un precursore dell’aerodinamica moderna.

    MG Cybertster
    Una Ferrari per consegnare il pane

    La prima auto a sperimentare tale soluzione nel 1938 fu la BMW Kamm Coupé basata sulla 328 Mille Miglia. Aveva un cx di 0,25, 10 punti in meno del modello di partenza. Le teorie di Kamm furono riprese negli anni ’60 e ’70. Il primo e più celebre esempio fu la Ferrari 250 GT Drogo detta Breadvan. Non fu dedicata a consegnare pagnotte, ma per correre la 24 Ore di Le Mans.

    Ferrari 250 GT Drogo Breadvan
    Le opere di Giotto

    Ma vi sono altri celebri esempi come l’Alfa Romeo Giulia TZ (Tubolare Zagato) e l’Alfasud, le Citroen CX e GS, la Fiat 850 Coupé o anche l’Autobianchi Y10. Anche la Lamborghini Miura aveva la coda tronca poiché, tra i suoi progettisti aveva Giotto Bizzarrini, che applico le teorie di Kamm a molte delle sue creazioni.

    Lamborghini Miura
    La Prius, la Ioniq e le Insight

    Esempi più recenti sono le Toyota Prius, la Hyundai Ioniq e le Honda Insight. Si tratta di un concetto estremo che implica compromessi per abitabilità e visibilità. Dunque più adatto a vetture sportive o che hanno l’efficienza come obiettivo primario. Per la Cyberster sono verificate tutte queste condizioni.

    Vocazione sportiva

    Non è la prima volta che MG presenta un concept sportivo. Nel 2017 aveva infatti mostrato la coupé E-Motion, anche in quell’occasione dal Salone di Shanghai. L’autonomia dichiarata era di 500 km. L’aumento sostanziale è dovuto probabilmente all’evoluzione delle batterie o anche al package del veicolo.

    MG E-Motion
    La Tesla Roadster insegna

    E a chi vede una spider elettrica come un’incoerenza giovi ricordare che la prima Tesla fu proprio la Roadster. E per di più su telaio Lotus, dunque britannico. La Tesla ha inoltre già annunciato una nuova Roadster. Persino la prossima generazione della Mazda MX-5 potrebbe essere elettrica.

    Leggi l’articolo sulla Lotus che ricomincia dalle zero emissioni

    Tesla Roadster
    Ritorno alle origini

    Sicuramente una MG elettrica sarebbe la più autentica delle MG. Il silenzio dell’elettrico e le emissioni zero esaltano la guida all’aria aperta e le danno un valore quasi spirituale. Per ora ci sono 4 modelli: la MG3 (segmento B), la MG5, una giardinetta elettrica lunga circa 4,5 metri da 114 kW e una batteria da 52,5 kWh e autonomia di 344 km, la EHS ibrida plug-in e la ZS elettrica. In arrivo anche la Marvel elettrica. Una MG elettrica sarebbe a più autentica delle MG.

    Il silenzio dell’elettrico e le emissioni zero esaltano la guida all’aria aperta e le danno un valore quasi spirituale

    MG Marvel

  • Buona Pasqua da Obiettivo Zero Emissioni

    Buona Pasqua

    La Pasqua è un momento speciale, l’augurio di Buona Pasqua ha un significato che va oltre la ricorrenza e la festività.

    Nella resurrezione di Cristo, anche chi non è Cristiano può trovare l’essenza dei migliori principi e dei più alti valori.

    La rinascita, la Vita, la sconfitta della morte, dell’ingiustizia, della fallibilità e della corruttibilità umana. C’è tutto questo, secondo me, nella Pasqua. Ed è un messaggio universale.

    Auguri incondizionati

    La Pasqua è il momento degli auguri incondizionati. Non conta quale sia la tua religione, il tuo credo, la tua idea della vita e la tua storia.

    Buona Pasqua auto elettrica e uovo

    Auguri. Comunque. Perchè il mondo funziona meglio se è ottimista, perfino in un momento di sofferenza per molti e di così dura incertezza per tutti, come quello che stiamo vivendo.

    Sconfiggeremo il Coronavirus che ha sconvolto i nostri equilibri. Ce lo diciamo sempre. Ma non è l’unica cosa importante.

    Oltre a sconfiggere il virus, dobbiamo superarlo. Dobbiamo andare oltre e ancora più velocemente e ottimisticamente di prima.

    Idea guida

    Dobbiamo farlo in tanti, lavorando perchè questo tanti diventi proprio un tutti.

    In questo auspicabile cammino, l’Obiettivo delle zero Emissioni può essere un’idea guida.

  • EuGeLi, il progetto europeo per estrarre il litio da salamoia geotermica

    Ricavare il litio dalla geotermia. Una prospettiva affascinante, capace di influenzare la geopolitica. Una risorsa che può cambiare le regole per l’economia e la logistica della materia più preziosa nel processo di elettrificazione dei trasporti. E dunque, un fattore decisivo per l’Europa.

    Una risorsa che può cambiare le regole per l’economia e la logistica della materia più preziosa nel processo di elettrificazione dei trasporti. E dunque, un fattore decisivo per l’Europa

    EuGeLi
    Un progetto con 8 attori

    Oltre che in Germania e in California, c’è anche in Francia un progetto che si chiama EuGeLi (European Geothermical Lithium Brine). Tratta di un consorzio composto da 8 entità e capitanato da Eramet, multinazionale francese dell’estrazione e del trattamento dei metalli con un fatturato di oltre 3,5 miliardi.

    Francia e Germania, anche Belgio

    Nel consorzio EuGeLi ci sono anche: ÉS – Electricity de Strasbourg, IFP Energies Nouvelles, Chimie Paris Tech., BASF, Eifer, VITO e Vrije Universiteit Brussel. Il progetto è iniziato nel 2019 e terminerà alla fine di quest’anno. Ha un budget di 3,9 milioni di euro finanziato per l’85% dalla EIT-Raw Materials, l’agenzia europea delle materie prime.

    EuGeLi
    Il guinzaglio del governo francese

    Non poteva mancare il governo francese, attraverso il BRGM (Bureau de Recherches Géologiques et Minières). C’è anche l’IFP (Institut Français du Pétrole) Energies Nouvelles, altro ente pubblico la cui presenza segnala il valore strategico del tema. E non solo a livello politico.

    L’asse Parigi-Berlino

    Del consorzio EuGeLi fanno parte la Basf (59,3 miliardi di fatturato) e, indirettamente, la francese EDF (71,3 miliardi di fatturato), il più grande produttore di energia CO2 neutral europeo, presente in Eifer insieme al KIT ovvero il Karlsruhe Institute of Technologye a PSA dunque Stellantis. Realtà che esprimono l’asse strategico Francia-Germania, ma anche un legame con l’Italia.

    EuGeLi
    La grande direttrice del Reno

    Il progetto riguarda il sito di Soultz-sous-Forêts, nella regione del Basso Reno, a circa un’ora di macchina da Offenburg, il sito individuato invece dall’australiana Vulcan Energy Resources per il suo progetto Zero Carbon Lithium. Il luogo è strategico rispetto all’industria dell’automotive e delle batterie.

    Leggi l’articolo sul progetto di estrazione Zero Carbon Lithium

    Non meno di 90 milligrammi per litro

    L’obiettivo di EuGeLi è verificare un procedimento per ricavare litio. Tale procedimento prevede il passaggio della salamoia attraverso colonne di estrazione. Al loro interno, il litio viene separato per adsorbimento attraverso un processo chimico brevettato (12 brevetti). L’obiettivo scientifico è ricavare almeno 90 mg/litro di litio.

    Il litio viene separato per adsorbimento attraverso un processo chimico brevettato. L’obiettivo scientifico è ricavare almeno 90 mg/litro di litio

    EuGeLi
    Dalla falda e ritorno

    Il vapore geotermico fuoriesce a 165 °C e, una volta ceduto il litio, viene reimmesso nella falda a 20 bar e ad una temperatura di 80 °C. Il litio ricavato è invece sottoposto ad eluizione. La soluzione arricchita è filtrata, fatta evaporare e purificata ricavando per precipitazione carbonato di litio.

    Il carbonato di litio è pronto

    Il carbonato di litio è il semilavorato necessario ai produttori di celle. L’obiettivo di business è verificare che il processo funziona ed è sostenibile da un duplice punto di vista: economico ed a ambientale. Occorre verificare l’efficienza del processo e la sua impronta in termini sia di inquinanti sia di CO2.

    Soultz-sous-Foret
    Il litio è più vicino

    La possibilità di ricavare litio utilizzabile per le batterie nel cuore dell’Europa offre automaticamente vantaggi economici ed ambientali. Accorciando la filiera, sarebbero infatti tagliati drasticamente i trasferimenti e dunque le emissioni di CO2. Sono attesi anche vantaggi di costo.

    L’attesa è di raggiungere un costo di circa 3.000 dollari per tonnellata di carbonato di litio. Dunque la metà o meno rispetto ai procedimenti tradizionali (estrazione mineraria e soluzione salina) e concorrenziale rispetto al progetto Zero Carbon Lithium.

    Camminare sul futuro

    I vantaggi sarebbero geopolitici, etici e sociali. Portare infatti, almeno in parte, la produzione di una materia prima vicina ai luoghi di produzione e ai mercati rappresenta un fattore di sviluppo, e di stabilità economica e sociale. In una parola: di prospettiva, in accordo con gli obiettivi della Unione Europea.

    Di tale nuova prospettiva può essere parte anche l’Italia con i suoi siti geotermici, quello di Larderello (GR) in primis.

    EuGeLi
  • Toyota Aygo X Prologue, la citycar per l’Europa è un mini Suv

    La Toyota Aygo X Prologue prospetta un futuro di carattere per le citycar in Europa.

    L’esercizio di stile del centro di design ED² della Toyota in Europa, che ha sede in Francia, sulla Costa Azzurra a pochi chilometri da Nizza, alza di parecchio le aspettative per la nuova Toyota Aygo, che arriverà sul mercato il prossimo anno.

    Toyota Aygo X prologue avanti tre quarti

    Spazio alle citycar

    Mentre tutti scappano dal segmento di mercato delle auto da città a causa della contrazione dei volumi di vendita, della voglia di spazio che i clienti europei dimostrano quando scelgono un’automobile e dei risicati margini di profitto inevitabilmente caratteristici della piccole auto, la Toyota ci crede.

    Toyota Aygo X prologue dietro tre quarti

    E compra dagli ex soci del gruppo PSA Peugeot Citroen (oggi dentro Stellantis insieme all’ex FCA) l’intera fabbrica di Kolìn in Repubblica Ceca, dove sono state prodotte fin dal lancio, sotto la supervisione della stessa Toyota, le tre gemelle diverse Toyota Aygo, Citroen C1 e Peugeot 108.

    Ma l’operazione non è soltanto industriale, si tratta di un vero e proprio posizionamento strategico della Toyota in Europa. Che vuole essere capace di produrre piccole auto con costi accettabili, prezzo competitivo e contenuti appetibili per i clienti.

    Toyota Aygo X sopra

    Mini Suv

    La Toyota Aygo X Prologue, che probabilmente è corretto leggere Aygo Cross – proprio come la sorellina più grande Toyota Yaris Cross in arrivo a breve anche sul nostro mercato – indica la strada del carattere e dello spazio anche per le piccole auto.

    In pratica, si tratta dell’invenzione del mini Suv. Nulla di inedito o sorprendente, per carità. Tutti scelgono auto dalle forma di Crossover e Suv in tutte le aree di mercato, nulla di più logico che arrivare anche nelle citycar con la stessa proposta.

    Sono convinto che con Aygo X prologue siamo in grado di dimostrare che anche una piccola auto può avere una personalità forte e audace”.

    Afferma Ken Billes, Assistente  Chief Designer ED²

    Toyota Aygo X prologue muso luci accese

    Obiettivo giovani

    La Toyota Aygo è sul mercato dal 2005 ed è ovviamente il modello più accessibile della gamma Toyota. Questo ne fa il prodotto ideale per i clienti più giovani.

    Essere piacevole e divertente ha determinato il successo di Aygo, ora abbiamo aggiunto un ulteriore elemento al suo DNA.

    Afferma Lance Scott, Design Director ED²

    La futura Toyota Aygo, anticipata nello spirito – probabilmente – anche nelle forme, dalle immagini della Toyota Aygo X Prologue, arriverà sul mercato per proporre una maggiore determinazione, rispetto alle precedenti versioni.

    La maggiore altezza dal suolo, evidente nelle immagini diffuse dalla Toyota, insegue il massimo comfort di guida nella sua interpretazione più attuale.

    Toyota Aygo X prologue luci anteriori linea continua

    Luci a linea continua

    La traccia più evidente del nuovo spirito della Toyota Aygo è certamente la linea continua dei fari.

    La griglia del radiatore più in basso, i fari fendinebbia e la protezione sottoscocca trasmettono poi un motivo esagonale molto evidente.

    La protezione posteriore sottoscocca cela addirittura un portabici. Le due ruote diventano così parte della mobilità a quattro ruote, alla quale possono dare un seguito in città o fuori porta in qualsiasi momento.

    Toyota Aygo X avanti

    Videocamere integrate

    Nello specchietto retrovisore esterno è integrata un’action camera che può essere utilizzata per catturare ogni momento dell’esperienza di viaggio.

    Colore piccante

    I colori della Toyota Aygo X prologue sono tutti ispirati e sapori speziati: peperoncino, zenzero, wasabi e pepe nero.

    La variante più piccante, secondo le intenzioni dei designer, è quella in rosso peperoncino.

    Toyota Aygo X alto tre quarti

    Made in Europe

    La Toyota Aygo X Prologue è stata realizzata completamente in condizioni di distanziamento -come imposto dall’emergenza pandemica in corso – dal centro di design ED².

    Completamente realizzata in Europa dallo schizzo fatto a mano fino alla modellazione digitale, passando dalle simulazioni di realtà virtuale in 3D, fin ad arrivare all’auto finita.

  • Dacia Spring, arriva l’elettrica low cost a meno di 20mila euro

    La primavera manterrà la promesse. È infatti pronta ad arrivare la Dacia Spring che si annuncia a meno di 20mila euro. Il listino della piccola franco-rumena è infatti ufficialmente fissato a 19.900 euro, incentivi esclusi.

    Leggi l’articolo sulla Dacia Spring concept

    Promessa mantenuta

    La promessa era arrivata circa un anno fa, alla vigilia del Salone di Ginevra che non si è poi svolto. La promessa era in un concept che è stato praticamente copiato dall’auto di serie. Anche se quello aveva la presa lateralmente e questa l’avrà invece sulla calandra.

    Dacia Spring
    Il low cost esiste ed è anche elettrico

    La prima auto elettrica low cost dunque esiste e non poteva che essere una Dacia. Meno male, perché il marchio di Renault aveva ultimamente un po’ nascosto questa connotazione. La cavalcò invece quando nacque, praticamente in contemporanea con le compagnie aeree low cost.

    Il sogno della mobilità

    Si avverava un duplice sogno: un’auto dall’elevato controvalore insieme alla possibilità di viaggiare liberamente con pochi spiccioli. Per la prima volta, il “basso prezzo” non era più l’espressione del “vorrei, ma non posso”, ma di una scelta libera. Radicale forse, ma solida ed intelligente. E del rinnovarsi di questi sogni oggi abbiamo più bisogno che mai.

    Dacia Spring
    L’arte del momento giusto

    La Dacia arrivò al momento giusto e oggi sceglie di nuovo il prodotto giusto per riaffermare la propria missione. La Spring è infatti un piccolo suv lungo 3 metri e 70 e somiglia molto alla Duster, modello di grande successo tanto da essere per alcuni periodi il suv più venduto in Europa.

    Dalla Cina con stupore

    La Spring invece è derivata dalla Renault K-ZE, prodotta in Cina in collaborazione con la Dongfeng. La Dacia Spring ha un motore da 33 kW e accelera 0-100 k/h in 19,1 secondi: sono i dati che dichiarava la prima Fiat 127 nel 1971. Parliamo di 50 anni fa, ma siamo sicuri che oggi abbiamo bisogno di più?

    Dacia Spring
    Oltre 300 km in città

    La batteria agli ioni di litio da 26,8 kWh assicura un’autonomia di 230 km nel ciclo misto e di 305 km in quello cittadino. Il caricatore di bordo permette la ricarica in 13 ore dalla presa domestica, in 4,5 ore da wallbox o colonnina o in all’80% in 56 minuti in corrente continua a 30 kW.

    Per il privato, il car sharing e il padroncino

    La Dacia Spring promette 4 veri posti e un bagagliaio da 1.100 litri di capacità. Tre le versioni. La base è proposta a clienti privati e flotte nei due allestimenti Comfort e Comfort+. Se dovessero essere confermati gli incentivi, verrà via rispettivamente a 9.460 e a 10.960 euro.

    Dacia Spring
    Su strada da settembre

    Le prime consegne sono previste per il mese di settembre. La Business è invece pensata per gli operatori di car sharing, la Cargo omologata N1 è dedicata ai padroncini impiegati nella logistica dell’ultimo miglio all’interno delle città. La vedremo non prima del 2022.

    Lo spirito low cost

    Può la Dacia Spring essere la prima vera elettrica low cost? Sicuramente ne incarna lo spirito andando incontro a due istanze fondamentali, come il prezzo e l’autonomia, nel modo proprio delle auto low cost. Dunque largo alla concretezza: chi si muove in città vuole un’auto piccola, economica e facilmente gestibile.

    Dacia Spring
    Smart city, immagine o concretezza?

    Questa forse non è l’immagine patinata delle smart city, con le loro auto connesse e a guida autonoma e che si ricaricano in pochi minuti a suon di centinaia di kW. Però è il sunto nudo e crudo di chi ogni giorno utilizza l’automobile per muoversi. E vuole avere il modo di farlo anche in futuro.

    Dacia Spring
  • Renault Captur E-Tech, l’ibrido plug-in più a buon mercato che c’è

    Quando uno dei crossover più venduti incontra la tecnologia più in voga del momento, il risultato è la Renault Captur E-Tech, l’ibrida plug-in con il prezzo più basso. La francese alla spina infatti parte da 33.350 euro e dichiara un consumo di 1,4 litri/100 km pari a 34 g/km di CO2.

    Renault Captur E-Tech

    Le ibride plug-in sono le star del mercato elettrificato. Nel 2020 hanno raggiunto il 2% di quota sul totale con una punta del 5,3% in dicembre e un aumento su base annua del 319%. A febbraio siamo a +302% con una quota del 3,4%.

    Effetto degli incentivi, aumento della domanda, ma anche un’offerta diventata più conveniente e consistente. Le ibride plug-in di nuova generazione sono infatti molto più numerose: oggi ci sono almeno 50 modelli a pistoni con la spina per oltre 200 versioni. E soprattutto hanno più autonomia.

    Le ibride plug-in di nuova generazione sono infatti molto più numerose: oggi ci sono almeno 50 modelli a pistoni con la spina per oltre 200 versioni. E soprattutto hanno più autonomia

    Renault Captur E-Tech

    La Captur lo scorso anno è stata l’ibrida plug-in più venduta: 3.455 unità su 29.299 totali, ovvero l’11,8% del totale. Sulle 27.408 ibride plug-in immatricolate in Italia nel 2020, la francese vale da sola il 12,6%. Dunque una ricaricabile con lo scappamento su 8 targate è stata una Captur.

    La Captur sfrutta la stessa tecnologia E-Tech della Clio. La differenza è che ha motogeneratori elettrici più potenti, una batteria più capace e una spina. L’effetto è una potenza maggiore e la possibilità di marciare ad emissioni zero per decine di chilometri. La Mégane monta lo stesso sistema.

    Leggi la prova della Renault Clio E-Tech ibrida

    Leggi il confronto tra le tre Renault ibride

    Renault Captur E-Tech

    La francese ha una sola concorrente diretta: la Jeep Renegade 4Xe, ma si parte da 38.500 euro. Considerando il prezzo, la Kia Niro e la più vicina (36.250 euro), ma è più lunga e ha meno bagagliaio, è meno potente e dichiara meno autonomia in elettrico. La Captur di seconda generazione è cresciuta, ma rimane una cittadina e dunque va analizzata principalmente per questi aspetti:

    Stile

    Abitabilità e capacità di carico

    Plancia e materiali

    Connettività

    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    Visibilità e maneggevolezza

    Il sistema ibrido

    La guida

    Consumi ed autonomia

    Le prestazioni

    I prezzi

    Renault Captur E-Tech
    Stile

    La Captur è un crossover di segmento B. È lunga 4 metri e 23 centimetri e ha un passo molto lungo (2,64 metri). Così come per altre Renault di ultima generazione, per lo stile si è optato per la continuità. Le dimensioni e le proporzioni sono però cresciute per fare della Captur un modello globale. L’impronta visiva è maggiore e la versione E-Tech è indistinguibile da quelle a benzina e a gasolio.

    Renault Captur E-Tech
    Abitabilità e capacità di carico

    La francese è cresciuta anche dentro. C’è più spazio e rimane la possibilità di ripartire quello assegnato ai passeggeri e ai bagagli grazie al divanetto scorrevole per 16 cm. La bravura dei tecnici è stata lasciare intatte le misure interne nonostante la presenza della batteria. Si va dunque da 379 a 1.275 litri e c’è un vano dedicato per i cavi. La maniglia è nel vano portatarga dunque le mani si sporcano.

    La bravura dei tecnici è stata lasciare intatte le misure interne nonostante la presenza della batteria. Si va dunque da 379 a 1.275 litri e c’è un vano dedicato per i cavi

    Renault Captur E-Tech

    Sulla Captur si sale e si scende bene e si sta comodi. Lo spazio è aumentato e si sta bene anche dietro dove ci sono persino le bocchette di aerazione e ben 3 prese di ricarica (12 volt e 2 USB). Ben studiati i vani per gli oggetti impagabile il cassetto portaoggetti: ha ben 10 litri di capacità ed è vero perché scorre, ha un pratico sistema di apertura a molla e non è a compasso come tutti gli altri.

    Renault Captur E-Tech
    Plancia e materiali

    La nuova Captur è migliorata di molto nella qualità degli interni. I materiali sono robusti e morbidi, i comandi consistenti, i pulsanti e le manopole abbelliti da tocchi in metallo. Pratica la consolle a ponte sulla quale si trova lo spazio per ricaricare il telefono e la leva del cambio ripresa dalla Zoe elettrica. Pratiche anche le indicazioni sulla strumentazione: in bianco per il funzionamento ibrido e verde per quello elettrico.

    Pratica la consolle a ponte sulla quale si trova lo spazio per ricaricare il telefono e la leva del cambio ripresa dalla Zoe elettrica. Pratiche anche le indicazioni sulla strumentazione: in bianco per il funzionamento ibrido e verde per quello elettrico

    Renault Captur E-Tech
    Connettività

    Il sistema è aggiornabile sia per il software, sia per le mappe e lo schermo è verticale da ben 9,3”. È orientato vero il guidatore, chiaro e intuitivo sia nella grafica sia nella logica. Belle e ricche di informazioni le schermate che riguardano il sistema ibrido e la ricarica. Ci sono Android Auto e Carplay, il sistema di comandi vocale e la possibilità di utilizzare Google per la ricerca di destinazioni e punti di interesse.

    Renault Captur E-Tech

    Si può associare anche lo smartphone per gestire in remoto la ricarica e la climatizzazione. Per fare questo c’è un modulo 4G integrato che è gratis per i primi 3 anni. Per i dispositivi ci sono 3 prese davanti e come detto, 3 prese per i sedili posteriori oltre alla piastra ad induzione. Il sistema permette anche di adattare la tonalità dell’illuminazione ambiente e associarne alla modalità di guida selezionata.

    Renault Captur E-Tech
    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    La Captur ha conquistato le 5 stelle EuroNCAP confermando la tradizione di Renault per la sicurezza. La scocca della piattaforma CMF-B offre maggiore protezione e la sua leggerezza ha permesso di bilanciare l’aumento delle dimensioni delle dotazioni. I dispositivi di assistenza si basano su radar e telecamera e raggiungono la guida autonoma di livello 2, più sicurezza, ma anche più comfort nella marcia in colonna.

    Renault Captur E-Tech

    Il cruise control adattivo infatti interagisce con il mantenimento attivo della corsia e gestisce l’arresto e la ripartenza della vettura. I sistemi possono essere esclusi o regolati nel grado di sensibilità. In ogni caso la loro funzionalità è buona, agendo con prontezza, ma mai in modo brusco o invasivo.

    Renault Captur E-Tech
    Visibilità e maneggevolezza

    La percezione degli ingombri è sempre buona, soprattutto di fronte e di lato. Qualche apprensione per i montanti massicci e la forma del lunotto. Per fortuna c’è la telecamera o, in opzione, il sistema di visione perimetrica a 360 gradi e di parcheggio semiautomatico. I sensori offrono comunque un’ottima funzionalità perché, oltre al segnale acustico, mostrano su schermo il grado di prossimità con gli ostacoli attraverso i colori. I fari (a commutazione automatica) e le luci posteriori a led assicurano la visibilità ottimale di notte.

    Il sistema ibrido

    Il sistema di propulsione è un ibrido serie-parallelo composto da un 1.6 a benzina aspirato da 91 cv e due motogeneratori elettrici inseriti all’interno della trasmissione automatica a 4 rapporti priva di frizioni. Uno da 49 kW è sempre in presa ed ha funzione di trazione, l’altro da 25 kW pensa a recuperare l’energia in rilascio e sincronizza la velocità degli ingranaggi della trasmissione. La potenza massima combinata è di 160 cv.

    Il sistema di propulsione è un ibrido serie-parallelo composto da un 1.6 a benzina aspirato da 91 cv e due motogeneratori elettrici inseriti all’interno della trasmissione automatica a 4 rapporti priva di frizioni

    Leggi l’approfondimento sul sistema ibrido Renault E-Tech

    Renault E-Tech

    La batteria agli ioni di litio ha una capacità di 9,8 kWh, pesa 110 kg ed posizionata sotto la seduta posteriore. È composta da 96 celle, ripartite in 8 moduli, prodotte da LG Chem con chimica nickel-manganese-cobalto, ed è raffreddata a liquido. Il serbatoio della benzina è da 39 litri, 9 in meno rispetto alle altre versioni per fare posto al caricatore da 3,7 kWh. La presa di ricarica è posizionata sul lato destro, simmetricamente rispetto al bocchettone per il carburante liquido.

    La Captur E-Tech pesa 1.564 kg, circa 230 kg in più rispetto alla versione con motore 1.3 da 140 cv con cambio automatico EDC a doppia frizione.

    Renault Captur E-Tech
    La guida

    La Captur si avvia sempre in modalità ibrida, va in elettrico fino a 17 km/h. A questo punto misura il vostro piede: se è leggero si continua in elettrico, se è pesante avvia il 4 cilindri. Anche in quest’ultimo caso la risposta all’acceleratore è sempre molto “elettrica” e l’interazione tra i due motori risulta sempre fluida. La guida dunque risulta sempre piacevole

    Renault Captur E-Tech

    Selezionando la modalità elettrica, si può arrivare fino a 135 km/h. In Sport ci si assicura la spinta massima, in Eco la scelta migliore per i consumi. Si può scegliere di mantenere almeno il 40% della batteria carica in modo da preservarla per i contesti urbani usando il propulsore a benzina per gli spostamenti più lunghi. Per attivare questa funzione però il comando non è fisico e bisogna cercare la schermata giusta.

    Renault Captur E-Tech

    Il guidatore può scegliere due livelli di recupero con la leva a cloche dotata di ritorno automatico. In D il recupero è già efficace, in B cresce di intensità permettendo di ridurre al minimo il ricorso ai freni. L’azione è comunque sempre graduale e favorisce il comfort. La strumentazione indica quanti kW stiamo recuperando e se abbiamo già superato la soglia massima. La frenata è potente, non molto modulabile.

    In D il recupero è già efficace, in B cresce di intensità permettendo di ridurre al minimo il ricorso ai freni. L’azione è comunque sempre graduale e favorisce il comfort. La strumentazione indica quanti kW stiamo recuperando e se abbiamo già superato la soglia massima

    Renault Captur E-Tech

    I passaggi di marcia sono morbidi, ma il fatto che siano solo 4 costringe il motore a benzina a tirarle in salita. Viceversa, in ogni condizione di marcia la Captur è silenziosa e confortevole. Anche la maggiore rigidezza dell’assetto, conseguenza dell’aumento di peso non condiziona eccessivamente il comfort né il comportamento stradale, sempre sicuro. Lo sterzo è pronto, ma un po’ brusco nel ritorno.

    Renault Captur E-Tech
    Consumi

    La Captur E-Tech dichiara 1,4 litri/100 km e 32 g/km di CO2 nel ciclo WLTP. Nella guida in ibrido, senza ricaricare la batteria, si rimane intorno ai 5,5 litri/100 km. In elettrico dichiara un’autonomia di 50 km e di 65 km in città. Utilizzata su un percorso misto, il computer di bordo ha indicato dopo la ricarica un’autonomia di 54 km. Dunque il sistema è efficiente e l’autonomia combinata è di 700-750 km.

    In elettrico dichiara un’autonomia di 50 km e di 65 km in città. Utilizzata su un percorso misto, il computer di bordo ha indicato dopo la ricarica un’autonomia di 54 km.

    Renault Captur E-Tech

    Ben inteso: percorrenze e costi variano enormemente a seconda del comportamento dell’utilizzatore, del suo stile di guida e dei suoi comportamenti. L’autonomia in elettrico permette di utilizzare la Captur ad emissioni zero praticamente sempre, ma solo se avete modo e tempo per ricaricarla. Per farlo completamente da zero servono almeno 3 ore e mezza dalla colonnina o dalla wallbox.

    L’autonomia in elettrico permette di utilizzare la Captur ad emissioni zero praticamente sempre, ma solo se avete modo e tempo per ricaricarla. Per farlo completamente da zero servono almeno 3 ore e mezza dalla colonnina o dalla wallbox.

    Renault Captur E-Tech
    Le prestazioni

    La francese raggiunge 173 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in 10,1 secondi. Come detto già con la Clio, con queste potenze in gioco ci si aspetterebbe di più, ma la trasmissione rallenta la Captur quando si chiedono le massime prestazioni. Al contrario, nella guida normale la prontezza e la fluidità assicurano una guida brillante e piacevole.

    I prezzi

    La Clio ibrida parte da 33.350 euro e ha 2 allestimenti: Intens e Initiale Paris che costa 4.000 euro in più. Con gli incentivi statali, si possono togliere 3.500 euro o addirittura 6.500 con la rottamazione. Da considerare poi le esenzioni, totali o parziali, sulla tassa di possesso (che si paga solo sui 68 kW del motore termico), sugli accessi nelle ZTL, nei giorni di fermo al traffico e per i parcheggi.

    Renault Captur E-Tech
  • Toyota Mirai, di nuovo sulle strade di Milano a fare da vetrina per l’idrogeno

    A Milano l’avevamo lasciata e a Milano la ritroviamo. Allora era il prototipo ancora appena camuffato, oggi la Toyota Mirai di seconda generazione è pronta finalmente ad affrontare il mercato. Sempre che vene sia uno. In Europa infatti ci sono 146 stazioni in grado di erogare idrogeno a 700 bar, 90 in Germania e una solo in Italia, a Bolzano.

    Leggi l’articolo sulla prova in anteprima della Toyota Mirai

    Toyota Mirai
    Oltre l’automobile

    Sempre che il mercato dell’idrogeno sia quello dell’auto. La Mirai è infatti è un dimostratore di società, dunque più della semplice mobilità. E durante la pandemia questo profilo è emerso ancora di più ed è entrato prepotentemente nell’agenda politica. Le linee preliminari del piano nazionale parlano di 40 stazioni di rifornimento e 2 miliardi di investimenti. Il Green Deal della UE parla addirittura di 470 miliardi da qui al 2050.

    Toyota Mirai
    Il prezzo è giusto

    Promesse? Intanto la nuova Mirai ha mantenuto la sua promessa più importante: il prezzo. Parte da 66mila euro, quello che la prima costava, ma senza Iva. E l’occasione della presentazione è stata propizia per fare un’altra promessa: la prossima Mirai costerà come un’auto full-hybrid. Intanto ora andate a cercare un’auto ad emissioni zero capace di avere un’autonomia di 650 km e che pesa 1.900 kg. Non esiste.

    Toyota Mirai
    La spina non è tutto

    La differenza è che lì fuori, nel mondo, è sempre più pieno di colonnine e wallbox, mentre per gli elettrolizzatori e le stazioni di rifornimento siamo ancora in alto mare. Ecco, è proprio l’acqua la fonte principale dell’idrogeno, quello verde e sostenibile, da produrre con fonti rinnovabili facendone una batteria naturale per le energie rinnovabili, quelle che servono anche all’auto elettrica come il pane per dirsi davvero amica dell’ambiente.

    Toyota Mirai
    Pulitrice d’aria

    Ecco perché la Mirai guarda davvero verso il futuro, oltre se stessa, oltre l’automobile, oltre persino le emissioni zero. Il filtro catalizzato del suo stack infatti ripulisce l’aria da composti solforosi, ossidi di azoto e PM2.5. Calcolando che una Mirai respira 250-300 litri di atmosfera al chilometro, in 10.000 km è potenzialmente capace di ripulire l’aria che un uomo respira nell’arco di tutta la sua vita.

    Toyota Mirai
    Oltre lo zero

    E anche questo è un altro messaggio che Toyota chiama appunto Beyond Zero. Un po’ per dire che la propria missione non è solo dare automobili, ma mobilità e di farlo nel mondo più pulito e sostenibile, sia per l’ambiente sia per le tasche di chi ha bisogno di muoversi, al di là di ogni retorica. E c’è chi dice che la prossima generazione di auto elettrica delle Tre Ellissi si chiameranno proprio Beyond Zero.

    Toyota Mirai
    Il modulo in nuce

    Per tutte le novità tecniche della nuova Mirai vi rimandiamo all’articolo che abbiamo già scritto. I numeri e le specifiche sono tutti confermati. E sono confermate anche le nostre previsioni. Scrivemmo allora: «Il nuovo stack della Mirai ha, anche nella forma, perfettamente regolare, un potenziale modulare superiore e si candida a essere una fonte energetica non solo per le automobili, ma per molte altre applicazioni».

    Toyota Mirai
    Due mattoncini per tutto

    Siamo stati profeti: la Toyota ha presentato proprio pochi giorni fa due moduli tipo: uno orizzontale da 890x630x690 mm e l’altro verticale da 1.270x630x410 mm. Pesano intorno ai 250 kg ed erogano 60-80 kW a 400-750 Volt. La logica è quella del plug&play: basta l’idrogeno, un filo e sono pronti, da soli o in serie, a produrre energia su un bus, un camion, un treno, un traghetto, un mezzo commerciale o da lavoro oppure semplicemente un impianto stazionario. È il mattoncino della società dell’idrogeno.

    Toyota Mirai
    Tutte le ragioni non bastano

    Ma uno dei mattoncini indispensabili della mobilità ad idrogeno è anche il piacere di guida. La Mirai ne offre uno molto particolare. Non quello delle prestazioni mostruose dell’elettrico, ma assai più morbido, suadente, quasi mentale. Non solo silenzio, reattività e fluidità, piuttosto la percezione di trovarsi all’interno di una bolla o sopra una nuvola modifica le percezioni.

    Toyota Mirai
    Le qualità da automobile

    Poi ci sono elementi solidi e non certo illusori. Tra questi, l’ottimo lavoro delle sospensioni, il bilanciamento della vettura in curva e la generale leggerezza con la quale la Mirai si lascia condurre. Peccato che l’abitabilità posteriore non sia eccezionale, soprattutto per i piedi, e il bagagliaio abbia una capacità di 321 litri. Magari con la terza generazione della Mirai anche questo problema sarà risolto. O magari prima arriverà un’altra Toyota fuel cell e per allora l’idrogeno sarà già il presente.

    Toyota Mirai
  • L’E-Prix di Roma ha un nuovo tracciato e la Formula E diventa la grande bellezza

    La Formula E a Roma si correrà ancora all’Eur, ma su un nuovo tracciato che promette scenari più spettacolari che esalteranno la bellezza di una Roma non antica ma comunque monumentale. Il nuovo percorso infatti attraverserà il Parco del Ninfeo e soprattutto correrà per un tratto più lungo che in passato intorno al Palazzo della Civiltà Italiana, meglio noto come Colosseo Quadrato.

    Roma E-Prix
    Intorno al Colosseo, quello quadrato

    Nelle due precedenti edizioni il famoso monumento rivestito interamente in travertino riceveva una sola inquadratura. Il 10 aprile (pandemia volendo) ne avrà sicuramente di più. Gliel’hanno dedicata già grandi registi come Roberto Rossellini, Mario Soldati, Michelangelo Antonioni e Peter Greenaway per citare i più seriosi e colti. Senza dimenticare lo sguardo affettuoso di Carlo Verdone in “Acqua e Sapone”.

    Roma Città Aperta
    Ancora più veloce e bella

    Il film della Formula E ha dunque un altro copione e un altro percorso, meno tormentato, più scenografico e nettamente più veloce. La linea di partenza è fissata in via Romolo Murri. L’arrivo sarà invece in via dell’Industria e a fianco, nel piazzale omonimo, ci sarà la pit lane a U. Da qui le 24 monoposto avranno 400 metri per lanciarsi a capofitto lungo la discesa che porta a via delle Tre Fontane.

    E-Prix Roma
    Oltre un chilometro col piede giù

    Altro allungo di 400 metri, più lungo di prima, perché si passava accanto al Luneur per imboccare subito via dell’Agricoltura. Ed invece si arriva fino a via Romolo Murri, nel cuore del Parco del Ninfeo. Oltre un chilometro in salita in piena accelerazione passando nel verde fino a sbucare ai piedi della scalinata del Colosseo Quadrato. Ancora piede giù lungo via Uberto Tupini e poi frenatona, altra curva ad angolo retto.

    Roma E-Prix
    La svolta di Confindustria

    Siamo in via dell’Astronomia, luogo simbolico visto che qui ha sede di Confindustria. Qui inizia il tratto misto tra via Pasteur, via Quadrato della Concordia e quindi ingresso in via della Civiltà del Lavoro. Stavolta le Formula E si lasciano il Colosseo Quadrato alle spalle e si incrocia via Ciro il Grande. Da qui prima salivano le macchine incontrando una curva secca, ora c’è una chicane che prolunga la visione del monumento.

    Roma E-Prix
    All’ombra dell’Obelisco

    Altro breve rettilineo e si arriva in via Cristoforo Colombo. Curva verso destra e si arriva fino a piazzale Guglielmo Marconi, un cerchio di asfalto che ha al centro un obelisco di marmo. I piloti si girano intorno facendo un’inversione a U e vanno verso il centro, ma svoltano subito verso destra verso l’altro tratto di via della Civiltà del Lavoro, imboccano via Kennedy e trovano l’ultima curva prima del traguardo.

    Roma E-Prix
    Meno curve, sempre saliscendi

    Il nuovo tracciato è più lungo (3.385 metri contro 2.860) e ha meno curve, 19 invece di 21. I circuito di Roma era apprezzato dai piloti di Formula E perché già decisamente veloce, ora lo è ancora di più. Aumentano infatti i tratti di piena accelerazione e i punti di frenata dove sarà possibile tentare il sorpasso. Questo renderà la corsa più avvincente e imprevedibile mantenendo la caratteristica di alternare tratti in salita e in discesa.

    E-Prix Roma
    Le batterie strizzate

    Il nuovo circuito dell’Eur diventa anche più probante tecnicamente e guarda di più al futuro. Le lunghe accelerazioni e le frenate violente metteranno a dura prova le batterie. Dovranno infatti erogare a lungo la massima potenza e recuperare molta energia in brevissimo tempo. Le strade più larghe permetteranno di ospitare meglio le monoposto Gen3 da 350 kW (+100 kW) e più leggere di 120 kg rispetto alle attuali.

    Guarda video su a che cosa serve la Formula E

    Roma E-Prix
    Lo sguardo verso la Gen3

    Un’altra grande novità per la stagione 9 (2022-2023) di Formula E sarà il rifornimento in gara. I piloti avranno 30 secondi per fare biberonaggio alla propria batteria. Ancora in discussione se sarà effettuato a 450 kW o 600 kW. La sfida tecnica è impiantare almeno 12 di questi grandi caricatori in una struttura provvisoria. Per questo piazzale dell’Industria offre molto più spazio di manovra rispetto alle aree dedicate in precedenza.ù

    Guarda il video sulle emissioni in Formula E

    Roma E-Prix
    Più vantaggi, meno disagi

    La nuova disposizione tiene conto delle opinioni dei residenti, delle aziende e dei piloti. Tra gli obiettivi anche ridurre l’impatto sulla viabilità e aumentare invece quello economico sull’area. Si stima che il ritorno dell’E-Prix sia stato di 60 milioni di euro accompagnati dal rifacimento di strade e infrastrutture e dall’ampliamento della rete di ricarica. L’Eur è attualmente la zona di Roma a più alta densità di colonnine a 50 kW.

    E-Prix Roma
    La Roma moderna che guarda al futuro

    La speranza è che questa sia l’occasione per impiantare in zona altri punti di ricarica, magari anche con potenze più elevate facendo dell’Eur un modello di servizio per l’auto ricaricabile sfruttando conformazione, posizione e ruolo del quartiere. Si trova infatti in un punto di scambio con grande arterie di comunicazione e altri mezzi di trasporto. Inoltre è sede di grandi aziende dotate di grandi flotte.

    Leggi l’articolo sui frammenti dell’E-Prix di Roma del 2019

    Mitch Evans
    Il terzo re di Roma

    L’E-Prix di Roma è previsto per il 10 aprile ed è la quarta gara di un calendario che comprende per ora 8 date, ma punta ad averne 15. Sarà la terza edizione, la prima dopo quella del 2020 cancellata per colpa della pandemia. Le altre due sono state vinte dal britannico Sam Bird, al volante della DS Virgin, e dal nezelandese Mitch Evans su Jaguar. Curiosità: i due saranno quest’anno compagni di squadra in Jaguar.

    Leggi l’articolo sull’E-Prix di Formula E di Roma nel 2019

    Virginia Ferrari Mitch Evans