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Coronavirus e 5G, ecco le due verità

Coronavirus e 5G, nel Regno Unito è allarme rosso a causa di interpretazioni e teorie – alcune nuove, altre già note – che legano la terribile pandemia di Covid-19 alla rete di trasmissione dei dati per la telefonia mobile del prossimo decennio.

Da noi se ne parla ma con troppa superficialità. Mentre un’analisi puntuale dei fatti secondo me è opportuna.

Il primo argomento, che attira grande attenzione e un elevato allarme, riguarda una precisa azione negativa sulla salute umana: le onde elettromagnetiche emesse dai trasmettitori 5G danneggerebbero infatti direttamente il sistema immunitario.

Il 5G causerebbe quindi un indebolimento sostanziale delle nostre difese nei confronti del Coronavirus.

Il secondo argomento riguarda in fatto che l’elettromagnetismo causato dall’infrastruttura 5G possa favorire in modo decisivo la diffusione dei virus, quindi in particolare la veloce avanzata del Coronavirus.

Questo sulla base del fatto che l’elettromagnetismo può permettere o stimolare una forma di comunicazione tra microrganismi.

5G

Partire dai fatti

Anche nel caso del legame tra Coronavirus e 5G, come riguardo al rapporto tra Coronavirus e inquinamento, è bene non cedere alla tentazione del sensazionalismo.

Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

La regola fissa, per capirci qualcosa, è partire dai fatti. Quindi da ciò che è stato realmente osservato e analizzato dagli esperti.

Le abituali due semplici domande

Chi ha studiato cosa?

Cosa emerge realmente dagli studi di settore?

Azione del 5G sulla salute e sull’indebolimento delle difese immunitarie contro il Coronavirus.

Le onde elettromagnetiche possono essere pericolose e dannose per l’uomo e per l’ambiente. Questa è una verità di base, dalla quale è bene partire.

Tanto che precise normative ne regolano il livello di esposizione. E tutti ben conosciamo il pericolo di un’esposizione elevata ai raggi solari o ai raggi X, ai quali ci sottoponiamo per accertamenti medici soltanto quando è veramente necessario.

Decenni di esposizione alle onde elettromagnetiche, emesse da tutte le tecnologie elettriche ed elettroniche che ci circondano, dimostrano però che con la dovuta attenzione alla sicurezza e al controllo dei livelli di esposizione, il pericolo può essere evitato.

Le due particolarità della tecnologia 5G sono di:

  • lavorare su frequenze decisamente più elevate e vicine alle cosiddette millimetriche,
  • richiedere un numero elevato di infrastrutture di trasmissione del segnale, proprio per la caratteristica di questo tipo di onde di non avere un’elevata capacità di attraversamento degli ostacoli.
Coronavirus Hello 5G Cina

Gli studi reperibili in letteratura scientifica non dimostrano però la pericolosità delle onde da 5G.

Al contrario, l’opinione pressoché unanime degli scienziati appartenenti ai settori interessati, nonché delle istituzioni responsabili della tutela e dello studio sella salute pubblica è che i livelli di esposizione – nel rispetto delle normative esistenti – siano più che sicuri.

Andando a vedere le cose con estremo ma doveroso spirito critico, quello che emerge è però che di spazio per ulteriori ricerche ce ne sia in abbondanza.

Articolo sull’International Journal of Environmental Research and Public Health

La principale review (cioè la ricerca che prende in esame i risultati di ricerche precedenti e li organizza per estrarne le conclusioni prevalenti) è stata pubblicata dai due ricercatori svedesi Myrtill Simkò e Mats-Olof Mattsson sull’International Journal of Environmental Research and Public Health lo scorso mese di settembre.

L’IJERPH è della MDPI, che conosco molto bene visto che edita anche la rivista Energies; tra le case editrici Open Access (cioè che mettono a disposizione gratuitamente in Rete i contenuti pubblicati) è una delle più serie.

Le conclusioni parlano chiaro, non c’è evidenza di pericolosità specifica del 5G ma c’è evidente bisogno di un maggior numero di ricerche (in vitro e in vivo) e di modalità maggiormente comparabili nella redazione dei risultati.

Clicca qui per andare alla pubblicazione originale 5G ed effetti sulla salute di settembre 2019 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health

Rapporto dell’ISDE – International Society of Doctors for Environment

L’ISDE – International Society of Doctors for Environment (Società internazionale dei medici per l’ambiente) ha dedicato lo scorso settembre un rapporto (che cita e indica riferimenti bibliografici ma non è di per sé una pubblicazione scientifica) all’argomento campi magnetici e in particolare al 5G.

Anche in questo caso – che rappresenta uno dei capisaldi di riferimento di più di un critico nei confronti del 5G, leggendo con attenzione quello che si invoca è il principio di precauzione. Non c’è l’evidenza di dati a riscontro della pericolosità.

Clicca qui per leggere il rapporto originale dell’ISDE (International Society of Doctors for Environment) sui campi elettromagnetici e la diffusione del 5G.

La prima verità

La prima verità è che le onde elettromagnetiche possono essere pericolose – come già ben sappiamo – ma non c’è nessuna evidenza della pericolosità dell’infrastruttura 5G sulla salute umana. Né, tantomeno, della capacità di indebolire direttamente il sistema immunitario favorendo l’aggressione da parte del Coronavirus.

Per quanto riguarda in particolare gli effetti sull’uomo, le evidenze scientifiche sono relative all’aumento della temperatura superficiale, quindi dell’epidermide ed eventualmente degli occhi. Non ad azioni dirette sul sistema immunitario – come indicato in alcune ipotesi che vengono riportate.

Le onde radio con elevate frequenze possono quindi riscaldare il nostro corpo e, in modo indiretto, arrivare anche a indebolire il sistema immunitario. Secondo la maggior parte degli studi effettuati finora, però, potenze e frequenze utilizzate non riescono a danneggiare le cellule.

Emerge comunque chiaramente la necessità di ampliare la conoscenza. Le voci critiche che si muovono con strumenti scientificamente corretti hanno ragione su questo.

L’affascinante prospettiva dell’Internet delle cose e delle innumerevoli potenzialità della velocità di risposta del 5G in molti campi, compresi quelli dell’energia, dell’ambiente e della mobilità, unita a un nuovo settore d’affari capace di muovere migliaia di miliardi nel mondo devono essere uno stimolo alla maggiore attività di ricerca, non un freno.

Relazione tra 5G e capacità di diffusione del Coronavirus

Relativamente alla relazione Coronavirus e 5G, o meglio tra inquinamento elettromagnetico e capacità del virus di diffondersi, la situazione è apparentemente complicata ma mettendo in fila gli elementi a disposizione si arriva chiaramente a una conclusione.

Tecnologia 5G

Ci sono poche pubblicazioni relative alla capacità dei batteri di comunicare grazie a segnali elettromagnetici e sono anche molto controverse.

Non c’è traccia di pubblicazioni relative ai virus e alla loro presunta capacità di maggiore diffusione causata dalle onde elettromagnetiche. Ci sono delle ricostruzioni di parallelismi pseudo-storici che circolano soprattutto grazie a messaggi Whatsapp, forse all’origine addirittura costruiti con finalità umoristiche, ma nulla di più.

La questione dell’emissione di onde elettromagnetiche dal DNA dei batteri è invece rintracciabile in letteratura scientifica e ha una paternità molto importante.

Il primo a parlarne nel 2009 è il Premio Nobel per la medicina Luc Montagnier – virologo francese di fama mondiale, scopritore del virus HIV.

Clicca qui per leggere la pubblicazione originale del 2009 di Luc Montagnier sulla capacità del DNA dei batteri di emettere segnali elettromagnetici.

Un’altra pubblicazione che riguarda l’argomento ha autori, all’epoca appartenenti a strutture della Northeastern University di Boston e dell’Università di Perugia, che però non risulta abbiano più pubblicato nulla al riguardo.

Clicca qui per andare alla pubblicazione originale del 2012 di ricercatori della Northeastern University e dell’Università di Perugia relativa ai segnali elettromagnetici tra batteri.

Lo scienziato Montagnier ha iniziato però proprio con quella pubblicazione – che se confermata avrebbe avuto effetti incredibili sul mondo scientifico – un vero e proprio declino nella considerazione della sua comunità scientifica di appartenenza.

La seconda verità

La seconda verità è che la relazione tra onde magnetiche 5G e diffusione del Coronavirus non solo non è scientificamente provata, ma non è proprio mai stata nemmeno ipotizzata in lavori scientifici rintracciabili nelle principali banche dati.

I pochi e controversi lavori esistenti, oltre a non essere mai stati confermati da successive evidenze, sono relativi ai batteri e non ai virus.

Se il virus ha altre forme di diffusione rispetto a quelle aeree fin qui evidenziate e confermate, pertanto, queste sono tutte da rintracciare.