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  • Coronavirus, Toyota Italia aiuta la Croce Rossa insieme alla rete dei concessionari

    Per dare un contributo concreto alla popolazione italiana nell’emergenza Coronavirus, Toyota sceglie la Croce Rossa.

    La Toyota Italia, insieme alla rete di concessionari, adotta un approccio locale e offre il suo contributo direttamente sul territorio.

    Vetture da Toyota e Lexus

    Per supportare le attività della Croce Rossa nei giorni dell’isolamento da Coronavirus, Toyota mette a disposizione della Croce Rossa Italiana una flotta di veicoli da utilizzare fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

    Auto per la CRI sede Toyota

    Si tratta di automobili Toyota e Lexus consegnate direttamente ai Comitati della Croce Rossa Italiana dislocati sul territorio.

    Utilizzo quotidiano sul territorio

    Le auto saranno utilizzate dai volontari per i servizi di sostegno alla popolazione come l’assistenza sanitaria domiciliare e la consegna di medicinali e beni di prima necessità a chi non è nelle condizioni di potersi approvvigionare in maniera indipendente.

    Coronavirus auto Toyota alla CRI

    La Croce Rossa Italiana è attiva nell’emergenza Coronavirus per garantire soccorso, supporto logistico, sanitario, psicologico e il trasporto in sicurezza dei casi che necessitano ospedalizzazione o assistenza domiciliare.

    Voglio ringraziare il gruppo Toyota per questo generoso contributo – ha commentato Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana – essere vicini ai più vulnerabili, alle persone fragili è da sempre la nostra missione e in questo momento sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo.

    La Croce Rossa Italiana ha deciso di trasformare questo momento di emergenza del Paese nel Tempo Della Gentilezza, intensificando tuti i servizi sul territorio nazionale dedicati a sostenere le persone più vulnerabili.

    Lo slogan scelto dalla CRI è Per le persone – vicini, ogni volta che vuoi.

    Slogan CRI sul cofano

    Attenzione al valore di comunità

    In tempo di Coronavirus Toyota mette così l’accento sul valore della comunità, sia quella sociale che rappresenta il beneficiario finale dell’iniziativa, sia quella interna all’organizzazione.

    Particolarmente significativa, da questo punto di vista, è la decisione di agire in maniera diffusa sule territorio insieme ai concessionari, che ne sono rappresentanti e protagonisti.

    Toyota CHR Croce Rossa

    Clicca qui per leggere l’articolo sulle iniziative delle diverse case nella riconversione degli impianti produttivi.

    Clicca qui per leggere come la Seat abbia riconvertito parte dell’impianto spagnolo di Martorell alla produzione di ventilatori polmonari utilizzando come tecnologia chiave dei componenti automobilistici.

  • Coronavirus, Seat produce ventilatori polmonari in Spagna usando componenti auto

    Coronavirus, Seat riconverte in tempo record una parte delle strutture e del personale dell’impianto di Martorell in Spagna, che in tempi normali produce la Seat Leon, per produrre ventilatori polmonari.

    Ventilatore Seat Coronavirus
    La macchina per la respirazione assistita sviluppata e prodotta dalla Seat

    Il motore viene dal tergicristallo

    Il motorino del tergicristallo è il cuore della macchina messa a punto dal reparto ricerca e sviluppo della Seat.

    Motorino tergicristallo per ventilatore

    Motorino, ingranaggi stampati e albero del cambio sono i tre ingredienti principali di una ricerca tecnologica destinata a salvare vite umane.

    Il risultato è OxyGEN

    Il risultato della dell’attivazione Coronavirus Seat, nato in collaborazione con la Protofy.XYZ, è una macchina pre la respirazione assistita che è stata chiamata OxyGEN e che promette un livello di qualità estremamente elevato.

    OxyGEN respiratore della Seat

    Linea di produzione

    I sistemi per la respirazione assistita vengono prodotti proprio sulla linea da dove esce usualmente la Seat Leon.

    Coronavirus Seat produzione

    La task force Coronavirus Seat è formata da 150 dipendenti di diverse aree che hanno cambiato mansione, sono stati velocemente formati e sono adesso dedicati alla produzione dei nuovi respiratori.

    La modifica di una linea di assemblaggio che produce un sottotelaio, un componente di un’automobile, e la possibilità di trasformarla per produrre i respiratori, è stata un duro lavoro in cui sono state coinvolte molte aree dell’azienda e l’abbiamo fatto in tempi record, una settimana.

    Dice Sergio Arreciado, dell’area Ingegneria dei Processi della SEAT.

    Ogni respiratore ha oltre 80 componenti elettronici e meccanici e viene sottoposto a un controllo di qualità con sterilizzazione realizzata con luce ultravioletta.

    Omologazione

    Il respiratore messo a punto dalla task force Coronavirus Seat è attualmente in fase di test per ottenere l’omologazione.

    Assemblaggio OxyGEN

    Intanto, la linea di produzione continua a funzionare e sono prodotte le prime unità da inviare – appena omologate – ai reparti di terapia intensiva degli ospedali.

    Solo il pensiero che abbiamo cercato di aiutare a salvare una vita e tutto questo lavoro sarà valso la pena.

    Conclude Francesc Sabaté del reparto Ricerca e Sviluppo SEAT.

    Clicca qui e leggi quali case si stanno attivando nel mondo: Coronavirus, l’auto riconverte la sua produzione.

  • Coronavirus, cambiamenti climatici e inquinamento sarà la natura a cambiare l’automobile

    Quello composto da Coronavirus e automobile è un binomio che caratterizzerà il nostro futuro.

    Cercavamo tutti la tecnologia dirompente, quella che avrebbe cambiato l’auto per sempre.

    Guida autonoma, capacità di volo, zero emissioni

    La guida autonoma, capace di far arrivare l’auto sotto casa da sola.

    Oppure la capacità di volo a bassa quota da terrazzo a terrazzo, sogno già dei nostri nonni.

    O anche la trazione elettrica, con batterie al litio sotto l’abitacolo oppure idrogeno nel serbatoio, ma comunque senza cilindri, né pistoni.

    Mercedes vision avtr

    Nulla di tutto questo

    Invece sarà il Coronavirus, quindi la natura, a cambiare l’automobile. Non la tecnologia.

    Il mondo dopo la pandemia di Coronavirus non sarà più lo stesso, questo è sicuro.

    Ma l’emergenza ambientale non sarà stata superata soltanto perchè, a causa di un inedito blocco praticamente globale delle attività, le emissioni si sono momentaneamente ridotte. Il cambiamento climatico rimarrà nelle nostre agende, non può essere altrimenti visto che i suoi effetti sono già sotto gli occhi di chi ha voglia di vederli.

    Posteriore auto avtr coronavirus

    Anche l’inquinamento, mitigato in certi suoi aspetti dagli stessi motivi di stasi socio-economica che hanno limitato le emissioni di CO2 durante l’emergenza, sarà ancora lì ad aspettarci appena rimetteremo il naso fuori di casa.

    Un diverso peso della scienza

    Ciò che cambierà, dopo la pandemia, sarà la voglia dei popoli e dei governi di ascoltare la scienza.

    L’esperienza Coronavirus ci sta insegnando molto, mentre ci toglie la libertà di muoverci, incontrarci e ci fa contare un numero di morti che non avremmo mai immaginato di dover vedere.

    Peso scienza Coronavirus e auto

    Ci insegna soprattutto che in futuro sarà saggio ascoltare di più il parere, prima che diventi grido d’allarme, degli scienziati.

    Coronavirus e automobile del futuro

    L’auto cambierà più di quanto avevamo previsto noi innovatori.

    A cambiarla sarà il potentissimo cocktail dato dalla fusione del tragico ciclone socio-economico-psicologico chiamato Covid-19, con l’avanzata galoppante dei cambiamenti climatici e con le nuove consapevolezze, relative alla pericolosità dell’inquinamento locale, che usciranno proprio dall’esperienza Coronavirus.

    Non sarà un’auto retrograda

    Chi pensa a un’auto retrograda, a basso tenore tecnologico e alte emissioni tollerate a causa delle difficoltà economiche che andranno affrontate , si sbaglia di grosso.

    Ruota Mercedes vision avtr

    Nessuna grande crisi mondiale ha mai prodotto un ritorno al passato. Anzi.

    Più è scioccante e tragica la crisi, più si salta in avanti all’uscita dal tunnel.

    Tecnologia e industria post-global

    L’auto disegnata dalla natura sarà in grado di evitare gli incidenti ed avrà zero emissioni allo scarico.

    Fin qui nulla di nuovo rispetto alle attese precedenti rispetto alla grande crisi del Coronavirus.

    Posteriore avtr auto e coronavirus

    Ma sarà prodotta da un’industria post-globale, che non darà per scontato il flusso di materiali, componenti e uomini tra i diversi continenti a prescindere dal costo energetico, ambientale e anche socio-economico che ciò comporta.

    E questo cambierà tutto. Perchè appena l’automobile ridiventerà un prodotto ad elevato contenuto locale allora la ricerca, l’impresa, il lavoro e la passione potranno ripartire attorno a questo oggetto meraviglioso.

    L’auto che guida da sola deve interagire con nuove infrastrutture, inevitabilmente locali.

    L’auto che non emette nulla e rispetta la natura – che l’ha disegnata – utilizza prodotti ed energie rinnovabili frutto del territorio nel quale si muove.

    L’ingegno e le fabbriche, da cui usciranno queste nuove armonie, avranno portata globale ma riflessi culturali ed economici saldamente locali.

    L’auto dopo il Coronavirus sarà migliore.

    Leggi l’articolo Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

  • Sistema CURA, l’ingegno italiano per curare i malati dove arriva il Coronavirus

    Il sistema CURA (Connected Units for Respiratory Ailments, cioè Unità connesse per malattie respiratorie) sta nascendo a Milano grazie all’ingegno e al lavoro di un gruppo internazionale a matrice italiana.

    L’idea

    L’idea è semplice quanto efficace. Il Coronavirus si diffonde e l’emergenza si muove attraverso le diverse aree del mondo e non è certamente economico realizzare nuovi ospedali inseguendo l’espansione e lo spostamento del contagio, come successo in Cina e – in parte – anche in Italia.

    Molte aree del mondo non hanno le risorse, né le competenze per realizzare strutture nuove all’arrivo dell’emergenza. Né ci sono tantomeno ospedali esistenti, ai quali aggiungere in modo più o meno provvisorio nuovi posti di terapia intensiva.

    Elementi CURA in serie
    Elementi modulari del sistema CURA

    Il sistema CURA non è l’elemento di base per un ospedale da campo. Si tratta di un vero e proprio modulo ospedaliero per la rianimazione completamente attrezzato, concepito per essere spostato e messo in piena operatività velocemente dove ce n’è bisogno.

    Tutto in un container

    Si tratta di container, quindi elementi standard altamente trasportabili, completamente attrezzati all’interno come unità di terapia intensiva pronte all’uso nella lotta contro COVID-19.

    Container CURA
    Singolo modulo realizzato in un container

    Gli ideatori

    L’idea iniziale del sistema CURA è del professor Carlo Ratti e dell’architetto milanese Italo Rota.

    Carlo Ratti e Italo Rota
    Carlo Ratti e Italo Rota

    Conosco e stimo molto Carlo Ratti, ingegnere e architetto di formazione, è direttore al MIT – Massachusetts Institute of Technology di Boston del laboratorio Senseable City, ed è molto attivo in progetti ad alto tasso tecnologico in tutto il mondo.

    Italo Rota non lo conosco personalmente ma è uno degli architetti italiani più attenti all’evoluzione sociale in tutti i suoi aspetti, con particolare riferimento alla sostenibilità dello sviluppo.

    Interno container sistema CURA
    Vista interna dell’elemento realizzato in un container

    Il progetto del sistema CURA è condotto senza scopo di lucro in modalità open-source. Tutti gli attori lavorano a distanza e hanno accesso a tutte le informazioni, che sono sviluppate per essere messe a disposizione della comunità internazionale.

    Professionisti e aziende coinvolte

    L’elenco dei professionisti e delle organizzazioni che hanno contribuito fino ad oggi è già ricco, ma lo spirito stesso dell’iniziativa pinta a renderlo via via più ricco.

    I promotori lo rendono pubblico in ordine cronologico di adesione al progetto: CRA-Carlo Ratti Associati con Italo Rota (Design e innovazione), Istituto Clinico Humanitas (Ingegneria medica), Policlinico di Milano (Consulenza medica), Jacobs (Alberto Riva – Master Planning, design, costruzione e servizi di supporto logistico), studio FM milano (Identità visiva & graphic design), Squint/opera (Digital media), Alex Neame – Team Rubicon UK (Logistica), Ivan Pavanello per Projema (Ingegneria MEP), Dr. Maurizio Lanfranco – Ospedale Cottolengo (Consulenza medica).

    Logo del progetto CURA

    Gli elementi modulari del sistema CURA sono di rapida installazione ma non hanno i limiti di una tenda per ospedale da campo.

    Come funziona

    Le attività mediche molto delicate, tipiche di un reparto di isolamento, sono garantite grazie a dispositivi di biocontenimento con pressione negativa. All’interno, cioè, viene mantenuta una pressione inferiore rispetto all’esterno – esattamente com’è possibile fare in un’unità realizzata in muratura – quindi le condizioni di sicurezza nell’area esterna sono al massimo livello.

    Dettaglio interni CURA
    Dettaglio delle attrezzature interne

    La prima unità del sistema CURA è attualmente in fase di realizzazione a Milano ed è realizzata grazie al sostegno economico della UniCredit.

    Clicca qui per andare al sito del progetto Open Source.

  • Olimpiadi di Tokyo 2020 rinviate, appuntamento al 2021

    Il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è la decisione più logica e sensata.

    L’accensione della fiaccola olimpica lo scorso 12 marzo a Olimpia in Grecia è avvenuta senza spettatori e già in piena atmosfera da distanziamento sociale anti-Covid-19.

    Accensione fiamma olimpica Tokyo 2020
    Cerimonia di accensione a Olimpia in Grecia

    Una cosa a dir poco triste, che nulla ha a che fare con lo spirito delle Olimpiadi.

    L’accensione della fiamma con quelle inadatte modalità ha segnato ai miei occhi lo spegnimento dell’appuntamento per il prossimo mese di luglio con le Olimpiadi di Tokyo 2020.

    Il Cio ha resistito per motivi poco olimpici

    Il Governo del Giappone ha tentennato in un primo momento, ma poi ha capito ed ha velocemente iniziato a studiare un’ipotesi alternativa allo svolgimento nei mesi di luglio e agosto 2020.

    Anche gli sponsor e gli investitori di varia natura hanno inteso ben presto che non era il caso di insistere.

    Da quelli immobiliari, che hanno realizzato un intero nuovo quartiere su un terreno che non esisteva, rubato all’acqua della baia di Tokyo per essere prima villaggio olimpico, poi area residenziale e di business, fino ai partner delle Olimpiadi.

    Eppure le case del quartiere del villaggio olimpico hanno già dei proprietari che hanno pagato per riceverle dopo l’estate 2020. Il ritardo di un anno nella consegna è un bel grattacapo.

    Fiamma olimpica
    La fiamma olimpica

    Avevano capito tutti da settimane che quest’anno le Olimpiadi di Tokyo non avrebbero potuto svolgersi.

    Chi non voleva proprio sentire ragioni è l’organizzatore dei Giochi, cioè il CIO – Comitato Olimpico Internazionale presieduto da Thomas Bach. Il rischio economico di un rinvio, secondo il Cio, era troppo grande.

    La validità stessa di un’Olimpiade svolta cinque anni dopo la precedente, invece di quattro, secondo alcuni puristi della giurisprudenza olimpica, addirittura non sarebbe garantita.

    L’annuncio

    Oggi però il Cio ha ceduto alla pressione dei molti Comitati olimpici nazionali che hanno deciso di non far partecipare le loro rappresentative quest’anno, vista la rincorsa mondiale alla pandemia di Covid-19, e di un’opinione che – sebbene distratta da ben altre priorità – ha iniziato a dimostrare insofferenza nei riguardi di un’organizzazione che si stava dimostrando fuori dalla realtà.

    Al termine di una teleconferenza tra il Cio e il Governo del Giappone, con la partecipazione del Primo Ministro Shinzo Abe e del presidente del Cio Thomas Bach, è arrivato l’annuncio.

    Rinvio Olimpiadi Tokyo 2020
    Annuncio rinvio
    L’annuncio ufficiale del rinvio

    Le Olimpiadi di Tokyo si svolgeranno nello stesso periodo previsto quest’anno, ma nel 2021.

    Il nome non cambia

    I Giochi del 2021 in Giappone si chiameranno comunque Olimpiadi di Tokyo 2020. Questo per mantenere il nome il logo e anche tutto il merchandising già prodotto, distribuito e in gran perte non ancora venduto.

    L’Olimpiade del 2021, sperando che il mondo tra un anno sia veramente in grado di potersela godere a pieno, sarà così un evento ancora più speciale.

  • Guerra al Coronavirus, l’industria dell’auto riconverte la sua produzione

     

    La guerra al Coronavirus ha ormai tutte le caratteristiche di un vero e proprio conflitto mondiale.

    La buona notizia è che si tratta di una guerra fatta per salvare gli uomini, non per ucciderli. Quella cattiva è che siamo davanti a un nemico invisibile e sconosciuto, capace di incunearsi in ogni meandro delle nostre comunità.

    L’industria dell’auto si dimostra strategica

    L’automobile è un prodotto meraviglioso, capace di diventare protagonista di tutte le evoluzioni tecnologiche e di tutti i fatti storici che riguardano la società umana.

    In un’auto moderna c’è praticamente tutto, dall’informatica alle biotecnologie. E nell’industria che è capace di produrla ci sono competenze adatte ad ogni tipo di esigenza.

    L’industria dell’auto è in grado di produrre tutti i materiali di cui oggi il mondo ha urgente bisogno per la guerra al Coronavirus, dalle macchine per la respirazione assistita – i cosiddetti ventilatori – fino alle semplici quanto introvabili mascherine filtranti da mettere sul volto.

    Mike Manley FCA
    Mike Manley, FCA

    Fiat Chrysler Automobiles farà ventilatori e mascherine

    E’ della scorsa settimana l’annuncio dell’impegno di FCA e Ferrari al fianco dell’azienda italiana Siare Engineering, che produce ventilatori per la respirazione assistita, essenziali nei reparti che curano i malati più gravi

    Adesso il Ceo Mike Manley sta per decidere la riconversione di un impianto asiatico del gruppo alla produzione di mascherine.

    L’obiettivo è la produzione di un milione di mascherine al mese, da raggiungere velocemente nel corso delle prossime settimane.

    General Motors produrrà ventilatori respiratori

    Il gruppo americano ha chiesto ai suoi fornitori di mettere a punto i componenti per una produzione a breve termine di almeno 200.000 respiratori meccanici.

    La collaborazione tra la General Motors e la Ventec Life Systems, produttore di macchine per la respirazione artificiale, è stata confermata dalla numero uno della GM, Mary Barra.

    Mary Barra Coronavirus
    Mary Barra, General Motors

    Diversi fornitori della General Motors, dalla Meridian con sede in Michigan, alla Twin City di Minneapolis, alla Myotek presente in Michigan e in Cina, stanno collaborando per unire le loro competenze e assicurare velocemente un’adeguata capacità produttiva.

    La chiamata del presidente Trump

    Il Tweet del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è molto esplicito in proposito e indica la strada a Ford, General Motors e Tesla.

    Il Presidente Trump nella guerra al Coronavirus non si limita a condividere l’iniziativa ma si spinge più in là, quasi sfidando i manager automobilistici a dimostrare di cosa siano capaci.

    Go for it auto execs, lets see how good you are?

    Tweet Presidente Trump
    Tweet Donal Trump guerra coronavirus

    Volkswagen accelera la tecnologia di produzione con stampa 3D per ventilatori polmonari

    La Volkswagen scende in campo nella guerra al Coronavirus e cerca di velocizzare la messa a punto di una capacità produttiva importante di macchine per la respirazione assistita puntando sull’accelerazione nell’utilizzo delle stampanti 3D.

    Uno specifico gruppo di lavoro sta predisponendo procedure, catena di fornitura e adattamenti tecnologici appropriati per utilizzare la tecnologia di stampa in 3 dimensioni nella produzione dei componenti meccanici dei ventilatori.

    Anche Bentley e Porsche nell’operazione

    Il numero uno della Bentley, Adrian Hallmark, ha confermato che il marchio di lusso è pronto a dare il suo contributo in termini ci conoscenze e capacità produttiva di alta qualità.

    Interesse e disponibilità sono arrivati anche da parte di Oliver Blume, Ceo della Porsche, durante la presentazione dei risultati finanziari 2019.

    La Bmw si concentra sulla stampa 3D

    I vertici della Bmw hanno confermato che il loro gruppo si sta muovendo per avviare una produzione di macchine di respirazione assistita, componente cruciale nella lotta per salvare vite umane.

    La casa di Monaco di Baviera ha comunicato che la tecnologia maggiormente interessante, secondo i tecnici che stanno affrontando la sfida tecnologica posta, è quella della stampa in 3 dimenzisioni dei componenti da assemblare.

    Nel Regno Unito Jaguar Land Rover, Ford e Nissan

    Nel Regno Unito la Jaguar Land Rover ha iniziato da giorni a investigare su come produrre macchine per la respirazione e altri macchinari ritenuti fondamentali nell’emergenza.

    La Ford ha confermato il suo impegno e lo stesso ha fatto la Nissan. Entrambi i marchi hanno importanti attività di sviluppo e industriali oltremanica.

    Dalla guida autonoma alla lotta al virus

    Un altro campo nel quale si stanno muovendo è quello dell’intelligenza artificiale, oggi applicata ai sistemi di guida automatica per i veicoli.

    La grande esperienza nella gestione dei dati e nel loro utilizzo per la localizzazione, oltre che per l’indirizzo verso la corretta decisione, può dimostrarsi preziosa nella lotta alla diffusione del virus.

    La BYD in Cina produce anche disinfettante per mani

    La casa automobilistica cinese BYD ha convertito la produzione e produce 5 milioni di mascherine al giorno. L’azienda di Shenzhen ha avviato la costruzione di una linea di produzione dedicata alle mascherine alla fine di gennaio, a seguito dell’espansione del Covid-19 in Cina.

    Oggi la BYD produce quotidianamente anche circa 300mila bottiglie di disinfettante per le mani e fornirà i dispositivi di protezione personali ai suoi lavoratori per riportare ai normali livelli la produzione di auto. Mentre continuerà a fornire attrezzature per ospedali e altri settori produttivi e della logistica nella provincia di Hubei, epicentro iniziale del Coronavirus.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    Clicca qui e leggi Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente.

  • Auto e Coronavirus, il dubbio oltre la tempesta

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Auto e Coronavirus. Tutto è fermo, la pandemia ha costretto le fabbriche allo stop, in Europa e anche nel Nord America. Si è fermata tutta la filiera: dai produttori di componenti fino alla distribuzione.

    Prima volta nella storia

    Non era mai accaduto prima, un evento epocale che pregiudica la stabilità dei grandi gruppi automobilistici già sottoposti a un enorme sforzo finanziario per sottostare alle tecnologicamente non neutrali normative UE per la riduzione della CO2.

    La corsa verso l’elettrificazione forzata sta costando molto e il coronavirus sta aggravando una situazione che era drammatica.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Il dubbio e l’aftermath

    A questo punto sorge prepotentemente il dubbio se dopo l’infausto incontro tra auto e coronavirus non sia opportuno e necessario dilatare la roadmap dettata dalla Ue per la limitazione dei gas climalteranti generati dalle autovetture.

    L’aftertmath della battaglia contro il Covid-19 sarà, nella migliore delle ipotesi, drammatico e non è il caso di chiedere alle case automobilistiche di fare uno sforzo in tempi eccezionali per il green deal.

    Rivedere gli obiettivi?

    La Ue dovrebbe posticipare le scadenza, allentando il cappio intorno al collo delle case. Non è immaginabile lanciare altri siluri su un settore vitale per quella ripresa che si annucia difficile.

    A rischio, infatti, c’è la sopravvivenza stessa dell’industria automobilistica europea con tutto quello che comporta in termini di occupazione. Su questo punto le speranze che la verdissima Europa decida di sostenere l’automotive come elemento portante di un recovery economico sono molto basse. Quasi nulle.

    Tamponi in auto coronavirus

    Il mondo D.C. (Dopo Coronavirus)

    E intanto media e social stanno preparando il mondo D.C. (Dopo Coronavirus) che verrà, costruito sulla base di una politica che potrebbe estremismo salutista ed eco-dittatoriale.

    Già fin da ora si avverte il pericolo leggendo studi su un improbabile legame tra PM10 e diffusione del virus mentre in molti esultano per i report sul calo di polveri e CO2 dovuto alla riduzione delle attività umane, il che considerano l’auto oltre il coronavirus equivale a dire: “L’operazione è riuscita, il paziente è morto”.

  • Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità

    Coronavirus e inquinamento, l’argomento sta stimolando considerazioni da parte di molti. Non tutte corrette. Molte, a mio parere, anche inopportune.

    Il primo argomento, che attira numerosi commenti, riguarda l’introduzione delle restrizioni alla circolazione e il loro effetto sull’inquinamento. Secondo alcuni, la concentrazione di inquinanti nell’aria si abbassa. Secondo altri, assolutamente no. Oppure forse, soltanto in parte.

    Il secondo argomento riguarda il particolato, la cui concentrazione in atmosfera giocherebbe un ruolo decisivo e diretto nella terribile diffusione del Covid-19 proprio in aree altamente inquinate d’Italia.

    Partire dai fatti

    Quando sono in tanti a parlare, spesso partendo da posizioni di inadeguata preparazione scientifica sull’argomento, è bene non cadere nella trappola del sensazionalismo.

    La prima regola, per capirci qualcosa, è partire dai fatti. Quindi da ciò che hanno realmente osservato e analizzato gli esperti.

    Due semplici domande

    Chi ha studiato cosa?

    Cosa emerge realmente dagli studi di settore?

    Relazione tra restrizioni per Coronavirus e inquinamento

    I dati parlano chiaro e dicono che con le restrizioni alla circolazione introdotte per combattere la diffusione del Covid-19 l’inquinamento in atmosfera si è decisamente ridotto.

    Questo è particolarmente evidente per l’NO2 – Diossido di azoto, come mostrato chiaramente da immagini satellitari, la cui comprensione non necessita di alcuna conoscenza specifica, che riporto qui di seguito con dati ed elaborazioni dell’ESA – European Space Agency.

    Report ESA Cornavirus e restrizioni Italia
    Schermata con titolo eloquente dal sito dell’ESA – Agenzia Spaziale Europea
    ESA immagine inquinamento Italia
    Immagine dal satellite prima delle restrizioni da Covid-19
    ESA immagine inquinamento Italia restrizioni Coronavirus
    Immagine dal satellite dopo giorni di restrizioni alla circolazione da Covid-19
    Scala colori e valori NO2
    Come leggere le immagini, il colore rosso indica alte concentrazioni di NO2

    La riduzione riguarda anche il particolato, la cui concentrazione è però molto influenzata dalle condizioni atmosferiche.

    Una riduzione della circolazione, in presenza di condizioni di stallo atmosferico, ha effetti marginali.

    Questo è chiaramente indicato nei documenti dell’ARPA Lombardia e dell’ARPA Veneto.

    Coronavirus restrizioni e inquinamento Arpa Lombardia
    Interpretazione dell’Arpa Lombardia dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione
    Comunicato Coronavirus restrizioni e inquinamento ARPA Veneto
    Interpretazione dell’Arpa Veneto dei dati relativi all’inquinamento in presenza di restrizioni alla circolazione con particolare attenzione al particolato

    La prima e la seconda verità

    La prima verità è che bloccando la circolazione diminuiscono immediatamente le emissioni e le concentrazioni di NO2 – Diossido d’azoto.

    Allo stesso modo diminuiscono le emissioni di particolato da traffico automobilistico, anche se va ben considerato il contemporaneo possibile incremento delle emissioni dovute all’utilizzo di riscaldamento domestico e in particolare all’utilizzo di pellet come combustibile, vista la maggiore presenza di persone in casa.

    La seconda verità è che per quanto riguarda la concentrazione in atmosfera di particolato, l’influenza delle condizioni atmosferiche si dimostra decisiva. Se permangono condizioni di stallo atmosferico, il particolato può non diminuire nemmeno in presenza di un abbassamento deciso delle emissioni.

    Questo perchè il particolato sospeso in aria non precipita al suolo e rimane in sospensione, conservando la situazione di criticità.

    Relazione tra inquinamento e diffusione di Covid-19

    Relativamente alla diffusione dei virus nella popolazione, la SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale in un suo documento di posizione condiviso con strutture dell’Università di Bologna e dell’Università di Bari, indica delle pubblicazioni scientifiche che correlano l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico.

    SIMA relazione diffusione 
coronavirus e inquinamento
    Intestazione e titolo del documento della Società Italiana di Medicina Ambientale

    Il particolato atmosferico, secondo le considerazioni degli esperti, funziona da vettore di trasporto per i virus.

    I virus sarebbero cioè in grado di attaccarsi con un processo di coagulazione al particolato, riuscendo così a rimanere in atmosfera per lungo tempo (ore, giorni, settimane). E a viaggiare anche per distanze relativamente lunghe.

    Il particolato atmosferico, oltre a trasportare i virus, potrebbe inoltre costituire un substrato capace di permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni.

    Un aumento delle temperature e della radiazione solare sarebbe in grado di accelerare l’inattivazione del virus, mentre un’umidità relativa elevata favorirebbe un più elevato tasso di contagio virale.

    Partendo da queste considerazioni, la SIMA evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di PM10 registrati nel periodo 10 Febbraio-29 Febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 Marzo. Questo considerando un ritardo temporale intermedio relativo al periodo 10-29 Febbraio di 14 giorni, tempo medio di incubazione del virus fino alla identificazione della infezione contratta.

    Tale analisi sembra quindi indicare una relazione diretta tra il numero di casi di COVID-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori, coerentemente con quanto riportato per altre infezioni virali.

    Sulle considerazioni riportate dalla SIMA, va detto che il documento di posizione non è una pubblicazione scientifica. Non dimostra, cioè, con metodo scientifico le correlazioni di cui parla ma esprime l’analisi – basata su letteratura scientifica relativa ad altri virus – svolta da un gruppo di esperti e non sottoposta a revisione tra pari (condizione, questa, necessaria per una pubblicazione scientifica).

    La terza verità

    La terza verità è che la relazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione del Coronavirus non è al momento scientificamente provata.

    Come non è provato l’effetto vettore, fisicamente possibile ma non dimostrato dalla sola incidenza della malattia, perchè – come per il fumo – il particolato potrebbe essere una concausa per il suo impatto sulle patologie respiratorie pregresse e non perchè ha una funzione di trasporto aereo del virus.

    Le ipotesi avanzate dal gruppo di esperti che ha redatto il documento della SIMA rappresentano un punto di partenza, suggestivo e apparentemente plausibile, per condurre delle analisi specifiche in merito.

    Non si tratta di conclusioni basate su un apposito studio condotto sul Coronavirus con metodo scientifico, né di un articolo pubblicato seguendo i canoni delle pubblicazioni scientifiche.

    Le fonti

    Ecco le fonti dei dati utilizzati per la mia analisi.

    L’ESA – Agenzia Spaziale Europea, che ha pubblicato una specifica animazione all’effetto dell’introduzione delle restrizioni alla circolazione in Italia sulle concentrazioni di inquinanti in atmosfera.

    Logo ESA European Space Agency

    Clicca qui per leggere il documento originale in lingua italiana dell’ESA, con la video-animazione relativa alle concentrazioni osservate da satellite.

    L’Arpa Lombardia, che ha reso note le concentrazioni di particolato e NO2 – Biossido di azoto e dedicato un documento all’interpretazione delle evidenze numeriche.

    Logo Arpa Lombardia

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Lombardia relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    L’Arpa Veneto, che ha fatto lo stesso relativamente alla regione Veneto.

    Logo Arpa Veneto

    Clicca qui per leggere la nota originale dell’Arpa Veneto relativa a correlazione tra inquinamento e restrizioni alla circolazione da Covid-19.

    La SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, che ha dedicato un documento di analisi alla correlazione tra concentrazione di particolato in atmosfera e diffusione dei virus.

    Logo SIMA medicina ambientale

    Clicca qui per leggere il documento originale della Società Italiana di Medicina Ambientale.

  • Coronavirus vs auto elettrica è la prossima sfida

    Coronavirus vs auto elettrica, si inizia a parlare della prossima grande partita che si giocherà nelle economie di tutto il mondo.

    Come scrive Fabio Gemelli di Motor1 Italia (clicca qui per leggere l’articolo), la prima mossa potrebbe essere fatta proprio in Cina con la richiesta dell’associazione dei costruttori di auto di rinviare l’entrata in vigore della normativa China 6a, simile nei valori al nostro livello Euro 6.

    Rischio rallentamento tecnologico

    Come ho scritto nell’articolo del 1° marzo (clicca qui per leggerlo) l’attenzione sull’inevitabile criticità economica, che ci attende all’uscita dal tunnel dell’emergenza Coronavirus, si presta per offrire l’occasione giusta ai già riluttanti attori industriali – che pongono non poche resistenze al cambiamento verso un sistema sostenibile – di chiedere e ottenere un rallentamento in campo ambientale.

    Coronavirus

    Nell’automobile, questo significa prima di tutto una possibile richiesta di deroghe e cancellazioni relative alle normative internazionali per la limitazione dei consumi e delle emissioni dei nuovi modelli.

    Di riflesso, si rischia un ritardo nella diffusione delle tecnologie elettrificate ad elevata efficienza, quindi ibridi Mild-hybrid, Full-hybrid e Plug-in Hybrid.

    Oltre, ovviamente, a un rinvio relativo all’arrivo con numeri di mercato importanti delle auto con trazione esclusivamente elettrica, quindi dei modelli con batterie al litio e, in prospettiva, a idrogeno.

    Punti di vista diversi

    Sarà inevitabile il confronto tra visioni completamente diverse.

    Già ieri, in condizioni economiche normali, c’era chi pensava che i limiti ambientali altro non sono che limiti economici, capaci di frenare lo sviluppo dell’industria più di quanto non siano in grado di aiutare l’ambiente.

    Coronavirus vs auto elettrica Sportellino ricarica Honda e
    Ricarica elettrica della Honda e

    E le evidenze scientifiche, che vedono il mondo della scienza insolitamente unanime nell’indicare l’abbassamento delle emissioni come priorità assoluta, venivano messe in dubbio dando inspiegabile credito a teorie avanzate da qualche opinionista improvvisato e sparuti pseudo-scienziati, in cerca soltanto di un cono di luce sotto il quale farsi notare per la prima volta nella loro vita.

    Il vecchio stile

    Questa è la posizione vecchio stile, che confonde il profitto a breve termine con lo sviluppo.

    Per il profitto a breve, la mancanza di innovazione è da sempre la ricetta migliore. Peccato che il breve termine… duri poco. E con l’arrivo dell’inevitabile giorno futuro, chi ha coltivato questa politica sia sempre stato spazzato via dal mercato.

    Il nuovo stile

    Il punto di vista di nuovo stile è diametralmente opposto, vede nell’innovazione una necessaria riduzione del profitto a breve termine.

    In questo caso l’arrivo del giorno futuro rappresenta però la realizzazione di nuovo profitto, all’interno del nuovo mercato. Quindi sviluppo solido e duraturo dal punto di vista economico.

    La sfida da vincere

    La partita tra vecchio e nuovo avrà certamente luogo nel dopo emergenza.

    Per vincerla davvero si deve tenere alta la consapevolezza che non c’è un unico nemico (il Coronavirus, piuttosto che il pericolo ambientale) ma ce ne sono due. E vanno sconfitti entrambi.

    Salto

    L’auto elettrica, che rappresenta simbolicamente l’attenzione alla costruzione di un futuro sostenibile, deve sopravvivere alla grande paura ed essere protagonista del nuovo sviluppo.

    Soltanto così entrambi i nemici saranno sconfitti e la grande crisi sarà superata correttamente, evitando cioè il pericolo di nuovi precipizi.

  • Asse Italia-Cina, andrà oltre l’emergenza Coronavirus

    Asse Italia-Cina come possibile sviluppo dei segnali di amicizia scambiati tra i due paesi durante l’emergenza, che li ha colpiti entrambi in modo pesante.

    La storia non stava prendendo la migliore delle pieghe possibili, quando in Italia qualche scellerato ha pensato bene di prendersela coi Cinesi presenti nelle nostre città, soltanto per la loro origine, all’inizio dell’emergenza Coronavirus.

    Ci ha pensato il Presidente Mattarella

    Il Presidente della Repubblica Mattarella è sceso opportunamente in campo per dare un segnale forte al governo cinese.

    La visita del 6 febbraio alla scuola Manin del quartiere Esquilino a Roma – frequentata da molti bambini di origine cinese – è il nostro biglietto ufficiale di scuse e amicizia alla Cina.

    Mattarella costruisce l'asse Italia-Cina

    Il presidente cinese Xi Jinping ha gradito e – in occasione di un successivo ulteriore segnale di amicizia, rappresentato dal concerto di una pianista di origini cinesi al Quirinale – ha inviato attraverso l’ambasciatore cinese a Roma un messaggio contenente frasi molto chiare.

    “La scorsa settimana  Lei ha voluto incontrare gli studenti di una scuola elementare presso un quartiere di Roma in cui la comunità cinese è molto numerosa – ha scritto Xi Jinping a Mattarella – e ha voluto organizzare un concerto straordinario di una pianista di origini cinesi. Si tratta di gesti concreti che mostrano come la vera amicizia si veda nel momento del bisogno e io ne sono profondamente commosso”.

    Adesso gli aiuti dalla Cina

    La storia di questi giorni è nota, grazie al nuovo asse Italia-Cina sono arrivate apparecchiature e dotazioni personali di cui l’Italia ha urgente bisogno.

    medici cinesi asse Italia-Cina coronavirus

    Da notare il fatto che che i nostri parenti-serpenti europei si sono guardati dal volercele vendere.

    Si badi bene: vendere, nessuno ha chiesto di regalare…

    Aiuti grazie all'asse Italia-Cina

    I Cinesi, allora, si sono fatti avanti. Non si tratta di beneficienza, sia chiaro. Noi abbiamo aiutato concretamente la Cina nel momento dell’emergenza, prendendo spunto dalle mosse diplomatiche di Mattarella per inviare materiali utili e un pieno sostegno medico-scientifico.

    Asse Italia-Cina medici coronavirus

    La rete scientifica

    La rete scientifica sull’asse Italia-Cina è anche quella che ci ha aiutato ad arrivare presto all’utilizzo del farmaco anti-artrite Tocilizumab per tentare la cura dei pazienti afflitti dalle polmoniti più gravi e ricoverati nelle terapie intensive.

    In questo caso è l’asse Napoli-Cina quello che fa la differenza.

    Il team di super-dottori capitanato dal dott. Paolo Ascierto e nato dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” e l’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli si è infatti confrontato con il collega cinese dottor Wei Haiming Ming del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China, prima di dar seguito alla brillante intuizione di utilizzare il farmaco anti-artrite Tocilizumab della Roche.

    Paolo Antonio Ascierto

    La task force di esperti guidata da Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli, Franco Buonaguro, direttore di Biologia Molecolare e Oncogenesi virale del Pascale, e Vincenzo Montesarchio, direttore Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, ha ora sviluppato un protocollo nazionale per estendere ad altri centri in Italia l’impiego di Tocilizumab nei pazienti contagiati da coronavirus che si trovano in condizioni molto critiche.

    Il nuovo asse ha un futuro

    L’Italia imprenditoriale ha grandi interessi in Cina. Si tratta di impianti produttivi, avviati ormai da anni anche da consorzi di piccole e medie imprese, oltre che dalle aziende più grandi.

    Il mercato cinese è il più ricco, importante e dotato di rosea prospettiva per due settori strategici per l’economia italiana, come la moda e il turismo.

    Quando si tratterà di ripartire dopo lo shock del Coronavirus, il nostro paese – come molti altri che probabilmente si troveranno nei prossimi mesi ad affrontare analoghe difficoltà – avrà di fronte uno spartiacque netto tra passato e futuro.

    Asse Italia-Cina presidenti Mattarella e Xi Jinping

    Nulla sarà come prima. E l’asse con la Cina potrà continuare anche su ambiente ed energia, oltre che su medicina, moda, industria manifatturiera, turismo.

    Ci sarà da ricostruire. E il nuovo-vecchio amico cinese potrà essere un valido interlocutore.

    Grazie alla via aperta da Marco Polo, per primo tra gli occidentali, se sapremo fare attenzione al pericolo che c’è ovviamente quando si abbraccia un gigante, recupereremo velocemente e con forza un ruolo in Europa e nel mondo anche grazie al rapporto con la Cina.