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  • Guerra al Coronavirus, l’industria dell’auto riconverte la sua produzione

     

    La guerra al Coronavirus ha ormai tutte le caratteristiche di un vero e proprio conflitto mondiale.

    La buona notizia è che si tratta di una guerra fatta per salvare gli uomini, non per ucciderli. Quella cattiva è che siamo davanti a un nemico invisibile e sconosciuto, capace di incunearsi in ogni meandro delle nostre comunità.

    L’industria dell’auto si dimostra strategica

    L’automobile è un prodotto meraviglioso, capace di diventare protagonista di tutte le evoluzioni tecnologiche e di tutti i fatti storici che riguardano la società umana.

    In un’auto moderna c’è praticamente tutto, dall’informatica alle biotecnologie. E nell’industria che è capace di produrla ci sono competenze adatte ad ogni tipo di esigenza.

    L’industria dell’auto è in grado di produrre tutti i materiali di cui oggi il mondo ha urgente bisogno per la guerra al Coronavirus, dalle macchine per la respirazione assistita – i cosiddetti ventilatori – fino alle semplici quanto introvabili mascherine filtranti da mettere sul volto.

    Mike Manley FCA
    Mike Manley, FCA

    Fiat Chrysler Automobiles farà ventilatori e mascherine

    E’ della scorsa settimana l’annuncio dell’impegno di FCA e Ferrari al fianco dell’azienda italiana Siare Engineering, che produce ventilatori per la respirazione assistita, essenziali nei reparti che curano i malati più gravi

    Adesso il Ceo Mike Manley sta per decidere la riconversione di un impianto asiatico del gruppo alla produzione di mascherine.

    L’obiettivo è la produzione di un milione di mascherine al mese, da raggiungere velocemente nel corso delle prossime settimane.

    General Motors produrrà ventilatori respiratori

    Il gruppo americano ha chiesto ai suoi fornitori di mettere a punto i componenti per una produzione a breve termine di almeno 200.000 respiratori meccanici.

    La collaborazione tra la General Motors e la Ventec Life Systems, produttore di macchine per la respirazione artificiale, è stata confermata dalla numero uno della GM, Mary Barra.

    Mary Barra Coronavirus
    Mary Barra, General Motors

    Diversi fornitori della General Motors, dalla Meridian con sede in Michigan, alla Twin City di Minneapolis, alla Myotek presente in Michigan e in Cina, stanno collaborando per unire le loro competenze e assicurare velocemente un’adeguata capacità produttiva.

    La chiamata del presidente Trump

    Il Tweet del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è molto esplicito in proposito e indica la strada a Ford, General Motors e Tesla.

    Il Presidente Trump nella guerra al Coronavirus non si limita a condividere l’iniziativa ma si spinge più in là, quasi sfidando i manager automobilistici a dimostrare di cosa siano capaci.

    Go for it auto execs, lets see how good you are?

    Tweet Presidente Trump
    Tweet Donal Trump guerra coronavirus

    Volkswagen accelera la tecnologia di produzione con stampa 3D per ventilatori polmonari

    La Volkswagen scende in campo nella guerra al Coronavirus e cerca di velocizzare la messa a punto di una capacità produttiva importante di macchine per la respirazione assistita puntando sull’accelerazione nell’utilizzo delle stampanti 3D.

    Uno specifico gruppo di lavoro sta predisponendo procedure, catena di fornitura e adattamenti tecnologici appropriati per utilizzare la tecnologia di stampa in 3 dimensioni nella produzione dei componenti meccanici dei ventilatori.

    Anche Bentley e Porsche nell’operazione

    Il numero uno della Bentley, Adrian Hallmark, ha confermato che il marchio di lusso è pronto a dare il suo contributo in termini ci conoscenze e capacità produttiva di alta qualità.

    Interesse e disponibilità sono arrivati anche da parte di Oliver Blume, Ceo della Porsche, durante la presentazione dei risultati finanziari 2019.

    La Bmw si concentra sulla stampa 3D

    I vertici della Bmw hanno confermato che il loro gruppo si sta muovendo per avviare una produzione di macchine di respirazione assistita, componente cruciale nella lotta per salvare vite umane.

    La casa di Monaco di Baviera ha comunicato che la tecnologia maggiormente interessante, secondo i tecnici che stanno affrontando la sfida tecnologica posta, è quella della stampa in 3 dimenzisioni dei componenti da assemblare.

    Nel Regno Unito Jaguar Land Rover, Ford e Nissan

    Nel Regno Unito la Jaguar Land Rover ha iniziato da giorni a investigare su come produrre macchine per la respirazione e altri macchinari ritenuti fondamentali nell’emergenza.

    La Ford ha confermato il suo impegno e lo stesso ha fatto la Nissan. Entrambi i marchi hanno importanti attività di sviluppo e industriali oltremanica.

    Dalla guida autonoma alla lotta al virus

    Un altro campo nel quale si stanno muovendo è quello dell’intelligenza artificiale, oggi applicata ai sistemi di guida automatica per i veicoli.

    La grande esperienza nella gestione dei dati e nel loro utilizzo per la localizzazione, oltre che per l’indirizzo verso la corretta decisione, può dimostrarsi preziosa nella lotta alla diffusione del virus.

    La BYD in Cina produce anche disinfettante per mani

    La casa automobilistica cinese BYD ha convertito la produzione e produce 5 milioni di mascherine al giorno. L’azienda di Shenzhen ha avviato la costruzione di una linea di produzione dedicata alle mascherine alla fine di gennaio, a seguito dell’espansione del Covid-19 in Cina.

    Oggi la BYD produce quotidianamente anche circa 300mila bottiglie di disinfettante per le mani e fornirà i dispositivi di protezione personali ai suoi lavoratori per riportare ai normali livelli la produzione di auto. Mentre continuerà a fornire attrezzature per ospedali e altri settori produttivi e della logistica nella provincia di Hubei, epicentro iniziale del Coronavirus.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    Clicca qui e leggi Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente.

  • Ford Mustang Mach-E, al via le prenotazioni

    La Ford Mustang Mach-E elettrica è ordinabile da oggi presso la rete dei concessionari Ford.

    Il prezzo dell’inedito Suv col mitico marchio Mustang parte dai 49.900 euro del modello Mustang Mach-E Standard Range 258CV.

    La Mustang Mach-E nasce sulla prima piattaforma di Ford per auto elettriche, è lunga 4,71 metri, alta 1,6 e larga 1,88 con un passo di 2,98 metri.

     Lo stile è Mustang più nei particolari, come i fari posteriori, che nelle forme vere e proprie.

    Mustang Mach-E posteriore

    Due livelli di batterie

    Il primo Suv elettrico della Ford è configurabile su due livelli di potenza abbinati sia alla trazione posteriore, sia a quella integrale.

    La versione standard range ha batterie da 75,7 kWh, mentre la extended range è dotata di accumulatori da 98,8 kWh e promette un’autonomia massima fino a 600 km – secondo i dati del costruttore riferiti al protocollo WLTP.

    Due o quattro ruote motrici

    Può inoltre avere trazione posteriore, con una dotazione di serie che include il Ford Co-Pilot per l’assistenza alla guida avanzata e un sistema di infotainment e connettività di ultima generazione. Oppure trazione integrale con grandi cerchi da 19 pollici, pinze freno rosse e inserti della plancia definiti carbon look.

    La Ford Mustang Mach-E può essere ricaricata presso le stazioni ad alta potenza del circuito Ionity fino a 150 kW. In 10 minuti di ricarica può essere così garantita un’autonomia di marcia di oltre 90 chilometri, secondo le anticipazioni fornite dalla Ford.

    Mustang Mach-E frontale

    Per la ricarica dal 10% all’80% di capacità delle batterie, in una stazione di ricarica rapida Ionity sono sufficienti circa 38 minuti, sempre secondo le simulazioni della Ford.

    Clicca qui per leggere l’articolo con la presentazione completa della Ford Mustang Mach-E.

    Aggiornamento software Over-the-Air

    Il Suv elettrico è dotato di aggiornamento OTA (over-the-air) del software di bordo.

    Questo nel tempo potrebbe addirittura permettere di migliorare le prestazioni, grazie alla correzione e all’adattamento di parametri impostati in modo conservativo al momento del lancio.

  • Questo è l’anno dell’auto ibrida. Ecco tutti i modelli del 2020

    Il 2020 è un anno storico per l’evoluzione dell’auto verso la tecnologia ibrida.

    Non si è mai vista prima un’inondazione di nuovi prodotti con doppia motorizzazione ampia come quella dell’anno in corso.

    Full-Hybrid e Plug-in Hybrid in tutti i segmenti

    Dai modelli compatti fino ai grandi Suv, tutte le tipologie di vettura sono interessate nel corso dell’anno dall’arrivo di modelli ibridi di tipo full-hybrid, quindi senza ricarica elettrica dall’esterno, oppure plug-in hybrid, caratterizzati cioè dalla possibilità di ricaricare le batterie anche dalla presa elettrica.

    Nuova Toyota Yaris, la regina del mercato si rinnova

    Tra le auto compatte è particolarmente attesa la nuova Toyota Yaris Hybrid, che già nella versione attuale è il modello ibrido più venduto nel nostro paese.

    Toyota Yaris 2020

    Grazie al sistema ibrido di quarta generazione, la piccola Toyota promette percorrenze in modalità zero emissioni ancora maggiori (addirittura l’80% del percorso in città) e una più spinta economia nei consumi di benzina.

    Renault Clio E-Tech, il Full-Hybrid Made in Europe

    La competizione ibrida nel corso dei dodici mesi è resa interessante anche dall’arrivo dell’inedito sistema E-Tech a bordo della nuova Renault Clio.

    La mia spiegazione della tecnologia Renault E-Tech al salone di Ginevra

    Si tratta di una tecnologia molto diversa rispetto a quella della Toyota, e promette anch’essa prestazioni di assoluto livello. Anche in questo caso è stato comunicato il valore dell’80% del percorso in modalità zero emissioni in città.

    Honda Jazz Hybrid, l’altro ibrido giapponese

    Completa l’avanzata della tecnologia ibrida full-hybrid tra le auto compatte l’arrivo della Honda Jazz Hybrid, disponibile esclusivamente in versione ibrida.

    Honda Jazz e Honda Jazz Crosstar

    Il sistema Honda è completamente diverso da quello Toyota ed è particolarmente centrato sull’utilizzo del motore elettrico nelle diverse condizioni di marcia.

    Clicca qui e leggi il Dossier: Honda I-MMD l’altro ibrido Made in Japan.

    Kia e Hyundai, massiccia offensiva ibrida dei marchi coreani

    Per i marchi coreani l’offerta ibrida si arricchisce in casa Hyundai grazie alla Kona Hybrid e alle rinnovate Hyundai Ioniq.

    Hyundai Kona Hybridvista laterale

    Novità anche per la Kia con la Niro Hybrid e l’arrivo della Kia Xceed in versione plug-in hybrid.

    Kia Niro PHEV dinamica muso
    Kia Niro Plug-in Hybrid

    Clicca qui e leggi il Dossier: Kia Niro Hybrid e Plug-in Hybrid.

    Marchi tedeschi, soltanto Plug-in Hybrid

    A dir poco impressionante il programma di introduzione di modelli ibridi per i marchi tedeschi.

    Nella prima parte dell’anno debutta la versione ibrida plug-in della Bmw X1, che ha il compito di trainare la gamma con doppia motorizzazione del marchio, già ben articolata, verso obiettivi di vendita molto elevati.

    Il piano di attacco dell’Audi in tema di ibrido vede il debutto dell’Audi Q5 plug-in hybrid come modello di maggiore diffusione. Entro la fine dell’anno è previsto l’arrivo sul mercato anche della Audi Q4 ibrida plug-in.

    Audi Q5 TFSI e vista laterale dinamica
    Audi Q5 Plug-in Hybrid

    Per la Mercedes l’arrivo di modelli ibridi plug-in va dalla nuova Classe A, alla Classe B e comprende i Suv Glc e Gle.

    Con la particolarità dell’abbinamento tra motore diesel e motore elettrico per la Mercedes Gle ibrida plug-in, come già avviene per le Classe E e Classe C station-wagon.

    In casa Volkswagen è la Golf 8 Gte a rappresentare la maggiore novità, con sistema ibrido ricaricabile offerto con un doppio livello di potenza.

    Volkswagen Golf 2020
    Anche la Volkswagen Golf 8 arriva in versione Plug-in Hybrid

    Anche il gruppo PSA punta sul Plug-in Hybrid

    Notevole il numero di novità ibride per i marchi del gruppo Psa, con particolare importanza sul nostro mercato per le Peugeot 508 e 3008 Hybrid4, la Citroen C5 Aircross Hybrid la Opel Grandland X Hybrid4.

    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid ricarica
    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid in ricarica

    La Ford accelera l’elettrificazione in Europa

    In casa Ford è l’arrivo della Kuga Phev ibrida ricaricabile il punto di maggior interesse.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    Ma anche il debutto in Europa del grande Suv Ford Explorer proprio grazie alla doppia motorizzazione è una novità molto importante per il futuro del marchio sul nostro mercato.

    Gruppo FCA, tocca alla Jeep

    Per il gruppo Fca è il marchio Jeep a iniziare il percorso ibrido di elevata elettrificazione.

    La soluzione plug-in hybrid arriva a bordo della Jeep Renegade e della Jeep Compass.

    Jeep Renegade & Compass 4Xe

    Il simbolo dell’ibrido 2020 è la Ferrari

    Ma è decisamente made in Italy il modello simbolo di un 2020 da consegnare alla storia come l’anno dell’ibrido.

    Ferrari SF90 Stradale Cavallino volante

    La Ferrari SF90 Stradale, primo modello ibrido plug-in del cavallino rampante, suggella infatti l’elettrificazione irreversibile dei sistemi di trazione, anche di quelli ad alte prestazioni.

    Il mio video sulla Ferrari SF90 Plug-in Hybrid

  • Ford Mustang Mach-E, la sfida a Tesla diventa emozionante. E accessibile

    Ford Mustang Mach-E, si chiama e appare così la prima vera auto elettrica di Dearborn. Dunque previsioni confermate per il nome di un’auto che tenta un’operazione assai difficile: rappresentare l’innovazione attraverso la tradizione, andando a scomodare un vero e proprio mito. Parliamo di 55 anni di storia ininterrotta, oltre 10 milioni di unità, la sportiva più venduta al mondo, ma soprattutto un’icona densa di significati.

    La famiglia Mustang

    La 500 degli americani

    Molti infatti la descrivono con gli stessi toni con la quale i nostri padri e i nostri nonni ricordano e raccontano le Fiat 500 e 600. La Mustang è infatti per gli americani la prima auto, quella del primo appuntamento, del primo bacio, del matrimonio, del viaggio di nozze e di tante altre circostanze, più o meno memorabili, che la vita ci pone. Le dimensioni sono ben diverse, ma le parole sono le stesse.

    Ford Mustang Mach 1 1969

    I ricordi e i ripensamenti

    La Mustang Mach-E nasce sulla prima piattaforma di Ford per auto elettriche, è lunga 4,71 metri, alta 1,6 e larga 1,88 con un passo di 2,98 metri. Lo stile è Mustang più nei particolari, come i fari posteriori, che nelle forme vere e proprie. È interessante sapere che la Mach-E era stata pensata all’origine come una “compliance car”, ovvero come un oggetto funzionale al proprio obiettivo e alla diversa disposizione di tutti i componenti.

    Ford Mustang Mach-E

    Meglio Mustang che Ford

    Dunque muso corto, superfici lisci e forme semplici: un po’ come la Jaguar I-Pace. Ed invece, ad un certo punto, ci sono state la svolta e l’intuizione di Jim Farley, un uomo chiave nelle vicende Ford degli ultimi anni. Bisognava rovesciare il paradigma portando nel futuro l’orgoglio e le emozioni del proprio passato. Alla fine del 2017 iniziò così a circolare il bozzetto di qualcosa che ricordava da dietro la Mustang e con un nome in codice: Mach 1.

    Ford Mustang Mach-E

    L’auto decolla con gli aerei

    Il nome Mach 1 affonda nel passato della Mustang che, quando fu lanciata nel 1964, era una tranquilla pony car, ma presto divenne una “muscle car”. Una delle versioni sportive storiche fu proprio la Mach 1. Erano gli anni in cui le suggestioni aeronautiche erano ancora forti sull’automobile. Del resto, lo stesso nome Mustang deriva dal caccia P-51 Mustang impiegato dall’aviazione americana durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Ford Mustang Mach-E

    Da Mach 1 a Mach-E

    Montava il famoso motore inglese Merlin, lo stesso del caccia britannico Spitfire. Anche la Triumph, quando produceva automobili, fece qualcosa di analogo chiamando Spitfire un proprio modello. Il Merlin era un progetto Rolls-Royce e veniva prodotto a Crewe, dove oggi nascono invece le Bentley. Il nome Mach 1 compare per la prima volta su una Ford nel 1949 sulla Levacar Mach 1, una monoposto dal design avveniristico, pensata per viaggiare su cuscino d’aria.

    Ford Levacar Mach 1
    Elon, stiamo arrivando!

    In qualche modo dunque il nome Mach 1 significava futuro ancora prima che la Mustang nascesse. Come la Levacar, la Mach-E porta i geni di quel passato e guarda decisamente al futuro, confrontandosi con altri pianeti. Primo fra tutti, quello di Tesla che ha portato l’automobile elettrica sulla Terra. Ecco perché Ford ha presentato la sua nuova nata all’aeroporto di Hawthorne, California, accanto ai capannoni di Space X, la società di Elon Musk che si occupa di spazio.

    Ford Mustang Mach-E

    Senza mani, over the air

    L’abitacolo della Mach-E parla più di qualunque altra cosa: il grande schermo verticale da 15,5 pollici al centro della plancia è quello della Model 3, anche se non è solo scena. La Ford elettrica sarà infatti la prima auto non-Tesla a potersi aggiornare completamente over-the-air. Dunque non solo le mappe e il nuovo sistema Sync, ma anche i software di gestione dell’energia e i sistemi di sicurezza con la promessa che, poco dopo il lancio, la Mach-E offrirà la guida autonoma senza mani.

    Ford Mustang Mach-E

    Due bagagliai, zero maniglie

    Altri tocchi di futuro sono il mirroring con Android Auto e Carplay senza fili e le portiere prive di maniglie. Si aprono sfiorando pulsanti sui montanti. Invece ci sono gli specchietti e non le telecamere, soluzione che negli USA non è omologabile. Due i bagagliai: posteriore da 402-1.420 litri, anteriore da 100 litri. Notevole lo spazio interno grazie al pavimento piatto e al passo lungo, ma sorprende la libertà di movimento per la testa per un’auto che ha il proprio motore vero sotto i piedi.

    Ford Mustang Mach-E

    Batteria doppia e king size

    La Mach-E ha due taglie di batteria: da 288 celle e 75,7 kWh di capacità e da 388 celle e 98.8 kWh. L’accumulatore è assemblato dalla Ford stessa sfruttando un’esperienza nel campo dell’elettrificazione che comincia nel 2004 e sta in oltre 800mila auto ibride e ibride plug-in in circolazione. Le celle sono a sacchetto della LG Chem e accettano una potenza massima di ricarica di 150 kW. Negli USA Ford si appoggerà alla rete di Electrify America, in Europa a Ionity, consorzio al quale appartiene dalla fondazione, e a un sistema di pagamento unificato per 125mila stazioni basato sulla piattaforma FordPass.

    Ford Mustang Mach-E

    Almeno 500 km di autonomia

    Il sistema di propulsione può essere con il solo motore posteriore o con due motori con la trazione integrale. Quello anteriore è comunque più piccolo del primo, per mantenere caratteristiche di guida vicine alla Mustang tradizionale. Le potenze di 190, 210 o 248 kW con coppie di 415 o 565 Nm e autonomie che vanno da 540 a 600 km. Si ferma a 500 km la versione GT che ha 342 kW e 839 Nm per uno 0-100 km/h in meno di 5 secondi. Tre le modalità di guida: Whisper, Engaged e Unbridled che offre anche una sonorità all’interno ottenuta amplificando suoni e campionando frequenze del sistema di propulsione.

    Ford Mustang Mach-E

    L’accessibilità è Mustang

    La concorrente diretta della Mach-E è la model Y, ancora in fase di gestazione, ma la cosa più interessante è il prezzo: si parte da 45mila e si arriva a 60mila euro, GT esclusa. Dunque decisamente meno di concorrenti europee dotate di batterie più piccole e nello spirito di Ford e della Mustang: prestazioni e divertimento di guida ad un prezzo accessibile. La Ford Mustang Mach-E sarà prodotta in Messico, presso lo stabilimento di Cuatitlan, e arriverà nell’autunno del 2020. Negli USA si può già prenotare con 500 dollari.

    Ford Mustang Mach-E

  • Salone di Francoforte, la spina che vince ha ancora i pistoni

    Tanta spina, ma ancora con i pistoni. Il primo responso del Salone di Francoforte è inequivocabile: accanto al debutto di auto elettriche decisamente importanti, le ibride plug-in allungano decisamente il passo. E per passo intendiamo la loro autonomia in elettrico. Viene dunque confermata una tendenza inaugurata dalla Volkswagen Passat e dalle BMW accanto ad una diffusione oramai esponenziale delle versioni che mescolano il motore a combustione con l’elettrico alimentato da una batteria ricaricabile.

    Mercedes GLE350 de

    Un poker di spine per la Stella

    I casi più eclatanti arrivano da Mercedes che ha presentato ben quattro ibride plug-in con un’autonomia in elettrico che arriva a sfiorare i 100 km secondo l’omologazione WLTP. Detentrice di questo record è la GLE 350 de 4Matic con motore diesel 2 litri da 320 cv complessivi e un raggio d’azione ad emissioni zero dichiarato di 90-99 km secondo le regole WLTP e addirittura di 106 km secondo le uscenti NEDC. Per raggiungere questi risultati ci vuole una batteria da 31,2 kWh, ma anche la velocità massima di oltre 160 km/h raggiungibile in elettrico è da record. Se pensiamo che la prima Nissan Leaf aveva 24 kWh – e si fermava elettronicamente a 144 km/h – e la prima Chevrolet Volt l’aveva da 16 kWh (usandone effettivamente il 50%), si vede come e quanto si sia evoluta la tecnologia delle batterie e la progettazione delle vetture in funzione della loro elettrificazione.

    Skoda Superb iV

    Potenza pari, autonomia doppia

    Pari potenza (320 cv), cilindrata e persino coppia (700 Nm), ma a benzina, è la GLC 300 e che ha una batteria da 13,5 kWh per un’autonomia di 39-43 km (WLTP). Le ibride plug-in più interessanti per il mercato sono le nuove classi A e B denominate entrambe 250 e. Hanno un motore 1,3 litri a benzina e una potenza totale di 218 cv per un bilancio tra prestazioni e consumi davvero interessante: fino a 240 km/h e 0-100 km/h in 6,6 secondi con un’autonomia in elettrico WLTP che, nel migliore dei casi, arriva a 69 km e non è inferiore a 56 km. La batteria da 15,6 kWh, posizionata sotto il sedile posteriore, non influenza minimante lo spazio interno e, per non darle fastidio, l’impianto di scarico si ferma a metà del fondo della vettura. In Germania i prezzi annunciati sono intorno ai 37mila euro.

    Mercedes A250 e

    Il terzetto Ford, le debuttanti e le nuove promesse

    Dietro alla Mercedes c’è la Ford con 3 ibride plug-in. Trattasi di un terzetto alquanto eterogeneo, ma decisamente agguerrito: la gigantesca Explorer, per la prima volta in Europa con un poderoso V6 biturbo elettrificato da 450 cv con 40 km di autonomia, la Kuga che ha 3 ibride cui una ricaricabile da 225 cv con oltre 50 km di autonomia, e il Tourneo Custom. Quest’ultimo è l’unico commerciale con questo tipo di propulsione ed è anche in serie: l’unico motore di trazione cioè è elettrico e il mille 3 cilindri serve solo a ricaricare la batteria da 13,6 kWh una volta esaurita la ricarica alla spina dopo 50 km. È il momento del plug-in anche per la Opel Grandland X, la Seat Tarraco e la Skoda Superb. Presto lo sarà anche per la nuova Land Rover Defender e la Renault Captur, quest’ultima annunciata con un’autonomia in elettrico di 60 km.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    La maturità portata dal realismo

    Anche le auto compatte dunque sono cominciano ad abbracciare una elettrificazione mista con spina. I motivi sono molteplici. Il primo è l’esigenza primaria da parte delle case di mettere effettivamente su strada auto a basse emissioni e capaci di fare numeri di rilievo, non solo di tagliare con l’accetta quelle dei Suv. Il secondo è avviare l’elettrificazione in modo più rassicurante e meno traumatico. Il terzo è ridare fiato ad un sistema di propulsione che non è mai riuscito a decollare proprio perché il bilancio tra costi, percorrenze in elettrico e risparmio effettivo per il cliente non era ancora ottimale. La dimostrazione è che, anche in paesi ad elevato tasso di elettrificazione, gli ibridi plug-in hanno perso quota in favore dell’elettrico. Rimangono obbligatori l’ottimismo e idealismo per una veloce conversione, almeno parziale, del parco circolante alle emissioni zero, ma deve comandare il realismo: sia quello di chi le auto le produce sia di chi deve acquistarle per muoversi in modo efficiente.

  • Electrify America prepara il rifornimento robotizzato per le auto elettriche

    La stazione di rifornimento interamente automatizzata è in arrivo nel 2020. Ci sta lavorando Electrify America (https://www.fabioorecchini.it/electrify-america-anche-batterie-ad-alta-capacita-per-la-rete-di-ricarica-ultraveloce-negli-usa/) a San Francisco, in collaborazione con Stable e Black&Veatch. La prima è la ex Diatom Robostics, azienda che ha come missione il reinventare la stazione di rifornimento, la seconda è una società di consulenza e progettazione attiva sin dal 2015 e con un fatturato da 2,5 miliardi di dollari.

    Leggi l’articolo che spiega che cosa è Electrify America

    Il robot ci farà il pieno

    L’obiettivo primario è costruire una stazione di rifornimento completamente robotizzata per le flotte di auto elettriche a guida autonoma, campi nei quali la vicina Silicon Valley è all’avanguardia.  La stazione fornirà ricarica a 150 kW in corrente continua. Electrify America si occuperà degli aspetti che riguardano il collegamento alla rete e i sistemi di pagamento, Stable sovrintenderà l’intero progetto grazie alla propria competenza nel campo della robotica. Black&Veatch si occuperà infine dell’ingegnerizzazione del progetto.

    Electrify America e Stable

    Electrify America and Juliet

    Electrify America è nata invece nel 2016 ed è, con ogni probabilità, la più grande iniziativa al mondo per la costruzione di una rete di ricarica ultraveloce (fino a 350 kW). Ha un budget di 2 miliardi di dollari fino al 2027 e nasce per iniziativa di Volkswagen nell’ambito del rimborso per il Dieselgate. In parallelo, la casa tedesca in Italia sta portando avanti denominato Electrify Verona (https://www.fabioorecchini.it/electrify-verona-meglio-di-electrify-america-pali-della-luce-per-ricarica-auto-elettriche-video-sorveglianza-e-wi-fi/ e https://www.fabioorecchini.it/video-opinione-massimo-nordio-electrify-verona/), progetto pilota per altre città italiane di media grandezza. Volkswagen è anche impegnata nella creazione di una rete quanto più differenziata (vedi il progetto delle power bank per auto elettriche https://www.fabioorecchini.it/volkswagen-power-bank-per-auto-elettriche/).

    Leggi l’articolo su Electrify Verona e la video opinione sull’argomento con l’intervista a Massimo Nordio

    Tanti tipi di ricarica

    Tali progetti assumono inoltre un valore più ampio alla luce dei nuovi accordi con Ford e che riguardano proprio l’auto elettrica e la guida autonoma. La rete di Electrify America potrebbe dunque essere funzionale anche per la nuova alleanza. I nuovi sistemi di rifornimenti robotizzati potrebbero essere utili per gli altri tipi di flotte (car sharing, veicoli commerciali, noleggio, ride sharing, etc) e le normali auto elettriche. La differenziazione dei sistemi di ricarica non soltanto per livello di potenza, ma anche per tipologia di servizio, contribuirà sicuramente alla creazione di una segmentazione all’interno di un mercato in piena evoluzione: da chi vuole risparmiare e vuole farsi tutto da solo fino al self service completamente automatizzato.

    Herbert Diess e Jim Hackett

  • Volkswagen, elettrica e condivisa la mobilità del futuro – Dossier

    La mobilità elettrica e condivisa conquista un pubblico sempre più ampio.

    Lo sa bene anche Volkswagen che di recente ha intensificato la partnership con Ford proprio allo scopo di sviluppare la sharing mobility come strategia per il futuro. Le due compagnie condivideranno le rispettive tecnologie per la produzione di veicoli elettrificati e per la guida assistita.

    Guida autonoma VW interno auto

    In particolare, Ford ha investito 2 miliardi qualche anno fa nella start up Argo AI, punta di diamante della ricerca tecnologica della casa di Detroit su auto connessa e guida assistita, mentre Volkswagen investirà 2,6 miliardi di dollari in Argo, con 1 miliardo di dollari di finanziamenti diretti e i restanti 1,6 miliardi fondendo nell’ex start up Usa la sua unità di guida autonoma a Monaco che diventerà il quartier generale europeo di Argo.

    A regime le due società combinate nella piattaforma tecnologica Argo Sds avranno a disposizione 700 ingegneri ad alta formazione, il 70% dei quali con Ph.d.

    La strategia Volkswagen e l’alleanza con Ford

    L’obiettivo è quello di arrivare a sviluppare un sistema di auto a guida assistita a livello 4 per il ride sharing e per la consegna merci nelle grandi città, oltre a introdurre gradualmente dispositivi di assistenza alla guida in tutti gli altri veicoli dei due gruppi. Ford condivide dunque la tecnologia sulla guida assistita. Mentre Volkswagen mette in comune con il gruppo Usa la piattaforma MEB per la produzione di veicoli a zero emissioni.

    ‘L’e-mobility è diventato il nuovo business model di Volkswagen – ha spiegato il CEO Diess – Abbiamo investito oltre 7 miliardi dollari per creare una piattaforma unica per i veicoli elettrificati, già pronta a elevati volumi produttivi di veicoli a zero emissione’’.

    ‘Più diventeranno economici i modelli elettrificati – ha detto Diess – e più in fretta avranno larga diffusione nel mercato mondiale dell’auto.

    Il ceo di Volkswagen prevede di produrre con la piattaforma Meb 15 milioni di auto elettrificate nei prossimi dieci anni, con 70 nuovi modelli.

    Il rapporto sulla sharing mobility in Italia

    Secondo quanto emerge dal terzo Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility. L’evoluzione dell’idea di mobilità risulta strettamente connessa alle abitudini delle persone. E dal momento che la proprietà di un mezzo di trasporto sembra non essere più un must, in particolare per le nuove generazioni, si fa strada il concetto di condivisione, con un ventaglio di opportunità interessanti che vanno dalla micromobilità al ridesharing.

    L’analisi dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility (nato da un’iniziativa del Ministero dell’Ambiente, del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile), i cui risultati sono riportati nel terzo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility presentato a Roma, non lascia alcun dubbio.

    Mobilità condivisa +24% nel 2018

    Nel 2018 oltre 5 milioni di italiani (il 24% in più rispetto all’anno precedente) hanno scelto soluzioni di mobilità condivisa, tramite uno o più dei 363 servizi attivi nel Paese (bikesharing, scootersharing, carsharing, carpooling, ecc.), per un totale di circa 33 milioni di tragitti effettuati. Un altro dato decisamente interessante è quello relativo alla quota elettrica nella sharing mobility, con un incremento dei veicoli elettrici in condivisione, al 43% sul totale considerando tutte le tipologie di servizi.

    CONDIVISA MA ANCHE ELETTRICA

    La strada della mobilità condivisa per Vw, passa per un’alimentazione elettrica, più sostenibile e pulita. Il fulcro cruciale di questa strategia è la piattaforma MEB che ha due caratteristiche principali. La prima è che si tratta di un’architettura nata esclusivamente per l’elettrico e non mutata dal passato.

    È una piattaforma estremamente flessibile che consente di progettare una vasta gamma di auto con differenti tipi di carrozzerie e di interni. Le Vw elettriche saranno inoltre vetture made in Germany.

    La produzione partirà con il primo modello di serie ID dall’impianto di Zwickau alla fine del 2019.

    Volkswagen elettrico e guida autonoma

    27 nuovi modelli elettrici entro il 2022

    Entro la fine del 2022, quattro marche del gruppo lanceranno 27 modelli basati sulla nuova piattaforma per auto elettriche.

    Clicca qui e LEGGI Volkswagen ID.3  -Dossier con VIDEO dei modelli della famiglia VW ID.

    Si tratta di un progetto ambizioso nel quale Volkswagen ha investito 6 miliardi di euro, di cui 1,3 negli stabilimenti produttivi di componenti che si trovano a Braunschweig, Salzgitter e Kassel, in Germania.

  • Ford e Volkswagen insieme per la guida autonoma e l’elettrico

    Ford e Volkswagen saranno alleate anche per la guida autonoma e l’elettrificazione oltre che per i commerciali e i pick-up. Lo hanno annunciato i due rispettivi CEO, Jim Hackett ed Herbert Diess, nel corso di una conferenza stampa convocata presso l’Andaz Hotel di Wall Street, a New York. Per il primo capitolo, Volkswagen investirà 2,6 miliardi di dollari in Argo AI, la società specializzata in intelligenza artificiale con sede a Pittsburgh, in Pennsylvanya e nella quale Ford sta investendo un miliardo dal 2017 per 5 anni.

    Herbert Diess, Jim Hackett e Bryan Salesky

    DUE AUTONOMIE PER L’AUTONOMA

    L’operazione porta di fatto alla fusione con la AID, la società controllata da Audi e dedicata alla guida autonoma con sede a Monaco di Baviera. Volkswagen inoltre acquisterà da Ford azioni di Argo AI per 500 milioni all’anno per 3 anni. A conti fatti, vuol dire che Argo AI ha ricevuto una valutazione di 7 miliardi di dollari e questo, oltre a dare ossigeno al bilancio di Ford, le fornirà anche denaro fresco. Alla fine, Ford e Volkswagen avranno una partecipazione paritaria – ma non totale – di Argo AI. L’obiettivo di quest’ultima è lo sviluppo per il 2021 di una piattaforma per la guida autonoma di livello 4 per veicoli in car sharing e per la logistica in città. Volkswagen potrà applicarla su un’auto del suo gruppo nel 2023. Questa mossa rappresenta un implicito riconoscimento dei risultati superiori raggiunti da Ford rispetto a Volkswagen in quest’area specifica.

    Ford Mondeo guida autonoma

    UNA MEB PER L’EUROPA

    L’altro capitolo invece prevede che la Ford potrà utilizzare la MEB, ovvero la piattaforma modulare sviluppata da Volkswagen per la maggior parte dei suoi veicoli elettrici di prossima generazione. Ford potrà utilizzare la MEB per un modello che sarà sviluppato, prodotto e venduto in Europa dal 2023, ovvero 3 anni dopo l’introduzione della ID3. Volkswagen ha speso 7 miliardi di dollari per sviluppare la MEB e prevede di vendere 15 milioni di unità dei modelli che vi sono basati entro il 2028. A questi volumi si aggiungeranno i 600mila del modello Ford. Ulteriori economie di scala potrebbero essere raggiunte con un altro modello che è ancora oggetto di discussione. Le prime ipotesi sono un’auto dalle dimensioni di una Fiesta e, successivamente, un crossover compatto.

    MEB

    PIATTAFORMA, MERCE PREZIOSA

    Per Ford rimangono identici il budget e i piani di prodotto fissati per l’elettrificazione: 11,5 miliardi di dollari di investimento per 16 modelli elettrici entro il 2022 basati su almeno 2 piattaforme dedicate. Non sappiamo se la MEB sarà la terza piattaforma, ma questo vuol dire in ogni caso che Ford realizzerà un risparmio netto sui costi di sviluppo e di approvvigionamento. Anche questo costituirà una salutare boccata d’ossigeno per la casa americana, in particolare per l’Europa dove sta per partire un grande piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di 3 stabilimenti, la vendita di uno e il taglio di 12mila dipendenti. Ford è la prima “esterna” a poter utilizzare la MEB.

    Ford Europa

    IL TERZO FA COMODO

    Diess aveva offerto per la prima volta la MEB a terze parti in occasione del Salone di Ginevra, due mesi e mezzo dopo l’annuncio dell’alleanza con Ford. E sin da allora era trapelato che gli argomenti attraverso cui farla evolvere erano la guida autonoma e la piattaforma MEB. L’unica piattaforma specifica elettrica sviluppata da Ford internamente è quella destinata alla Mach 1 (foto sotto), il crossover sportivo ad emissioni zero atteso per il 2021 che avrà lo stile delle Mustang e che potrebbe chiamarsi Mach E. La casa di Dearborn poi sta sviluppando un F-150 elettrico insieme alla Rivian. Ford Europa ha inoltre costituito da qualche mese una sezione Electrified Vehicle che ha come obiettivo la sviluppo del business dell’auto elettrica. A capo c’è Steve Hood che risponde direttamente al cosiddetto Team Edison, il gruppo di lavoro che Jim Hacket ha voluto costituire subito dopo il suo insediamento nel 2017.

    Ford Mach E

    SI PARLA GIÀ DI ALTRO

    A sovrintendere l’alleanza sarà una commissione congiunta capeggiata da Hackett e Diess con i massimi dirigenti dei rispettivi costruttori. Già acquisiti gli accordi che riguardano i commerciali e i pick-up di classe media. Questo vuol dire che l’Amarok di prossima generazione nascerà sulla stessa base del Ranger. I colloqui tra Dearborn e Wolfsburg tuttavia continuano, ma in quali aree? Probabilmente in un paio. La prima potrebbe riguardare le piccole. La Ford sta per dismettere la Ka+ mentre la Volkswagen up!, con le gemelle Seat Mii e Skoda Citigo, hanno già compiuto 7 anni e devono essere rinnovate. Si tratta di prodotti a bassa redditività dunque è necessario ottimizzarne i costi. L’altra area potrebbe riguardare i diesel. Con la riduzione delle vendite dei motori a gasolio e l’aumento dei costi, dovuto alle normative anti inquinamento, sarà infatti necessario ottimizzare i costi di sviluppo.

    Volkswagen up!

  • Auto elettrica, urge mercato

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Soldi, soldi e ancora soldi che escono e meno denaro che entra.

    L’auto elettrica rischia di diventare un dramma economico per le case automobilistiche che si trovano ad attraversare, come hanno evidenziato gli analisti di Alix Partners, un vero deserto dei margini.

    Volkswagen, che con il dieselgate di quasi 4 anni fa ha scatenato la prematura fuga in avanti verso l’elettrificazione forzata ha messo sul piatto 40 e passa miliardi.

    Tanti, forse troppi e ha creato una piattaforma modulare battezzata Meb, Modulare Elektrifizierungsbaukasten,  che sfrutta il concetto di massima modularità introdotto 7 anni fa con la famosa Mqb, che permette di costruire stile Lego decine di modelli diversi per tipologia e brand. Ecco Meb è studiata ed ottimizzata solo per le vetture 100% elettriche.

    Tecnologicamente è un gioiello ma per essere profittevole deve diventare la base per milioni di vetture prodotte e il gruppo tedesco pur con tutti i suoi marchi non ha possibilita di andare oltre il milione di full electric entro i prossimi 5 o 6 anni.

    Accordo tra Volkswagen e Ford per l’elettrico

    Ed ecco che il gruppo Volkswagen si allea con Ford per condividere tecnologie per la guida autonoma e soprattutto le auto elettriche. Infatti, l’ovale blu farà le sue future elettriche usando la piattaforma meb che diventa cosi una sorta di standard industriale.

    Cosa significa questo? Semplicemente che le auto elettriche rischiano di diventare un grosso problema per la case che sono costrette a reagire in modo forse veloce e con mosse azzardate.

    Siamo davvero sicuri che il mercato delle elettriche per tutti sia davvero pronto?

    Al di là delle indagini di mercato la realtà dei consumi si rivela sempre diversa da quealla che la politica e il marketing dele aziende cercano di prevedere.

  • Canada incentivi a tutto campo per l’auto Zero Emissioni

    Anche in Canada incentivi a tutto campo per l’auto a Zero Emissioni.

    Per la prima volta il paese ora ha un programma di incentivi per l’auto elettrica e ibrida plug-in. Per quanto infatti appaia incredibile, il grande paese nordamericano non aveva mai approntato a livello federale una legge specifica ed erano stati sempre i singoli stati e gli enti locali ad aiutare la diffusione delle auto alla spina.

    Il piano degli incentivi Federali: elettrico e idrogeno

    Questo piano ora esiste e prevede lo stanziamento di 300 milioni di dollari canadesi (pari a 200 milioni di euro) per 3 anni e un incentivo fino a 5.000 dollari per l’acquisto di auto ad emissioni zero, elettrica o a idrogeno. E 2.500 dollari per le auto ibride plug-in purché abbiano un prezzo di listino inferiore a 45mila dollari che sale a 55mila per i veicoli a 7 posti.

    Queste soglie salgono rispettivamente a 55mila e 60mila dollari in caso di allestimenti più ricchi.

    L’incentivo viene riconosciuto anche per le auto in leasing per un periodo di almeno 48 mesi e diminuiscono in modo proporzionale per piani di finanziamento di durata inferiore. Il ministero dei trasporti ha già pubblicato la liste dei veicoli che possono accedere al programma e ha già annunciato che sarà aggiornato in base alle novità di mercato.

    Gli incentivi sono disponibili dal I maggio per veicoli acquistati dal 23 marzo 2019 fino al I gennaio 2024 e vi potranno accedere anche le flotte degli enti provinciali o comunali. Con un limite però di 10 veicoli all’anno.Anche per i privati vi è il limite di un incentivo all’anno.

    Il piano prevede inoltre per i veicoli ad emissioni zero la deduzione al 100% del costo della vettura e la detrazione fino a 55mila dollari.

    Si sommano agli incentivi statali di Quebec e British Columbia

    I piani si sommano a quelli statali del Quebec (fino a 8mila dollari) e del British Columbia (fino a 6mila dollari).

    Un mercato dell’auto grande come quello italiano

    Il mercato dell’auto canadese ha chiuso il 2018 con 2 milioni di auto vendute (-1,9%) dei quali il 2,2% sono elettriche con un aumento del 125% rispetto al 2017 e un parco circolante di 93mila unità.

    Gli ambiziosi Obiettivi del governo

    Il governo lancia in Canada incentivi a tutto campo perchè prevede che le vendite dei veicoli elettrici possano raggiungere il 4-6% nel 2025 e il 5-10% nel 2030. Ma vuole spingere per raggiungere il 10% nel 2025, il 30% nel 2030 e il 100% nel 2040.

    Questo vuol dire avere un parco circolante ad emissioni zero di 825mila unità nel 2025, di 2,7 milioni nel 2030 e di 14 milioni nel 2040 pari rispettivamente al 3%, 10% e 48% del totale del parco circolante.

    Nel piano il governo canadese ha previsto altri 130 milioni per lo sviluppo in 5 anni della infrastruttura di ricarica pubblica (che si aggiunge a quello da 97 milioni già in corso per il periodo 2016-2022).

    Le stazioni di ricarica e di rifornimento a idrogeno

    Al momento in Canada vi sono 4.263 stazioni di ricarica (527 rapide). Oltre a sole stazioni di rifornimento ad idrogeno: una pubblica (Mississauga, Ontario) e una della Shell (Vancouver, British Columbia), ma il piano è di portarle a 6. Mentre la Petro Canada ha annunciato l’installazione di 50 stazioni di ricarica fino a 350 kW sugli oltre 8mila km della rete Trans-Canada Highway.

    Il governo ha inoltre previsto 5 milioni per incentivare le case automobilistiche a introdurre nei listini nuovi modelli a zero emissioni e 800 milioni del Fondo Strategico di Innovazione riservati all’industria e alla filiera.

    L’Attenzione alla filiera industriale

    Il Canada, come l’Italia, è un paese produttore ed esportatore di automobili.

    In Canada incentivi a tutto campo significano tenere giustamente conto del fatto che nel 2018 sono state prodotte qui oltre 2 milioni di automobili. Sono presenti ben 5 costruttori (FCA, Ford, General Motors, Honda e Toyota) serviti da circa 700 diversi fornitori, alcuni di livello mondiale come la Magna (40,8 miliardi di dollari di fatturato).

    Ci sono poi realtà di assoluto riferimento nel campo dell’elettrificazione come la Ballard, specialista nelle celle a combustibile. E il gruppo di lavoro ad Halifax di Jeffrey Dahn, uno dei massimi esperti mondiali delle batterie al litio. L’industria dell’automobile canadese sviluppa un fatturato di 19 miliardi di dollari dando lavoro a 125mila persone nell’industria e 400mila impiegati nelle reti di vendita e assistenza.

    Il quadro internazionale

    La Norvegia, nazione-simbolo per l’elettrificazione dell’auto (clicca qui e LEGGI articolo Perchè la Norvegia è il paradiso delle auto elettriche), è quindi sempre meno sola.

    Se la capitale Oslo (clicca qui e LEGGI articolo A Oslo entro quattro anni solo Taxi elettrici e ricarica wireless), insegue una mobilità su quattro ruote a Zero Emissioni, anche in America le municipalità si muovono decise.

    Come dimostrato da Los Angeles nella sua attenzione alla diffusione di camion a idrogeno (clicca qui e LEGGI articolo) e da Chicago con il suo programma per l’energia da fonti rinnovabili (clicca qui e LEGGI articolo)