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  • Indagine Ford, ecco come ci sta cambiando il Covid-19

    Indagine Ford a livello globale per capire come stiamo cambiando a causa della pandemia di Covid-19.

    Nei 14 paesi coinvolti, il 69% degli intervistati afferma di essere sopraffatto dai cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo.

    Alla domanda su quanto bene si siano adattati a questi cambiamenti durante la pandemia, il 53% dice che è stato più difficile del previsto, mentre il 47% pensa che sia stato più facile di quanto immaginasse.

    Giovani sotto pressione

    Le generazioni più giovani hanno accusato il colpo più di quelle anziane: il 63% dei Gen Zers dice che adattarsi è stato più faticoso, contro il 42% dei Boomers.

    Indagine Ford Covid modo sotto pressione

    Il Ford Trends Report 2021 esamina i modelli di cambiamento nel comportamento e negli atteggiamenti dei consumatori in tutto il mondo cercando di capire come questi possano influenzare il nostro mondo nel 2021 e oltre.

    Sette principali tendenze sono evidenziate nella relazione.

    Punti di pressione

    In tutto il mondo si manifesta in livello di ansia molto alto. Il timore di contrarre il COVID-19 e le preoccupazioni relative all’impatto della pandemia sulla vita sociale, il lavoro, la formazione sono elevati.

    Il 63% degli adulti nel mondo afferma di sentirsi più stressato di un anno fa.

    Ben 4 su 5 dicono che dovrebbero prendersi più cura del loro benessere emotivo.

    Profondamente consapevoli delle implicazioni della pandemia sulla salute mentale, le persone stanno trovando modi innovativi per affrontare la situazione e connettersi.

    Fuga dalla realtà

    Le demarcazioni tra lavoro e vita stanno scomparendo a causa dello smart working e della necessità du i una continua connessione.

    Indagine Ford Covid fuga dalla realtà

    La monotonia della pandemia è chiusa soprattutto dentro confini di casa, le persone sono quindi alla ricerca di modi per fuggire dalla realtà che le costringe dentro quattro mura.

    Molti vedono nei loro veicoli il mezzo di evasione.

    Più di 1 su 4 adulti a livello globale che possiedono un veicolo dicono di utilizzarlo per rilassarsi.

    Quasi 1 su 5 dice di utilizzare il proprio veicolo per trovare la privacy. E il 17% dice che lo usa come luogo di lavoro.

    Voglia di compagnia

    La pandemia ha evidenziato in molti il bisogno di compagnia e rimesso al centro dell’attenzione la famiglia.

    La solitudine è pervasiva in tutto il mondo: una persona su due dice di sentirsi sola regolarmente.

    Le generazioni più giovani provano questa sensazione in modo più profondo: i Gen Zers sono due volte più propensi a sentirsi soli rispetto ai Boomers (64% vs 34%).

    Indagine Ford Covid voglia di compagnia

    Di conseguenza, molti stanno riconsiderando dove vivere, avvicinandosi alla famiglia e trovando compagnia in modi nuovi – online e offline.

    Attenzione alle disuguaglianze

    In tutto il mondo le disuguaglianze e le ingiustizie si mostrano evidenziate e approfondite dalla pandemia.

    Le persone a basso reddito, le minoranze etniche e le donne sono colpite in modo particolarmente feroce e pericoloso.

    Indagine Ford Covid disuguaglianze

    I marchi più conosciuti vengono identificati come attori chiave per trovare soluzioni al rinnovato problema delle disuguaglianze e delle disparità.

    Il 76% degli adulti a livello globale dice di aspettarsi che i brand prendano posizione sulle questioni sociali.

    Il 75% vede di buon occhio il riposizionamento in corso dal punto di vista della responsabilità sociale.

    E dice che oggi i brand stanno cercando di agire nel modo giusto.

    L’acquisto giusto

    Durante la pandemia, il modo in cui decidiamo i nostri acquisti e quello che scegliamo di comprare si è trasformato.

    Indagine Ford Covid acquisto giusto

    Il 75% degli adulti a livello mondiale afferma di condividere i modi in cui le aziende hanno cambiato l’esperienza di acquisto dall’inizio della pandemia.

    Il 41% afferma di non voler tornare a fare shopping nella modalità esistente in precedenza.

    Come ci muoviamo

    La pandemia fa crescere gli spostamenti con mezzi propri. Le vendite di biciclette sono salite significativamente in tutti i principali paesi e le città hanno adattato le loro strade per fare spazio ai ciclisti.

    Le vendite di auto sono cresciute appena si sono create le condizioni economiche per l’acquisto.

    Il 67% degli adulti a livello mondiale dice di essere anche “fiducioso riguardo al futuro dei veicoli a guida autonoma”.

    Indagine Ford Covid mobilità

    Il 68% dei genitori dice che preferirebbe vedere i propri figli guidare un’auto propria piuttosto che spostarsi con uno sconosciuto.

    La sostenibilità ha bisogno di nuova attenzione

    Nei giorni della chiusura per pandemia, il miglioramento della qualità dell’aria è emerso come una conseguenza positiva del lockdown mondiale.

    I dispositivi di plastica e altri usa e getta, utilizzati per limitare il contagio, hanno però evidenziato che la sostenibilità ha bisogno di nuova attenzione.

    Le generazioni più giovani sono particolarmente preoccupate: il 46% dei Gen Zers a livello globale afferma che la pandemia ci ha reso più dispendiosi e il 47% afferma che, nel lungo termine, la pandemia avrà un impatto negativo sull’ambiente.

  • Amazon, ecco il primo furgone elettrico fatto in casa con Rivian

    Il furgone elettrico come lo vogliamo non esiste, allora ce lo siamo fatto da soli.

    Questo è il senso delle parole di Ross Rachey, Direttore Global Fleet and Products per il gigante dell’e-commerce Amazon alla presenza del primo mezzo elettrico sviluppato su misura insieme alla Rivian.

    Besos Amazon furgone elettrico
    Il veicolo che non c’era

    Prima dell’investimento in Rivian – recita il comunicato – Amazon non riusciva a trovare opzioni elettriche che incontrassero i propri bisogni.

    Invece di aspettare i progressi dell’industria, Amazon ha stabilito una collaborazione con Rivian per accelerare il percorso verso un veicolo da consegna a emissioni zero che si adatti alle proprie esigenze.

    Sapere cosa si vuole

    «Quando abbiamo deciso di creare il nostro primo veicolo da consegna elettrico personalizzato, sapevamo che cosa era necessario per andare oltre qualsiasi altro veicolo del genere. Volevamo che i conducenti amassero utilizzarlo e i clienti provassero piacere quando lo vedono arrivare nel loro quartiere e si accosta accanto alla loro casa. Abbiamo combinato la tecnologia di Rivian con la nostra conoscenza sulla logistica e sulla consegna, e il risultato è ciò che potete vedere: il futuro della dell’ultimo miglio».

    Amazon Rivian
    L’industria è in ritardo

    Rachey crede che il nuovo veicolo fisserà nuovi riferimenti e aspettative per le caratteristiche dei mezzi elettrici destinati alle consegne. Il manager dunque, senza puntare il dito, dice un cosa chiara: l’industria dell’automobile non è capace di ascoltare i propri clienti, di comprendere e soddisfare fino in fondo le loro esigenze.

    Il manager dunque, senza puntare il dito, dice un cosa chiara: l’industria dell’automobile non è capace di ascoltare i propri clienti, di comprendere e soddisfare fino in fondo le loro esigenze

    Centomila entro il 2030

    Amazon avrà 10mila di questi furgoni su strada entro il 2022 e 100mila per il 2030. Ci saranno altri due modelli. Amazon aggiungerà 10mila veicoli elettrici per le sue consegne in India entro il 2025. Saranno 1.800 entro quest’anno per l’UE dove, insieme a New York, sono già utilizzate biciclette cargo elettriche.

    Amazon Rivian
    Alexa è il minimo

    Amazon e Rivian non hanno diramato le caratteristiche tecniche del mezzo che non ha ancora un nome. Si sa invece che avrà sistemi avanzati di guida assistita, l’integrazione con Alexa per la telematica di bordo, il sistema di visione perimetrica a 360 gradi. Per migliorare la visibilità, il parabrezza è particolarmente ampio.

    I particolari che contano

    Il veicolo è stato studiato far entrare ed uscire il conducente con facilità e rendere il più veloce e fluido possibile il flusso del lavoro. La portiera del lato guida è rinforzata e c’è una porta comunicante tra abitacolo e vano di carico. La visibilità delle luci di stop è stata molto curata per un mezzo che dovrà compiere in sicurezza migliaia e migliaia di soste lungo le strade cittadine.

    Il veicolo è stato studiato far entrare ed uscire il conducente con facilità e rendere il più veloce e fluido possibile il flusso del lavoro

    Amazon Rivian
    Il dove non è un dettaglio

    Nessuna notizia sullo stabilimento dove avverrà la produzione. Probabile che sia l’ex Mitsubishi di Normal, in Illinois, acquisito nel 2017 anche grazie a fondi statali. Rivian ha, tra i suoi investitori la stessa Amazon (700 milioni) e anche Sumitomo (650 milioni di dollari) e Ford (500 milioni) che, verosimilmente, non si limiterà all’incasso, ma a dare supporto industriale a Rivian per i numeri previsti.

    Rivian ha, tra i suoi investitori la stessa Amazon (700 milioni) e anche Sumitomo (650 milioni di dollari) e Ford (500 milioni) che, verosimilmente, non si limiterà all’incasso, ma a dare supporto industriale a Rivian per i numeri previsti

    Investitori e partner

    Dearborn sta sviluppando con la start up di Livonia il suo F-150 elettrico, ma evidentemente anche altro. Uno dei trend del futuro è infatti l’industrializzazione di mezzi altamente personalizzati, componibili direttamente dal cliente. Il nuovo mezzo di Amazon sembra un ottimo progetto pilota per un costruttore come Ford tra i leader mondiale per i mezzi commerciali.

    Uno dei trend del futuro è infatti l’industrializzazione di mezzi altamente personalizzati, componibili direttamente dal cliente. Il nuovo mezzo di Amazon sembra un ottimo progetto pilota per un costruttore come Ford

    Leggi l’articolo sul Ford F-150 elettrico

    Le case si stanno attrezzando

    Anche Hyundai ha un progetto simile con la start up Arrival. L’obiettivo è costruire una nuova generazione di PBV (Purpose Built Vehicle)  su una piattaforma a skateoboard. Il gruppo coreano sperimenterà il nuovo sistema produttivo su una linea pilota realizzata all’interno del nuovo Mobility Global Innovation Center a Singapore.

    Leggi l’articolo sul Mobility Global Innovation Center a Singapore di Hyundai

    Leggi l’articolo sull’accordo di Hyundai con Arrival

    Arrival
    Il precedente di Ford

    Arrival ha già un accordo di sperimentazione con UPS e Royal Mai. Ford ha già gestito un ordine espresso per Deutsche Post DHL Group e Otosan per produrre lo StreetScooter Work XL, commerciale elettrico derivato dal Transit con volume di carico di 20 metri cubi, motore da 90 kW e batteria da 76 kWh per un’autonomia di 200 km.

    Leggi l’articolo sui piani di elettrificazione di Ford per l’Europa

    Il mondo si rovescia

    Il dato fondamentale è che un’azienda di servizi ha, per la prima volta, il potere di fare l’hardware che le serve per la propria mobilità e operatività senza chiedere il permesso (o quasi) ad un costruttore specializzato. Un domani potrebbero fare lo stesso giganti come Uber, le aziende di autonoleggio, cooperative di taxi, grandi municipalità o altri giganti delle new economy capaci di raccogliere enormi capitali ed essere, allo stesso tempo, finanziatori e clienti. L’industria automotive deve dunque compiere una riflessione su questo punto e darsi una mossa.

    Il dato fondamentale è che un’azienda di servizi ha, per la prima volta, il potere di fare l’hardware che le serve per la propria mobilità e operatività senza chiedere il permesso (o quasi) ad un costruttore specializzato

    Carbon neutral nel 2040

    Da parte sua, Amazon ha un piano, chiamato The Climate Pledge, nel quale ha investito 2 miliardi di dollari, per essere carbon neutral entro il 2040. Gli altri obiettivi sono il 100% di energia rinnovabile entro il 2025 e 91 progetti per produrre 7,6 milioni di MWh. Solo 100 milioni dono stati destinati a progetti di deforestazione mentre dal 2015 gli imballaggi sono stati ridotti in peso del 33%: si parla di 880mila tonnellate di materiale, l’equivalente di 1,5 miliardi di scatole.

  • Ford Puma, l’auspicabile leggerezza dell’ibrido

    L’auto ibrida più venduta in Italia è la Ford Puma. Certo, è di quelle leggermente ibride: non muove un solo metro in elettrico, ma ha venduto 9.090 unità nei primi 8 mesi dell’anno su 12.954 in totale, 7 su 10. Dunque il mercato ha apprezzato il modello e ha capito l’importanza dell’ibrido, anche se nella sua forma più dolce, da un duplice punto di vista: quello dell’elettrificazione e quello dell’accessibilità.

    Dunque il mercato ha apprezzato il modello e ha capito l’importanza dell’ibrido, anche se nella sua forma più dolce, da un duplice punto di vista: quello dell’elettrificazione e quello dell’accessibilità

    Ford Puma

    La Puma è anche il crossover straniero più venduto in agosto, dove l’ibrido ha raggiunto il 15% con un aumento del 227% rispetto allo stesso mese del 2019. La spinta viene da altri modelli di grande diffusione che hanno imparato la lezione e dagli incentivi. La Puma, così come le altre, sfrutta l’elettrificazione in modo intelligente per migliorare i consumi, le prestazioni e anche le emissioni inquinanti. Una proposta interessante, accattivante nel design e con molte altre importanti carte da giocare.

    La Puma, così come le altre, sfrutta l’elettrificazione in modo intelligente per migliorare i consumi, le prestazioni e anche le emissioni inquinanti

    Un’auto di tali caratteristiche e successo, va analizzata e giudicata fondamentalmente secondo i seguenti criteri:

    Storia

    Stile

    Abitabilità e capacità di carico

    Plancia e materiali

    Connettività

    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    Visibilità e maneggevolezza

    Il motore e il sistema ibrido

    La guida

    Prestazioni

    Consumi

    Ford Puma
    Storia

    La Puma è un nome già sentito. Alla fine degli anni ’90 andavano di moda le piccole coupé e Ford ebbe la sua dal 1997 al 2002 con questo nome. Nel 2019 l’annuncio del ritorno seguendo la moda del nostro tempo: le ruote alte. La Ford ha già il suv EcoSport di dimensioni simili, ma diversa per caratterizzazione.

    Ford Puma
    Stile

    I designer Ford hanno realizzato un’auto compatta, eppure sportiva, sinuosa e muscolosa al punto giusto. La Puma è lunga 4,18 metri, ma sembra più grande ed ha presenza e personalità. I parafanghi avvolgenti, il frontale basso e l’andamento di tetto e linea di cintura creano un corpo davvero accattivante.

    Ford Puma
    Abitabilità e capacità di carico

    Lo spazio c’è, soprattutto davanti. Dietro l’accessibilità è influenzata dalla linea del tetto. Il bagagliaio da 401 litri ha il piano regolabile su due altezze e due belle trovate. La prima è la copertura flessibile (ma senza soffietto) che si solleva insieme al portellone elettrico (prima nel segmento).

    Ford Puma

    La seconda è il MegaBox, un pozzetto da ben 80 litri da usare come si vogliono. Ci si possono nascondere oggetti anche grandi oppure metterci una sacca da golf in verticale alta fino a 115 cm. Si può riporre anche roba sporca o usarlo come lavabo perché è in materiale lavabile e ha un tappo per scaricare l’acqua.

    Ford Puma
    Plancia e materiali

    Stesso concetto l’abitacolo: i rivestimenti in tessuto dei sedili hanno la zip così da sfoderarli e lavarli. La plancia ha l’aspetto di altre Ford, dunque semplice e robusto. I pulsanti illuminati degli alzacristalli e la maniglia di apertura in metallo sono appaganti. I sedili sono ben sagomati e hanno persino il massaggio.

    Ford Puma

    La strumentazione può essere analogica o digitale con pannello da 12,3”. La grafica e le tonalità si adattano alla modalità di guida selezionata. Si può ordinare anche un impianto audio da 575 Watt. Si possono avere i cerchi fino a 19”, la verniciatura a contrasto e il doppio tetto apribile.

    Ford Puma
    Connettività

    Il sistema Sync3 ha uno schermo da 8” e una grafica semplice. Le mappe sono aggiornabili online e ospita dispositivi Android e iOs. Grazie alla sim incorporata, ha l’hot spot per il wi-fi, riceve informazioni sul traffico e anche sui pericoli potenziali sul tragitto. Un embrione di car-to-x.

    Ford Puma

    Con l’app FordPass si possono controllare alcune funzioni a distanza, persino lo sblocco e l’avviamento della vettura. Ci sono anche la ricarica wireless per lo smartphone e il MyKey, un sistema di Ford che consente di limitare le prestazioni della vettura o subordinarne la guida a determinati comportamenti.

    Ford Puma
    Sistemi di sicurezza e assistenza alla guida

    Tre radar, 12 sensori ad ultrasuoni e due telecamere servono la frenata autonoma (ma non a tutte le velocità), il blind spot, la lettura dei segnali, l’assistenza per l’evitamento degli ostacoli, il mantenimento della corsia e il cruise control adattivo con funzione stop&go. La Puma ha 5 stelle EuroNCAP.

    Ford Puma
    Visibilità e maneggevolezza

    La posizione di guida permette di sentirsi in alto, ma anche avvolti dalla vettura. La visibilità è buona tranne che dietro, per il lunotto piccolo ed inclinato. Per fortuna ci sono i sensori (anteriori e posteriori), il sistema di parcheggio semiautomatico e lo specchietto virtuale con visuale a 180 gradi.

    Ford Puma
    Il motore e il sistema ibrido

    Il 3 cilindri mille di Ford è molto raffinato. Le evoluzioni più recenti sono essenzialmente due. La prima è la disattivazione di un cilindro a basso carico. La seconda è l’ibridizzazione a 48 Volt realizzata con una batteria agli ioni di litio da 0,48 kW e un motogeneratore da 11,5 kW e 50 Nm collegato a cinghia.

    Ford Puma

    Tali valori sono superiori alla concorrenza e diversa è anche la filosofia. Ford infatti ha diminuito il rapporto di compressione e aumentato le dimensioni del turbocompressore con l’obiettivo di integrare al meglio parte meccanica ed elettrica, non semplicemente aggiungendo quest’ultima.

    L’ibridizzazione a 48 Volt realizzata con una batteria agli ioni di litio da 0,48 kW e un motogeneratore da 11,5 kW e 50 Nm collegato a cinghia. Tali valori sono superiori alla concorrenza e diversa è anche la filosofia

    In questo modo si abbassa la temperatura di combustione per diminuire i NOx, si aumenta la quantità d’aria per migliorare il riempimento e si bilancia la maggiore inerzia del 3 cilindri e della girante del turbo con lo spunto dell’elettrico. La coppia motrice migliora del 50% ai bassi regimi e di 20 Nm al picco.

    Ford Puma
    La guida

    Abbiamo provato la versione da 125 cv e da 155 cv. Entrambi hanno ottime prestazioni, quello più potente ha una “schiena” davvero forte. Su entrambe l’elettrico si sente sin dalla partenza, in prontezza, ma soprattutto in rilascio con un freno motore sensibile, inusitato per un 3 cilindri.

    Ford Puma

    Segno che il sistema riesce a recuperare molta energia per metterla a disposizione nei transitori. Sono queste le fasi più impegnative per un motore a combustione interna di piccola cilindrata. Lo stop&start interviene da 15 km/h e il riavvio è “trasparente”.

    Ford Puma

    Il volante è massiccio con la parte inferiore schiacciata, da sportiva qual la Puma è, accompagnato dalla pedaliera in alluminio. La guidabilità infatti è ottima. Con l’assetto sportivo si guadagna ulteriormente in precisione, si perde qualcosa in comfort, ma il carattere della vettura emerge comunque.

    Ford Puma
    Consumi

    Numeri simili per le due versioni: 15-16 km/litro, vicini al dato WLTP (5,5-5,6 litri/100 km). Secondo omologazione, il mild-hybrid consuma il 7% in meno nel ciclo misto, il 9% in città. Utilizzando la coppia ai bassi regimi si possono sfruttare i rapporti lunghi e ottenere percorrenze interessanti.

    Ford Puma
    Le prestazioni

    Un crossover mille da 205 km/h e con uno 0-100 km/h in 9 secondi dice molto, ma non tutto. La Puma marcia sicura, apparentemente con poco sforzo e in modo rotondo. È efficace anche in ripresa e in autostrada si va valere. Dunque non solo agilità per le curve e la città.

    Ford Puma
    I prezzi

    Parte da 22.750 euro, la ibrida costa 1.000 euro in più. A parità di allestimento, la versione da 125 cv costa 750 euro meno della diesel da 120 cv che invece costa 500 euro meno della versione da 155 cv. Entrambe rientrano nella fascia 91-110 g/km di CO2 e godono di tutte le facilitazioni previste per l’ibrido.

    Ford Puma
    Considerazioni

    Dal punto di vista del mercato e dell’ambiente il dilemma è: meglio tante auto che migliorano di poco consumi ed emissioni con prezzi naturalmente accessibili invece di poche che costano molto alla collettività per gli incentivi però chiudono i conti con gli idrocarburi?

    …meglio tante auto che migliorano di poco consumi ed emissioni con prezzi naturalmente accessibili invece di poche che costano molto alla collettività per gli incentivi però chiudono i conti con gli idrocarburi?

    L’uomo della strada non ha dubbi. L’uomo responsabile, e con un certo potere di spesa, deve guardare oltre. L’importante è farlo senza ideologie e con sano legame alla realtà. La Puma risponde al primo criterio e il ruolo di auto dalle caratteristiche simili va considerato necessariamente per fare la corsa contro le emissioni.

    Ford Puma
  • Ford e Volkswagen, definitivo l’accordo per i commerciali e l’elettrico in Europa

    Ford e Volkswagen danno ulteriore sostanza alla loro alleanza. Ford darà infatti a Volkswagen il pick-up Ranger per farsi il nuovo Amarok e un furgone da 1 tonnellata. I tedeschi daranno invece all’Ovale Blu un piccolo van e la piattaforma MEB per un’auto elettrica.

    Ford Ranger

    Nel frattempo è andata a buon fine l’operazione di Argo AI. Volkswagen ha perciò portato soldi a Dearborn (quota e investimenti) e ricerca a Pittsburg. Ford ha, evidentemente, sviluppato qualcosa di più avanzato rispetto a Wolfsburg e alle sue consociate.

    Leggi l’articolo sull’accordo tra Ford e Volkswagen su elettrico e guida autonoma

    Herbert Diess, Jim Hackett e Bryan Salesky
    Un patto da 8 milioni di commerciali

    Il nuovo Amarok arriverà nel 2022 e sarà basato sul Ranger che per l’Europa è costruito in Sudafrica, in Michigan per il Nordamerica, in Argentina per il Sudamerica e in Tailandia per Asia e Oceania. Si tratta dunque del prodotto ideale per essere condiviso da due marchi globali.

    Volkswagen pick-up

    Il futuro Transporter sarà basato sul Tourneo/Custom (che ha anche una versione ibrida plug-in in serie) mentre il Transit Connect deriverà dal Caddy. Tutte e tre queste serie di modelli saranno prodotte in 8 milioni di esemplari nel corso del loro ciclo di vita.

    Ford Tourneo Custom
    Una Ford elettrica su base VW

    Il progetto più intrigante è senza dubbio l’elettrica che Ford costruirà sulla MEB. È la prima volta che Volkswagen condivide la sua nuova piattaforma a zero emissioni. È destinata a fare da base per decine di modelli di tutti i marchi del gruppo e 15 milioni di unità entro il 2028.

    MEB

    La Ford su base MEB sarà presentata nel 2023, sarà sviluppata a Merkeich, vicino Colonia, e venduta solo in Europa con volumi previsti di 600mila unità. Dunque un pezzo fondamentale della strategia di Ford che ha un piano di elettrificazione da 11 miliardi di dollari entro il 2022.

    Ford Mustang Mach-E
    Matrimonio solo di interessi

    Fonti interne tuttavia parlano di un altro modello Ford sempre su base MEB. Herbert Diess, numero 1 a Wolfsburg, ha dichiarato che la MEB è a disposizione di altri costruttori. Il suo sviluppo è costato 7 miliardi e l’obiettivo è creare economie di scala.

    Ford Tourneo Custom

    L’alleanza è destinata a generare importanti risparmi, ma non implica scambi azionari. Una sorta di fidanzamento senza anello per due amanti part-time che hanno problemi opposti. Volkswagen deve massimizzare gli investimenti, Ford deve recuperare profittabilità e valore in borsa.

    Herbert Diess Jim Hackett
    Parallele convergenti

    Questa chiave rende probabili ulteriori progetti in comune e permette altre ipotesi. La prima è che la Ford MEB sarà costruita da Volkswagen. L’Ovale Blu sta chiudendo 3 stabilimenti in Europa mentre Wolfsburg ha riconvertito tutto il suo sistema industriale in funzione dell’elettrificazione.

    Leggi l’articolo sullo stabilimento Volkswagen di Zwickau

    MEB

    La seconda è che, proprio perché i modelli MEB saranno costruiti in tutto il mondo, ci potrebbero essere altre Ford elettriche costruite per altri mercati. Volkswagen potrebbe così ottimizzare i suoi immobilizzi e Ford ridurre al massimo nuovi investimenti in impianti industriali.

    Leggi l’articolo sulla strategia di Ford per l’auto elettrica in Europa

    Ford Ranger
    Le politiche e la politica

    Per un costruttore americano inoltre, oltre al problema economico, c’è anche quello politico. Il presidente Donald Trump, ha più volte osteggiato la delocalizzazione i nuovi investimenti al di fuori dei confini degli USA. Una politica industriale “snella” dunque sarebbe vista meglio.

    Donald Trump

    Volkswagen ha già annunciato che costruirà modelli MEB presso il proprio stabilimento di Chattanooga, in Tennessee. General Motors e Honda hanno già unito le forze per l’elettrico. Grazie all’alleanza con Volkswagen, Ford potrebbe rispondere con un’operazione a prova di ira e di dazi.

    Leggi l’articolo dell’accordo tra GM e Honda per l’auto elettrica

    Volkswagen Chattanooga
    Possibili cambi di linea

    Su quest’ultima ipotesi tuttavia pesa il fattore leadership. Dal primo luglio infatti Ralf Brandstätter prenderà il posto di Diess per il marchio Volkswagen e a novembre ci sono le elezioni presidenziali americane. Un cambio alla Casa Bianca porterebbe sicuramente a rivedere i piani industriali di tutti i costruttori.

    Ralf Brandstätter

    D’altro canto, sembra che l’accantonamento (parziale) di Diess sia la conseguenza diretta del faticoso avvio della ID.3. La grande macchina basata sulla MEB non parte con i crismi della impeccabilità. La sua condivisione potrebbe essere perciò oggetto di un diverso atteggiamento qualora si concretizzasse una nuova leadership.

    Leggi il dossier sulla Volkswagen ID.3

  • Guerra al Coronavirus, l’industria dell’auto riconverte la sua produzione

     

    La guerra al Coronavirus ha ormai tutte le caratteristiche di un vero e proprio conflitto mondiale.

    La buona notizia è che si tratta di una guerra fatta per salvare gli uomini, non per ucciderli. Quella cattiva è che siamo davanti a un nemico invisibile e sconosciuto, capace di incunearsi in ogni meandro delle nostre comunità.

    L’industria dell’auto si dimostra strategica

    L’automobile è un prodotto meraviglioso, capace di diventare protagonista di tutte le evoluzioni tecnologiche e di tutti i fatti storici che riguardano la società umana.

    In un’auto moderna c’è praticamente tutto, dall’informatica alle biotecnologie. E nell’industria che è capace di produrla ci sono competenze adatte ad ogni tipo di esigenza.

    L’industria dell’auto è in grado di produrre tutti i materiali di cui oggi il mondo ha urgente bisogno per la guerra al Coronavirus, dalle macchine per la respirazione assistita – i cosiddetti ventilatori – fino alle semplici quanto introvabili mascherine filtranti da mettere sul volto.

    Mike Manley FCA
    Mike Manley, FCA

    Fiat Chrysler Automobiles farà ventilatori e mascherine

    E’ della scorsa settimana l’annuncio dell’impegno di FCA e Ferrari al fianco dell’azienda italiana Siare Engineering, che produce ventilatori per la respirazione assistita, essenziali nei reparti che curano i malati più gravi

    Adesso il Ceo Mike Manley sta per decidere la riconversione di un impianto asiatico del gruppo alla produzione di mascherine.

    L’obiettivo è la produzione di un milione di mascherine al mese, da raggiungere velocemente nel corso delle prossime settimane.

    General Motors produrrà ventilatori respiratori

    Il gruppo americano ha chiesto ai suoi fornitori di mettere a punto i componenti per una produzione a breve termine di almeno 200.000 respiratori meccanici.

    La collaborazione tra la General Motors e la Ventec Life Systems, produttore di macchine per la respirazione artificiale, è stata confermata dalla numero uno della GM, Mary Barra.

    Mary Barra Coronavirus
    Mary Barra, General Motors

    Diversi fornitori della General Motors, dalla Meridian con sede in Michigan, alla Twin City di Minneapolis, alla Myotek presente in Michigan e in Cina, stanno collaborando per unire le loro competenze e assicurare velocemente un’adeguata capacità produttiva.

    La chiamata del presidente Trump

    Il Tweet del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è molto esplicito in proposito e indica la strada a Ford, General Motors e Tesla.

    Il Presidente Trump nella guerra al Coronavirus non si limita a condividere l’iniziativa ma si spinge più in là, quasi sfidando i manager automobilistici a dimostrare di cosa siano capaci.

    Go for it auto execs, lets see how good you are?

    Tweet Presidente Trump
    Tweet Donal Trump guerra coronavirus

    Volkswagen accelera la tecnologia di produzione con stampa 3D per ventilatori polmonari

    La Volkswagen scende in campo nella guerra al Coronavirus e cerca di velocizzare la messa a punto di una capacità produttiva importante di macchine per la respirazione assistita puntando sull’accelerazione nell’utilizzo delle stampanti 3D.

    Uno specifico gruppo di lavoro sta predisponendo procedure, catena di fornitura e adattamenti tecnologici appropriati per utilizzare la tecnologia di stampa in 3 dimensioni nella produzione dei componenti meccanici dei ventilatori.

    Anche Bentley e Porsche nell’operazione

    Il numero uno della Bentley, Adrian Hallmark, ha confermato che il marchio di lusso è pronto a dare il suo contributo in termini ci conoscenze e capacità produttiva di alta qualità.

    Interesse e disponibilità sono arrivati anche da parte di Oliver Blume, Ceo della Porsche, durante la presentazione dei risultati finanziari 2019.

    La Bmw si concentra sulla stampa 3D

    I vertici della Bmw hanno confermato che il loro gruppo si sta muovendo per avviare una produzione di macchine di respirazione assistita, componente cruciale nella lotta per salvare vite umane.

    La casa di Monaco di Baviera ha comunicato che la tecnologia maggiormente interessante, secondo i tecnici che stanno affrontando la sfida tecnologica posta, è quella della stampa in 3 dimenzisioni dei componenti da assemblare.

    Nel Regno Unito Jaguar Land Rover, Ford e Nissan

    Nel Regno Unito la Jaguar Land Rover ha iniziato da giorni a investigare su come produrre macchine per la respirazione e altri macchinari ritenuti fondamentali nell’emergenza.

    La Ford ha confermato il suo impegno e lo stesso ha fatto la Nissan. Entrambi i marchi hanno importanti attività di sviluppo e industriali oltremanica.

    Dalla guida autonoma alla lotta al virus

    Un altro campo nel quale si stanno muovendo è quello dell’intelligenza artificiale, oggi applicata ai sistemi di guida automatica per i veicoli.

    La grande esperienza nella gestione dei dati e nel loro utilizzo per la localizzazione, oltre che per l’indirizzo verso la corretta decisione, può dimostrarsi preziosa nella lotta alla diffusione del virus.

    La BYD in Cina produce anche disinfettante per mani

    La casa automobilistica cinese BYD ha convertito la produzione e produce 5 milioni di mascherine al giorno. L’azienda di Shenzhen ha avviato la costruzione di una linea di produzione dedicata alle mascherine alla fine di gennaio, a seguito dell’espansione del Covid-19 in Cina.

    Oggi la BYD produce quotidianamente anche circa 300mila bottiglie di disinfettante per le mani e fornirà i dispositivi di protezione personali ai suoi lavoratori per riportare ai normali livelli la produzione di auto. Mentre continuerà a fornire attrezzature per ospedali e altri settori produttivi e della logistica nella provincia di Hubei, epicentro iniziale del Coronavirus.

    Clicca qui e leggi Coronavirus e inquinamento, ecco le tre verità.

    Clicca qui e leggi Emergenza Coronavirus, rischia anche l’ambiente.

  • Ford Mustang Mach-E, al via le prenotazioni

    La Ford Mustang Mach-E elettrica è ordinabile da oggi presso la rete dei concessionari Ford.

    Il prezzo dell’inedito Suv col mitico marchio Mustang parte dai 49.900 euro del modello Mustang Mach-E Standard Range 258CV.

    La Mustang Mach-E nasce sulla prima piattaforma di Ford per auto elettriche, è lunga 4,71 metri, alta 1,6 e larga 1,88 con un passo di 2,98 metri.

     Lo stile è Mustang più nei particolari, come i fari posteriori, che nelle forme vere e proprie.

    Mustang Mach-E posteriore

    Due livelli di batterie

    Il primo Suv elettrico della Ford è configurabile su due livelli di potenza abbinati sia alla trazione posteriore, sia a quella integrale.

    La versione standard range ha batterie da 75,7 kWh, mentre la extended range è dotata di accumulatori da 98,8 kWh e promette un’autonomia massima fino a 600 km – secondo i dati del costruttore riferiti al protocollo WLTP.

    Due o quattro ruote motrici

    Può inoltre avere trazione posteriore, con una dotazione di serie che include il Ford Co-Pilot per l’assistenza alla guida avanzata e un sistema di infotainment e connettività di ultima generazione. Oppure trazione integrale con grandi cerchi da 19 pollici, pinze freno rosse e inserti della plancia definiti carbon look.

    La Ford Mustang Mach-E può essere ricaricata presso le stazioni ad alta potenza del circuito Ionity fino a 150 kW. In 10 minuti di ricarica può essere così garantita un’autonomia di marcia di oltre 90 chilometri, secondo le anticipazioni fornite dalla Ford.

    Mustang Mach-E frontale

    Per la ricarica dal 10% all’80% di capacità delle batterie, in una stazione di ricarica rapida Ionity sono sufficienti circa 38 minuti, sempre secondo le simulazioni della Ford.

    Clicca qui per leggere l’articolo con la presentazione completa della Ford Mustang Mach-E.

    Aggiornamento software Over-the-Air

    Il Suv elettrico è dotato di aggiornamento OTA (over-the-air) del software di bordo.

    Questo nel tempo potrebbe addirittura permettere di migliorare le prestazioni, grazie alla correzione e all’adattamento di parametri impostati in modo conservativo al momento del lancio.

  • Questo è l’anno dell’auto ibrida. Ecco tutti i modelli del 2020

    Il 2020 è un anno storico per l’evoluzione dell’auto verso la tecnologia ibrida.

    Non si è mai vista prima un’inondazione di nuovi prodotti con doppia motorizzazione ampia come quella dell’anno in corso.

    Full-Hybrid e Plug-in Hybrid in tutti i segmenti

    Dai modelli compatti fino ai grandi Suv, tutte le tipologie di vettura sono interessate nel corso dell’anno dall’arrivo di modelli ibridi di tipo full-hybrid, quindi senza ricarica elettrica dall’esterno, oppure plug-in hybrid, caratterizzati cioè dalla possibilità di ricaricare le batterie anche dalla presa elettrica.

    Nuova Toyota Yaris, la regina del mercato si rinnova

    Tra le auto compatte è particolarmente attesa la nuova Toyota Yaris Hybrid, che già nella versione attuale è il modello ibrido più venduto nel nostro paese.

    Toyota Yaris 2020

    Grazie al sistema ibrido di quarta generazione, la piccola Toyota promette percorrenze in modalità zero emissioni ancora maggiori (addirittura l’80% del percorso in città) e una più spinta economia nei consumi di benzina.

    Renault Clio E-Tech, il Full-Hybrid Made in Europe

    La competizione ibrida nel corso dei dodici mesi è resa interessante anche dall’arrivo dell’inedito sistema E-Tech a bordo della nuova Renault Clio.

    La mia spiegazione della tecnologia Renault E-Tech al salone di Ginevra

    Si tratta di una tecnologia molto diversa rispetto a quella della Toyota, e promette anch’essa prestazioni di assoluto livello. Anche in questo caso è stato comunicato il valore dell’80% del percorso in modalità zero emissioni in città.

    Honda Jazz Hybrid, l’altro ibrido giapponese

    Completa l’avanzata della tecnologia ibrida full-hybrid tra le auto compatte l’arrivo della Honda Jazz Hybrid, disponibile esclusivamente in versione ibrida.

    Honda Jazz e Honda Jazz Crosstar

    Il sistema Honda è completamente diverso da quello Toyota ed è particolarmente centrato sull’utilizzo del motore elettrico nelle diverse condizioni di marcia.

    Clicca qui e leggi il Dossier: Honda I-MMD l’altro ibrido Made in Japan.

    Kia e Hyundai, massiccia offensiva ibrida dei marchi coreani

    Per i marchi coreani l’offerta ibrida si arricchisce in casa Hyundai grazie alla Kona Hybrid e alle rinnovate Hyundai Ioniq.

    Hyundai Kona Hybridvista laterale

    Novità anche per la Kia con la Niro Hybrid e l’arrivo della Kia Xceed in versione plug-in hybrid.

    Kia Niro PHEV dinamica muso
    Kia Niro Plug-in Hybrid

    Clicca qui e leggi il Dossier: Kia Niro Hybrid e Plug-in Hybrid.

    Marchi tedeschi, soltanto Plug-in Hybrid

    A dir poco impressionante il programma di introduzione di modelli ibridi per i marchi tedeschi.

    Nella prima parte dell’anno debutta la versione ibrida plug-in della Bmw X1, che ha il compito di trainare la gamma con doppia motorizzazione del marchio, già ben articolata, verso obiettivi di vendita molto elevati.

    Il piano di attacco dell’Audi in tema di ibrido vede il debutto dell’Audi Q5 plug-in hybrid come modello di maggiore diffusione. Entro la fine dell’anno è previsto l’arrivo sul mercato anche della Audi Q4 ibrida plug-in.

    Audi Q5 TFSI e vista laterale dinamica
    Audi Q5 Plug-in Hybrid

    Per la Mercedes l’arrivo di modelli ibridi plug-in va dalla nuova Classe A, alla Classe B e comprende i Suv Glc e Gle.

    Con la particolarità dell’abbinamento tra motore diesel e motore elettrico per la Mercedes Gle ibrida plug-in, come già avviene per le Classe E e Classe C station-wagon.

    In casa Volkswagen è la Golf 8 Gte a rappresentare la maggiore novità, con sistema ibrido ricaricabile offerto con un doppio livello di potenza.

    Volkswagen Golf 2020
    Anche la Volkswagen Golf 8 arriva in versione Plug-in Hybrid

    Anche il gruppo PSA punta sul Plug-in Hybrid

    Notevole il numero di novità ibride per i marchi del gruppo Psa, con particolare importanza sul nostro mercato per le Peugeot 508 e 3008 Hybrid4, la Citroen C5 Aircross Hybrid la Opel Grandland X Hybrid4.

    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid ricarica
    Peugeot 3008 Plug-in Hybrid in ricarica

    La Ford accelera l’elettrificazione in Europa

    In casa Ford è l’arrivo della Kuga Phev ibrida ricaricabile il punto di maggior interesse.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    Ma anche il debutto in Europa del grande Suv Ford Explorer proprio grazie alla doppia motorizzazione è una novità molto importante per il futuro del marchio sul nostro mercato.

    Gruppo FCA, tocca alla Jeep

    Per il gruppo Fca è il marchio Jeep a iniziare il percorso ibrido di elevata elettrificazione.

    La soluzione plug-in hybrid arriva a bordo della Jeep Renegade e della Jeep Compass.

    Jeep Renegade & Compass 4Xe

    Il simbolo dell’ibrido 2020 è la Ferrari

    Ma è decisamente made in Italy il modello simbolo di un 2020 da consegnare alla storia come l’anno dell’ibrido.

    Ferrari SF90 Stradale Cavallino volante

    La Ferrari SF90 Stradale, primo modello ibrido plug-in del cavallino rampante, suggella infatti l’elettrificazione irreversibile dei sistemi di trazione, anche di quelli ad alte prestazioni.

    Il mio video sulla Ferrari SF90 Plug-in Hybrid

  • Ford Mustang Mach-E, la sfida a Tesla diventa emozionante. E accessibile

    Ford Mustang Mach-E, si chiama e appare così la prima vera auto elettrica di Dearborn. Dunque previsioni confermate per il nome di un’auto che tenta un’operazione assai difficile: rappresentare l’innovazione attraverso la tradizione, andando a scomodare un vero e proprio mito. Parliamo di 55 anni di storia ininterrotta, oltre 10 milioni di unità, la sportiva più venduta al mondo, ma soprattutto un’icona densa di significati.

    La famiglia Mustang

    La 500 degli americani

    Molti infatti la descrivono con gli stessi toni con la quale i nostri padri e i nostri nonni ricordano e raccontano le Fiat 500 e 600. La Mustang è infatti per gli americani la prima auto, quella del primo appuntamento, del primo bacio, del matrimonio, del viaggio di nozze e di tante altre circostanze, più o meno memorabili, che la vita ci pone. Le dimensioni sono ben diverse, ma le parole sono le stesse.

    Ford Mustang Mach 1 1969

    I ricordi e i ripensamenti

    La Mustang Mach-E nasce sulla prima piattaforma di Ford per auto elettriche, è lunga 4,71 metri, alta 1,6 e larga 1,88 con un passo di 2,98 metri. Lo stile è Mustang più nei particolari, come i fari posteriori, che nelle forme vere e proprie. È interessante sapere che la Mach-E era stata pensata all’origine come una “compliance car”, ovvero come un oggetto funzionale al proprio obiettivo e alla diversa disposizione di tutti i componenti.

    Ford Mustang Mach-E

    Meglio Mustang che Ford

    Dunque muso corto, superfici lisci e forme semplici: un po’ come la Jaguar I-Pace. Ed invece, ad un certo punto, ci sono state la svolta e l’intuizione di Jim Farley, un uomo chiave nelle vicende Ford degli ultimi anni. Bisognava rovesciare il paradigma portando nel futuro l’orgoglio e le emozioni del proprio passato. Alla fine del 2017 iniziò così a circolare il bozzetto di qualcosa che ricordava da dietro la Mustang e con un nome in codice: Mach 1.

    Ford Mustang Mach-E

    L’auto decolla con gli aerei

    Il nome Mach 1 affonda nel passato della Mustang che, quando fu lanciata nel 1964, era una tranquilla pony car, ma presto divenne una “muscle car”. Una delle versioni sportive storiche fu proprio la Mach 1. Erano gli anni in cui le suggestioni aeronautiche erano ancora forti sull’automobile. Del resto, lo stesso nome Mustang deriva dal caccia P-51 Mustang impiegato dall’aviazione americana durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Ford Mustang Mach-E

    Da Mach 1 a Mach-E

    Montava il famoso motore inglese Merlin, lo stesso del caccia britannico Spitfire. Anche la Triumph, quando produceva automobili, fece qualcosa di analogo chiamando Spitfire un proprio modello. Il Merlin era un progetto Rolls-Royce e veniva prodotto a Crewe, dove oggi nascono invece le Bentley. Il nome Mach 1 compare per la prima volta su una Ford nel 1949 sulla Levacar Mach 1, una monoposto dal design avveniristico, pensata per viaggiare su cuscino d’aria.

    Ford Levacar Mach 1
    Elon, stiamo arrivando!

    In qualche modo dunque il nome Mach 1 significava futuro ancora prima che la Mustang nascesse. Come la Levacar, la Mach-E porta i geni di quel passato e guarda decisamente al futuro, confrontandosi con altri pianeti. Primo fra tutti, quello di Tesla che ha portato l’automobile elettrica sulla Terra. Ecco perché Ford ha presentato la sua nuova nata all’aeroporto di Hawthorne, California, accanto ai capannoni di Space X, la società di Elon Musk che si occupa di spazio.

    Ford Mustang Mach-E

    Senza mani, over the air

    L’abitacolo della Mach-E parla più di qualunque altra cosa: il grande schermo verticale da 15,5 pollici al centro della plancia è quello della Model 3, anche se non è solo scena. La Ford elettrica sarà infatti la prima auto non-Tesla a potersi aggiornare completamente over-the-air. Dunque non solo le mappe e il nuovo sistema Sync, ma anche i software di gestione dell’energia e i sistemi di sicurezza con la promessa che, poco dopo il lancio, la Mach-E offrirà la guida autonoma senza mani.

    Ford Mustang Mach-E

    Due bagagliai, zero maniglie

    Altri tocchi di futuro sono il mirroring con Android Auto e Carplay senza fili e le portiere prive di maniglie. Si aprono sfiorando pulsanti sui montanti. Invece ci sono gli specchietti e non le telecamere, soluzione che negli USA non è omologabile. Due i bagagliai: posteriore da 402-1.420 litri, anteriore da 100 litri. Notevole lo spazio interno grazie al pavimento piatto e al passo lungo, ma sorprende la libertà di movimento per la testa per un’auto che ha il proprio motore vero sotto i piedi.

    Ford Mustang Mach-E

    Batteria doppia e king size

    La Mach-E ha due taglie di batteria: da 288 celle e 75,7 kWh di capacità e da 388 celle e 98.8 kWh. L’accumulatore è assemblato dalla Ford stessa sfruttando un’esperienza nel campo dell’elettrificazione che comincia nel 2004 e sta in oltre 800mila auto ibride e ibride plug-in in circolazione. Le celle sono a sacchetto della LG Chem e accettano una potenza massima di ricarica di 150 kW. Negli USA Ford si appoggerà alla rete di Electrify America, in Europa a Ionity, consorzio al quale appartiene dalla fondazione, e a un sistema di pagamento unificato per 125mila stazioni basato sulla piattaforma FordPass.

    Ford Mustang Mach-E

    Almeno 500 km di autonomia

    Il sistema di propulsione può essere con il solo motore posteriore o con due motori con la trazione integrale. Quello anteriore è comunque più piccolo del primo, per mantenere caratteristiche di guida vicine alla Mustang tradizionale. Le potenze di 190, 210 o 248 kW con coppie di 415 o 565 Nm e autonomie che vanno da 540 a 600 km. Si ferma a 500 km la versione GT che ha 342 kW e 839 Nm per uno 0-100 km/h in meno di 5 secondi. Tre le modalità di guida: Whisper, Engaged e Unbridled che offre anche una sonorità all’interno ottenuta amplificando suoni e campionando frequenze del sistema di propulsione.

    Ford Mustang Mach-E

    L’accessibilità è Mustang

    La concorrente diretta della Mach-E è la model Y, ancora in fase di gestazione, ma la cosa più interessante è il prezzo: si parte da 45mila e si arriva a 60mila euro, GT esclusa. Dunque decisamente meno di concorrenti europee dotate di batterie più piccole e nello spirito di Ford e della Mustang: prestazioni e divertimento di guida ad un prezzo accessibile. La Ford Mustang Mach-E sarà prodotta in Messico, presso lo stabilimento di Cuatitlan, e arriverà nell’autunno del 2020. Negli USA si può già prenotare con 500 dollari.

    Ford Mustang Mach-E

  • Salone di Francoforte, la spina che vince ha ancora i pistoni

    Tanta spina, ma ancora con i pistoni. Il primo responso del Salone di Francoforte è inequivocabile: accanto al debutto di auto elettriche decisamente importanti, le ibride plug-in allungano decisamente il passo. E per passo intendiamo la loro autonomia in elettrico. Viene dunque confermata una tendenza inaugurata dalla Volkswagen Passat e dalle BMW accanto ad una diffusione oramai esponenziale delle versioni che mescolano il motore a combustione con l’elettrico alimentato da una batteria ricaricabile.

    Mercedes GLE350 de

    Un poker di spine per la Stella

    I casi più eclatanti arrivano da Mercedes che ha presentato ben quattro ibride plug-in con un’autonomia in elettrico che arriva a sfiorare i 100 km secondo l’omologazione WLTP. Detentrice di questo record è la GLE 350 de 4Matic con motore diesel 2 litri da 320 cv complessivi e un raggio d’azione ad emissioni zero dichiarato di 90-99 km secondo le regole WLTP e addirittura di 106 km secondo le uscenti NEDC. Per raggiungere questi risultati ci vuole una batteria da 31,2 kWh, ma anche la velocità massima di oltre 160 km/h raggiungibile in elettrico è da record. Se pensiamo che la prima Nissan Leaf aveva 24 kWh – e si fermava elettronicamente a 144 km/h – e la prima Chevrolet Volt l’aveva da 16 kWh (usandone effettivamente il 50%), si vede come e quanto si sia evoluta la tecnologia delle batterie e la progettazione delle vetture in funzione della loro elettrificazione.

    Skoda Superb iV

    Potenza pari, autonomia doppia

    Pari potenza (320 cv), cilindrata e persino coppia (700 Nm), ma a benzina, è la GLC 300 e che ha una batteria da 13,5 kWh per un’autonomia di 39-43 km (WLTP). Le ibride plug-in più interessanti per il mercato sono le nuove classi A e B denominate entrambe 250 e. Hanno un motore 1,3 litri a benzina e una potenza totale di 218 cv per un bilancio tra prestazioni e consumi davvero interessante: fino a 240 km/h e 0-100 km/h in 6,6 secondi con un’autonomia in elettrico WLTP che, nel migliore dei casi, arriva a 69 km e non è inferiore a 56 km. La batteria da 15,6 kWh, posizionata sotto il sedile posteriore, non influenza minimante lo spazio interno e, per non darle fastidio, l’impianto di scarico si ferma a metà del fondo della vettura. In Germania i prezzi annunciati sono intorno ai 37mila euro.

    Mercedes A250 e

    Il terzetto Ford, le debuttanti e le nuove promesse

    Dietro alla Mercedes c’è la Ford con 3 ibride plug-in. Trattasi di un terzetto alquanto eterogeneo, ma decisamente agguerrito: la gigantesca Explorer, per la prima volta in Europa con un poderoso V6 biturbo elettrificato da 450 cv con 40 km di autonomia, la Kuga che ha 3 ibride cui una ricaricabile da 225 cv con oltre 50 km di autonomia, e il Tourneo Custom. Quest’ultimo è l’unico commerciale con questo tipo di propulsione ed è anche in serie: l’unico motore di trazione cioè è elettrico e il mille 3 cilindri serve solo a ricaricare la batteria da 13,6 kWh una volta esaurita la ricarica alla spina dopo 50 km. È il momento del plug-in anche per la Opel Grandland X, la Seat Tarraco e la Skoda Superb. Presto lo sarà anche per la nuova Land Rover Defender e la Renault Captur, quest’ultima annunciata con un’autonomia in elettrico di 60 km.

    Ford Kuga plug-in hybrid

    La maturità portata dal realismo

    Anche le auto compatte dunque sono cominciano ad abbracciare una elettrificazione mista con spina. I motivi sono molteplici. Il primo è l’esigenza primaria da parte delle case di mettere effettivamente su strada auto a basse emissioni e capaci di fare numeri di rilievo, non solo di tagliare con l’accetta quelle dei Suv. Il secondo è avviare l’elettrificazione in modo più rassicurante e meno traumatico. Il terzo è ridare fiato ad un sistema di propulsione che non è mai riuscito a decollare proprio perché il bilancio tra costi, percorrenze in elettrico e risparmio effettivo per il cliente non era ancora ottimale. La dimostrazione è che, anche in paesi ad elevato tasso di elettrificazione, gli ibridi plug-in hanno perso quota in favore dell’elettrico. Rimangono obbligatori l’ottimismo e idealismo per una veloce conversione, almeno parziale, del parco circolante alle emissioni zero, ma deve comandare il realismo: sia quello di chi le auto le produce sia di chi deve acquistarle per muoversi in modo efficiente.

  • Electrify America prepara il rifornimento robotizzato per le auto elettriche

    La stazione di rifornimento interamente automatizzata è in arrivo nel 2020. Ci sta lavorando Electrify America (https://www.fabioorecchini.it/electrify-america-anche-batterie-ad-alta-capacita-per-la-rete-di-ricarica-ultraveloce-negli-usa/) a San Francisco, in collaborazione con Stable e Black&Veatch. La prima è la ex Diatom Robostics, azienda che ha come missione il reinventare la stazione di rifornimento, la seconda è una società di consulenza e progettazione attiva sin dal 2015 e con un fatturato da 2,5 miliardi di dollari.

    Leggi l’articolo che spiega che cosa è Electrify America

    Il robot ci farà il pieno

    L’obiettivo primario è costruire una stazione di rifornimento completamente robotizzata per le flotte di auto elettriche a guida autonoma, campi nei quali la vicina Silicon Valley è all’avanguardia.  La stazione fornirà ricarica a 150 kW in corrente continua. Electrify America si occuperà degli aspetti che riguardano il collegamento alla rete e i sistemi di pagamento, Stable sovrintenderà l’intero progetto grazie alla propria competenza nel campo della robotica. Black&Veatch si occuperà infine dell’ingegnerizzazione del progetto.

    Electrify America e Stable

    Electrify America and Juliet

    Electrify America è nata invece nel 2016 ed è, con ogni probabilità, la più grande iniziativa al mondo per la costruzione di una rete di ricarica ultraveloce (fino a 350 kW). Ha un budget di 2 miliardi di dollari fino al 2027 e nasce per iniziativa di Volkswagen nell’ambito del rimborso per il Dieselgate. In parallelo, la casa tedesca in Italia sta portando avanti denominato Electrify Verona (https://www.fabioorecchini.it/electrify-verona-meglio-di-electrify-america-pali-della-luce-per-ricarica-auto-elettriche-video-sorveglianza-e-wi-fi/ e https://www.fabioorecchini.it/video-opinione-massimo-nordio-electrify-verona/), progetto pilota per altre città italiane di media grandezza. Volkswagen è anche impegnata nella creazione di una rete quanto più differenziata (vedi il progetto delle power bank per auto elettriche https://www.fabioorecchini.it/volkswagen-power-bank-per-auto-elettriche/).

    Leggi l’articolo su Electrify Verona e la video opinione sull’argomento con l’intervista a Massimo Nordio

    Tanti tipi di ricarica

    Tali progetti assumono inoltre un valore più ampio alla luce dei nuovi accordi con Ford e che riguardano proprio l’auto elettrica e la guida autonoma. La rete di Electrify America potrebbe dunque essere funzionale anche per la nuova alleanza. I nuovi sistemi di rifornimenti robotizzati potrebbero essere utili per gli altri tipi di flotte (car sharing, veicoli commerciali, noleggio, ride sharing, etc) e le normali auto elettriche. La differenziazione dei sistemi di ricarica non soltanto per livello di potenza, ma anche per tipologia di servizio, contribuirà sicuramente alla creazione di una segmentazione all’interno di un mercato in piena evoluzione: da chi vuole risparmiare e vuole farsi tutto da solo fino al self service completamente automatizzato.

    Herbert Diess e Jim Hackett