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  • Volvo Italia con il parco BAM Biblioteca degli Alberi Milano per il terzo anno

    La Volvo Italia conferma per il terzo anno consecutivo il suo ruolo di Park Ambassador di BAM Biblioteca degli Alberi Milano, lo spazio verde ed educativo nel cuore del quartiere Porta Nuova.

    Volvo e BAM Milano

    L’idea di una casa auto che collabora con un parco urbano mi piace molto. I parchi ci restituiscono il contatto con la natura proprio là dove rischiamo di perderlo, nelle aree urbane.

    La partnership della Volvo con il parco BAM è fatta inoltre di contenuti, incontri, programmi musicali e culturali. Grazie a questo palinsesto l’area di Porta Nuova, fino a pochi anni fa degradata e quasi dimenticata nonostante la vicinanza con la stazione Centrale e con il centro della città, si anima di un’energia contagiosa.

    BAM Milano

    Punto di aggregazione

    L’icona della skyline della Milano degli anni Duemila vive il suo parco, esempio di collaborazione tra pubblico e privato, come un punto di preziosa aggregazione sociale. Il BAM, come ogni parco, è capace di attirare artisti, pensatori e scienziati per un seminario a petto al pubblico, come famiglie e bambini per una semplice passeggiata all’aria aperta.

    La filiale italiana di Volvo continua così a promuovere e a sostenere iniziative chiamate a coinvolgere le persone e a diffondere la Cultura in città. Lo spirito che anima il Volvo Studio Milano, situato in prossimità del parco, si riflette dunque nel rinnovato impegno di Volvo a favore di BAM, in perfetta sintonia con le finalità del parco.

    Programma eventi

    Attraverso il programma culturale definito per il 2021 – che prevede oltre 180 BAMoment (eventi) di cui 17 digitali – BAM punta a riconfermarsi come parco pubblico inclusivo in grado di offrire ai cittadini la possibilità di vivere esperienze culturali di qualità a contatto con la natura.

    Volvo BAM Milano Back to the city

    In tale contesto viene confermato, nel prossimo mese di settembre, il Back to the City Concert, divenuto ormai appuntamento fisso nel panorama culturale milanese di fine estate, che vedrà una volta di più protagoniste una grande orchestra milanese e la musica classica al massimo livello.

    Volvo e Milano

    Le attività condivise con BAM offrono a Volvo la possibilità di sottolineare alcuni valori fondamentali del marchio. Volvo mette al centro delle proprie scelte le Persone, intese come individui e collettività, con l’obiettivo di migliorarne la qualità di vita.

    Volvo Studio Milano

    BAM parla inoltre di tutela dell’Ambiente, finalità assoluta di Volvosulla base di un senso di responsabilità etica che è vincolo imprescindibile. Volvo opera per minimizzare il proprio impatto sull’ambiente che la circonda e al tempo stesso per massimizzare il proprio effetto positivo anche in senso civico attraverso azioni concrete.

    Clicca qui e leggi l’articolo Oggi insieme a Volvo al parco BAM di Milano per tornare a crescere grazie alla sostenibilità.

    BAM Chiara Angeli

    Le ragioni di Volvo Car Italia nel ruolo di Park Ambassador di BAM sono esposte da Chiara Angeli, Head of Commercial Operations Volvo Car Italia:

    “Il ruolo del Park Ambassador è quello di garantire ai cittadini di Milano che BAM sia sempre in grado di offrire loro il meglio in termini di attività. È anche questo il nostro contributo alla città di Milano e alla sostenibilità, un contributo costante e sempre presente, al di là dei singoli progetti o momenti.”

  • Buon anno 2021 da FabioOrecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni

    Buon anno 2021 da FabioOrecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni!

    Ci lasciamo alle spalle un anno che sarà ricordato nei libri di storia a causa della pandemia di Covid-19 e del dissesto socio-economico-sanitario mondiale che ne è derivato.

    Ho grande rispetto per il passato e per tutte le difficoltà, le sofferenze e i lutti che il Coronavirus ha causato nel 2020, però voglio sfruttare l’occasione di questi semplici auguri per guardare al futuro.

    Il futuro è tutto

    Il futuro è tutto, sempre. Lo è certamente per la mia vita professionale, che proprio alla ricerca di nuove soluzioni e tecnologie più efficienti e sostenibili è completamente dedicata.

    Ma a mio parere il futuro è tutto per tutti. Specialmente in questo momento, dal quale dobbiamo ripartire per costruire basi più solide per la nostra salute pubblica, strutture più efficienti per i nostri servizi e la nostra economia, tecnologie affidabili, efficienti e sostenibili per nutrire il nostro sviluppo.

    Buon anno 2021 disallineato

    Sviluppo sostenibile

    Ormai ne parlano ovunque. Gli spot pubblicitari sono pieni della parola sostenibilità, cosa impensabile soltanto pochi anni fa e sognata da noi – che ce ne occupiamo da tempo – tra gli sfottò ebeti di economisti, politici e (pochi) sedicenti scienziati che facevano del “pragmatismo” il loro scudo, contrapposto al nostro arco che scagliava frecce, dirette senza indugi verso un futuro migliore.

    Oggi molti di quei presunti sapienti del “non si può fare” sono schierati in prima fila nella nuova (per loro) crociata verso l’economia circolare, tanto semplice nella sua essenza eppure incompresa per decenni.

    Ma questa non è una cattiva notizia, nell’arca della sostenibilità c’è posto per tutti, anche per loro. Perchè il nuovo sviluppo sostenibile tutti deve contenere, per essere veramente tale.

    Buon anno 2021

    Il mio augurio per il nuovo anno 2021 è semplice: che sia un anno di grande slancio verso un nuovo sviluppo sociale ed economico rispettoso dell’ambiente.

    Che possa riguardare un gran numero di persone in tutto il pianeta e sia basato su meccanismi tali da poter essere – almeno teoricamente – per tutti.

    Clicca qui oppure sull’immagine per leggere l’articolo con VIDEO – Sostenibilità, la parola che salverà il pianeta.

    Video copertina sostenibilità

  • Recovery Plan Italia, tutti a caccia dei soldi e nessuno vede l’occasione

    Il Recovery Plan Italia è visto come un grande salvadanaio da rompere il prima possibile per dividersi il bottino.

    Certo, siamo in una condizione difficile dal punto di vista socio-economico e la sete di denaro è più che comprensibile. Però scambiare uno strumento politico e strategico – prima ancora che economico – per un mero serbatoio di denaro pubblico da distribuire per alimentare un ipotetico infinito benessere sarebbe l’errore del secolo.

    I soldi da soli non bastano

    La realtà è spietata. Per quanto grande, visto che vale la cifra enorme di oltre duecento miliardi di euro, il Recovery Fund europeo non ci basterà a lungo.

    Conte Guarnieri insieme

    Anzi, non ci basterà affatto se vogliamo utilizzarlo come unica leva per alimentare l’agognato ritorno alla tranquillità (per alcuni), oppure la costruzione di un nuovo benessere (per tutti o quasi).

    Siamo sempre più disastrati a causa della pandemia, dalla quale usciremo soltanto dopo aver trascorso ancora parecchi e durissimi mesi a distanziarci, chiudere, evitare occasioni di contagio.

    Percepire l’Occasione

    Quello che serve davvero è percepire l’Occasione – quella con la “O” maiuscola – e non azzannarsi gli uni con gli altri per accaparrarsi una parte più o meno consistente del gruzzolo. Che se utilizzato in questo modo finirà molto presto e senza lasciare nulla di buono.

    L’Occasione è già scritta nel documento europeo e nelle linee di destinazione previste per i soldi in arrivo.

    Eppure, nessuno lo dice. Si fa a gara per spiegare agli Italiani quali siano i settori che potranno beneficiare dei nuovi finanziamenti, quali le infrastrutture. E si arriva addirittura a dettagliare – in incontri con le categorie – le possibili micro-ricadute del fiume di denaro in arrivo.

    Recovery Fund Europa linee guida

    E non si spiega che l’Europa Unita, di cui l’Italia è membro fondatore e in questo caso anche attivo, ha finalmente definito una visione per il suo futuro.

    Ecco qual è l’Occasione

    L’Europa ha deciso di finanziare il piano Next Generation Europe per arrivare a potersi definire nel corso dei prossimi tre decenni (anni Duemilaventi, Duemilatrenta e Duemilaquaranta): verde, digitale e resiliente.

    L’Occasione è enorme, quanto semplice.

    La mano pubblica deve attivare grandi linee di co-finanziamento e grandi progetti infrastrutturali, oltre che politiche industriali, economiche, ambientali e sociali finalizzate alla visione di un’Italia sostenibile.

    Recovery plan Conte Von Der Leyen

    Basta una parola, infatti, per riassumere tutti i concetti chiave del nuovo sviluppo che possiamo costruire.

    La parola è Sostenibilità e sarà lei a salvarci, non il denaro che se speso diversamente finirà presto lasciando macerie.

    Clicca qui e leggi l’articolo con VIDEO Sostenibilità, la parola che salverà il pianeta.

    Come funziona

    Lo sviluppo socio-economico di cui abbiamo bisogno non si costruisce con 209 miliardi di euro. E nemmeno con il doppio.

    Lo sviluppo di cui abbiamo bisogno si costruisce con un obiettivo fermo, chiaro a tutti e che guarda al futuro.

    I finanziamenti, i progetti, le linee di credito attivate dal Recovery Plan Italia devono mettere in moto l’iniziativa privata, l’energia di ogni singolo cittadino.

    Se è così, i miliardi a disposizione non sono quelli del Recovery Fund, ma dieci volte di più perchè si attiva il vero meccanismo dello sviluppo socio-economico.

    Fatto di idee, imprenditorialità e iniziative, anche di volontariato orientato a raggiungere l’obiettivo.

    Next generation EU

    Rendere inutile il Recovery Fund

    L’obiettivo dal Recovery Plan, quindi, non deve essere quello di spartire nel modo migliore i soldi del Recovery Fund europeo.

    L’obiettivo deve essere di rendere inutile al più presto il ricorso a quel prestito.

    Perchè la macchina dell’Italia sostenibile è in grado di finanziarsi da sola in misura enormemente maggiore rispetto alle sole quote previste o prevedibili anche dalla più illuminata spartizione.

    Clicca qui e leggi l’articolo con VIDEO Dialogo sulla sostenibilità con Michele Crisci presidente della Volvo Italia.

  • Polestar è trasparente: produrre auto elettriche aumenta le emissioni di CO2

    L’auto elettrica dà reali vantaggi sull’impronta di CO2 solo dopo 50mila km. E solo se è alimentata ad energia eolica. Ce ne vogliono 78mila con il mix energetico europeo e addirittura 112mila con quello medio globale. Non è una scoperta, ma un’ammissione e l’ha fatta la Polestar, il marchio elettrico che fa capo a Geely e stretto parente di Volvo.

    Polestar
    Polestar 2 contro Volvo XC40

    Il calcolo è stato effettuato secondo gli standard 14044 e LCA (Lyfe Cycle Assessment) dell’ISO. Dunque sono stati considerati il prima, il durante e il dopo della vita della vettura: materiali, produzione, logistica, vendita, utilizzo e infine recupero e riciclo. I riferimenti sono la nuova Polestar 2 elettrica e la Volvo XC40 dotata di motore a combustione interna.

    Leggi l’articolo sulle emissioni dell’automobile e il ciclo di vita

    Volvo XC 40 Recharge
    L’automobile e i suoi 10mila ingredienti

    I risultati sono in un documento di 38 pagine intitolato semplicemente “2”. È pieno di numeri, ma forse il più sconvolgente è che in un’automobile ci sono oltre 10mila materiali diversi riconducibili a circa 70 categorie. Dati che misurano la complessità di questo business e le sfide da affrontare per intraprendere cambiamenti radicali.

    …in un’automobile ci sono oltre 10mila materiali diversi riconducibili a circa 70 categorie. Dati che misurano la complessità di questo business e le sfide da affrontare per intraprendere cambiamenti radicali

    Polestar
    Pesi diversi per le emissioni  

    Calcolando una vita di 200.000 km, la XC40 produce 58 tonnellate di CO2 dunque un’impronta di 290 g/km di CO2. La Polestar 2 si ferma a 50 tonnellate (250 g/km) che diventano 42 (210 g/km) se utilizzata in Europa e 27 (135 g/km) con energia eolica. La sola produzione delle batterie comporta emissioni per 7 tonnellate dunque dall’8,3% al 38,6% del totale.

    La sola produzione delle batterie comporta emissioni per 7 tonnellate dunque dall’8,3% al 38,6% del totale

    Muso e calandra Volvo XC 40 recharge
    Gallina vecchia fa basse emissioni

    La XC40 utilizza materiali che impattano meno (14 tonnellate di CO2 contro 17). Il costo ambientale di produzione è praticamente identico (2,1 contro 2,2), leggermente più alto per il fine vita (0,6 contro 0,5). I dati del prima e del dopo sono identici nonostante la XC40 si fabbrichi in Europa e la Polestar 2 in Cina. Segno che l’industria usa standard globali identici a livello ambientale.

    Leggi l’articolo sulla XC40 Recharge elettrica

    Leggi l’articolo sulla Polestar 2, l’altro modo di essere Volvo

    Polestar
    Tutto quello che si può recuperare

    Per alcuni materiali Volvo fornisce anche dati precisi sul loro recupero. L’alluminio in fusione è al 96%, quello lavorato al 62%. L’acciaio standard e quello inossidabile al 63%, Volvo si tiene per sé il tasso relativo agli acciai speciali prodotti internamente. Si può recuperare la metà dei materiali grezzi e addirittura il 98% dei polimeri.

    Polestar
    Due impronte nettamente diverse

    Nettamente diversi anche entità e mix di carbon footprint a livello produttivo. La Polestar 2 ha un impatto superiore di circa il 40% rispetto alla XC40 e il suo mix è: 29% alluminio, 29% batteria agli ioni di litio, 17% acciaio e ferro, 10% elettronica e 7% polimeri. Per la Volvo: 34% alluminio, 34% acciaio e ferro, 13% elettronica e 11% polimeri.

    Polestar
    Ripulire i processi

    Ci sono margini di miglioramento a livello industriale. Volvo ha già detto che è possibile ridurre nel 2025 su approvvigionamento, fabbricazione e utilizzo l’impronta di CO2 del 25% rispetto al 2018. Il problema è che in quella data Volvo vuole vendere il 50% in elettrico e, contemporaneamente, abbattere l’impronta di CO2 del 40% con prodotti però intrinsecamente più impattanti.

    Polestar
    Qual buon vento

    Nella fase dell’uso la XC40 emette 41 tonnellate di CO2 (205 g/km). La Polestar, calcolando un consumo medio di 19,8 kWh/100 km, ne genera 23 con il mix energetico globale. Si scende a 14 in Unione Europea, e a 0,4 con energia eolica. Considerando che un albero assorbe da 10 a 50 kg di CO2 all’anno, 400 kg si possono bilanciare in modo relativamente facile.

    Polestar
    La strada è molto lunga

    Da questi numeri si traggono i punti di pareggio ambientale citati all’inizio. I 200.000 km sono la percorrenza di un’automobilista medio europeo in 16 anni e mezzo, 20 anni per un italiano. I dati di emissione considerati sono superiori del 25% a quelli dichiarati: la media della XC40 è di 163 g/km, il consumo WLTP della Polestar è di 15,6 kWh/100 km.

    Il confronto mancato

    A livello metodologico, la maggiorazione è dovuta a fattori logistici. Per l’auto a combustione interna ci sono i costi ambientali dovuti a estrazione, raffinazione e distribuzione. Per l’elettrica c’è la dispersione dell’impianto di ricarica. C’è solo da chiedersi perché tale raffronto non sia stato fatto con la XC40 elettrica che consuma leggermente di più (16,8 kWh/100 km).

    Batteria della Volvo XC40 Recharge
    Il contesto energetico

    Il problema è di sistema energetico. A livello europeo, siamo vicini all’obiettivo del 20% di consumo per il 2020 e l’Italia ha già raggiunto il proprio del 17% nel 2018. La produzione di energia verde nel nostro paese sfiora il 40%. L’obiettivo della UE è essere carbon neutral nel 2050, Volvo ci arriverà, come altri costruttori, nel 2040.

    Polestar 2
    L’industria conduce, la politica segue

    L’industria è dunque più avanti della politica. Per dispiegare tutto il potenziale dell’auto elettrica non bastano gli incentivi all’acquisto, ma bisogna agire sul sistema energetico. Anche Volkswagen ha compiuto uno studio simile con risultati che parlano chiaro: al momento, il pareggio di impronta di CO2 tra una e-Golf e Golf TDI a 125.000 km.

    Leggi l’articolo su elettrico contro diesel per le emissioni di CO2

    L’industria è dunque più avanti della politica. Per dispiegare tutto il potenziale dell’auto elettrica non bastano gli incentivi all’acquisto, ma bisogna agire sul sistema energetico

    Polestar
    Il valore dell’onestà

    «I costruttori di automobili nel passato non sono stati chiari con i clienti sull’impatto ambientale dei loro prodotti. Abbiamo bisogno di essere onesti, anche se la lettura dei dati crea imbarazzo» ha scritto Fredrika Klarén (foto sotto), responsabile per la Sustainability in Polestar, commentando i dati della ricerca prodotti dal costruttore svedese.

    La consapevolezza sta a zero

    Con questo rapporto Polestar rilancia quanto già detto da Volvo: occorre trasparenza da parte di tutta l’industria e arrivare ad un metodo di calcolo comune dell’impronta di CO2. L’obiettivo è mettere il cliente nella condizione di compiere la scelta giusta e dargli la consapevolezza che la rotta verso le emissioni zero è obbligata, ma tutt’altro che facile.

    Leggi l’articolo su Volvo che vuole diventare carbon neutral nel 2040

    Polestar
  • Verde e Blu Festival a Milano dal 25 al 27 settembre

    Sabato 26 settembre 2020 sarò al Verde e Blu Festival di Milano. La manifestazione segue una serie di precedenti esperienze degli organizzatori che hanno dato vita anni fa al festival dell’Energia.

    Sabato 26 ore 18,15 – Rivoluzione mobilità

    Condurrò l’incontro in piazza Gae Aulenti vicino al BAM – Biblioteca degli alberi di Milano.

    Saranno protagonisti con me Michele Crisci, presidente della Volvo Italia, Federica Foiadelli del Politecnico di Milano, Marco Granelli assessore alla mobilità e ai lavori pubblici del Comune di Milano, Francesco Di Lucia Team Leader della squadra corse del Politecnico di Milano.

    Titolo verde e blu festival 2020

    Clicca qui per vedere il programma completo e per iscriverti gratuitamente.

    Contenuti

    Vi aspetto a Milano sabato 26 settembre, parleremo con gli ospiti partendo da queste considerazioni.

    Sostenibilità, la parola chiave per un nuovo sviluppo.

    Auto, la rivoluzione energetica va ben oltre il veicolo.

    Case auto da costruttori di veicoli a fornitori di mobilità.

    L’auto e la città, costruzione di un nuovo equilibrio.

    Auto, passione e prestazioni nell’era dell’elettrificazione.

    Ricerca e sviluppo, la mobilità personale oltre il 2030

    Programma rivoluzione mobilità

    Clicca qui per andare al sito web della manifestazione.

  • Energia, mobilità e ambiente, cinque pilastri per ripartire davvero

    Bisogna costruire in modo solido e veloce cinque pilastri nei settori giusti per ripartire.

    Miopia generale

    Energia e mobilità sono considerate alla stregua di altri settori da troppi analisti, strateghi e decisori. Tutti affetti da grave miopia, evidentemente. O da incapacità di lettura di situazioni complesse.

    Industria manifatturiera, turismo, cultura, agricoltura, allevamento, edilizia sono ovviamente aree cruciali per il rilancio e il successivo successo del nostro paese.

    Tutti parlano di ripartenza in questi ed altri settori ma per fare in fretta e bene servono idee chiare e priorità ben definite.

    Ingredienti base per lo sviluppo

    Lo sviluppo, in tutti i settori, ha bisogno di molti ingredienti. Gli ingredienti di base, però sono relativamente pochi e variano in funzione dei tempi.

    Nel nostro tempo le risorse capaci di mettere in moto tutte le altre sono l’energia, la mobilità e l’ambiente.

    Crescita economica
    Energia

    L’energia è un requisito primario da sempre.

    Mobilità

    La mobilità, invece, è un bisogno del nostro tempo fatto di mercati e relazioni senza confini e senza distanze.

    La mobilità non è soltanto quella di uomini e merci, ma anche dei dati e delle informazioni, dell’energia e dei nuovi combustibili.

    Le nuove infrastrutture di trasporto – si intenda bene – sono anche quelle relative alla digitalizzazione, alla produzione e distribuzione elettrica intelligente, ai nuovi vettori energetici utilizzabili a zero emissioni.

    Ambiente

    L’ambiente è un requisito di ritorno; ritenuto fondamentale per millenni è stato dimenticato negli ultimi due secoli, in modo particolare a partire dall’avvento dei combustibili fossili.

    Oggi l’ambiente non è più soltanto quello naturale ma anche il contesto socio-economico.

    Cinque pilastri

    Nel 2011 ho pubblicato un lavoro scientifico che diventa oggi di stringente attualità.

    Il lavoro, in una situazione generale che parla di sviluppo sostenibile senza essere capace di indicarne realmente il percorso, individua i pilastri della sostenibilità energetica (Energy Sustainability Pillars, International Journal of Hydrogen Energy, Elsevier, 2011):

    Cinque pilastri bianchi
    • Rinnovabilità delle risorse;
    • Efficienza di conversione, distribuzione e utilizzo;
    • Contenimento dell’impatto ambientale;
    • Incremento dell’accessibilità;
    • Adattamento delle soluzioni alle situazioni socio-economico-ambientali locali.

    Cinque punti per la ripartenza

    Proprio quei cinque pilastri, identificati per garantire la sostenibilità delle soluzioni energetiche, offrono ora una semplice bussola grazie alla quale non sbagliare strada nella ripartenza possibile e meritata, per la nostra nazione e l’Europa, nel contesto globale.

    Tutti e cinque sono perfettamente applicabili ai tre settori chiave: energia, appunto, ma anche mobilità ed ecosistema socio-economico-ambientale.

  • Dialogo sulla sostenibilità con Michele Crisci presidente Volvo Italia

    Il dialogo sulla sostenibilità con Michele Crisci, presidente della Volvo Italia, si svolge in occasione di un incontro al quale ho partecipato insieme alla Volvo e alla Fondazione Riccardo Catella al parco BAM di Milano.

    Sostenibilità dalla teoria alla pratica

    Oggi si può finalmente parlare di sostenibilità in modo concreto e operativo.

    Un dialogo sulla sostenibilità è l’occasione per individuarne tutto il potenziale come vera leva per la rinascita, soluzione intelligente che consenta la crescita socio-economica insieme alla soluzione dei problemi ambientali.

    Gli obiettivi della Volvo

    Volvo elettrica in ricarica
    Volvo XC40 Recharge in ricarica

    Entro il 2025 la Volvo a livello globale ha obiettivi molto ambiziosi:

    • portare le vetture esclusivamente elettriche a costituire il 50% delle sue vendite globali complessive;
    • azzerare l’impatto sul clima delle proprie attività produttive globali;
    • utilizzare materiali riciclati per almeno il 25% delle parti in plastica di tutte le nuove Volvo;

    Volvo Cars ha infine l’obiettivo di diventare a impatto neutro sul clima entro il 2040.

    Clicca qui e leggi l’articolo relativo all’evento sulla sostenibilità al Parco BAM – Biblioteca degli Alberi di Milano.

  • Oggi insieme a Volvo al parco BAM di Milano per tornare a crescere grazie alla sostenibilità

    Oggi sono insieme alla Volvo e alla Fondazione Riccardo Catella al parco BAM di Milano per parlare di sostenibilità in modo nuovo e operativo.

    La sostenibilità sarebbe un’attitudine dell’uomo, che cerca naturalmente la costruzione di un futuro migliore.

    BAM Milano Volvo studio

    Il ruolo dei combustibili fossili

    Eppure negli ultimi due secoli è scomparsa dalle priorità della società.

    Il suo accantonamento è coinciso con l’avvento dei combustibili fossili e quindi del consumo di risorse, ritenute a torto praticamente illimitate, nell’economia mondiale.

    La crisi come opportunità

    Adesso la sostenibilità reale e a lungo termine delle azioni umane può tornare al centro delle logiche di scelta.

    Scritta luminosa BAM Milano Volvo Studio
    Biblioteca degli Alberi – Volvo Studio Milano

    Non come fine da perseguire, com’era fino a prima dell’attuale profonda crisi, ma come mezzo per creare di nuovo sviluppo, benessere e crescita socio-economica nel rispetto dell’ambiente.

    La sostenibilità non consuma risorse, ma le usa e riusa. In teoria addirittura illimitatamente.

    Su questa solida base l’industria e la tecnologia hanno davanti nuove sfide da vincere e nuovi prodotti da creare.

    Gli impegni presi dalla Volvo

    Il percorso che la Volvo si è data per perseguire una sempre maggiore sostenibilità indica tappe e obiettivi molto chiari.

    Muso e calandra Volvo XC 40 recharge

    Entro il 2025 Volvo Cars intende:

    • portare le vetture esclusivamente elettriche a costituire il 50% delle sue vendite globali complessive;
    • azzerare l’impatto sul clima delle proprie attività produttive globali;
    • utilizzare materiali riciclati per almeno il 25% delle parti in plastica di tutte le nuove Volvo;

    Volvo Cars ha infine l’obiettivo di diventare a impatto neutro sul clima entro il 2040.

    Locandina e programma 14 luglio 2020 ore 18,30

    Programma Volvo BAM Milano
  • Volvo il 14 luglio al BAM di Milano, ecco come la sostenibilità aiuterà la rinascita

    La Volvo e il parco BAM – Biblioteca degli alberi di Milano sono protagonisti di un incontro sulla sostenibilità dalle caratteristiche molto interessanti.

    Ci sarò anch’io domani sera nel magnifico scenario del BAM e della nuova skyline milanese.

    Milano mi piace molto, in modo particolare la Milano di questi anni che ha fatto del ridisegno urbano il simbolo della sua crescita sociale e culturale, oltre che economica.

    BAM Milano

    BAM – Biblioteca degli alberi di Milano

    Il BAM è un parco che ha dentro l’esperimento della gestione privata di uno spazio pubblico.

    Per saperne di più clicca qui e vai al sito BAM.

    Volvo BAM Milano

    La Volvo Italia è azienda partner del progetto BAM con il ruolo di ambasciatore.

    Appuntamento a Martedì 14 luglio ore 18,30

    L’incontro di domani al BAM di Milano ha dentro tutti gli ingredienti di un momento da vivere.

    Dalle 18,30 in poi, per un’oretta, parleremo di sostenibilità. Non tratteremo però l’argomento come concetto astratto .

    Lido BAM Milano

    La sostenibilità sta entrando in una nuova era, nella quale da obiettivo diventa strumento per la creazione di benessere.

    Con Michele Crisci, presidente della Volvo Italia, e Kelly Russel, responsabile sostenibilità della Coima e direttore generale della Fondazione Riccardo Catella, porteremo questa idea nella quotidianità.

    La mia definizione di sostenibilità

    Nel 2002 ho pubblicato la mia definizione di sviluppo sostenibile, che indica la strada per raggiungere lo scenario auspicato di una sostenibilità compiuta e solida.

    Lo sviluppo sostenibile non consume risorse, le utilizza.

    Nel passaggio dall’era del consumo di risorse non rinnovabili all’era dell’utilizzo, c’è il mondo che abbiamo davanti.

    Clicca qui per informazioni sul mio libro “La Società No Oil”.

  • Superbonus per il rilancio economico, dopo la casa tocca all’auto

    L’idea del Superbonus per il rilancio economico applicata alla casa è del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

    Il bonus fiscale è uno strumento che ha dimostrato negli anni di funzionare molto bene per le ristrutturazioni edilizie, il risparmio energetico, la messa in sicurezza antisismica.

    Il Superbonus per essere efficace deve permettere sgravi fiscali vicini all’importo speso, come avviene già per l’antisismico con l’85%.

    Il Superbonus per il rilancio economico si spinge molto in là, permettendo vantaggi nei confronti del Fisco per una cifra addirittura pari o superiore all’importo sborsato, quindi arrivando al 100% e fino al 110% dell’ammontare al quale viene applicato.

    La casa prima di tutto

    La prima preoccupazione del Governo, ha detto Fraccaro in interviste di questi giorni, è per la casa e l’edilizia. Il Superbonus per il rilancio economico partirà quindi da lì.

    Riccardo Fraccaro Superbonus rilancio economico

    La casa è un caposaldo nell’economia delle famiglie italiane, che in oltre il 75% dei casi sono proprietarie dell’immobile in cui vivono (secondo i dati Istat ed Eurostat).

    Anche l’edilizia ha un effetto volano notevole e provato sulle dinamiche economiche del nostro paese, pare quindi corretto metterla al centro del primo intervento in stile “cura da cavallo” per l’economia devastata dagli effetti del Coronavirus.

    Tutti dicono ambiente

    La terza gamba che fa stare in piedi l’operazione Superbonus è senz’altro l’ambiente.

    Superbonus rilancio economico ambiente

    Non vanno incentivati in modo indiscriminato gli interventi sulla casa, né l’edilizia in quanto tale. Va incentivato il settore della sostenibilità ambientale, capace di generare anche sostenibilità socio-economica.

    La casa e il settore edilizio diventano così uno strumento per accelerare la transizione verso un sistema capace di creare sviluppo senza danneggiare l’ambiente e le condizioni socio-sanitarie da esso fortemente influenzate.

    Adesso tocca all’auto

    C’è però un altro dato di fatto dal quale non si può prescindere.

    Oltre alla casa, l’altra grande protagonista dell’economia delle famiglie italiane è l’automobile.

    Oggi tutti parlano di mobilità e anche io penso che l’auto vada sostanzialmente e sistematicamente riposizionata nella classifica dei mezzi di spostamento da utilizzare, specialmente in ambito cittadino.

    Superbonus rilancio economico multimodalità

    Progettare nuove infrastrutture per il trasporto collettivo, organizzare modalità agili e perseguibili economicamente per attivare la micromobilità, recuperare l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto e non semplicemente come elemento ludico o strumento sportivo in tutte le città italiane sono punti che ogni amministratore deve avere nella sua agenda.

    Ma l’automobile non viene sostituita dalle nuove modalità.

    L’automobile rimane il mezzo di trasporto capace di garantire il massimo grado di libertà e va evoluta, non combattuta.

    Superbonus automobile

    Un Superbonus fiscale per l’automobile è importante e urgente. Per le famiglie, per il settore automobilistico che va ben oltre chi fabbrica e vende macchine.

    Superbonus rilancio economico auto

    L’auto da incentivare e premiare con il Superbonus fiscale ha caratteristiche incredibili, quanto già attuali:

    • ha emissioni bassissime o nulle allo scarico,
    • rappresenta un nodo chiave per le nuove infrastrutture di telecomunicazione,
    • spinge il settore energetico verso l’utilizzo di vettori puliti e ricavati da fonti rinnovabili,
    • stimola l’ulteriore digitalizzazione dell’intera popolazione italiana.

    L’auto di cui molti amministratori oggi si vergognano addirittura di parlare, considerandola espressione di un vecchio modo di fare industria e produrre spostamenti urbani poco efficienti e inquinanti, non rappresenta la realtà dell’offerta automobilistica attuale e futura.

    L’auto che si limita a bruciare petrolio per produrre inquinanti, e non può entrare a far parte di sistemi di gestione del traffico, dell’intermodalità di trasporto (insieme a bus, metro, treno, bici, micro-mobilità, taxi e car-sharing) e del parcheggio, non va incentivata.

    Va sostituita dalle auto di nuova specie.

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