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  • Lexus Nx, viaggio ad Anversa la città dei diamanti

    La mia esperienza di viaggio ad Anversa e dintorni a bordo della nuova Lexus Nx, nelle due versioni full hybrid e plug-in hybrid, mi porta alla scoperta dei segreti nella lavorazione dei diamanti.

    Non è Amsterdam, infatti, la capitale mondiale delle pietre preziose più pure e desiderate. Secondo i dati forniti dai migliori professionisti del settore, l’80% dei diamanti commerciati al mondo transita per Anversa, in Belgio.

    Diamanti Lexus Anversa

    L’auto e le esperienze

    I diamanti sono i protagonisti più noti del viaggio, il loro fascino fatto di rarità e purezza conquista praticamente tutti. Ma il tema portante è la cura per le cose, per il lavoro, mescolata alla sfida di chi vuole fare bene anche quando sembrerebbero non essercene le condizioni.

    La nuova Lexus Nx che guido ad Anversa è stata integralmente riprogettato ed è nuova per il 95% dei suoi componenti rispetto alla versione precedente. In pratica, si tratta completamente di un’altra auto.

    Lexus Anversa FO in piedi al vecchio porto

    La prova nei dintorni di Anversa non è fatta soltanto di chilometri alla guida, ma comprende cinque esperienze:

    • la visita di un calzaturificio artigianale d’alta moda,
    • una sosta di degustazione con cocktail e cibi originali,
    • l’incontro con una fotografa belga che ha cambiato il modo di immortalare le sfilate,
    • l’emozione data dalla lavorazione artigianale di un diamante,
    • la scoperta di un’azienda vinicola che vuole produrre bottiglie di qualità a latitudini e con condizioni climatiche apparentemente proibitive.

    Calzaturificio

    Il negozio-laboratorio di Natalie Van Lijsebettens, secondo quanto mi racconta la proprietaria, rappresenta l’unica azienda di produzione artigianale di scarpe e stivali in tutto il Belgio.

    Lexus Anversa calzaturificio

    Natalie descrive con leggerezza le sue creazioni, quasi sottovoce. Proprio come la Lexus Nx 450h+ plug-in che arriva davanti al portone dell’atelier grazie soltanto al motore elettrico, quasi senza fare rumore.

    Cocktail bar

    Il bar di Paul Morel che propone cocktail e bevande artigianali poco note accoppiati a proposte gastronomiche ricercate e originali.

    Sono gli interni della Lexus Nx, disegnati secondo la nuova filosofia Tazuna, parola giapponese che indica la fisicità con cui un cavaliere conduce il proprio cavallo, ad uscire esaltati dall’esperienza degustativa.

    Lexus Anversa Cocktail bar

    Rivoluzione fotografica

    Il viaggio alla guida della Lexus ad Anversa passa anche attraverso un incontro, quello con la fotografa belga Marleen Daniels.

    Trent’anni fa Marleen con la sua intraprendenza ha cambiato il modo di fotografare le sfilate. Mentre tutti scattavano foto delle modelle sulla passerella, lei si è avventurata dietro le quinte e fino agli spogliatoi delle modelle per carpire immagini mai viste prima.

    Diamanti

    L’affascinante mondo dei diamanti, di cui Anversa è la capitale mondiale, regala emozioni forti. Certo, il valore delle pietre, in alcuni casi veramente inarrivabile, gioca la sua parte.

    Lexus Anversa Lavorazione diamanti

    Ma sono le mani degli artigiani, chiamati a lavorare elementi che andranno a comporre gioielli di enorme pregio e valore, a consegnare l’emozione più forte.

    Vigne impossibili

    Spingendosi fuori città, su strade che danno a chi guida l’impressione di essere arrivato in Olanda, mente si trova ancora in Belgio, l’innovazione di dimostra protagonista anche nelle coltivazioni agricole.

    La nuovissima azienda vinicola Valke Vleug, che esprime la sua voglia di spingersi avanti anche negli elementi architettonici estremamente moderni delle costruzioni, punta a produrre vino di qualità a pochi chilometri in linea d’aria dal Mare del Nord.

    Vigneto Anversa

    Da queste parti le viti non sono mai cresciute prima, eppure lo scorso anno – alla prima stagione di imbottigliatura – non è rimasto nulla d’invenduto.

    Sfida Lexus

    Anche la Lexus ha davanti una nuova strada tecnologica, visto che il marchio è destinato ad avere esclusivamente modelli elettrici entro il 2030.

    I segnali che arrivano dal mercato sembrano dare ragione alla strategia elettrica, visto che gli ordini della Lexus Nx sul nostro mercato per il 60% riguardano il modello plug-in hybrid, dotato di batterie da 18,1 kWh ricaricabili in due ore e mezza da una wall box domestica.

    Lexus Nx Anversa

    Il motore a benzina è 2,5 litri di cilindrata ciclo Atkinson, la trazione elettrica è realizzata con due motori, uno da 134 kW sull’asse anteriore e l’altro da 40 kW sul posteriore.

    Clicca qui e leggi la doppia prova su strada con VIDEO di Orecchini e Desiderio della nuova Lexus Nx.

    Prezzo

    Il prezzo della Lexus Nx 350h Full Hybrid parte da 60.000 euro, mentre la Lexus Nx 450h+ Plug-in Hybrid è a listino a partire da 66.500 euro.

  • Model E, anche Ford scorpora la nuova mobilità da quella tradizionale, ma entrambe devono vivere

    La compagnia buona e pulita da una parte e quella sporca dall’altra. Lo sta facendo Volvo con Geely, lo farà Ford con Model E, senza dirlo esplicitamente, lo ha già fatto Renault ElectriCity. È finito il tempo in cui l’automobile faceva massa critica con i volumi e mettere insieme altri marchi aumentava la forza d’impatto sul mercato e sui conti.

    Leggi l’articolo su Volvo, Geely e Aurobay

    Due anime e due corpi

    Dunque dopo Volvo, che con Geely sta per costituire Aurobay per scorporare la parte “sporca” del proprio business, anche Ford è giunta alla stessa conclusione. A Dearborn hanno già deciso: la Ford Model E si occuperà solo dei modelli elettrici, del software della connettività. Ancora una volta, l’Ovale Blu ha attinto al proprio passato e ai propri simboli per il futuro dando alla nuova divisione un nome che ricorda la Model T che negli anni ’20 cambiò il destino dell’industria e della mobilità.

    Leggi l’articolo sull’auto elettrica americana iconica

    Henry Ford Model T
    Rapporto osmotico

    Renault è già partita seguendo lo stesso itinerario con ElectriCity: una società che si occupa di sviluppare auto elettriche, di costruirle e persino di riciclarle includendo, in prospettiva, due gigafactory per le batterie. Il tutto racchiuso in tre stabilimenti (Douai, Maubeuge, and Ruitz) che condivideranno lo stesso modello manageriale e sociale. Dunque c’è implicita l’idea che, se cambia l’industria dell’automobile, cambia anche ciò che la circonda. E viceversa.

    Renault Electricity
    Linee diverse

    Ma perché questo rovesciamento? Ci sono varie ragioni e la prima è la complessità. Fin quando ha potuto, l’industria ha tenuto sulle stesse linee la vecchia automobile e la nuova. Ora non è più possibile e non è neppure conveniente. Invece lo è separandone i destini: da un lato il vecchio che però può produrre ancora profitti senza investimenti su tecnologie e macchinari, dall’altro il nuovo che ha bisogno di nuovi sistemi di produzione dove sono più importanti gli informatici degli ingegneri.

    Electricity
    Più soft, meno hard

    Il secondo motivo è l’organizzazione. L’auto nuova ha bisogno di molto software e pochi componenti, ma di maggiore integrazione verticale e di internalizzazione. Dunque ha una logistica completamente differente e, per alcuni aspetti paradossale. Si era arrivati a produrre in casa solo il 20% e prendere tutto il resto fuori, facendogli compiere anche viaggi lunghi e tortuosi. Oggi l’auto smaterializzata può ricevere il proprio software ovunque ed essere progettata ed ingegnerizzata da più punti contemporaneamente in cloud attraverso i digital twins. Ma ciò di cui è materialmente fatta compie percorsi molto più brevi.

    Porsche Digital
    Il profitto sorpassa i volumi

    Il terzo motivo è il valore. Una società che si dedica solo all’elettrico vale di più e ha maggiori potenzialità di finanziamento. L’esempio di Tesla e di altre start-up è lampante: la capacità di raggiungere quotazioni elevatissime e raccogliere capitali è enormemente superiore rispetto ad una società zavorrata da sovracapacità produttive e da grandi masse di lavoratori da formare a nuovi approcci e nuovi sistemi. Una società giovane, con un core business più definito ed in espansione è capace di generare maggiori profitti e di farlo in modo meno vincolato ai volumi.

    Ford Rouge
    La definizione del business

    La maggiore definizione del business è una strategia che anche altre gruppi automobilistici hanno perseguito. Ad esempio FCA, prima che diventasse Stellantis, ha scorporato prima CNH Industrial e poi Ferrari dando più valore ad entrambe. C’è più denaro per attività di ricerca sviluppo e ci sono maggiori dividendi. Anche Daimler ha scorporato la divisione dedicata ai bus ai camion. E anche Porsche pensa ad una collocazione in borsa massimizzando la sua tradizionale capacità di generare profitti attraverso un modello di business più specifico e maggiore libertà di azione.

    Porsche Taycan
    I muscoli ed il grasso

    Nel mondo dell’automobile dunque si comincia ad avvertire un vento contrario: i grandi aggregati industriali non funzionano più e non sono più attraenti per i capitali. I dati di vendite e di bilancio lo dimostrano: i volumi scendono, i ricavi e i profitti salgono. La crescente importanza della CO2 nel bilancio delle aziende sta facendo il resto: da un lato chi può spendere questo vantaggio sui mercati, dall’altro chi deve acquistarli oppure realizzare. Meglio quindi separare all’interno di una stessa azienda i muscoli dal grasso, come per Model E e Aurobay, e riuscire a sfalsare due mondi – la nuova e la vecchia mobilità – che viaggiano a velocità differente perché, al momento, nessuno dei due può fermarsi.

    Tesla
  • Nuova Honda Civic soltanto full hybrid, nuova fase del marchio in Europa

    La nuova Honda Civic sarà sul mercato dall’autunno di quest’anno, dotata esclusivamente di motorizzazione full hybrid.

    Undicesima generazione

    L’undicesima generazione del modello permette alla Honda di rispettare l’impegno, preso con il piano Electric Vision, di elettrificare completamente la gamma entro il 2022.

    Honda Civic 2022 tre quarti avanti

    Altri tre nuovi modelli entro il 2023

    Ma non è tutto, il marchio giapponese annuncia anche il lancio di tre nuovi modelli elettrificati nel corso del prossimo anno. Due delle novità saranno inediti Suv compatti, uno esclusivamente elettrico dalle dimensioni particolarmente contenute, presentato in forma di prototipo col nome di Honda e:Ny1, l’altro più grande e con motorizzazione full hybrid.

    Honda prototipo e:Ny1

    La terza novità riguarderà il lancio del nuovo Honda CR-V, che oltre ad offrire la motorizzazione Full-Hybrid, sarà il primo modello Honda ad essere equipaggiato anche con sistema ibrido Plug-in.

    Tecnologia ibrida

    Il sistema ibrido della nuova Honda Civic e:Hev, che arriva a cinquant’anni dalla presentazione della prima generazione, epuò contare sull’esperienza di ben 27,5 milioni di unità vendute in 170 paesi del mondo.

    Honda Civic 2022 blu frontale

    La tecnologia di trazione ibrida integra un motore di nuova concezione a benzina, due litri di cilindrata a iniezione diretta ciclo Atkinson, con due motori elettrici e nuove batterie al litio. Completamente rinnovato anche il sistema di controllo, con il passaggio tra le diverse modalità di funzionamento descritto dalla casa come particolarmente impercettibile dall’abitacolo.

    Il consumo medio dichiarato sul ciclo di omologazione è inferiore a 5 litri per 100 chilometri di percorrenza, pari a meno di 110 grammi di emissioni di CO2 al chilometro. La potenza erogabile è di 135 kW con 315 Nm di coppia massima.

    Design

    Molto slanciato il profilo estetico, con il cofano anteriore (realizzato in alluminio) più basso di 2,5 centimetri rispetto alla versione precedente e il passo allungato di 3,5 centimetri. Novità assoluta per il portellone posteriore, più leggero del 20% rispetto al precedente perchè realizzato in resina con una nuova tecnica produttiva.

    2 auto Honda Civic bianca e blu

    Novità anche per l’esperienza di guida, che diventa personalizzabile con l’inedita modalità Individual. Chi è al volante può agire indipendentemente su motore, trasmissione e quadro comandi. La funzione si aggiunge alle già note Econ, Normal e Sport.

    Interni

    Particolarmente curato il design degli interni, il cui tratto maggiormente distintivo è nella bocchetta dell’aria in metallo che si allunga per tutta la plancia con una lavorazione della griglia a nido d’ape.

    Nuovo display da 10,2” per la strumentazione del guidatore e schermo centrale da 9” per l’infotainment. L’integrazione a bordo dello smartphone con Apple CarPlay e Android Auto non richiede collegamenti via cavo. 

    Honda Civic 2022 posteriore

    Sicurezza e guida assistita

    Le dotazioni di sicurezza e guida assistita del sistema Honda Sensing si arricchiscono di una nuova videocamera grandangolare con avanzata tecnologia di riconoscimento delle immagini.

    Diventa più precisa l’individuazionedi pedoni, bici, altri veicoli e la lettura automatica di segnaletica orizzontale e verticale. Nuove le funzioni di monitoraggio del traffico in manovra e di assistenza alla guida nel traffico intenso chiamata Traffic Jam Assist.

  • Progetto E-ducation, conoscere la mobilità elettrica per poterla scegliere

    La Jaguar Land Rover, in collaborazione con Aci Milano, lancia il progetto E-ducation, destinato ai clienti dei due marchi che scelgono auto elettriche e ibride plug-in.

    Il progetto, presentato nella sede Aci di Milano, ha lo scopo di diffondere una corretta conoscenza delle tecnologie elettrificate e mira ad arrivare anche all’interno delle scuole.

    E-ducation Aci Milano

    Contro le fake news dei No-Watt

    Il lancio dell’iniziativa, al quale ho partecipato come moderatore della conferenza di presentazione alla stampa a Milano, è accompagnato dalla pubblicazione del libricino “Come combattere i No-Watt”, che nel titolo propone un’analogia tra chi si oppone alle auto elettriche e il movimento No-vax.

    Clicca qui, oppure sull’immagine sotto, per leggere una per una le risposte della Jaguar Land Rover a venti fake news sull’auto elettrica.

    Libricino No Watt

    Marco Santucci, presidente Jaguar Land Rover Italia

    “Il nostro gruppo – afferma Marco Santucci, presidente della Jaguar Land Rover Italia – è fortemente impegnato nella transizione verso le tecnologie elettrificate. Vogliamo mettere i nostri clienti di oggi e di domani in condizione di scegliere in modo completamente informato”.

    Conferenza E-ducation Milano

    Geronimo La Russa, presidente Aci Milano

    Geronimo La Russa, presidente di Aci Milano, aggiunge: “La diffusione delle conoscenze nel campo della mobilità è uno degli scopi primari dell’Aci. Il progetto E-ducation di Jaguar Land Rover va nella giusta direzione di una diffusa consapevolezza relativamente alle nuove tecnologie a zero emissioni”.

    E-ucation su auto Land Rover

    Progetto E-ducation

     Il progetto E-ducation partirà dalle concessionarie Jaguar Land Rover dell’area lombarda, per poi raggiungere il resto della penisola.

    L’e-coach Gianni Catalfamo, esperto di auto elettrica, incontrerà i clienti Jaguar Land Rover che hanno scelto un veicolo elettrico oppure ibrido plug-in per spiegare le corrette modalità di utilizzo e le condizioni di maggior vantaggio per ricaricare, guidare, tenere in perfetto stato un veicolo con batterie ricaricabili e possibilità di marcia in elettrico.

    Conferenza E-ducation Aci Milano

    Esperienza cliente

    Nella conferenza di lancio a Milano, il super appassionato possessore di Jaguar I-Pace elettrica Gianluca Della Valle ha testimoniato come grazie all’auto elettrica si possa avere un’esperienza di possesso estremamente appagante.

    E-ducation auto Jaguar
  • Venti fake news sull’auto elettrica, ecco le risposte ai No-Watt di Jaguar Land Rover

    La Jaguar Land Rover contro le fake news sull’auto elettrica, ecco tutte le risposte della pubblicazione “Come combattere i No-Watt dell’auto”.

    Un libricino illustrato di cinquanta pagine per smascherare venti false notizie sui veicoli a batteria.

    Scorrendo la panoramica delle venti false notizie e delle relative spiegazioni ragionate, si trova risposta a gran parte dei punti più discussi del nuovo scenario energetico.  

    Fake News auto elettrica 1
    Fake news auto elettrica 2
    Fake news auto elettrica 3
    Fake news auto elettrica 4
    Fake news auto elettrica 5
    fake news auto elettrica 6
    fake news auto elettrica 7
    fake news auto elettrica 8
    fake news auto elettrica 9
    fake news auto elettrica 10
    fake news auto elettrica 11
    fake news auto elettrica 12
    fake news auto elettrica 13
    fake news auto elettrica 14
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  • Sony entra nell’automobile con Honda. L’elettronica finalmente ci mette la faccia per la mobilità

    Tanto tuonò che alla fine piovve. I tuoni erano stati due apparizioni al Ces con due prototipi di vetture. La pioggia è che la Sony entra nel mondo automotive e lo fa con una joint-venture insieme ad Honda in vista del debutto su mercato per il 2025.

    Chi attende e chi osa

    L’evento è ancora più rilevante perché da tempo i tuoni si sentono anche dal versante dell’elettronica di consumo e della telefonia, ma è la Sony a compiere il grande salto come costruttore. Prima della società di Minato ci aveva provato in proprio la Dyson, e vi ha rinunciato. Apple continua a meditare, ma non c’è ancora alcun segno tangibile.

    Foxconn chi?!

    Vero è che già Foxconn ha annunciato una mossa analoga nei mesi scorsi. Si vocifera anche che sarà la società di Taiwan (che già produce i suoi smartphone) a dare una mano ad Apple. Ma la differenza è proprio nel brand: Sony è un marchio globale spendibile commercialmente mentre Foxconn è un attore industriale.

    L’automobile fa paura

    Nel frattempo gli altri giganti (Panasonic, LG, Samsung, Google…) nicchiano o si accontentano di essere fornitori di tecnologia. È la logica conseguenza del fatto che l’auto è sempre più batteria, elettronica e software. Eppure la complessità del mondo automotive spaventa anche le aziende più ricche e forti.

    A Honda le auto, a Sony i servizi

    La lettera di intenti firmata lo scorso 4 marzo da Honda Motor Co. e Sony Group Corporation prevede un’alleanza strategica per la mobilità, i servizi di mobilità dunque sviluppo e commercializzazione di auto elettriche e dei relativi servizi. La joint-venture avrà un nome ed un assetto definitivi entro la fine del 2022.

    Le affinità complementari

    L’obiettivo è mettere insieme le capacità di sviluppo e applicazione di Sony per l’immagine, la sensoristica, telecomunicazioni, reti e intrattenimento insieme a quelle di Honda. Parliamo di sviluppo dei prodotti e della loro industrializzazione e di attività post-vendita che rimangono gli aspetti più specifici dei produttori di automobili. E non solo.

    L’abitudine alla complessità

    Honda può mettere in campo capacità davvero uniche. Oltre ad essere il più grande produttore di motori al mondo, il costruttore giapponese sviluppa, vende e assiste a livello globale una varietà incredibile di prodotti: dal minigeneratore domestico agli aerei jet business, passando per i motocicli e le automobili.

    Due esperienze per una nuova esperienza

    Trattasi dunque di un connubio che appare pronto ad affrontare tutte le complessità del caso mescolando il meglio dei due mondi. La convergenza riguarda non solo i processi industriali, ma anche le modalità di fruizione, i canali di distribuzione e di contatto con i clienti. In definitiva: vuole creare una nuova esperienza.

    Un nuovo pubblico

    Del resto, tale convergenza è stata avviata da tempo. E non riguarda solo la tecnologia di bordo e i contenuti, ma anche la forma, il tipo di pubblico a cui ci si rivolge e, ancor prima per i luoghi. Non è infatti un mistero che le manifestazioni come il CES di Las Vegas siano diventate saloni dell’automobile.

    Leggi l’articolo su al Ces c’è la Vision S. S come Sony

    Alla ricerca di un business model

    E non si tratta solo di una questione di immagine legata alle tecnologie, ma anche di clientela. Intercettare la nuove generazioni, sempre meno sensibili al fascino dell’automobile, ma sempre bisognose di muoversi attraverso nuove modalità, è un’esigenza imprescindibile per adattare il modello di business ai tempi.

    Le Vision non erano un gioco

    La Sony ha fatto l’inverso: al CES, accanto ai suoi televisori e alle sue famose consolle da gioco, ha presentato nel 2020 la berlina Vision-S e nel 2022 il Suv Vision-S 02. Circostanza che ha automaticamente ribattezzato la prima come Vision S-01. Nel 2021 Sony aveva invece fatto circolare le prime foto del prototipo marciante.

    Sony Mobility, software per l’elettrico

    Con la Vision-S 01 Sony aveva annunciato di aver lavorato insieme a Bosch, ZF e Magna ovvero tra i più grandi fornitori del settore automotive. Svelando la S 02 nel 2022 era stata annunciata la costituzione della Sony Mobility, con l’intento di entrare nel settore automotive nel campo del software per l’auto elettrica.

    Non solo competenze

    Tutto sembrava terribilmente simile a quello che era spesso successo. Le Vision S erano dunque semplici dimostratori e la Sony si sarebbe ritagliata un ruolo come fornitrice di competenze che conosce molto bene: la batteria agli ioni di litio e suo il software di gestione. Nessuno poteva pensare ad Honda.

    Leggi l’articolo su ioni di litio, la batteria da Premio Nobel per la Chimica

    Tutte cose della Rete

    D’altro canto, già le idee presenti all’interno della Honda e avvicinano molto l’automobile ad uno spazio mobile di intrattenimento. Con un design minimale quanto sofisticato. Al centro, l’idea che l’automobile, come qualsiasi device contemporaneo, debba essere elettrico, ricaricabile, connesso e definito a partire dal software.

    Honda E
    Il design della tecnologia

    Da questo punto di vista, un’automobile e una Playstation hanno già molto da spartire. Non a caso, per presentare i concetti di base della Vision S, la Sony mandò in avanscoperta un designer e uno dei massimi vertici dell’azienda, responsabile per uno dei settori più promettenti per l’interfaccia uomo-macchina.

    Intelligenza ed autonomia

    Nel primo caso parliamo del direttore creativo Daisuke Ishii, a capo di un team i cui unici membri non giapponesi sono Henrik Erbeus e l’italiana Linda Lissola. Nel secondo di Izumi Kawanishi, vice presidente nonché responsabile per l’intelligenza artificiale. Per l’auto questo vuol dire guida autonoma e servizi in cloud.

    L’imbarazzo della scelta

    Alla luce di questo accordo, le Vision S assumono un fascino ancora maggiore, per molti aspetti. Il primo è che sono coinvolti due giganti. Il secondo è che la loro compenetrazione potenziale è enorme. Il terzo è che ci sono campi nei quali Honda e Sony potrebbero persino essere concorrenti tecnologiche.

    Inaspettatamente concorrenti

    Per i motori elettrici e le batterie non è detto che Honda abbia la meglio sulla Sony. E chi dice che non possa accadere viceversa per la sensoristica e l’intelligenza artificiale? Honda vi lavora da molto tempo, come dimostra Asimo. Il robot ha fatto da palestra a diverse tecnologie che sono state poi applicate ad auto e moto.

    Partire dal seminato

    C’è infine da chiedersi quali e quante saranno le Sony-Honda. Probabile che si parta dalle Vision in termini di concetti e design. Entrambe le Vision S sono lunghe 4.895 mm e hanno un passo di ben 3.030 mm. Dunque condividono la stessa piattaforma. Hanno due motori da 200 kW, uno anteriore e uno posteriore, e sospensioni pneumatiche.

    L’ovale come forma di incontro

    La 01 è larga 1,90 metri, alta 1,45 e monta ruote su cerchi da 21”. La 02 è larga 1,93, alta 1,65 e ha un abitacolo configurabile fino a 7 posti. Il design per entrambe è ispirato all’ovale, simbolo di apertura alle varie tecnologie. Plancia a tutto schermo e retrovisori sostituiti da telecamere ricordano quelli della Honda e.

    Ci vorrebbe un logo, anzi no

    Rimangono molte altre domande alle quali nei prossimi mesi saranno date risposte. Ma la fantasia porta a chiedersi come si chiamerà questo nuovo brand congiunto e quale sarà il suo logo. Le Vision S lo hanno già: due linee che partono da lontano e, prima di incontrarsi deviano diventando parallele.

    A chiare lettere

    Sony ha creato altri brand e lettering di grandi successo. Anche Honda utilizza il marchio dell’ala d’oro per le moto e il nome per esteso per le automobili. Dunque sarebbe più naturale che così avvenisse con le nuove Honda-Sony. Per il nome, potrebbe essere suggestiva la crasi Sonda, un nome che evoca esplorazione e scoperta e che fa pari e patta: due lettere per uno e quella centrale in comune.

    Il brand che sa creare brand

    Una cosa è sicura. Sony è un brand di una tale potenza da poter supportare altri brand rendendoli, allo stesso tempo, riconoscibili come tali e riconducibili a chi li ha creati. Anche Honda ha tutto l’interesse a creare un’entità terza per un motivo molto semplice: se fosse bastata a se stessa, non avrebbe fatto un accordo con Sony.

  • Land Rover Defender plug-in hybrid, grande prova in montagna sulla neve

    Land Rover Defender è una delle poche auto al mondo che danno l’idea di poter andare ovunque.

    Non fa certo impressione vedere una Defender nel deserto, oppure nel fango, che esce fuori senza troppi problemi da situazioni di marcia che bloccherebbero la maggior parte degli altri modelli.

    Per quanto mi riguarda, la prova regina è quella in montagna d’inverno con la neve.

    Land Rover Defender strada con neve

    Plug-in Hybrid

    Adesso, però, anche la Land Rover Defender si presenta con una novità assoluta in termini di sistema di trazione, disponibile soltanto nella versione lunga Defender 110.

    La tecnologia plug-in hybrid, già diffusa su quasi tutti gli altri modelli della gamma Land Rover, deve dimostrare sulla Defender di essere all’altezza di un’auto nata per non avere limiti e votata alla grande semplicità, tipica dei veri numeri uno.

    La mia prova

    Per capire se con l’elettrificazione spinta del sistema ibrido plug-in e l’autonomia di alcune decine di chilometri in modalità esclusivamente elettrica si possa ancora sentire il carattere inconfondibile della Defender, porto la Land Rover Defender P400e (quindi l’ibrido ricaricabile con motore a benzina) in montagna, per la precisione sulle Dolomiti, montagne che conosco bene e dove posso trovare condizioni di test appropriate per capire fino in fondo l’ultima metamorfosi.

    Land River Defender Dolomiti

    Motori e consumi

    Il motore a benzina è un ottimo 2.000 cc da 200 kW (300 cv) che nel sistema ibrido Phev è accoppiato a un elettrico sincrono da 105 kW inserito nel cambio automatico a 8 rapporti. La potenza totale erogabile è di quasi 300 kW (404 cv) con una coppia massima di 640 Nm.

    Impressionante il dato relativo all’accelerazione: 0-100 km/h in 5,6 secondi per un’auto dalla massa di 2.600 chili.

    Land River Defender autonomia elettrica batteria

    La capacità della batteria del sistema ibrido è di 19,2 kWh e la sua presenza fa perdere alla Land Rover Defender P400e un pò di capacità di carico rispetto alle versioni non plug-in e la possibilità di avere la terza fila di sedili (quindi non si possono avere sette posti a bordo).

    Il consumo sul ciclo di omologazione di 3,3 litri/100 km, pari a 74 g/km di CO2, e la piena carica della batteria garantisce la possibilità di percorrere 43 km ad emissioni zero.

    Land River Defender frontale neve

    Montagna e neve

    Per la prova perfetta di un veicolo, serve un pizzico di fortuna. Fortunatamente nevica ed ecco che la Land Rover Defender ha modo di esprimere tutto il suo potenziale in termini di controllo della trazione anche su strade che diventano immediatamente insidiose per tutti gli altri veicoli.

    Land River Defender posteriore neve

    Sia in discesa che in salita, su strada di montagna innevata, la sensazione di sicurezza è totale. L’auto fa esattamente quello che le viene chiesto, mentre attorno decine di veicoli al primo errore del conducente iniziano a sbandare anche con gli pneumatici invernali e le catene montate.

    Land River defender guida FO neve galleria

    Quando le condizioni si fanno più complesse, basta il tocco del pulsante che ottimizza il controllo della trazione a basse velocità e neve e fango vengono domati in modo supremo.

    Land Rover Defender guida neve

    Quello che fa veramente la differenza, specialmente in condizioni di scarsissima aderenza, è il connubio tra la meccanica e l’elettronica che rende evidenti decenni di sviluppo della famiglia Land Rover finalizzati al superamento di ogni difficoltà posta dal percorso al veicolo e al suo conducente.

    Land River Defender muso ruota neve

    Viaggio

    Chi compra una Land Rover Defender non lo fa pensando al confort in autostrada. Non è mai stato questo l’habitat della fuoristrada più iconica della Land Rover, preservata fino ai giorni nostri dalle contaminazioni della guida morbida e del lusso.Fino ai giorno nostri, appunto. Perchè da adesso in poi, con questa nuova Defender, non sarà più così.

    Land River Defender stazione servizio autostrada

    In autostrada è confortevole e soltanto la grande massa e l’impressionante altezza da terra (circa due metri), che fa sentire ancora “alto” chi guida anche in un mondo di Suv, ricordano a chi è alla guida che il mezzo ha ben altre potenzialità, oltre a quelle stradali.

    Il consumo su un viaggio autostradale di oltre 600 chilometri, con l’auto carica di bagagli, tre persone a bordo e velocità di crociera nei limiti di legge ma sempre sostenuta, si mantiene al di sotto dei 10 litri/100 chilometri. Ben altra cosa rispetto al dato di omologazione, ma assolutamente accettabile visto che non vengono fatte ricariche intermedie di elettricità e le prestazioni sono decisamente brillanti.

    Prezzo

    Il prezzo parte dai 76.900 euro ma per una versione di quelle più desiderabili si arriva a superare i 100.000 euro.

  • Kia EV6 è Auto dell’Anno 2022, l’elettrico vince per la terza volta. E stavolta ancora di più

    La Kia EV6 si è aggiudicato il premio “Car of The Year” per il 2022 ed è la prima auto coreana a vincere il prestigioso riconoscimento assegnato dal 1964 da una giuria composta da 61 giornalisti europei, compresi quelli di Regno Unito, Turchia, Svizzera e Russia. I voti di quest’ultima non sono stati considerati. I due giurati russi Vadim Ovsiankin e Sergey Znaemsky sono stati infatti sospesi il 28 febbraio scorso a seguito degli eventi in Ucraina. Secondo quanto dichiarato dalla direzione del premio, si tratta di un provvedimento non personale che non modifica né il risultato né la classifica finali.

    Kia EV6
    Vittoria quasi doppia

    La Kia EV6 ha vinto con 279 voti contro i 265 della Renault Mégane E-Tech e i 261 della Hyundai Ioniq 5 che con la EV6 condivide la piattaforma E-GMP. Segno inequivocabile che la giuria ha premiato il progetto e le soluzioni tecniche che, al di là delle preferenze dei giurati e delle scelte compiute dai singoli marchi, hanno un valore superiore rispetto a quanto offerto attualmente dalla concorrenza.

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    Kia EV6
    La terza elettrica

    La Kia EV6 non è la prima né l’unica elettrica a vincere. La prima è stata la Nissan Leaf nel 2011 seguita dalla Jaguar I-Pace nel 2019. Mai però la rosa delle candidate era stata così “elettrizzata”: ben 6 su 7 sono infatti elettriche “native”. Esse sono, oltre a quelle già citate, la Skoda Enyaq, la Ford Mustang Mach-E e la Cupra Born. L’eccezione è la Peugeot 308 ma solo parziale: oltre alla ibrida plug-in, avrà comunque una versione elettrica.

    Car of the year
    Quasi 7 su 7

    Il Car of the Year si conferma quindi un premio che guarda al mercato, ma anche all’innovazione. E, nonostante la grande disparità tra i voti espressa dai singoli paesi, esprime una sintesi significativa. Ad ogni modo, il voto dei 6 giurati italiani ha seguito sostanzialmente quello generale: 28 voti per la EV6, 23 per la Mégane e 20 per la Ioniq 5 discostandosi solo per le preferenze assegnate alla Mustang Mach-E (24).

    Kia EV6
    Non solo per l’Europa

    A dimostrazione della sostanza contenuta nella Kia EV6 e nella Hyundai Ioniq 5 c’è anche un altro fatto. Entrambe le vetture sono tra le papabili di un altro prestigioso riconoscimento, il World Car of the Year (WCOTY) insieme alla Mustang Mach-E. Questo conferma il carattere globale dei giurati italiani che sono: Silvia Baruffaldi (Auto&Design), Andrea Brambilla (Auto), Guido Costantini (AlVolante), Gianluca Pellegrini (Quattroruote), Alberto Sabbatini (indipendente) e Giorgio Ursicino (Il Messaggero).

    Kia EV6
    Il voto italiano

    Come da regolamento, i giurati devono dare un voto da 1 a 10 ed esprimere un giudizio su ogni vettura. Stando alle loro parole, la Kia EV6 spicca per lo stile esterno, per i concetti ergonomici, la spaziosità, le prestazioni e le possibilità offerte dalla sua architettura elettrica 800 Volt. È piaciuto anche il comfort mentre non tutti si sono detti d’accordo sulle sue qualità stradali: per qualcuno è piacevole e precisa, per altri è impegnativa al limite.

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    Kia EV6
    L’elettrificazione come missione

    Quel che è sicuro è che la vittoria della Kia EV6 è il coronamento di un percorso tecnologico e di immagine, impersonato proprio dallo stile. L’elettrica coreana non assomiglia a nessun’altra e sfrutta al massimo le possibilità permesse dalla nuova architettura. Oltre a questo, il dominio coreano è il riconoscimento di un’esperienza nell’elettrificazione che ha pochi uguali e ricchezza: dal mild-hybrid all’idrogeno.

    Kia EV6
    Dalla due ruote motrici alla GT

    Quello che pensiamo della Kia EV6 lo potete vedere sulla doppia prova. Ricordiamo che ha una batteria da 77,4 kWh, una versione monomotore da 168 kW e 350 Nm a trazione posteriore e una bimotore a trazione integrale da 239 kW e 605 Nm. La prima ha un’autonomia di 528 km, la seconda di 506 km. La versione GT avrà 430 kW e 740 Nm (260 km/h, 0-100 km/h in 3,5 s.) già ordinabile a listino. I prezzi vanno da 49.500 a 69.500 euro.

    Leggi l’articolo sulla doppia prova di Orecchini e Desiderio

    Leggi l’articolo e guarda il video sul test di accelerazione e guidabilità della Kia EV6

    Kia EV6
  • Aurobay, le elettriche Geely e Volvo scorporano la CO2 in una joint-venture che farà ancora pistoni

    Aurobay è un po’ Volvo e po’ Geely Holding, ma tutta motori a combustione interna (internal combustion engine o ICE). Così si chiama la nuova joint-venture che raggruppa in una sola entità tutte le loro attività del “passato” per concentrarsi sul “futuro”.

    Geely Volvo
    Tra passato e futuro

    Il passato è rappresentato evidentemente dai sistemi di propulsione che sfruttano ancora i pistoni e i carburanti fossili (anche se elettrificate parzialmente). Il “futuro” sono le emissioni zero e, nel caso specifico, l’elettrico. In questo modo proprio le emissioni spariscono dal bilancio con gli asset inquinanti.

    Nel caso di Volvo, gli asset sono la Powertrain Engineering Sweden, gli stabilimenti di motori di Skōvde e in Cina, i team di ricerca e sviluppo dedicati e tutte le attività di sostegno tecnico a quello che è stato il cuore dell’intera industria automobilistica per oltre un secolo. Operativamente parlando.

    Volvo Geely
    Spin-off strategico

    Dal punto di vista tecnico-finanziario, è un vero e proprio spin-off (o scorporo) della CO2: Volvo e Geely potano le loro rispettive piante lasciando solo le foglie verdi e reinnestando il potato in un altro vaso. Infatti non lo buttano, ma lo portano a debita distanza per prosperare in prospettiva su altri terreni.

    Volvo Geely

    Questo non vuol dire che Volvo e Geely diventeranno tutte elettriche. La casa svedese ha già detto che nel 2025 il 50% delle proprie vendite sarà elettrico, il 100% nel 2030. In questo interregno, i pistoni serviranno ancora e Aurobay li fornirà a Volvo, Geely, Proton e con tutti gli altri marchi collegati.

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    Volvo Geely
    La galassia di Geely

    Tra questi, lo ricordiamo, ci sono Lotus, Polestar, Lynk&Co senza contare i legami con Daimler e il recente accordo con Renault. Aurobay infatti non nasce solo per una questione interna di logistica e di immagine, ma per permettere anche ad altri marchi esterni al gruppo di gestire una transizione che esige scelte precise.

    Leggi l’articolo sulla Lotus Evija

    Leggi l’articolo sull’accordo tra Daimler e Volvo per i camion ad idrogeno

    Volvo Geely

    L’elettrificazione e la riduzione delle emissioni costano, implicano investimenti enormi che accrescono la complessità gestionale e i rischi. Molti costruttori hanno dovuto fare la loro scelta: sviluppare insieme nuove famiglie di motori a combustione interna in vista dell’Euro7 e l’elettrico è assai difficile.

    Volvo Geely
    Pulizia e semplificazione

    Da qui la scelta di Volvo e Geely di pulire e semplificare grazie ad Aurobay. Certo, si potrebbe vedere l’operazione anche come un atto di ipocrisia e di negazione della realtà, la dimostrazione che anche chi predica le emissioni zero sa che non è possibile praticarle fino in fondo. E si crea qualcosa che possa fare il lavoro sporco.

    Leggi l’articolo sull’intrigo cinese in Europa

    Volvo Geely

    Nel 2021 Volvo Cars ha venduto 700mila vetture (698.693 per la precisione), il 5,6% in più. Di queste le i modelli e le versioni Recharge (ovvero le ricaricabili) sono cresciute del 63,9% e hanno costituito il 24% del totale. Il 7,4% sono elettriche pure (+452%) e il resto ibride plug-in (+47,6%).

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    I denari della grande finanza verde

    Ma c’è anche un altro fattore che ha consigliato Volvo e Geely di creare Aurorabay. Tagliare le emissioni di CO2 aumenta il valore di una società nel mercato degli ETS (Emissions Trading Scheme) trasformando la “pulizia” del bilancio (in tutti i sensi) in denaro, potere negoziale e valore sia in borsa sia per gli azionisti.

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    Volvo Geely

    Un’azienda così congeniata è capace di attrarre investimenti “verdi”, sia attraverso obbligazioni sia attraverso le partecipazioni azionarie. I denari richiamati da questi business sono sempre più imponenti. Ormai la grande finanza non vede nelle energie rinnovabili e in altri settori “green” un ostacolo, ma un’opportunità. E un’azienda che, per guardare, deve investire in tecnologia non può non tenerne conto.

    Investire su altri e su se stessi

    Tali investimenti si basano su valori tangibili, ma anche su quelli intangibili che sono sempre più contabilizzabili. In tal senso, la creazione di Aurobay da parte di Volvo e Geely ha un triplice significato: credere nelle emissioni zero è un atto industriale, finanziario e di immagine. È investire su se stessi.

    Volvo Geely