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  • IL RUGGITO – I NUMERI DEL DIESEL RIMANGONO SUPER 

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

     

    Ho fatto il pieno, 50 litri, a una macchina diesel.
    Sì, a una vituperata auto a gasolio.

    Ho fatto 30 km e quale era l’autonomia residua indicata dal computer di bordo? 890 chilometri.

    Ripeto: ottocentonovanta chilometri. Come da Milano a Bari o da Milano a Lipsia.

    Così per dire.

    In realtà poi ho fatto altri 250 km e i consumi, in abito urbano, sempre a Milano con un po’ di tangenziale trafficata e tratti veloci sono rimasti coerenti: 18 km con un litro di gasolio.

    Questa è sostenibilità ambientale ed economica.

    Ed è anche la conferma dell’efficienza dei turbodiesel che si traduce in scarsa CO2 emessa allo scarico e valori di NOx molto bassi.

    L’auto in questione è una BMW X2 spinta dal noto 1.995 cc bavarese da 140 cavalli euro 6. Ma il modello non è importante. Almeno, non del tutto. Quello che conta è l’efficienza e con nessuna ibrida ho mai riscontrato prestazioni simili in termini di efficienza ed economicità.

    Ovviamente nessuna elettrica potrebbe garantirmi mille chilometri di autonomia.

    Ed è un dato che fa riflettere perché viene il dubbio che sulla scia di una elettrificazione forzata a suon di “pesanti” ibride e di un abbandono del diesel sostituito da piccoli e assetati turbobenzina si stiano facendo dei gran danni all’ambiente e all’economia.

     

  • IL RUGGITO – NON BASTA DIRE TESLA

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE
    Fenomeno Tesla.
    Sulla casa di Elon Musk si è detto tutto e il contrario di tutto. Certo innovativa, ma con non pochi problemi che spaziano dalla produzione al design (datato quello della Model S, anonimo quello della Model 3).

    Ma in pochi ricordano che quello di Tesla è un fenomeno regionale, confinato a un’area, quella della Silicon Valley in California.

    Oltre i confini della ex terra dei chip e dei computer e ora patria soprattutto di service e social media company, il fenomeno Tesla diventa rarefatto fino a diventare evanescente.

    Di Tesla, auto che è bene ricordare appartengono al segmento premium e luxury, non se ne vedono. La loro apparizione è un miraggio. Eccezion fatta che per la Norvegia dove a botte di incentivi un paese che produce petrolio sta elettrificando la sua mobilità.

    La straordina concentrazione di Tesla nella contea di Santa Clara, tra i parcheggi del quartier generale di Intel e quello di Facebook fa riflettere. Per non parlare di Cupertino dove c’è la Apple.

    Del resto tra la Mela e la casa di Musk ci sono molte similitudini che spaziano dalla “gestione” dei media e della stampa alla creazione di una chiesa di utenti-adepti.

    E basta aver la fortuna di fare un giro da quelle parti per capire che Tesla è un fenomeno sovrastimatimato ma ben messo sotto i riflettori della Silicon Valley che crea miti e religioni tecnologiche a ciclo continua.

    Quale sarà la prossima?

     

  • IL RUGGITO – INCENTIVI PER POCHI INQUINAMENTO PER TUTTI

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE
    In questi giorni di bonus per le auto green sorge più di un dubbio: perché incentivare vetture per pochi, anzi pochissimi, anziché spingere sulla mobilità termica pulita togliendo dalle strade vecchie carrette?

    Quante sono le elettriche in Italia? Cinquemila. E 5.000 auto quanto potranno pulire l’aria?

    E queste sono tutte auto da ceto alto, perché anche la Smart a pile che ha autonomia da seconda e terza auto costa quanto una media da famiglia.

    Abbiamo il parco circolante più vecchio d’Europa ma ci sono usati freschi e puliti (compreso quelli diesel Euro 4 fap) che avrebbero potuto rimpiazzare auto veramente inquinanti e sto parlando di veleni veri (non di CO2) e togliere di mezzo auto fumanti.

    Invece si è preferito agire con una manovra di impatto ambientale nullo ma dal forte contenuto ideologico di una fede tecnologica velleitaria che vede nell’auto elettrica un totem indiscutibile, un elemento che tutti devono adorare. Anche chi può permettersi solo la Panda. A rate.

    La mobilità non deve essere per pochi, ma un diritto per tutti.

  • IL RUGGITO – QUEST’ANNO RISPARMIATECI LE BUFALE

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE
    2019. Anno nuovo, mobilità nuova. Ma per favore quest’anno risparmiateci le bufale. Ed è un invito rivolto alla case automobilistiche e alle star della tecnologia.

    Troppe volte, direttamente o indirettamente, sono state spacciate grandi fake news che prese regolarmente per vere hanno scatenato hype senza fine sui media e dottissimi articoli di analisi sulle magnifiche sorti progressive di veicoli e velivoli fantastici.

    Tutti, ovviamente, green e a guida autonoma.

    Eh già, il 2019 doveva essere l’anno dell’auto di Apple. Qualcuno l’ha vista?

    Eppure di articolesse scritte sulla svolta elettro-automobilistica della Mela ne abbiamo viste tante. Troppe.  Magari scritte da esperti di videogiochi o da sedicenti guru del tech che scrivono di temi simili perché sanno usare Twitter sull’iPhone.

    Per non parlare delle auto volanti di Uber e di consegne con i droni do Amazon. O di auto elettriche per tutti a prezzi da supermarket e di robotaxi pronti per popolare le strade del 2019 o del 2020. E la guida autonoma di livello 3? Dove è finita?

    Bufale? No, grazie. Che il 2019 sia un anno di verità tecnologiche e non di fesserie.

    E speriamo la settima prossima di vedere innovazione vera al Ces di Las Vegas e non fantascienza come l’assurdo brain to vehicle annunciato da Nissan lo scorso anno o le tante auto elettriche in vetrina al Consumer electronic show del Nevada che non sono mai diventate realtà.

  • IL RUGGITO – DIESEL O NON DIESEL?

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Diesel o non diesel? La risposta non può che essere una sola: la prima.

    Se con la macchina uno fa il pendolare e ci lavora facendo una paccata di chilometri all’anno alternativa al diesel non c’è.

    Pulito (nonostante l’isteria anti gasolio), virtuoso per quanto riguarda le emissione di CO2 e le vetture costano cifre abbordabili. Perché se uno ha famiglia mica può usare la Renault Zoe come prima macchina o prendere una bella Mini Countyman plug-in mettedoci 40mila e passa euro se non se la può permettere. Prende invece un bel suv compatto o una hatchback onesta e si muove. In libertà e spendendo poco.

    Perché il turbodiesel alla fine dei conti consuma meno di un pari cilindrata benzina e se si viaggia in autostrada o in extraurbano l’ibrido non serve proprio.

    E non dite di prendere il treno o i mezzi perché se si abita fuori città lontano dalle grande direttrici ferroviare o a miglia da una stazione bisogna usare l’auto.

    Provate a vivere a Vaprio d’Adda e a lavorare a Milano, magari facendo una professione moderna, di quelle dove gli orari di uscita sono incompatibili con quelli dei mezzi.

    No, non ci si muove nell’ultimo miglio in bici o con il monopoattino elettrico da fighetti che credono di stare a Santa Monica. E nonostante il traffico la qualità della vita è più alta muovendosi in auto che non stando al freddo aspettando il metrò o l’ultimo treno delle Ferrovie Nord.

    Insomma, al momento, il diesel vince se si ci si deve muovere davvero e non si ha la fortuna di vivere e lavorare nel quartiere figo di una grande città.

    Diesel Uber Alles (per ora).

  • IL RUGGITO – AUTO ELETTRICHE LA PASSWORD È DESIGN

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Design. È questa la password che deve decodificare soprattutto le auto elettriche.

    Perché, da una parte ci aspettiamo linee rivoluzionarie e di frontiera e poi veniamo delusi da forme imbarazzanti oppure da linee terribilmente banali. La prima Nissan Leaf era inguardabile con quel posteriore che sembrava tamponato da un tir ma almeno era originale e diversa. Si distingueva ed era innovativa. Quella di oggi banale, normale, a tratti triste e il suo livello di effetto wow è pari a zero.

    La macchina elettrica al pari di quella termica deve attrarre gli sguardi. Elon Musk lo ha capito quasi dieci anni fa con la Model S , bella vettura che ora esibisce uno stile datato e certamente non più emozionante.

    Deludenti anche le super celebrate Mercedes EQC e Audi e-tron. Tecnologicamente ineccepibili ma dal design troppo rassicurante. Non danno idea della rivoluzione hi-tech che le anima.

    La Jaguar I-Pace è già sulla strada giusta, mentre è Porsche Taycan a scatenare emozioni. La sportiva a ioni di litio della casa di Zuffenhausen solo a guardarla, e questo succede fin dai tempi della sua apparizione come concept Mission E nel 2015, sembra davvero dire: “Tesla, ti aspetto fuori”.

    E i numeri sembrano dare ragione a Porsche. Infatti la vettura ancora non è in vendita (arriva nei prossimi mesi) ma gli ordini sono superiori alla produzione prevista per il primo dell’anno.

    Chi ha detto, dunque,, che la macchina elettrica non deve emozionare ed essere bella? L’auto deve sempre e comunque scatenare sensazioni, non è un taxi.

    Se la macchina alla spina diventa per tutti allora deve piacere perché non fa differenza se sotto al cofano ci sono pistoni o avvolgimenti di uno statore.

  • IL RUGGITO – ATTENTI AL FOSSATO DELL’ELECTRICAL DIVIDE

    DI MARIO CIANFLONE – GIORNALISTA DEL SOLE 24 ORE

    Vi ricordate il digital divide?

    Quel fenomeno che, agli albori di quella che si chiamava new economy, evidenziava una netta separazione sociale tra chi aveva accesso a internet (magari in banda larga) e chi viveva in modo disconnesso senza servizi web.

    Ecco nell’automotive stiamo per andare incontro all’electrical divide con l’accesso alle vetture elettriche “serie” (quelle che di chilometri ne fanno più di un’auto a benzina in riserva sparata) e chi non si può permettere una macchina a batteria e (forse) neppure un’utilitaria di nuova generazione

    E non sarà un “divide”, un fossato, che si colma in pochi anni come nel caso di quello tecnologico digitale. L’automobile non è uno smartphone, un computer portatile e le reti di ricarica non sono paragonabili a quelle telefoniche. In ogni caso, la rampa di adozione delle innovazioni è storicamente rapida e i prezzi crollano in modo repentino. Con l’auto, il secondo bene più importante dopo la casa, nonostante l’hype dominante delle magnifiche sorti progressive del car sharing, le cose sono diverse.

    L’innovazione procede per gradi, spesso sulla scia di normative. E le ultime, soprattutto a livello locale, ci paiono esagerate, senza senso e impopolari, nel senso che penalizzano i meno abbienti.

    E la mobilità individuale è un diritto di tutti, anche di chi non abita in centro città.

    Per contro le auto elettriche, quelle di nuova generazione a lunga autonomia (si fa per dire) sono davvero roba da ricchi. Rappresentano una rivoluzione per pochi. Anzi per pochissimi. Quella con l’auto alla spina al momento è una mobilità aristocratica perché i listini sono inarrivabili per i più.

    Per una Audi e-tron o una Jaguar I-Pace servono circa 100mila euro. E sono tanti: con la stessa cifra si muove una decina di famiglie con citycar euro 6. E quelle elettriche “economiche” non sono tali, perché per avere una Kona Electric servono quasi 40mila euro e sono (ancora) dei bei soldi per quasi tutti.

    La strada elettrica è ancora lunga e in mezzo c’è un fossato.