fbpx
  • Lampade Led, la rivoluzione può attendere – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Lampada Led, light emitting diode, alias diodo che emette luce.

    Una delle più grandi invenzioni dell’elettronica, un’innovazione che ha cambiato le regole del gioco nella tecnologia al servizio dell’illuminazione.

    Da lucetta a luce

    Già, perché queste “lucette” da spie luminose (magari le abbiamo conosciute sugli stereo negli anni ’70 e ’80) sono diventate potenti, anzi potentissime. E adesso illuminano città, case e sono nei migliori fari delle auto.

    Tra i vantaggi delle lampade Led spicca il basso assorbimento elettrico: con pochi watt erogano la stessa energia luminosa di lampade da decine di watt.

    Questa è sostenibilità vera: facilmente accessibile, semplice, economica e adottabile senza stravolgere un settore.

    La Direttiva Europea

    In Europa è stato deciso con la direttiva 244 del 2009 di mettere al bando da settembre 2019 le lampadine alogene, vietandone la vendita e dunque agevolando la transizione tecnologica verso le lampade Led.

    Transizione che però, vista la durata delle lampade, è lunga.

    Si poteva fare di più

    Quella della Ue è stata mossa intelligente, ma forse si poteva far di più: imporre la sostituzione almeno nelle aziende, negli esercizi commerciali e negli uffici pubblici.

    Chiedere di farlo ai privati, in casa, sarebbe stato troppo ma partendo dai grandi consumatori di energia si poteva fare la differenza.

    Per le autorità regolatorie dell’Unione Europea cosi vicine alla green economy è più facile colpire l’automobile e la sua industria che chiedere una cambiamento ai negozi e centri commerciali per accelerare il passaggio ai led. Tra l’altro in questi luoghi di inverno fa sempre caldo con i riscaldamenti al massimo e le lampade alogene che scaldano come forni.

    Il Gretismo e la rivoluzione Led

    E sorge, ancora una volta, il dubbio,  che l’obiettivo reale dei decisori politici non sia la tutela dell’ambiente e il contrasto al riscaldamento globale, ma che ci siano ben altri interessi in ballo in questo clima di emergenza green e di gretismo planetario e la grande rivoluzione dei Led può procedere lentamente

  • Gretismo mondiale – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore
    È tornata la caccia alle streghe. E questa volta le streghe sono le automobili imputate, a torto, di gran parte del mali ambientali del mondo.
    E non importa se le auto sono pulite o pulitissime, con motore convenzionale o con powertrain ibrido oppure elettriche.
    Sono le macchine tout court, anzi quelle private che sono odiate da alcune associazioni green e antismog (come se qualcuno potesse essere a favore delle smog). Sulla pagina di Facebook di una di queste associazioni ci sono post “meravigliosi”: città verdi con auto robot elettriche che si guidano da sole e sono rigorosamente pubbliche e condivise.
    Evidentemente alcuni sognano il ritorno in chiave green del socialismo reale.
    Città per pochi e per ricchi
    Città ovviamente per pochi e per ricchi, stile quartiere bosco verticale di Milano.
    In altri post poi si vedono pure critiche all’auto elettrica con fotomontaggi dove si fa vedere che il traffico (giustamente) non si ridurrà con le auto a batteria.Allora qual è la soluzione per questi estremisti dell’ecologia?
    Dagli all’auto privata
    Eliminare l’auto privata. Tutti a piedi o con il robotaxi. 
    Il Gretismo mondiale
    Del resto sulla protezione dell’ambiente in questi giorni abbiamo assistito a un’isteria collettiva e non non ci può aspettare equità dalle piazze urlanti del Gretismo mondiale, con manifestazioni per l’ambiente organizzate non si sa bene con i soldi di chi. 
    E il sospetto forte è che in pochi ormai si ricordano la fotosintesi clorofilliana e sanno cosa è la CO2. Ma intanto lanciano strali sulla fine del mondo imminente  per colpa in gran parte dell’auto.
    Il Gretismo mondiale rischia di fare molti danni, anche alla libertà di muoversi.
  • Anno 2020, l’auto (non) guida da sola – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Che fine ha fatto la guida autonoma? È sparita, è proprio il caso di dirlo, dai radar.

    No, non parliamo di soluzioni semplici (o quasi) come il cruise control adattivo, la gestione automatica delle curve in autostrada o lo stop and go in coda, cioè tutte cose che appartengono al livello 2 dei 5 stabiliti della tabella Sae (society of Automobile Engineers).

    Dove sono i Robotaxi?

    Ma del livello 3, 4 e perfino 5, quello delle auto robot. Siamo alle soglie del 2020 un anno indicato da molte case automobilistiche come quello dove avremmo visto circolare robotaxi per le strade.

    Non è successo e lo sospettavamo fin da principio, da quando anche ceo come Carlos Ghosn di Nissan (caduto poi in disgrazia ed arrestato) promettevano con roboanti annunci la guida autonoma nel 2020. E case tedesche come Audi e Bmw che si lanciavano in improvvide previsioni, mentre Renault già pensava ai contenuti multimediali per intrattenerei passeggeri.

    Previsioni poi smentite dal tempo e dai fatti nonché bollate come fake news al pari dei droni di Amazon e delle auto volanti di Uber. Le cose, ma non c’era da dubitarne, sono andate diversamente anche perché l’intelligenza artificiale vera è e resta una chimera tecnologica.

    I limiti della guida assistita

    Intanto abbiamo un sacco di nuovi modelli con tecnologie di assistenza alla guida interessanti e utili per molti versi ma spesso troppo invasive. E questo si traduce in brusche frenate alla minima incursione su un’altra corsia o a inchiodate da cardiopalma in retromarcia perché la telecamera e il suo software hanno visto un suv a 600 metri mentre usciamo in retromarcia da un posteggio a spina di pesce.

    Per non parlare del fastidio, magari su tratti autostradali appenninici, delle continue e spesso inutili correzioni di traiettoria. 

    La sensazione è che molti sistemi Adas (Advanced driver-assistance systems) siano stati introdotti in modo troppo veloce con ingegneri delle case pressati da manager del marketing che leggevano le mirabolanti imprese dell’autonomous driving di Tesla e del divino Elon Musk.

    Ora la guida totalmente autonoma è uscita dai riflettori: speriamo che si faccia chiarezza e si affronti il tema con serietà ingegneristica e non con slogan di marketing.

  • Auto elettrica, non perdiamo il lume della ragione – il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 ore

    Un salone elettrico ma non elettrizzante.

    La ragione e l’emozione

    A Francoforte ha prevalso la ragione sull’emozione e cosi al salone ha  vinto l’auto elettrica a batteria nell’interpretazione tedesca. E qui si sono viste cose mirabili ma dal limitato effetto wow come l’attesa Volkswagen Id.3, prima elettrica del gruppo costruita sulla piafforma Meb.

    La vettura è gradevole, ma molto “normale”. Magari questa sarà la chiave del successo in quanto rassicurante. A bordo tante plastiche dure dall’aspetto cheap e un po’ di hi-tech digitale. Stupiscono i cerchi da 20″. Di sicuro saranno opzionali ma che senso hanno su una elettrica.

    Più acciaio che carbonio

    A guardarla viene subito in mente una riflessione: ma quanto era (ed è) avanti l’auto elettrica Bmw i3 con la sua struttura in carbonio? Anni luce. Ha vinto l’acciaio e la massificazione perché l’auto elettrica deve e vuole diventare di massa altrimenti arrivano le multe, ma i costi sono ingenti e allora addio all’innovazione e alle soluzioni sofisticate.

    Le case automobilistiche sono giustamente terrorizzate dall’erosione dei margini e cercano di correre ai ripari. E lo fanno anche i brand premium e qui bisognerà vedere se il decontening in materiali finiture e materiali non allontanerà clienti.

    Honda e sceglie la città

    Tra gli stand del Salone IAA una reginetta: la Honda e. Auto elettrica bella da vedere con una plancia hi-tech costerà almeno 35mila euro. Non pochi per una compatta da circa 220 km di autonomia e dunque idonea solo per la città.

    il dubbio

    Insomma, cresce l’offerta di auto elettriche e il dubbio resta il solito: le venderanno?

  • Porsche Taycan lancia la sfida ad alta tensione – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Porsche Taycan, la prima elettrica della casa di Zuffenhausen ha debuttato dopo 48 mesi di attesa.

    Quattro anni esatti visto che il primo concept, battezzato Mission E è apparso a settembre 2015, proprio mentre scoppiava il dieselgate, lo scandalo sulle emissioni truccate di Volkswagen che ha innescato un’onda d’urto su tutta l’industria dell’auto.

    Porsche Taycan Board Porsche al completo

    Due versioni

    La nuova Porsche 100% elettrica, disponibile in due versioni: Turbo da 500 kW (680 cv) e Turbo S da 560 KW (761 cv) e autonomia che supera i 400 km rischia di essere una vera spina nel fianco per Elon Musk e la sua Tesla Model S, che di primavere ormai ne ha troppe per essere davvero competitiva.

    Ecco la vera anti-Tesla

    Anzi Taycan rischia di essere la vera anti-Tesla. E questo ci fa capire una volta di più che le auto elettriche sono al momento un bel giocattolo per i pochi che possono spendere da 150 a 200 mila euro. La tecnologia di ricarica a 800 Volt è strepitosa ma conferma che per essere veloci nel fare il pieno le auto alla spina devono essere elitarie.

    Ma sì sa le tecnologie iniziano a diffondersi da prodotti fascia altissima e poi l’innovazione viene demineralizzata. Ma servono anni e peccato  che nel frattempo la politica europea spinge su auto elettriche di massa poco usabili e con enormi limiti.

    Elettrica ma “Turbo”

    Ritornando a Taycan è singolare la scelta del nome “termico” Turbo.

    Fa sorridere, ma in fondo da l’idea di potenza e prestazioni ed è difficile trovare nel lessico elettrico termini di analogo impatto emotivo. Già perché le auto elettriche pur super prestazionali rischiano di essere un po’ tutte uguale, noiose e insipide. Porsche riuscirà in questa sfida? 30mila ordini dicono di si, ma sentire il sound di una 911 è tutta un’altra emozionante musica.

  • Ma non era meglio una cura dimagrante? – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Un sacco di soldi e di tecnologie per elettrificare l’automobile a suon di motori ibridi e mild hybrid. Investimenti miliardari dall’incerto ritorno sacrificati sull’altare, sacrosanto, della riduzione di emissioni e consumi.

    Il nodo delle emissioni

    Tutto per rientrare in normative, quelle UE, che tecnologicamente assai poco neutrali sui climalteranti, impongono dal 2021 un limite di soli 95 grammi di CO2 per chilometro sulla media della gamma di ogni costruttore.

    Più volte questi limititi sono stati additati come politicamente punitivi per l’industria dell’auto (che peraltro ha un impatto esiguo sulle emisioni globali) e stabiliti con lo scopo ultimo di stroncare i motori a combustione interna. In numerose occasioni esponenti di primo piano come Carlos Tavares, numero uno di Psa, e analisti industriali hanno lanciato allarmi sul dissesto economico, occupazionale e produttivo che deriverà da questa guerra all’auto lanciata dalla UE.

    Il regalo alla Cina

    Senza considerare il regalo che si sta facendo ai cinesi alla loro industria dell’auto e delle batterie. Un regalo enorme: l’azzeramento del gap tecnologico.

    La sensazione è che si sia appicato un incendio e che questo sia ora del tutto fuori controllo. E il rischio è ridurre in macerie l’industria dell’automobile senza ottenere alcun vantaggi nella protezione dell’ambiente.

    Obesità automobilistica

    Ma non era più sensato introdurre norme sulle dimensioni il peso delle vetture per evitare di andare in giro con mega suv, mild hybrid, grossi come la corazzata Bismark?

  • IL NEMICO AUTOMOBILE – IL RUGGITO

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    World Car Free Day.

    Il 22 settembre ci sarà la consueta folle giornata mondiale della liberazione dalle automobili.
    E anche città come Milano aderiranno. Un’azione eco dittatoriale di grandi proporzioni organizzata e sostenuta dai fan della bicicletta, dai talebani dei pedali.

    Motivo?

    Nessuno a parte quello di sostenere la causa della mobilità a pedali, cioè di quella che solo chi abita in centro può permettersi. E magari è giovane ed allenato.

    E gli altri?

    A piedi o con i mezzi pubblici che di domenica si fanno attendere e magari qualcuno avrebbe anche il diritto di portare la spesa ai genitori anziani. Eh no, loro non usano il food delivery. E chi ha la fidanzata dall’altra parte della città, magari in una zona disagiata o nell’hinterland? No, deve restare a casa. Roba da DDR.

    Insomma il 22 settembre a Milano sarà un giornata nera per la mobilità democratica. E la cosa che fa ridere, se non fosse tragica, è la denominazione stessa: Car Free. Come se liberarci dalle auto fosse un valore, come se l’auto fosse portatrice di sventure. E la mobilitazione anti-auto, tutti in bici o tutti a piedi ha un sapore totalitaristico.

    Queste iniziative fanno davvero paura per come sono organizzate e pensate in modo arbitrario.

    Lo stato etico è dietro l’angolo.

     

  • CONNESSI E SCONTENTI – IL RUGGITO

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Elettrica, autonoma e connessa.

    Queste sono le password che permettono di accedere all’auto futura.

    Concentriamoci sull’ultima parola: connessa. Ecco, le connected car, che permettono di aver a bordo servizi di ogni tipo, dalla musica in streaming all’infotraffico fino ai servizi di bordo come gli aggiornamenti Ota, over di air, come gli smartphone, sono senza dubbio una gran cosa ma purtroppo devono fare affidamento su una sim card e su un servizio offerto da un un’operatore della telefonia mobile.

    Fermo restando che la sim card è tecnologicamente ridicola (128 KB di memoria in smartphone che hanno anche 1 TB di memoria, quattro ordini di grandezza maggiore) serve solo ai carrier per controllare l’utente e in un auto crea solo problemi. La soluzione si chiama eSim, la sim virtuale, ma agli operatori non piace molto. In ogni caso non è ipotizzabile sottoscrivere un piano dati anche per l’automobile connessa. In previsione dell’arrivo del 5G con il suo portato di innovazione anche per quanto la guida assistita in remoto, occorre una sola cosa: tariffe flat chiare e comprensibili. Serve un unico abbonamento personale per l’accesso alla rete.

    Le varie Vodafone e Tim hanno un modello di business antico, basato sul Gsm e sono passati 5 lustri da allora e il mondo è cambiato. Vogliamo l’auto connessa nell’internet delle macchine e delle cose? Bene questa deve essere collegata in modo semplice senza inserire l’ennesimo pezzettino di plastica e silicio in un apposito slot, serve semplicità e trasparenza.

    E non ci si può mica preoccupare di quanti dati stiamo consumando mentre siamo a bordo. Magari la soluzione è una sola: le auto connesse devono nascere collegate alla rete e mantenere per tutta la loro vita la connessione.

    Altrimenti è come se non avessero le ruote per viaggiare sulle autostrade dell’informazione e del futuro.

     

  • Mobilità cafona – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Mobilità dolce? Ecologica e condivisa? Anche no.

    Benvenuti nella giungla

    No grazie se trasforma le città in una giungla senza regole. Non si può tollerare di muoversi con qualsiasi mezzo e trovare bici contromano, biker che fanno consegne sfrecciando sui marciapiedi incuranti di regole e del normale buon senso. Per non parlare di quelli che credono di salvare il mondo dal petrolio muovendosi come api impazzite con monopattini e segway senza aver la minima idea del pericolo.

    I maleducati del Carsharing

    E poi ci sono gli automobilisti che usano il carsharing.

    Fra di loro si annida il peggio del peggio. Favoriti da politiche di mobilità che vedono nella condivisione delle auto una sorta di simbolico valore technomarxista assoluto, credono di poter parcheggiare ovunque. Tanto la macchina mica è loro.

    E come guidano? Spesso in modo demenziale. Tanto, come sopra, l’automobile non è di loro pertinenza. E allora chissenefrega.

    Car2Go

    Ci sono quelli con le Smart di Car2Go che fanno a gara con gli scooter e zigzagano senza senso con il cellulare in mano. Se li incontri e sei in scooter rischi di avere davvero paura.

    Enjoy

    Poi ci sono i piloti delle 500 di Enjoy che tengono il cellulare in mano perché la società di noleggio (lo sharing è noleggio!) ha montato un supporto che è demenziale (ci sta forse un vecchio iPhone o un Galaxy obsoleto) e il navigatore non c’è. E anche loro guidano nel totale disprezzo del codice della strada.

    DriveNow

    E poi magari di sera arrivano loro; i gran piloti di Mini e Bmw firmate DriveNow che conducono auto premium senza rispetto per gli altri utenti della strada e anche per le macchine stesse.

    Maltrattamenti urbani

    E su questo si apre un capitolo; possibile che gli utentI di veicoli in sharing (bici e scooter compresi) devono maltrattare questi oggetti? E infatti spesso sono in condizioni pietose e non per colpa delle società di noleggio.

    Tutt’altro. Ma solo per una assoluta manca di senso civico e di rispetto degli altri. E ci saranno problemi se nessuno pone un freno, a questi comportamenti magari perché l’obiettivo è quello di non creare ostacoli alle nuove forme di mobilità ammantate di valori ecogreen. 

  • Utilitarie a rischio estinzione – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Gli alti costi per rientrare, magari a suon di mild hybrid, nelle normative  dei 95 grammi di CO2 al chilometro, le multe per chi sfora e le prospettive di restrizioni ulteriori rischiano di far fuori dal mercato le autovetture appartenenti al cosiddetto Segmento A.

    Pericolo margini

    E questo perché i margini storicamente risicati per questo tipo di auto si ridurranno ulteriormente per rispettare i limiti.

    Addirittura potrebbe non essere neppure conveniente produrle oppure i loro prezzi aumenteranno così tanto per l’ibridizzazione o l’elettrificazione da diventare poco o per nulla concorrenziali.

    Insomma, potremmo assistere alla fine del segmento A, quello delle auto che costano poco e permettono a famiglie di muoversi senza svenarsi.

    Attenti alla Panda

    Perché una Panda ti dà tanto e costa poco e, non a caso, è in cima alla graduatoria di vendite. E invece ora in questa ubriacatura ecologista dal sapore di insostenibilità economica si rischia di appiedare chi non può permettersi una futura 500 elettrica da 30mila euro.

    E la prospettiva per molti sarà una sola: andare a comprare auto usate magari obsolete e inquinanti in un perverso effetto causato da una politica ambientale europea scollegata dalla realtà.