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  • Auto e Coronavirus, il dubbio oltre la tempesta

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Auto e Coronavirus. Tutto è fermo, la pandemia ha costretto le fabbriche allo stop, in Europa e anche nel Nord America. Si è fermata tutta la filiera: dai produttori di componenti fino alla distribuzione.

    Prima volta nella storia

    Non era mai accaduto prima, un evento epocale che pregiudica la stabilità dei grandi gruppi automobilistici già sottoposti a un enorme sforzo finanziario per sottostare alle tecnologicamente non neutrali normative UE per la riduzione della CO2.

    La corsa verso l’elettrificazione forzata sta costando molto e il coronavirus sta aggravando una situazione che era drammatica.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Il dubbio e l’aftermath

    A questo punto sorge prepotentemente il dubbio se dopo l’infausto incontro tra auto e coronavirus non sia opportuno e necessario dilatare la roadmap dettata dalla Ue per la limitazione dei gas climalteranti generati dalle autovetture.

    L’aftertmath della battaglia contro il Covid-19 sarà, nella migliore delle ipotesi, drammatico e non è il caso di chiedere alle case automobilistiche di fare uno sforzo in tempi eccezionali per il green deal.

    Rivedere gli obiettivi?

    La Ue dovrebbe posticipare le scadenza, allentando il cappio intorno al collo delle case. Non è immaginabile lanciare altri siluri su un settore vitale per quella ripresa che si annucia difficile.

    A rischio, infatti, c’è la sopravvivenza stessa dell’industria automobilistica europea con tutto quello che comporta in termini di occupazione. Su questo punto le speranze che la verdissima Europa decida di sostenere l’automotive come elemento portante di un recovery economico sono molto basse. Quasi nulle.

    Tamponi in auto coronavirus

    Il mondo D.C. (Dopo Coronavirus)

    E intanto media e social stanno preparando il mondo D.C. (Dopo Coronavirus) che verrà, costruito sulla base di una politica che potrebbe estremismo salutista ed eco-dittatoriale.

    Già fin da ora si avverte il pericolo leggendo studi su un improbabile legame tra PM10 e diffusione del virus mentre in molti esultano per i report sul calo di polveri e CO2 dovuto alla riduzione delle attività umane, il che considerano l’auto oltre il coronavirus equivale a dire: “L’operazione è riuscita, il paziente è morto”.

  • Moto e scooter sono scomparsi dai radar

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Auto o mezzi pubblici, suv da due tonnellate oppure bicicletta, con cestino. E, ancora, macchina oppure fighettossimo monopoattino.

    Nessuno parla di moto e scooter

    E lo scooter? E la moto?

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    No! No questi veicoli pratici, ecologici e anche divertenti o addirittura emozionanti non rientrano nei radar dei guru della mobilità, non sono considerati un’alternativa meritevole di sostengo da parte di coltissimi sindaci e assessori di grandi città.

    Gli stessi che sprecano denaro pubblico per restringere carreggiate, costruire ciclabili nelle mitiche land of nowhere e lanciare allarmi smog anti-auto quando i riscaldamenti vanno a manetta.

    La realtà è un’altra

    Eppure moto e scooter sono la prima alternativa all’auto, ai mezzi pubblici (tra l’altro, vista l’emergenza sanitaria, da disinfestare, oggi più che mai insieme alle auto in car sharing).

    Scooter e moto

    Sono veicoli eco sostenibili, consumano poco, le emissioni sono trascurabili, razionali visto che occupano poco suolo e fluidificano il traffico. E sono sicuri: frenano bene, si fanno vedere, sono stabili e chi li guida è assicurato e mette il casco. Tutto il contrario dei monopattini tanto amati e di moda.

    Per gli analisti moto e scooter non esistono

    Tuttavia, moto e scooter non piacciono neppure agli analisti. Una recente ricerca di Kantar sul futuro della mobilità individuale non li prende neppure in considerazione.

    Eppure le due ruote a motore continuano a crescere e forse analisti ed osservatori dovrebbero scendere in strada e vedere il mondo e non profetizzare scenari guardandalo dal loro pc.

    Post Scriptum

    In questi giorni di grave situazione sanitaria  dovremmo calibrare il concetto stesso di pericolo e quello di emergenza.

    Smog, CO2 e polveri sono un problema, indubbiamente, ma le emergenze vere sono ben altro. E per dirla tutta: in una situazione dove il distanziamento sociale è imperativo, se proprio bisogna muoversi, allora bisogna usare l’auto, quella personale: più sicura dal punto di vista delle possibilità di contagio rispetto a un tram o a una metropolitana.

    E in questa ottica è stupefacente l’atteggiamento del sindaco di Milano contrario a spegnere Ztl come area C e area B.

  • Decontenting, le cose utili si pagano come optional

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Decontenting. Come dire ti tolgo qualcosa magari utile e data per scontata e, forse, te ne metto un’altra che va di moda ma tendenzialmente inutile.

    Ecco la nuova parola magica delle case automobilistiche che dopo l’era della qualità percepita (sorta di cosmesi per nascondere orrori qualitativi reali) ora tolgono a mani basse accessori e dotazioni spesso indispensabili.

    E lo fanno per recuperare quei margini vaporizzati dall’elettrificazione forzata e per rispondere in parte a perverse regole del marketing.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Le cose utili sono optional

    Giusto per fare un esempio, col decontenting si dice addio alla cinture di sicurezza regolabili in altezza, il keyless entry torna a essere un optional e praticamente anche la vernice lo è visto che quasi tutti i colori sono a pagamento.

    I giochini sono di serie

    E così ci troviamo auto con sistemi di guida assistita che sono il più delle volte solo un bel giochino, sistemi anticollisione che, mal concepiti e messi li solo per scatenare l’effetto wow, continuano a dare falsi allarmi e alla fine di tutti gli “Al Lupo, Al Lupo” finisce che li disattivi.

    Meglio avere poco ma ben fatto e invece a bordo di molte vetture troviamo dotazioni migliorabili e sistemi del tutto inutili.

    Record di inutilità

    E fra questi un posto d’onore lo meritano  gli assistenti vocali proprietari, oggetti software di rara stupidità (altro che intelligenza artificiale) e totalmente inutili visto che Google Assistant, Siri di Apple e Amazon Alexa funzionano quantomeno dignitosamente.

    Non si capisce perché le case devono buttare soldi (e ne hanno pochi) per farsi il loro sistema.

    Forse perché i geni del marketing pensano che sia indispensabile averne uno. E sono gli stessi che poi fanno pagare extra Android Auto o CarPlay e il display più grande di quello base inutile e superstriminzito.

    L’automobile sta cambiando ma non la testa di chi la produce.

  • Hybrid, basta la parola. Oppure no?

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    La corsa all’ibrido. Eh già, ormai basta abbinare un motore elettrico a uno termico e voilà: l’elettrificazione è servita.

    Basta questo per dare una bella patente green, entrare nelle ztl e “gonfiare” grazie alla diversa omologazione i dati di vendita delle auto ibride.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    C’è ibrido e ibrido

    Ma c’è ibrido e ibrido. E, a prescindere dall’efficacia reale della soluzione, va detto che un conto è il Full Hybrid (bel termine di marketing) di Toyota o i powertrain Phev (plug-in), un altro sono i mild hybrid.

    Infatti gli ibridi leggeri sembrano in molti casi veramente dei cheating device, dei sistemi ideati per abbattare solo sulla carta consumi ed emissioni.

    E anche tra questi ibridi leggeri occorre fare distinzione tra quelli a 48 Volt e quelli a 12, ma in ogni caso il contributo del motorino elettrico spazia dallo scarso al nullo passando per l’irrilevante.

    Sale il costo d’acquisto

    Intanto aumentano costi e complessità costruttiva e questa non è una buona cosa per la manutenzione di utilitarie che rischia di diventare onerosa a fronte di una riduzione trascurabile delle emissioni.

    A dire il vero, le case automobilistiche non hanno molte colpe: non stanno barando, cercano solo di fronteggiare normative europee troppo restrittive, tecnologicamente non neutrali e idelogicamente viziate verso l’elettrico e la messa al bando del termico.

    Ed ecco che arrivano anche auto supercomplesse come le ibride plug-in che si portano dietro una zavorra di batterie ed elettromotore con effetti nefasti sui consumi reali.

    Il dubbio

    Il dubbio ancora una volta è se tutto questo ha senso, se si vuole proteggere davvero l’ambiente o se invece la politica e le nuove lobby del green new deal non stiano perseguendo invece obiettivi diversi e meno nobili.

  • Blocco delle auto e blocco ideologico

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Dopo il blocco indiscriminato delle auto private  di Roma, anche Milano ha deciso di bloccare la circolazione domenica scorsa.

    Motivazione? L’emergenza smog. Ma gli stessi vertici del Comune hanno confermato a denti più o meno stretti che il blocco non serve a diminuire il livello di inquinanti.

    Il mostro automobile

    Ha infatti palesemente una spaventosa motivazione liberticida: quella di educare i cittadini, spingerli a liberarsi del “mostro auto”.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Un oggetto brutto, sporco e cattivo.

    Siamo al trionfo dello stato etico, della quasi-dittatura, delle ordinanze ingiuste e giustificate per fini “culturali”.

    E in questa assurdità, abbiamo assistito a un’altra aberrazione: il permesso di circolazione dato alle auto elettriche, alle costose auto green per gli happy few di Milano.

    Su Instagram il trionfo degli Happy few

    In un post su Instagram abbiamo visto selfie  di famosi influencer su scooter elettrici ai semafori e dietro di loro un plotone di Tesla e di altre vetture elettriche super lusso.

    Gli elettro-automobilisti buoni e fedeli al verbo del nuovo regime green hanno conquistato la città.

    Forse costoro non sanno che freni e pneumatici delle loro auto emettono polveri sottili e che anche la produzione e lo smaltimento delle loro auto non è così green. E neppure il pieno di energia elettrica.

    Un blocco ideologico

    Il blocco di Milano è avvenuto a prescindere da ogni logica. E a conferma della sua inutilità pratica, inoltre, l’amministrazione milanese ha anche detto che una delle maggiori cause dell’inquinamento sono le caldaie ed entro il 2023 verranno abolite quelle a gasolio. 

    Si è invece evidentemente voluto dare un messaggio chiaro e tecnologicamente non neutrale per spingere a comprare auto elettriche. E in questo vediamo interessi economici sostenuti da ideologie e preconcetti.

    E per accorgersi di questo basta fare un giro su Facebook dove il popolo degli ecotalebani ha dato sfoggio di disprezzo per la democrazia con post verbalmente violenti (spesso scritti da profili sospetti, probabilmente dei troll al servizio di aree politiche ben definite) contro le voci di dissenso.

    Lo smog in città come Milano è certo un problema grave (meno di anni fa a dire il vero) e invece di cercare di migliorare la qualità dell’aria con inziative serie si preferiscono azioni contrarie al buon senso.

    Cori digitali

    E sempre dal popolo dei social (quello dei pedalatori radical chic che abitano in centro) si levano cori digitali:

    Vogliamo lo stop tutte le domeniche.

    E leggere questi post su Facebook non fa che confermare quelli che diceva Umberto Eco: “I social network hanno dato voce a legioni di imbecilli”.

  • L’auto non è uno smartphone neanche al CES di Las Vegas

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    CES 2020, è andata in scena a Las Vegas la più grande rassegna mondiale della tecnologia.

    E anche quest’anno l’auto, il “device” più complesso, era protagonista al CES sia direttamente con le case costruttrici, sia con i produttori di componenti e  con gli attori del mondo dell’elettronica.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Si parla di cose importanti

    Finita (o quasi) la febbre per improbabili auto volanti e macchine robot,  anche al CES per l’auto si torna a parlare di cose serie: assistenza alla guida, infotainment connesso 5G e sopratutto elettrificazione.

    La lezione sull’auto al CES 2020

    Da questo trend emerge una lezione chiara: l’auto non è uno smartphone.

    E’ un oggetto molto complesso che cambia lentamente ma quando avviene lo fa in modo radicale pur mantenendo il suo cardine nei brand storici.

    Infatti,  a parte il fenomeno Tesla, è sempre più chiaro che l’auto elettrica, pur essendo meccanicamente più semplice di quella termica, non affare da start-up.

    Anzi, gli enormi sforzi finanziari che i big dell’auto stanno compiendo per l’elettrificazione conferma che occorre competenza, know how e capacità industriale.

    Questo è l’anno della svolta

    Il CES a Las Vegas conferma che per l’auto il 2020 sarà l’anno della svolta tecnologica ed energetica. Ma anche l’anno dove finiscono le bufale e le semplificazioni su un futuro immaginifico dell’automobile.

  • La politica degli Happy few

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 ore

    Onestà intellettuale e senso di responsabilità. Sono questi i due concetti base sui quali vorremmo fossero basate le politiche su automotive, mobilità ed emissioni non solo nel 2020 ma nel prossimo decennio.

    Lucio Battisti in “Una Giornata Uggiosa” desidera incontrare:

    Gente giusta che rifiuti di esser preda di facili entusiasmi e ideologie alla moda.

    E in effetti in queste giornate di veri temporali sull’auto e sulla mobilità privata servono davvero persone giuste che non perseguano fini politici e ideologie “cool” che riformulano in chiave digitale i disastrosi concetti degli stati etici totalitari.

    Il Ruggito di Mario Cianflone Sole 24 Ore

    Diritto alla mobilità

    La mobilità privata è un diritto assodato non è più sostenibile che auto e moto vengano prese come capro espiatorio per risolvere l’emergenza climatica. Ed è bene ricordare che  le criticità relative al riscaldamento globale sono causate solo in modesta parte dalla CO2 emessa dagli autoveicoli.

    Ma l’automobile, si sa, è facile da colpire anche da parte di quegli amministratori locali di grandi città che non si preoccupano realmente dell’ambiente ma perseguono fini diversi.

    La politica degli Happy few

    Disegnano e progettano metropoli elettrociclabili per happy few che abitano in palazzi-giardino.

    Ed ecco che nel calderone anti-auto ci mettono di tutto, dalle polveri sottili agli NOx. E in questo modo giustificano ciclabili larghe come autostrade, arbitrari restringimenti di carreggiate e marciapiedi, ostacoli su misura per il traffic calming,  posti con scientifico disprezzo delle esigenze dei singoli. E poi le domeniche a piedi educative.

    L’ambientalismo come religione

    Già perché l’ambientalismo di facciata e il gretismo mondiale stanno diventando la nuova religione, densa di dogmi e da abbracciare senza dubbio alcuno. E siccome il sonno della ragione genera mostri è necessario che si prenda coscienza che colpire sempre e solo l’automobile e i mezzi a due ruote privati non fa bene all’ambiente – perché non si agisce sulle reali cause del vero inquinamento – e neppure alla collettività.

    L’elettrificazione forzata e immatura dell’auto indotta da politiche ambientalistiche miopi rischia di trasformarsi in una bomba atomica lanciata su migliaia di posti di lavoro in Europa. Distruggere la competitività delle case automobilistiche europee e abbatterne il valore di mercato si traduce in un potenziamento dell’apparato industriale e tecnologico cinese.

    Il prossimo decennio sarà cruciale anche per questo e qui, per tornare al punto di partenza, occorreranno azioni guidate da competenza, onestà intellettuale e non da preconcetti o da malafede.

  • Auto elettriche, per sfondare in Italia devono essere economiche

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Fiat Panda, Lancia Ypsilon e Dacia Duster.

    Ecco il podio italiano delle auto più vendute a novembre e a seguire, per completare la top five, Smart fortwo e Citroën C3.

    Fiat panda Cross nel bosco

    Gli Italiani amano le auto economiche

    Cosa significa questa classifica? Semplice: gli italiani comprano auto economiche. Ed è un trend storico.

    Il nostro Paese non è la Germania e non è neppure quella Norvegia dove in cima alle vendite spicca le lussuose  elettriche Tesla (macchine da happy few radical per eccellenza). Da noi, lasciando perdere che le vendite delle elettriche vantano una percentuale omeopatica, si comprano vetture che costano meno di 15mila euro, in alcuni casi con le sempre presenti promozioni anche meno di 10mila. E per gli italiani sono comunque dei bei soldoni.

    Quando sarà possibile acquistare elettriche a questi prezzi? Tra molti, moltissimi anni. O forse mai nel nostro life span.

    Il ricambio non è affatto veloce
    E intanto chi le compra le tiene a lungo, fino allo sfinimento e questo contribuisce anche a creare un parco circolante italiano vecchio, magari malandato ma non troppo inquinante visto che molte vetture decennali sono Panda e Ypsilon con motori euro 4 ed euro 5, sostanzialmente identici a quelli attualli e con emissioni di poco superiori.
    La differenza vera anche in termini di sicurezza è tutta nella manutenzione.
    Ma torniamo alle auto nuove, con una propensione e una capacità di spesa cosi bassa (in senso relativo) ci pare davvero improbabile che nei prossimi mesi si venderanno costose elettriche e ibride plug-in in volumi tali da creare una rivoluzione.
    E il rischio che gli acquirenti le ignorino è concreto perché, si perdoni il gioco di parole, concreta (ed economica) è l’auto che gli italiani scelgono e comprano.
    Il caso Dacia Duster
    Basti pensare al caso Dacia Duster, vettura moderna, piacevole e senza fronzoli inutili che soddisfa anche la voglia di Suv.

    Dacia Duster benzina turbo

    O la C3, citycar taglia forte di prezzo umano. Per muoversi da soli o con la famiglia non serve altro e magari se si vuole risparmiare ed inquinare ancora meno ecco che c’è l’opzione Gpl/Metano.
    La strada verso la mobilità a zero emissioni (in ambito locale) è ancora lunga, molto lunga.
    Post Scriptum
    Ogni tanto ci piace ricordare che le emissioni di CO2 in ambito urbano non producono smog e non sono velenose. La questione dei gas climalteranti prescinde dalla qualità dell’aria urbana. Ma questa è  tutta un’altra, brutta, storia fatta di politica e disinformazione.
  • Auto elettrica, piccolo è bello – Il Ruggito

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Ritornano le citycar elettriche, le uniche auto alla spina che al momento hanno davvero senso.

    Pensiamo alle città

    Perché è in città che serve muoversi ad emissioni zero (e non parliamo di CO2) per poter contribuire alla qualità dell’aria (peraltro molto più alta di qualche anno fa nonostante gli allarmismi strumentali). E poter aggirare i blocchi alla circolazione di alcune municipalità, spesso assurdi e dettati da un combinato disposto di ignoranza, pregiudizio ideologico e interessi economici ancora tutti da chiarire.

    Ma torniamo alle piccole da città.

    Tre piccole gemelle elettriche

    In queste settimane il gruppo Volkswagen ha aggiornato le tre gemelle elettriche: Vw e-Up, Seat Mii electric e Skoda CitiGo-e.

    Ora vantano un’autonomia decente (260 km teorici) grazie a una batteria da 32,3 kWh che si ricarica in un’ora all’80 per cento. Per muoversi in città e sentirsi green non serve altro e la spesa è anche accettabile: meno di 25 mila euro e ci sono canoni da meno di 200 euro al mese.

    Le tre vetture esistevano già ma l’autonomia sfiorava il ridicolo, ora con le versioni 2020 ritornano e accendono un faro.

    Volkswagen e-up! 2030 vari colori avanti

    Pochi fortunati non fanno la rivoluzione

    Le grandi auto elettriche, le varie Audi e-tron, Mercedes Eqc e Jaguar I-Pace, sono oggetti che non possono fare davvero la rivoluzione perché destinate a quei happy few che si sono comprati o comprerebbero un modello Tesla, auto da altospendenti, “gente coi danè” per dirla alla milanese.

    E le Tesla, va ricordato, non hanno una straordinaria autonomia perché io divino Elon Musk ha inventato le batterie magiche ma solo perché ha è stata scelta (senza limiti di budget anche per creare storytelling) una batteria enorme e per farlo aveva bisogno di un’auto grande come Model S per poterla ospitare.

    Le grandi auto elettriche hanno bisogno di infrastrutture

    Ora con l’aumento della densità energetica e la riduzione dei costi possono essere proposte citycar realmente utilizzabili. Appare, dunque chiaro che i bestioni elettrici non hanno un reale senso logico perché senza una rete di ricarica  seria e capillare e magari autostradale restano confinate all’ambito urbano e suburbano.

    Per viaggiare è meglio optare per una bella diesel o per una plug-in hybrid.

    Piccole batterie significa piccolo impatto

    E per inciso una elettrica piccola ha una batteria che è meno costosa da ricaricare (anche in termine di dispendio energetico) ed è facile da smaltire. Anche questa è sostenibilità vera perché non basta fare il teslaro con il “club dei più buoni” per fare bene al clima.

     

  • Anche se è elettrica, deve essere un’auto

    di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore
    Auto elettriche: un’offerta sempre più ampia e che arriva a coprire aree di mercato dove non avremmo mai pensato di vedere  una macchina a batteria.
    incredibilmente Mustang
    L’ultima arrivata, la Mustang Mach E svelata da Ford in questi giorni, addirittura reca un nome, Mustang, che appartiene all’immaginario sportivo prestazionale costruito su motori V8, dalla cubatura sproposita, dal sound affascinante e piacevole proprio perché politicamente scorretto.
    E  ora, invece, al posto del borbottio sommesso di un otto cilindri ci sono celle a ioni di litio e sibilanti elettromotori.
    Inoltre Mustang Mach E è un Suv.
    Insomma c’è più di un motivo per far venire una crisi di nostalgia agli appassionati di auto sportive e muscle car.
    Ford Mustang Mach E elettrica immagine muso
    Spazio a stile e divertimento
    In realtà le cose sono diverse: autovetture come il nuovo suv elettrico di Ford o la ben piu costosa porsche Taycan confermano che raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni (locali) non comporta l’offerta di vetture scialbe, poco emozionanti e insignificanti da guidare.
    Anzi, in genere, le elettriche sono molto divertenti e ora diventano anche belle da vedere perché il design automobilistico ha capito che pur senza motori a pistoni le auto, per essere vendute, devono attirare sguardi e accendere il desiderio di acquisto.
    Essere green non basta più.
    Certo, i fan di Tesla Model 3 ne giustificheranno sempre il design minimalista ed emozionante come una saponetta, ma una nuova strada è tracciata: quella delle auto elettriche belle da vedere.
    Aveva iniziato Jaguar con I-Pace a imboccare questo percorso e anche la Id.3 di Volkswagen pur nella sua semplicità sembra andare verso la direzione del design come facilitatore dell’acquisto.
    Connettore ricarica inserito Ford Mustang Mach E
    Ma Non tutto è pronto
    In tutta questa corsa alle elettriche per ogni gusto, tuttavia c’è un ostacolo sempre più grande. La rete di ricarica non si amplia abbastanza velocemente, mentre l’offerta delle cosiddette Bev cresce e gli automobilisti inziano piano piano a prenderle in considerazione. E senza un network capillare colonnine ad alta potenza, le elettriche di nuova generazione rischiano di invecchiare facendo dannare i proprietari prima che possano usarle in modo comodo.
    Auto elettrica come missione
    Al momento infatti l’auto elettrica è una “missione” che richiede tempo, dedizione e pianficazione dei tragitti. Non si può davvero pensare a modelli d’uso stile “ordinata famiglia del mulino bianco” come quelli immaginati e definiti dai guru della mobilità nuova.
    Le esigenze individuali sono  cosi varie e il bisogno di usare l’auto può sorgere improvvisamente, a qualsiasi ora. Anche quando la macchina è sotto carica e magari è attaccata a una colonnina lontana da casa, perché in città come le nostre i garage sono merce rara e preziosa.
    In queste condizioni, in paesi come il nostro l’auto elettrica è ancora qualcosa per iniziati.